Rassegna del 26 Giugno 2017

ANDRIALIVE Alcool e droga tra i ragazzi nel centro storico, una lettera aperta «Possiamo constatare cosa fanno i nostri ragazzi lasciati a se stessi nel centro storico, come non vanno a ricercare la bottiglia doc e come si procurano i bidoncini di vino sfuso a buon mercato per sballarsi» Oggi, 26 Giugno, si celebra anche ad Andria la “Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga”: Nino Milazzo del Club Famiglie “Uniti per vivere” della Parrocchia di San Giuseppe Artigiano affida a una lettera aperta alcune riflessioni sull'abuso di sostanze che provocano danni, nei giovani e negli adulti, soffermandosi sull'alcool, dopo una lunga esperienza del lavoro di volontariato con famiglie che hanno problemi di alcol e droga. «Vi siete chiesti che significato ha l’alcol, contenuto anche nel vino, per i nostri ragazzi, i giovani, gli adulti? L’alcol è una sostanza tossica, psicoattiva, cancerogena, calorica e può provocare dipendenza al pari di tutte le “droghe illegali” che i nostri ragazzi possono acquistare dovunque. Molti ragazzi lo utilizzano per “sciogliersi”, sentirsi meno timidi, più coraggiosi o per rendere più lievi le difficoltà, sensazioni effimere e che presentano il conto immediatamente alla loro salute. L’alcol è la sostanza essenziale di tutte le bevande “alcoliche” la cui caratteristica principale è agire attivamente sul cervello (sostanza psicoattiva) provocando sensazioni iniziali di piacere, euforia, disinibizione che spingono chi beve ad abbassare la percezione del rischio, ad aumentare progressivamente le quantità consumate conseguendo la perdita del controllo razionale di idee e azioni e uno stato generale di intossicazione (ubriachezza) che può evolvere sino al coma etilico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni, in Italia con la Legge 8.11.2012 n.189 vige il divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni. Il fenomeno a cui dobbiamo porre attenzione è anche il “binge drinking” che ci dice chiaramente come l’assunzione di alcol viene praticata per gli effetti desiderati di sballo e non tanto per accompagnare i pasti. Il “binge drinking” è una modalità di consumo di bevande alcoliche caratteristica in particolar modo delle fasce di popolazione giovanile e sviluppatasi inizialmente nei Paesi del Nord Europa. Con questo termine si vuole normalmente identificare una modalità di “consumo eccessivo episodico” concentrato in un arco ristretto di tempo di bevande alcoliche di qualsiasi tipo in modo consecutivo. In Italia questo tipo di comportamento è da molti anni rilevato dall’ISTAT attraverso l’indagine Multiscopo sulle famiglie come un consumo di oltre 6 bicchieri di bevande alcoliche (un bicchiere corrisponde ad una UA standard contenente 12 grammi di alcol puro), indipendentemente dal sesso, concentrato in un’unica occasione di consumo. Le percentuali di binge drinker sia di sesso maschile che femminile aumentano nell’adolescenza e raggiungono i valori massimi tra i 18-24enni (M=22,2%;F=8,6%).Quando si tratta di bevande alcoliche, non può esistere un rischio pari a zero e qualsiasi modalità di consumo comporterà un rischio, tanto più elevato quanto maggiore sarà la quantità di alcol consumata. Comunque, trattandosi però di bevande piacevoli al palato, che vengono ampiamente consumate e che fanno parte delle tradizioni alimentari del nostro Paese, sia gli operatori sanitari sia coloro che si occupano di comunicazione scientifica devono affrontare l’argomento in maniera corretta. In altri termini, occorre evitare di generare fraintendimenti, di fornire alibi a consumi voluttuari o persino di indurre nuovi comportamenti a rischio, in quanto non esistono dati che autorizzino a suggerire agli astemi di divenire bevitori, seppure nel gruppo di consumo a basso rischio. Anche l’indulgenza nei confronti di vino e birra dovrebbe essere riconsiderata: è vero che contengono meno alcol di altre bevande alcoliche, ma restano comunque la maggior fonte alimentare di etanolo, sostanza cancerogena e tossica. La piccola quota di componenti bioattivi in essi contenuta e irrilevante rispetto alla quantità di etanolo presente. É per questo motivo che le organizzazioni internazionali raccomandano estrema prudenza nel consumo di etanolo, indipendentemente dalla bevanda che lo contiene, sia essa vino, birra, amari o liquori.Dobbiamo essere chiari con l’alcol, che come sostanza tossica e cancerogena, non può essere proposta ai giovani come diversa dalle droghe illegali e neanche ci si può far abbindolare dall’industria degli alcolici, anche se abbiamo bisogno di risorse economiche per le nostre iniziative. L’industria ha lo scopo primario del profitto, talvolta anche a scapito della persona, della salute, del benessere sociale, che genera conseguenze a cascata e costi sociali ed economici incalcolabili. Coloro che si propongono come educatori non si possono prestare a questo gioco, perché possiamo constatare cosa fanno i nostri ragazzi lasciati a se stessi nel centro storico, come non vanno a ricercare la bottiglia doc e come si procurano i bidoncini di vino sfuso a buon mercato per sballarsi. Nessuno ha iniziato con una damigiana e nessuno ha previsto di arrivare a situazioni indescrivibili da un bere considerato “sociale”». (*) 

