Rassegna del 26 Ottobre 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

SEMPRE PIU’ DIFFICILE ED INCERTO IL LAVORO DELLE FORZE DELL’ORDINE!

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: NIENTE REATO SE SEI 'POCO' UBRIACO.

ALCOLTEST: LA CASSAZIONE DICE QUANDO SI PUÒ CONTESTARE LA MULTA E IL PROCEDIMENTO PENALE

Pubblicato il:25 ottobre 2016

IOLE VELTRI

Disamina della sentenza numero 43854/2016 e di tutte le ipotesi in cui si può impugnare l’alcoltest

Guida in stato di ebbrezza: niente reato se sei 'poco' ubriaco.

La guida in stato d'ebbrezza comporta sempre una sanzione penale e amministrativa nel nostro ordinamento. Alla misurazione dello stato di ebbrezza si procede con l’#alcoltest o l’etilometro. Cosa succede però se il tasso alcolemico di chi si è sottoposto all’alcoltest supera di poco la soglia limite?

A tale quesito ha risposto la Cassazione con la sentenza n. 43854/2016 che ha infatti precisato la non punibilità di chi ha un tasso alcolemico di poco superiore ai limiti di legge. Si applica dunque l'articolo 131-bis del cod. penale, che prevede i casi in cui lo stato rinuncia ad applicare la pena per particolare tenuità del fatto. Tale norma è applicabile retroattivamente a tutti i procedimenti già in corso, alla data di entrata in vigore del dlgs n. 28/2015

Protagonista della vicenda è stato un uomo che era stato fermato mentre era alla guida dopo aver bevuto. Dopo l'alcoltest era emerso un valore pari a 0,96 g/l, di poco superiore al limite che va da 0,8 a 1,5 g/l che prevede l’ammenda da 800 a 3.200 euro, la sospensione della patente da 6 mesi a 1 anno e la decurtazione di 10 punti dalla patente.

All'automobilista erano però state riconosciute anche le attenuanti generiche (art 62 bis) ed erano stati applicati i benefici della pena sospesa, anche perché egli era incensurato. Gli ermellini hanno ritenuto quindi di annullare senza rinvio la sentenza dei colleghi di merito che aveva da principio riconosciuto colpevole l'automobilista. D'altronde sono state le stesse Sezioni Unite della Cassazione sent. n. 13682/2016, che hanno statuito di nuovo che la guida in stato di ebbrezza rientra tra i reati per i quali, si può beneficiare di un trattamento di favore, ovvero della non punibilità per tenuità del fatto.

Anche le SU della Cassazione con al recente sentenza n.46625/2015 hanno precisato che, a chi provoca un incidente e si rifiuta di sottoporsi all’alcol test, non può essere applicata l’aggravante di aver procurato un sinistro stradale prevista per il relativo reato di accertamento della guida in stato di ebbrezza.

Quali le altre ipotesi in cui si può contestare l’alcol test?

Fra i principali motivi di contestazione della multa subita, c’è innanzitutto quello che si fonda sul cattivo funzionamento dell’etilometro. Il conducente deve quindi provare le ragioni del “guasto”. A venire incontro alla presunzione di non adeguatezza dell’etilometro possono esserci anche il freddo e l'umidità che secondo parte della giurisprudenza potrebbero rendere inattendibile l’esito dell’alcoltest. In tali ipotesi la guida in stato d’ebbrezza non può di certo di ritenersi provata posto che l’etilometro al di fuori di particolari range climatici non può considerarsi attendibile( es. in temperature fra 0 e 40 gradi, o in condizioni di umidità fra il 30% e il 90%).

Occore altresì sempre procedere a 2 misurazioni alla quantità di alcol nel sangue che devono essere tra loro concordanti, effettuate a distanza di 5 minuti l’una dall’altra. La #magistratura ha inoltre ritenuto che anche la dicitura “volume insufficiente” riportata su tutti gli scontrini dell’alcoltest non basta ad affermare la responsabilità penale del conducente, anche se egli ha un alito vinoso, gli occhi lucidi e cammina a zig zag. Ne consegue una più rigorosa valutazione degli indici sintomatici, in mancanza della quale ci deve essere una sentenza di innocenza dell’imputato.

Il giudice, per condannare l’automobilista, deve dare una motivazione valida del perché l’insufficienza del volume di aria non abbia invalidato il risultato dell’alcoltest. Viceversa il “risultato anomalo” dell’alcoltest in tali casi può ben far venire meno la legittimità della multa dopo l’impugnazione entro 30 giorni dal ricevimento della stessa, presso il Giudice di pace competente. Per altre info di diritto potete premere il tasto segui accanto al mio nome

 

INIZIATIVE DI INFORMAZIONE E PREVENZIONE

 

http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=230560

UNPLUGGED, IL PROGRAMMA DI PREVENZIONE DELL'USO DI TABACCO, ALCOL E DROGHE

Quattro giornate di formazione per 33 insegnanti e 500 studenti

Unplugged Si chiama “Unplugged” il programma per la prevenzione dell’uso di tabacco, alcol e droghe basato sul modello dell’influenza sociale. Cinquecento studenti e trentatré insegnanti degli Istituti scolastici della provincia di Prato saranno impegnati in un corso di formazione full-time per quattro giornate promosse dalle strutture di Educazione e promozione della salute e dal Ser.t dell’Azienda Usl Toscana centro – ambito territoriale di Prato.

Il corso è condotto da formatori accreditati dalla EU-Dap (European Drug addiction prevention trial) e prevede una metodologia che favorisce la partecipazione diretta ed il coinvolgimento degli insegnanti come soggetti attivi della formazione.

L’abuso di sostanze (tabacco, alcol e droghe) è attualmente il più rilevante problema di salute nei paesi sviluppati, essendo responsabile del 20% delle morti e del 22,2% degli anni di vita persi. Ben quattro consumatori su cinque inizia l’uso di sostanze prima di avere raggiunto l’età adulta ed è quindi l’età scolare il momento più appropriato per attuare programmi di prevenzione. L’obiettivo è quello di prevenire la sperimentazione nei ragazzi che non hanno mai fatto uso di tabacco, alcol e droghe e di impedire l’abitudine e la dipendenza.

Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale e determinante ai fini dell’efficacia dell’intervento e conducono il programma con una metodologia interattiva.

Il programma “Unplugged” supporta nel miglioramento del benessere e della salute psicosociale dei ragazzi attraverso il riconoscimento ed il potenziamento delle abilità personali e sociali necessarie per gestire l’emotività, le relazioni e per prevenire e/o ritardare l’uso di sostanze. Unplugged è indicato per i ragazzi del secondo e terzo anno delle scuole secondarie di primo grado e del primo anno delle scuole secondarie di secondo grado.

 

http://www.bisceglieindiretta.it/lassociazione-giovanni-paolo-ii-a-canosa-con-chiara-basile-fasolo-attrice-di-braccialetti-rossi/

L’ASSOCIAZIONE GIOVANNI PAOLO II A CANOSA, CON CHIARA BASILE FASOLO, ATTRICE DI BRACCIALETTI ROSSI

Scritto da Serena Ferrara //

26 ottobre 2016

Testimonial di difesa della vita del VI Riconoscimento Giovanni Paolo II, l’attrice incontrerà gli alunni dell’Istituto Comprensivo “Carella-Losito-Marconi” di Canosa

Trasferta in quel di Canosa di Puglia, per l’associazione Giovanni Paolo II, che mercoledì 26 ottobre farà tappa presso l’istituto comprensivo “Carella-Losito-Marconi” per sensibilizzare i giovani studenti sul tema della difesa della vita. A portare la sua testimonianza sarà l’attrice Chiara Basile Fasolo, nota al grande pubblico come interprete di Luna in Braccialetti Rossi, fortunatissima fiction di Rai 1.

L’attrice, che riceverà a Bisceglie il Riconoscimento Giovanni Paolo II il prossimo maggio, in anteprima a Canosa porterà la sua testimonianza per ricordare ai ragazzi che dire no ad alcol, fumo e droga vuol dire fare prevenzione per la libertà.

 “A lezione con Chiara Basile Fasolo” è una iniziativa fortemente voluta dalla dirigente scolastica prof.ssa Amalia Balducci per richiamare l’attenzione dei giovani sui comportamenti da adottare a tutela della salute. Interverrà la dott.ssa Carmelinda Lombardi con la relazione “Prevenire per … la libertà”.

L’incontro è collegato al tema del concorso studentesco a cui è abbinato il Riconoscimento Giovanni Paolo II, “Giovani prendete in mano la vostra vita: dire no alla violenza, alla droga, all’alcol”.

 

L’ANGOLO DELLE RICERCHE

 

http://www.ok-salute.it/psiche-e-cervello/adolescenti-energy-drink-con-alcol-come-la-cocaina/

ADOLESCENTI: ENERGY DRINK CON ALCOL COME LA COCAINA

26 ottobre 2016

Un esperimento su topi dimostra che questo mix potrebbe stravolgere il cervello degli adolescenti

Energy drink e alcolici potrebbero rappresentare un mix micidiale per il cervello degli adolescenti, scatenando effetti simili a quelli della cocaina. A indicarlo è uno studio condotto sui topi, gli stessi animali di laboratorio che vengono usati come modello per studiare l’abuso di droghe negli umani. I risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica Plos One dalla Purdue University nell’Indiana, Stati Uniti.

I ricercatori hanno somministrato a topi adolescenti una bibita ottenuta combinando l’alcol con gli alti livelli di caffeina tipici degli energy drink. Immediatamente hanno osservato una reazione molto simile a quella manifestata dai topi dopo la somministrazione di cocaina.

«Sembra che gli alti livelli di caffeina uniti all’alcol abbiano spinto gli animali oltre il limite, inducendo alterazioni del comportamento e della chimica del loro cervello», spiega il farmacologo Richard van Rijn che ha coordinato lo studio. «Abbiamo osservato chiaramente degli effetti che non avremmo mai visto con la sola somministrazione di alcol o caffeina».

Gli stessi topi, esposti ripetutamente a questo cocktail, sono diventati meno sensibili agli effetti gratificanti della cocaina una volta raggiunta l’età adulta: questo potrebbe sembrare una cosa positiva, ma in realtà significa che tendono ad usare maggiori quantità di droga per ottenere lo stesso effetto. «Il loro cervello ha subito alterazioni tali da diventare più propenso all’abuso di sostanze da adulti», sottolinea van Rijn.

Resta ancora da verificare se questi risultati siano davvero applicabili anche all’uomo. L’anno scorso, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha giudicato improbabile che la caffeina possa interagire negativamente con gli energy drink o con l’alcol, ma in attesa di nuove conferme il buon senso rimane la migliore prevenzione.

 

LA SVIZZERA TORNA INDIETRO

 

http://www.swissinfo.ch/ita/cf--pompieri-milizia--deroga-divieto-alcol-per-interventi-urgenti/42546264

CF: POMPIERI MILIZIA, DEROGA DIVIETO ALCOL PER INTERVENTI URGENTI

26 OTTOBRE 2016 - 10:40

(sda-ats)

Dal prossimo anno, in caso di emergenza, pompieri di milizia, personale medico e delle forze dell'ordine potranno, a determinate condizioni, mettersi alla guida anche dopo aver bevuto un bicchierino. (*)

Lo ha deciso oggi il Consiglio federale modificando la relativa ordinanza.

Attualmente, per gli operatori dei servizi di soccorso e protezione dalle catastrofi vige il divieto di guida sotto l'effetto dell'alcol durante qualsiasi tipo di intervento con veicoli a motore pesanti. Una regola che nella prassi, ammette il governo, si è rivelata problematica per i pompieri di milizia.

