Rassegna del 2 Giugno 2017

CORRIERE FIORENTINO

Lucca, stop al consumo di alcol nei parchi pubblici

All’origine di questa scelta ci sono le numerose segnalazioni relative alla ripetuta presenza negli ultimi mesi di numerosi soggetti in stato di ebbrezza, anche in orario pomeridiano, in parchi attrezzati in cui siano presenti bambini

di Simone Dinelli

LUCCA – Stop al consumo di bevande alcoliche all’interno dei parchi pubblici di Lucca. Lo ha deciso il sindaco Alessandro Tambellini, con un’ordinanza entrata in vigore nella giornata di giovedì e valida fino al prossimo 31 dicembre. All’origine di questa scelta ci sono le numerose segnalazioni pervenute da parte di cittadini – in particolare di genitori con figli piccoli - relative alla ripetuta presenza negli ultimi mesi di numerosi soggetti in stato di ebbrezza, anche in orario pomeridiano, in parchi attrezzati in cui siano presenti bambini. Fenomeno, questo, cui è collegato anche il ritrovamento di contenitori di latta e vetro abbandonati. Per i trasgressori sono previste sanzioni comprese fra i 25 e i 500 euro.

REGOLAMENTO – «In attesa del nuovo regolamento di polizia urbana – si legge in una nota del Comune -, questa ordinanza ha lo scopo di fornire agli agenti maggiori strumenti di contrasto nei confronti di un fenomeno che è stato segnalato a più riprese, a difesa soprattutto di bambini e anziani e del loro diritto al gioco e al riposo nei luoghi pubblici». Rientrano nell’ordinanza tutti i parchi attrezzati del territorio comunale, compresi quelli adiacenti agli edifici scolastici di ogni ordine e grado. Fa eccezione invece il complesso delle Mura urbane, il cui utilizzo è disciplinato da uno specifico regolamento.

 

CITTADELLASPEZIA

Comincia l'estate, stop agli alcolici dopo le 21

Avviato il procedimento per l’ordinanza comunale che riguarda l'area "Umbertino-centro-mare". Ecco cosa rischia chi contravviene.

La Spezia, 2.6.17 - Esattamente come un anno fa è stato avviato il procedimento riguardante l’ordinanza relativa al divieto di vendita degli alcolici dopo le 21 nel comune della Spezia. Dal prossimo 15 giugno fino al 14 luglio successivo entrerà dunque in vigore la limitazione che riguarda l'area "Umbertino-centro-mare" delimitata fra via Aldo Ferrari, Via Fiume, piazza Saint Bon , via XX Settembre, passeggiata Morin, viale Italia , viale Amendola.

Dunque, fatti salvi gli ulteriori limiti di legge vigenti, dalle 21 alle 6 in quel pezzo di Comune è vietata la vendita effettuata in qualsiasi forma e modalità, anche per asporto, nonché la somministrazione, di bevande alcoliche di qualunque gradazione; è ammessa la somministrazione di bevande alcoliche nelle aree e negli spazi pertinenziali, anche se temporaneamente autorizzati a carattere stagionale, destinati a esercizio pubblico. A questo proposito i titolari o gestori delle attività commerciali, dei pubblici esercizi, dei circoli privati e degli esercizi artigianali ricompresi nell’area anzi indicata, sono responsabili della corretta applicazione di quanto sopra disposto e dovranno adottare nei confronti dei propri avventori le necessarie misure di controllo. E’ fatta salva la possibilità per l’amministrazione comunale di derogare alla presente ordinanza, in occasione di specifici eventi e manifestazioni autorizzate nell’ambito territoriale di svolgimento delle manifestazioni stesse. L’inosservanza dei precetti di cui ai punti precedenti, impregiudicata la rilevanza penale per fatti costituenti reato e fatte salve ulteriori disposizioni di legge, è punita con la sanzione di cui all’art. 7.bis, comma 2, del TUEL prevedendosi, nei limiti edittali da € 25 ad € 500, entità del pagamento in misura ridotta pari a € 300,00 essendo la presente ordinanza emanata per finalità di sicurezza urbana e come tale ricadente nella previsione sanzionatoria di cui a deliberazione di Giunta comunale n.293/2008, salve spese di notifica e altri oneri di legge e di procedimento.

