Rassegna del 25 Ottobre 2016

A cura di Roberto Argenta, Guido Dellagiacoma, Alessandro Sbarbada

CORRIERE DELLA SERA Milano

L’alcol che mamma non vede

L’emergenza negata

di Cristiano Gatti

Quando la difficile arte di vivere sta tutta in un gioco di bicchieri, è inutile spacciare verità assolute. All’inizio può essere semplicemente il gioco delle prime trasgressioni, come abbiamo fatto tutti, quasi sempre in famiglia, il mozzicone rubato dal posacenere, il dito di barbera lasciato sul fondo del calice. Crescendo, quando si comincia a vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto dell’esistenza, si prosegue andando tutte le sere a riempire quel mezzo vuoto, un vuoto assoluto, tra cocktail di alcolici e cocktail di alcolici e droghe. Abbastanza sterile anche elencare colpe e colpevoli, la famiglia che ha sbagliato qualcosa, l’overdose di benessere, certe amicizie, l’emulazione, la scuola delegittimata. A forza di cercare cause, che il più delle volte è solo la ricerca sgangherata di un’autoassoluzione, si rischia di stare troppo sul generico. Qui c’è ancora molto lavoro da fare, prima di puntare le cause: si tratta almeno di accettare la pura e semplice verità, cioè che l’alcol è il nuovo flagello, verrebbe da dire dell’Occidente opulento, ma limitiamoci pure alle giovani generazioni. L’alcol più della droga. O assieme alla droga, in una miscela letale che la notte riporta in molte case gli irriconoscibili zombie, incapaci d’intendere e di volere, quando non sono stesi direttamente al pronto soccorso in coma etilico. Accettare il problema, in tutta la sua complessa dignità, è il primo passo che ogni famiglia dovrebbe imporsi. Ma in tanti casi è un passo troppo difficile.

La famiglia proprio non ce la fa. Le storie raccontate da Andrea Galli sul Corriere sono la perfetta rappresentazione del costume diffuso. La mamma avvertita dal carabiniere che la sua creatura è conciata da sbattere via, questa mamma che se la prende col carabiniere all’insegna del come si permette, è in definitiva la mamma tipo davanti alla nuova piaga sociale. I ragazzini che si bevono il cervello - letteralmente - sono sempre i ragazzini di qualcun altro. Il nostro, come grida la mamma al militare, è un bravo ragazzo, non tocca alcol, beve solo cedrata. Impossibile sia ubriaco. Sarebbe ora - lo sarebbe già da un po’ - che ci mettessimo tutti il cuore in pace: l’impossibile è possibilissimo. Anche dentro casa. Negare, magari per inconfessabile vergogna, o peggio ancora ridicolizzare, chiudendo tutto in burletta, via, un bicchiere non ha mai fatto male a nessuno, non è il modo migliore per avviare i figli alla consapevolezza e alla responsabilità. Se l’alcol non è un problema per noi, perché dovrebbe esserlo per loro?

Cristiano Gatti

 

METEOWEB.EU

Alcol, Lorenzin: “Vigilare sul rispetto del divieto di vendita ai minorenni”

"Abbiamo introdotto regole molto più dure per evitare la vendita di alcolici ai minorenni, prevedendo, per esempio, la chiusura dell'esercizio"

a cura di Monia Sangermano

“Abbiamo introdotto regole molto più dure per evitare la vendita di alcolici ai minorenni, prevedendo, per esempio, la chiusura dell’esercizio. Bisogna vigilare sul rispetto di queste regole”. Lo afferma il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ospite di Sky Tg24, sottolineando l’importanza di sensibilizzare sul tema non solo le forze dell’ordine, ma anche i Comuni. Sul consumo di alcolici fra i giovanissimi “abbiamo dati molto allarmanti, che non vanno sottovalutati. Non assistiamo a fenomeni di 20 anni fa, alla bravata una tantum, ci troviamo di fronte a ubriacature compulsive di giovanissimi, che cominciano a bere sempre più precocemente, con danni a fegato e pancreas, oltre ai casi di coma etilico di cui purtroppo leggiamo sui giornali“, conclude Lorenzin.

 

WINENEWS

Nel dibattito su fitofarmaci in vigna, il Governo di Parigi si scopre più realista del re: divieto di utilizzarli in una fascia di 5 metri ai confini del vigneto non va giù ai vignaioli.

