Rassegna del 26 Gennaio 2018

DAL BLOG DEL DOTT. EMANUELE SCAFATO RIPORTO QUESTA INTERESSANTE RIFLESSIONE

 

Prevenzione è una parola vuota in bocca agli adulti, scuola, famiglia, istituzioni, che non si impegnano con i fatti e con l’esempio a sottrarre i giovani, gli adolescenti, i minori al mercato degli alcolici e al marketing aggressivo che ha creato il valore che proprio gli adulti avrebbero avuto il dovere e hanno di contrastare. La mia riflessione per quanti  vorranno leggerla. Non si piange sull’alcol versato, l’intossicazione è di sistema. (dott. Emanuele Scafato)

 

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/i-blog-della-fondazione/il-blog-di-emanuele-scafato/non-si-piange-sullalcol-versato

Non si piange sull'alcol versato

I casi di coma etilico tra i giovani non si contano più. Nelle scuole serve fare educazione alla salute

26 gennaio 2018.

Dall’inizio dell’anno sono già decine i giovani che sono saliti al triste e grottesco onore delle cronache come vittime della loro stessa pessima interpretazione della «libertà» di bere. Intossicazione alcolica, coma etilico, pronto soccorso, incidente sono le parole ricorrenti delle notizie che troppo spesso associano adolescenti, minori, giovani nel tristemente noto bollettino del fine settimana. Bollettino verso il quale pare che tanto le persone quanto le istituzioni abbiano sviluppato la reazione tipica della routine in cui tutto viene affrontato con una parvenza di indignazione a cui poi, con estrema rapidità e superficialità, fanno seguito rassegnazione e disincanto. Laura, al Liceo Russel di Roma, purtroppo non è e non sarà l’ultima della serie almeno sino a quando gli adulti, le agenzie educative scuola e famiglia e le stesse istituzioni non si attiveranno con determinazione per sottrarre i giovani al mercato e alla pseudo-cultura dell’alcol e del bere a tutti i costi.

Dopo anni di interventi nelle scuole d’Italia posso affermare che non mi stupisce che nel corso di una giornata o una settimana di autogestione si possano far entrare e circolare nelle scuole sostanze di qualunque tipo, tra le quali l’alcol è veramente quello più semplice da reperire e consumare. Quanti gridano allo scandalo non conoscono - o vogliono far finta di non conoscere - le realtà, le dimensioni, i contesti in cui certi istituti scolastici, ogni giorno, dinamiche ai confini dell’illecito si sviluppano, spesso trovando terreno fertile nella normalizzazione o nel cosiddetto «quieto vivere» da parte degli adulti di riferimento, nell’assenza di vigilanza almeno tanto quanto in certe famiglie in cui si abilita e si favorisce, per esempio, il consumo di quelle bevande alcoliche che è libero di svilupparsi incondizionatamente verso usi e modelli del bere «felici»: come promettono gli happy hour, secondo un modello a basso costo improntato all’intossicazione certa.

Dal 1999, dal mio rientro a Roma dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di Copenaghen e dall’esperienza organizzativa della Conferenza Ministeriale Europea sui Giovani e l’Alcol, che parlo di binge drinking, ovvero del bere per ubriacarsi, come della modalità paradigmatica del danno oggi riconosciuto come permanente allo sviluppo cognitivo del minore e come fenomeno culturale che non trova adeguato contrasto nella società per pure e semplici logiche di convenienza, che vanno a incidere sulla salute e la sicurezza dei nostri ragazzi. Non è un caso, d'altra parte, che in Italia l'alcol rappresenti la prima causa di morte tra i giovani sino ai 24 anni. Il problema era chiaro nel 2000 e lo è ancora oggi: a dimostrazione del fatto che, nonostante la prevenzione e la sensibilizzazione, i giovani restano  ancora l’obiettivo negletto della prevenzione vera e multidimensionale. Ovvero quella che nessuno vuole fare per via degli interessi che va a toccare, quella sostanziale dell’alcol nelle altre politiche che potrebbe anche solo limitarsi a privilegiare iniziative di settore, sanitarie, d’identificazione precoce che sono invece carenti e ben lontane dal ricevere le attenzioni e godere degli investimenti in grado di contrastare la prima causa di morte e disabilità tra i giovani in Italia.

