Rassegna del 22 Agosto 2017

quando leggeremo:

“quel vino e’ cancerogeno: risarcimento milionario per …”(*)

"Quel talco è cancerogeno": risarcimento milionario per una cliente di Johnson&Johnson

22.08.2017

(Redazione Online/l.f.)

La Johnson&Johnson, colosso dell'industria cosmetica, condannata a pagare 417 milioni di dollari (all'incirca 350 milioni di euro).

Il risarcimento record, accordato da una giuria di Los Angeles, andrà a una donna malata di cancro alle ovaie, che si è rivolta alla Giustizia imputando la causa della sua malattia all'uso continuativo di un talco prodotto dalla multinazionale.

Quest'ultima, attraverso il suoi legali, ha annunciato l'intenzione di presentare ricorso contro la decisione della Corte, ribadendo l'infondatezza delle accuse.

Non è la prima volta che il talco J&J finisce alla sbarra.

Anzi: sarebbero quasi cinquemila i consumatori affetti da tumore decisi ad avere soddisfazione in tribunale, nella convinzione che il prodotto venduto contenga sostanze nocive.

Oltre all'ultima condanna in California, altri quattro clienti americani hanno già vinto la propria battaglia legale.

L'azienda l'ha invece spuntata in un'altra causa, terminata la scorsa primavera.

 

(*)NOTA: eppure il vino è un prodotto cancerogeno e finora nessuno lo ha scritto sulle etichette delle bottiglie!

 

conseguenze del consumo di vino, birra ed altri alcolici

 

http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2017/08/22/ASA2ux0I-poliziotti_aggrediti_agente.shtml

Poliziotti aggrediti in Valle Armea, agente perde la milza

22 agosto 2017

Giulio Gavino

da Taboola

Sanremo - L’allarme per un “branco” di magrebini ubriachi l’altra notte sull’Aurelia, in Valle Armea, si è trasformato in tragedia. Ad avere la peggio un giovane poliziotto sanremese che in una colluttazione ha riportato due costole rotte e una lesione alla milza che ha costretto i medici all’asportazione dell’organo. L’intervento è riuscito, ma lui non sarà più lo stesso.

È mezzanotte e mezza quando la Squadra Volante viene chiamata, ripetutamente, per la presenza di nordafricani ubriachi nella zona di Valle Armea. Prima vicino al supermercato Carrefour, poi nei pressi del bar Serenella. Gridano, si spintonano, sono ubriachi. Insultano e minacciano chi passa. Probabilmente nel “branco” scoppia una lite, forse legata alla presenza, in quel tratto di statale, di una serie di ragazze di colore che si prostituiscono. Quando gli agenti arrivano sulla scena ci sono ancora tre extracomunitari presenti. Il primo, 31 anni, insulta la poliziotta («Put...») e poi in segno di sfida dice «non mi potete fare un c.... sono sposato con un’italiana». I poliziotti lo fermano gli chiedono i documenti, lui si rifiuta, smanaccia, viene caricato sulla Volante. Scatta l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale.

Nel frattempo il capo pattuglia cerca di intercettare gli altri due giovani di colore che cercano di far perdere le tracce verso il lungomare. È in questo momento che c’è la colluttazione. Il poliziotto riceve un colpo al busto che gli fattura due costole, ma non molla l’inseguimento. Sparisce nel buio ed è qui che, probabilmente, avviene un secondo contatto, quello che ha lesionato la milza (che potrebbe però essere stata interessata anche dalla frattura costale). Il poliziotto torna sui suoi passi. Nel frattempo l’arrestato Osni Rachani, noto alle forze dell’ordine, dall’interno della Volante ha sfondato a calci un finestrino e danneggiato l’autopattuglia. In Valle Armea convergono i colleghi dell’Arma e l’ambulanza. Il poliziotto viene portato all’ospedale dove i medici decideranno poi di procedere all’asportazione della milza.

