Rassegna del 24 Ottobre 2016

A cura di Roberto Argenta, Guido Dellagiacoma, Alessandro Sbarbada

 

WINENEWS

Edimburgo - 24 Ottobre 2016, ore 12:49

Il prezzo minimo sugli alcolici voluto da Scozia e Irlanda divide il Vecchio Continente.

Dopo lo stop della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, adesso arriva il via libera della Corte di Giustizia di Edimburgo.

Tra le proteste del mondo del vino

In un periodo difficile per l’economia europea, come quello che stiamo ancora attraversando, i prodotti alcolici sono destinati a finire sempre più spesso nel mirino della scura dei conti pubblici degli Stati del Vecchio Continente, pronti a tassare indistintamente birra, vino e superalcolici pur di rimpinguare le casse pubbliche, sempre sotto l’ambito della lotta all’alcolismo ed all’abuso. (*) Finora, però, a parare i colpi ci ha pensato la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che a dicembre 2015 stoppò la proposta del Governo scozzese di imporre un prezzo minimo per ogni unità di alcol.

Decisione che, a suo tempo, rallentò anche l’iter del “Public Health Bill” voluto dal Governo irlandese per combattere la piaga dell’alcolismo, e firmato dal Ministro della Salute Lo Varadkar, che comprende tante altre misure, che riguardano anche limiti alla pubblicità ed alla scontistica. La riforma dovrebbe tornare in Parlamento a giorni, e non è detto che non passi, anche perché, come si legge nel dispositivo della Corte Europea, l’ultima parola, quando si parla di salute pubblica, spetta alla Corte di Giustizia di ogni singolo Stato. Che in Scozia si è già pronunciata, avallando la proposta del Governo presieduto dal laburista Ken Macintosh, nonostante le rimostranze della Federación Española del Vino e del Comité Européen des Entreprises Vins.

Adesso, è possibile che le associazioni di produttori dei Paesi di tutta Europa, che già portarono la questione in Commissione Europea, a suo tempo, si rivolgano direttamente alla Corte Suprema del Regno Unito per far valere le proprie ragioni. Il tutto, in un contesto a dir poco fragile e complesso, con l’Inghilterra che tra pochi mesi dovrà trattare l’uscita dalla Ue, a condizioni ben poco vantaggiose, con la Scozia, oggi in contrasto con le decisioni della Corte di Giustizia Ue, che invece farà di tutto per uscire dalla Gran Bretagna e rimanere in Europa.

 

(*) Nota: premessa tendenziosa, perché non tiene conto che birra, vino e superalcolici per l’economia europea non son un affare, ma un costo. Infatti le spese conseguenti ai problemi causati dal bere sono superiori al giro d’affari legato alla produzione e alla vendita delle bevande alcoliche.

L’aumento della tassazione comporterebbe una diminuzione dei consumi, q uindi dei problemi.

A vantaggio del benessere dei cittadini europei e delle loro famiglie.

A vantaggio, appunto, dell’economia europea.

 

CORRIERE DELLASERA Milano

L’allarme sociale

Milano, caffè corretti e birre

Un 20enne su tre fa abuso d’alcol

E il 75% degli under 34 che si ubriacano usa droghe.

«Per molti il problema si trascina anche per 10 anni»

di Simona Ravizza

«La mia giornata iniziava con il caffè corretto grappa: uno prima di iniziare a lavorare, uno-due al lavoro, più un paio di sambuche. Compravo poi delle birre che tenevo nello zaino e che portavo al ristorante dove lavoravo. Ne bevevo 4-5 la mattina, un paio nella pausa di lavoro, altre 5-6-7 tra il pomeriggio e la sera. A casa, prima di addormentarmi, erano altre 3-4». (*) È il racconto (documentato con una video-intervista pubblicata su Corriere.it) di uno dei pazienti in cura al Nucleo operativo di alcologia (Noa) di via Settembrini 32, il servizio di disintossicazione dell’Ats (ex Asl). Una testimonianza che rompe il silenzio della Milano dove ci sono due nuovi casi al giorno di alcolisti dichiarati. Uomini e donne, 40-50 enni, che chiedono aiuto e che spesso riconoscono il loro problema solo dopo dieci anni di abuso.