C’è chi annuncia ispezioni nelle scuole, che è però un po’ come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. C’è chi annuncia interventi salvo poi non realizzarli - e sono tanti - sottraendo opportunità di salute e alternative sane ai giovani. Ci sono gli adulti di riferimento che latitano nell’indifferenza e indulgono in uno sterile atteggiamento di condanna di una generazione «che non ha né santi né eroi», a cui piace giocare e rischiare con la chimica delle sostanze: alcol per euforizzarsi, energy drink per contrastare l’effetto intossicante dell’alcol e per bere anche di più, grazie al finto stato di maggiore vigilanza provocato da caffeina, taurina, glucuronolattone. Tutto ciò per poi contrastare la «fase-down», in piena fase di abbassamento delle corrette percezioni tra le quali quella del rischio, con la marjuana o la cocaina, ampiamente reperibili, anche a scuola. Che dire a quei genitori che ti sorridono ebeti e ti fanno l’occhiolino dicendoti «tanto le canne se le fanno tutti» e che non si pongono il problema di dove il figlio vada a procurarsi la droga, da quale spacciatore, da quale criminale, magari nella sua stessa classe dove il Lucignolo di turno c’è sempre? E cosa pensare, in genere, degli adulti competenti e di riferimento che, pur in flagranza di un comportamento illecito o pericoloso, non adottano alcun tipo di pur modesta sanzione per arginare per tempo una condotta che in ambito scolastico i disciplinari indicano come da stigmatizzare nel bene e negli interessi del minore?

Il controllo formale e informale della società è stato sconfitto, barattato con la dimensione liquida dell’alcol nelle sue infinite forme e per il quale massicce, aggressive dinamiche di comunicazione commerciale e investimenti milionari hanno fatto crescere e tuttora sostengono il valore dell’alcol: quello di cui non c'è bisogno, quello che sottrae ai giovani dignità e giudizio in cambio di un’ora «felice», quello che viene enfatizzato come «ricchezza» per la nazione salvo poi non pagarne neppure i costi. Venticinque miliardi di euro: questa è la stima che l'Organizzazione Mondiale della Sanità riconduce all'Italia, per la gestione dei danni sociali e sanitari che valgono più di una manovra finanziaria. Ma che nessuno, pur potendo e disponendo, reclama.

Quale tutela è possibile in una cornice culturale che normalizza lo sballo?  Quali strumenti possono incidere su un fenomeno che è continuamente rafforzato da dinamiche di sostegno, di marketing commerciale, di vasti spazi franchi, esenti dall’applicazione delle norme di tutela che dovrebbero proteggere i vulnerabili e che invece gli stessi adulti disapplicano e contrastano con la cultura della mancata osservanza (e in cui le stesse autorità competenti non fanno l’attesa differenza in termini di garanzia di controllo, di rigore e di certezza della sanzione? Vale per i pubblici esercizi, ma anche per le scuole dove il rischio dell’abbassamento della guardia si riflette in fenomeni di marcata malattia sociale: dal bullismo alla diffusione dell’uso di sostanze (legali e illegali) non contrastati da alternative sane da proporre ai giovani.

Si parla tanto di interventi negli istituti scolastici, ma non si interviene mai in maniera organica attraverso l’inserimento nell’ordinamento didattico dell’educazione alla salute. Ore in cui si dovrebbero incrementare le conoscenze e la consapevolezza, ore di «empowerment» che dovrebbe essere anche educazione al rispetto del proprio corpo ma anche di quello dell’altro. Ore che dovrebbero fornire gli elementi di base per garantire strumenti e adeguati livelli di salute mentale, nel senso più ampio del termine, mirati a contrastare le tante, troppe dipendenze comportamentali che stanno esplodendo. Non c'è soltanto l’alcol, ma pure la cannabis, le «smart drugs» e il ricorso agli psicofarmaci da parte di milioni di giovani di cui nessuno sembra accorgersi o prendersi cura. L’intossicazione ormai non è più solo alcolica, ma di sistema. E se cosi è, prendiamone coscienza e non piangiamo poi sull’alcol versato.

