Rassegna del 22 Maggio 2017

MESSAGGERO VENETO Birrathlon, la gara alcolica dei rugbisti che non piace all’Aas5: “Non è responsabile”. Giro della città per gli sportivi della palla ovale. A ogni stop obbligatoria una birra prima di tornare, sempre di corsa, al campo. di Stefano BriguglioNessun mondo come quello della palla ovale vive di riti e tradizioni e alimenta il senso di appartenenza. Forse perché il rugby è, più degli altri sport, calzante metafora della vita: sul campo hai bisogno degli stessi strumenti. La palla è irregolare, rimbalza dove vuole; puoi provare a prevederne i balzelli ma non c’è certezza che tu possa farlo; quindi, conti sui compagni. Tutti assieme si spinge, si corre, si placca, si porta quella maledetta palla oltre quella maledetta linea di meta. «Il gruppo è tutto – dice senza retorica Francesco Sordini, trequarti del Pordenone Rugby in campo, organizzatore di Birrathlon fuori –. Questa cosa che facciamo, tutti assieme, è un momento goliardico ma anche un’occasione per rafforzare il legame tra noi. È divenuto un appuntamento fisso da una decina d’anni. A fine campionato, ci ritroviamo, tutti noi della prima squadra, e cominciamo a correre per la città». Sordini dice bene: Birrathlon – come il nome velatamente suggerisce – è una maratona, un percorso da fare di corsa, che prevede diverse tappe... spumeggianti, rigorosamente alla spina. La prima squadra del Pordenone Rugby, una ventina di energumeni, è partita venerdì sera, alle 19, dal campo di Borgomeduna. Il drappello, in divisa da gioco ma senza i colori della società, di corsa come i bersaglieri, preceduto da alcune “vedette” che di volta in volta aprivano la strada arrivando nei locali e ordinando 20 “bionde” alla spina, ha attraversato tutta Pordenone: da Borgomeduna e dal bar in piazza giù fino al “Prima classe”, poi all’osteria “Colonna”, la pizzeria “Amalfi”, il “BarCollo”, il bar “Bacco”, il “Portorico” in corso Vittorio Emanuele II e il “Caffè Municipio”; infine è tornato a Borgomeduna, al bar “Ai Travi” e infine nuovamente al campo. Nove tappe, nove birre. E, a ogni tappa, una foto-ricordo col personale dei locali in inusuali pose rugbistiche: così mingherline bariste hanno provato l’ebbrezza della touche conservandone uno scanzonato e divertente ricordo. Nove tappe, nove birre. Ci vuole giusto un fisico da rugbista: «Lo facciamo da anni – scherza Davide Alberti, seconda linea – mai nessun disperso. Semmai, qualche anno, abbiamo dovuto “noleggiare” un carrello della spesa per riportare al campo i più... affaticati. Ma è un rito. Inoltre, è un modo per far sapere alla città che il rugby c’è». Insomma, tutti d’accordo? Innocente goliardia o il fatto che il percorso sia etilico qualche interrogativo lo pone? «Quando me ne hanno parlato i ragazzi – dice Giovanni Cantiello, tecnico della prima squadra e ds – ho detto loro quel che pensavo: siamo un club con un movimento giovanile invidiato in regione, abbiamo ottime strutture e numerosi tesserati, molti dei quali giovani e giovanissimi. Non mi piace l’idea che i miei giocatori esagerino, anche se per gioco, con la birra: gli atleti di prima squadra non devono dimenticare che dividono il campo con ragazzi e ragazzini, che stravedono per loro. Canti, cori e birra non mi paiono il migliore spot possibile». A dirimere questa mischia pacifica, Luca “cherno” Favot, allenatore in seconda, unico tecnico non giocatore ammesso al Birrathlon. 

