Rassegna del 4 Settembre 2017

INFORMASALUS

Alcol in gravidanza. Ecco perché bisogna cessare del tutto

di Redazione InformaSalus.it

l'Istituto Superiore di Sanità che raccomanda di cessare del tutto di bere alcolici in gravidanza

04/09/2017 - In Italia oltre il 50% delle future mamme mantiene le stesse abitudini “alcoliche” precedenti alla gravidanza e supera i due bicchieri al giorno, sottoponendo il feto al rischio di un ampio spettro di disordini feto alcolici (FASD), che vanno dai deficit cognitivi e comportamentali, fino ad anomalie fisiche che interessano la testa e il volto. È quanto riferisce l'Istituto Superiore di Sanità che raccomanda di cessare del tutto di bere alcolici in gravidanza, e anche nella fase del concepimento.

L'alcol infatti è in grado di attraversare la placenta e arrivare direttamente al feto con la stessa concentrazione in cui è presente nell'organismo della madre interferendo in modo più o meno grave con i normali processi sviluppo fisico e intellettivo del bambino in maniera più o meno grave, in base alla quantità consumata.

Il rischio, inoltre, potrebbe non interessare soltanto la progenie diretta, ma anche le generazioni future. È quanto sottolinea un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università della California di Riverside pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex, che per la prima volta ha riscontrato un potenziale effetto “transgenerazionale” dei disordini feto alcolici, con effetti indiretti anche nelle generazioni non più esposte all’alcol.

Lo stesso team di ricerca in un precedente studio aveva dimostrato come l’etanolo assunto in gravidanza avesse un impatto diretto sull’anatomia della neocorteccia – la parte del cervello umano più “recente” e deputata alle funzioni cognitive superiori – favorendo potenziali disturbi motori e comportamentali.

 

TOSCANAOGGI

Opinioni & Commenti

Dietro alcol, droga e risse un business irrinunciabile

L’omicidio di Niccolò Ciatti ha riproposto gli interrogativi di sempre. Da spazi delle controculture giovanili, con forte connotazione identitaria, questi locali sono diventati luoghi di consumo del divertimento. E anche se ci si rende conto della negatività del «turismo da sbronze», come a Lloret de Mar, non si riesce a fare marcia indietro per l’importanza che ha sull’economia locale.

di Marco Bontempi - sociologo

03/09/2017 - La tragica vicenda dell’omicidio di Niccolò Ciatti in una discoteca spagnola ha suscitato insieme allo sgomento, quegli interrogativi sulla socializzazione nelle discoteche che ciclicamente riemergono, specie in relazione a tragici eventi.

In effetti, lo sguardo sospettoso sulle discoteche e più in generale sui locali da ballo, ha una lunga storia. Una storia che è strettamente legata alle trasformazioni dei costumi, e soprattutto ai cambiamenti che hanno caratterizzato il rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero. Nella società centrata sul tempo di lavoro industriale il tempo libero era un tempo residuale, cioè un tempo principalmente impiegato per attività di riposo e di svago rispetto al lavoro, che era l’attività più marcatamente connotante l’identità sociale dell’individuo. In questo tipo di società alle discoteche era assegnata una collocazione marginale, culturalmente e anche come attività economiche. Questa marginalità sociale le ha rese, negli anni ’70, spazi particolarmente adatti per la sperimentazione di forme di socializzazione connesse alle controculture giovanili, sia in termini musicali che di pratiche relazionali e anche di stili di consumo (musicali, alcolici, stupefacenti). In questa fase le discoteche hanno una forte connotazione identitaria, tra i giovani e anche dei giovani da parte degli adulti.

I decenni seguenti le vedono coinvolte in profonde trasformazioni, la più rilevante delle quali è l’espansione verso segmenti diversi di pubblico e anche tipi di consumi musicali. Non sono solo i giovani a frequentarle, con il tempo non sono più luoghi di sperimentazione, ma luoghi di consumo del divertimento, imprese economiche di dimensioni sempre più significative che programmano le attività in modi, orari, forme differenziate per attrarre consumatori differenti. È in questo cambiamento, negli anni ’90, che si arriva a mega-discoteche capaci di riunire duemila e più persone. Da spazi socialmente marginali per il tempo libero dal lavoro, diventano imprese di produzione del divertimento in orari sempre più lunghi, allungamento complementare alla diffusione della pratica dei clienti di non fermarsi solo in una discoteca, ma di spostarsi in discoteche diverse nel corso della medesima serata/notte.