Per correggere questo inconveniente, dal prossimo 1° gennaio verrà reintrodotto il limite dello 0,50 per mille. Questo varrà per i pompieri volontari chiamati a intervenire in caso di emergenza, nonché per gli operatori professionisti delle unità di soccorso e delle forze dell'ordine se al momento della chiamata non si trovano in servizio regolare né di picchetto.

La deroga è anche stata estesa ai conducenti di veicoli pesanti per il trasporto di merci con velocità massima ridotta (fino a 45 km/h) e a quelli di autocarri equiparati ad autoveicoli da lavoro. Un'ulteriore modifica, valida sempre dal 1° gennaio prossimo, riguarda il metodo di calcolo dei premi assicurativi.

 

(*)NOTA: la prima cosa che ho pensato è che in Svizzera il consumo di alcolici è così elevato che in caso di urgenza, nessuno poteva guidare i mezzi di soccorso, quindi meglio che guidino alterati piuttosto che non poter correre in soccorso!

 

L’IRAQ, INVECE, RISPOLVERA IL PROIBIZIONISMO!

 

http://m.asianews.it/notizie-it/Parlamentare-cristiano:-la-legge-anti-alcol-%E2%80%9Cislamizza%E2%80%9D-l%E2%80%99Iraq-38955.html

PARLAMENTARE CRISTIANO: LA LEGGE ANTI-ALCOL “ISLAMIZZA” L’IRAQ

25/10/2016      IRAQ - ISLAM

Una mozione della fazione filo-estremista in Parlamento mette al bando vendita, importazione e produzione di alcolici in Iraq.(*) Una norma elaborata per compiacere la fazione radicale. Il Kurdistan irakeno non applicherà la legge. Leader cristiano: viola i diritti delle minoranze ed è contraria alla Costituzione.

Baghdad (AsiaNews) - La legge voluta dal parlamento che vieta la vendita, l’importazione e la produzione di alcol nel Paese “è contro la Costituzione e i diritti della cittadinanza” ed è il segnale di una “islamizzazione” dell’Iraq. Per questo “abbiamo deciso di dare battaglia” e nei prossimi giorni verrà presentato un “ricorso” in tribunale per la sua cancellazione. È quanto sottolinea ad AsiaNews il parlamentare cristiano Yonadam Kanna, leader dell'Assyrian Democratic Movement, membro della Commissione parlamentare sul Lavoro e gli affari sociali. Una simile norma, aggiunge, indica che una parte della classe politica e dirigente “punta alla formazione di uno Stato teocratico”, ma “ci opporremo con tutte le forze”.

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è rivolta all’andamento dell’offensiva per la riconquista di Mosul, dall’estate 2014 roccaforte dello Stato islamico (SI) in Iraq, il parlamento ha approvato una legge che impone un giro di vite sui prodotti alcolici. Inserita all’ultimo momento dall’ala conservatrice in un pacchetto di norme riguardanti i comuni, la norma blocca la vendita, l’importazione e la produzione di vini, birra e liquori.

La decisione ha generato forti proteste negli ambienti non musulmani della politica e della società civile, perché violerebbe i diritti civili e la stessa libertà religiosa. In prima fila fra le voci critiche vi è la componente parlamentare cristiana del Paese, che annuncia battaglia contro un provvedimento ingiusto, lesivo dei diritti di una parte della popolazione e soprattutto in aperta violazione dei dettami della Costituzione.

Dalla caduta di Saddam Hussein, nel 2003, le attività percepite come contrarie alla morale islamica nel Paese arabo sono state oggetto di ripetuti attacchi. Negli ultimi anni si sono verificati diversi casi di violenze contro negozi o attività che vendevano alcol sia a Baghdad che in altre città.

Sebbene vino, birra e liquori non siano molto diffusi nei ristoranti e negli alberghi, i prodotti a base di alcol sono commercializzati in molti piccoli negozi e bar della capitale. E anche in altre aree, fra cui il Kurdistan irakeno, non è raro osservare attività - gestite soprattutto da membri delle minoranze religiose - dedite alla vendita di alcol.

Non è dunque un caso che proprio i vertici del governo regionale curdo abbiano già respinto la legge approvata dal Parlamento nazionale, rivendicando per questo settore una piena “autonomia” legislativa. La scelta di Baghdad, raccontano fonti ufficiali a Erbil, è destinata a provocare “indignazione” fra le minoranze e ha come solo obiettivo quello di “compiacere” i partiti islamici e i movimenti radicali sciiti.

Del resto se l’alcol può sembrare un vizio, spiega un cittadino di Ankawa, sobborgo a maggioranza cristiana di Erbil, esso è percepito come “insignificante e banale”. Inoltre, il pericolo è che si venga a formare un “mercato nero” come è avvenuto negli Stati Uniti ai tempi del proibizionismo, fra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso.

Interpellato da AsiaNews Yonadam Kanna sottolinea che la norma “è contraria alla Costituzione, che garantisce piena libertà e diritti per le minoranze”. Inoltre, essa avrà pesanti ripercussioni anche sulle attività commerciali che sono fonte di guadagno - o sopravvivenza - per molte famiglie. Il parlamentare cristiano promette un ricorso al tribunale per ottenere in via giudiziaria, prima ancora che politica, la cancellazione di una norma “lesiva dei diritti” di una parte della popolazione.

 “Vi è una discriminazione di fondo - prosegue il parlamentare cristiano - come vi è nella legge che prevede che i figli di una coppia in cui uno dei due genitori sia musulmano, diventino essi stessi musulmani”. Vi sono componenti del Paese, aggiunge, che “spingono per la creazione di una nazione teocratica” in cui l’islam sia “religione di Stato”. Tuttavia, queste leggi - conclude - contrastano con il modello “di Paese laico” e con i “principi sanciti dalla Costituzione. Per questo faremo ricorso”.

