Rassegna del 8 Marzo 2017

CIOCIARIA OGGI

Alcol ai minori: Sos delle mamme ai carabinieri.

Scatta il blitz e fioccano denunce e multe

Cassino - Notte di controlli serrati nel cuore della movida. Pioggia di sanzioni per drink somministrati senza sorveglianza e portati fuori dai locali

Alcol ai minori, i genitori chiedono aiuto ai carabinieri. E la risposta non si fa attendere. Denunciato il gestore di un bar del centro di Cassino per aver somministrato alcolici a un sedicenne. Valanga di sanzioni per gli altri locali che già dopo le prime settimane hanno trasgredito l'ordinanza del sindaco D'Alessandro sulle "Misure a tutela dell'area "Centro Città", volta a contrastare il degrado urbano. La stessa che disciplina gli orari per le diffusioni sonore, le modalità di vendita per asporto in contenitori rigidi e mediante l'introduzione di misure che tendono a prevenire comportamenti di inciviltà urbana. A partire proprio dalla mezzanotte. A fine aprile i trasgressori erano stati pochi: i gestori avevano tenuto la guardia alta temendo controlli da parte delle forze dell'ordine. Sabato sera, però, forse hanno allentato la presa. E gli uomini del maggiore De Luca, in borghese e in divisa, hanno fatto strike.

La richiesta d'aiuto

La richiesta d'aiuto è arrivata ai carabinieri della compagnia di Cassino dalle mamme e più in generale dalle famiglie della città martire: l'abuso di alcol tra giovanissimi, nonostante le rigide regole famigliari e le campagne informative a scuola, sembra non avere un freno. Per questo, forti dell'ordinanza sindacale, molti genitori hanno bussato alla porta del maggiore De Luca. L'intervento è stato tempestivo. Per bloccare un fenomeno in fase di degenerazione i militari hanno attuato un piano d'intervento combinato: in molti hanno osservato e ispezionato i locali della movida in borghese. Così da non destare sospetti. Difficilmente i titolari delle attività hanno chiesto la carta di identità ai ragazzi, pieni di gelatina e tatuaggi, che arrivavano al bancone chiedendo un drink. Dopo un'attenta fase di osservazione sono arrivati i colleghi in divisa: uno dei gestori dei locali del centro è stato denunciato in stato di libertà per aver somministrato bevande non consentite a giovani minori di 16 anni. Lo stesso è stato sanzionato e multato per un totale di 1000 euro per aver dato da bere alcolici a minori tra i 16 e i 18 anni, mentre altri gestori sono stati sanzionati sempre con multe da 1000 euro per aver violato l'ordinanza comunale (proprio la numero 88 del 12 aprile scorso) somministrando bevande alcoliche e superalcoliche nelle aree esterne agli esercizi commerciali tra l'una e le 7 del mattino. Diverse le posizioni al vaglio.

La legge

Il "decreto salute", una volta diventato legge, ha assunto toni ancor più stringenti: è vietato assolutamente sia vendere che somministrare sul posto bevande alcoliche a minori degli anni 18; nel caso di vendita di bevande alcoliche a minori degli anni 18 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1000 euro; nel caso di somministrazione di bevande alcoliche a minori degli anni 16, la pena è ancora più dura.

Carmela Di Domenico

 

ECOSEVEN

Il mito e le ipocrisie del "gioco d’azzardo responsabile". Cinque spunti di riflessione

Adelmo Di Salvatore, Psichiatra e Psicoterapeuta, prosegue l’analisi del gioco d’azzardo svelandone i meccanismi perversi

Come abbiamo già spiegato nel primo articolo dedicato al tema della ludopatia (http://www.ecoseven.net/rubriche/psicologo/il-mito-del-gioco-d-azzardo-responsabile ), la probabilità di fare 6 al Super Enalotto è di 1 a 622 milioni. La probabilità di essere colpiti da un fulmine entro l’anno è 1 su 350.000.

Adelmo Di Salvatore, Psichiatra e Psicoterapeuta prosegue l’analisi del fenomeno svelando i meccanismi perversi che lo regolano e l’ipocrisia che si cela dietro alcune definizioni.

Perché tu sia ancora più consapevole, facciamo insieme qualche ragionamento.

1. Proprio come accade per i problemi legati al consumo di bevande alcoliche, si tratta di un continuum, con uno stretto legame fra il gioco d’azzardo e i problemi correlati: il comportamento del gioco va da un valore zero (non giocare mai, neppure un centesimo, con danni zero) fino a un comportamento indefinibile con danni gravissimi (giocare con modalità e quantità di denaro x fino alla morte per suicidio o per omicidio, passando attraverso disperazione, processi, separazioni e altro). Ciascuno di noi, anche se non ha mai giocato, si trova in un punto di questa ideale linea continua, con una grande varietà di situazioni e problemi.