Cnaoc: “risposta politica dannosa ad un’inquietudine mediatica”

Negli ultimi tempi, in Francia, tra gli argomenti che hanno tenuto banco tra i filari c’è stato il dibattito sull’uso, a volte sconsiderato, dei fitofarmaci. A muovere i primi passi, anche sull’onda di un’opinione pubblica apertamente esasperata, è stato il Consiglio Regionale della Nouvelle Aquitaine, la Regione di Bordeaux, che, insieme a Prefettura e Camera dell’Agricoltura, a luglio ha messo nero su bianco il piano, ambizioso, di riduzione dell’uso dei pesticidi in agricoltura, e quindi in vigneto, la coltura dove si usa la maggioranza dei fitofarmaci, dando seguito al piano nazionale “Ecophyto II”, che prevede una riduzione del 25% nel 2020 e del 50% nel 2025. Ma il Governo di Parigi, in queste settimane, si è lasciato prendere la mano, tanto che tra i limiti imposti dalla legge sull’uso dei fitosanitari in vigna voluta dal Ministro dell’Agricoltura Stéphane le Foll, ce n’è uno, all’articolo 21, che non convince nessuno, né i vignaioli né i residenti: il divieto di utilizzare fitofarmaci in una fascia di sicurezza di 5 metri ai limiti di ogni parcella. Un eccesso, che ha spinto Bernard Farge, presidente della Cnaoc - Confédération Nationale des Appellations d’Origine Contrôlée, come racconta il portale francese “Vitisphere” (www.vitisphere.com ), a chiedere al Ministro, senza tanti giri di parole, di farlo sparire dal dispositivo di legge, perché, oltre a mettere in pericolo l’esistenza stessa di migliaia di ettari in tutto l’Esagono, non è che polvere negli occhi, una risposta politica d un’inquietudine mediatica.

“Creando una zona protetta, d’autorità, non apportate alcuna soluzione alle questione sanitaria, al contrario, fate tornare indietro sia la protezione dell’ambiente che la salute pubblica. Salverete le apparenze - si legge nella lettera della Cnaoc - e creerete un’illusione temporanea, ma non risolverete niente: l’articolo in questione non è né efficace per la riduzione della quantità di prodotti fitosanitari usati, né utile a proteggere le nostre famiglie ed i nostri vicini. Non farete che esacerbare le tensioni, già forti, tra residenti e viticoltori”. Un aspetto che, secondo Bernard Farge, vede viticoltori e residenti dalla stessa parte della barricata, pronti a confrontarsi direttamente sul tema. Senza dimenticare il punto di vista del vignaiolo, spesso poco considerato.

“Da questo testo sembra che il vigneto sia un luogo pericoloso, dal quale tenersi alla larga, ma se siamo davvero convinti che la salute dei residenti sia in pericolo, quali sono le condizione in cui lavoriamo noi produttori, che certo viviamo un livello di esposizione decisamente superiore? Con questa legge passa l’idea che prodotti normalmente in vendita, testati, siano pericolosi: se così fosse, bisogna vietarli. Dovete prendere delle misure adeguate per proteggere i lavoratori, e mettere sotto pressione chi i fitosanitari li produce, dei quali noi non vogliamo più essere ostaggi. Infine, se le molecole di cui sono prodotti sono davvero così nocive per i nostri dipendenti, le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri vicini - conclude la lettera di Farge - ritirateli dal mercato!”.

 

BELLUNOPRESS

Giovedì a Feltre conferenza sulle dipendenze, alcol, droga, gioco d’azzardo

Si chiude giovedì il ciclo di conferenze organizzate dalla Commissione per le Pari Opportunità e il Ser.D. Dell’Ulss n.2, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale sul tema delle dipendenze da droga, alcol e gioco d’azzardo.

Dopo aver trattato nei precedenti due incontri “I segnali di disagio che possono mettere in guardia i genitori e gli adulti di riferimento” e aperto un tavolo di lavoro tecnico con la rete dei servizi del territorio, l’ultima serata è dedicata a:

“La dipendenza dall’alcol e dal gioco d’azzardo: i servizi presenti nel territorio”.

L’iniziativa segue ai provvedimenti già assunti dall’amministrazione per sensibilizzare la cittadinanza sui problemi delle dipendenze e, in particolare, sul gioco d’azzardo patologico. Nel 2016 infatti è stato stanziato fra l’altro un fondo di 10 mila euro, da dividere fra gli esercenti “virtuosi” che decidono di togliere le slot dal loro locale o che non le hanno mai installate, e che non vendono i gratta e vinci.