 

L’ALTRO IERI AVEVAMO PUBBLICATO QUESTO ARTICOLO. LO RIPROPONGO OGGI CON UN COMMENTO DEL DOTT. EMANUELE SCAFATO

 

http://www.donnamoderna.com/news/societa/adolescenti-e-alcol-la-prima-sbornia-arriva-a-12-anni

Adolescenti e alcol: quando la prima sbornia arriva a 12 anni

24.01.2018 di Gianluca Ferraris

Secondo le statistiche gli adolescenti bevono meno. Ma anche se lo fanno saltuariamente esagerano con le quantità e iniziano sempre più presto ad abusare di alcolici o a mischiarli con le droghe. Con effetti devastanti sul fisico e sulla mente. Come dimostrano gli ultimi casi di cronaca

Al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli, la notte di Capodanno, per la prima volta i minorenni ricoverati in coma etilico hanno superato quelli feriti dai tradizionali botti: 20 contro 16. Il più piccolo, 14 anni compiuti da poco, aveva in corpo oltre mezza bottiglia di rum. Pochi giorni dopo, una tv locale ha ospitato lo sfogo di una madre: «Ho scoperto mia figlia di 15 anni a bere vino di nascosto». Un’altra settimana e il Silb, il sindacato dei gestori di discoteche e discopub, ha lanciato una proposta choc: estendere anche ai genitori dei ragazzi, e non solo ai locali, le multe per gli under 18 che abusano di alcolici. «Una provocazione » l’ha definita il presidente dell’associazione Maurizio Pasca, spiegando come i minorenni rappresentino solo il 10% degli ingressi nei locali ma, tra ubriacature e controlli, siano una fonte di problemi (e di spese) percentualmente molto più elevata. Istantanee dell’ultimo mese con un denominatore comune: la relazione sempre più stretta fra bottiglia e adolescenti.

L’età dei consumatori si è abbassata

A livello generale, in realtà, i dati appaiono in miglioramento: secondo l’Istat, l’assunzione di alcolici fra i minorenni (sia abituale sia occasionale) sarebbe passata dal 28,9 al 20,4% negli ultimi 4 anni. Ma alcuni segnali, annotati con disagio da genitori e addetti ai lavori, inducono a riflettere. «Alcuni aspetti del consumo restano preoccupanti» spiegano il sociologo Roberto Di Monaco e la ricercatrice Silvia Pilutti, coautori di Adolescenti e alcol (Carocci editore) insieme a Caterina Puglisi. «Il primo riguarda le modalità: chi beve saltuariamente lo fa in dosi più massicce e fuori dalle mura domestiche. Il secondo è il continuo abbassamento della cosiddetta “età di prima assunzione”, che a volte riscontriamo addirittura fra gli 11 e i 12 anni. Due fattori che, se combinati, sono potenzialmente devastanti per un giovane che ancora non possiede tutti gli strumenti di giudizio». Insomma, chi un tempo assaggiava il primo bicchiere di vino a casa, durante un pasto, ne comprendeva meglio i limiti e il contesto. Così anche la prima ubriacatura con gli amici arrivava più tardi del previsto e spesso rappresentava un fatto irripetibile. «Oggi invece i due momenti tendono a sovrapporsi, sfuggendo al controllo di tutti: dei genitori, della scuola e dello stesso adolescente» conferma Luigi Grassi, direttore dei servizi di prevenzione delle Asl liguri. Ecco perché secondo l’osservatorio sulle dipendenze di Palazzo Chigi i consumatori a rischio fra i teenager sono 1 milione e il 17% delle intossicazioni alcoliche che arrivano al pronto soccorso riguarda under 14.

