Rassegna del 20 Giugno 2017

REPUBBLICA Genova Lotta all'alcol, il genovese Testino scelto alla guida della Società italiana L'epatologo del San Martino: "Prevenzione capillare, nell'80% dei casi è causa di morte per malattie al fegato" di BETTINA BUSH Buone notizie per la Liguria per quello che riguarda la lotta contro l'alcolismo. (*) È un genovese, Gianni Testino, il nuovo presidente nazionale della SIA (**), la Società Italiana di Alcologia, fondata nel ‘79 a Padova, per affrontare su basi scientifiche il complesso problema del rapporto tra uomo e alcol. Un problema immenso che genera costi sociali e sanitari al Servizio Sanitario Nazionale, stimati intorno ai 25 miliardi di euro all'anno, come ha sottolineato Emanuele Scafato, presidente uscente di SIA, direttore del reparto prevenzione dell'Istituto Superiore di Sanità, e direttore del centro collaboratore sui problemi alcol correlati dell'OMS. «Non mi stanco di ricordare che le epatologie del futuro saranno sostanzialmente delle alcologie — spiega Testino — cito solo i numeri della Liguria dove già adesso l'80% delle morti per malattie al fegato è dovuto all'alcol; il 50% delle morti da cirrosi epatica è da alcol; sempre l'alcol è la seconda causa di tumore del fegato, e la seconda causa di trapianto di fegato». Gianni Testino, epatologo dell'Ospedale San Martino, già direttore del Centro Alcologico Regionale, sarà presidente per quattro anni con una strategia ben precisa: «Tra le nostre priorità ci sarà il rafforzamento della rete delle Sezioni Regionali in tutte le nostre venti regioni, da effettuare insieme al consolidamento della collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità e l'OMS. Un altro aspetto fondamentale sarà quello di implementare gli sforzi, per sviluppare un cambiamento culturale nel settore epatologico. Aggiungo anche che con l'introduzione dei nuovi farmaci anti epatite C, nei prossimi anni il consumo di alcol sarà di gran lunga la prima causa di malattie epatiche. Gli epatologi dovranno quindi essere epato-alcologi, o comunque dovranno collaborare strettamente con un esperto internista di medicina delle dipendenze, soprattutto nel settore trapiantologico» Come pensate di agire? «Si faranno nuovi programmi di prevenzione nei confronti dei giovani con il superamento di metodologie che oggettivamente non hanno dato risultati confortanti. Verranno anche fatti programmi di identificazione precoce, attualmente solo il 20-30% dei pazienti viene identificato in questa fase; questo comporta costi aggiuntivi per il SSR che si potrebbero evitare». L'alcolismo è una patologia che coinvolge anche le persone vicine al diretto interessato. Intendete investire risorse per aiutare anche loro? «Verrà dato risalto a un nuovo modo di lavorare perché la giusta accoglienza di parenti e famiglie è la chiave vincente per raggiungere il successo finale». A proposito di successo finale, qual è la cura migliore per uscire da questa dipendenza? «Crediamo nell'efficacia dei gruppi di auto aiuto, come il club degli alcolisti in trattamento (***), alcolisti anonimi e i gruppi per i familiari degli alcolisti; per questo verranno dedicate più risorse alla loro diffusione». L'alcolismo è una dipendenza, esistono relazioni precise con le altre? «L'alcologia non sarà isolata, dovrà occuparsi anche delle dipendenze da sostanze e da comportamento, per le note commistioni. Nel 40% dei casi abbiamo associazioni gioco con alcol; i disturbi alimentari possono associarsi a problemi alcol correlati fino al 60% dei casi». Quanto incide l'alcol con la nascita di tumori? «È la seconda causa di morte oncologica dopo il tabacco, per questo vogliamo sviluppare lo studio sul rapporto tra alcol e tumore». 

(*) Nota: alcologia è molto di più della lotta al cosiddetto “alcolismo”, che è solo uno dei tanti, drammatici, problemi legati al bere. La frase successiva dell’articolo lo spiega bene. 

(**) Nota: buon lavoro a Gianni, e grazie al Presidente uscente, Emanuele, per il suo infaticabile lavoro/servizio. 

(***) Nota: non è un errore, a Genova, e non solo a Genova, i Club si chiamano ancora così. 