Questi brevi cenni hanno lo scopo di mostrare che oggi ciò che viene chiesto alle discoteche da chi le frequenta non è più un tratto identitario, di incontro tra «simili», ma è molto più una forma di consumo del divertimento. Anche il consumo di alcolici e di stupefacenti ha più del passato questa connotazione di leisure.

È dunque sbagliato pensare che queste siano pratiche «tipiche dei giovani» e che le risse, le ubriacature, la droga, la violenza a queste connessa, siano un «problema giovanile». Il fatto che molti clienti di discoteca siano giovani non li rende generazionalmente o, peggio, identitariamente, simili. Il consumo di alcolici e di droghe non è più, ormai, esclusivamente giovanile. Se vogliamo inquadrare il problema in modo almeno un po’ realistico è necessario considerare che queste pratiche sono ormai coltivate da un vero e proprio settore economico produttivo. Nella cittadina dove è successa la tragedia del povero Niccolò nel consiglio comunale si discute da anni di convertire il «turismo da sbronze» in forme di turismo più gradite, ma fino ad oggi non è stato fatto nulla di concreto, perché queste imprese sono una fetta importante dell’economia locale. Allora, per dirlo in una battuta, il problema non sono i giovani, ma gli adulti, o meglio, il problema è che cosa gli adulti fanno dei giovani.

Due aspetti mi paiono importanti da sottolineare: il primo è che molte pratiche giovanili sono mercati economicamente molto sfruttati dagli adulti, è ovvio che vi prendono parte i giovani, ma non è meno ovvio che vi partecipano da clienti. Il secondo è la ormai macroscopica marginalizzazione dei giovani da parte degli adulti in tutte le posizioni di potere, influenza, e più in generale autonomia. In entrambi questi casi è tipico degli adulti deresponsabilizzarsi da questi due processi accusando i giovani di essere immorali e pigri, ma a ben vedere sono gli adulti che collocano i giovani in questa relazione di esclusione e di sottomissione, economica, culturale, sociale.

 

LA REPUBBLICA

Stupri di Rimini, quando il 15enne disse agli amici: "Quella la faccio bere e la violento" (*)

La compagnia di Vallefoglia è ancora sotto shock: "Il più giovane è anche il più pericoloso. Da quella notte sono spariti, avevamo capito che c'era sotto qualcosa"

dalla nostra inviata BRUNELLA GIOVARA

MONTECCHIO DI VALLEFOGLIA (PU), 04 settembre 2017 - Il 23 agosto, alla festa di compleanno di Margherita, "K. disse una cosa che ci lasciò tutti di m... Aveva puntato una mia amica, Laura, che gli piaceva molto. Disse: adesso la faccio bere e poi la violento". E voi? "Ci sono state reazioni diverse. Qualcuno è scoppiato a ridere, un altro gli ha detto: ma sei scemo. Molti sono rimasti male. Io e le mie amiche del cuore, ad esempio. Laura si è spaventata moltissimo, ed è rimasta con noi tre tutta la sera, appiccicata a noi".

Come le tre civette sul comò, Margherita e le amiche Hiba e Irene, tutte italiane, di famiglie emigrate dal Marocco, e tutte di anni 15, raccontano appollaiate sugli sgabelli di un bar com'erano i quattro arrestati per gli stupri di Rimini. Sono tutte molto carine, anche molto spaventate, ma sagge e prudenti, soprattutto ripensando a quello che è successo sulla spiaggia, a Rimini, e che forse poteva succedere anche a loro, forse. "Invece no, guarda che K. ci ha sempre trattato come sorelle, o cugine. Le nostre famiglie sono arrivate qui più o meno insieme, e le famiglie marocchine si aiutano molto". E K., il più giovane degli arrestati, "ci faceva paura, certo, per come si comportava. Uno psicopatico. Parlava solo di uccidere e violentare. Era anche noioso, in questo. Ma non ci ha mai toccate, e noi comunque facevamo attenzione. Stavamo sempre insieme, noi tre".

La compagnia "è fatta di una trentina di ragazzi, abbiamo il nostro gruppo WhatsApp. Ci sono marocchini, albanesi, e cinque italiani. Che si fa? Si prende il tram e si va a Pesaro, a divertirci, perché qui non c'è niente". Il tram in realtà è l'autobus, che porta i ragazzi a scuola o al "piazzale Matteotti, dove ci sono le panchine, noi siamo sempre lì". O alla stazione, dove poche ore dopo gli stupri, "c'era molta polizia. C'eravamo anche noi... Loro quattro erano lì, siamo andate a salutarli. Abbiamo visto i controlli, chiedevano i documenti, un poliziotto ha anche squadrato per bene K, davanti e dietro, poi se ne è andato". Era sabato pomeriggio, la caccia alla banda dei quattro era cominciata all'alba, quel pomeriggio M., il fratello diciassettenne di K., era nervoso. Continuava a chiedere "ma chi cercano? Magari c'è un politico? O un cantante? O stanno cercando qualcuno?". K invece era tranquillo, rideva e scherzava".