I relatori dell’ultima serata saranno:

dott. Vito Gallio Psichiatra e Responsabile Ser.D. Ulss 2

dott.ssa Cinzia Lusa Educatrice del Ser.D. Ulss 2.

All’incontro parteciperanno le associazioni :

Acat Feltre

Acat Dolomiti Feltrini

Alcolisti Anonimi

L’Incontro si terrà a Feltre, giovedì 27 ottobre, nell’aula magna del campus universitario Tina Merlin alle ore 18.00.

 

EMILIAROMAGNAMAMMA.IT

Alcol a una 15enne, barista deve pagare mille euro

Una barista di 19 anni dovrà pagare mille euro per avere somministrato bevande alcoliche a una 15enne. Succede a Ravenna dove, come spiega Il Resto del Carlino, il Tribunale ha rigettato l’appello confermando la sentenza precedente del Giudice di pace, che aveva previsto per la ragazza la sanzione.

I fatti risalgono al 4 agosto 2012: la barista era assunta come stagionale, da appena due settimane, in un locale di Marina di Ravenna. Secondo il suo avvocato, la bevanda alcolica era stata venduta a una 16enne che l’aveva poi fatta assaggiare alla cugina più giovane. Ma in quel momento erano arrivati i carabinieri.

 

WINENEWS

In Uk la secolare battaglia per la parità tra uomo e donna raggiunge un altro risultato storico: secondo una ricerca pubblicata dal prestigioso “British Medical Journal”, le giovani di oggi bevono la stessa quantità di alcolici dei propri coetanei

La secolare battaglia per la parità tra uomo e donna compie un altro passo avanti, ma non è detto che sia del tutto positivo, anzi. Come racconta una ricerca pubblicata dal “British Medical Journal” (www.bmj.com ) su 4 milioni di persone nate in Gran Bretagna nel XX secolo, su dati raccolti a partire dal 1948 fino ad oggi, ripresa un po’ da tutti i quotidiani britannici, la differenza tra generi, nel consumo di alcolici, si è andata assottigliando nei decenni: se un uomo nato nel 1910 beveva, in media, il doppio di una sua coetanea, con il triplo dell’incidenza di malattie e patologie legate all’abuso di alcol, una donna nata nel 1981 beve praticamente la stessa quantità di alcolici di un uomo della sua età. Segno dei tempi, e delle abitudini, che hanno portato ad una riduzione del gap del 3% ogni 5 anni, con un’accelerazione importante con i nati dopo il 1966: le ragazze che hanno compiuto 20 anni tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, infatti, sono state le prime a bere quanto, se non più, dei propri coetanei, ed oggi è socialmente accettato che una donna beva un bicchiere di vino o una pinta di birra durante la giornata.

Una conquista? Non proprio, visto che, come ricorda al “The Telegraph” (www.telegraph.co.uk ) il dottor Tim Slade della University of New South Wales, a capo della ricerca, “i programmi per la prevenzione degli abusi sono quasi tutti improntati sugli uomini, dobbiamo iniziare a fare di più per il target femminile”. Già, perché questo tipo di parità, più che benefici, porta disastri, almeno a livello sanitario. “L’uso e l’abuso di alcol sono stati sempre visti, storicamente, come un fenomeno tutto maschile: questo studio - conclude Slade - dimostra come le cose non stiano più così, e suggerisce come gli sforzi delle future campagne di prevenzione si debbano concentrare sulle giovani donne”.

Secondo Emily Robinson, a capo della charity Alcohol Concern, che si occupa proprio di lotta all’abuso, “dagli anni Cinquanta ad oggi è stata una vera e propria escalation, gli alcolici si trovano in qualsiasi bottega di alimentari, a prezzi relativamente bassi, e le serate “wine o’clock” si sono moltiplicate negli anni, così come la comunicazione ed il marketing, sempre più attento al target femminile. La gente - conclude la Robinson - non capisce che spesso l’alcol diventa un’abitudine più che un vero piacere, con l’eccezione che diventa regola quotidiana”. Ed in questa dinamica, non aiutano le nuove linee guida del Governo di Londra in tema di salute pubblica, che già hanno scatenato polemiche, ma di segno opposto, nei mesi passati: l’equiparazione di limiti tra uomini e donne, infatti, non fa che incoraggiare le donne a bere esattamente quanto gli uomini ...

