Rassegna del 21 Febbraio 2018

DA LEGGERE!!!

RIPORTA I CONCETTI CHE DA ANNI ANDIAMO PROPONENDO!

 

http://news.avventisti.it/giovani-che-bevono/

Giovani che bevono

Redazione 20 febbraio 2018 Italia

Roberto Iannò – Fiumi di inchiostro scorrono ogni anno per denunciare l’eccesso di consumo di alcol da parte di giovani e minori. Ci si domanda dove sono le figure adulte che dovrebbero educare i giovani e se non si dovrebbe aumentare l’età o modificare l’orario per la vendita di bevande alcoliche.

Ricordiamo bene i casi di coma etilico tra minorenni all’inizio di questo anno. Ho apprezzato l’analisi sociologica ed educativa di un editoriale che ho letto in quei giorni su un quotidiano nazionale di ispirazione cristiana che titolava: Troppi casi di coma etilico. Giovani che bevono troppo, genitori senza risposte. Condividendo gli interrogativi che l’autore poneva alla società, così come ai genitori, ho accolto il suo invito a sensibilizzare tutte le agenzie educative in merito al problema dell’abuso di alcol tra i giovani.

Eppure, lavorando da anni dell’ambito dell’educazione, e in modo particolare con i più giovani, mi sono reso conto che quel titolo, in qualche modo, proponeva una soluzione palliativa ma non radicale. Perché il problema non è l’abuso del consumo di alcol. Ma l’uso. L’argomento da affrontare, tutti i giorni e non soltanto una volta l’anno, ha a che fare con i “Giovani che bevono”. Punto e basta! Sì, perché il problema va affrontato alla radice. Non è un problema di quantità, bensì di sostanza. E questo per una serie di argomentazioni che proverò a elencare sinteticamente, e che spesso il mondo adulto dimentica:

L’alcol è una droga, secondo la classificazione dell’Oms (European Status Report on Alcohol and Health, 2010).

L’alcol è una “droga legalizzata”, secondo l’ufficio delle Nazioni Unite per le droghe e i crimini, rispetto, ad esempio, all’eroina che è una droga non legalizzata (Unodc, World Drug Report 2012, Onu).

L’alcol è cancerogeno.

L’alcol, essendo dannoso in quanto droga e cancerogeno, anche una sua singola molecola contenuta negli alcolici lo rende dannoso.

L’alcol, essendo una sostanza psicoattiva, non ne possiamo mai raccomandarne l’uso, neppure in forma limitata. Non si tratta di moderazione: l’alcol è sempre tossico per la cellula (prof. Vescovi, direttore sezione di alcologia clinica, Università di Parma).

L’alcol, essendo una droga, non se ne può raccomandare una quantità raccomandabile o sicura, perché sarebbe improprio visto che è una sostanza tossica (Iss, Oss. Naz. Alcol-Cnesps, Sia, Oms, al., Guida utile all’identificazione e alla diagnosi dei problemi alcol-relati. Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali 2009).

L’alcol è la prima causa di morte tra i giovani sotto i 24 anni, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Più delle droghe illegali. Più dell’uso delle armi. Più degli sport estremi.

Da quando ho imparato queste cose, nel parlare ai giovani, ma anche agli adulti, devo essere quanto più onesto e obiettivo possibile. E ogni adulto, in quanto educatore e modello verso i più giovani, è chiamato a inviare segnali chiari in merito a questo argomento. Non possiamo parlare di consumare meno alcol, bensì di non assumerne. Pur lasciando a chi ci sta ascoltando la libertà di farne uso o meno, siamo chiamati a far crescere la sua consapevolezza in merito al consumo alcol, cioè: consumare alcol significa fare uso di un tipo particolare di droga.

Credo che il compito di ogni adulto sia quello di aiutare i giovani ad aumentare la loro consapevolezza in merito alle scelte che compiono, per saperne valutare bene non solo i rischi che corrono, ma anche comprenderne la loro natura.

Credo che il compito di ogni adulto sia quello di affrontare l’argomento a partire dalla propria vita. A partire da oggi. Da ciò che berremo a tavola. Da cosa ordineremo in pizzeria o al ristorante. Da come festeggeremo il Capodanno o una cerimonia di laurea. Da quello che metteremo, da ora in poi, dentro i nostri bicchieri. Perché l’alcol non è un problema di abuso. Ma del suo uso, in quanto tale.