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C'era anche Guerlin, il congolese, "ma noi l'abbiamo sempre chiamato Biondo, per scherzo, no? Lui così nero". E cosa si dicevano? Qui il ricordo di Irene e Margherita è preciso: "Abbiamo sentito solo noi due, quelle frasi: M. a un certo punto ha detto "sai cosa abbiamo fatto, no?", come a dire che siamo stati noi, perciò c'è tutta questa polizia, ma abbiamo capito dopo il significato. E il Biondo ha risposto: "Stai zitto, fra', cioè fratello".

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Ma un'altra cosa ha inquietato le tre ragazzine. "Da venerdì notte, da quel venerdi, sono spariti da WhatsApp. Biondo non era nella chat, ma gli altri tre, muti, non si sono più collegati. Abbiamo pensato che era strano. Poi sono proprio spariti, nessuno della compagnia li ha più visti. Ci siamo dette: "E se fossero loro?"".

Ma l'altro ieri è spuntata fuori la foto, il frame della telecamera. Anche se sembrano tutti uguali, i ragazzi con le felpe e il cappellino all'incontrario, i jeans, le magliette tutte uguali, "e invece no! Noi li abbiamo riconosciuti. Guarda qua: A sinistra c'è M., quello in mezzo è L., a destra c'è K.".

Hiba si è messa a urlare, Irene, "mi è venuto a piangere, erano i nostri amici, erano stati loro". Margherita: "Io ho sempre pensato che fossero stati loro, c'erano delle coincidenze, uno non si cancella dalla chat degli amici così, di colpo". Nessuna di loro ha pensato di fare qualcosa, "erano solo dei sospetti, come fai a dire che secondo te sono stati loro, chi ti crede?". E poi, "K. eravamo sicure che prima o poi ammazzasse o violentasse qualcuno. Lo diceva sempre. È violento, vuole sempre fare a botte con tutti, se vede uno che non gli piace si alza e va a menarlo. Il controllore dell'autobus ad esempio. E gira con un coltellino, l'ha usato per ferire un altro ragazzo, che poi l'ha denunciato". E "gli piacciono le ragazze, forse è un malato, diceva sempre di essere invalido, a me sembrava che stesse benissimo, a parte la psicopatia". E "ha avuto molte fidanzate, tra cui una certa M., che sta abbracciata a lui sul profilo Facebook, e "quando passava una ragazza le guardava il culo e diceva a noi:quella me la farei".

Sul perché non mollassero questo K. al suo destino, come è poi stato, le tre rispondono "che ci faceva paura. Stavamo zitte. Lui ci chiamava sorelline...". Hiba: "A me ha rubato il cellulare. Io lo invitavo alle feste a casa mia e lui mi ripaga così. Mia madre ha deciso che era meglio non denunciarlo, viene da una famiglia un po' pericolosa, nessuno dei nostri genitori li frequenta più".

E il Biondo? "Parlava poco. Diceva di essere scappato dalla guerra, ma non ne voleva parlare. Spacciava alla stazione, fumo e ganja, aveva sempre soldi. Loro erano sempre vestiti firmati. Nike, Adidas, Vans, Converse, roba che costa. Le scarpe K. le rubava in palestra, poi l'hanno espulso da scuola, faceva l'artistico. L'unico che non rubava era L., il nigeriano. A lui la famiglia comprava tutto, stanno molto bene, gli hanno regalato l'iPhone". Cosa dicevano, di quelle cose firmate?

I due fratelli erano poveri... "Dicevano che arrivavano dalla Caritas. Ma noi lo sappiamo, che alla Caritas non ti danno quei vestiti".

E M.? "Era appena uscito dalla comunità. Spacciava, gliel'hanno trovata nello zainetto". Margherita dice che "aveva promesso di rigare dritto. Diceva: non voglio tornare in quel posto. Perciò mi stupisco che abbia fatto quelle cose, tornerà dentro, no?". Eh sì, tornerà dentro.