La prima volta che si gioca è come “gettare le fondamenta” di una casa: quando si arriva a “toccare” i problemi fisici, psichici e relazionali gravi (ad esempio: debiti, litigi in famiglia, ecc.) si è già arrivati al tetto e il rischio di cadere giù è altissimo. Il comportamento del giocare d’azzardo si impara e si modifica con l’esperienza: in ogni stadio è determinato dall’equilibrio fra vantaggi e svantaggi. Ciascuno, qualunque sia il suo attuale comportamento, ha la possibilità di scegliere di muoversi avanti o indietro lungo questo continuum. (Mia rielaborazione da una dichiarazione del Royal College General Practitioners sul continuum del bere,1986).

2. Recentemente il Governo italiano ha definito la cosiddetta “ludopatia” (meglio sarebbe stato chiamarla “azzardopatia”) e l’ha inserita fra i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). In pratica, se giochi d’azzardo e hai problemi, puoi farti “curare” dal Servizio pubblico (di solito un Servizio per le Dipendenze). Ma non si tratta di una malattia, nel senso classico del termine.

Il giocare d’azzardo si manifesta, a un certo punto, con le caratteristiche e le conseguenze dell’assunzione di una vera e propria droga, con problemi di tipo fisico, psicologico e sociale di vario tipo. Per questo motivo, si è arrivati a descrivere il “gioco d’azzardo patologico” come una malattia. In realtà si tratta delle conseguenze-complicanze di una serie di azioni, di pensieri e di sensazioni (il comportamento del giocare, sino ad uno stile di vita specifico) sulle cellule e sui tessuti di tutto l’organismo (soprattutto sul Sistema Nervoso Centrale, il cervello). Molti continuano a considerarla una malattia cronica e grave dalla quale non si può “guarire” una volta per tutte, ma che si può arrestare semplicemente non giocando e che non esiste un mezzo sicuro per prevenirla, perché non si conoscono bene le cause. È una opinione diffusa e condivisa anche da molti medici. Al contrario, la nostra esperienza ci ha insegnato a riconoscere, senza alcun dubbio, la ovvia causa precisa del “gioco d’azzardo patologico” (o ludopatia, se vuoi chiamarla così): il giocare. (*) Conosciamo, di conseguenza, anche il modo ovvio di “curarla” (scegliere di non giocare) e di prevenirla (scegliere di non iniziare a giocare).

3. Considerare la “ludopatia” come una malattia potrà, da un certo punto di vista, essere utile (come lo fu per l’“alcolismo” in passato), perché le persone con problemi azzardocorrelati saranno trattate almeno alla stregua di altri malati, e non più come viziosi o delinquenti, ed essi si rivolgeranno più facilmente ai Servizi o ai Gruppi di auto aiuto per avviare e facilitare il proprio cambiamento.

Allo stesso tempo questa visione rischia di: deresponsabilizzare la persona, la famiglia e la società in generale (se è una malattia, nessuno è responsabile); minimizzare la grande importanza che rivestono la consapevolezza e la scelta dei comportamenti delle persone nei confronti della propria salute e di quella altrui (principio di co-responsabilità e interdipendenza); favorire scelte politiche “demenziali”.

I problemi azzardo correlati si sviluppano sempre dalla combinazione di almeno tre grandi aree di fattori: la persona (con il suo comportamento, il giocare, e le modificazioni che questa azione ripetuta determina nel suo cervello), l’ambiente (le politiche, i Concessionari, i distributori, i gestori, i locali, la pubblicità e i meccanismi del gioco d’azzardo), la disponibilità e l’accessibilità degli strumenti (le slot-machine, il gratta e vinci ecc.). Se manca uno soltanto di questi tre sistemi, non può esserci un problema legato al gioco d’azzardo né, ovviamente, la “ludopatia”. Perciò, come nel caso del consumo di bevande alcoliche, del fumo di sigaretta e delle droghe illegali, i problemi non piovono dal cielo ma dipendono dalle azioni delle singole persone e possono essere prevenuti o diminuiti facilmente con scelte di stili di vita sani, liberi dal consumo di sostanze (alcol-fumo-droghe) e da comportamenti dannosi come il gioco d’azzardo e altri.