Procurarsi un drink è troppo facile

Il terzo e ultimo segnale d’allarme riguarda il policonsumo. Anche l’assunzione di droghe, non solo di quelle leggere, si è spostata anagraficamente verso il basso, e la combinazione delle due dipendenze purtroppo non è più una rarità. «Per i minorenni, che in teoria non possono acquistare alcolici, il senso di trasgressione provato è simile, e lo spirito di gruppo fa il resto» osservano Di Monaco e Pilutti. Senza contare che nonostante i divieti procurarsi da bere resta facilissimo: nei piccoli alimentari etnici aperti 24 ore nessuno chiede la carta d’identità, e in caso di problemi basta mandare avanti l’amico maggiorenne, cosa che nel circuito dei locali non si può fare. «In più, per paradosso, l’abuso di alcol smitizza quello di droghe» aggiunge Grassi. «Mi offrono una canna o una striscia di cocaina? Beh, ci verso sopra qualche cocktail, che vuoi che sia». Bibite gassate “spiderizzate”, cioè corrette con gin, whisky e vodka, bevande dolci e colorate a bassa gradazione che scendono veloci, vino low cost. Più che la qualità, conta la quantità. Il risultato è la diffusione a macchia d’olio del “binge drinking”, la pratica di bere fino a stordirsi: secondo il rapporto europeo School Survey Project on Alcohol and Drugs, basato su interviste a 96.000 adolescenti di 35 Paesi europei, in Italia il 6% dei ragazzi e il 2% delle ragazze già prima dei 16 anni assume almeno una volta a settimana più di 6 unità alcoliche (la misura oltre la quale scatta la patologia).

I danni alla salute sono a lungo termine

«I minorenni sono biologicamente più esposti agli effetti dannosi dell’alcol rispetto agli adulti» assicurano Di Monaco e Pilutti. «Apparato digerente e fegato maturano poco prima dei 20 anni e metterli sotto stress significa rischiarne l’efficienza per tutta la vita. Lo stesso accade con il metabolismo, fiaccato preventivamente dai flussi di alcol, e con vasi e tessuti che non sono ancora allenati a smaltire il processo etilico ». Nelle ragazze e nei soggetti più magri il processo di deterioramento è ancora più rapido e nel lungo periodo può aumentare l’esposizione ad alcuni tumori, come quelli al cavo orale. Non mancano le conseguenze sui neuroni: «Nella maggior parte dei casi gli effetti collaterali come fragilità, sbalzi d’umore, riflessi lenti e perdita della memoria a breve si risolvono non appena si interrompe l’uso di alcol» conclude Grassi. «Ma i danni cerebrali per chi beve in maniera continuativa sono più rilevanti proprio nell’età adolescenziale, quando il cervello si sta sviluppando e possono ridurne in modo permanente le potenzialità, anche in età adulta».

I numeri

54,6% è la percentuale di ragazzi fra i 14 e i 18 anni che si è ubriacata una volta nella vita. Il 41% lo ha fatto almeno una volta nell’ultimo anno. 20% è la quota di ragazzi che ha sperimentato il consumo contemporaneo di alcol e droga prima dei 14 anni. Fra di loro, il 25% non ritiene pericoloso l’abuso di alcolici (fonte: Espad).

Per prevenire e affrontare l'emergenza

Alcuni consigli da Adolescenti e alcol, di Roberto Di Monaco, Silvia Pilutti e Caterina Puglisi (Carocci Editore):

Dialogo Tieni aperta con i tuoi figli una finestra di dialogo sull’uso di alcol, sulle abitudini degli amici e sulla natura del divertimento che interessa loro. Ma fallo con costanza, e non soltanto la sera che dovessero tornare a casa un po’ brilli.

Educazione Confrontati con altri genitori che stimi e resta informata. A casa, dopo i 16-17 anni, lavora sul via libera all’uso moderato (il classico bicchiere di vino a cena) come antidoto alla trasgressione.(*) A scuola, sin dalle medie, punta sullo sviluppo di qualità emotive come la capacità di esprimere il pensiero critico e il saper dire di no.