                               

HUMANITAS SALUTE

Alcol, fino ai 18 anni l’organismo non riesce a metabolizzarlo correttamente

Quello che comunemente viene chiamato “coma etilico” è una conseguenza dell’intossicazione acuta grave dovuta a un eccessivo consumo di bevande alcoliche. Periodicamente sulla stampa appaiono le notizie dei ricoveri per coma etilico di giovani ragazzi. La loro età spesso davvero bassa, anche 15 o 13 anni. In una sola parola, minorenni. Per i ragazzi con meno di 18 anni qualsiasi tipo di consumo rappresenta un rischio per la salute dal momento che questi non sono in grado di metabolizzare ancora in maniera adeguata l’alcol.

Lo dice l’Istat nel report “Fattori di rischio per la salute” che ha fotografato i consumi di bevande alcoliche in Italia nel 2015. Nella popolazione con almeno 11 anni di età beve alcolici il 64,5% degli individui; un dato in lieve aumento rispetto all’anno precedente ma in netto calo rispetto al 2003. Se diminuiscono i consumi giornalieri, ovvero il numero di persone che consumano alcol quotidianamente, aumenta invece il numero di persone che lo fanno occasionalmente (da 37,7% a 42,3%) e fuori pasto (da 24,8% a 27,9%).

In base ai dati rilevati l’istituto di statistica ha notato una trasformazione del modello tradizionale di consumo di alcol basato sull’abitudine a bere il classico bicchiere di vino a tavola. Il modello di consumo verso cui si tende è quello tipico dei Paesi del Nord Europa: ovvero consumi elevati in molte occasioni anche fuori pasto. Un modello in crescita in particolare tra le donne.

Nei giovani adulti il binge drinking è un fenomeno consolidato

Anche in Italia si sono diffusi negli ultimi anni fenomeni e mode come il binge drinking, traducibile come “abbuffata alcolica”: «Una forma di consumo compulsivo di molte bevande alcoliche, da 5 a 7, in una singola occasione e in un periodo di tempo piuttosto limitato», spiega il dottor Antonio Voza, responsabile di Pronto Soccorso dell’ospedale Humanitas, intervenuto alla Radio ne parla, trasmissione in onda su Rai Radio1. «Spesso gli effetti del consumo di alcolici vengono amplificati dal digiuno prolungato e volontario, una condizione che massimizza l’effetto inebriante dell’alcol e, al contempo, minimizza l’apporto energetico all’organismo».

Sono oltre 8 milioni e mezzo le persone con almeno 11 anni che eccedono il consumo raccomandato di bevande alcoliche, sia come consumo abituale eccedentario che nella forma del binge drinking. Tra il 2015 e il 2014 il ricorso a questa pratica è aumentato dal 6,2% a 6,9%. Tra i 18-24enni è ormai un fenomeno consolidato mentre nei 16-17enni le ubriacature sono pari a quelle medie di tutta la popolazione.

Pericoloso il consumo di alcol in gravidanza

L’età, il sesso, il peso corporeo, l’assunzione fuori dai pasti possono mediare gli effetti del consumo di alcol sull’organismo. Naturalmente contano le dosi di bevande alcoliche assunte. I sintomi associati al diverso grado di concentrazione di alcol nel sangue vanno dal calo dell’attenzione e della vigilanza a un coordinamento motorio precario, dal vomito all’ipotermia fino al coma.

Secondo l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’uso di alcol è dannoso quando avviene in quantità e/o modalità che possono implicare danni alla salute ma anche conseguenze sociali negative. Il consumo di alcolici causa malattie non trasmissibili come la cirrosi epatica, le patologie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore, oltre a essere associato anche a incidenti stradali, violenza e suicidi. In gravidanza il consumo di alcolici può causare la sindrome feto-alcolica.

 

WINENEWS

Il Vigneto Italia torna a crescere, nel 2016 superfici vitate a 642.367 ettari, 4.700 in più del 2015. Merito della nuova Ocm vino che, nel biennio 2014/2015, ha portato il finanziamento medio per ettaro ristrutturato a 11.700 euro per 28.000 ettari

