Rassegna del 30 Maggio 2017

LA NAZIONE Arezzo Trovato in coma etilico a quindici anni in discoteca: è allarme alcol Il ragazzino soccorso alla Casa Cantoniera. E in tutta la provincia numerose denunce per guida in stato di ebbrezza Arezzo, 30 maggio 2017 - Un bicchiere poi un altro e poi un altro ancora. Ha bevuto alcol fino a sentirsi male un quindicenne che nella notte tra sabato e domenica è stato soccorso alla discoteca «Casa Cantoniera» di Terranuova dai sanitari del 118. L’adolescente era arrivato a mezzanotte nel locale e mezz’ora più tardi è stato notato dal personale di sorveglianza in evidente stato di alterazione. Immediata la telefonata all’emergenza territoriale e quando l’equipe sanitaria è arrivata per i soccorsi è stato subito chiaro che il ragazzino aveva esagerato con gli alcolici. Accompagnato all’ospedale di Santa Maria alla Gruccia con la diagnosi di coma etilico, è stato sottoposto all’opportuna terapia farmacologica, ricoverato in osservazione e, a quanto si è appreso, le sue condizioni non sono gravi. Tutto nello stesso fine settimana nel quale sono fioccate le denunce per guida in stato di ebbrezza. Due casi a Terranuova, altri tre tra Bibbiena, Poppi e Pratovecchio. 