 

ROMINITODAY

I minori raccontano la loro versione: notte di alcol e droga, poi il duplice stupro (*)

I tre ragazzini puntano il dito contro Guerlin Butungu e si difendono: "Ci siamo limitati a tenere immobilizzate le vittime"

Tommaso Torri

04 settembre 2017 - Spuntano nuovi e inquietanti dettagli dai verbali dei tre ragazzini minorenni che, insieme al congolese Guerlin Butungu, sono stati arrestati con l'accusa del duplice stupro della 26enne polacca e della 42enne transessuale peruviana. I due fratelli marocchini di 15 e 16 anni, insieme al nigeriano 17enne, hanno ripercorso la notte tra il 26 e 26 agosto: partiti da Pesaro col treno, erano arrivati a Rimini insieme al 20enne congolese. "Ci ha proposto di trascorrere una serata a Rimini con lui - hanno raccontato agli inquirenti - lo avevamo già fatto. Siamo partiti da Pesaro col treno. Scesi a Riccione abbiamo fatto tappa in un paio di locali. Guerlin ci ha offerto le due bottiglie di vodka che abbiamo bevuto tutti insieme, e anche birre e spinelli". In preda all'alcol e agli stupefacenti, il gruppo ha così iniziato a vagare per le strade di Miramare fino a quando, davanti al Bagno 130, è incappato nella coppia di polacchi.

Il congolese, da "capobranco", avrebbe quindi ordinato ai ragazzini di assaltare i due giovani per rapinarli. In particolare, gli avrebbe detto di massacrare il ragazzo mentre lui si sarebbe occupato della ragazza. "A lei ci penso io", sarebbero state le parole di Butungo e, sempre secondo il racconto dei minorenni, loro si sono limitati a tenere ferma la 26enne sulla sabbia mentre il 20enne abusava di lei. Alla domanda specifica se, anche i minorenni l'avessero stuprata, iniziano però a fioccare i "non ricordo". I giovani, infatti, si sono trincerati dietro la confusione provocata dall'assunzione di alcolici e stupefacenti mentre, uno in particolare, ha ribadito la sua innocenza sostenendo di "non andare coi trans". Versioni che discordano da quelle delle vittime, che hanno raccontato agli inquirenti di essere state abusate più volte e da tutti i componenti del gruppo. In particolare, la transessuale peruviana ha affermato che il branco ha più volte approfittato del suo corpo.

 

(*) Nota: gli alcolici hanno la stessa pericolosità delle armi e come tali andrebbero regolamentati. Sarebbe così strano introdurre una licenza di bere alcolici? Per una mera coincidenza statistica, i patentati e le persone non astemie sono lo stesso numero (circa 35 milioni) I primi causano poco meno di quattromila morti, i bevitori diciottomila. Come mai per guidare ci vuole la patente e per bere no?

 

ALTARIMINI

Alcool a minori e dopo le 24: già punito con sospensione, minimarket beccato di nuovo a non rispettare le regole (*)

04 Settembre 2017 - Fine settimana di attività intensa per le donne e degli uomini della Polizia Municipale di Rimini, impegnati in particolare nei controlli per il contrasto della vendita abusiva di alcol. Due i gestori di minimarket sanzionati per la vendita di bevande alcoliche dopo la mezzanotte, irregolarità che comporta una sanzione di 6.600 euro. Uno dei due inoltre è risultato essere particolarmente recidivo: l’attività infatti aveva già scontato una sospesione di 15 giorni, disposta a seguito della reiterazione di violazioni al regolamento. In questo caso scatterà quindi una nuova segnalazione alla Prefettura, affinché valuti l’applicazione di un’ulteriore sanzione accessoria.

Sanzione e denuncia invece per il titolare di un altro minimarket, sorpreso mentre vendeva bevande alcoliche ad un minore. Ad aggravare la posizione dell’uomo è stata la reazione aggressiva avuta nei confronti delle due agenti impegnate nei controlli, atteggiamento che ha portato ad una denuncia per resistenza. Anche in questo caso l’attività aveva già scontato una sospensione di 15 giorni per le ripetute violazioni al regolamento.

Sono stati inoltre 14 i verbali redatti dalla Polizia Municipale nel corso del fine settimana appena trascorso per il mancato rispetto dell’ordinanza che vietava per tre giorni la vendita di bevande in contenitori di vetro. L’ordinanza, emessa in occasione della partita di calcio tra San Marino e Irlanda del Nord e che ha portato in Riviera circa tremila tifosi, prevedeva il divieto per tutte le attività a mare della statale di vendere per asporto ogni tipo di bevanda contenuta in bicchieri di vetro e in bottiglie o confezioni di vetro. Sei delle attività sono state sanzionate anche per la violazione dell’articolo 34 ter del regolamento di polizia urbana, che vieta la vendita di alcol in vetro dopo le ore 22.