Nell’approccio medico la diagnosi è centrata sulle complicanze del gioco e spesso non individua le risorse; il soggetto del cambiamento è il professionista, mentre la persona malata svolge un ruolo passivo e si fa “curare”; l’attenzione è rivolta principalmente a segni e sintomi misurabili (fino ad un certo punto, trattandosi quasi esclusivamente di problematiche di tipo psico-sociale). La sola cura medica del gioco d’azzardo (ad esempio con psicofarmaci) è destinata a fallire, soprattutto perché parte da un presupposto fondamentalmente sbagliato e cioè che il gioco d’azzardo sia una malattia. Occorrono strumenti e risorse in chiave multidimensionale, che coinvolgano non solo il mondo medico-psico-socio-educativo, ma anche le famiglie, le Comunità locali e le Amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli, con provvedimenti seri e indipendenti dagli interessi commerciali delle lobby e delle mafie del gioco, senza legami ambigui e pericolosi.

4. È consolidata l’idea che le conseguenze negative legate al gioco d’azzardo riguardino soltanto una ristretta minoranza della popolazione (quella che gioca in maniera «esagerata»). Si tende inoltre a focalizzare l’attenzione sui danni gravissimi (talvolta tardivi e terminali) causati dal gioco e si trascurano le sue conseguenze negative immediate (la prima giocata) e il rischio altissimo di problemi più gravi. Anche una sola giocata, indipendentemente dalla quantità, può provocare danni (ad esempio, una bolletta del gas non pagata, con successivo distacco della fornitura, perché i soldi sono finiti nella slot-machine). Fra l’altro, anche se non si gioca affatto, si possono comunque avere danni, talvolta molto gravi e mortali, provocati da altri che giocano (un familiare o un conoscente), con modalità varie e in qualsiasi fase.

Il danno, il pericolo e il rischio sono quasi sempre indefinibili, per la negazione, il nascondere, il sotterfugio e le bugie di chi gioca e la complicità consapevole-inconsapevole dei familiari e degli amici. Non è possibile definire una quantità minima di giocate (per numero ed entità della posta) che non provochi danni. Non è possibile, nella pratica, definire nettamente la separazione fra gioco “responsabile” e gioco “patologico”. Ma c’è un gioco “non patologico”? Il giocare d’azzardo, per sua natura, è sempre irresponsabile e sempre “patologico”. Il giocare responsabile e normale è non giocare d’azzardo.

Il principio della massa critica insegna che quanto più alto è il numero di persone che hanno un certo comportamento (fanno o dicono certe cose), tanto più aumenterà il numero di persone che avrà quel comportamento. Ne sono esempi lampanti l’uso del telefono portatile, la diffusione delle automobili, del piercing, del tatuaggio. È inoltre dimostrato che, per quanto riguarda i comportamenti a rischio, più alto è il numero di coloro che, ad esempio, consumano sale da cucina, tanto più sarà numeroso il gruppo di soggetti con ipertensione arteriosa. In una certa popolazione questo numero varia, in maniera direttamente proporzionale, alla quantità di sale consumata. Non è dato sapere in anticipo chi svilupperà una ipertensione arteriosa e chi no.

Questo principio vale anche per il consumo di bevande alcoliche, per il fumo di sigaretta, per le droghe illegali, per il gioco d’azzardo.

5. Giocare d’azzardo è un comportamento che crea sempre, in ogni caso, un danno multidimensionale. I problemi sono di tipo finanziario (debiti con amici, Banche, Finanziarie, usurai; ipoteche, vendita segreta di beni di famiglia); penale (furti, truffe, falsificazione della firma); familiari (liti, violenze, separazioni, divorzi); lavorativo (ritardi, assenze, scarsa produttività, licenziamento); scolastico (scarso rendimento o interruzione degli studi); psicologico (depressione e tentati suicidi; bassa autostima; uso di bevande alcoliche, tabacco e altre droghe; disturbi d’ansia; disturbi del sonno); fisico (legati all’intenso e prolungato stress: gastrite e ulcera gastrica, cardiopatie ischemiche, ipertensione, cefalee, alterazioni immunitarie, problemi dermatologici, crisi d’astinenza).

Il danno è sistemico, perché non riguarda soltanto la persona che gioca, ma anche la sua famiglia, i parenti, gli amici e i conoscenti, le persone truffate e i creditori, tutti gli altri cittadini (che si troveranno a pagare più tasse per i costi delle cure mediche e psicologiche dei giocatori, comprese le Comunità Terapeutiche specializzate che vanno proliferando ad hoc).