A coordinare le indagini sull’accaduto è il primo dirigente del commissariato, dottor Maurizio Stefanizzi: in campo, insieme alla giudiziaria anche i poliziotto della Squadra Mobile. Un secondo appartenente al “branco” è stato intercettato ieri mattina: clandestino, senza fissa dimora. La dinamica sembra banale ma la polizia indaga: sul motivo della lite, sul perchè in quella zona di Sanremo, lontano dai giri di droga e di malaffare dei magrebini, su chi abbia servito alcol in quantità al “branco”.

 

http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/08/21/tenta_di_annegare_il_figlio_della_compagna_cuoco_in_carcere-68-635857.html

Tenta di annegare il figlio della compagna: cuoco in carcere

(Redazione Online/s.s.)

21.08.2017

Ha portato un bimbo di 9 anni, figlio della moglie e nato da una precedente relazione, al largo e ha tentato di annegarlo.

È successo in Liguria, a Recco.

L'uomo, un 27enne ucraino residente a Gallarate e di professione cuoco, è stato arrestato per tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia.

Insieme alla moglie, un'italiana di 24 anni, e all'altro figlio di 5 mesi, era in vacanza nel golfo del Paradiso; ieri sera erano in spiaggia quando il 27enne, che da anni ha problemi di abuso di alcol, è entrato in acqua, dove il bambino stava facendo il bagno.

Con una scusa lo ha fatto allontanare dalla riva, lo ha afferrato e più volte gli ha spinto la testa sott'acqua, mentre il piccolo tentava di riemergere per riprendere fiato.

La scena è stata notata dalla madre, la quale ha però pensato che si trattasse di un gioco; quando il figlio ha cominciato a chiedere aiuto, la donna ha chiamato i soccorsi.

Due bagnini hanno portato il bambino a riva e l'uomo è rimasto in mare; impaurita, la donna ha deciso di allontanarsi, ma è stata bloccata dal marito che l'ha aggredita mentre aveva in braccio il figlio minore.

Sono stati alcuni bagnanti ad aiutarla e a chiamare i carabinieri.

Il bimbo di 9 anni è stato portato in ospedale mentre l'uomo è stato arrestato e trasferito al carcere di Marassi a Genova.

 

I GENITORI HANNO PAURA….

 

http://mom.cudriec.com/droghe-alcol-ed-altri-eccessi-le-paure-dei-genitori/

Droghe, alcol ed altri eccessi: le paure dei genitori

In Adolescenti, Genitori, Paure by Tiziana

21 agosto 2017

Lo sapevi che tutto, come sottolineano gli psicologi, ha inizio nell'importante fase dell'educazione? Ecco perché...

Droghe, alcol ed altri eccessi: le paure dei genitori sono davvero infinite. Più si va avanti negli anni e più nascono mode terrificanti tra i giovani, che li portano a vivere situazioni oltre i limiti della realtà. Trasgredire diventa per il giovane un atto d’eroismo. Purtroppo accade sempre più spesso che innumerevoli ragazzi, soprattutto nel periodo dell’adolescenza, si ritrovino in situazioni difficili a causa di svariati motivi. Il più delle volte accade che si lasciano trascinare da cattive compagnie. Ma non mancano fattori scatenanti come una fragilità di fondo, una totale ingenuità. Ed ancora un forte stato d’incoscienza. Basta questo perché un adolescente entri in un tunnel dal quale a volte si fa davvero fatica a venirne fuori.

Tra gli adolescenti la piaga della dipendenza da alcol e droghe è sempre più diffusa. (www.psicologi-italia.it)

Droghe, alcol ed altri eccessi: il valore della vita.

Tutto, sottolineano gli psicologi, ha inizio nell’importante fase dell’educazione. La presenza dei genitori con i propri figli deve essere costante e reale, non superficiale e frammentaria. E’ fondamentale riuscire a seguire i ragazzi nella loro crescita, nelle loro attività quotidiane, cercando di offrire loro dei modelli saldi e positivi su cui fare riferimento. Tra le prime cose, ad esempio, da insegnare vi è sicuramente il rispetto della vita. Se un ragazzo riesce, infatti, a comprendere quanto sia bella la propria esistenza e quanto grande è il suo valore, diventa poi difficile che si lascia andare ad eccessi che possono poi distruggerla.