L’ADIGE Omicidio di Luca Varani Marco Prato suicida in cella Si è suicidato nella cella del carcere di Velletri (Roma), in cui era detenuto, Marco Prato, accusato dell'omicidio di Luca Varani, il ragazzo ucciso nella capitale il 4 marzo del 2016 durante un festino a base di sesso e droga. Domani avrebbe avuto l'udienza del processo. È stato trovato durante il giro di ispezione con un sacchetto di plastica in testa: sarebbe morto soffocato. Il suo compagno di cella non si è accorto di nulla. Prato aveva 31 anni. Il pm di turno ha autorizzato la rimozione della salma su cui verrà effettuata l'autopsia. Per l'omicidio di Luca Varani è già stato condannato, in abbreviato, a 30 anni, Manuel Foffo che, con Prato, aveva seviziato e ucciso la vittima. Prato, a differenza del coimputato, aveva scelto il rito ordinario. Prato si sarebbe suicidato per «le menzogne dette» su di lui e per «l'attenzione mediatica» subìta Il ragazzo ha lasciato una lettera in cui spiega i motivi del suo gesto.  Durante gli interrogatori aveva accusato Foffo.  «Ha fatto tutto Manuel Foffo, io non ho potuto impedirglielo perché ero anche stordito dalla droga e dall'alcol. Il suo è stato un raptus violento ed io sono rimasto bloccato anche perché lo amo e sono succube della sua personalità». Così Marco Prato, il trentenne accusato della morte di Luca Varani, nel corso dell'interrogatorio, il primo davanti al pm, svoltosi nel carcere di Regina Coeli e durato circa cinque ore. Nel corso dell'atto istruttorio Prato aveva, di fatto, scaricato totalmente le colpe su Foffo. «Avevo contattato io Varani - aveva raccontato al pm Francesco Scavo - perché con Manuel avevamo deciso di mettere in atto un gioco erotico e una violenza sessuale. È stato Foffo a somministrare a Luca l'Alcover (uno psicofarmaco) in un cocktail. Poi lo ha aggredito in modo violento. Io non ho reagito perché ho avuto paura anche per la mia incolumità. Manuel si è comportato in maniera assurda». Secondo quanto riferito da Prato, che è difeso dall'avvocato Pasquale Bartolo, Foffo aveva anche pensato di sbarazzarsi del corpo. «Voleva portarlo al Circeo e sotterrarlo in un terreno - ha detto - e mi aveva anche chiesto di andare ad acquistare una pala per poter scavare». Per quanto riguarda i coltelli e il martello usati per l'omicidio sulle quali sono state trovare tracce di Dna anche di Prato, il trentenne aveva detto di averle «toccate per spostarle anche se Foffo mi aveva imposto di pulirle». 

SPOTANDWEB Vizi Pubblicitari – L’ironia non paga quando si devono promuovere birre di Federico Unnia Il post sponsorizzato “Ho letto che bere fa male, ho smesso di leggere” di Webeers, è stato bloccato dal Comitato di controllo in quanto ritenuto non conforme alle regole del codice di autodisciplina pubblicitaria relative al consumo di bevande alcoliche. Come noto su questi prodotti sono da tempo accesi i fari degli organi di controllo della correttezza pubblicitaria, proprio per prevenire la diffusione di modelli di consumo non responsabili. Nel caso del post il Presidente del Comitato di controllo ha ritenuto il messaggio manifestamente contrario all’art. 22 – Bevande alcoliche in quanto evocava aspetti in contrasto con la lettera e la ratio dell’art. 22 del Codice, secondo il quale la pubblicità e la comunicazione commerciale relativa alle bevande alcoliche non devono contrastare con l’esigenza di favorire l’affermazione di modelli di consumo ispirati a misura, correttezza e responsabilità. Secondo il Comitato, infatti, esortare il pubblico ad acquistare birre usufruendo di un buono sconto, in sinergia con l’affermazione “ho letto che bere fa male, ho smesso di leggere”, costituisce una scelta comunicazionale che rischia di tradursi suggestivamente nella legittimazione ad un uso-abuso dell’alcol. Dato che quello dell’alcol è un tema estremamente delicato, sia per le implicazioni sociali che individuali che esso comporta, ciò impone a chi fa comunicazione e promuove il consumo di tali prodotti un’attenzione particolare alle molteplici forme nelle quali si può tradurre. E tutto a prescindere dall’eventuale intento ironico che la comunicazione in questione voleva veicolare. Da qui la conclusione che la comunicazione in oggetto trasmette un messaggio di sicuro e rischioso impatto emotivo sui destinatari, risultando fortemente diseducativo per il pubblico in genere, e per quello dei giovani in particolare. 