Il danno è indeterminato (nessuno sa quanti guai avrà e quali), imprevedibile (nessuno di coloro che hanno giocato la prima volta ha mai pensato di arrivare ad avere tanti problemi: “a me non capiterà, perché so come controllarmi e poi non sono mica stupido …”); soggettivo e dinamico (con differenze ovvie fra persona e persona, con il variare dei contesti, delle giocate e di molte altre variabili, tenuto conto anche dei tempi e delle vite individuali). Non tutte le persone che giocano sono uguali, come non uguali sono i problemi che affrontano. Persone con problemi di gioco si ritrovano in tutti i gruppi di età, di reddito, etnici e professionali, senza distinzione di sesso. Alcune sviluppano problemi immediatamente, altre li manifestano dopo anni.

Per questi motivi ritengo fuorviante e pericoloso distinguere categorie di rischio (basso, medio, alto) e la relativa classificazione artificiosa in giocatori “occasionali” o “moderati”, giocatori “problematici”, giocatori “eccessivi”, giocatori “patologici”. Si dimentica una verità incontrovertibile: il gioco d’azzardo è sempre dannoso. Punto.

Adelmo Di Salvatore, Psichiatra e Psicoterapeuta adelmodisalvatore@gmail.com

 

(*) Nota: Vi ricorda qualcosa? Le similitudini con i problemi conseguenti al consumo di vino, birra e altri alcolici sono tali e tante da far stare perfettamente l’articolo di Adelmo in questa rassegna stampa.

 

SPORTFAIR

Ciclismo – Tragedia in Spagna, donna ubriaca investe e uccide due ciclisti: Contador è una furia!

Ennesima tragedia in Spagna, una donna ubriaca al volante ha investito un gruppo di ciclisti uccidendone due: Contador non trattiene la rabbia sui social

Un altro incidente stradale torna a scuotere il mondo del ciclismo, martoriato in queste settimane da tragedie difficile da comprendere. L’ultima terribile notizia arriva dalla Spagna, in particolare da Oliva, dove una donna ubriaca al volante ha investito un gruppo di ciclisti mentre pedalavano in direzione Denia.

Nell’incidente hanno perso la vita due di quegli atleti, mentre altri tre sono rimasti feriti, di cui uno in condizioni davvero gravi. Secondo le prime ricostruzioni fatte dalla polizia, la donna al volante avrebbe invaso improvvisamente la corsia opposta, finendo addosso agli ignari ciclisti. La conducente è risultata positiva ad alcol e droghe, situazione che ha obbligato gli agenti ad arrestarla con l’accusa di omicidio colposo. Una vicenda che non è passata inosservata agli occhi dei più famosi ciclisti spagnoli che, insieme, hanno voluto lanciare un accorato appello:

“chiediamo più rispetto e pene certe – le parole di Contador, Valverde, Purito Rodriguez, Mate, Irizar, Intxausti – non ci sentiamo sicuri e non possiamo continuare così. Chi pedala ha il diritto di farlo nelle migliori condizioni possibili“. Lo stesso Contador, infine, ha postato sul proprio profilo Twitter una foto accompagnandola con un’eloquente didascalia: “quei due ciclisti morti avevano partecipato una settimana fa alla mia Granfondo. Sono davvero triste”.

 

WINENEWS

Il 2020 del vino mondiale nel report dell’Iwsr per Vinexpo: la crescita dei consumi è legata a Usa e Cina, ma anche a rosati e Prosecco. In Europa si continuerà a bere sempre meno, ma il Portogallo supererà la Francia nei consumi pro capite

Dopo le anticipazioni di Guillaume Deglise, direttore generale di Vinexpo, che alla presentazione ufficiale del salone enoico di Bordeaux di febbraio tratteggiò a WineNews (https://goo.gl/lcbYt2 ) il futuro del mercato mondiale del vino, arriva puntuale il report “Business Sensitive - La conjoncture mondiale du secteur vin et spiritueux et prospective à l’horizon 2020”, firmato dall’Iwsr per Vinexpo, che entra nello specifico delle singole tendenze che caratterizzeranno la viticultura da qui al 2020. Prima di tutto, i mercati. Come c’era da aspettarsi, saranno l’Asia e l’America i Continenti che guideranno la crescita: in termini di consumi, infatti, l’area dell’Asia-Pacifico consumerà 35,7 milioni di casse (9 litri, ndr) in più, pari ad una crescita del 12,7%, in America la crescita sarà di 23,8 milioni di casse (+3,9%), in Africa e Medio Oriente di 15,7 milioni di casse (+3,7%) e nell’area dell’ex Urss di 10,7 milioni di casse (+8,5%), mentre l’Europa continuerà a perdere terreno, e consumerà, nel 2020, 33,9 milioni di casse in meno (-2,3%).