Gli esperti sono soliti evidenziare come, purtroppo, siano sempre più numerosi nel corso del tempo, i giovani che si avvicinano alle droghe, all’alcol arrivando a stravolgere in modo negativo il proprio modo di ragionare e d’agire. Da queste specifiche problematiche si passa sempre ad un nuovo eccesso, fino ad arrivare, il più delle volte, alla perdita di se stessi.

Droghe, alcol ed altri eccessi: le paure dei genitori

È davvero difficile trovare una madre o un padre che non siano preoccupati quando il proprio figlio esce con gli amici e si reca in discoteca. Queste ultime sono divenute, infatti, il campo d’azione di molti spacciatori. I giovani della società moderna si costruiscono falsi idoli che li disorientano e li fanno cadere in inganno. Il lusso è al primo posto: i ragazzi non si accontentano più di quello che hanno, vogliono sempre di più, hanno il desiderio smodato di indossare sempre abiti firmati arrivando, in certi casi, a fare di tutto pur di poterle ottenere.

Comportamenti aggressivi e violenti si accompagnano a stati depressivi, ma l’aspetto più importante e grave dell’intossicazione dalla rete è lo stato di “dissociazione”. (http://www.bambiniaroma.it)

I genitori d’oggi hanno paura anche di internet e di tutto quello che si nasconde dietro. I figli sono incollati dalla mattina alla sera sui social network. Chattano con persone che si nascondono dietro falsi pseudonimi, finiscono per vivere in un mondo alienante ed illusorio, senza più ancoraggi con la realtà. I genitori, oggi più che ieri, fanno bene ad avere paura, ma questo stato emozionale non deve, in alcun modo, diventare paralizzante.

È necessario, al contrario, osservare attentamente i comportamenti del proprio figlio. Tenerlo, sotto certi versi, sott’occhio, per essere non solo preparati a qualsiasi evenienza, ma soprattutto per poter subito trovare la soluzione migliore.

Devi sapere che…

Una delle cose, però, più sbagliate che le mamme oppure i papà possono compiere, è quella di essere assillanti. Tenere cioè sotto pressione un ragazzo mostrando di controllarlo in tutti i momenti della sua vita. Quest’atteggiamento è completamente sbagliato. Può, anzi, in determinati casi essere anche deleterio provocando spesso una reazione contraria, che coinciderà inevitabilmente con una vera e propria ribellione.

La comunicazione è, dunque, la chiave migliore che un genitore può utilizzare per riuscire ad entrare in contatto con il proprio figlio e per comprendere innanzitutto il motivo che lo spinge a drogarsi, a bere alcol o ancora a compiere delle azioni esagerate e distruttive per sé e magari, di conseguenza, anche per gli altri.

Droghe, alcol ed altri eccessi: sono queste le paure dei genitori di oggigiorno.

 

…PERò PERMETTONO AI FIGLI DI BERE…

 

http://ildubbio.news/ildubbio/2017/08/21/alcol-sondaggio-1-genitore-su-3-permette-ai-figli-di-bere-in-vacanza/

Alcol: sondaggio, 1 genitore su 3 permette ai figli di bere in vacanza

Roma, 21 ago. (AdnKronos Salute) – In Italia un genitore su tre (32%) lascia bere alcol ai figli durante le vacanze. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dal motore di ricerca di voli e hotel www.jetcost.it, che sottolinea come durante le ferie i genitori diventino più permissivi, tanto da concedere ai bambini di bere alcolici con la scusa della vacanza. Il sondaggio ha interessato 3 mila genitori con almeno un figlio di età inferiore ai 16 anni (500 italiani e altrettanti spagnoli, britannici, tedeschi, portoghesi e francesi). A tutti gli intervistati è stato chiesto se i figli avessero più libertà dalle regole imposte durante il resto dell’anno. Il 74% dei genitori ha risposto di sì, spiegando che “la vacanza vale per tutti”, mentre il 26% si è detto fermamente contrario ad “allentare il controllo”.

