Rassegna del 8 Settembre 2017

DOMANI GIORNATA MONDIALE SULLA SINDROME FETO ALCOLICA

 

ALCOLISMI REDAZIONE

Alcol in gravidanza: a rischio è tutta la discendenza

AI DISORDINI FETO ALCOLICI, DATI DALL'ASSUNZIONE DI ALCOL DURANTE LA GESTAZIONE, POTREBBE ESSERE SOGGETTA NON SOLTANTO LA PROGENIE DIRETTA, MA ANCHE LE FUTURE GENERAZIONI

08-09-2017 - Stando ai dati forniti dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità) più del 50% delle donne in gravidanza mantiene il medesimo consumo di bevande alcoliche che teneva prima di rimanere incinta, superando tranquillamente due bicchieri di vino o birra al giorno. Il problema è che, sempre secondo l’ISS, l’unico comportamente corretto da tenere rispetto all’alcol, nel periodo della gestazione, sarebbe quello di astenersi completamente. Questo perché l’alcol riesce ad attraversare la placenta e ad arrivare così al feto, e ciò con la stessa concentrazione in cui è presente nell’organismo della madre; a quel punto è in grado di interferire con i normali processi di sviluppo fisico e intellettivo del bambino, sottoponendo il feto al rischio di un ampio spettro di disordini cognitivi e comportamentali, nonché a possibili anomalie fisiche; tutte problematiche che vengono definite ‘disordini feto alcolici’ (FASD).

Come se ciò non bastasse, stando a un recente studio della University of California (campus di Riverside), ai suddetti rischi potrebbe essere soggetta non soltanto la progenie diretta, ma anche le future generazioni: un possibile ‘effetto transgenerazionale’, insomma, dei disordini feto alcoli. La ricerca, pubblicata sulla rivista Cerebral Cortex, è stata eseguita su alcuni topi di laboratorio sui quali è stato osservato, nell’arco di tre generazioni, l’impatto dell’assunzione di alcol durante la gestazione a partire dall’origine della progenie.

Ne è emerso che tutte le generazioni di topi hanno mostrato un incremento dei disturbi di ansia, depressione e deficit senso-motori; nonché una significativa riduzione di peso corporeo e dimensione del cervello. Evidenziando, dunque, un forte effetto transgenerazionale dell’esposizione prenatale all’etanolo; effetto che, secondo i ricercatori, può manifestarsi anche nell’essere umano.

 

DIARIODELWEB

Tumori, come l’industria dell’alcol ha deliberatamente nascosto il rischio di ammalarsi

I produttori di alcolici avrebbero tenuto nascosto ai consumatori il rischio di cancro e tumori collegato all'assunzione di alcool. Ma i ricercatori britannici e svedesi li hanno smascherati. Ecco cosa hanno scoperto

LUIGI MONDO

VENERDÌ 8 SETTEMBRE 2017

REGNO UNITO – Così come era accaduto a suo tempo con lo zucchero, ora anche i produttori di alcolici avrebbero deliberatamente nascosto la verità sul rischio tumori e cancro derivante dall’assunzione di alcol. Ad aver aperto il vaso di Pandora sono stati i ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTP) insieme a quelli del Karolinska Institutet, in Svezia. Il team di scienziati ha analizzato le informazioni relative al cancro che comparivano nei siti web e nei documenti di quasi 30 aziende del settore alcolici in tutto il mondo, tra il settembre 2016 e il dicembre 2016. Hanno così scoperto che qualcosa proprio non quadrava.

La distorsione dei dati

L’analisi dei ricercatori, pubblicata su Drug and Alcohol Review, ha mostrato che la maggioranza dei siti web aziendali (24 su 26) presentavano una sorta di distorsione o falsa rappresentazione delle prove relative al rischio di tumore correlato all’alcol, con una maggiore ‘contraffazione’ dei dati relativamente ai tumori del seno e del colon-retto. Il metodo più utilizzato nel distorcere le informazioni e i dati sull’alcool e i tumori, si è scoperto consistere nel presentare questa relazione come molto complessa, abbinando un’implicazione o affermazione che non vi è alcuna prova di un collegamento coerente o indipendente tra alcol e cancro.

Altri produttori arrivano addirittura a negare del tutto che esista una relazione tra alcol e tumori oppure affermano che non vi è alcun rischio nel bere leggero o moderata. Altra strategie fuorviante è quella di includere l’alcol tra una miriade di fattori di rischio, facendolo così diventare ‘uno tra i tanti’.