A crescere maggiormente, in termini di importazioni, saranno così i due mercati principali delle rispettive aree di riferimento: la Cina, dove le spedizioni cresceranno di 41,7 milioni di casse (+79,3%), rappresenterà il 71,8% dell’intera crescita dell’export mondiale, e gli Usa, dove le spedizioni cresceranno solo di 3,9 milioni di casse (+4,8%), pari comunque al 6,5% della crescita complessiva dell’export enoico da qui al 2020. Dietro, in termini di crescita delle importazioni, fanno bene Russia (+2,6 milioni di casse), Canada (+2,5 milioni di casse), Giappone (+2,1 milioni di casse), Costa d’Avorio (+1,1 milioni di casse), Polonia (+830.000 casse), Messico (+790.000 casse), Namibia (+460.000 casse) e Niger (+450.000 casse).

Tra i maggiori consumatori, in termini di valori, la top ten vivrà enormi assestamenti, ma nessuno stravolgimento, eccetto l’attesissima scalata, fino al secondo posto, della Cina: Usa ancora in testa, a quota 38,6 miliardi di dollari (al consumo, ndr), per una crescita della spesa del +11,9%, davanti appunto al Dragone (21,7 miliardi di dollari, +39,8%), al Regno Unito (19,3 miliardi di dollari, +2,5%), alla Francia (16 miliardi di dollari, -1,9%), all’Italia (12,4 miliardi di dollari, -1,8%), alla Germania (12,4 miliardi di dollari, +1%), al Canada (5,9 miliardi di dollari, +8,5%), all’Australia (5,2 miliardi di dollari, +4,4%), al Giappone (5 miliardi di dollari, +8,8%) ed alla Russia (3,8 miliardi di dollari, +19.6%). Proprio il mercato cinese, racconta ancora il report di Vinexpo, poggerà la propria crescita su sei tendenze ben precise: la crescita della classe media, l’influenza delle donne sulle scelte di consumo, la nascita di nuovi luoghi di consumo e condivisione, le vendite online, l’effetto positivo della scontistica, la presa di coscienza della salubrità del vino. (*)

Spostando il focus sui volumi, invece, l’Europa continuerà a perdere terreno: si salverà solo la Gran Bretagna, che crescerà comunque di pochissimo, appena il +0,4%, mentre l’Italia perderà il 7,8%, la Francia il 5,8%, la Spagna il 2,2%, la Germania l’1,25%. Se i consumi globali continueranno a crescere, passando dalle attuali 2,6 miliardi di casse alle 2,65 miliardi del 2020, sarà merito, anche in questo caso, di Cina (+19,5% a 182,9 milioni di casse), Usa (+4,9% a 358,3 milioni di casse) e Russia (+12,2% a 90,9 milioni di casse). Nonostante tutto, però, l’Europa continuerà ad essere la più grande zona di consumo enoico al mondo: nel 2020 il 59% di tutto il vino fermo si berrà nel Vecchio Continente (era il 64% nel 2010), con l’America che arriverà al 25%, l’Asia al 12% e l’Africa (insieme al Medio Oriente), al 4%. Decisamente migliori le percentuali quando si parla di bollicine, con l’Europa primo mercato per distacco: il 76% dei tappi salta nel Vecchio Continente, il 17% in America, il 6% in Asia ed appena il 2% in Africa e Medio Oriente.

Cambia, così, anche la mappa dei consumi pro capite, con la Francia destinata a perdere il suo storico primato, scendendo a 43,63 litri all’anno per abitante (-7,5%), in favore del Portogallo, che arriverà invece a quota 49,79 litri pro capite (+5,8%). Male anche l’Italia, che scende dal podio (40,84 litri pro capite, -8,6%) e lascia il terzo posto alla Svizzera (41,27 litri pro capite, -2,5%). Non cambia molto nel resto della top ten, completata da Austria (40,55 litri pro capite), Germania (36,51 litri pro capite), Danimarca (34,93 litri pro capite), Ungheria (33,66 litri pro capite), Grecia 32,29 litri pro capite) ed Argentina (29,89 litri pro capite). Sempre lontani i consumatori di Regno Unito (20,3 litri pro capite), Stati Uniti (13,16 litri pro capite) e Cina (1,53 litri pro capite).