CORRIERE:IT il degrado del rione Movida, alcol fuori orario e immondizia: è la fine di Trastevere Le ordinanze del Comune, che vietano il consumo in strada di bevande alcoliche in vetro dopo le 22, completamente ignorate. Da anni i residenti lanciano appelli, ma i controlli sono insufficienti. E al posto delle abitazioni si moltiplicano i B&B di Paolo Conti È una di quelle case romane che, viste di giorno dalla strada, sembrano uscite da «La Grande Bellezza», nel cuore della Trastevere più splendente, tra palazzi del ‘400 e capolavori barocchi. Poi ascolti il racconto di una notte del venerdì o del sabato notte, la cosiddetta Movida de’ Noantri, innestata nella vita quotidiana di un lettore che abita da sempre a Trastevere ma vuole restare anonimo «perché con i gestori di certi bar notturni non c’è da scherzare». Ecco: «La mattina esci di casa e devi scansare il vomito di chissà chi, proprio davanti all’ingresso. Non hai chiuso occhio perché, finiti i turni dei ristoranti, cominciano i bar con la musica a tutto volume, le urla e i cori, motorini che sfrecciano nelle aree pedonali, c’è chi urina tra le macchine a tarda notte, risse, orchestrine ambulanti. Abito al primo piano, tengo le finestre aperte per il caldo, e ti tirano le bottiglie di vetro in casa che finiscono sul divano. I vigili? Ho smesso di chiamarli, o non rispondono mai o ti dicono che non è loro competenza». L’asse dello sballo alcolico collettivo trasteverino corre lungo via della Lungaretta, tra piazza in Piscinula, con le case Mattei del ‘400, la scintillante Santa Maria in Trastevere, col suo mosaico del XIII secolo sulla facciata ora in restauro, piazza sant’Egidio, vicolo del Cinque e infine l’arena di piazza Trilussa, con la scalinata della Fontana dei Cento Preti del 1613 voluta da Paolo V Borghese, un tempo in via Giulia e spostata dov’è oggi nel 1898. Tanti capolavori semplicemente «non esistono» per le migliaia di movidari che fanno muro umano tra le 22 e almeno le 2 del mattino. Non li «vedono» perché stanno lì per un immenso gioco collettivo dove birra, vino, superalcolici e probabilmente altro sono gli ingredienti di un euforico stordimento di massa. Esisterebbe un’ordinanza firmata dalla sindaca Virginia Raggi in cui si vieta dopo le 22 la vendita di bottiglie di vetro con alcolici, dopo le 24 il loro consumo.Ma l’assenza di qualsiasi controllo rende quelle righe efficaci quanto le grida settecentesche dei Monsignori delle Strade che promettono, sulle lapidi barocche, multe e «nerbate» a chi «fa mondezzaro in questo luogo». Il risultato è la montagna di bottiglie di birra, di vino, di gin e vodkaa santa Maria in Trastevere, a piazza san Calisto, soprattutto in piazza Trilussa. La dissennata assenza di regole commerciali e di controlli sulle licenze ha trasformato la Lungaretta, in particolare vicolo del Cinque, via della Scala, vicolo del Bologna, San Calisto, l’area di piazza Trilussa in uno sterminato fast food, in un immenso distributore di «aperi-cene», happy hour, cocktail che magari elegantemente si chiamano (vicolo del Cinque) Bottarella, Sveltina, Succhiotto, Punto G, Tiralosù, con lunga fila all’ingresso. Suonano non semplici solisti ambulanti ma interi complessi musicali, con chitarre elettriche, sassofoni, amplificatori, san Calisto è un mega dancing, in ogni mano una birra, fischi, urla, salti, applausi. Piazza San’Egidio è appaltata per ore a una band che fa ballare l’intera piazza, fellinianamente inclusi alcuni membri di un gruppo tradizionale tedesco, con cappelli piumati e ragazze bionde in grembiule azzurro, sono venuti per un raduno da papa Francesco ma qui cantano, con la birra nel boccale verso l’una di notte, lietamente brindando ai divieti raggiani. A ogni angolo (una decina sulla Lungaretta, poi a san Calisto, un cumulo a via Fonte d’Olio, tanti a piazza Trilussa) sacchi di spazzatura indifferenziata, scatoloni pieni di rifiuti e verdure nutrono quei topi che l’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, ha spericolatamente dichiarato di non aver mai visto ma sono ben noti, come da beffarde reazioni sul web, a migliaia di trasteverini insonni e atterriti. Negli angoli più stretti, un fortissimo sentore di urina si mischia ai fumi di fritto di pesce e di carne grigliata. In vicolo del Cinque i proprietari dei civici 24/a, 32, 43, 16, 57 si sono arresi e non restaurano più i portoni un tempo eleganti e ora interamente imbrattati da scritte a colpi di spray bianche, rosse, blu, un vero massacro, sembrano gli sportelloni della metropolitana e invece siamo agli ingressi di case del ‘400, del ‘500. Un addio al celibato paralizza la strada, sono in quaranta a urlare «Fabrizio!!!», ed è forse la fotografia più allegra di questo viaggio nel caos. Verso l’una la musica e le urla costringono a gridarsi nelle orecchie per comunicare, capita a tanti sventurati turisti a tavola. Camminare è un’impresa, tutti stipati e sudati nei vicoli come nella dissestata metropolitana romana. Il lungotevere, tra san Pietro e l’Isola Tiberina, è paralizzato dal solito, immenso ingorgo che nessuno governa: si sale e si scende dalle auto, spesso rimbombanti di musica «a palla», dalle moto, da uno stuolo di mincar più o meno smarmittate. A tante bevute corrisponde spesso la rottura della bottiglietta di vetro, è quasi un rituale. Si va avanti così spesso anche fino alle 4 soprattutto a piazza Trilussa, che alla fine sembrerà il campo di una guerriglia urbana, e invece è solo il Trastevere Party di ogni sabato sera. Basta un colpo d’occhio, alzando lo sguardo verso i palazzi intorno, che le finestre delle case di chi abita in quel quadrante sono illuminate ma sbarrate, nonostante una serata che tutto il resto di Roma sfrutta lasciando entrare la brezza di piena primavera. Lo spiega bene il nostro anonimo lettore: «Una finestra aperta, a Trastevere nell’era della movida, significa solo far entrare rumore, caos, odori di fritto, fumo». Spiega ancora il lettore: «L’inferno dei fine settimana ha modificato il mercato immobiliare. Qui intorno è pieno di Vendesi che restano lì per molto tempo. Una volta appena si sapeva di un appartamento in vendita, c’era la fila». E oggi? Oggi chi investe mettendo nel conto che i fine settimana di almeno quattro-cinque mesi, tra maggio e settembre, si traducono in un assedio sotto casa? Il risultato è un’esplosione di bed & breakfast, di case vacanza. E tutto questo è davvero solo un «aperi-cena» perché il 9 giugno arriverà il piatto forte, ovvero «Lungo il Tevere Roma 2017» con la mitragliata di bancarelle sulle sponde del Tevere con altre decine di orchestrine, impianti musicali, ristoranti, bar da ponte Sublicio a ponte Sisto fino al 28 agosto. E poi altri ristoranti, bar e una cittadella del cinema sull’Isola Tiberina: viviamo nell’unica città europea che d’estate colloca piano bar, orchestrine, film all’aperto sotto le finestre di un ospedale, il Fatebenefratelli, dove c’è chi ha appena partorito, o magari sta molto, molto male. Ma siamo a Roma, d’estate è obbligatorio ballare e sballare, anche a un passo da un ospedale. Perché è la Grande ma anche l’Infernale Bellezza Romana. 