Una relazione pericolosa

Un po’ per come avviene con il tabacco e le sigarette, il coinvolgimento delle istituzioni e della politica è indubbio. Altrimenti non si spiega il perché, se fa così male, non sia stato bandito dalla faccia del pianeta, e si permetta ancora la sua vendita. Allo stesso modo è per l’alcol. Secondo i ricercatori proprio i politici responsabili e le autorità sanitarie dovrebbero rivedere le loro relazioni con i produttori di alcol e alcolici, e riconsiderare le informazioni che vengono veicolate al pubblico.

Un rischio per i tumori consolidato

A differenza di quanto dichiarato dall’industria degli alcolici, gli scienziati ricordano invece che il consumo di alcol è un fattore di rischio ben consolidato per una vasta gamma di tumori, tra cui quelli della cavità orale, fegato, tumori del seno e del colon-retto. Al contrario ci sono ben poche evidenze che il consumo moderato di alcol si protegga da alcuni tumori, quali i tumori renali e ovarici. In ogni caso, nel 2016 lo UK Committee on Carcinogenicity ha concluso che le prove sono incoerenti e che l’aumentato rischio di altri tumori a causa dell’assunzione di alcool supera di gran lunga possibili riduzioni del rischio.

L’analisi

Per questa analisi i ricercatori hanno analizzato le informazioni diffuse da 27 organizzazioni finanziate dall’Industria dell’alcol. E in particolare ‘aspetti sociali e organizzazioni di pubbliche relazioni’ (SAPROs) e organismi simili. I ricercatori hanno cercato di determinare in che misura l’industria dell’alcool interpreta interamente e con precisione le prove scientifiche sull’alcol e sul cancro per poi riportarle ai consumatori. Hanno analizzato le informazioni sul cancro e sul consumo di alcolici diffusi dagli organismi del settore alcolico e dalle organizzazioni correlate provenienti da Paesi di lingua inglese o dove le informazioni erano disponibili in inglese.

Le strategie di settore

Gli autori dello studio, per mezzo di questa analisi qualitativa delle informazioni sono stati in grado di individuate 3 principali strategie di settore.

- Dimenticare o contestare qualsiasi legame dell’alcol con il cancro o un’omissione selettiva di questo rapporto.

- Distorsione delle informazioni, ossia menzionare qualche rischio di cancro, ma falsificare o offuscare la natura o la dimensione di tale rischio

- Distrarre l’attenzione portando la discussione lontano dagli effetti indipendenti dell’alcool sui tumori comuni.

Il peso delle prove è invece chiaro

«Il peso delle prove scientifiche è chiaro: il consumo di alcol aumenta il rischio di alcune delle forme più comuni di cancro, tra cui numerosi tumori comuni – ha dichiarato Mark Petticrew della LSHTP e principale autore dello studio – La consapevolezza pubblica di questo rischio è bassa e si è sostenuto che una maggiore consapevolezza del pubblico, in particolare del rischio di cancro al seno, costituisce una grave minaccia per l’industria dell’alcool. Nella nostra analisi – prosegue il ricercatore – si suggerisce che i principali produttori di alcol a livello mondiale potrebbero tentare per attenuare ciò diffondendo informazioni fuorvianti sul cancro attraverso i loro testi che invitano a un ‘bere responsabile’».

L’omissione selettiva

Una strategia comune fuorviante i consumatori, si è scoperto essere la ‘omissione selettiva’, ovvero evitare di menzionare il cancro mentre si discute di altri rischi per la salute oppure ignorare tumori specifici. I ricercatori sottolineano che uno dei risultati più importanti emersi dalla ricerca è che i materiali dei produttori di alcolici sembrano specificatamente omettere o falsificare le prove sul cancro del seno e del colon-retto. Una possibile ragione è che questi sono tra i tumori più comuni e pertanto possono essere più noti dei cancri orali e dell’esofago. Quando invece il cancro al seno era menzionato, i ricercatori hanno scoperto che 21 delle organizzazioni non presentano informazioni sul cancro al seno o, peggio, le confondevano – come il presentare molti fattori di rischio alternativi per il cancro al seno senza riconoscere il rischio indipendente del consumo di alcol.

«Le prove esistenti sulle strategie impiegate dall’industria dell’alcool suggeriscono che questo non può essere un semplice errore – precisa il prof. Petticrew – Ciò ha ovvi paralleli con la Campagna globale dell’industria del tabacco che da decenni induce in errore il pubblico sul rischio di cancro».

