Rassegna del 31 Agosto 2017

INFORMAAREZZO

L’ombra del TAR comincia a volteggiare sulle ordinanze anti alcol (*)

Paolo Casalini

Sempre piu’ probabile il ricorso al TAR da parte dei commercianti, sanzionati o no.

Le ordinanze per contrastare l'abuso di alcol tra i giovani o meno giovani, possono soltanto concorrere al premio per la maggiore superficiale spettacolarizzazione e velleità, con cui alcuni sindaci affrontano i problemi della sicurezza e dell'ordine pubblico

Sarebbe stato infatti già piu' che sufficiente, che le forze dell'ordine, tra cui gli 80 agenti della polizia municipale, avessero applicato al tema, le più rigorose e persuasive norme del codice penale, peraltro prevalenti su ogni provvedimento amministrativo, ordinanze dei sindaci comprese, per ottenere risultati apprezzabili.

Nel 2015, il Tar della Toscana ha bocciato un'ordinanza del Sindaco di Firenze Nardella, che vietava la vendita di alcolici dalle 22 alle 6. E non era la prima volta: nel 2013 il Tar aveva già bocciato un ordinanza simile emessa dal sindaco Matteo Renzi. Sanzioni dunque annullate e alla fine della fiera, obbligo di restituzione con gli interessi delle somme incassate.

Cosa dice la sentenza del 2015? Che simili ordinanze dovrebbero essere prese dall'amministrazione e non dal Sindaco, lasciando emergere l'ignoranza dei Sindaci nella gestione delle procedure, ma anche che limitare la vendita di beni (alcolici nella fattispecie) non c'entra nulla con gli orari degli esercizi commerciali, che comunque non sono di competenza comunale, ma disciplinati da legge dello Stato, anche dopo specifica sentenza della Corte Costituzionale (27/2013),

Sempre nel 2015, il Tar della Sicilia ha dichiarato l’illegittimità delle ordinanze anti alcol emesse dal sindaco Orlando.

Una sentenza, quella dei giudici amministrativi che ha fatto precipitare sul Comune di Palermo una valanga di ricorsi da parte di quegli esercenti che avevano subito una sanzione o la chiusura del locale.

Ma il Tar è stato molto deciso. I giudici, pur comprendendo lo “spirito” delle ordinanze, cioè quello di salvaguardare la salute e la vivibilità dei cittadini, contestano l'eccessivo ricorso alle ordinanze. Uno strumento, quest'ultimo, che trova la propria legittimità in situazioni di emergenza e comunque con effetti limitati nel tempo, (Orlando aveva reiterato l'ordinanza) smentendo, però, scrivono i giudici, “l'ottica assolutamente contingente” che deve ispirare questo tipo di provvedimenti.

“E' nel potere del sindaco – scrive il Tar - emanare ordinanze extra ordinem allorché si verifichino situazioni eccezionali, impreviste ed imprevedibili come tali autonomamente idonee a ledere o mettere in pericolo l'incolumità dei cittadini e la sicurezza pubblica (ivi compreso l'inquinamento acustico, o atmosferico, o ambientale), ma deve intendersi fermo il dovere-potere del Comune – prosegue - di tutelare e garantire la sicurezza urbana individuando, al fine, le misure più idonee ed adeguate; potere che si manifesta, in via "ordinaria", attraverso l'esercizio della potestà regolamentare che spetta interamente ed esclusivamente all'Organo consiliare”.

Val dunque la pena rammentare cosa scrisse la Corte Costituzionale nella famosa sentenza del 2011 che prese avvio da una ordinanza anti accattonaggio.

L’assenza di una valida base legislativa, riscontrabile nel potere conferito ai sindaci dalla norma censurata, così come incide negativamente sulla garanzia di imparzialità della pubblica amministrazione, a fortiori lede il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, giacché gli stessi comportamenti potrebbero essere ritenuti variamente leciti o illeciti, a seconda delle numerose frazioni del territorio nazionale rappresentate dagli ambiti di competenza dei sindaci. Non si tratta, in tali casi, di adattamenti o modulazioni di precetti legislativi generali in vista di concrete situazioni locali, ma di vere e proprie disparità di trattamento tra cittadini, incidenti sulla loro sfera generale di libertà, che possono consistere in fattispecie nuove ed inedite, liberamente configurabili dai sindaci, senza base legislativa, come la prassi sinora realizzatasi ha ampiamente dimostrato.