Detto dei Paesi che cresceranno maggiormente in termini di importazioni, nella classifica del 2020, limitata al solo vino fermo, resta in testa la Germania, nonostante un leggero calo (-0,4%), con 129,23 milioni di casse. Dietro c’è il Regno Unito, con 117,23 milioni di casse (-1,6%), quindi la Cina, con 94,46 milioni di casse (+79%), che supererà gli Usa, a 85,76 milioni di casse (+4,6%). Questi i giganti delle importazioni, dietro i quali troviamo i Paesi Bassi (36,73 milioni di casse, -1,4%), il Canada (36,23 milioni di casse, +7,4%), il Giappone (27,98 milioni di casse, +7,7%), la coppia Belgio e Lussemburgo (20,88 milioni di casse, -6%), Svezia (20,21 milioni di casse, +2,1%) e Svizzera (19,09 milioni di casse, +2,61%).

Spostando il focus esclusivamente sui mercati emergenti, la crescita maggiore, in termini percentuali, è attesa dall’India, che parte, obiettivamente, da una posizione di assoluta marginalità, e tale rimarrà: le attuali 1,81 milioni di casse di vino consumate all’anno diventeranno infatti 2,72 milioni, pari al +49,7%. Bene, ovviamente, anche la Cina (+19,5%), così come il Messico (+17,5%), il Sudafrica (+16,8%), le Filippine (+15,9%), Taiwan (+14,7%), la Corea del Sud (+13%), la Russia (+12,2%), la Malesia (+10,9%) ed il Vietnam (+10,9%).

Ma cosa cambierà in termini di tipologie? La crescita dei consumi, comunque limitata ad un +1,2%, impatterà in maniera diversa su rossi (+0,6%), bianchi (+1%) e rosati (+5,9%), veri protagonisti dei prossimi anni, ed oggi ancora fermi ad una quota complessiva del 10% dei consumi globali, contro il 55% dei rossi ed il 35% dei bianchi. Guardando al fronte delle bollicine, sulla cresta dell’onda ci sarà ancora il Prosecco, saldamente bollicina più bevuta del mondo, che nel 2020 arriverà a quota 34,40 milioni di casse (+13,6%), con lo Champagne a 26,74 milioni di casse (+1%), il Cava a 21,29 milioni di casse (+0,5%) e l’Asti a 4,38 milioni di casse (-5,7%). Tra i Paesi in cui si berrà più Prosecco in testa ancora l’Italia (12,65 milioni di casse, +14,1%), seguita da Regno Unito (8,28 milioni di casse, +17,3%), Stati Uniti (4,17 milioni di casse, +19,2%) e Germania (3,6 milioni di casse, +1,7%).

Infine, l’ultimo aspetto analizzato dal report di Vinexpo, riguarda le tendenze dei Paesi esportatori, legate ovviamente all’evoluzione dei principali consumatori. Ci sarà spazio di crescita per tutti, viste le differenze di target tra Paese e Paese, ma la Francia manterrà la leadership, con il valore delle spedizioni che, al consumo, toccherà i 22,2 miliardi di dollari (+9,5%), con l’Italia che seguirà a 16,5 miliardi di dollari (+17,6%) e la Spagna ancora sul gradino più basso del podio, a 8,6 miliardi di dollari (+21,7%), tallonata dall’Australia, che crescerà molto meno (+2,1%) e si fermerà così a 8,3 miliardi di dollari. Alla posizione n. 5 c’è il Cile, che arriverà a 7,3 miliardi di dollari (+27,7%), seguito dagli Usa, a 4,4 miliardi di dollari (+15,3%), e ancora Sudafrica (3,2 miliardi di dollari, +10,5%), Nuova Zelanda (3 miliardi di dollari, +28,8%), Argentina (2,7 miliardi di dollari, +11,3%) e Germania (1,4 miliardi di dollari, -12,2%).

Info: www.vinexpo.com

 

(*) Nota: avete visto a cosa punta l’industria mondiale del vino?

A rilanciare il consumo millantando effetti benefici per la salute.

 

QUIBRESCIA

Interrogatorio per ubriaco e drogato al volante

Lunedì mattina il 30enne (in arresto) che venerdì sera ha provocato un grave incidente stradale a Montichiari sarà sentito dal giudice su versione dei fatti.

(red.) Lunedì mattina 8 maggio sarà interrogato dal giudice delle indagini preliminari Lorenzo Benini il 30enne bresciano di Montichiari che venerdì 5 sera, ubriaco e drogato, ha provocato un grave incidente stradale. Il giovane da sabato, dopo che i militari hanno scoperto la sua condizione di guida, è costretto ai domiciliari in casa dei genitori. Nei primi momenti, quando per lui sono scattate le manette, sentito in caserma, aveva detto di non ricordare nulla dell’incidente e nemmeno di come sia avvenuto lo scontro.