(*) Nota: bravo Nino, ottimo lavoro! 

LA PROVINCIA PAVESE «Vodka a mio figlio 15enne: controllate le discoteche»  Pavia, il ragazzo ha rischiato di andare in coma etilico durante una festa: «Per entrare serviva la carta d’identità, dunque i gestori sapevano la sua età» di Fabrizio Merli PAVIA. «Ho letto che il Comune fa dei controlli in piazza per prevenire la vendita di alcolici ai minorenni, e sono d’accordissimo. Ma chi pensa a quanto accade nelle discoteche? Chi va a verificare che le leggi vengano rispettate?». Quello di Mariella è l’appello di una madre che, una notte, si è vista tornare a casa il figlio quindicenne sull’orlo del coma etilico. Dopo una festa in discoteca, appunto. «La sua fortuna – dice la donna – è che ha vomitato nell’auto di chi me lo riportava a casa dall’uscita del locale sino al paese dove viviamo. Altrimenti non so come sarebbe potuta andare a finire». Il racconto prescinde dal cognome della famiglia coinvolta proprio perchè c’è di mezzo un ragazzo ancora minorenne. Un ragazzo come tanti, con una buona famiglia e senza che, in passato, gli fosse mai capitato di tornare a casa ubriaco. Almeno sino ai primi giorni di giugno, quando in un locale della zona si è svolta una festa. «Per partecipare a quella serata – racconta la madre – avevamo pagato in anticipo 20 euro. La sera dell’evento, mio marito ha accompagnato il ragazzo in discoteca, con l’accordo che, al ritorno, sarebbero stati i genitori di un altro ragazzo a riportarlo a casa. Alle 22.54 mi è arrivato un messaggio di mio figlio su WhatsApp. Mi chiedeva di fotografare la sua carta d’identità e di spedirgli la foto in modo che la potesse mostrare all’ingresso del locale. Quindi, i responsabili della discoteca sapevano di avere a che fare con un ragazzo di 15 anni». Peraltro, una festa in discoteca solitamente presuppone la presenza di soggetti per la stragrande maggioranza dei casi minorenni. «Mio figlio e altri suoi amici avevano un tavolo riservato. Sopra - me lo hanno detto poi i suoi amici - c’erano vodka liscia, rum e champagne. Il ragazzo ha bevuto un po’ di vodka e si è sentito male, perchè non è abituato ai superalcolici. Si è fatto accompagnare fuori da un amico e, dopo un po’, il malessere gli è passato. Così è tornato dentro e probabilmente ha bevuto ancora. Dico probabilmente perchè lui non ricorda nulla. Da quando si è seduto sul divanetto dice di avere una specie di black out in mente». L’esito è stato drammatico. «Alle 3,20 lo hanno accompagnato a casa nostra i genitori di altri ragazzi. Noi abitiamo a una trentina di chilometri dalla discoteca e mio figlio ha vomitato per tutto il viaggio e questo, probabilmente, lo ha salvato. Tra l’altro è un soggetto bronco asmatico per cui, quando è arrivato a casa, aveva anche difficoltà respiratorie. Io racconto questa storia perchè non è possibile consentire a un minorenne di bere superalcolici. E credo che non debba più capitare». EAST JOURNAL LITUANIA: Approvata legge che limita la vendita di alcolici Mattia Temporin Dal 1° gennaio 2018 entrerà in vigore nel Paese una nuova legge sul controllo del consumo e della vendita di bevande alcoliche che si propone come una delle più dure promulgata da uno stato membro dell’Unione Europea. La legge approvata dalla Seimas non è stata soggetta al diritto di veto da parte della presidente della repubblica Dalia Grybauskaitė e rappresenta uno dei cavalli di battaglia del partito dei verdi e dei contadini, uscito vincitore dalle elezioni politiche dell’ottobre 2016. Soprattutto è la vittoria del ministro della salute