Rassegna del 1 Marzo 2018

L’ALLARME FREDDO

Milano, Max e l’ultima notte da clochard: «Ucciso da gelo e alcol»

Posti liberi nei dormitori, ma in duecento li rifiutano. I compagni della vittima: aveva lavorato negli hotel. Il clochard «irriducibile» trovato sotto i portici di via Vittor Pisani. Da domani allarme neve

di Maurizio Giannattasio e Gianni Santucci

28 febbraio 2018 - I volontari della Fondazione Arca sono passati intorno alle 9 di lunedì sera, ma Massimiliano Enrico Rovelli, 47 anni, di Paderno Dugnano, non s’era ancora sistemato al «suo» posto, quello che ogni notte occupava, tra una ventina d’altri clochard sotto i portici davanti al civico 22 di via Vittor Pisani, dove quel gruppo di uomini senza casa si ritrovano sempre: e sempre rifiutano le offerte di un posto letto in dormitorio, un riparo, un aiuto. In quel gruppo, dicono che Rovelli fosse uno dei più refrattari, piuttosto chiuso, di solito stordito dall’alcol. È dunque assai probabile che nella tarda serata di lunedì, dopo che i volontari di Arca avevano avvicinato gli altri clochard e offerto loro qualcosa di caldo, sia arrivato lui: ha srotolato il largo piumino marrone sul marmo, s’è avvolto in una coperta verde, se n’è tirata addosso anche un’altra e alla fine si è addormentato, mentre tutta la città, intorno, cominciava a ghiacciarsi.

La scena di ieri mattina ha ripercorso un copione ripetitivo: «Arrivo sempre prima dell’apertura della portineria — ha raccontato il custode del palazzo — ero andato a prendere il caffè. Siamo tornati sotto i portici e abbiamo replicato quello che ci tocca fare ogni mattina. Chiamare la Polizia locale, per fare allontanare i senzatetto qui davanti, e poi l’Amsa, per far ripulire tutto. Quando sono arrivati i vigili, tutti gli altri si sono alzati, uno per volta. Lui purtroppo no». È arrivata l’ambulanza. Rovelli era morto. Assiderato; il freddo ha pesato su tutti i guai che l’alcol e la vita di strada avevano già provocato al suo corpo.

Altri senzatetto della zona hanno raccontato che lo conoscevano come «Max lo chef», perché nella sua «prima vita» sarebbe stato un cuoco, anche di alberghi di livello, informazioni difficile da verificare. Che l’origine di tutto sia stato l’alcolismo lo ripetono invece più persone, conoscenti più o meno stretti, nei palazzi intorno alla sua casa di un tempo, a Paderno. La sua dipendenza l’aveva allontanato dalla famiglia e dal lavoro, poi era arrivata la depressione, e alla fine l’abuso era arrivato a un punto distruttivo. Aveva una moglie e un figlio di 20 anni.

Adesso riparte la corsa contro il tempo e contro la morsa del gelo che raggiungerà il suo apice oggi. Polizia locale, protezione civile e operatori sociali sono in strada per cercare di convincere gli «irriducibili» a trovare riparo in una struttura del Comune. Le unità mobili ne hanno avvicinati duecento. «Ma solo in otto hanno accettato la nostra offerta» dice il sindaco Beppe Sala. Le armi sono spuntate. Non manca però la volontà: «La legge non ci permette di obbligarli ad accettare un letto al caldo nei nostri centri — continua il sindaco —. La tragica notizia della scomparsa di un senzatetto rafforza la nostra convinzione che queste persone vadano aiutate. Per questo non fermeremo la nostra azione». Anche perché, come spiega l’assessore al Welfare, Pierfrancesco Majorino, i posti letto nei 23 dormitori ci sono. Attualmente ospitano 2.400 persone, ma la capienza arriva a 2.700 posti letto. Più difficile capire il numero dei clochard che non sono ancora stati avvicinati dalle strutture del Comune, oltre i duecento irriducibili (40 in Centrale, 94 nel centro storico, un gruppo a Lampugnano, un altro a Lambrate, più singoli sparsi nel resto della città). Una cifra che secondo le stime di Palazzo Marino varia tra le cinquanta e le cento persone. Il sindaco, in qualità di garante della salute pubblica, ha anche valutato la possibilità di emettere un’ordinanza che preveda il ricovero coatto dei senzatetto. La questione è stata sottoposta al microscopio dell’avvocatura. Giuridicamente non è possibile. Quindi, l’unica via possibile è quella del convincimento e dell’aiuto in strada.«Abbiamo bisogno di tutti» è l’appello di Majorino.

 

L'ECO DI BERGAMO

Adolescenti e rischio, «legame» forte E cresce la mortalità per alcol e fumo

I ragazzi che non dormono abbastanza sono più inclini al vizio del fumo e a quello dell’alcol.