Tale disparità di trattamento, se manca un punto di riferimento normativo per valutarne la ragionevolezza, integra la violazione dell’art. 3, primo comma, Cost., in quanto consente all’autorità amministrativa – nella specie rappresentata dai sindaci – restrizioni diverse e variegate, frutto di valutazioni molteplici, non riconducibili ad una matrice legislativa unitaria.

Un giudizio sul rispetto del principio generale di eguaglianza non è possibile se le eventuali differenti discipline di comportamenti, uguali o assimilabili, dei cittadini, contenute nelle più disparate ordinanze sindacali, non siano valutabili alla luce di un comune parametro legislativo, che ponga le regole ed alla cui stregua si possa verificare se le diversità di trattamento giuridico siano giustificate dalla eterogeneità delle situazioni locali.

Per i motivi esposti, la norma censurata viola anche l’art. 3, primo comma, della Costituzione.

(*) Nota: argomenti complessi come la prevenzione dei problemi alcol correlati sono sempre soggetti a puntualizzazioni e interessi contrastanti. A maggior ragione ci vorrebbe una legge nazionale che regoli in modo chiaro e uguale su tutto il territorio i limiti della somministrazione di alcolici.

ALTARIMINI

Rimini, chiusi altri due minimarket per vendita di alcool a minori o dopo la mezzanotte

Due nuovi minimarket dovranno chiudere la propria attività a seguito della segnalazione della Polizia municipale di Rimini alla Prefettura per essere stati recidivi nella vendita di alcol in violazione delle norme e regolamenti in vigore.

Rimini - 30 Agosto 2017 - Due nuove chiusure che portano a quattro quelle già ottenute dalla Polizia municipale, impegnata in una attività di controllo costante e capillare per il contrastare la vendita abusiva di alcol.

Oltre alle sanzioni, infatti, quando viene accertata la vendita di bevande alcoliche dopo la mezzanotte o in violazione del Regolamento di Polizia urbana, la normativa prevede in presenza di un atteggiamento reiterato e recidivo la possibilità di segnalarlo alla Prefettura affinché valuti l’applicazione dei sanzioni accessorie. Sanzioni che prevedono la chiusura dell’attività nel caso la violazione sia stata commessa più di una volta (per un periodo tra i 7 e i 30 giorni per la vendita alcol in bottiglie di vetro in orario vietato, fino a tre mesi per la vendita di alcol a minori).

Solo dal primo gennaio a oggi sono stati 357 i controlli effettuati dalla Polizia municipale per la vendita di alcol che hanno portato alla redazione di 73 verbali le violazioni più gravi e, per quattro di essi alla chiusura per comportamento recidivo.

Gli ultimi due provvedimenti inibitori sono stati inflitti a un minimarket in pieno centro storico e a un minimarket di viale Regina Elena per un periodo di 15 e 10 giorni. Entrambe le gestioni sono in capo a stranieri ed i negozi dedicano quasi tutta la metratura disponibile all'esposizione e alla vendita di alcolici e superalcolici.

“E’ un impegno che continueremo costantemente – ha dichiarato l’assessore alla Sicurezza Jamil Sadegholvaad – in primo luogo per il rispetto dovuto alla normativa, in secondo perché nella tutela dei minori individuiamo uno degli obiettivi prioritari. E’ per questo che accanto alla repressione degli esercizi e dei titolari con sanzioni pecuniarie ma anche con provvedimenti più forti come la chiusura dell’attività, particolare attenzione viene dedicata dagli operatori della Pm – che ringrazio per il loro impegno professionale ma anche civico – si mettono in relazione coi genitori di quei ragazzi che durante l’attività di controllo vengono trovati in possesso di alcolici. Un impegno anche sociale e educativo per far condividere a famiglia e istituzioni un percorso educativo importante che si affianca a quello svolto nei confronti degli esercenti a cui è spiegato quali siano le regole da rispettare e perché.”