 

LA PREVENZIONE FATTA DAI PRODUTTORI NON MI CONVINCE

 

http://www.mitomorrow.it/2018/02/19/lezione-di-mal-dalcol/

A lezione di Mal d’Alcol

19 Feb, 2018

Piero Cressoni

Si soffre anche di mal d’alcol. I dati sui danni provocati dagli alcolici sono in continuo aumento. Secondo il rapporto del 2009 European status report on road safety. Towards safer roads and healthier transport dell’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno in Europa muoiono di incidenti stradali circa 120mila persone e 2,4 milioni rimangono infortunate. Di questi incidenti, secondo l’Osservatorio nazionale alcol, uno su quattro è correlato all’alcol e per l’Oms sono la prima causa di decesso tra i giovani tra i 15 e i 19 anni e la seconda per i ragazzi da 10 a 14 anni e da 20 a 24 anni. Dati allarmanti confermati dal sistema di sorveglianza Passi che tra il 2012 e il 2015 ha rilevato che oltre l’8% dei conducenti ha guidato sotto l’effetto dell’alcol negli ultimi 30 giorni, e altre sei persone su cento sono state trasportate da un conducente che guidava sotto l’effetto dell’alcol. Anche se la quota di giovanissimi alla guida sotto l’effetto dell’alcol è leggermente più bassa che nel resto della popolazione, risulta preoccupante perché il 6% dei ragazzi tra i 18 e 21 dichiara consapevolmente di aver guidato dopo aver bevuto e, come riporta l’Osservatorio nazionale alcol, la guida sotto l’influsso di alcol e droghe rappresenta il problema numero uno (61,6%) per i giovani tra i 18 e i 29 anni, seguito dall’eccesso di velocità (57%).

L’ESPERTO • Luigi Rainero Fassati, Professore Ordinario di chirurgia all’Università Statale di Milano che per molti anni ha diretto il Dipartimento di Chirurgia Generale e dei Trapianti del Policlinico di Milano, da anni incontra i ragazzi delle scuole medie superiori, portando casi concreti e raccontando la sua esperienza sul campo. Il Professor Fassati nel 1983 ha eseguito il primo trapianto di fegato all’ospedale Policlinico di Milano, dando il via al programma di trapianti di fegato che ha raggiunto la quota di 1.500 interventi con sopravvivenza attorno all’80%. Molti di questi trapianti epatici sono stati fatti per cirrosi alcolica, ossia un’alterazione irreversibile e mortale del fegato per abuso di alcol. «Da vecchio professore sono convinto che l’informazione vale molto di più del proibizionismo – afferma Fassati -. Solo se con ragionamenti convincenti e con dimostrazioni inoppugnabili si riuscirà a convincere una persona che una certa condotta è sbagliata e dannosa, succederà che quella persona eviterà di cadere nell’errore, ma se ci si limiterà a proibire senza altre motivazioni, anziché ottenere il risultato sperato si rischierà di stimolare una voglia di ribellarsi all’ordine impartito e ad agire in senso opposto».

IL PROGETTO • Mal d’Alcol è il titolo del progetto sviluppato con incontri nelle scuole medie superiori della Lombardia del Professor Fassati in cui presenta – senza filtri – casi clinici di giovani che ha seguito in prima persona, mostrando attraverso immagini ed esempi concreti gli effetti devastanti dell’abuso di alcol nei ragazzi che, a differenza degli adulti, mancano dell’enzima capace di scindere la molecola tossica dell’etanolo. Verrà data voce anche ad un produttore di bevande alcoliche, stimolando una riflessione sulla pubblicità ingannevole che viene fatta di questi prodotti, in cui chi beve diventa una sorta di simbolico modello da imitare.(*) L’iniziativa si rivolge ai giovani, ma vuole parlare anche agli insegnanti, alle famiglie e a tutti colori che contribuiscono all’educazione dei ragazzi, portando esempi concreti, testimonianze e dando voce anche a contenuti a volte scomodi, ma che fanno riflettere, con l’obiettivo ambizioso, ma non impossibile, di diminuire attraverso l’educazione e l’informazione le morti, le invalidità permanenti e le lesioni traumatiche legate agli incidenti stradali per guida in stato di ubriachezza.

I NUMERI (Fonte: Organizzazione Mondiale Sanità)

120.000, i decessi da incidenti stradali

2,4 milioni, gli infortuni causati sulla strada

6%, la quota di ragazzi tra i 18 e 21 anni che dichiara consapevolmente di aver guidato dopo aver bevuto.