Questi risultati, rimarcano i ricercatori, sono importanti perché l’industria dell’alcool è coinvolta nel veicolare informazioni sulla salute alle persone in tutto il mondo. I risultati suggeriscono inoltre che le principali società di alcolici internazionali potrebbero ingannare i propri azionisti sui rischi dei loro prodotti, lasciando potenzialmente l’industria aperta alle controversie in alcuni Paesi».

Le implicazioni politiche

«Alcuni organismi di sanità pubblica sono in contatto con le organizzazioni del settore che abbiamo analizzato, malgrado le loro indubbiamente buone intenzioni, non è etico dare loro la competenza e legittimità alle campagne di settore che fanno male al pubblico – spiega Petticrew – sono anche un chiaro richiamo ai rischi del dare all’Industria Alcolica la responsabilità di informare il pubblico sull’alcool e sulla salute».

«Si è spesso pensato che in generale l’Industria Alcolica, a differenza dell’industria del tabacco, è tesa a non negare i danni dell’alcool, ma attraverso la sua informazione fuorviante può mantenere quello che è stata chiamata ‘l’illusione della giustizia’ agli occhi dei responsabili politici, pur negando qualsiasi impatto significativo sul consumo di alcol e sui profitti», conclude Petticrew.

Gli autori riconoscono tuttavia i limiti del loro studio, incluso che esistono molti altri meccanismi e organizzazioni attraverso i quali l’industria diffonde informazioni sulla salute che non hanno esaminato, anche se è improbabile che i messaggi siano diversi. I ricercatori dicono inoltre che occorre esaminare altri siti web industriali, documenti, social media e altri materiali per valutare la natura e la portata della distorsione delle prove e se si estenda ad altre informazioni sanitarie, come per esempio in relazione alle malattie cardiovascolari.

 

LA REGIONE

Alcol e gravidanza, in Svizzera un bambino su cento presenta disturbi

In Svizzera un bambino su cento presenta disturbi causati dal consumo di alcol della madre durante la gravidanza.

Il 9 settembre, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione della sindrome alcolica fetale, viene lanciata una campagna di sensibilizzazione a livello internazionale su questo tema. Anche Dipendenze Svizzera propone diverse pubblicazioni per le future mamme e i loro familiari e conoscenti.

L’alcol rappresenta un pericolo sia per la salute della futura madre che del nascituro. Le ripercussioni negative sul neonato dipendono dallo stadio della gravidanza, dalla durata del consumo e dalle quantità consumate. Anche se non si può definire un valore soglia chiaro a partire dal quale subentri un pericolo per il nascituro, i danni possono essere notevoli. Durante la gravidanza molte donne si astengono dal consumo di alcol, ma per alcune è difficile rinunciarvi.

Anche il bambino beve Attraverso la placenta l’alcol finisce direttamente nel sangue del feto. Tuttavia, i danni che il bambino può subire durante la gravidanza si possono prevenire. Secondo gli esperti, se si desidera un bambino e si vuole evitare che l’embrione sia esposto all’alcol nella prima fase della gestazione, l’ideale sarebbe non bere alcol o solo piccole quantità di alcolici, e comunque non tutti i giorni. In ogni caso, bisognerebbe rinunciare al consumo eccessivo, anche occasionale. Anche durante l’allattamento, che è vivamente raccomandato dagli specialisti, le donne dovrebbero stare attente e, se possibile, evitare di bere alcol, che finisce nel latte materno e inibisce la produzione di latte. In caso di difficoltà o di domande sul loro consumo alcolico, le future mamme non dovrebbero esitare a rivolgersi al medico di famiglia o a un ginecologo.

 

TGVERONA

AGGRESSIONE

Violenza a San Bonifacio "Colpa dell'alcool"

07/09/2017 - Un’aggressione violenta, brutale, senza alcun motivo apparente. Una furia, quella riversata addosso a due ragazzi veronesi, da tre balordi romeni, denunciati ora a piede libero per lesioni. Avviene tutto alcuni giorni fa, qui a alla perifieria di San Bonifacio, vicino al Creme Cafè, locale noto in città. Verso le 20 i due malcapitati sono con le rispettive ragazze su queste panchine. Devono decidere come passare la serata. Si avvicinano quattro romeni, di cui tre iniziano ad insultarli pesantemente. Sono ubriachi, racconteranno poi ai carabinieri le vittime, e dopo le offese passano alle botte. Uno dei due ragazzi riesce a fuggire, non prima di essere ferito alla mano col collo di una bottiglie rotta. L’altro viene attaccato per lunghi minuti con calci e pugni, anche quando è a terra indifeso. Gli vengono strappati anche gli orecchini e l’incubo finisce quando un passante interviene a placare la rabbia dei tre romeni, di età compresa tra i 22 e i 30 anni. Quindi arrivano i carabinieri che identificano gli aggressori, mentre i feriti vengono medicati al vicino pronto soccorso, cavandosela con 20 giorni di prognosi, ma con ripercussioni psicologiche ben più dura da superare.