LA REPUBBLICA

Salento, turista di 19 anni violentata in un villaggio vacanze a Taviano: 27enne fermato

Entrambi erano reduci da una serata in discoteca a Gallipoli. Il giovane ha rischiato il linciaggio da parte degli amici della ragazza, intervenuti immediatamente quando hanno saputo della violenza

di CHIARA SPAGNOLO

LECCE, 31 agosto 2017 - Una violenza sessuale ai danni di una turista diciannovenne ha fatto finire in carcere un 27enne di Latina, che si trovava in vacanza in una struttura ricettiva di Mancaversa, la marina di Taviano, in provincia di Lecce. Nel residence si sarebbe consumato l’abuso: un rapporto sessuale contro la volontà della giovane, che subito dopo sarebbe riuscita a scappare e a chiedere prima l’aiuto di alcuni amici e poi l’intervento dei carabinieri.

Sulla base della denuncia - e in accordo con la pm Francesca Miglietta - gli investigatori della compagnia di Casarano hanno emesso il provvedimento di fermo di polizia giudiziaria, che dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari. I due, entrambi turisti che hanno scelto il Salento per passare le vacanze insieme con amici, hanno trascorso in discoteca a Gallipoli la serata del 29 agosto. Prima di quel giorno i due non si conoscevano e l’approccio è avvenuto all’alba del 30, quando il 27enne è tornato nel villaggio e si è recato nel bungalow occupato da una giovane con la quale aveva intrattenuto una relazione nei giorni precedenti.

Non trovandola sarebbe entrato nella casa occupata da altre ragazze e lì avrebbe conosciuto la diciannovenne, anche lei reduce da una serata in discoteca. L’approccio si sarebbe presto trasformato in un tentativo di rapporto sessuale, che la ragazza avrebbe cercato di evitare subendo però la violenza. Subito dopo che l’uomo aveva lasciato il bungalow, la turista è uscita chiedendo aiuto agli amici, che hanno individuato il presunto violentatore e lo hanno bloccato. L’intervento tempestivo dei carabinieri ha impedito che la rabbia dei giovani si scatenasse contro il 27enne, ritenuto responsabile dell’abuso sessuale.

Il giovane è stato sottoposto a un test grazie al quale è stata riscontrata la presenza di un elevato tasso di alcol nel sangue. Nel corso dell’interrogatorio, ha cercato di difendersi spiegando che il rapporto sessuale è stato consenziente. Considerato il pericolo di fuga legato al fatto che risiede lontano dal Salento, il magistrato ha disposto che il 27enne venisse portato in carcere in attesa dell’interrogatorio di convalida. Il racconto della 19enne viene considerato attendibile dagli investigatori, anche perché effettuato nell’immediatezza del fatto agli amici che si trovavano vicini alla sua abitazione.

CORRIERE DEL VENETO

NEL VENEZIANO

Ubriaco e drogato travolge turista L’ira del figlio della vittima: «Distrutti da un attimo di stupidità»

Eraclea, il giovane investitore era fuggito. La vittima è un noto fotografo sloveno

ERACLEA, 31 agosto 2017 «Un momento di stupidità, di arroganza e di incoscienza ha distrutto due famiglie. È molto triste». Lo dicono i familiari di Egon Kase, noto fotografo sloveno di 75 anni, travolto mentre era in bici a Eraclea dal diciottenne Alberto Cian. Il giovane, che dopo l’incidente è scappato ed è stato consegnato ai carabinieri dai genitori, è risultato positivo sia all’alcol che ai cannabinoidi. Ora è in carcere a Venezia con l’accusa di omicidio stradale, omissione di soccorso e guida in stato di alterazione psicofisica. Il pm Elisabetta Spigarelli ha chiesto la convalida del fermo e tra giovedì e venerdì è in programma l’interrogatorio di garanzia. La vita che Alberto ha strappato è quella di un uomo conosciuto in tutto il mondo per la sua professione. Egon Kase, di Lubiana, era infatti un fotografo specializzato in scatti sportivi e non solo. «Uno dei migliori fotografi di scena», così era stato definito in un libro di Bojana Križaja, Toneta Vogrinca e Jožeta Dekleve, per gli scatti sullo sci. Il settantacinquenne è stato il primo in Slovenia ad utilizzare le lenti più potenti e amava fotografare i più famosi pittori sloveni, faceva un ritratto ai ritrattisti. Ma la sua vera passione era lo sport. In particolare, il ciclismo. Instancabile, ha viaggiato in tutta Europa sulla due ruote.