Il fenomeno preoccupa a tal punto da avere spinto le autorità sanitarie ad aprire per la prima volta la porta del Noa, con un open day organizzato per lunedì (www.ats-milano.it, telefono 02.85788257). L’obiettivo è farsi conoscere per riuscire a intercettare sempre più presto chi ha problemi con il bere, ma rifiuta l’idea di essere un alcolista. Del resto, dietro ai numero c’è un allarme sociale che non può essere ignorato: sono oltre 200 mila i milanesi che nell’ultimo anno si sono ubriacati. Il dato è preoccupante per l’alta percentuale di giovani: uno su tre sotto i 24 anni, e il numero scende solo di poco, al 24%, tra gli under 34. Con l’alcol abbinato a droghe.

Sbronze di oggi che possono trasformarsi in dipendenza nel futuro. Com’è successo al paziente intervistato, un cameriere di 43 anni: «Sono stato prima un bevitore sociale, il giovane che beve quando esce la sera e va in discoteca. Poi l’alcol è diventato un problema». Cinzia Sacchelli, alla guida del Noa di via Settembrini, non ci gira intorno: «Da un’indagine effettuata su un campione di tremila milanesi, emerge che oltre 70 mila giovani under 34 hanno consumato alcol in maniera eccessiva nell’ultimo mese e che il comportamento è nel 75% dei casi associato a un uso di sostanze psicoattive illegali (in particolare cannabis e cocaina). I dati clinici dei nostri pazienti dimostrano che il rapporto sbagliato con l’alcol inizia da giovanissimi, viene trascinato poi per anni, troppi, fino a dopo i 40. È, allora, che finalmente c’è chi si decide a chiedere aiuto».

L’uscita dal tunnel è scandita da tentazioni, rischio di ricadute e voglia di farcela. «Oggi sono esattamente 275 giorni di astinenza. Dal 19 gennaio 2016. Il motivo scatenante che mi ha portato alla decisione di smettere? Un incidente stradale dovuto all’abuso di alcol. Alla fine di ottobre del 2015 non ho preso bene una curva e sono finito addosso a un palo. Ho fatto tutto da solo. Mi è costato tre mesi di malattia, durante i quali ho continuato a bere. Ma alla fine mi sono deciso a chiedere aiuto».

Un po’ di vergogna adesso c’è: «Un alcolista non si rende conto di esserlo finché non decide di smettere». Ma c’è soprattutto l’orgoglio di avere ripreso in mano la propria vita: «Più passano i giorni più la consapevolezza di riuscire a non bere ti fortifica». Anche se le difficoltà sono quotidiane: «Quando sei alcolista il gesto del bere è una consuetudine da quando ti alzi a quando vai a letto. Per me l’alcol era una sostanza sedativa: mi aiutava a non pensare ai problemi. La tentazione di ricominciare mi è venuta. Come a tutti, è ovvio. Bisogna combatterla e vincerla. Oggi mi dicono: «Tu non puoi bere». Io rispondo: «Nessuno mi punta una pistola, io posso fare quello che voglio. Ma io non voglio bere». La strada per liberarsi dall’alcol è lunga e spesso tutta in salita: «I giorni più brutti sono stati i primi quindici-venti. Mi mancava quello che era diventato un rito della quotidianità».

La scelta è di affidarsi ai medici e agli psicologi del Noa: «Il percorso è scandito da tre fasi. Prima si partecipa a un gruppo motivazionale per capire che cosa ti deve spingere a smettere. Poi a uno in cui si viene aiutati a fronteggiare anche i problemi fisici che derivano dall’astinenza. Infine ci sono gli incontri di un anno, che io devo seguire fino al prossimo agosto, per il mantenimento dell’astinenza». Riuscire a resistere dà grosse soddisfazioni: «Dopo cinque mesi sono riuscito a essere promosso sul lavoro: da cameriere che rischiava di perdere il posto a caposala. Sono consapevole, comunque, che la mia astinenza ha avuto un inizio ma non avrà mai una fine. Oggi mi dico: “Sono 275 giorni”. Domani mi dirò: “Sono 276”. E sarò ancora più contento».