Molto preoccupato di questa aggressione è il sindaco di San Bonifacio, Giampaolo Provoli, in apprensione anche per il crescente abuso di alcol tra i giovani.

"Avviene che alcuni giovani che magari hanno anche un lavoro - spiega il primo cittadino - alla sera vanno a comprarsi al supermercato grandi quantitativi di alcol che consumano nei parchi cittadini o su qualche panchina. Spessa da una serie di ubriacature che diventano moleste, accadano cose che non dovrebbero accadere, come questa violenza insensata".

Il sindaco ha fatto visita al ragazzo che ha subito il pestaggio più violento. “Sta bene, ma è provato psicologicamente” ci ha detto. Un’aggressione questa, che ha imposto una riflessione al primo cittadino di San Bonifacio, che come prima cosa ha chiesto di rimpolpare il numero di carabinieri nella stazione dell’Arma.

"Per dare una maggiore sensazione di controllo - ha precisato Provoli - perché in realtà furti e rapine sono in forte calo nella nostra città. Però è evidente che queste aggressioni siano clamorose e difficili da smaltire moralmente anche per questi giovani".

Oltre alla richiesta di più forze dell'ordine, il sindaco ha spiegato che molto utile potrà essere l'utilizzo delle telecamere di videosorveglianza come deterrente.

"Abbiamo riacquistato la proprietà delle telecamere e stiamo piano piano sostituendole perché erano diventate obsolete. Per ora ne funziona più del 50%, abbiamo stanziato 100 mila euro per il ripristino delle altre e nel giro di sei mesi il controllo sarà più capillare".

Il comune ha anche sottoscritto un accordo con gli ex carabinieri in congedo, che con due pattugli serali, controllano i territorio e in particolare i parchi. Infine una precisazione da parte di Provoli che ha voluto specificare come i protagonisti di questa aggressione non siano dei profughi, ma persone comunitarie, che vivono da anni a San Bonifacio e che lavorano regolarmente. Sicuramente - ha detto il sindaco - vanno creato anche per loro percorsi di inclusione sociale”.

 

NOTIZIE.IT

Violenze sessuali su studentesse: procura conferma le accuse

di Giovanni Casareto

Sono indagati due carabinieri, che avrebbero violentato due ragazze americane a Firenze. Tuttavia la situazione non è ancora chiara. Il rapporto avuto con i due uomini potrebbe essere stato consenziente.

8 settembre 2017 - Ancora storia di violenze e stupri in Italia. È appena stato risolto il caso stupri stupri di Rimini, e ora salta fuori un altro gravissimo caso a Firenze. Forse ancora più grave sotto certi aspetti, dato che gli autori sarebbero stati due carabinieri, ossia due esseri facenti parte di una categoria che arresta gli stupratori. Queste due persone sono ora indagate.

Le vittime sono due ragazze di 21 anni, studentesse statunitensi. Il fattaccio sarebbe avvenuto la notte tra il 6 e 7 settembre. Le due amiche, mercoledì sera, si trovavano al Flo’, un locale situato in viale Michelangelo. Sono uscite alle 4. Stavano cercando, senza riuscirci, un taxi. A quel punto due carabinieri, che si trovavano lì per sedare una piccola rissa proprio nel locale, hanno rivolto loro la parola. I quattro hanno scambiato qualche battuta innocua e, vedendo che una non si reggeva bene in piedi, si sono offerti di accompagnarle a casa.

Questa scena sarebbe testimoniata anche dalle telecamere di servizio.

Secondo il racconto delle due ragazze, quando sono arrivati a destinazione in centro, i carabinieri hanno parcheggiato l’auto per accompagnarle in casa. Avrebbero comunicato alla centrale che si fermavano per un controllo. Il terribile incubo inizierebbe qui. Una sostiene di essere stata violentata nell’atrio del palazzo, l’altra nell’appartamento. Ma non risulta che siano state udite grida di aiuto.