MA L'AAS5 NON CI STA: "ATTEGGIAMENTO IRRESPONSABILE" L’organizzatore difende il Birrathlon, il medico boccia l’iniziativa. Opinioni a confronto sulla maratona alcolica dei rugbisti. «L’abbiamo fatta – ha detto Francesco Sordini – per ringraziare i bar e i locali che ci hanno ospitati nei terzi tempi, a fine partita, per festeggiare». Secondo Sordini «è stata un’iniziativa che non incentiva assolutamente all’uso di alcol. Noi beviamo birre piccole, da 0.2 millilitri, e correndo abbattiamo il consumo di alcol, lo bruciamo e arriviamo al campo di rugby solamente stanchi». Quanto all’aspetto educativo, «sappiamo che l’abuso di alcol (*) fa male – ha sottolineato Sordini – e lo diciamo ai nostri giocatori, anche ai più piccoli. Spieghiamo che bere troppo fa male, che ci deve essere un limite e che quando lo si raggiunge bisogna fermarsi. “Birrathlon” non ha mai creato problemi, non abbiamo mai lasciato nessuno per strada». Di parere diverso Paolo Cimarosti, responsabile del servizio di alcologia dell’Aas 5: «E’ una buona iniziativa per incentivare la mortalità alcol correlata in provincia di Pordenone – ha tagliato corto –. I dati ci dicono che in provincia muoiono ogni anno 63 persone per problemi alcol correlati, non solo alcolisti, ma anche coloro che per avere bevuto una volta cadono e si fanno male oppure fanno un incidente mettendo in pericolo se stesso e gli altri. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa il Coni, che è molto attento a questo aspetto o almeno dovrebbe esserlo, di questa iniziativa. Tra l’altro gli incidenti stradali sono la prima causa di morti tra i nostri giovani». Cimarosti ha, poi, ricordato che nel caso di presenza di minori vada avvertita l’autorità competente e da medico sportivo proprio nel rugby ha osservato che «sono appassionato di questo sport, ma non è proprio una disciplina in cui si insegna a bere». 

(*) Nota: solita vecchia storia, quando dicono che fa male lo chiamano “alcol”, non birra. Ma l’alcol non lo beve nessuno, viene assunto per il tramite della birra, del vino e degli altri alcolici.

GIORNALE DI BRESCIA ORZINUOVI Color run, in mille di corsa per dire no all'alcol Erano in mille, tutti coloratissimi, i partecipanti alla Color Run di Orzinuovi. «Vivi a colori» il sottotitolo, «Non berti il cervello, usalo» lo slogan dell'iniziativa promossa dal Centro per la Famiglia locale, con l'adesione del Comune e di numerose altre realtà associative del territorio.  Una proposta - con i 5 km di percorso non competitivo aperto a tutti - che ha colto nel segno e riscosso un successo in termini di partecipazione: la piazza Vittorio Emanuele gremita ha salutato i concorrenti letteralmente cosparsi di polvere coloratissima. Grandi, ragazzi e bimbi hanno camminato e corso in un clima festoso, reso ancora più gradevole dalla splendida giornata primaverile. Alla base di tutto un messaggio educativo che sollecita soprattutto i più giovani a non assumere comportamenti pericolosi con l'alcol. Un messaggio evidenziato anche dal concorso Non berti il cervello, usalo, le cui premiazioni sono state previste subito dopo l'arrivo della Color Run. 

ECO DI BERGAMO Annullata la serata «alcolica» «Intento completamente travisato» Il Codacons aveva chiesto l’intervento del prefetto, ma ci hanno pensato gli stessi organizzatori ad annullare la serata «Alcolisti senza frontiere» in programma sabato sera in un locale di Treviolo. La polemica è scoppiata nella mattinata di venerdì dopo un post di Selvaggia Lucarelli, che ha condannato il messaggio contenuto nel volantino di promozione. «Comunichiamo l’annullamento della serata Last Minute vs Drink or Die – si legge nel comunicato degli organizzatori -. Il titolo della serata è stato completamente travisato da coloro che volevano farsi pubblicità in modo facile senza approfondire la conoscenza del mondo giovanile che frequenta il nostro circolo. Il circolo culturale è assolutamente all’avanguardia nella prevenzione all’abuso di alcoolici (*) e si schiera in prima linea nella lotta all’abuso di qualunque sostanza, prova ne è che non è mai stato toccato da alcuna sanzione, anzi ha creato un ambiente pulito, piacevole e ben frequentato. Chiediamo scusa se sono stati arrecati dispiaceri a famiglie e comunità, dovuto comunque solo ad eventuali errori di comunicazione». 

(*) Nota: e meno male che è all’avanguardia. 