Che si tratti di uso di droghe o guida spericolata, è certo che tra gli adolescenti e il rischio c’è forte affinità, ma a spiegarla non è solo lo spirito di ribellione. A far luce su un complesso rapporto, attraverso studi di neuroscienza, è un articolo pubblicato su Nature online, che sottolinea come il tasso di mortalità tra i 15 ei 19 anni in tutto il mondo è di circa il 35% superiore a quello tra i 10 e 14 anni d’età.

Le prime teorie in merito si concentravano su uno squilibrio percepito nel cervello in via di sviluppo: si è visto infatti che le aree collegate con l’impulsività si sviluppano prima rispetto a quelle che governano i processi cognitivi. Questo modello tuttavia non era sufficiente a spiegare perché molti adolescenti non mostrano alcuna propensione al rischio, come dimostrato da Ted Satterthwaite, ricercatore presso l’Università della Pennsylvania a Philadelphia, e autore di un’inchiesta su oltre 45.000 adolescenti che ha rilevato come il 61% non aveva provato sigarette a 17-18 anni.

Insomma, si è capito che la vulnerabilità è qualcosa di più complesso, che include anche influenze ambientali. Come dimostrato da ricercatori della Temple University di Philadelphia, che hanno sottoposto a risonanza magnetica alcuni adolescenti mentre giocavano a un videogioco in cui dovevano guidare un’auto superando semafori: se erano osservati da amici erano più propensi a passare col giallo rischiando incidenti, e in questi casi lo scanner ha rivelato una maggiore attivazione nelle regioni del cervello sensibili alla ricompensa, come lo striato ventrale.

La ricerca sta anche aiutando a indirizzare comportamenti nella vita quotidiana. Ad esempio, studi certificano che i ragazzi che non dormono abbastanza sono più inclini a fumo e alcol. Ma, per i neuroscienziati, informare delle conseguenze è meno proficuo rispetto al limitare in modo concreto l’esposizi one al rischio: per questo consigliano di aumentare l’età minima per l’acquisto di tabacco a 21 anni e vietare la vendita di alcol entro 300 metri dalle scuole.

 

BIMBISANIEBELLI

Rischio di tumore al seno: si abbassa con sport e niente alcol

Vita attiva, alimentazione salutare con peso stabile e niente alcol sono le regole per ridurre il rischio di tumore al seno.

Un nuovo rapporto pubblicato dall’American Institute for Cancer Research (Aicr) e dal World Cancer Research Fund (Wcrf) evidenzia come lo stile di vita influenzerebbe in modo significativo il rischio di tumore al seno.

L’importanza dello stile di vita

Il report ha preso in esame 119 studi per capire quanto la dieta, l’alimentazione e l’attività fisica possano influire. Gli studi avevano coinvolto 12 milioni di donne e riscontrato 260.000 casi di tumore al seno. Al termine dell’analisi, hanno scoperto che condurre uno stile di vita salutare potrebbe proteggere dallo sviluppo della malattia.

Tre semplici regole

I nuovi dati in parte confermano ciò che già si sapeva, basta seguire tre semplici regole: avere uno stile di vita attivo, mantenere un peso corretto nel corso di tutta la vita e limitare il consumo di alcool.

Sport intenso ma anche moderato

Nello specifico, è emerso che praticare un’attività fisica intensa (come correre o andare in bicicletta) può ridurre le probabilità di essere colpite da tumore al seno del 17% prima della menopausa e del 10% dopo la menopausa, rispetto a chi conduce una vita sedentaria. Invece, svolgere un esercizio fisico moderato (come camminare o praticare giardinaggio) potrebbe abbassare il rischio di circa il 13%.

Anche solo un bicchiere di alcol può far male

Al contrario di quello che si era sempre pensato, bere circa 10 grammi di alcol al giorno (pari a un bicchiere di vino o di birra) aumenterebbe il pericolo di sviluppare il cancro al seno del 5% prima della menopausa e del 9% dopo la menopausa.

Peso sotto controllo

Anche essere in forte sovrappeso o soffrire di obesità aumenta le probabilità d’incorrere nella malattia, soprattutto dopo la menopausa. Quanto al tipo di alimentazione, ci sono prove, seppur limitate, che la verdura non amidacea (come spinaci e cavoli) riduca il rischio di tumore negativo per i recettori degli estrogeni, meno diffuso ma più difficile da curare. Il rischio sembra diminuire anche grazie a latticini, diete ricche di calcio e cibo contenente carotenoidi (come carote e zucca), ma le prove sono ancora limitate.