«Ha lavorato duramente per tanti anni e, da quando si era ritirato, si godeva la vita insieme ai suoi nipoti – raccontano il figlio Luka e la sua fidanzata -. Quando giocava con loro sembrava anche lui un bambino ». Egon Kase, che lascia anche la moglie Danica e la figlia Spela, che vive in Danimarca, ogni giorno all’alba si metteva in sella alla sua due ruote e partiva. «Tutte le estati, poi, in bici andava in Danimarca e in Olanda – continuano -. Da solo, in compagnia di se stesso. E non dormiva in albergo, ma in qualunque luogo fosse possibile, in mezzo alla natura». Di recente il fotografo aveva anche aperto un blog in cui raccontava le sue «pazze avventure». In questo periodo Egon si stava godendo le vacanze a Duna Verde, località di Caorle, nel campeggio «San Francesco». Martedì, mentre percorreva la strada provinciale che collega Eraclea Mare al paese, la Opel Corsa di Cian lo ha centrato. La stessa Opel Corsa che dopo l’impatto è sparita in lontananza. A trovare il corpo, solo più tardi, è stata una passante che ha chiamato il 118 e i carabinieri. Alberto, nel frattempo, era tornato a casa e aveva rivelato ai genitori di aver forato. Ma loro, controllando la macchina, avevano notato i danni alla carrozzeria e una ruota squarciata e non gli hanno creduto.

Così hanno deciso di percorrere la strada a ritroso e si sono imbattuti nell’incidente, a poche centinaia di metri di distanza. Qui hanno visto che i pezzi di carrozzeria corrispondevano e hanno informato i carabinieri di Eraclea che hanno raggiunto Alberto a casa. Insieme a lui c’erano il papà e le due sorelle più grandi. La mamma ha tra- Un fotografo molto noto Egon Kase, 75 anni, sloveno, era conosciuto per i suoi scatti sportivi scorso la giornata all’ospedale a causa di un malore e in serata è stata dimessa. Erano le 7 del mattino e Alberto, quando ha aperto la porta, si è reso conto di averla combinata grossa ed è scoppiato in lacrime. Poi ha sussurrato: «Mi sembrava di aver urtato qualcosa, ma non ricordo altro». Il sangue su un fanalino e gli altri danni al veicolo lo hanno incastrato, ma la sua posizione si è aggravata mercoledì, quando sono arrivati gli esiti degli esami che hanno rivelato che era ubriaco e che aveva assunto droga.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Alessia Cavezzan, per il momento ha deciso di non rilasciare dichiarazioni e anche la famiglia mercoledì si è chiusa nel silenzio. Il giorno dell’arresto la sorella di Alberto aveva raccontato di averlo visto sconvolto al suo rientro, con lo sguardo assente e sotto shock. «Siamo una famiglia normale, questa è una cosa troppo grande – aveva detto -. I miei genitori hanno pensato che se fosse accaduto qualcosa era giusto riconoscere la propria colpa, per questo hanno ripercorso la strada». Mercoledì la famiglia ha cancellato l’account Facebook del giovane, per evitare commenti sgradevoli o minacce. Mercoledì, sul luogo dell’incidente, il papà di Andrea Carolo, giovane promessa del ciclismo di Cinto Caomaggiore stroncata nel 2015 a 18 anni da un malore, ha portato una borraccia. «Ti servirà meglio dei fiori – ha scritto su Facebook -. E voi, ragazzi di diciotto anni, che senso ha stordirvi di droga e alcol per divertirvi? Il risultato? Due famiglie nella disperazione».