RAISPORT Woods: 'L'alcol non c'entra, colpa delle medicine' 'Non mi ero accorto che quel mix di farmaci mi avesse colpito così' Il campione di golf Tiger Woods ha detto che lo stato confusionale che ha portato al suo arresto, mentre era alla guida, non è stato causato dall'alcol ma da una reazione inaspettata a una serie di farmaci che sta assumendo. L'ex numero 1 del mondo è attualmente fermo dall'attività agonistica dopo essere stato operato per la quarta volta alla schiena lo scorso aprile. In un comunicato Woods si è preso la piena responsabilità per le sue azioni e si è scusato con la sua famiglia, gli amici e i fans. "Voglio che il pubblico sappia che l'alcol non centra. Quello che è successo è stata una reazione inaspettata ai farmaci prescritti", ha detto il campione americano. "Non mi ero accorto che quel mix di farmaci mi avesse colpito così duramente", ha aggiunto. Woods, secondo giocatore nella storia per numero di torni major vinti con 14 titoli, è stato arrestato alle 7.18 locali di ieri e rilasciato parecchie ore dopo pagando una cauzione. 

BIMBISANIEBELLI.IT Alcol: bere è dannoso anche prima del concepimento L’abuso di alcol danneggia il bimbo prima ancora che la mamma resti incinta. Aumenta il rischio di diabete in età adulta L’abuso di alcol può provocare gravi danni ai figli anche prima del concepimento. Uno studio eseguito in laboratorio e presentato al congresso della Società americana di endocrinologia a Orlando, Florida, ha rivelato, infatti, che le donne che assumono alcolici più del normale prima di concepire, hanno elevate possibilità di far nascere figli con livelli di zucchero nel sangue molto alti con il conseguente rischio di diabete in età adulta. Il fenomeno del binge drinking Il coordinatore dello studio, Dipak Sartak, della Rutgers University di New Brunswick, spiega che “gli effetti dell’alcol durante la gravidanza sul feto sono ben noti, mentre non lo erano quelli prima del concepimento”. Il binge drinking è una tendenza molto diffusa tra i teenager, comprese le ragazze che arrivano a bere fino a 4 o più alcolici in sole due ore. Lo studio in laboratorio Per capire quali sono gli effetti dell’abuso di alcol prima di rimanere in attesa, gli studiosi hanno esaminato i ratti alimentando le femmine con il 6,7% di alcol per 4 settimane in modo da far lievitare il livello dello zucchero nel sangue. Terminata la dieta a base di alcol, 3 settimane dopo i ricercatori hanno fatto accoppiare i ratti femmina, poi hanno confrontato i figli adulti dei ratti presi in esame con quelli di ratti femmina che non avevano mai assunto alcol prima del concepimento. Rischio diabete da adulti Dai risultati della ricerca è emerso che gli effetti dell’alcol nei figli adulti di ratto hanno provocato diverse anomalie nelle funzioni del glucosio con un aumento del rischio diabete. Secondo il coordinatore dello studio, dunque, gli effetti dell’abuso di alcol prima di rimanere incinta possono essere trasmessi ai figli con conseguenze a lungo termine sulla salute. 