Secondo un’inchiesta diffusa lo scorso anno dall’Organizzazione mondiale della sanità (i dati sono riferiti al 2014), l’Iraq risulta al 12mo posto fra le nazioni arabe per consumo di alcol. Le prime due piazze sono occupate da Tunisia ed Emirati Arabi Uniti (Eau), nazioni a maggioranza islamica in cui si registra una parziale libertà per i non musulmani. Al terzo gradino del podio di questa classifica vi è il Sudan. L’Iraq è invece lontano dalle prime piazze, con un consumo annuale medio pro-capite di 9,1 litri.

 

(*)NOTA: questo si può chiamare “proibizionismo”, non quelle leggiungole o ordinanziuncole che ci sono in Italia!

 

CONSEGUENZE DEL CONSUMO DI VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI

 

http://www.today.it/cronaca/stupro.html

BEVE, GIOCA TUTTO ALLE SLOT, STUPRA E PESTA A SANGUE LA MOGLIE: ALLONTANATO DA CASA

L'uomo, 48 anni, è stato denunciato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale

Redazione

25 ottobre 2016 16:31

PERUGIA - Si gioca tutto alle slot e quando è il momento di pagare le bollette pesta a sangue la moglie, costringendola a una corsa in ospedale. Poi le violenze di fronte ai figli, lo stupro e l'alcol a fiumi. L'uomo, un quarantottenne magrebino, è stato allontanato da casa su disposizione del Gip di Perugia per i reati di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza di minori e violenza sessuale aggravata nei confronti della moglie. A notificargli il provvedimento la Squadra Mobile di Perugia.

Tutto è cominciato poco più di un mese fa, spiega la Mobile di Perugia, quando la donna ha trovato il coraggio di denunciare tutto alla polizia. La vita in casa era diventata un film dell'orrore. Due mesi fa la donna aveva denunciato "comportamenti aggressivi da parte del coniuge il quale l’aveva aggredita costringendola a recarsi al Pronto Soccorso".

L'aggressione è avvenuta al culmine di una lite per motivi economici: la moglie avrebbe chiesto al 48enne i soldi per pagare una bolletta di gas, rimproverandogli il vizio del gioco. Lui ha reagito con furia belluina: dopo aver minacciato di morte la donna, l'ha scaraventata per terra colpendola ripetutamente sulla testa con i piedi.

Una furia. E secondo quanto denunciato dalla donna non era la prima volta che il marito la picchiava. Violenze a cui assistevano anche i cinque figli minorenni, che intervenivano per difendere la madre da quell'uomo dedito al gioco e all'alcol. In un'altra occasione la donna era stata costretta ad un rapporto sessuale violento, che le aveva provocato una grave emorragia. Una violenza confermata da referti medici e dalle testimonianze di persone, vicine alla vittima, informate sui fatti. Il 48enne è stato allontanato da casa.

 

http://www.tpi.it/mondo/cina/video-shock-rurik-jutting-omicidio-tortura-hong-kong

IMMAGINI SHOCK DURANTE IL PROCESSO CONTRO UN BRITANNICO ACCUSATO DI OMICIDIO E TORTURA A HONG KONG

Mercoledì 26 ottobre 2016

Rurik Jutting, un promotore finanziario 31enne, si è ripreso mentre brutalizza una delle due giovani donne che ha ucciso nel suo appartamento di lusso

Immagini shock durante il processo contro un britannico accusato di omicidio e tortura a Hong Kong

Sumarti Ningsih, una delle due giovani donne indonesiane brutalizzate e uccise dal promotore finanziario britannico Rurik Jutting a Hong Kong

Terzo giorno di processo per il promotore finanziario britannico arrestato nel novembre del 2014 con l’accusa di aver torturato e ucciso due giovani donne indonesiane a Hong Kong.

Rurik Jutting, 31 anni, si è ripreso con il proprio smartphone mentre brutalizzava sessualmente una delle due vittime.

Quattro ore di immagini scioccanti dalle quale gli inquirenti hanno estratto un video di venti minuti che ha duramente provato la giuria alla quale è stato sottoposto durante la seconda giornata di processo ieri, martedì 25 ottobre 2016.

I giurati, quattro donne e cinque uomini, hanno dovuto assistere alle immagini in cui un uomo a petto nudo, sovrappeso e con la barba lunga parla con una calma agghiacciante descrivendo le sue azioni e come lo facessero sentire.

Prima dell’arresto, Jutting aveva un posto di prestigio alla filiale di Hong Kong della Bank of America; il britannico ha frequentato scuole prestigiose e si è laureato a Cambridge.

Nel filmato lo si vede mentre assume cocaina spiegando al contempo come ha torturato la sua vittima, rendendola un oggetto sessuale, una “non persona”.

Jutting ha ammesso di aver ucciso Sumarti Ningsih, 23 anni, e Seneng Mujiasih, 26 anni, nel suo appartamento di lusso di Hong Kong.

Tuttavia si è dichiarato innocente rispetto all’accusa di omicidio per incapacità di intendere e volere e colpevole piuttosto di omicidio colposo.

Il primo reato prevede obbligatoriamente l’ergastolo, che è anche la massima pena prevista per il secondo, ma per l'omicidio colposo può essere inflitta una pena più breve.

Dopo gli omicidi, era stato lo stesso Jutting a chiamare la polizia che aveva poi rinvenuto nel suo appartamento i due corpi. Ningsih è stata trovata dentro una valigia sul balcone dell’abitazione, mentre Mujiasih al suo interno.

Durante il processo Jutting ha parlato del suo abuso di alcol e stupefacenti e di aver pagato per avere rapporti sessuali. Si è anche riferito a Ningsih come la sua prostituta.

Inoltre ha detto in aula che ucciderla è stato un atto di gentilezza perché lasciarla vivere dopo quella terribile esperienza l’avrebbe perseguitata per tutta la vita.

L’uomo ha usato diversi strumenti per le sue torture, durate tre giorni, prima di tagliare la gola a Ningsih, la giovane madre single arrivata a Hong Kong con un visto turistico che compare nel video mostrato in aula. Mujiasih invece era una donna delle pulizie che aveva incontrato il promotore finanziario britannico nel bar dove prestava servizio.