Aurelijus Veryga, ex presidente dell’ente nazionale sul controllo degli alcolici e del tabacco, sostenitore della linea dura nella lotta all’alcolismo grazie alla quale ha guadagnato numerose preferenze durante la scorsa campagna elettorale. Cosa prevede la legge Il nuovo testo rappresenta nelle intenzioni dell’esecutivo un pesante giro di vite sulla possibilità per le giovani generazioni di acquistare alcolici. D’ora in poi chiunque al di sotto dei 20 anni non potrà acquistare alcolici nei supermercati e nei bar. Gli stessi supermercati dovranno rispettare regole molte strette, le quali prevedono il divieto di vendita dopo le 20:00 dal lunedì al sabato e dalle 15:00 per la domenica. I festival musicali e le manifestazioni di interesse pubblico non potranno più servire bevande con una gradazione superiore ai 7,5 gradi; motivo per la quale le associazioni degli organizzatori di concerti ed eventi avevano organizzato un concerto di protesta – “Freedom for Rock ‘n’ Roll” – il 16 maggio davanti al palazzo del parlamento. L’esecutivo inoltre ha introdotto con questa legge il divieto per i mass media di sponsorizzazione delle compagnie produttrici di alcol. Un problema storico La legge è stata presentata come il più serio tentativo promosso da un partito di governo di combattere la piaga dell’alcolismo in Lituania. Il paese ha uno dei tassi di consumo di alcol più elevati nella società europea, con circa 18 litri consumati a persona nel 2016, posizionandosi davanti a Russia e Bielorussia, e con un aumento del consumo di alcol che secondo il ministro della salute è aumentato dal 1998, anche grazie alle politiche di liberalizzazione delle licenze sulla vendita degli alcolici, di circa il 130%. Risalire alle cause storiche della diffusione dell’alcolismo non è semplice. Sicuramente l’epoca sovietica ha rappresentato uno spartiacque: molti sono entrati nel vortice dell’alcolismo in un tentativo di fuga dall’esistenza grigia della vita domestica e lavorativa o cercando di superare (e dimenticare) i traumi e gli abusi fisici e psicologici che il periodo di leva nell’Armata Rossa ha comportato. Il problema poi si è diffuso di generazione in generazione e di famiglia in famiglia, tanto che agli incontri promossi dalle associazioni degli alcolisti anonimi o di quelle dei parenti di persone alcolizzate si fa ormai fatica a trovare dei posti a sedere. Le critiche alla legge I critici della legge, soprattutto membri del partito liberale lituano, ritengono che il problema dell’alcolismo non riguardi le nuove generazioni, ma quelle vecchie. A prescindere dalle discussioni nel merito delle politiche proibizioniste, mai efficaci nel risolvere i problemi ed anzi facilmente aggirabili, la teoria dello scontro generazionale però solleva molti punti interrogativi. Non è possibile affermare che l’alcolismo non tocchi i giovani: basta andare nelle campagne e nei villaggi per notare come molti giovani trovino conforto nella bottiglia per sfuggire a demoni come la disoccupazione, i bassi salari e ad una condizione di alienazione dovuta alla noia e all’assenza di alternative. La misura adottata dall’esecutivo sembra voler combattere più il consumo di alcol che l’alcolismo in sé, colpendo nel contesto tutta la popolazione invece di comprendere meglio le varie ragioni culturali o economiche che spingono le persone a bere. (*) 

(*) Nota: colpire il consumo, cercandone la riduzione, rivolgendosi a tutta la popolazione è l’atteggiamento più corretto ed efficace per diminuire i problemi e le sofferenze alcolcorrelate in una popolazione. 