TREVIGLIO TV Treviglio: La "Peer Education" per spiegare ai giovani i rischi dell'abuso di alcol La «Peer education» per spiegare ai giovanissimi i rischi sul consumo di alcol. Si tratta di una metodologia che prevede la comunicazione di determinati concetti o informazioni, attraverso coetanei dei soggetti a cui è diretto il messaggio. Nasce così il «Peer education Alcohol Project», da parte del servizio «Pre.Gio», in collaborazione con l’assessorato ai Servizi sociali. Un gruppetto di studenti (6/8), frequentanti il liceo delle Scienze Umane «Oberdan», il liceo «Weil» e l’indirizzo «Grafica e Comunicazione» dello Zenale e Butinone, da settembre verranno inseriti in un percorso di alternanza scuola-lavoro, articolato in due fasi. La prima, di ricerca, della durata di venti ore, verrà raccolto materiale informativo inerente il fenomeno del consumo di bevande alcoliche. La seconda fase, di comunicazione, sempre della durata di venti ore, sarà finalizzata alla realizzazione di un prodotto grafico/multimediale, da progettare in base sia alle competenze e motivazioni espresse dal gruppo, sia alle informazioni raccolte ed elaborate dagli studenti. L’obiettivo è quello di comunicare al gruppo dei pari le conoscenze apprese e la propria esperienza di ricerca. Il progetto è stato presentato martedì pomeriggio nella sala consigliare del Comune. Erano presenti il sindaco Juri Imeri, la vicesindaco Pinuccia Prandina, l’assistente sociale Samantha Gentili, Massimo Rotini e Loredana Pisciotta del servizio «Pregio», il rappresentante dell’Ats Luca Biffi, la dirigente scolastica dello «Zenale e Butinone» Paola Pellegrini e il referente dell’istituto «Oberdan» Rosario Forlano. 

TICINONEWS I Verdi: "La nostra sicurezza per una birra?" Il partito contro Fabio Regazzi e l'abolizione del divieto di vendere alcolici in autostrada: "Vende l'anima al diavolo" I Verdi del Ticino prendono posizione oggi sulla proposta avanzata dal consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi, nel frattempo approvata sia dalla Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Nazionale che dal Consiglio federale, di abolire il divieto di vendere alcolici in autostrada. "La nostra sicurezza per una birra?" è il titolo del comunicato dei Verdi, nel quale si ricorda che "i nostri rappresentanti a Berna sono eletti al Consiglio Nazionale per rappresentare il popolo. Eppure c’è chi, come Fabio Regazzi, che invece lavora a difesa degli interessi di altre categorie. Nell’ultimo deplorevole episodio con la sua proposta di abolire il divieto di vendita di alcolici in autostrada il Consigliere Nazionale ticinese si adopera a difendere gli interessi di chi gestisce le aree di sosta autostradali. Si tratta solo dell’ultimo increscioso episodio, preceduto dal precedente tentativo di allentare il divieto notturno di circolazione degli automezzi pesanti". I Verdi sostengono che "sebbene la popolazione, secondo alcuni sondaggi, sia nettamente contraria all’abolizione del divieto di vendita di alcolici in autostrada, il rappresentante della camera del Popolo si batte come un leone per vendere birra agli automobilisti. Tutto questo in barba al fatto che la confederazione ha attuato una serie di misure piuttosto severe volte a migliorare la sicurezza sulle strade. Tra queste vi è proprio la diminuzione del tasso alcolico consentito al volante. Appare quindi estremamente contradittorio anche l’atteggiamento del consiglio federale che si dichiara non contrario al postulato". Citando numerosi studi "che dimostrano come la disponibilità di bevande alcoliche favorisca il consumo e che lo stesso", i Verdi affermano che "evidentemente, ha un impatto devastante dal punto di vista degli incidenti stradali. Ma nonostante questo, ci sono personaggi che per incassare 4 franchi su ogni birra sono disposti a vendere l’anima al diavolo". "La domanda da farci", secondo i rappresentanti del partito "è quella di capire da chi vogliamo farci rappresentare, quali sono i interessi in questa iniziativa e in ultima analisi chi è che è disposto a sacrificare il bene collettivo per vendere qualche birra in più". (*) 

(*) Nota: incredibile questa proposta di abolire, in Svizzera, il divieto di vendere vino, birra e altri alcolici nelle autostrade. In Italia nessuno si sognerebbe mai di fare una proposta tanto assurda e pericolosa per la sicurezza stradale. Cosa dite? Ah, è vero, avete ragione. In Italia gli alcolici nelle autostrade si vendono da sempre, pare che dalle nostre parti sia considerata una cosa normale. 