Le immagini sono estremamente crude e i potenziali membri della giuria erano stati avvisati prima della selezione che chi non si fosse sentito di affrontarle avrebbe dovuto rinunciare a fare il giurato.

Tra le confessioni affidate al proprio iPhone, Jutting rivela a un certo punto della sua fantasia di rapire tre adolescenti dal collegio femminile di High Wycombe, una cittadina a nordovest di Londra, per farne le sue schiave sessuali.

 

UN ALTRO GUAIO PROVOCATO DALLE BEVANDE ALCOLICHE

 

http://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20161026/282114931117119

FUMO, ALCOL, DROGA E SCARSO MOVIMENTO (OLTRE ALL’ETÀ) RIDUCONO LA CAPACITÀ DI FARE FIGLI È GIUSTO CHE I RAGAZZI LO SAPPIANO

Corriere della Sera

26 Oct 2016

Di Giuseppe Remuzzi

Aiuto. Come fare? È un po’ tardi ma in questo contesto dare a chi vorrà avere un figlio le informazioni che servono è sacrosanto. «Vorremmo un bambino, ma non arriva», lo si sente ripetere spesso.

Certe volte c’entra la donna, che non è abbastanza attenta al suo patrimonio di ovociti — sapere l’età della prima mestruazione e della menopausa della mamma aiuta tantissimo — e nemmeno all’alimentazione, alle infezioni dell’apparato genitale, al fumo di sigaretta (quante sanno che il fumo riduce numero e funzioni degli ovociti?) e all’alcol del sabato sera.

Ma una volta su due il bambino non arriva per via dell’uomo e del numero di spermatozoi, troppo pochi. Da cosa dipende? Dall’inquinamento dell’aria e ancora di più dai pesticidi che certe volte finiscono nell’acqua, anche l’uso smodato che si fa di farmaci (anche questi vanno poi nelle acque superficiali) contribuisce a ridurre il numero degli spermatozoi. E poi il fumo di sigaretta. E l’alcol. E certi tipi di droga. E il fatto che facciamo ormai pochissima attività fisica.

L’uomo è fatto per camminare non per stare in macchina.

Procreazione in calo L’integrazione ha portato gli immigrati ad adattarsi alle caratteristiche dei residenti Tra 30 anni Non ci sarà modo, per chi lavora, di poter accudire i pochi bambini e i tantissimi vecchi

e per andare in bicicletta; gli spermatozoi si formano al freddo — a due–quattro gradi meno della temperatura del corpo — per cui non vanno bene nemmeno i vestiti troppo stretti e il computer sulle ginocchia.

C’entrano anche i geni, certe volte. Vuol dire che qualcuno nasce con una predisposizione a fare pochi o pochissimi spermatozoi.

Ma tutte queste cose le sanno i giovani? Penso proprio di no. Provate a passare davanti a una scuola, i ragazzi (e ancora di più le ragazze) che fumano sono tantissimi e cominciano sempre più presto, molte di loro quando vorranno avere un bambino avranno difficoltà.

Il nostro compito (ed è davvero una grande responsabilità) è di informarli, poi certo decideranno loro ma noi dobbiamo assicurargli la libertà di scegliere, che potranno esercitare solo se sanno tutto quello che c’è da sapere e se lo sanno per tempo.

Proprio quello che si voleva fare col «fertility day», immagino. Ne hanno parlato tutti ma proprio tutti anche i ragazzi, per via delle cartoline e dei «cattivi compagni». Senza sarebbe stato lo stesso? Chissà…

 

UNA SPECIFICA PUBBLICITA’ NE PUO’ ESSERE LA CAUSA

 

http://www.tpi.it/mondo/australia/donne-bevono-quanto-gli-uomini-alcol

LE NUOVE GENERAZIONI DI DONNE BEVONO MEDIAMENTE QUANTO GLI UOMINI

Secondo uno studio appena pubblicato, il consumo medio di alcol tra le nuove generazioni ha portato a una parità tra uomini e donne che non si era mai verificata prima

Le donne hanno ormai raggiunto gli uomini nella quantità di alcol mediamente consumato.

Secondo uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica BMJ Open a firma dei ricercatori del National Drug and Alcohol Research Centre dell'Università di New South Wales in Australia, le donne hanno ormai raggiunto gli uomini nella quantità di alcol mediamente consumato.

I dati analizzati dagli autori della ricerca riguardano le abitudini di uomini e donne relative all’alcol nel corso del tempo, dal 1891 al 2014, basandosi sui risultati di 68 studi internazionali riguardanti quattro milioni di persone.

Storicamente, sono sempre stati gli uomini a bere più delle donne. In particolare, gli uomini nati tra il 1891 e il 1910 sono bevevano mediamente il doppio delle loro coetanee donne, e avevano tre volte più probabilità di avere danni relativi al consumo eccessivo. Queste statistiche hanno però raggiunto la parità quasi completa tra i nati tra il 1991 e il 2000, con le donne ormai dedite quanto gli uomini all’alcol e a rischio quanto loro di consumi non moderati.

Nello specifico, tra i giovani d’oggi gli uomini hanno solo 1,1 volte più probabilità rispetto alle donne di consumare alcol, 1,2 di abusarne e 1,3 di avere danni fisici correlati all’alcol.

La variazione, secondo gli autori dello studio, è il risultato di campagne di marketing rivolte a un pubblico femminile, alla realizzazione di prodotti più dolci rivolti a giovani donne e all’abbassamento dei prezzi. "I disturbi dovuti al consumo di alcol sono stati storicamente considerati un fenomeno maschile. Questo studio mette in discussione quest’ipotesi e suggerisce che le giovani donne in particolare dovrebbero essere oggetto di sforzi concertati per ridurre l'impatto dell'uso di queste sostanze e gli effetti nocivi ad esse connessi", hanno scritto.