 

REPUBBLICA BOLOGNA

L'Emilia dei primati ora alza il gomito, il 28 per cento beve tutti i giorni

La regione balza in testa nella classifica sul consumo di alcolici. Sono 574mila le persone a rischio etilismo, 14 abitanti su cento

di MARCELLO RADEGHIERI

02 giugno 2017 - L'Emilia dei primati ora alza il gomito, il 28 per cento beve tutti i giorniIl 2016 è stato l’anno del sorpasso: dopo tanti secondi, terzi e quarti posti, l’Emilia Romagna ha conquistato il titolo di “regione che alza di più il gomito”. O almeno, di quella che beve alcolici con più frequenza. Abusandone, spesso e volentieri. A certificarlo è l’Istat, che nel suo ultimo report sul consumo di alcol lo mette nero su bianco: da Piacenza all’Adriatico, dagli Appennini al Po, l’anno scorso il 28,5% della popolazione sopra gli 11 anni ha bevuto alcolici tutti i giorni. Un dato, in aumento rispetto al 2015 (quando la percentuale si fermava poco sotto al 26%), che proietta l’Emilia Romagna in cima all’elenco delle regioni italiane, davanti a Val d’Aosta e Toscana, ex capolista.

In sostanza, secondo le stime dell’Istat, si parla di oltre un milione e 136mila bevitori abituali. Per la stragrande maggioranza si tratta di uomini, ma un po’ a sorpresa sono le donne a crescere di più: oltre 60mila in più solo tra il 2015 e il 2016. Le emiliano romagnole che amano concedersi una birra, un calice di vino o un drink almeno una volta al giorno sono il 18,8% del totale, e anche in questo caso si tratta del dato più alto di tutta la Penisola. Ad aggiungere una nota di preoccupazione al tutto, in ogni caso , è la percentuale di quanti il gomito lo alzano davvero troppo. Sono in 574 mila, il 14% della popolazione, infatti, a praticare un «consumo abituale eccedentario», ovvero a bere più di due unità alcoliche al giorno per l’uomo (un paio di lattine di birra o di bicchieri di vino, per intenderci), una per femmine, minori e anziani. Il dato è rilevante non tanto e non solo perché, ancora una volta, è il più alto a livello nazionale, ma anche perché conferma un aumento costante da tre anni a questa parte. Ancora nel 2014, infatti, la stima Istat arrivava si è no all’11%, circa 100mila persone in meno rispetto all’anno scorso. Sia chiaro: questo non significa certo che il 14% della popolazione dagli 11 anni in su sia da etichettare in toto come alcolizzata, ci mancherebbe. Ma gli esperti ricomprendono l’uso eccedentario nei «comportamenti a rischio».

Il doppio incremento, in ogni caso, non è esattamente un fulmine a ciel sereno. Anzi, di fatto conferma l’inversione di tendenza registrata già a partire dal 2015, con la quale l’Emilia Romagna ha interrotto il trend di diminuzione che durava da tempo. Proprio due anni fa la nostra regione ha toccato il record dei non astemi, ovvero di chi beve una bevanda alcolica «almeno una volta all’anno». Circa sette emiliano-romagnoli su dieci, un dato che trova conferma anche sul 2016. Ora, con l’aumento anche dei bevitori assidui siamo di fatto tornati ai livelli del 2011. E cioè indietro di sei anni.

 

OGGISALUTE

CAMBRIDGE UNIVERSITY

Bevete troppo vino? È colpa del bicchiere

Calici a confronto in uno studio

31 maggio 2017 - Se si beve troppo vino, la colpa è del bicchiere. Può sembrare una scusa un po’ furbesca, ma lo ha concluso un team di ricercatori che ha messo a confronto i calici, scoprendo che questi ultimi in 300 anni sono passati da una capacità di 65 millilitri a una di 450 millilitri. Una trasformazione che incoraggia a bere più del dovuto, secondo gli scienziati britannici che ne hanno parlato dall’Hay Festival.

Theresa Marteau, direttore dell’unità di ricerca su comportamento e salute della Cambridge University spiega che il suo team ha esaminato i bicchieri da vino del XVIII secolo custoditi all’Ashmolean museum di Oxford, quelli del XIX secolo a Buckingham Palace e calici più recenti, nel catalogo di John Lewis. La conclusione è semplice: con gli anni i calici sono diventati più grandi. “C’è stato un graduale aumento nella capacità, da 65 ml a 450 ml – spiega Marteau su ‘The Guardian’ – Il periodo chiave sono stati gli anni ’90”. E proprio le dimensioni più ampie avrebbero un ruolo perché, secondo l’esperta, favorirebbero un consumo maggiore.