REPUBBLICA ECONOMIA Leffe, una birra speciale per finanziare la cappella del Monastero di Norcia Solidarietà tra la birra d'abbazia belga e i benedettini italiani, a loro volta produttori della Nursia. In arrivo centomila bottiglie, tutto il ricavato destinato a una struttura in legno antisismica La solidarietà passa (anche) attraverso una buona bevuta. (*) Il filo di questa storia è la birra, quella che affonda le sue origini nel mondo dei monaci medievali. E guarda ai monaci di oggi, finiti in difficoltà per le sciagurate scosse di terremoto che hanno funestato il Centro Italia, per aiutarli a rimettere in piedi la loro attività. I protagonisti della storia sono, da una parte, la Leffe, la birra belga d'abbazia nata nel 1240 grazie all'operosità di un gruppo di monaci norbertini. Dall'altra parte i monaci benedettini di Norcia, che hanno perso la loro casa nei terremoti del 24 agosto e del 26 ottobre scorsi: lo storico Monastero di San Benedetto fondato da tradizione sulla casa natale dei santi Benedetto e Scolastica. Ospitava una comunità internazionale di giovani monaci, che dopo le lesioni subite dalla struttura sono stati costretti ad allontanarsi dal paese. Si sono per ora trasferiti a San Benedetto in Monte, dove stanno costruzione di una nuova abbazia confidando - in un futuro più a lungo termine - in una ricostruzione nel centro storico. Leffe, che fa parte del colosso AB InBev, ha lanciato una bottiglia speciale: una edizione limitata della sua Blonde griffata #leffepernorcia. "Distribuita solo in Italia, la limited edition è l'elemento centrale dell'iniziativa progettata dalla birra belga", spiega la società. "Tutti i proventi della birreria generati dalla vendita delle bottiglie #leffepernorcia verranno donati ai benedettini per costruire una cappella in legno presso San Benedetto in Monte, località poco fuori dalle mura della città di Norcia. La cappella sarà una struttura antisismica accessibile a tutti i cittadini nursini e in cui i monaci potranno celebrare messa, accogliere i fedeli, dare conforto o semplicemente ascoltare chi è in difficoltà. Si tratta della prima fase di un progetto più ampio che porterà alla costruzione dell'abbazia definitiva". La solidarietà è dunque sancita da un brindisi che avvicina le due comunità, in questi mesi di difficoltà. Se i monaci belgi sono ancora operativi nelle scelte decisionali legate alla qualità di Leffe, i "colleghi" di Norcia sono piccoli produttori di una birra artigianale, Nursia. Leffe garantisce che le bottiglie distribuite saranno centomila, disponibili sul mercato da metà giugno. Davide Franzetti, ad di AB InBev Italia, ha affidato a una nota il suo commento: "Leffe è nata secoli fa dall'idea e dalle mani di pochi frati; quando abbiamo saputo dei danni che i monaci di Norcia hanno subito a causa del terremoto, il pensiero di cercare un modo per sostenerli è stato immediato. Con il progetto #leffepernorcia vogliamo aiutarli a ritrovare una normalità possibile. Confidiamo che il nostro contributo possa servire a trasformare la cappella in un simbolo tangibile di rinascita, luogo di riferimento per gli abitanti di Norcia". "Il legame tra noi benedettini e la cittadinanza è molto forte - ha aggiunto Padre Benedetto Nivakoff, Priore dell'Ordine dei monaci benedettini di Norcia. - "I nursini ci hanno visto per anni lavorare, giorno dopo giorno, in città per costruire insieme a loro la nostra vita monastica e la nostra quotidianità, anche per quel che riguarda la produzione di Birra Nursia. L'aiuto che ci arriva da Leffe nell'edificazione della cappella a San Benedetto in Monte è un passaggio importante, perché è segno di fiducia e speranza".  