Il Vigneto Italia torna a crescere, nel 2016 le superfici vitate hanno toccato i 642.367 ettari, 4.700 in più del 2015, grazie soprattutto alla nuova Ocm vino, in vigore dal 2008, che ha eliminato il tetto massimo al finanziamento pubblico destinato alla ristrutturazione ed alla riconversione dei vigneti europei, con il risultato che, negli ultimi anni, si è registrato un vero e proprio boom, non tanto in termini di superfici, quanto di erogazioni e finanziamento medio. Come rivela un documento della Commissione Europea sulle spese rendicontate per il piano nazionale di sostegno a livello comunitario per i primi due anni del periodo 2014/18, quindi 2014 e 2015, analizzato dal Corriere Vinicolo - Uiv (www.uiv.it ), l’Italia è il Paese europeo che ha speso di più (*): in media, 11.700 euro per 28.000 ettari avviati a ristrutturazione, per un totale di 325 milioni di euro, contro i 4.300 euro ed i 3.700 euro riconosciuti, rispettivamente, dalle amministrazioni di Francia e Spagna, dove, però, le superfici ristrutturate nello stesso periodo sono decisamente superiori: 51.000 nel Paese iberico e 47.000 nell’Esagono. Per il finanziamento medio, invece, più dell’Italia hanno fatto la Slovenia, con una media di 20.400 euro ad ettaro, e Grecia e Cipro, a quota 12.500 euro, mentre Portogallo e Croazia.

Nel complesso, detto dell’Italia, che ha erogato 325 milioni di euro, la Francia, staccatissima, si ferma a 201 milioni di euro, davanti alla Spagna, a 192 milioni di euro: il Belpaese, in sostanza, ha assorbito il 30% del budget stanziato dall’Unione Europea per la ristrutturazione dei vigneti nei primi due anni della campagna 2014/2018, pari a poco più di un miliardo di euro, mentre la quota della Francia è del 19% e quella della Spagna del 19%. Come detto, determinanti si sono rivelati i cambiamenti delle modalità di erogazione, e infatti nella vecchia Ocm, in vigore fino al 2008, il tetto massimo per ettaro era inferiore ai 7.000 euro, con l’aiuto medio erogato nello Stivale pari a 6.600 euro, mentre da allora i tetti massimi uguali per tutti sono spariti, con le soglie decise direttamente dai singoli Paesi. Sistema che ha portato ad una vera e propria escalation, fino ad arrivare al decreto di fine 2013, in vigore appunto dal 2014, che ha attenuato il vincolo della soglia stessa, portando come conseguenza agli 11.740 euro per ettaro del biennio 2014/2015. Nel complesso, dal 2011 al 2015, l’Italia ha speso 1,8 miliardi di euro per ristrutturare 220.000 ettari, con l’impennata di questo ultimo periodo che potrebbe portare a ben 70.000 ettari il totale dei vigneti ristrutturati nel quinquennio 2014/2018, 10.000 in più di quanto previsto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per un finanziamento pari ad 820 milioni di euro, il 40% in più del periodo 2009/2013.

Ma cosa si reimpianta, e si reimpianterà, lungo lo Stivale, e dove si producono le talee che costruiranno i futuri impianti? La risposta arriva dai dati sulle produzioni vivaistico-viticole, e in particolare delle piantine di viti che potenzialmente andranno a costituire i nuovi impianti di vigneto del 2017, del Servizio Nazionale di Certificazione della Vite del CREAVIT di Conegliano, che confermano Friuli Venezia Giulia e Veneto come Regioni leader della produzione di talee franche ed innestate, a quota, nel 2016, rispettivamente, 137,6 milioni e 36,5 milioni, in crescita sul 2015 del 13,4% e del 22,4%. Dietro, si piazzano Sicilia (14,6 milioni di talee, +42,8%), Puglia (12,9 milioni di talee, -2,4%), Piemonte (10,l milioni di talee, +7,7%) e Toscana (8,9 milioni di talee, +9,3%).

Tra le varietà, il Pinot Grigio ha ormai perso il suo storico primato, nonostante le 18,7 milioni di talee prodotte nel 2016, preceduto, come nel 2015, dalla Glera, a quota 23,6 milioni di barbatelle, sulla scia del boom produttivo del Prosecco, e seguito sempre dal Sangiovese, con 12 milioni di talee innestate prodotte. Ai piedi del podio, Primitivo (5,9 milioni di talee), Merlot (5,8 milioni di talee) e Moscato (5,2 milioni di talee). Nel complesso, Glera e Pinot Grigio rappresentano il 24% delle talee prodotte, ed il 70% è invece appannaggio delle prime 30 varietà, tra cui spicca la crescita costante di Sauvignon Blanc, Syrah, Barbera, Cabernet Sauvignon, Cannonau, Montepulciano, Nebbiolo e Verdicchio, ed il calo di Catarratto e Trebbiano Toscano.

 

(*) Nota: a dimostrazione di quanto sia potente in Italia la casta del vino.

 

 

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