Con la sua vettura, a Montichiari venerdì sera aveva tamponato un’altra auto condotta da una 63enne del paese, maestra elementare in pensione. Quest’ultima, spinta dal 30enne, aveva invaso la corsia opposta restando coinvolta in un drammatico frontale con un altro veicolo. La donna si trova ancora ricoverata in gravi condizioni in Rianimazione alla Poliambulanza di Brescia.

Gli accertamenti sull’automobilista che aveva provocato l’incidente hanno poi portato a verificare che il 30enne aveva un tasso alcolico quattro volte sopra il limite e positivo alla droga. In virtù delle nuove leggi sul Codice della Strada, l’uomo è stato arrestato e lunedì verrà sentito per spiegare la sua versione dei fatti.

 

GIORNALE DI BRESCIA

L'INTERROGATORIO

Arrestato dopo l'incidente da ubriaco: «Mi dispiace»

Si è scusato e poi, non ricordando praticamente nulla, si è chiuso nel silenzio. «Mi dispiace per quanto ho fatto anche perché conosco la donna ferita» sono state le uniche dichiarazioni spontanee. Poi si è avvalso della facoltà di non rispondere il 30enne arrestato venerdì sera dalla Polizia locale di Montichiari per aver provocato sotto effetto di alcol, quattro volte i limiti, e droga un incidente stradale nel quale una donna di 63 anni è rimasta gravemente ferita.

Il gip di Brescia Lorenzo Benini ha convalidato l’arresto e disposto gli arresti domiciliari per il giovane accusato di lesioni gravi e assistito dall'avvocato Vittorio Arena. Le condizioni della donna, ricoverata nel repartop di Rianimazione della Poliambulanza, restano gravissime.

 

GAZZETTA DI MODENA

Carpi, ubriaca, accusa i carabinieri di averle rubato il volante  

CARPI. È stata fermata dai carabinieri durante un controllo contro la guida in stato d’ebbrezza. Poi, ha tentato di sfuggire al controllo, ma è salita in auto sul lato del passeggero. Una volta seduta, non riuscendo, ovviamente, a trovare il quadro dove infilare le chiavi, ha iniziato a inveire contro i carabinieri, accusandoli di averle rubato il volante per impedire di scappare. (*)

L’episodio si è verificato in via Carlo Marx, alle 3 della notte fra sabato e ieri. Dopo la notte bianca, una barista di 35 anni del centro storico, stava andando a casa a bordo della sua utilitaria quando è stata fermata dai carabinieri. Tempo che l’etilometro elaborasse i risultati, la 35enne si è infilata in auto, ma dalla parte sbagliata. A quel punto ha gridato contro i carabinieri: «Mi avete staccato il volante per non farmi allontanare». I militari, tra il divertito e lo sbigottito, le hanno fatto notare che si trovava sul lato sbagliato. Poi, i famigliari della barista sono venuti a prenderla. Quest’anno è la 60esima denuncia per guida in stato d’ebbrezza fatta dai militari. Inoltre, i carabinieri hanno sequestrato l’utilitaria alla barista e le hanno ritirato la patente. Lo scorso febbraio aveva suscitato un mix di scalpore e ilarità la denuncia di un uomo che guidava ubriaco travestito da water, dopo una festa di carnevale. (s.a.)

 

(*) Nota: raccontata così può far sorridere. Ma se ci si ferma a riflettere che, se non fosse stata fermata, quella donna avrebbe continuato a guidare sulla strada IN QUELLE CONDIZIONI di lucidità c’è di che rabbrividire.

 

IVG.IT

Albenga, il sindaco vieta il consumo di alcolici e i bivacchi nei luoghi pubblici

"Albenga è meravigliosa, non è ammissibile che per colpa di gruppetti di persone vi siano situazioni di degrado e di insicurezza urbana"

Albenga. Il consumo di sostanze alcoliche e il bivacco nelle aree pubbliche. Vogliono contrastare queste problematiche le due ordinanze in ambito di sicurezza urbana varate dal sindaco di Albenga, Giorgio Cangiano.

Come segnalato in anteprima dall’onorevole Franco Vazio in occasione del consiglio comunale del 17 marzo, la legge Minniti (entrata in vigore il 18 aprile scorso) conferisce ai sindaci maggiori possibilità di intervento in ambito di tutela della sicurezza urbana. Sfruttando la nuova normativa, il primo cittadino ingauno ha emesso due ordinanze volte a contrastare il consumo di bevande alcoliche ed il bivacco nelle aree pubbliche cittadine. Le due ordinanza saranno efficaci da oggi fino al 15 settembre.