"Dal 1950 il consumo di alcol delle donne è costantemente aumentato", ha dichiarato Emily Robinson, direttore delle campagne di prevenzione dell’associazione Alcohol Concern, "Bere a casa è diventato sempre più frequente, e visto che l'alcol è così a buon mercato e facilmente disponibile, è diventato un genere alimentari quotidiano. C’è anche stato uno sforzo collettivo da parte dell'industria degli alcolici per commercializzare prodotti e marchi specificamente per donne”.

 

INTERVISTA A TIZIANO SCLAVI CREATORE DEL DYLAN DEL FUMETTO

 

http://www.repubblica.it/cultura/2016/10/24/news/tiziano_sclavi-150492078/

"MI CHIAMO DYLAN DOG. E SONO UN ALCOLISTA": INCONTRO CON TIZIANO SCLAVI, PADRE DELL'INDAGATORE DELL'INCUBO

Il 28 ottobre, a Lucca Comics & Games, si celebra un evento importante: il ritorno alla scrittura, dopo quasi dieci anni, di Tiziano Sclavi, creatore del Dylan del fumetto. Storia drammatica, 'Dopo un lungo silenzio' racconta la dipendenza dall'alcol. Lo abbiamo incontrato nella sua casa in mezzo ai boschi da cui non esce mai

di LUCA VALTORTA

25 ottobre 2016

VENEGONO SUPERIORE (VA) - Cielo sfocato plumbeo. L'ultima casa in fondo alla strada, poi il bosco. Nel bosco potrebbe esserci il lupo cattivo, il babau, l'uomo nero o... una mamma. Nella grande casa c'è un bambino che sogna e dà una forma ai suoi incubi. Si chiama Tiziano. Adesso è un uomo. Fa un cenno di saluto dalla finestra. Sono passati tre anni dall'ultima volta. Il cancello si apre piano. Tutto sembra rimasto uguale da allora: il prato curato, la macchina d'epoca rossa davanti all'abitazione, il capanno in fondo al giardino, persino l'assalto dei sette bassotti non appena si spalanca la porta. Non è successo niente. Non è solo un modo di dire: Non è successo niente è il titolo del romanzo più importante di Tiziano Sclavi, un capitolo imprescindibile della sua storia, essenziale per capire il suo mondo.

"Un tempo quel romanzo per me è stato importante, adesso vorrei che venisse bruciato". I bassottini non danno tregua, abbaiano, saltano. "Sediamoci qui, sul divano". Come l'ultima volta. "Come l'ultima volta". Però invece è diverso. Tiziano Sclavi adesso ha una barba che gli incornicia il volto, che lo rende meno somigliante al suo personaggio, Dylan Dog, ma rende onore nell'aspetto alla sua lotta interiore, anche alle sue ferite se vogliamo: non più eterno giovane come per necessità nelle pagine del suo alter ego, ma uomo che ha attraversato stagioni di grande dolore. All'altro capo del divano la moglie Cristina, sulla sedia una delle due persone che Tiziano vede con continuità e che gli raccontano cosa succede nel mondo visto che lui non guarda la tv, non ascolta la radio, non legge i giornali: Mauro Marcheselli, per trent'anni direttore della Bonelli, oggi - per sua scelta - in pensione. Proprio come l'ispettore Bloch di Dylan. L'altra persona che Sclavi vede e che oggi non c'è - impegnatissimo per l'imminente Lucca Comics & Games (dove a Dylan è dedicata, tra le altre cose, una mostra 'interattiva' a ingresso limitato nell'hotel Universo 'infestato') - è Roberto Recchioni, a cui Tiziano ha deciso di lasciare il testimone di Dylan. E che è riuscito a convincerlo, dopo un lungo silenzio (come, non a caso, recita il titolo del nuovo volume di Dylan Dog) a tornare a scrivere una sceneggiatura. Sclavi si siede, accarezza il bassottino che si è messo sopra di lui, davanti a sé un bicchiere di Coca Cola. Per noi un caffè 'vero'. Fuma sigarette senza numero.

Leggenda narra che Recchioni abbia litigato con lei per convincerla a tornare a scrivere.

"È una leggenda appunto. Nessun litigio, testimoni Mauro e Cristina. Direi un'amabile insistenza. Anzi quasi una seduzione visto che Roberto per convincermi mi ha fatto tanti e tali complimenti da mettermi in imbarazzo. In ogni caso non è stato determinante: si vede che dopo tanto tempo era venuto il momento. Tutto qui. Ma non sono un bastian contrario: se mi viene lo faccio, altrimenti no".

È vero che dopo una settimana ha mandato questa sceneggiatura a Roberto con scritto: "Sei il mio curatore, curami"? L'ha curata?

"Non dopo una settimana, magari fossi così veloce. Ma la frase è giusta. E la sceneggiatura l'ho mandata contemporaneamente anche a Mauro, chiedendo il suo consiglio. Tutti e due mi hanno 'curato' e grazie ai loro suggerimenti ho riscritto molte tavole, tagliando, ricucendo e aggiungendo".

È stato faticoso?

"Molto. Così come lo è stata l'altra storia che adesso sta illustrando Stano. E poi ne avevo iniziato una terza ma dopo venticinque pagine mi sono bloccato: avevo trovato una chiave bellissima, ero molto contento e... poi l'ho persa, svanita, dimenticata. E così sono tornato a fare il pensionato".

Questa storia parla anche di fantasmi. I fantasmi sono molto importanti per lei. Può raccontare come nasce questo interesse?

"I fantasmi sono da sempre la cosa che mi fa più paura, non so perché. Il mio terrore più grande è, come in Io sono Helen Driscoll di Matheson, di svegliarmi di notte e vedere ai piedi del letto una donna vestita di nero, un'ombra nel buio. Ma questa storia è diversa: qui il fantasma non è una presenza più o meno terrificante, ma un'assenza. L'assenza di una persona che il protagonista ha amato e ama ancora. Io, come credo tutte le persone di una certa età, di assenze ne ho tante. E tutte le sere parlo con i miei fantasmi, esseri umani o animali che siano, gli chiedo perdono e molto spesso piango".