L’ARENA di Verona Autista della gita delle elementari trovato ubriaco Durante il controllo ad un bus con motore acceso in attesa di partire da una scuola elementare della zona sud della città, un conducente veronese 57enne è stato sorpreso dalla polizia municipale con un tasso alcolemico di quasi un grammo per litro. Gita temporaneamente interrotta per permettere al gruppo di cinquanta bambini di partire con un nuovo ed idoneo autista. Segnalato alla Procura della Repubblica per guida in stato d'ebbrezza il conducente professionale, che deve guidare a tasso zero di alcol. 

UMBRIA24 Corciano, conficca il cacciavite nel cofano dell’auto della fidanzata: arrestatoLa donna si era rinchiusa nell’abitacolo per timore di essere aggredita dal giardiniere ubriaco fermato dalla polizia di En.Ber. Arrestato dalla polizia per maltrattamenti in famiglia un giardiniere di 37 anni che dopo aver conficcato un cacciavite nel cofano dell’auto in cui si era rinchiusa la fidanzata, per timore di essere picchiata, l’ha rincorsa a bordo di un furgone e ha continuato a inveire contro di lei. L’uomo, in evidente stato di ubriachezza, è stato anche denunciato per guida in stato di ebbrezza alcolica, minacce gravi e danneggiamenti. Gli agenti della squadra volante della questura di Perugia sono intervenuti lunedì sera a Corciano quando è arrivata la segnalazione di un uomo che a bordo di un furgone stava inseguendo una donna. Era la fidanzata. Gli agenti hanno ricostruito che pochi istanti prima la poveretta si era rinchiusa nella propria auto per non essere aggredita durante un’accesa discussione: in un momento di distrazione dell’indagato era fuggita dopo che lo stesso aveva conficcato un cacciavite nella carrozzeria e rotto lo specchietto retrovisore. Il tasso alcolemico del giardiniere era 3,26(limite 0,50) e la sua patente era scaduta: per questo motivo l’auto è stata sequestrata. 

IL GIORNALE DI VICENZA Prof di sostegno ubriaco a scuola e viene sospesoVICENZA. Sospeso dalla scuola dopo che la procura, nel corso di alcune indagini, ha scoperto che il professore (un insegnante di sostegno) era solito bere alcolici prima di entrare in classe. La segnalazione che ha fatto scattare le indagini è partita da un genitore di un’alunna dell’istituto Ghirotti (zona Laghetto). Alla mamma, ormai da qualche tempo, il comportamento della figlia (una ragazzina affetta da disabilità) lasciava più di qualche dubbio. A scuola, infatti, capiva che non andava più volentieri. Da qui la segnalazione prima alla scuola, quindi alla procura. M.B. 

IL RESTO DEL CARLINO Bologna, badante ubriaca si barrica in casa con l'anziana Il figlio non è riuscito ad entrare fino all'intervento di polizia e vigili del fuoco Bologna, 30 maggio 2017 - Completamente ubriaca, una badante 38enne di origine moldava si è chiusa in casa con l'anziana che assiste, rifiutandosi di fare entrare il figlio e anche la polizia, che per entrare ha dovuto chiedere l'intervento dei vigili del fuoco. È successo verso le 22 di ieri in via Trilussa, a Borgo Panigale. A chiamare il 113 è stato il figlio della pensionata, un bolognese di 56 anni, che era andato a trovare la madre ma non riusciva a entrare nell'appartamento, chiuso a chiave dall'interno. La badante, in evidente stato di ebbrezza, si è rifiutata di aprire a lui e anche agli agenti. Dopo che i pompieri hanno aperto la porta, li ha aggrediti tentando di mordere un poliziotto. È stata denunciata per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. Nel frattempo, l'anziana 83enne che avrebbe dovuto accudire stava dormendo nella propria stanza. 