Secondo il sondaggio, l’età media in cui i genitori permettono ai figli di assaggiare per la prima volta bevande alcoliche è 12 anni. Vanno per la maggiore gli ‘alcopop’, ossia le bevande con una certa percentuale, di solito intorno al 5%, di alcol forte (37%); spritz o bellini (32%); birra (25%). Solo il 2% degli intervistati ha ammesso di aver fatto provare ai bambini anche i superalcolici. La ragione più comune per tutti è stata che “per una volta non succede niente”. In un confronto a livello europeo, i ragazzini italiani bevono alcol per la prima volta a 12 anni; i portoghesi e i britannici a 13, i tedeschi a 14. Più precoci sono gli spagnoli, 10 anni, e ancor di più i francesi, 7.

Tra le più comuni libertà concesse ai figli in vacanza dal 74% dei genitori intervistati si trovano ‘andare a letto più tardi’ (88%); ‘giocare e passeggiare lontano dalla vista dei genitori, con altri bambini e le loro famiglie’ (65%); ‘mangiare quello che si vuole, quando si vuole’ (54%); ‘ricevere qualche regalo in più, senza sentirsi rispondere dagli adulti che certe cose non si possono comprare’ (46%).

 

GUIDA IN STATO DI EBRREZZA

 

http://www.telecitta.tv/11299/guida-alcol-ritirate-17-patenti-nella-notte-padova

Guida e alcol: ritirate 17 patenti nella notte a Padova

21.08.2017

Questa notte a Padova task force della Polizia Stradale di per contrastare la guida sotto l’ effetto di alcol e droga. Dall’uno della notte sono scattati i controlli in collaborazione con il personale della Questura e il supporto degli operatori dell’Ufficio Sanitario della Polizia di Stato. Un’azione coordinata che si è svolta a Chiesanuova ed è proseguita fino all’alba. 220 gli automobilisti fermati e sottoposti a controllo anche con il prelievo di liquidi biologici. congiunti: 17 conducenti sono risultati  positivi ad alcool, per tutti è scattato il ritiro della patente e 13 sono state denunciate in stato di libertà per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Il tasso alcolemico più elevato è stato raggiunto da un giovane donna proveniente da una festa privata tra amici, guidava un’autovettura in stato di ebbrezza con tasso di 2.62 G/L.

Un uomo di 32 anni invece ha tentato la fuga. Inseguito è stato bloccato dagli agenti. E’ risultato positivo all’alcol con un tasso di 1.56 G/L, pertanto l’autovettura, di proprietà, è stata sottoposta al sequestro per la confisca.

 

uno studio scozzese

 

http://www.cesda.net/?p=12377

CONSUMO DI ALCOL E DISUGUAGLIANZE DI SALUTE

Pubblicato il 21 agosto 2017 da redazione

L’alcol provoca un più alto numero di decessi e ricoveri tra i gruppi che vivono in condizioni di svantaggio socioeconomico che tra i più benestanti e questo sebbene il livello di consumo non sia differente. È ciò che emerge da uno studio pubblicato su Lancet condotto in Scozia, dove i ricoveri connessi all’alcol si verificano con una frequenza di sette volte maggiore fra le persone che vivono nelle aree più deprivate rispetto a quelle che vivono nelle aree più ricche. Ciò contribuisce in maniera ragguardevole alle disuguaglianze di salute.

Lo studio Katikireddi 2017, il più ampio a investigare la relazione fra danni legati all’alcol, status socioeconomico – espresso da 4 misure: livello di istruzione, classe sociale, reddito familiare e deprivazione dell’area di residenza – e disuguaglianze di salute, ha incrociato i dati demografici relativi al consumo di alcol ottenuti da indagini condotte nel 1995, 1998, 2003, 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012 con i registri dei decessi, dei ricoveri e delle prescrizioni. La relazione fra i danni legati all’alcol e lo status socioeconomico è stata investigata utilizzando il Modello di Cox. È stato anche preso in esame il rapporto tra consumo di alcol e altri fattori di rischio (inclusi fumo e BMI) e la possibilità che questi ultimi agiscano come mediatori dei differenti modelli di consumo alcolico – per esempio consumo settimanale, episodi di abbuffate alcoliche (binge drinking). Infine è stata valutata l’ipotesi che sia il consumo di alcol a produrre avverse condizioni socioeconomiche. Del campione analitico facevano parte 50.236 partecipanti (21.777 uomini e 28.459 donne).