Il suo team ha condotto un esperimento di sei settimane in un wine bar a Cambridge, dove 175 ml di vino erano venduti in ore diverse in tre tipi di bicchieri dalle dimensioni diverse. Con il bicchiere più grande le vendite sono aumentate del 14%, mentre negli altri due non ci sono stati cambiamenti. E il problema, concludono i ricercatori, non è legato solo ai bicchieri. Anche i piatti sono diventati più grandi, ammoniscono, e questa potrebbe essere una delle ragioni dell’aumento di sovrappeso e obesità.

 

Commento di Emanuele Scafato: da anni sosteniamo che la capacità dei bicchieri è stata volutamente aumentata .... le Unità Alcoliche da 12 grammi di alcol contenuti nei bicchieri da 125 ml di vino o in quelli da 40 ml di superalcolico sono un ricordo di un lontano passato e attualmente sostituite da bicchieri che hanno incrementato almeno del 30 % la capacità e quindi molto di più anche i consumi... può sembrare un inezia ma se esistono linee guida che riportano il "consiglio" a non superare una Unità alcolica, un bicchiere, occorrerà ragionare sempre e sottolineare che il bicchiere sarebbe meglio berlo a metà ... più grande è il bicchiere e più si è spinti a bere e questa non-novità conferma le ipotesi che oggi sono confortate dalla ricerca in oggetto ... meglio sapere e conoscere per non rischiare e ... Less is better...

 

POLIZIALOCALE.COM

L’unica verifica sicura dello stato di ebbrezza è l’esame del sangue? Non secondo la Cassazione

Ci occupiamo di un caso di ricorso contro una condanna per guida in stato di ebbrezza (art. 186 C.d.S.). Secondo la difesa non sarebbero sufficienti gli esisti dei test strumentali, eseguiti tramite etilometro, per accertare la condotta tipica del reato.

Come abbiamo avuto già possibilità di chiarire, la posizione della Corte di Cassazione a proposito dell’attendibilità dell’alcoltest è ben diversa.

La giurisprudenza di legittimità ha da tempo chiarito che, in tema di guida in stato di ebbrezza, il cosiddetto alcoltest, eseguito con le procedure e gli strumenti di cui all’art. 186 del codice della strada e all’art. 379 del relativo regolamento costituisce prova della sussistenza dello stato di ebbrezza e che è onere dell’imputato fornire eventualmente la prova contraria a tale accertamento, dimostrando vizi od errori di strumentazione o di metodo nell’esecuzione dell’espirazione, non essendo sufficiente la mera allegazione della sussistenza di difetti o della mancata omologazione dell’apparecchio.

Clicca qui per sapere cosa accade se l’alcoltest non è eseguito correttamente

Nel caso particolare, il ricorrente richiama un precedente in cui gli scontrini dell’alcoltest riportavano la dicitura «volume insufficiente» e le prove strumentali erano state effettuate a certa distanza temporale dal fatto.

La Corte di legittimità, nel caso citato, annullando con rinvio la sentenza assolutoria oggetto di ricorso della parte pubblica, ha chiarito quanto segue:

«In presenza del dato certo dello stato di ebbrezza del conducente con tasso alcolemico superiore al limite di 0,80 g/I in fase discendente a distanza di un’ora e mezza da un sinistro stradale dal medesimo provocato, risulta dunque viziata la motivazione che ritenga incerta la prova del fatto tipico sul mero argomento logico per cui la curva di assorbimento dell’alcol etilico raggiunge il picco di tasso alcolemico nel giro di circa un’ora dall’ultima assunzione».

 

TGCOM24

Crema, fa ubriacare la ragazza e la violenta con altri due:arrestati

Le violenze sarebbero avvenute il 25 maggio allʼinterno di uno stabile abbandonato nel Cremonese

1 GIUGNO 2017 - Ha fatto ubriacare la propria ragazza di 20 anni per poi violentarla con altri due uomini. Il fidanzato della 20enne e due nordafricani senza fissa dimora, uno di 52 anni incensurato e un altro di 48, sono stati arrestati dalla polizia. Le violenze sarebbero avvenute il 25 maggio all'interno di uno stabile abbandonato nel Cremonese. Subito dopo l'aggressione, la donna si è fatta medicare all'ospedale maggiore di Crema.

Le indagini, svolte dal commissariato di Crema e coordinate dalla Procura di Cremona, hanno consentito di individuare, sulla base delle descrizioni fatte dalla vittima, sia il luogo del reato, sia i tre uomini.