CRONACHE DI GUSTO Se il vino non ha ancora capito come comunicare di Daniele Cernilli, Doctor Wine Gino Veronelli negli anni '70 riuscì nell’impresa di rendere il vino italiano protagonista nell’immaginario collettivo di milioni di persone. Ci riuscì con i suoi libri, con il Catalogo Bolaffi dei Vini, ma soprattutto con una trasmissione, A Tavola alle 7, che condusse su Rai 2 per diversi anni.  Ebbe Umberto Orsini, Delia Scala e Ave Ninchi come co-conduttori, e in studio si cucinava e si parlava per la prima volta di vini di qualità a un pubblico vasto e allora per la massima parte ignaro. Veronelli usò un modo molto accattivante per trattare quel tema, aiutato da grandi personaggi dello spettacolo che ricoprivano il ruolo dei curiosi, lo bombardavano di domande e qualche volta lo prendevano garbatamente in giro. Nessuno si prendeva troppo sul serio, tutti provavano a spiegare e a raccontare con termini comprensibili e il successo arrivò travolgente. Non sarà solo un caso se le maggiori città italiane si riempirono di enoteche proprio in quegli anni, e che i vini italiani iniziarono ad essere conosciuti prima da noi, poi anche in molti paesi esteri. Non voglio sostenere che tutto sia stato determinato da quel programma, ma solo che a quei tempi l’argomento vino era molto più popolare in televisione di quanto non lo sia oggi. E la cosa non riguarda soltanto la Rai, o Mediaset o La 7. Riguarda anche i canali tematici, visto che né su Alice né tantomeno sul Gambero Rosso Channel sono attualmente in programmazione trasmissioni sul vino. Nei talk show sono spesso invitati gli chef, mai un produttore di vino, nonostante quel mondo sia pieno di personaggi simpatici e brillanti. E non finisce qui. Al Festival della Filosofia di qualche anno fa ci fu un dibattito fra Umberto Galimberti e… Gianfranco Vissani. Non Gaja, Antinori o Walter Massa, insomma. Perché questo? Alla Rai non hanno problemi a fare i nomi dei modelli di auto, con tanto di marche in evidenza nei programmi specifici, come non hanno problemi a fare pubblicità ai cuochi. Ma per i vini vige il divieto assoluto di mostrare le etichette. Si può parlare in senso generale di denominazioni e di zone, ma non di singoli vini e di singoli produttori. Poi il vino non sarebbe “televisivo”, perché più di far ruotare il liquido nel bicchiere non determina “azioni” spettacolari, mentre un cuoco che cucina agisce e fa spettacolo. Infine il linguaggio del vino appare sempre più ermetico, roba da esperti, noiosi e sussiegosi, che parlano a se stessi e a qualche adepto del cerchio magico enologico. Veronelli, insomma, oggi non potrebbe fare quello che fece quarant’anni fa, con il risultato che il mondo del vino italiano è sempre più distante dal grande pubblico che finisce per apprezzarlo poco, con il conseguente crollo dei consumi interni. Se a questo ci aggiungiamo una campagna antialcolica che fa di tutta l’erba un fascio (*), nonostante il più che dimezzamento dei consumi di vino in Italia negli ultimi vent’anni, il ritratto è quasi completo. Certo, anche i produttori, gli enologi, noi che scriviamo, talvolta ce la mettiamo tutta per contribuire a questo. Un focus troppo specialistico, troppo elitario, su vini molto costosi e molto difficili da reperire. Un modo di comunicare che spesso si limita a raccontare di modi di vinificare, di tecnicismi, di filosofie produttive particolari, senza preoccuparsi di spiegare con termini comprensibili, non serve a granché. Rischia di escludere, non di far condividere. Bisognerebbe invertire la tendenza, fare più manifestazioni come Cantina Aperte, unico vero evento di massa del nostro settore, provare ad aprire spiragli comunicativi e di condivisione più efficaci. Spiegare anche ai nostri “televisivi” che la Bbc fece un programma di successo sul vino condotto da Jancis Robinson, una delle maggiori esperte del mondo, e che si può parlare di vino in modo semplice ma adeguato ed efficace anche in Tv, a patto di non banalizzare e di non buttare tutto in burletta, e alludo alle ultime comiche edizioni di Linea Verde, ad esempio. Cose non difficili da fare, molto più difficili da far capire.www.doctorwine.it 

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