 

(*) Nota: se nel titolo parlo di “abuso d’alcol”, e se poi inizio l’articolo con la (pur umanamente ammirevole) testimonianza di una persona che descrive questi consumi, il 95% delle persone con consumi a rischio penserà che questa pagina non stia parlando del suo bere.

E l’obiettivo dell’articolo, scritto poco più sotto (“riuscire a intercettare sempre più presto chi ha problemi con il bere, ma rifiuta l’idea di essere un alcolista”) sarà fallito in partenza.

Come si fa a non rendersene conto?

 

TECNOLOGIA.LIBERO.IT

I tatuaggi indossabili e temporanei per misurare l’alcol nel sangue

Sviluppati nei laboratori dell’Università della California, San Diego, dovrebbero servire a ridurre il numero di incidenti e morti stradali causato da guidatori ubriachi

Chi l’ha detto che i wearable sono buoni solamente per il fitness e lo stare in forma. Se adeguatamente progettati, infatti, i dispositivi indossabili possono essere utili per gli scopi più disparati. Possono, addirittura, salvare la vita a migliaia di giovani.

Dagli Stati Uniti arriva un cerotto-wearable in grado di analizzare la composizione del sudore e ricavare tutte le informazioni necessarie per stabilire se una persona è in grado o meno di guidare. Sviluppato nei laboratori dell’Università della California presso San Diego, questo dispositivo hi-tech prende forma e sembianze di un piccolo tatuaggio: basterà applicarlo sul braccio e attendere circa 8 minuti per avere il responso. L’obiettivo, spiegano i ricercatori, è quello di diminuire la percentuale di morti per incidenti stradali causati dall’abuso di alcol.

Il “palloncino” indossabile

La guida in stato di ebrezza è tra le principali cause di morte negli incidenti stradali. Ogni anno migliaia di persone, per la gran parte giovani, perdono la loro vita perché, dopo aver alzato un po’ troppo il gomito, salgono in auto senza esserne in condizione. Grazie al tatuaggio messo a punto dagli scienziati e dai ricercatori dell’Università della California, San Diego, i ragazzi potranno conoscere in anticipo quale sia la concentrazione di alcol nel loro sangue e decidere così se valga o meno la pena mettersi al volante.

Il cerotto-wearable, progettato a mo’ di tatuaggio, sfrutta a pieno le potenzialità della ionoforesi, una tecnica utilizzata in ambito medico per somministrare medicinali attraverso la cute e in maniera non invasiva. In questo caso, però, il dispositivo biomedico “aspirerebbe” il sudore sottocutaneo, così da analizzarne la composizione e stabilire quale sia la percentuale di alcol nel sangue. Il risultato, come accennato, arriverebbe nel giro di appena otto minuti ed è inviato direttamente allo smartphone, così da conoscere via app se si è esagerato con i festeggiamenti o se, invece, si può tornare tranquillamente a casa. (*)

 

(*) Nota: chi non ha bevuto lo sa, senza aver bisogno di strumenti. Solo chi non ha bevuto può guidare “tranquillamente”. Il “tatuaggio indossabile” potrà, casomai, servire a sapere al conducente se, in caso di controlli, perderà o no la patente. C’è una grande differenza.

 

ILGIUNCO.NET

“Giovani, alcol e stili di vita”: premiati gli studenti del Rosmini

GROSSETO – Riflettere su comportamenti dannosi per la propria salute, capire quali sono le abitudini dei propri coetanei e ideare azioni e strumenti per diffondere stili di vita corretti.

Si potrebbe riassumere così il progetto sperimentale “Giovani, alcol e stili di vita”, promosso dal comune di Grosseto e dal Coeso Società della Salute e che ha coinvolto, quest’anno, sette classi del liceo economico e sociale “Rosmini”.

La conclusione del progetto, che prevedeva un percorso di ricerca sociale realizzato con la Simurg Ricerche e un concorso per gli studenti, è arrivata nei giorni scorsi, quando sono state premiate le opere realizzate dai ragazzi.

Presente all’incontro, che si è tenuto nella sede del liceo “Rosmini” alla Cittadella dello studente, anche l’assessore al sociale Mirella Milli, che ha sottolineato come “Vedere i lavori che avete realizzato è stato emozionante, perché si comprende che riflettendo sulle vostre abitudini, dando così valore alla vostra vita”.