 

DOCTORWINE

Perché il vino non sa comunicare

di Daniele Cernilli

Il mondo del vino italiano è sempre più distante dal grande pubblico che finisce per apprezzarlo poco, con il conseguente crollo dei consumi interni.

Gino Veronelli negli anni Settanta riuscì nell’impresa di rendere il vino italiano protagonista nell’immaginario collettivo di milioni di persone. Ci riuscì con i suoi libri, con il Catalogo Bolaffi dei Vini, ma soprattutto con una trasmissione, A Tavola alle 7, che condusse su Rai 2 per diversi anni. Ebbe Umberto Orsini, Delia Scala e Ave Ninchi come co-conduttori, e in studio si cucinava e si parlava per la prima volta di vini di qualità a un pubblico vasto e allora per la massima parte ignaro.

Veronelli usò un modo molto accattivante per trattare quel tema, aiutato da grandi personaggi dello spettacolo che ricoprivano il ruolo dei curiosi, lo bombardavano di domande e qualche volta lo prendevano garbatamente in giro. Nessuno si prendeva troppo sul serio, tutti provavano a spiegare e a raccontare con termini comprensibili e il successo arrivò travolgente. Non sarà solo un caso se le maggiori città italiane si riempirono di enoteche proprio in quegli anni, e che i vini italiani iniziarono ad essere conosciuti prima da noi, poi anche in molti paesi esteri.

Non voglio sostenere che tutto sia stato determinato da quel programma, ma solo che a quei tempi l’argomento vino era molto più popolare in televisione di quanto non lo sia oggi. E la cosa non riguarda soltanto la Rai, o Mediaset o La 7. Riguarda anche i canali tematici, visto che né su Alice né tantomeno sul Gambero Rosso Channel sono attualmente in programmazione trasmissioni sul vino. Nei talk show sono spesso invitati gli chef, mai un produttore di vino, nonostante quel mondo sia pieno di personaggi simpatici e brillanti.

E non finisce qui. Al Festival della Filosofia di qualche anno fa ci fu un dibattito fra Umberto Galimberti e… Gianfranco Vissani. Non Gaja, Antinori o Walter Massa, insomma. Perché questo? Alla Rai non hanno problemi a fare i nomi dei modelli di auto, con tanto di marche in evidenza nei programmi specifici, come non hanno problemi a fare pubblicità ai cuochi. Ma per i vini vige il divieto assoluto di mostrare le etichette. Si può parlare in senso generale di denominazioni e di zone, ma non di singoli vini e di singoli produttori. Poi il vino non sarebbe “televisivo”, perché più di far ruotare il liquido nel bicchiere non determina “azioni” spettacolari, mentre un cuoco che cucina agisce e fa spettacolo. Infine il linguaggio del vino appare sempre più ermetico, roba da esperti, noiosi e sussiegosi, che parlano a se stessi e a qualche adepto del cerchio magico enologico.

Veronelli, insomma, oggi non potrebbe fare quello che fece quarant’anni fa, con il risultato che il mondo del vino italiano è sempre più distante dal grande pubblico che finisce per apprezzarlo poco, con il conseguente crollo dei consumi interni. Se a questo ci aggiungiamo una campagna antialcolica che fa di tutta l’erba un fascio, nonostante il più che dimezzamento dei consumi di vino in Italia negli ultimi vent’anni, il ritratto è quasi completo.

Certo, anche i produttori, gli enologi, noi che scriviamo, talvolta ce la mettiamo tutta per contribuire a questo. Un focus troppo specialistico, troppo elitario, su vini molto costosi e molto difficili da reperire. Un modo di comunicare che spesso si limita a raccontare di modi di vinificare, di tecnicismi, di filosofie produttive particolari, senza preoccuparsi di spiegare con termini comprensibili, non serve a granché. Rischia di escludere, non di far condividere.

Bisognerebbe invertire la tendenza, fare più manifestazioni come Cantina Aperte, unico vero evento di massa del nostro settore, provare ad aprire spiragli comunicativi e di condivisione più efficaci. Spiegare anche ai nostri “televisivi”che la BBC fece un programma di successo sul vino condotto da Jancis Robinson, una delle maggiori esperte del mondo, e che si può parlare di vino in modo semplice ma adeguato ed efficace anche in Tv, a patto di non banalizzare e di non buttare tutto in burletta, e alludo alle ultime comiche edizioni di Linea Verde, ad esempio. Cose non difficili da fare, molto più difficili da far capire.

 

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