I risultati dello studio dimostrano che il basso status socioeconomico è associato in modo sistematico a danni di notevole entità attribuibili all’alcol – si tratta di tassi tre volte superiori nelle fasce più svantaggiate, in confronto con le fasce più abbienti. Il dato resta valido e importante per tutti e 4 gli indicatori di status socioeconomico presi in esame, anche dopo avere considerato i modelli di consumo di alcol, il BMI e il fumo. Esistono scarse prove scientifiche ad avallare l’ipotesi che sia il consumo di alcol a provocare condizioni di svantaggio sociale.

Sebbene Il consumo di alcol non sia così diverso tra le varie classi sociali, il rischio di danno è considerevolmente maggiore tra le popolazioni che patiscono condizioni economiche avverse. Al punto che un consumatore moderato di alcol che vive in condizioni socioeconomiche precarie subisce danni maggiori che un consumatore accanito di alta estrazione sociale.

La priorità resta la riduzione delle disuguaglianze sociali di salute e se, in molti paesi ci si è focalizzati su interventi per ridurre il consumo di alcol tra i ceti più bassi, è improbabile che gli sforzi per indirizzare il consumo alcolico in base allo stato socioeconomico riducano le disuguaglianze di salute, a meno che la cultura del bere diffusa tra la popolazione più povera differisca in modo sistematico dalle norme della società.

I risultati dello studio Katikireddi 2017 dimostrano che non è il consumo il problema ma il suo impatto sulle fasce di popolazione più svantaggiate. (*)

L’esperienza della povertà ha conseguenze sulla salute, non solo perché può indurre comportamenti nocivi per la salute stessa, ma in quanto è caratterizzata da condizioni di indigenza materiale e stress psicologico, nocive per il benessere della persona. La povertà potrebbe ridurre la resilienza nei confronti della malattia, rendendo i bevitori più poveri maggiormente inclini a problemi di salute rispetto ai più ricchi, nonostante i fattori di rischio a cui entrambi sono esposti siano gli stessi e di pari livello.

Gli interventi universali per ridurre il consumo in tutta la popolazione hanno maggiore probabilità di avere successo nel contrasto alle disuguaglianze di salute. Potrebbero comportare benefici per i gruppi che vivono in condizioni di svantaggio socioeconomico gli interventi politici che agiscono sui prezzi – per esempio fissare un prezzo minimo per unità alcolica – che tuttavia per diventare effettivi devono affrontare, anche sul fronte legale, la dura opposizione esercitata dall’industria produttrice di bevande alcoliche.

La ricerca futura dovrebbe comprendere i meccanismi che generano le disuguaglianze di salute. Per quello che concerne i danni provocati dall’alcol è necessario indagare le relazioni tra modelli di consumo diffusi nei differenti gruppi sociali e malattie specifiche. Misure più precise sul consumo alcolico nel tempo, accompagnate da misure biologiche sulla funzionalità del fegato potrebbero spiegare alcune carenze delle evidenze scientifiche oggi disponibili. Infine estendere l’indagine ad altri fattori di rischio modificabili, oltre a quelli già presi in esame e comprendere meglio l’efficacia comparativa di interventi specifici, potrà consentire di ridurre le disuguaglianze di salute.

Katikireddi SV, Whitley E, Lewsey J, Gray L, Leyland AH. Socioeconomic status as an effect modifier of alcohol consumption and harm: analysis of linked cohort data.

Lancet Public Health, 2017 May 10;2(6)

 

(*) NOTA: se non ci fosse consumo, non ci sarebbero nemmeno problemi né tra i ricchi né tra i poveri! Se diminuiscono i consumi, diminuiscono anche i problemi e tutti guadagnerebbero in salute!

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