Nel fine settimana è inoltre proseguita l’attività del Noac, il nucleo operativo impegnato sul fronte dell’abusivismo commerciale. Sette i rinvenimenti effettuati di merce venduta abusivamente, mentre un uomo è stato denunciato per vendita di articoli con marchi contraffatti. Ancora controlli anche a contrasto del fenomeno dei pallinari: sei le sanzioni elevate.

 

(*) Nota: le attività commerciali si sostengono con una logica economica. Se chi è già stato punito con una sospensione riprende a trasgredire, significa che la sanzione non è stata abbastanza svantaggiosa.

 

LA PROVINCIA PAVESE

Travolge ragazzino in bici, conducente ubriaco all'alcoltest

Zerbolò, il 12enne in bicicletta sta meglio ma è ancora in ospedale. Denunciato l'automobilista

di Adriano Agatti

ZERBOLO’. Ha travolto con l’auto e ferito un ragazzino di 12 anni in bicicletta vicino al Comune di Zerbolò. Un 42enne che abita in paese è stato denunciato con l’accusa di guida in stato di ebbrezza. Il risultato del test dell’etilometro ha evidenziato una presenza di alcol nel sangue pari a 1 mentre quelle consentita dalla legge arriva sino allo 0.50. L’uomo dovrà rispondere all’accusa di guida in stato di ebbrezza.

Le condizioni del ragazzino di Zerbolò, che aveva riportato alcune fratture e in un primo tempo i medici si erano riservata la prognosi a scopo precauzionale, sono migliorate. Il 12enne è comunque ancora ricoverato in ospedale, nel reparto di ortopedia del San Matteo.

L’incidente era avvenuto sabato pomeriggio alla periferia del paese. Il 42enne era al volante della sua Nissan Qashqai diretto verso la periferia. Sembra non procedesse velocemente. Per motivi che dovranno essere chiariti l’auto ha travolto il ragazzino che è stato «caricato» sul parabrezza ed è stato scaraventato a terra. La bicicletta è finita dentro in un fossato. I rilievi, per spiegare la dinamica dell’investimento, sono stati eseguiti dalla polizia urbana del consorzio Siccomario Cairoli. I vigili hanno lavorato a lungo per chiarire quello che era successo in quel tratto di strada che non sembra partic

 

LEGGO

Ubriaca in aereo, scoppia la rissa sul volo RyanAir: non volerà più (*)

Una passeggera visibilmente alticcia ha causato una vera e propria rissa su un aereo della compagnia RyanAir pronto al decollo. Per placare gli animi è stato necessario l'intervento degli assistenti di volo, ma questo non ha comunque impedito il decollo del mezzo dall'aeroporto di Newcastle, in Gran Bretagna.

È accaduto la mattina di giovedì scorso: l'aereo era diretto ad Alicante, in Spagna. A bordo la maggior parte dei passeggeri erano turisti britannici che da sempre affollano le spiagge iberiche in ogni periodo dell'anno. Tra questi, anche la donna che, dopo aver urlato e infastidito altri passeggeri, ha provocato l'alterco, che ha coinvolto più persone. Lo riporta Metro.co.uk.

Il video della rissa è stato girato e pubblicato sul web da un'altra passeggera, la 30enne Lucy Marie Morris. Quest'ultima ha anche spiegato di aver temuto una cancellazione del volo, proprio a causa della baruffa scatenatasi sull'aereo in partenza, ma il decollo è regolarmente avvenuto con qualche minuto di ritardo rispetto all'orario prestabilito. Solo una volta giunti all'aeroporto di Alicante la donna che ha causato la rissa è stata affidata alla polizia aeroportuale spagnola e, come annunciato dalla compagnia, è stata interdetta a vita dai voli RyanAir. «Non possiamo tollerare atti che vadano a mirare la sicurezza e il comfort dei nostri clienti e del nostro personale» - ha spiegato un portavoce - «Per questo motivo insistiamo nel proporre misure di sicurezza più stringenti per il consumo di alcol da parte dei passeggeri negli aeroporti».

 

(*) Nota nei numerosi bar degli aeroporti e nei Duty-free vengono serviti e venduti alcolici. Prima o poi qualcuno si accorgerà che è più conveniente interdire gli alcolici piuttosto che i passeggeri.

 

ALTRA CRONACA ALCOLICA

 

CITTA' DELLA SPEZIA

S'incastra con l'auto nelle scale di Via dell'Olivo, complice l'alcol

 

TARANTOBUONASERA

Un 19enne alla guida sotto alcol e droga si ribalta con l'auto. Un 16enne in prognosi riservata

 

INFOVERCELLI

Depresso per la perdita del lavoro si ubriaca e minaccia di farla finita

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