WINENEWS Il vino, l’olio, il pomodoro, il basilico e il Colosseo: le cinque ricchezze italiane tema provocatorio, a Roma il 3 luglio, del “Forum Internazionale della Cultura del Vino e dell’Olio” n. 10 della Fondazione Italiana Sommelier “Il Vino, l’Olio, il Pomodoro, il Basilico e il Colosseo avrebbero potuto, possono e potranno essere la grande ricchezza per il nostro Paese”. Ecco il tema, provocatorio, del Forum Internazionale della Cultura del Vino e dell’Olio n. 10 che, dopo Venezia, sarà di scena a Roma il 3 luglio alla Luiss Guido Carli - Libera Università Internazionale Studi Sociali. Un progetto ambizioso, che la Fondazione Italiana Sommelier porta avanti da oltre trent’anni, volto all’emancipazione della cultura del vino e dell’olio del Belpaese, concretizzato già nel 2008, dando vita a una giornata dedicata interamente a questo argomento. Il convegno, introdotto dal presidente della Fondazione Italiana Sommelier (Fis) Franco Maria Ricci, sarà condotto dal giornalista e produttore di vino Bruno Vespa e terminerà con un brindisi dedicato all’Oltrepò Pavese. Gli interventi dei diversi invitati copriranno un ampio ventaglio di tematiche: dalla ricchezza culturale che olio e vino rappresentano attraverso l’esempio di Eataly, con l’intervento di Oscar Farinetti, al ruolo che l’Università può coprire per diffondere questa stessa cultura, con il rettore della Luiss Paola Severino; dalla cultura enogastronomica come percorso di crescita del turismo sostenibile e di qualità, al piano d’introduzione della materia vino nelle scuole professionali, interventi rispettivamente del Ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini e del Vice Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Massimo Fiorio. E ancora l’importanza di diffondere informazioni medico-scientifiche veritiere(*) e di rendere comprensibile il linguaggio enoico, l’agroalimentare come motore dell’economia del Paese, l’esperienza di San Patrignano, il piacere superiore che scaturisce da un perfetto abbinamento cibo-vino e dati, presentati dalla conduttrice televisiva Antonella Clerici, che, da 17 anni, offre quotidianamente un’importante “pillola” sul vino in televisione. 

(*) Nota: magari lo facessero. 

IL GIORNALE Ubriaco investe un uomo Lo uccide e poi si schianta La corsa di un ecuadoriano finisce sul semaforo, rischia l'omicidio stradale. Vittima un clochard Tragico incidente nella notte tra sabato e domenica in via Cassinis, in zona Rogoredo, periferia sud della città. Intorno alle 3, infatti, un ecuadoriano di 24 anni ha travolto e ucciso un uomo sbalzandolo oltre il guard rail, quindi, qualche centinaio di metri più avanti, si è schiantato contro il semaforo in piazza Mistral. L'uomo è stato arrestato con l'accusa di omicidio stradale con l'aggravante dello stato di ubriachezza e dopo le cure a cui sarà sottoposto al San Raffaele, verrà portato in carcere: è quasi certo infatti che il sudamericano fosse ubriaco al volante anche se si attende ancora l'esito degli esami definitivi dell'alcoltest. La vittima, come hanno stabilito poi le indagini della polizia locale, è un senzatetto della zona, privo di documenti. Il fatto più singolare è che la ricostruzione dell'episodio è stata possibile solo dopo alcune ore. Il conducente dell'auto, infatti, è stato soccorso subito e ricoverato in ospedale. Purtroppo solo all'alba, verso le 6, dopo la telefonata di un automobilista che aveva notato una sagoma a terra lungo la strada, la polizia locale ha trovato il cadavere della vittima, un uomo senza documenti, un senzatetto che spesso chiedeva l'elemosina in zona. Il corpo senza vita dell'uomo investito era solo a qualche decina di metri dal luogo dove era stato soccorso l'ecuadoriano, ma con l'oscurità, al momento dei soccorsi e dei rilievi dello schianto, nessuno l'aveva notato. Secondo i dati della polizia stradale nel 2016 ci sono stati più incidenti e più feriti su autostrade e tangenziali, soprattutto, dovuti all'alta velocità ma anche alla guida in stato di ebbrezza, troppi causati dalle disattenzioni al volante a causa dell'uso manuale del telefono cellulare da parte del guidatore. Il bilancio del compartimento della polizia stradale per la Lombardia porta con se i numeri della realtà: in tutto il 2016, cento sono state le persone che hanno perso la vita sulle strade della regione. È questo l'unico dato che migliora perché diminuisce rispetto al 2015, quando i morti erano stati 128. Complessivamente, gli incidenti stradali sono aumentati: il 2016 ne ha registrati 9.292 contro gli 8.438 del 2015, l'incremento è stato del 10,12 per cento. I sinistri con lesioni sono stati 4.645 (4.393 nel 2015), i sinistri con danni alle auto o ad altre cose sono stati 4.547 rispetto ai 3.917 del 2015. 