WINENEWS

Merano di Piave - 31 Agosto 2017

CONQUISTARE I PAESI ARABI, DOVE L’ALCOL È PROIBITO, MA ANCHE UN OCCIDENTE SEMPRE PIÙ SALUTISTA: L’IDEA ALLA BASE DELLO SPUMANTE ALCOHOL-FREE “BELLA” DI IRIS VIGNETI, FATTO CON UVE GLERA COME IL PROSECCO, E CHE AVRÀ LA SUA PRIMA VENDEMMIA AD HOC

Bella, lo spumante analcolico che nasce dalla uve Glera come il ProseccoEsiste una fascia di mercato ancora inesplorata in cui si collocano tutti quei consumatori che vogliono brindare con una bibita salutare, non addizionata di glucosio o trattata chimicamente, senza rinunciare all’elegante sapore del vino spumante: non eccessivamente dolce e dalla piacevole acidità. E all’affermazione di una maggior sensibilità verso stili di vita salutari, si aggiunge anche la richiesta da parte della classe emergente del mondo arabo, di poter assaporare il meglio della cucina italiana senza andare contro i dettami della religione musulmana. Proprio in questo segmento libero si colloca l’intuizione dello spumante alcohol-free dell’azienda Iris Vigneti, un’alternativa alle bibite zuccherate e gasate ma legata alla tradizione vinicola italiana e alla qualità del made in Italy, visto che è prodotto con grappoli di Glera, gli stessi del Prosecco Doc.

L’innovazione dello spumante “Bella” sta soprattutto nel suo metodo di produzione: il mosto non viene pastorizzato come i succhi d’uva e il vino non viene de-alcolizzato come la maggior parte dei vini analcolici. Il procedimento consiste nel raccogliere la Glera poco prima della completa maturazione (per tenere limitata la quantità di zucchero negli acini), micro-filtrare il mosto, per mantenerne inalterate le proprietà organolettiche ma bloccare ogni possibile fermentazione, e infine aggiungere anidride carbonica di origine naturale per spumantizzarlo. La ricetta inedita messa appunto da Isabella Spagnolo e Casonato Loris, proprietari dell’azienda veneta situata nel cuore del Prosecco Doc, è stata sottoposta a brevetto.

“Mi piacciono le sfide difficili. Il nostro brevetto è unico al mondo - spiega al telefono a WineNews Isabella Spagnolo - e l’abbiamo depositato nel 2010: sono serviti sette anni di ostinazione e coraggio, ma abbiamo resistito di fronte soprattutto alle difficoltà burocratiche per riconoscere e affermare, prima in Italia e poi nelle dogane internazionali, un prodotto che prima non c’era. Il nostro spumante è sano, contiene solo il fruttosio dell’uva in piccola quantità ed è leggero, ideale per un brindisi senza la pesantezza dell’alcool, e perfetto come base di cocktail analcolici”. E i mercati stanno infatti reagendo positivamente.

”Stiamo avendo molte richieste da parte dei Paesi Arabi, come il Qatar, gli Emirati Arabi, l’Iran e le Maldive - racconta ancora Spagnolo - complici i dettami della religione musulmana e il benessere di una classe media emergente appassionata di cibo italiano. Ma anche i Paesi del Nord Europa, dove vige l’obbligo negli esercizi pubblici di garantire al consumatore una certa scelta di bevande analcoliche. Ora anche gli Stati Uniti, e persino gli italiani, stanno iniziando ad apprezzare le bollicine analcoliche, perché sono paesi in cui si sta diffondendo con forza di uno stile di vita più attento e salutista.” E così il primo di settembre si darà simbolicamente inizio alla prima vendemmia “analcolica” nei vigneti di Merano di Piave, per festeggiare, all’insegna del benessere, lo “spumante per tutti”, simbolo di convivialità ma anche di trasgressione, in una terra in cui il vino è quasi sacro. (*)

(*) Nota: nel pubblicizzare il vino senz'alcol si ammette candidamente la tossicità del vino alcolico.