A chi chiedere aiuto L’Osservatorio giovani e alcol (06 54393213) e i servizi Alateen (02 55193635) e Aicat (0432.542101) hanno punti d’ascolto in tutta Italia. Il numero verde di Alcotel (167 010566) mette a disposizione uno psicologo e un nutrizionista.

 

COMMENTO DEL DOTT. EMANUELE SCAFATO POSTO SU FACEBOOK

E' bene ricordare che è sempre opportuno ricorrere per l'aiuto a strutture o gruppi qualificati nel settore della prevenzione e/o accreditati dal Servizio Sanitario Nazionale e Regionali.Tra tutti i riferimenti riportati nell'articolo  "A chi chiedere aiuto" quelli citato al primo punto non è una struttura sanitaria di riferimento mentre manca l'indicazione cardine dell'Istituto Superiore di Sanità che gestisce per conto del Ministero della Salute il Telefono Verde Alcol 80 63 2000 , anonimo, gratuito, istituzionale e nazionale. AICAT, AA , Alateen e Alanon sono preziose risorse del mondo dell'auto e mutuo aiuto capillari sul territorio ma non bisogna dimenticare che in Italia sono attivi oltre 500 Servizi Territoriali (SERT o Servizi Alcologici) dedicati alla diagnosi, cura e riabilitazione dei problemi e delle patologie alcolcorrelate.

L'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità ha una mail dedicata: alcol@iss.it .

Tutti i materiali per la prevenzione sui quali è bene porgere attenzione sono alla pagina http://www.epicentro.iss.it/alcol/materialiComunicazione.asp 

Non esistono evidenze, come si legge nell'articolo, che dopo i 16 anni si possa lavorare sul "via libera" al consumo moderato. L'obiettivo di salute pubblica è di RITARDARE il più possibile l'avvio dei giovani al consumo per evitare danni al cervello e al futuro adulto quale conseguenza del consumo di alcol in un periodo di massima vulnerabilità cerebrale all'alcol. Tesi contrarie sono non dimostrate e non ispirate al principio di cautela.

E', viceversa dimostrato che l'alcol è tossico per il cervello sino ai 25 anni tanto da rendere indispensabile una startegia europea in atto e che è stata prolungata sino al 2020 https://ec.europa.eu/health//sites/health/files/alcohol/docs/2014_2016_actionplan_youthdrinking_en.pdf .

Dati e evidenze recenti sono disponibili nella presentazione di lancio della Campagna del Ministero della salute su alcol e giovani alla pagina http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_notizie_2058_listaFile_itemName_0_file.pdf .

Esiste infine un decalogo per i genitori su giovani e alcol disponibile al link http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_102_allegato.pdf .

 

DAL FORUM “NUTRIZIONE” DEL CORRIERE DELLA SERA: DOMANDA E RISPOSTA.

 

http://forumcorriere.corriere.it/nutrizione/2018/01/25/corretta-informazione/

Corriere della Sera/ FORUM NUTRIZIONE

Del dott. Andrea Ghiselli

Corretta informazione

giovedì 25 gennaio 2018

Salve io sono stato dimesso solo sabato dall'ospedale in quanto ho avuto una forma di BPCO con peggioramento dovuto ad una sindrome chiamata GUILLARD_BARRE' vorrei avere informazioni sulla mia nutrizione e soprattutto se posso ancora godermi un buon bicchiere di vino o brandy. Grazie Indomenico Enrico

 