(*) Nota: la solidarietà attraverso le bevute, quella che passa per la promozione di alcolici, rischia di essere un boomerang. Vendendo birra per fare solidarietà rischio di comportare, in chi la beve, danni e sofferenza. Che a loro volta avranno necessità di gesti solidali. Alla solidarietà sancita dai brindisi preferiamo la solidarietà sancita dagli abbracci. 

REPUBBLICA "Collisioni" blindato: al festival agrirock di Barolo stretta sulla sicurezza e alcol "regolamentato" Dopo la circolare Gabrielli e i fatti di Torino. "Ma non vogliamo ripetere il San Giovanni del capoluogo: controlli gentili per non fare di una festa uno schieramento di polizia" di MARIACHIARA GIACOSA Collisioni 2017 sarà un festival blindato ancora di più rispetto al passato. Gli steward di controllo dei sei varchi di accesso passeranno da quattro a sedici. E ci sarà anche a Barolo, dal 14 al 18 luglio, il divieto di introdurre bevande alcoliche di qualsiasi tipo. "Non è una scelta nostra: è la legge - spiega il direttore della manifestazione Filippo Taricco  - il pubblico chiede sicurezza, ma dobbiamo fare tesoro di quanto è successo a San Giovanni a Torino per non far diventare la festa solo uno schieramento di polizia. Al nostro pubblico chiediamo collaborazione e assicuriamo una presenza discreta: le forze dell'ordine non interromperanno gli incontri letterari in tenuta antisommossa" dice con implicito riferimento ai fatti di Vanchiglia. "Facevamo già molto, ma facciamo di più - conclude - per non farci vincere dalla paura". Durante la presentazione del festival agrirock, oggi al Circolo dei Lettori di Torino, è stato fatto il punto sulle nuove regole per la sicurezza. "Dopo gli attentati c'è stata una stretta sulle normative - spiega il responsabile della sicurezza Valerio Capelli - ma dopo la calca di piazza San Carlo è stata l'apoteosi: le regole sono cambiate per tutti e dappertutto. È molto oneroso ma è giustificato". Per quanto riguarda i divieti, l'elenco è quello della circolare Gabrielli e riguarda l'introduzione di zaini e borse superiori ai 10 litri, ombrelli, aste, tablet, iPad, macchine fotografiche, animali (nella zona di piazza Colbert) bottiglie e bevande alcoliche. "Questo non significa che non si potrà bere - precisa Taricco che ha fatto del "progetto vino" uno dei cardini della kermesse - l'alcol non potrà essere introdotto ma si potrà consumare all'interno anche se in bicchieri di plastica come già avveniva in passato". Quanto al timore che la paura e l'insofferenza per i controlli possano determinare un calo di presenze, Taricco rassicura: "Un fantasma inesistente: le prevendite stanno andando meglio dello scorso anno. Il nostro pubblico ci segue e cresce di anno in anno". Anche il sindaco di Barolo Renata Bianco parla di sicurezza: "Già l'anno scorso Nizza e il Bataclan ci avevano imposto nuove norme di sicurezza, quest'anno c'è un elemento in più, l'elemento paura che può scatenarsi in qualsiasi momento, come i fatti di Torino in piazza San Carlo dimostrano. Controlli maggiori sui parcheggi, che potranno provocare code, forse ci vorrà qualche cosa in più, ma ci vuole pazienza. Ci saranno controlli interni: non siamo né uno stadio, né un'arena ma saremo organizzati come uno stadio. Anche nell'area del concerto ci saranno messaggi per tranquillizzare il pubblico e indicare le vie di fuga. Un messaggio di tranquillità: vogliamo che il pubblico sia informato. Il personale di servizio non sarà un ostacolo al godere dello spettacolo, ma una risorsa". 