CORRIERE DI AREZZO CORTONA "Violentata dopo l'alcol": impiegato nei guai Studentessa americana denuncia: violentata dopo l'alcol. Impiegato di Cortona nei guai. Vicenda ambientata nella città etrusca arriva all'udienza preliminare con un trentenne che rischia il processo. Lui si difende: "La ragazza era consenziente". Il fatto in un casolare del Cortonese, anni fa. Una serata frizzante con dieci giovani: ragazzi della zona e studentesse della Georgia. Aperitivo, cena e alcol. Tanto alcol. Il contesto diventa quello di un festino, con approcci e coppie. La mattina dopo la ventenne degli Usa denuncia ai carabinieri: "Ha abusato di me". La giovane sostiene di essere stata in condizione di menomazione, per l'ubriachezza, e di aver subito l'atto sessuale senza possibilità di autodeterminarsi. Caso controverso davanti al gup di Arezzo. 

IL MESSAGGERO Viterbo, alla guida dopo l'abuso di alcol: sei patenti ritirate nella notte di sabato in città di Renato Vigna Polizia stradale al lavoro nella notte. Gli agenti della sezione di Viterbo hanno provveduto, al termine di controlli effettuati nella notte tra sabato e domenica scorsi, al ritiro di sei patenti e alla denuncia di quattro persone. Sono state decine le auto controllate e i guidatori sottoposti ad alcol test. Oltre alla verifica del nuovo, e temutissimo, drug test. Gli agenti della Polstrada hanno effettuato un servizio straordinario per contrastare il fenomeno delle stragi del sabato sera. Presente in strada anche il camper della polizia con a bordo il medico e l'infermiera dell’Ufficio sanitario della questura. I controlli, effettuati nelle vie centrali e strategiche del capoluogo, sono stati finalizzati principalmente a sanzionare chi fa uso di alcol e/o droghe alla guida di un veicolo. L'etilometro e il drug-test sono stati utilizzati durante l'intera operazione, predisposta dal compartimento Polstrada Lazio con la questura di Viterbo. Decine sono state le autovetture controllate con verifiche sugli occupanti. Sono state 6 le patenti ritirate per abuso di sostanze alcoliche alla guida, con 4 persone denunciate per tasso alcolemico molto elevato, con relativo sequestro ai fini della confisca del mezzo; 2 i guidatori sanzionati amministrativamente. Una carta di circolazione è stata ritirata, 60 punti-patente sono stati decurtati e sono state contestate altre 7 infrazioni al codice della strada. Nessun soggetto è risultato positivo al 'drug-test' effettuato dal medico di Polizia nel camper appositamente attrezzato. Il fenomeno della guida in stato di ebbrezza alcolica colpisce soprattutto i giovani, sia le donne che gli uomini, ed è in crescita: da qui l'intensificarsi dei controlli per scongiurare incidenti e garantire la sicurezza sulle strade. 