CASERTACE.NET Beve alcolici e rischia di annegare. Tragedia in un parco acquatico di Dragoni Il minorenne ha perso conoscenza DRAGONI- Nonostante fosse minorenne ha abusato di bevande alcoliche, introdotte dall’esterno, contrariamente al regolamento. Ha poi deciso di tuffarsi in una delle piscine del Jolly Park di Dragoni ed è stato colto da malore. La fortuna di questo quindicenne è stata che fossero presenti un infermiere e un ex volontario della Protezione civile. Gli hanno tenuto fuori la lingua, mettendolo in posizione di sicurezza, hanno cercato di farlo vomitare. Il giovane non era cosciente, non aveva alcun tipo di riflesso ma continuava a respirare. Sul posto sono giunti, di lì a poco, i sanitari, che gli hanno praticato un lavaggio. Il ragazzo ha quindi iniziato a riprendere conoscenza. Red.Cro. 

IL MESSAGGERO Roma Roma, al «Gemelli» nasce percorso dedicato alle malattie correlate all’alcol Nasce un percorso dedicato per le persone affette da patologie alcol correlate, presso il Policlinico Gemelli di Roma. «L’obiettivo - ha spiegato il dottor Giovanni Addolorato, direttore del Uoc di medicina interna del Policlinico - è garantire la presa in carico globale e integrata, per un’assistenza che metta al centro il paziente, le sue chance di guarigione, sia dalla dipendenza che dai danni all’organismo causati dagli alcolici». L’evento è stato introdotto da un intervento di Monsignor Galantino, segretario generale della Cei, che ha detto: «Sappiamo tutti che dietro i numeri ci sono volti e storie, il più delle volte sfigurati, di cui non salverei nulla. Eppure scegliere di prendersene cura vuol dire che questa volta credi che quei volti possano tornare a essere guardabili e possano tornare a trasmettere messaggi e emozioni». «L’impegno che oggi viene sancito e allargato - ha proseguito Galantino - mi sembra porti con sé un messaggio forte in un clima socio culturale sempre più incline a creare scarti e a disfarsene senza scrupoli di ciò che non corrisponde ai canoni prestabiliti». «L’accoglienza di pazienti con patologie alcol correlate che oggi si inaugura rappresenta un valore aggiunto per delle persone e per una struttura che non ne avrebbe bisogno, come il Gemelli. Perché allora è un valore aggiunto?», ha chiesto retoricamente il monsignore, che poi ha spiegato così la sua risposta: «Lo è perché esalta la gratuità, scelta poco quotata nella borsa dei valori correnti, ma che non dovrebbe essere ma estranea, come stile, in un ambiente come il Gemelli». 

GAZZETTA DI REGGIO del 15 giugno 2017 «Comprati per 3.000 euro i boccali vietati alla festa»  Reggiolo, gli organizzatori protestano per lo stop ai bicchieri di vetro da un litro «Prendiamo atto dell’ordinanza ma qui non c’è mai stato nessun problema» di Mauro Pinotti REGGIOLO. «Abbiamo preso atto dell’ordinanza, anche se è arrivata tardi, perché avevamo acquistato 3mila euro di boccali da un litro con stampato il logo della Festa della Birra di Reggiolo 2017. È chiaro che questa novità ci ha creato anche delle difficoltà». A parlare sono Paolo Bartoli e Ivano Giglioli, organizzatori della kermesse che prende il via proprio oggi. «Abbiamo appeso dei cartelli all’entrata della festa con la scritta: “È vietato introdurre nell’area della festa contenitori in vetro (bottiglie, bicchieri...)”, mentre nei ristoranti abbiamo messo un altro cartello con scritto “È vietato asportare dal ristorante qualsiasi contenitore di vetro” – spiega Bartoli –. Non c'è stato il tempo di bloccare l’ordine dei boccali, che ora abbiamo trasferito in un magazzino di Novi di Modena. Non so ora che uso ne potremo fare e in quale circostanza». E Giglioli aggiunge: «Non abbiamo neanche potuto acquistare bicchieri di plastica più capienti. In alcuni supermercati della zona ne avevamo trovati, ma erano pochi: li avremmo bruciati via in neanche un minuto d’apertura della festa. Un bel guaio. (*) Sapevo che, dopo i fatti di Torino, avremmo potuto avere qualche problema per la festa ma non immaginavo di questo genere». A lavorare sulla festa per sistemare gazebo e controllare che tutto stesse procedendo per il meglio c’è anche il presidente del Grade onlus della sezione di Reggiolo, Roberto Ferrari: «Abbiamo potenziato la Protezione civile. Sicuramente, per cercare di rispettare l’ordinanza, all’ingresso della festa i volontari sono autorizzati a fare i dovuti controlli e chi entrerà con bottiglie di vetro o boccali da litro da casa, non potrà entrare. I volontari chiederanno anche ai frequentatori, qualora fossero dotati di borse o zaini, di aprirli per verificare che all'interno non vengano introdotti vetri – ha continuato Ferrari –. Come organizzazione, per evitare di far fare ulteriori file a chi vorrà bere una seconda birra metteremo una cassa “Solo bere”. Devo dire tuttavia che in tanti anni che organizziamo la festa della birra al Parco dei Salici, non è mai stato trovato un coccio di vetro. Siamo su un prato e su terra. Anche sbatterci con forza una bottiglia non si rompe. Neppure nell’area dove solitamente si svolge il “Ruttosound”, l’impresa che va a pulire ha mai trovato cocci di bottiglia. Vetri e bottiglie vengono in genere ritrovati all’esterno dell’area, nei parcheggi e sulla via davanti al municipio e nel centro sociale». Proprio per il degrado al di fuori della festa il sindaco Roberto Angeli ha scritto nell’ordinanza: «È inaccettabile il ripetersi delle condizioni nelle quali, negli anni passati, da alcuni frequentatori sono stati lasciati i parchi, giardini e distese verdi attrezzate, con la presenza di cocci e frammenti di vetro sparsi per terra causati dalla rottura di bottiglie e contenitori in vetro». (**) 