IL MATTINO SALERNO Ubriaco, si ribalta con l'auto: alcol 8 volte superiore al limite Si è ribaltato con l'auto lungo la strada statale 19 a Polla, ferendosi in modo non grave. L'uomo, un cinquantenne di Buccino, è stato trasportato all'ospedale "Luigi Curto" dal personale del 118, ed è stato sottoposto ai vari esami del caso: è risultato positivo all'acol test con un tasso alcolemico- secondo quanto emerso - otto volte superiore al limite (circa 4 grammi per litro). Sul posto i carabinieri della Compagnia di Sala Consilina che hanno proceduto alla ricostruzione del sinistro. Qualche disagio alla circolazione per la presenza lungo la carreggiata dell'auto capovolta e della presenza di alcuni detriti.  

FAENZA NOTIZIE Berti (LN): “Faenza, palio e vendita di alcolici. Concorrenza sleale ai danni del bar dello stadio" Il consigliere: “Ordinanza ‘fantasma’ e beffa: all’esterno dell’impianto venduti fiumi di cocktail” “L’ordinanza anti-alcol durante il Palio, invece che salvaguardare l’incolumità dei presenti, ha solo prodotto un danno economico per il gestore del bar dello Stadio. Mentre lui doveva rispettare un’ordinanza mai ricevuta personalmente, altri esercenti vendevano alcol e drink in contenitori da asporto” con queste parole esordisce il consigliere comunale della Lega Nord Jacopo Berti. Spiega quindi il consigliere leghista: “Prima della Bigorda, il comune di Faenza ha emesso un’ordinanza valida sia per la Bigorda che per il Palio del Niballo, nella quale si vietava la vendita di alcol e birra in contenitori di vetro, mentre l’utilizzo di bottiglie di plastica era contemplata. DI conseguenza il gestore del bar interno al Bruno Neri, ha ordinato un quantitativo di birra in plastica tale da poter essere fornito per entrambi gli eventi. Durante la serata della Bigorda, la somministrazione è proceduta senza intoppi e senza incidenti”. Ma dopo qualche settimana sono partiti i problemi: “il venerdì prima del Palio, il gestore del bar ha appreso solo via web che era stata emessa una nuova ordinanza, dove si vietava completamente la vendita di alcolici e birra all’interno dello stadio; in pratica senza aver ricevuto nessuna comunicazione ufficiale, il gestore si è trovato con un divieto vincolante e con un mancato guadagno di diverse migliaia di euro per via della fornitura di birra già acquistata”. Prosegue Jacopo Berti: “Ma oltre al danno la beffa. Nonostante dentro al Bruno Neri non venisse distribuito alcun genere di alcol, al suo esterno diverse attività fra cui un circolo privato, vendevano drink e cocktail in bicchieri di plastica, che immancabilmente entravano all’interno dello stadio, in barba a quanto previsto dalla ordinanza, che vieta la somministrazione di bevande alcoliche anche da asporto, per i locali posti nel raggio di 100 metri dallo stadio”. “Questa è pura concorrenza sleale, ai danni di un esercente che da diversi anni gestisce la somministrazione di cibo e bevande durante le manifestazioni del Palio, che subisce un danno enorme pur non avendo mai ricevuto una notifica ufficiale della nuova ordinanza. E mentre lui cercava di rimediare alle perdite, all’esterno si vendeva alcol liberamente”. Conclude Berti: “Partendo dal presupposto che il divieto a parer mio andrebbe eliminato, in quanto come abbiamo visto, l’alcol entra ugualmente allo stadio (*), spero che il Comune prenda provvedimenti anche verso quelle attività che hanno disatteso l’ordinanza. Un’ordinanza che per di più non è mai arrivata ai gestori, e che invece che evitare i disordini, non ha fatto altro che creare un buco economico ad un onesto cittadino, che nonostante l’errore di mancata comunicazione da parte del Comune e del Sindaco, ha rispettato le regole, a differenza di altri. Porteremo la questione anche in Consiglio Comunale” conclude il consigliere comunale della Lega Nord Jacopo Berti. 

(*) Nota: secondo questo modo di ragionare, se non riesco a fare rispettare una legge… tolgo la legge. 