La risposta a cura del dott. Andrea Ghiselli

Penso che voglia dire Guillain-Barré che in effetti è una patologia che può dare complicanze respiratorie. Se poi si è già affetti da BPCO il quadro è anche peggiore. Non esiste una dieta specifica per la BPCO e tanto meno per la sindrome di Guillain-Barré che però dovrebbe risolversi nel giro di qualche settimana. Ma le sconsiglierei certamente sia un buon che un cattiv bicchiere di vino e/o di brandy perché suppongo che lei debba fare una terapia e quindi usi dei farmaci. Le bevande alcoliche possono costituire un rischio per i soggetti sani, i quali possono, a loro rischio e pericolo concedersi un sorso di bevande alcoliche, ma certamente non per chi è affetto da qualche patologia. Oltretutto, probabilmente, ma non necessariamente lei sarà in sovrappeso e se non lo è deve cercare di non assumere peso per non complicare il suo stato, per cui l'alcol non può che darle calorie che tutto sommato può risparmiarsi

 

INIZIATIVE DI INFORMAZIONE

 

http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=58310

Milano. Alimentazione e cancro: tre Irccs insieme per combattere le bufale

25 gennaio 2018

Il crescente interesse sui temi dell’alimentazione e della salute ha contribuito alla diffusione di  diete e teorie, soprattutto sul web,  che promettono miracoli. Un incontro il prossimo 3 febbraio cerca di contrastarle

25 GEN - Scienziati e chef insieme per promuovere l’alimentazione sana, specie in un’ottica di prevenzione del cancro.

Il prossimo 3 febbraio, i ricercatori dell’IRCCS Policlinico San Donato, dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, dell’Istituto Nazionale dei Tumori e dell’Istituto Europeo di Oncologia, affiancati da noti chef parteciperanno all’incontro “A tavola per prevenire, a tavola per guarire. Il cibo nella prevenzione e cura delle patologie oncologiche”.

L’incontro è organizzato da Salute allo Specchio Onlus, associazione no profit attiva all’IRCCS Ospedale San Raffaele che  supporta le pazienti in cura per patologie oncologiche, e da Casa dei Diritti del Comune di Milano.

“Un’alimentazione sana, associata ad un’adeguata attività fisica e al controllo di alcuni fattori di rischio (ad esempio fumo e alcol), costituisce uno strumento fondamentale nella prevenzione e gestione di numerose patologie”, dice Valentina Di Mattei, psicologa e ricercatrice dell’Università Vita-Salute San Raffaele, nonché vice presidente di Salute allo Specchio. “Un regime dietetico equilibrato, oltre a fornire un apporto di nutrienti necessari a soddisfare i fabbisogni dell’organismo, consente anche di introdurre elementi che svolgono una funzione preventiva e protettiva nei confronti di determinate condizioni patologiche, tra cui i tumori”

“In ambito oncologico – aggiunge Giorgia Mangili, responsabile dell’Unità di Ginecologia oncologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, nonché presidente di Salute allo Specchio - la letteratura scientifica ha mostrato come una dieta sana e varia sia in grado di prevenire l’insorgenza dei tumori, nonché di influire sul controllo della crescita tumorale. Inoltre negli ultimi anni è stata confermata anche l’importanza del controllo del peso corporeo per le persone con una storia di patologia oncologica”.

Paradossalmente, proprio “il crescente interesse del pubblico sui temi dell’alimentazione e della salute ha contribuito alla diffusione a macchia d’olio di  diete e teorie, soprattutto sul web,  che promettono miracoli”, avverte Mauro Grimoldi, psicologo e direttore scientifico della Casa dei Diritti. “La papaya fermentata ha ceduto il posto alle bacche di Goji, l’Acai ai più attuali semi di canapa: la ricerca dell’alimento esotico e miracoloso in grado di prevenire e guarire si accompagna alla diffusione di diete sempre più peculiari ed estreme. Quanto di vero c’è in queste promesse?”.

La presenza dei tre istituti consentirà di fornire risposte scientifiche e illustrare le ricerca più avanzate sul rapporto tra alimentazione e cancro. L’intervento di tre chef stellati (Giovanni Allegro, di Cascina Rosa, Franco Cadei dell’Acanto-Hotel Principe di Savoia e Pietro Leeman del ristorante Joia) farà il resto cercando di fornire strumenti per coniugare salute e gusto.

 

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A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

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