IL FATTO QUOTIDIANO

“Basta prosecco, rovina il sorriso”. E il ministro Martina bacchetta il Guardian: “Fa sorridere anche voi. Stop fake news”

Secondo gli esperti consultati da The Guardian, la presenza di anidride carbonica nelle più famose bollicine italiane, oltre agli zuccheri e all’alcol, può mettere a rischio i denti "aumentando la sensibilità e il rischio di corrosione" (*)

di F. Q. - 30 agosto 2017 - “Basta prosecco, fa male al sorriso“. Lo affermano alcuni giornali britannici, tra cui Daily Mail e The Guardian, che, affidandosi a pareri piuttosto vaghi di esperti, si scagliano contro le bollicine made in Italy criticandone l’elevata acidità “corrosiva”. Il prosecco è da tempo molto diffuso nel Regno Unito – ogni anno ne vengono consumati circa 40 milioni di litri – e una simile presa di posizione è apparsa – soprattutto agli esponenti politici – più come una delle periodiche crociate anglosassoni contro le produzioni italiane piuttosto che come una reale divulgazione con intento scientifico per preservare l’arcata dentale d’Oltremanica.

Il Mail online, promotore della “campagna”, ha raccolto le dichiarazioni di alcuni dentisti. Uno di loro è il professor Damien Walmsley, consulente scientifico della British Dental Association, che punta il dito contro il prosecco per la presenza di anidride carbonica oltre agli zuccheri e all’alcol, che possono mettere a rischio i denti, “aumentando la sensibilità e il rischio di corrosione”. Stessa linea adottata dal Guardian che, con un commento a firma di Zoe Williams, ha elencato le ragioni per “evitare il prosecco” partendo proprio dalla necessità di preservare il proprio sorriso. Parole che hanno indignato il portale italiano Londra Italia, secondo cui si tratta di una “fake news” promossa dalla lobby britannica della birra.

“Caro Guardian, dì la verità: il prosecco fa sorridere anche gli inglesi! Stop fake news grazie” commenta il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina con un tweet indirizzato al giornale inglese. Gli fa eco Luca Zaia, presidente della Regione Veneto e delle zona in cui, insieme al Friuli, le bollicine vengono in gran parte prodotte: “È sicuramente una fake news, per cui chiudiamola qui. Peraltro gli amici inglesi sanno benissimo che dove c’è prosecco c’è un sorriso, tanto bene che lo celebrano, e lo consumano, ogni giorno di più. Questo prodotto non ha bisogno di difendersi da simili panzane. Con la Docg di Conegliano-Valdobbiadene (l’unica tale in Italia, le altre sono Doc) il Veneto esprime il massimo della qualità possibile, e il resto lo fanno il mezzo miliardo di bottiglie prodotte e il fatto che oramai da tempo guardiamo lo Champagne dallo specchietto retrovisore”.

“Credo che dopo la Brexit in Gran Bretagna ci sia bisogno di aiutare i cittadini a tornare a sorridere: assunto a dosi moderate, il nostro prosecco fa miracoli – ironizza così la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani – Siamo molto orgogliosi che la nostra regione abbia dato il nome al prosecco – ha continuato Serracchiani – e ne abbia sancito formalmente la qualità a livello internazionale. Anche se la vera rivoluzione introdotta dal prosecco è aver avvicinato al vino e alla sua cultura molte persone che assumevano bevande magari più alcoliche e meno buone, in tutto il mondo. Il prosecco non teme strane campagne giornalistiche, che penso potranno solo aumentare curiosità e voglia di provare questo bere italiano. E da lì cominciare a esplorare un mondo di uve, profumi e sapori che questa vendemmia promette saranno eccezionali“.

(*) Nota; una notizia apparentemente scientifica, ma che nasconde in realtà una disputa commerciale. Lo si capisce anche dal fatto che nell'elencare i rischi del vino nessuno cita l'alcol.

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