EDV24 Alcol e risse nel sabato sera bresciano Sabato 24 giugno, tra Valcamonica, Franciacorta e bassa bresciana, alcuni momenti di divertimento sono sfociati in pericolosi eccessi. A Sellero, durante la Tower Party, la festa organizzata alle Tre Torri con numerosi ragazzi di ogni età, una 12enne è svenuta dopo aver ingerito troppo alcol, bevuto dai bicchieri degli altri amici e portando bottiglie da fuori. Chiamata un’ambulanza, è stata portata all’ospedale di Esine in codice giallo per aver sfiorato il coma etilico. Le sue condizioni in seguito si sono normalizzate ed è stata raggiunta dai genitori. Un altro caso, invece, si è verificato alla discoteca Number One di Corte Franca. Qui, un 20enne è rimasto ferito, pare, dopo aver ricevuto un pugno al volto o essere stato colpito con un oggetto contundente. La dinamica è ancora molto incerta. Sembra che il ragazzo, appena risalito sul pullman privato che l’avrebbe riportato a casa, abbia visto alcuni amici coinvolti in un diverbio. Quindi sarebbe sceso raggiungendoli e così avrebbe ricevuto il colpo. Allertati i soccorsi è stato trasportato all’ospedale di Chiari e poi al Civile per aver riportato un trauma cranico. Ora, è in prognosi riservata, mentre i carabinieri indagano per ricostruire l’accaduto. Infine, a Pontoglio, dopo la notte bianca, sei ragazzi sono stati denunciati per rissa. 

CIAOCOMO Notte super-alcolica a Bellagio: cinque ubriachi soccorsi in neppure un’ora! Ben tre interventi distinti del personale del 118 nella cittadina del centro lago. Tra di loro anche due ragazze di 18 anni, una in osservazione ad Erba di Marco Romualdi La festa di inizio estate, la musica, l’allegria. E poi anche la sbornia pazzesca. Cinque persone in stato di intossicazione etilica (completamente ubriachi) soccorsi in neppure un’ora. E’ successo la notte scorsa a Bellagio, sul lungolario Marconi. Primo intervento alle 3, poi altri due a distanza di qualche minuto. Le condizioni più serie sono di una ragazza 18enne che in via Valassina – a pochi metri dal lungolago – si è sentita male. L’ambulanza del 118 l’ha trasferita in ospedale ad Erba in osservazione (è ancora lì per smaltire la sbornia). Altra 18enne in ospedale a Lecco. Ultimo intervento alle 3,50 – sempre sul lungolago – per prestare soccorso ad una donna di 35 anni, poi finita al Valduce a Como. 

IL GIORNALE DI VICENZA Armato di coltello e ubriaco semina il panico BASSANO. Uomo sulla quarantina si aggira, armato di coltello, a petto nudo e ubriaco, per le vie centrali di quartiere San Vito. I residenti lanciano l’allarme prima sui social poi ai carabinieri di Bassano, che in meno di cinque minuti riescono a bloccarlo e identificarlo. Per lui scatta la denuncia per porto abusivo di armi. Secondo le prime indagini l’individuo, già noto alle forze dell’ordine, in passato si sarebbe reso autore di diverso furti. Erano circa le 21di sabato quando alcuni residenti di via San Paolo, all’incrocio con via San Carlo Borromeno, hanno notato un uomo a petto nudo, ricoperto di tatuaggi, con addosso solo un paio di jeans, che camminava per il quartiere con fare claudicante e un coltello in mano. Un residente ha immediatamente postato la notizia sui social, subito seguita da altri cittadini.  In pochi minuti è stato chiaro che l’uomo armato e palesemente ubriaco, aveva un atteggiamento tutt’altro che rassicurante. I residenti hanno allertato i carabinieri del Norm, guidati dal luogotenente Antonio Bellanova, arrivati pochi istanti dopo. Le indicazioni dettagliate e il tempismo da record hanno fatto in modo che il soggetto sia stato identificato e fermato immediatamente. L’uomo, residente nel Bassanese, di nazionalità caucasica, era già noto alle forze dell’ordine. I militari l’hanno accompagnato in caserma per le procedure di rito, il coltello gli è stato sequestrato. Adesso dovrà rispondere di una denuncia per porto abusivo di armi, ma è escluso che gli ulteriori approfondimenti eseguiti nelle ultime ore dalle forze dell’ordine possano aggravare la sua posizione. F.C. 