(*) Nota: leggete queste dichiarazioni, è una situazione tragicomica. Il vetro è pericoloso (mica la birra, il vetro). Così hanno proibito i boccali di vetro. Ma bicchieri di carta da un litro non ne trovano abbastanza: evidentemente, di solito, i bicchieri di carta li fanno per persone strane, persone che, quando assumono una bevanda, non ne vogliono un litro alla volta, si accontentano di volumi inferiori. Magari perché, questi originali, bevono per dissetarsi. Davvero “un bel guaio”. 

(**) Nota: non deve essere facile essere il Sindaco in un Comune che, per moltissime persone in mezzo Nord Italia, viene associato ad una gara di rutti. 

WINENEWS IL VINO “ANALCOLICO”? PER LE ANALISI È “BUGIARDO”. LO DICE UNO STUDIO DELL’ISTITUTO DELLA SALUTE PUBBLICA DELLA NORVEGIA Il vino senza alcol si rivela bugiardo in laboratorio. Uno studio dell’Istituto della Salute Pubblica norvegese ha dimostrato che, nelle analisi delle urine, questo prodotto “salutista” viene rilevato come un normale vino con alcol. Anzi, per le persone che avevano bevuto vino non alcolico, le analisi delle urine mostravano dati di un consumo “acuto” di alcol, ovvero occasionale e abbondante. La spiegazione, secondo i ricercatori, sta probabilmente nel fatto che questa bevanda, come quella ordinaria, contiene solfato d’etile che è assorbito dall’organismo ed espulso attraverso la pipì. “Nei test urinari - spiega la ricercatrice Gudrun Hoiseth - non è possibile fare la differenza tra il solfato d’etile assorbito attraverso la bevanda e quello prodotto dal corpo dopo il consumo d’alcol. Per questo si rischiano test erroneamente positivi”. 

WINENEWS L’acqua si trasformò ancora il vino: ma a compiere il “miracolo” questa volta è il Prosecco Doc, che prende il posto dell'acqua San Pellegrino nella laguna di Venezia, per quella che diventa la “Prosecco Doc Cooking Cup” (1-2 luglio) L’acqua si trasformò ancora il vino: ma a compiere il “miracolo” questa volta è il Prosecco Doc, che tra le acque di Venezia sarà il main sponsor della ex San Pellegrino Cooking Cup, sostenuta fino ad oggi dal celebre marchio dell’acqua frizzante, che ora diventa così Prosecco Doc Cooking Cup (www.discoverproseccowine.it ), e sarà di scena il 1 luglio a Venezia. Dove gli equipaggi si sfideranno sia in regata che ai fornelli in cambusa, con a bordo alcuni dei più celebri chef del Belpaese. Per decretare la barca più veloce e il miglior piatto preparato a bordo. E poi si brinderà, ovviamente, con le bollicine del Prosecco Doc, che hanno conquistato i mercati del mondo, e ora “salpano” anche in barca a vela ... 

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