I due documenti stabiliscono che nel centro abitato del capoluogo e delle frazioni non è consentito il bivacco nelle aree pubbliche; inoltre viene vietato non solo il consumo delle bevande alcoliche ma, dalle 18 alle 6 del giorno successivo, anche la semplice detenzione se effettuata da soggetti ubriachi e comunque ove la stessa sia finalizzata al consumo sul posto.

Dopo le 20 nel centro storico del capoluogo, in piazza del Popolo, in viale Pontelungo, in piazza Petrarca, in piazza Torlaro, in piazza Nenni, in piazza Berlinguer, in via Genova, in via del Roggetto, in via Esperanto, in via Carloforte, in via Dalmazia, in via Mameli, in via Balletti, in via Nino Bixio, in via Cesare Battisti, in via dei Mille, in viale Martiri della Libertà, in via Trieste, in via Viziano e in via Leonardo da Vinci agli esercizi commerciali è vietata la vendita e per i pubblici esercizi la vendita da asporto di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione.

Per i trasgressori sono previste sanzioni da 25 a 500 euro e soprattutto il sequestro finalizzato alla confisca delle bevande alcoliche. Inoltre, come previsto dalle legge Minniti, c’è la possibilità di allontanamento e successivo daspo urbano nel caso in cui i fatti accadano in prossimità della stazione ferroviaria e delle fermate dei bus.

Afferma il sindaco Cangiano: “Albenga è una città meravigliosa che sta ottenendo grandi risultati anche dal punto di vista turistico. Non è ammissibile che per colpa di gruppetti di persone, spesso alterati dal consumo di bevande alcoliche, vi siano situazioni di degrado e di insicurezza urbana costituite da bivacchi, danneggiamenti, atteggiamenti intimidatori e risse. Certo la situazione è molto complicata e gli strumenti a disposizione non sono molti, ma dobbiamo fare tutto il possibile per cercare di contrastare un fenomeno non tollerabile.”

 

NEWSRIMINI

Droga e alcol al Mif. 19 ragazzi soccorsi per intossicazione. Quattro arresti

Quasi 20mila in tre giorni i giovani che hanno affollato il Music Inside Festival, nei padiglioni della Fiera di Rimini. Sono state giornate di lavoro intense per le forze dell’ordine per contrastare spaccio e abuso di alcol. Quattro arresti. All’uscita dalla fiera ieri notte anche un incidente grave.

L’episodio più grave è successo alle 4.45, all’uscita dal Music Inside Festival: un 34enne ed un 28enne di Trento sono stati falciati da un’auto mentre percorrevano la via Emilia, all’uscita della fiera. Alla guida un giovane polacco, sottoposto ad accertamenti sul suo stato psicofisico. Il 28enne non è in pericolo di vita ed è ricoverato a Riccione. Il 34enne invece è nel reparto di rianimazione del Bufalini di Cesena, grave.

Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza hanno lavorato per mantenere la sicurezza e contro droga, spaccio, abuso di alcol: Cocaina, Mdma, Ossicodone, ketamina. All’interno dei padiglioni girava ogni tipo di sostanza. Ci sono stati 24 interventi all’ospedale da campo della Croce Rossa. 19 ragazzi sono stati soccorsi per intossicazioni da alcol e droga e altri cinque con ferite da percosse per essere stati aggrediti con degli spray urticanti per strappargli le catenine d’oro. 5 sono finiti al pronto soccorso dell’Infermi. La polizia di Stato ha arrestato 1 persona e denunciato altre 4 per spaccio, 6 le sanzioni amministrative per detenzione di droga ad uso personale. Il bilancio dei carabinieri, invece, parla di 1 arresto e 2 denunce a piede libero per reati legati agli stupefacenti e 5 segnalati come assuntori. Sequestrati 5 grammi di cocaina, 1 grammo di marijuana, 2 dosi di Mdma e 4,6 grammi di hashish. Sul fronte dei controlli della Guardia di Finanza: 2 arrestati in flagranza per spaccio di ecstasy, cocaina ed hashish e in tasca avevano 625 euro in contanti.

Per uno dei due si è aggiunta la denuncia a piede libero in quanto trovato in possesso di banconote false. Grazie al fiuto dei cani antidroga della Finanza, Donny e Ulla, i militari hanno recuperato 55 grammi tra cocaina, marijuana, hashish ed ecstasy, 16 spinelli e 20 pastiglie di ecstasy. Sulle strade, la municipale ha rilevato 16 incidenti di cui nove con feriti. Due le sanzioni per guida in stato di ebbrezza e 250 bottiglie di alcolici vari sequestrate ai venditori abusivi.

Redazione Newsrimini

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