WINENEWS Il freno alla crescita del settore enoico? La burocrazia. La pensa così anche l’ex Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, che, a WineNews, racconta il suo approdo nel mondo del vino, con un pugno di ettari fuori Roma ... Se c’è un freno alla crescita, o comunque al normale sviluppo del settore enoico in Italia, è senza dubbio la burocrazia, nel mirino del Testo Unico del Vino nato proprio con l’obiettivo primario di rendere più snelle le procedure amministrative tra vigna e cantina, ma ancora in attesa degli ormai famosi 36 decreti attuativi. La pensa così anche l’ex Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, che da un punto di vista economico, nel vino vede “potenzialità enormi - racconta a WineNews - soprattutto come fatto simbolico del made in Italy. Perché sempre di più il vino è un attrattore, un veicolo, un trascinatore, attorno al vino si costruiscono tante storie di immagine, tante storie di qualità, tante storie di cultura, che poi vuol dire attrazione, che poi vuol dire turismo, che poi vuol dire interscambio. Il vino diventa un veicolo di connessione, di connettività, costruisce reti umane, culturali, sociali ed economiche. Ma ha bisogno di semplificazione burocratica: io sono stato Ministro della Pubblica Amministrazione e ho puntato i miei tre anni e mezzo alla semplificazione burocratica, è stata una battaglia difficilissima, ho cercato di fare qualcosa. Adesso che sono fruitore di burocrazia, soprattutto in agricoltura, ho visto che è spaventosa. Spaventosa. Ammazzerebbe anche un toro. E quindi la prima cosa che farei, ripeto, è la semplificazione burocratica. Metterei a disposizione in maniera gratuita per tutti i giovani imprenditori un tutor, che gli risolva tutti i problemi burocratici. Perché uno degli elementi che ho visto, dando una mano a questa azienda, sono gli enormi costi di gestione burocratica, perché un giovane, ma anche un meno giovane come me, da solo non ce la fa. E quindi deve prendersi dei consulenti, e i consulenti costano. Per fare un bando, per partecipare ad una distribuzione di risorse per i macchinari e così via, tutto è talmente complicato che richiede consulenti. E io la prima cosa che farei è semplificazione da un lato e tutorship dall’altro. Ogni azienda giovanile - ribadisce Brunetta - dovrebbe avere un tutor gratuito per essere accompagnata nei meandri della burocrazia, ma anche degli incentivi, dei fondi, delle risorse per avere un proprio percorso ottimale e non sprecare occasioni che magari ci sono e non si conoscono”. Parole non solo da politico navigato ed esperto di economia ma, ormai, da produttore, perché Brunetta, sul solco ideale tracciato da Massimo D’Alema, in uno strano regime di par condicio enoica, da qualche anno si è buttato a capofitto nel mondo del vino. “Ormai da 3-4 anni, con i miei soci, Serena e Dario Diana, abbiamo comprato un po’ di ettari intorno a Roma (l’azienda si chiama Capizucchi, per ora conta su un solo ettaro, impiantato a Montepulciano e Cabernet Sauvignon, da cui nascerà la prima etichetta, ancora in botte, il Mater Divini Amoris, un Doc Roma, ndr) . Ci stiamo lavorando, ci stanno diciamo, con grande intensità. La cosa certa è che ci stiamo riempiendo di debiti. Siamo molto felici, molto preoccupati, però più felici che preoccupati. Per il resto, il giorno per giorno ci impegna in maniera totalizzante, perché stiamo facendo praticamente tutto: dall’acquisizione dei diritti all’impiantistica dei 24 ettari, che abbiamo finito pochi mesi fa, quando abbiamo piantato le ultime barbatelle. E adesso - continua Brunetta - stiamo piantando gli ultimi pali, i fili per strutturare la vigna e in autunno la vigna sarà finita nella sua completezza. Abbiamo già fatto la prima vendemmia, l’anno scorso, e adesso il primo ettaro è già in barrique per l’invecchiamento, in botti di rovere, che avevano visto prima un vino nobile, l’Amarone. La nostra preoccupazione adesso è per l’acqua, perché non piove, e le barbatelle piccole hanno bisogno d’acqua, in caso dovremo irrigare, questi sono i problemi di tutti i giorni”. Ogni volta che si parla di vino e, più in generale, di enogastronomia, arriva puntuale il paragone con la Francia, da sempre un passo avanti al Belpaese, anche se, ricorda Brunetta, “in termini economico-commerciali questo non è più così vero. In termini di cultura, di tradizione loro sono partiti con la qualità molto prima di noi. È la stessa differenza che c’è, per esempio, nella ristorazione. È una storia divertente da raccontare, ma è legata anche al vino: la rivoluzione francese mise per strada tutti i cuochi della nobiltà, furono loro ad aprire i primi ristoranti di alto livello. Ecco, noi questa rivoluzione, questa qualità, per esempio, nella ristorazione, non l’abbiamo mai avuta. Abbiamo sempre avuto una ristorazione popolare o nobiliare, ma non abbiamo mai avuto una ristorazione borghese di qualità. E il vino - aggiunge Brunetta - si accompagna a questa mancata rivoluzione: noi abbiamo sempre avuto buoni vini, ma non vini, almeno nel passato, di grande eccellenza per ampie fasce di popolazione. Adesso abbiamo recuperato, soprattutto dopo lo scandalo dell’etanolo (*), la vitivinicoltura italiana è cambiata straordinariamente. Come sempre, abbiamo fatto un’enorme rincorsa, per cui adesso abbiamo raggiunto livelli straordinari. Al Vinitaly - conclude l’ex Ministro per la Pubblica Amministrazione - ho visto questo mondo che è cresciuto tanto, però, come dire, ci vuole ancora un po’ di tempo per raggiungere i nostri cugini francesi”. 

(*) Nota: lo scandalo dell’etanolo, purtroppo, in Italia non c’è mai stato. Anche se l’etanolo fa ogni giorno, in Italia, più morti di quanti ne fece, una volta sola, il metanolo. 

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