GAZZETTA DI REGGIO Ubriaco alla guida invade la corsia e provoca l’incidente  BRESCELLO. Avrebbe potuto causare una tragedia la condotta scriteriata di un automobilista che venerdì sera è stato sorpreso alla guida con un tasso alcolemico di ben sei volte superiore al consentito. L’uomo, un povigliese di 43 anni, viaggiava a bordo di una Fiat Punto in direzione di Poviglio e a un certo punto ha incrociato una Renault Megane con a bordo un cittadino di Brescello. A causa delle sue condizioni psicofisiche alterate, l’uomo ha improvvisamente invaso la corsia opposta: l’impatto è stato inevitabile. Ad avere la peggio è stato il conducente della Megane, portato all’ospedale di Guastalla: ha riportato ferite gravi, ma non è in pericolo di vita. Sul posto, gli agenti della polizia municipale Bassa reggiana hanno sottoposto il 43enne all’alcoltest, rilevando che si era messo alla guida con un tasso alcolemico di sei volte superiore al consentito. Patente ritirata. 

POLESINE24 Da ubriaco punta un coltello contro la barista e aggredisce gli agenti E' successo ieri mattina San Martino di Venezze, dove un uomo di 53 anni ha creato scompiglio in un bar, ferendo un carabiniere e sfondando la portiera dell'auto di servizio. L'uomo è finito in manette.

WINENEWS Si allunga la storia del rapporto tra Inghilterra e nettare di Bacco: scoperti nel Devon frammenti di anfore usate per il trasporto di vino, che testimoniano una diffusione più ampia e meno elitaria del consumo enoico nella Britannia di epoca romanaLa scoperta di reperti archeologici non cessa di riscrivere la storia del rapporto tra le popolazioni antiche e il nettare di Bacco, quasi sempre verso tempi sempre più remoti: dopo la recente scoperta di un tornio da vino del 900 a.C. in Sardegna (https://goo.gl/PRF9fc ), arrivano dalla Gran Bretagna notizie che spingono indietro di quasi quattro secoli la presenza, e il consumo, di vino nell’Inghilterra dei tempi precristiani. Secondo quanto riportato, tra gli altri, dalla Bbc (www.bbc.co.uk ), un team di archeologi capitanato dal Professor Stephen Rippon, dell’Università dell’Exeter, ha infatti scoperto frammenti di anfore - quasi certamente utilizzate per il trasporto di vino e olio - ad Ipplepen, un villaggio celtico nell’Inghilterra sudoccidentale. La scoperta, secondo quanto dichiarato dal Professor Rippon, dimostra che la presenza di vino e olio romani oltremanica risale a ben prima della “canonica” seconda metà del I secolo a.C., quando l’Imperatore Claudio invase in forze l’isola, e per l’esattezza a quasi quattro secoli più indietro: inoltre, la presenza di tali reperti nell’area, più ad occidente rispetto alle aree considerate tradizionalmente frequentate dai commercianti e dalle truppe di Roma, corrobora l’ipotesi che sia i commerci con il continente che il consumo stesso di vino fossero ben più estesi e diffusi di quanto precedentemente creduto. Certo, non è possibile escludere a priori che le anfore ritrovate fossero state utilizzate come “doni” di poco conto, e quindi prive del loro contenuto, nei confronti delle popolazioni indigene, come avveniva in altre aree di confine della sfera di influenza romana come la Danimarca o la Germania, ma quest’ultima ipotesi viene indebolita dal fatto che, così come l’Inghilterra sudorientale, anche quella sudoccidentale era abitata al tempo da popoli che avevano legami commerciali ben documentati con il continente europeo. Nello specifico, i Dumnoni, che grazie alla presenza di miniere di stagno nella loro terra natale godevano di fiorenti rapporti commerciali con le terre d’oltremanica dal sesto secolo avanti Cristo: inoltre, la scoperta di monete cartaginesi all’interno di siti archeologici nell’area dà il destro all’ipotesi che persino il popolo di Didone, che della produzione di vino faceva una delle architravi della sua estesissima attività commerciale, fosse in contatto con gli antenati degli attuali abitanti della contea di Devon. 

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