 

(*) NOTA: cosa potrà dire un produttore di bevande alcoliche sulla pubblicità ingannevole?

Quanto siamo lontani dai concetti espressi nel precedente articolo!!!

 

UNA INTERESSANTE ED IMPORTANTE RICERCA

 

http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2018/02/21/news/alzheimer_l_abuso_di_alcol_e_un_fattore-189369518/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1

Alzheimer, l’abuso di alcol è un fattore di rischio

Per la prima volta uno studio mette in evidenza quanto un consumo eccessivo sia collegato a una maggiore propensione a sviluppare demenze precoci. La ricerca, pubblicata su The Lancet, ha preso come campione 57.000 casi negli ospedali francesi

di AGNESE CODIGNOLA

21 febbraio 2018

CLASSIFICATO come cancerogeno certo fino dal 1988 ora l'alcol, se bevuto in quantità significative, si aggiudica anche un altro poco invidiabile primato: quello di principale causa evitabile di demenza a esordio precoce. Il verdetto è contenuto nel più grande studio mai condotto sull'argomento, appena pubblicato su Lancet Public Health da un team internazionale di ricercatori franco-canadesi coordinati dagli esperti del Campbell Family Mental Health Research Institute for Mental Health Policy Research di Toronto, che hanno analizzato abitudini e stato di salute di oltre un milione di francesi ricoverati tra il 2008 e il 2013 con una diagnosi di demenza.

Tra questi, circa 57.000 avevano avuto una demenza precoce, cioè diagnosticata prima del 65 anni, e in più di un caso su due (nel 57% dei pazienti) alla neurodegenerazione era associata una storia di consumo di alcol considerato ai limiti dell'alcolismo, secondo le definizioni dell'OMS, che prevedono, per i grandi bevitori, una quantità di 60 grammi di alcol al giorno, pari a 4-5 bicchieri di vino, per gli uomini, e di 40 per le donne (3 bicchieri)(*). E la situazione - hanno fatto notare gli autori - potrebbe essere anche peggiore, perché i dati sono stati ricavati dalle cartelle cliniche ospedaliere, ma l'abitudine a esagerare con l'alcol è ben più diffusa rispetto ai casi che giungono all'osservazione dei medici.

Sempre secondo loro, i punti di contatto tra alcol e demenza sono molteplici. C'è di sicuro il danno cerebrale causato dall'alcol, ma poi c'è anche la copresenza, molto frequente, di altri fattori di rischio per le demenze quali il fumo di sigaretta, il diabete, il sovrappeso e l'ipertensione, lo scarso livello di istruzione, i deficit uditivi e la depressione. E poi c'è il fatto che chi è portato a bere troppo potrebbe avere patologie psichiatriche anch'esse associate a un aumento del rischio di demenza. Il quadro è insomma complesso, e in gran parte da chiarire, ma qualcosa si può comunque fare, visto che da questi dati l'alcol emerge come il più significativo tra i fattori di rischio evitabili: per quanto riguarda i singoli, limitare il consumo di alcol, mentre per quanto riguarda i medici e le autorità di salute pubblica, intensificare tanto i controlli che aiutano a diagnosticare prima possibile la demenza precoce tra coloro che bevono quanto i programmi che aiutano le persone a smettere di bere, con un'attenzione particolare agli uomini, visto che nelle forme giovanili questi sono quasi il 70% dei pazienti, al contrario di quanto accade in quelle senili, nelle quali le donne sono quasi i due terzi del totale.

Il consumo regolare di quantità significative di alcol, hanno concluso gli autori, è associato a una diminuzione della vita media di una ventina d'anni, anche a causa dell'insorgenza di patologie neurodegenerative, e la demenza precoce, a sua volta, è causa di morte precoce.

 

(*) NOTA: ricapitolando: 4 o 5 bicchieri di una bevanda alcolica al giorno per gli uomini, (ad una cena generalmente si possono consumare un aperitivo, 2 bicchieri di vino, 1 amaro o un grappino); 3 bicchieri di una bevanda alcolica per le donne (un cocktail, 1 bicchiere di vino o una birra, 1 digestivo), oltre al rischio cancro c’è anche il rischio di demenza! SALUTE!!! MEDITATE GENTE, MEDITATE!!!