Davvero lei non hai mai avuto un'esperienza paranormale o conosciuto gente che l'ha avuta?

"Mia moglie Cristina ne ha avute parecchie, compresi infausti sogni premonitori. Io solo una e non sono neanche sicuro che sia vera. Potrebbe intitolarsi Il carretto fantasma. Da bambino vivevo in un paesino dell'Oltrepò Pavese. Nel cortile c'era una grande buca dove si gettava l'immondizia e una volta ogni tanto veniva un uomo con un carretto trainato da un asino e la svuotava. Il cortile era di ciottoli e quindi il carretto produceva un rumore inconfondibile. Una sera ero a letto, era tardi, e ho sentito il carretto giù da basso. Non ci ho fatto molto caso, solo che la sera dopo l'ho sentito di nuovo e così per molte sere. Alla fine l'ho detto a mia mamma e lei mi ha detto che era impossibile, che l'uomo che svuotava la buca veniva al massimo una volta alla settimana e non certo a quell'ora di sera. Da allora in poi l'ho sentito tutte le sere e ho avuto paura. Quando ci siamo trasferiti vicino a Pavia ero contento anche perché non l'avrei più sentito. E il cortile era asfaltato. Ma la prima notte che dormivo nella nuova casa eccolo ancora, quel rumore di zoccoli e ruote sui ciottoli. E poi basta, non è più tornato. Era venuto a salutarmi per l'ultima volta".

Come concilia questo col fatto che nella storia c'è anche un riferimento al Cicap, l'associazione che indaga sui presunti fenomeni 'paranormali' di cui se non sbaglio lei fai parte?

"È nato tutto più di vent'anni fa, quando ho conosciuto Massimo Polidoro, segretario del Cicap, saggista e narratore. Non ricordo perché ci siamo incontrati, fatto sta che siamo diventati molto amici. E da allora ho letto gran parte delle pubblicazioni del Cicap e di altri editori scettici, e ho scoperto che i misteri sono affascinanti ma le loro spiegazioni scientifiche lo sono forse ancora di più. E riguardo al paranormale sono perfettamente d'accordo col Cicap: va benissimo per storie di fantasia, ma non bisogna spacciarlo per vero. E comunque essere scettici non vuol dire uccidere la speranza, anzi. Tutti nel Cicap sperano di trovare un giorno un vero soggetto ESP, o di vedere un fantasma, o che un UFO atterri in piazza del Duomo. Finora non è mai successo, ma chissà".

Visto che stiamo parlando di quando lei era bambino, quanto c'è nei genitori di Dylan dei suoi veri genitori?

"Non parliamo dei miei genitori che mi hanno messo al mondo col solo scopo di rovinarmi la vita e ci sono perfettamente riusciti, almeno fino a quando non ho avuto quarant'anni e ho incontrato Cristina. Quanto ai genitori di Dylan, raccontare il suo passato è una cosa che vorrei non aver mai fatto; ci sono tanti personaggi che ho inventato e che adesso detesto, per esempio lord H. G. Wells: non mi piace, lo odio. Il passato di Dylan, i suoi genitori, avrebbero dovuto restare nel mistero, ognuno se li sarebbe dovuti immaginare come voleva".

Che lavoro facevano i suoi genitori?

"Mio padre il segretario comunale, mia madre insegnante".

Nel suo Dylan le mamme sono spesso cattive.

"La mia era un genio del male".

La storia di Dopo un lungo silenzio affronta un tema che la tocca molto da vicino: l'alcolismo. Il suo racconto è bellissimo e fa venire i brividi più di qualsiasi mostro. Come mai ha voluto raccontarlo?

"Ce l'avevo in mente da decenni. Sono un alcolista e grazie agli Alcolisti Anonimi non bevo dal 1987, a parte una sciagurata ricaduta (ma gli AA usano il termine 'scivolata') nel 2000, da cui sono uscito grazie a Cristina. In parte ne avevo già parlato nel mio romanzo Non è successo niente, ma ci tenevo a testimoniare ancora, per un pubblico più vasto, il mio amore per gli Alcolisti Anonimi. Non so se l'ho fatto bene: è un tema che avrebbe richiesto molte più pagine di quelle di un albo a fumetti e probabilmente un narratore migliore. Ma ci ho provato".

Come è avvenuta la 'scivolata'?

"In pratica tutto quello che ho scritto fino al 1987 l'ho scritto da ubriaco. L'alcolista non può permettersi di bere niente, mai. Io sono scivolato in un periodo in cui stavo molto bene: assaggi due dita di vino dolce, una birra analcolica - sono terribili le birre analcoliche - e senza che te ne rendi conto ci ritorni dentro. Io sono uno che diventa dipendente da tutto, da tutto. Adesso sono dipendente dalla Coca Cola, per non parlare delle sigarette...".

Quanto fuma?

"Adesso sono due pacchetti al giorno. In passato sono arrivato a fumarne anche cinque. Ma sa qual è la cosa che mi fa più arrabbiare? Mauro, per esempio, se va a mangiare una pizza e si beve una birra non ha problemi, è capace di dire di no. Se invece lo faccio io, non riesco a fermarmi, ne bevo dieci. Ma perché lui sì e io no? Il problema di tutti gli alcolisti è che all'inizio hanno un periodo buono in cui l'alcol sembra aiutarti apparentemente senza effetti collaterali. Per me è durato tantissimo, qualcosa come quindici, vent'anni considerando che ho incominciato a bere quando ero ancora a scuola. Solo che, prima o poi comunque il periodo buono finisce. E arriva il disastro".

Quando è stata la prima volta?

"La prima volta in assoluto credo sia stata a quattro, cinque anni. Da noi nell'Oltrepò si faceva il vino, che prima di essere tale è mosto. Il mosto era buonissimo. Una volta ne ho bevuto tanto che poi ho dormito per due giorni di fila. Che dire, forse era un destino...".