Terminata la violenza, le due americane hanno chiamato i soccorsi. Un’ambulanza del 118, scortata da una volante della polizia, le ha portate al pronto soccorso di Santa Maria Nuova, da cui sono state indirizzate a Torregalli, dove c’è un reparto di ginecologia e dove è stato attivato il codice rosa. Poi le ragazze sono state portate di nuovo a Santa Maria Nuova. Una di loro era ancora sotto l’effetto dell’alcol, l’altra è apparsa più sobria e presente. La visita non ha però rilevato segni esterni di violenze.

Una delle ragazze aveva solamente un minuscolo arrossamento sul collo. Gli abiti sono stati sequestrati per le analisi.

Sono indagati per violenza sessuale i due carabinieri denunciati dalle studentesse americane. Le ragazze ieri mattina avevano fatto denuncia in Questura, e raccontato il loro punto di vista. I presunti colpevoli sono stati identificati. La procura ritiene che il racconto delle due giovani presenti elementi di fondatezza.

Le studentesse sono state sentite fino a tarda notte, per chiarire alcuni punti e colmare alcune lacune presenti nel loro primo racconto. Le due ragazze, a Firenze per seguire i corsi in una Accademia per stranieri, hanno confermato la loro versione. I due carabinieri accusati non sarebbero ancora stati ascoltati.

La posizione delle ragazze, entrambe assicurate contro lo stupro

Le ipotesi iniziali delineavano tre possibili scenari: la remota possibilità, adesso non più considerata, che la denuncia fosse completamente falsa e inventata; un doppio rapporto consenziente fra le ragazze e i carabinieri in divisa, poi denunciato come stupro; una violenza vera e propria. Il fatto che sono entrambe assicurate contro lo stupro, dà forza alla seconda ipotesi.

A rendere plausibile la terza possibilità è il fatto che tutte e due, una di più, erano sotto effetto dell’alcol, e quindi facili vittime. In entrambi i casi, comunque, la posizione dei carabinieri non è difendibile e giustificabile. Anche se i rapporti fossero stati consenzienti, i due militari erano in servizio e non avrebbero dovuto “cadere in tentazione”. (*)

 

(*) Nota: il consumo di alcolici è sovente associato alla violenza sessuale. In Inghilterra, da qualche anno, le legge considera stupro i rapporti sessuali avuti con persone sotto affetto di alcolici

 

TREND OLNLINE

Bere alcolici e guidare? Tra poco non sarà più un tabù

Bere "al volante"? Per gli analisti di Morgan Stanley, lo si potrà fare grazie alla rivoluzione delle auto senza pilota

Bere "al volante"? Più o meno. Ma di sicuro bere in auto, bere di più, e soprattutto: bere senza rischiare di farsi ritirare la patente a vita (o di rimetterci l'osso del collo).

Una curiosa nota degli esperti finanziari di Morgan Stanley, rilanciata questa mattina dalla rete Cnbc, fornisce una analisi piuttosto fuori dagli schemi sulle conseguenze che la rivoluzione in corso dei veicoli a guida autonoma avrà al di fuori dell'industria automobilistica. Ne viene fuori un dato finora rimasto invisibile agli analisti di mercato: tra i maggiori beneficiari della transizione verso i veicoli driverless ci saranno proprio i grandi colossi di birra e spirits, destinati ad aumentare le loro vendite nei prossimi anni grazie alle nuove abitudini dei consumatori di alcol .

Una rivoluzione anche nel bere Nel repot, intitolato non a caso "Mobilità autonoma condivisa: la soluzione per bere e guidare?, il broker americano scrive che le tecnologie legate all'auto senza pilota "potrebbero aiutare a modificare la mutua esclusività del bere e del guidare in un modo che può significativamente accrescere i tassi di crescita del mercato dell'alcol e le vendite nel segmento "on-trade" (bar, ristoranti, alberghi, ndr).

Ci saranno, scrivono, "più occasioni di bere prima di salire in macchina", ma anche "più occasioni di bere mentre si è in macchina." Una vera e propria manna per le società che producono birra, vino e superalcolici, e che faranno la felicità dei colossi del settore come Constellation Brands o il produttore della birra Corona Anheuser-Busch InBev, che per Morgan Stanley sono tra i titoli "meglio posizionati" del settore beveraggi per trarre vantaggio da questo tema di mercato.

 

(*) Nota: quando ci saranno le automobili col pilota automatico, mi sentirò comunque più trasnquillo nel sapere che i passeggeri non avranno bevuto.

 

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Guida ubriaco, arrestato a 22 anni

 

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Incidente ad Arginone, rifiuta l'alcol test. Nei guai un 50enne

 

TORINO TODAY

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Fugge contromano e sperona la Municipale, ubriaco denunciato

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