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO QUI TROVATE LA RICERCA

http://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(18)30022-7/fulltext

 

GUARDATE, INVECE, CHE ARTICOLO INGANNEVOLI SI TROVA ANCORA IN RETE…

 

https://www.solodonna.it/salute/vino-rosso-riduce-il-rischio-di-demenza.php

Vino rosso: riduce il rischio di demenza

Filomena Spisso

Bere vino rosso fa bene alla salute riduce il rischio di demenza senile

Bere vino rosso è un modo per ridurre il rischio di demenza e di malattie degenerative quali l’Alzheimer.

A questa conclusione è giunta uno studio epidemiologico(*), che ha interessato un gran numero di soggetti, e coinvolto ben 19 Paesi.

Bere vino rosso è un toccasana

Lo studio, avuto origine dal lontano 1977, per la grande platea di partecipanti, ha una valenza molto significativa rispetto ad una qualunque altra ricerca che coinvolga qualche migliaio di soggetti.

Si è osservato che bere 2-4 bicchieri di vino al giorno, equamente divisi tra pranzo e cena, ha effetti benefici sul cervello, dovuti al resveratrolo(**), un fenolo non flavonoide, antiossidante naturale che riduce la viscosità delle piastrine del sangue e contribuisce a mantenere i vasi liberi ed elastici.

Inoltre, il vino inibisce gli enzimi che stimolano la formazione delle cellule cancerogene, per cui diventa un vero e proprio toccasana.

Questa proprietà non appartiene anche al vino bianco, perchè la maggiore concentrazione di resveratrolo è presente nella buccia degli acini che vengono utilizzati nella vinificazione del rosso col quale restano per più tempo a contatto.

Secondo i risultati della ricerca, i bevitori moderati di vino rosso hanno un 23% di rischio in meno di contrarre l’Alzheimer o una qualunque altra forma di demenza, un po’ come avviene anche alle persone che mantengono la mente allenata con lo studio, una sorta di palestra cerebrale che aiuta a mantenere il cervello in perfetta efficienza.

 

(*) NOTA: parla di uno studio epidemiologico ma non lo riporta e nemmeno lo specifica meglio.

(**) NOTA: nello studio documentato e riportato nell’articolo precedente si dice che con 4 bicchieri di una bevanda alcolica si corre il rischio di cancro e di demenza, qui invece parla addirittura di benefici sul cervello. Vedete quanta pubblicità ingannevole ci hanno da sempre propinato?

 

ANCHE QUESTO È UN TITOLO INGANNEVOLE PERCHE’ POI NEL TESTO SPECIFICANO CHE:

“…PRESUNTI BENEFICI DELL’ALCOOL SULLA LONGEVITÀ, SONO NECESSARIE ULTERIORI CONFERME SCIENTIFICHE, EVITIAMO QUINDI DI REPUTARE VINO O BIRRA COME BEVANDE DI ETERNA GIOVINEZZA”

 

https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/26718-alcol-longevita

Bere con moderazione vino o birra fa vivere più a lungo. Parola della scienza

Francesca Biagioli Mangiare Alimentazione & Salute

21-02-2018

Bere molto alcool espone a diversi rischi per la salute, ma consumare due bicchieri di vino o di birra al giorno si conferma una buona abitudine, almeno per tenere a bada l’invecchiamento. A dirlo una nuova ricerca che ha messo in relazione un consumo moderato di alcool con una più lunga aspettativa di vita.

I miglioramenti in campo medico e nello stile di vita delle persone continuano ad aggiungere anni alla durata media della vita (anche se non sempre migliora di pari passo anche la qualità!). La scienza nel frattempo cerca di capire se esistono alcuni alimenti o bevande che possano favorire la longevità e lo fa ovviamente attraverso ricerche di vario genere.

Arrivano ora buone notizie per gli appassionati di vino o birra: bere ogni giorno senza esagerare può aiutare a vivere più a lungo. Secondo il “The 90+ study”, presentato all'incontro annuale dell'American Association for the Advancement of Science (AAAS), le persone che vivono fino a 90 anni o più, nella maggior parte dei casi bevono alcool con moderazione.

Ad affermare ciò è stata la neurologa Claudia Kawas e il suo team dell'università della California che ha studiato lo stile di vita e le caratteristiche di un gruppo di 1700 persone di età compresa tra i 90 e i 99 anni. Sono state chieste in particolare informazioni sulle abitudini alimentari, la storia medica e le attività quotidiane tramite un sondaggio. In questo modo si voleva capire, confrontando i dati, se fosse possibile identificare dei punti in comune tra coloro che vivono più a lungo.