L'altro tema importante del suo racconto è il silenzio: c'è un continuo gioco di riferimenti a riguardo. Cosa è per lei il silenzio?

"Dipende. Il silenzio può essere una solitudine assordante e io l'ho provata. Oppure può significare, come qui nel bosco in cui abito, pace. Nella storia è sinonimo di disperazione che può risolversi solo con la morte".

In questo racconto ho trovato molti riferimenti anche a Non è successo niente, che lei mi regalò. Quanto è stato importante quel libro?

"Quanto tutti gli altri, tutti tentativi patetici. Sono contento che siano finiti al macero e che oggi siano introvabili. E dato che di quasi tutti possiedo i diritti impedirò a chiunque di ristamparli".

Anche in quel caso non ha avuto timore di raccontare molti particolari della sua vita, dall'alcolismo alla depressione fino all'elettroshock.

"Sì, in parte è vero, ma è pur sempre un romanzo di fantasia. Attenzione a non credere a tutto quello che ho scritto. Un aneddoto: per un altro mio romanzo, Il tornado di Valle Scuropasso, il critico di non so più che giornale ha scritto una cosa tipo: 'Questo non è un libro, è un grido di dolore. Qualcuno aiuti l'autore'. In realtà ero in un periodo della vita sereno e felice".

La copertina di Dopo un lungo silenzio è tutta bianca: come è avvenuta questa scelta?

"È stata un'idea di Recchioni. Prima voleva metterci solo la mia firma ma sono contento che abbia rinunciato, sarebbe stato un po' megalomane".

Credo, per la prima volta nella storia di Dylan, non ci saranno solo disegni ma anche immagini. Immagini di fantasmi. Da dove vengono?

"Sono foto tratte dal libro di Polidoro, che viene citato nella storia, e che sono state prese da Internet. Basta googlare 'foto di fantasmi' e ne trovi quante ne vuoi. Tutti finti ovviamente".

In realtà lei ha scritto non una, ma due sceneggiature e mezzo: perché mezzo? Quando usciranno?

"Neanche mezzo, solo una ventina di tavole. Poi mi sono bloccato, non sapevo come andare avanti. Quindi sono tornato a fare il pensionato".

Bob Dylan ha vinto il premio Nobel per la letteratura. È giusto?

"Giustissimo, anche se io non conosco bene l'inglese e non posso dare un giudizio sulle canzoni ma il principio è assolutamente corretto".

Cos'altro ascolta?

"In questo periodo niente. Forse perché non voglio disturbare il silenzio del bosco".

Non c'entra niente vero Bob Dylan con il suo personaggio?

"No, assolutamente. Viene da Dylan Thomas e da un romanzo di Spillane, Dog figlio di, che ho visto nella vetrina di una libreria ma non l'ho mai né comprato né letto".

A Lucca Comics ci saranno una serie di festeggiamenti per i trent'anni di Dylan Dog: due versioni deluxe di Dopo un lungo silenzio, una copertina di Zerocalcare per un'altra storia bella e dolorosa appena uscita, Mater Dolorosa di Recchioni appunto, e una mostra 'immersiva' che potranno vedere solo quaranta persone alla volta. Ci sarà?

"Per me quello è l'inferno: io in mezzo a 500mila persone? È una follia. Ho paura della folla".

Però so che un tempo ci andava con la mamma.

"La prima volta sì, ero piccolo, poi da solo. Era tutto nel teatro del Giglio con due o tre bancarelle davanti e basta".

A Lucca quest'anno ci sarà anche un'altra persona che non ama molto andare in giro: Francesco Guccini. Racconterà il suo amore per il fumetto in un incontro con Milo Manara. So che lei lo ama molto...

"Guccini è tutto per me. Sapevo a memoria moltissime delle sue canzoni. Il primo che mi ha fatto scoprire che non esisteva solo Sanremo è stato De André, poi c'è stato Guccini. Una volta mi ha anche telefonato ma purtroppo, incredibilmente, non ero in casa. Mi ha lasciato un messaggio di ringraziamento sulla segreteria per una lettera che gli avevo scritto".

Non l'ha richiamato?

"No. Non avevo il numero. E comunque non l'avrei fatto".

Un altro ospite sarà Frank Miller, l'uomo che ha cambiato la storia dei supereroi con il suo graphic novel Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Anche lui ha avuto seri problemi con l'alcol tra l'altro. Lo ha letto?

"No, non ho mai letto niente legato al mondo dei supereroi, il mio mondo era quello del fumetto francese. Ho visto i film di Nolan: il primo mi è piaciuto gli altri due li ho trovati insostenibili".

Sono di Miller anche Sin City e 300.

"Sin City non mi è dispiaciuto, 300 è un bel film ma fascistoide".

I famosi graphic novel?

"Qualcosa leggo. Ultimamente ho letto Lo scultore di Scott McLoud e mi è piaciuto molto. Leggo Zerocalcare: è bravissimo e certe volte mi fa davvero morire dal ridere".

È soddisfatto del nuovo corso di Dylan Dog?

"Sì, assolutamente".

Continua a non leggere i giornali?

"No, da diciassette anni non guardo la tv se non i film in dvd, non leggo i giornali e non ascolto la radio. Qualcosa mi dicono Mauro o Roberto".

Lei sa chi è Renzi?

"Lo so ma non so che faccia ha".

I candidati delle elezioni Usa?

"So che sono Trump e la Clinton. L'America fa schifo".

Trent'anni di Dylan, l'avrebbe mai detto?

"Figuriamoci. All'inizio non avrei scommesso neanche su un anno solo, temevo che avrebbe chiuso dopo pochi numeri".

Un po' di nostalgia?

"Nessuna. Non rileggo mai le cose che ho scritto perché so che me ne vergognerei. Io ho nostalgia solo del futuro".

E allora nel futuro cosa succederà?

"Non lo so. Altri trent'anni...?".

Un saluto. Cagnolini ululanti. Prato. La porta automatica si chiude alle nostre spalle. Silenzio.