 

FANPAGE

Sfrattato, si ubriaca fino a morire: la bara viene lasciata sul pianerottolo per due giorni
I fatti sono avvenuti a quartiere Zisa, a Palermo. Il corpo di un 58enne è stato trovato sabato scorso senza vita per puro caso da un’inquilina. Il giorno prima l’uomo era stato sfrattato dall’ufficiale giudiziario.
28 FEBBRAIO 2018

di Biagio Chiariello
Una amarissima vicenda di povertà e solitudine quella che arriva dal quartiere Zisa, a Palermo. Il protagonista è un uomo di 58 anni, con un passato di alcolista, che non pagava l’affitto da circa un anno al proprietario ed era stato sfrattato da pochi giorni. Per questo motivo, si sarebbe rifugiato all’ultimo piano di un palazzo di via Re Enzo per poi ubriacarsi fino a perdere i sensi. Nessuno si è accorto di lui, fino a quanto sabato mattina una vicina di casa, attirata dal forte odore, ha intuito cosa fosse accaduto. Purtroppo per l’uomo era già troppo tardi. A quel punto il corpo del cinquantottenne è stato messo in una bara e lasciato sul pianerottolo del palazzo per due giorni senza che nessuno lo portasse al cimitero.
Secondo quanto si legge su Palermo Today, il 58enne viveva da solo (sua madre era morta un po’ di tempo fa) e non aveva un lavoro. Sembra che da oltre un anno e mezzo non pagasse l'affitto al proprietario di casa, un appartamento di un palazzo non molto lontano dai Cantieri Culturali e dal Castello della Zisa. Venerdì scorso, così, dopo una lunga querelle, è intervenuto l'ufficiale giudiziario che ha proceduto allo sfratto. Non sapendo dove andare, l'uomo si è rifugiato al freddo dell'ultimo piano, dove non ci sono appartamenti ma solo l'uscita sul terrazzo. E qui è stato trovato, per puro caso, dalla vicina. La donna lo ha visto chino su se stesso, con intorno un forte sentore di alcool, e ha chiamato subito gli altri residenti, pensando stesse male. Purtroppo l’uomo era già morto. E sempre su quel pianerottolo, ma in una bara, ha continuare a restare anche per i giorni successivi. I vicini di casa però hanno protestato e il feretro è stato portato via dagli addetti al servizio funerario del Comune di Palermo.

LA REPUBBLICA

Mosca, le celle per ubriachi-tifosi alla vigilia dei Mondiali di calcio

Il governo pensa di aprire altri centri anti-ciucca in tutte le 11 città che ospiteranno le partite tra giugno e luglio. Ma gli ospiti - si assicura - verranno chiamati "clienti" e trattati con rispetto. Il pernottamento è gratuito

dalla nostra corrispondente ROSALBA CASTELLETTI

MOSCA, 28 febbraio 2018 - Come liberarsi dei tifosi molesti che alzeranno troppo il gomito durante i prossimi Mondiali di calcio? La Russia ha un'idea: portandoli a smaltire la sbornia in una "cella per ubriachi" di sovietica memoria. La prima, a dire il vero, fu aperta nel novembre 1902 a Tula, a Sud di Mosca. Finanziata dalla città e equipaggiata da uno staff di paramedici, aveva l'obiettivo di ridurre la mortalità tra i lavoratori che bevevano troppo. Sotto Stalin questi rifugi persero ben presto la loro funzione originaria e divennero uno dei tanti mezzi di repressione.

Oltre 1.000 celle in tutta la Russia. Dopo il crollo dell'Urss di "celle per ubriachi" ne restavano oltre mille in tutta la Russia, ma nel 2011 furono abolite dal ministero degli Interni. Negli ultimi anni sono ricomparse, ma non sono più gestite dallo Stato, sebbene il governo finanzi le cliniche che misurano il livello di alcol nel sangue e, di fatto, anche i dormitori post-sbronza. Le strutture assomigliano a ospedali più che a carceri. Non ci sono sbarre alle finestre né lucchetti alle porte. Gli ospiti vengono chiamati "clienti" e trattati con rispetto. Il pernottamento è gratis.

Un nuovo rifugio in vista dei Mondiali. A fare da apripista è stata la regione di Samara che nell'ottobre 2014 ha inaugurato un centro nel capoluogo e un altro nella vicina Samara. Oggi ne conta sei: tre nel capoluogo e uno nelle vicine Novokuibyshevsk, Togliatti e Syzran. E recentemente ha costruito un nuovo rifugio nei pressi dello stadio che diventerà operativo durante la World Cup. Anche Nizhnij Novgorod, altra città ospite dei Mondiali, due anni fa ha inaugurato una "cella per ubriachi". A Kazan il numero di avvinazzati ammessi negli

appositi dormitori è aumentato del 150 percento durante la Confederation Cup dell'anno scorso. Perciò ora il governo pensa di aprire altri centri anti-ciucca in tutte le 11 città che ospiteranno le partite dei Mondiali di calcio tra giugno e luglio.

 

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A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

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