I risultati sono stati molto chiari: bere due bicchieri di birra o vino ogni giorno corrisponde ad una diminuzione del rischio di morte prematura del 18%. La spiegazione del perché avviene ciò non è chiara, i dati infatti non mostrano la causalità ma evidenziano solo che vi è un appunto legame tra il bere con moderazione e la longevità.

Anche praticare regolarmente attività fisica e avere un hobby per due ore al giorno sono, secondo lo studio, abitudini associate ad un’aspettativa di vita maggiore. Sorprendentemente, poi, le persone che erano in sovrappeso (ma non obese) in vecchiaia vivevano più a lungo del normale o delle persone sottopeso.

Tornando ai presunti benefici dell’alcool sulla longevità, sono necessarie ulteriori conferme scientifiche, evitiamo quindi di reputare vino o birra come bevande di eterna giovinezza. C'è da considerare poi che l'alcool, se riesce a far bene da un lato, potrebbe essere anche un rischio dall’altro. Vi sono infatti una serie di ricerche che indicano che i benefici di vino e birra potrebbero non superare i rischi. Chi beve alcool regolarmente è, ad esempio, maggiormente esposto al rischio di ammalarsi di tumore al seno, colon, esofago, laringe e cavo orale.

Insomma un bicchiere di vino a pasto fa bene o no? La risposta non è ancora del tutto chiara.

 

RIPORTO ALTRI INTERESSANTI STUDI SUL CONSUMO DI VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI.

 

http://www.terapiapsicologica.eu/articoli-psicologia/psicologo-psicoterapeuta-macerata/alcolismo-e-aggressivita-bastano-due-drink-per-perdere-il-controllo.html

Alcolismo e aggressività. Bastano due drink per perdere il controllo!

di Dott. Leonardo Corsetti · Pubblicato 15 febbraio 2018 · Aggiornato 15 febbraio 2018

Dopo due soli drink i ricercatori hanno notato cambiamenti nel funzionamento della corteccia prefrontale del cervello, la parte normalmente coinvolta nel regolare i livelli di aggressività di una persona.

L’alcol è la sostanza psicoattiva più comunemente associata al comportamento aggressivo. Il consumo di alcol è implicato in una percentuale compresa tra il 35% e il 60% dei crimini violenti.

Le statistiche evidenziano che l’alcol è associato a molte forme di violenza, tra cui omicidio, l’aggressione fisica, la violenza sessuale, la violenza da parte del partner e l’abuso sui minori.

Di per sé il consumo di alcol è generalmente considerato insufficiente a suscitare comportamenti aggressivi (Graham, 1980 ). Tuttavia, quando assunto in contesti dove è presente ostilità o aggressività manifesta, l’alcol può favorire una risposta di tipo violento.

Il consumo acuto di alcol aumenta il rilascio di serotonina e dopamina ed esercita contemporaneamente un’azione inibitoria sulla corteccia attraverso il rilascio di acido gamma-aminobutirrico (GABA).

Il presunto meccanismo attraverso il quale il consumo di alcol aumenta l’aggressività è identificato nella sua capacità di ridurre l’attività della corteccia pre-frontale (Heinz et al., 2011 ).

Inoltre, in situazioni ostili, si pensa che la riduzione, indotta dall’alcol, dell’attività della corteccia pre-frontale  indebolisca, a cascata, la regolazione dell’attività nello striato ventrale e nell’amigdala (Gan, Sterzer, Marxen, Zimmermann, & Smolka, 2015 ; Heinz et al., 2011).

Tuttavia, mancano prove sostanziali di neuroimaging a sostegno di queste idee. Per convalidare queste ipotesi è stato condotto un esperimento che si è avvalso dell’ausilio della risonanza magnetica funzionale (fMRI) su un campione di  50 giovani adulti sani.

I soggetti, dopo aver assunto una dose di alcol o di placebo (se appartenenti al gruppo di controllo), sono stati esposti ad un setting sperimentale  che prevedeva situazioni di aggressività e provocazione manifesta.

Chi era sotto l’effetto dell’alcol, durante gli atti di aggressione, ha mostrato una diminuita attività nella corteccia prefrontale, nel caudato e nello striato ventrale, ma una aumentata attivazione dell’ippocampo rispetto al gruppo di controllo composto da soggetti sobri.

Tra i partecipanti “intossicati” il comportamento aggressivo è stato correlato positivamente con l’attivazione della corteccia prefrontale mediale e dorso laterale. Correlazione non evidenziata nel campione di controllo.

Dopo due soli drink i ricercatori hanno notato cambiamenti nel funzionamento della corteccia prefrontale del cervello, la parte normalmente coinvolta nel regolare i livelli di aggressività di una persona.

I soggetti esaminati sono stati valutati utilizzando anche l’Aggression Questionnaire (Buss & Perry, 1992) in concomitanza con la risonanza magnetica.

Questi risultati supportano le teorie che attribuiscono un ruolo centrale alla disfunzione della corteccia prefrontale nei casi di aggressività come conseguenza intossicazione da alcolici.

I risultati sono coerenti con il crescente corpo di ricerca che indaga le basi neuronali dell’aggressività e nello specifico di come i cambiamenti nel funzionamento della corteccia prefrontale, del sistema limbico e delle regioni correlate alla ricompensa influenzano il comportamento aggressivo anche in soggetti non intossicati dall’alcol.

 

http://www.terapiapsicologica.eu/articoli-psicologia/psicologo-psicoterapeuta-macerata/scarsa-attivita-sessuale-maggiore-il-consumo-di-sostanze-alcoliche.html

Scarsa attività sessuale, maggiore il consumo di sostanze alcoliche.

di Dott. Leonardo Corsetti 

Quando i maschi si trovano nell’impossibilità di soddisfare i loro istinti sessuali tendono ad assumere una quantità maggiore di alcolici.

Un gruppo di scienziati dell’UCSF (Università della California, San Francisco) è arrivato a questa conclusione analizzando i comportamenti non di soggetti umani ma di cavie animali, i moscerini della frutta.

Nella Drosophila (o moscerino della frutta) l’alterazione dei livelli di una piccola molecola, il neuropeptide F, sembra essere responsabile di questo comportamento.

Una molecola simile negli uomini, il neuropeptide Y, potrebbe essere collegata ai meccanismi di gratificazione sociale nonché ai comportamenti di dipendenza da sostanze alcoliche e da droghe.

I dati di questo studio potrebbero migliorare la comprensione relativa ai meccanismi cerebrali che rendono gratificante l’interazione sociale negli animali e negli uomini.

Gli sperimentatori sperano di poter modificare i comportamenti di dipendenza alterando i livelli del neuropeptide Y, così come avviene nei moscerini della frutta quando si va a modificare il livello dei neuropeptidi F.

L’esperimento:

Sono stati inseriti alcuni moscerini maschi in “gabbie” contenenti moscerini di sesso femminile o vergini o già accoppiate. Mentre le femmine vergini risultavano essere facilmente recettive verso il corteggiamento dei maschi, e quindi disponibili all’atto sessuale, le femmine già accoppiate tendevano a respingere le avance dei nuovi partner.

I maschi introdotti nei contenitori con femmine già accoppiate dopo alcuni tentativi smettevano del tutto di “proporsi” e, anche se venivano spostati in ambienti dove erano presenti femmine vergini, non tentavano più alcun approccio.

Quando successivamente venivano introdotti in un contenitore dove erano soli e avevano a disposizione due tipi di cibo, uno naturale, l’altro alterato con l’ aggiunta del 15% di alcol tendevano a “soddisfare il loro bisogno di ricompensa” assumendo alcol in modo nettamente maggiore rispetto ai moscerini che al contrario avevano potuto soddisfare il loro istinto di riproduzione.

Tale differenza nei comportamenti è completamente correlata con i livelli del neuropeptide F nel cervello dei moscerini. Cioè, in base ai livelli di neuropeptide è possibile predire la tendenza del moscerino ad assumere alcol, e viceversa. Alti livelli di neuropeptide sono correlati ad una bassa tendenza alla gratificazione attraverso sostanze alcoliche.

La versione umana del neuropeptide F, il neuropeptide Y potrebbe funzionare allo stesso modo. Infatti agli scienziati è già nota la correlazione tra bassi livelli di neuropeptide Y e disturbi quali la depressione e il disturbo post traumatico da stress, condizioni che sono anche predisponenti ad un uso eccessivo di alcol e droga.

Fonte:

University of California, San Francisco (UCSF) (2012, March 15). Deprived of sex, jilted flies drink more alcohol.

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

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