Il progetto, infatti, ha proprio l’obiettivo di incidere sui comportamenti devianti – consumo di alcol, abitudine al fumo, sedentarietà e cattiva alimentazione, ma anche gioco d’azzardo e bullismo – attraverso un percorso di conoscenza e rielaborazione. Hanno partecipato all’iniziativa, che si è tenuta lo scorso anno scolastico, le attuali classi seconda e terza H e A, le quinte A e C, presentando video, manifesti pubblicitari, e altri materiali divulgativi.

La classe vincitrice – che parteciperà a una visita guidata a Pruno di Stazzema, nella comunità “I raggi di Belen” – è l’attuale quinta A, con un video che ha messo in risalto come alcuni personaggi famosi, punto di riferimento per tanti ragazzi, abbiano distrutto o messo in pericolo la propria vita con comportamenti sbagliati. Riceveranno invece materiale didattico le classi terza A con il video “Tutti diversi, tutti uguali” e terza H, che ha proposto delle cartoline di grande impatto.

“Tutti i lavori però sono stati meritevoli”, ha commentato Massimiliano Marcucci, responsabile dei servizi socio-educativi del Coeso SdS. “Ed è stato difficile scegliere, perché è stato evidente ragazzi hanno fatto un importante lavoro di riflessione sui temi proposti”.

Gli studenti sono stati seguiti dai professori Rita Madioni, Cristina Ferrini, Silvia Politi, Alessandro Alterio, Rossella Chessa, Rita Belgiovine e Claudia Grilli.

Il concorso prevedeva anche una prova individuale facoltativa ed è stata premiata l’alunna Maria Giardina, della quinta C, che ha presentato un manifesto pubblicitario.

Nei prossimi mesi il percorso formativo sarà riproposto ad altre classi e potrà essere esteso anche ad altre scuole superiori del territorio che ne faranno richiesta (per informazioni: info@coesoareagr.it ). Gli studenti coinvolti saranno chiamati a formulare, diffondere e analizzare i risultati di un questionario online che indaga abitudini e comportamenti dei giovani.  L’obiettivo è quello di partire da dati certi per ideare azioni che possano influenzare i comportamenti, migliorando lo stato di salute e la qualità della vita dei ragazzi e dei bambini.

 

LA NAZIONE Viareggio

Rave selvaggio a Villa Le Pianore: fiumi di alcol e musica fino all’alba

Blitz della Municipale. La Rondine: "Uno scempio autorizzato"

Camaiore (Lucca), 24 ottobre 2016 - Doveva essere una festa come le altre, come quelle che si organizzano in occasione del Carnevale o di eventi importanti. E si è trasformata in una specie di rave selvaggio con una via crucis interminabile di ragazzi ben carburati di alcol che hanno tenuto in piedi i residenti per tutta la notte. E’ così che il party, pubblicizzato come ‘Natural Evolution a Villa Cavanis’, è degenerato tanto da richiamare l’intervento della polizia municipale.

Gli agenti, infatti, dietro ripetute segnalazioni degli abitanti della zona, sono intervenuti in un primo momento in anonimato ma poiché privi del braccialetto passepartout, indispensabile per entrare, sono rimasti al cancello. In un secondo, in veste ufficiale riportando la situazione alla calma. Una baraonda infernale con decibel sparati a tutto volume fino alle prime luci dell’alba «in piena regola perché autorizzata dall’amministrazione Del Dotto» attacca l’associazione La Rondine.

«Questa mattina (ieri, ndr) – prosegue – lo spettacolo è stato sconfortante: il cancello principale di accesso divelto e un furgone abbandonato». Per non parlare della triste cartolina che ha regalato l’interno della Villa: avanzi di cibo e bevande sparsi sul parquet. «Ci chiediamo – attacca La Rondine – come sia stato possibile che l’amministrazione abbia autorizzato, con una delibera di giunta, una simile festa. Una decisione a dir poco superficiale. Dai progetti ambiziosi e altisonanti, annunciati più volte dal sindaco Del Dotto, a una festa rave: ecco un esempio di come viene gestita Villa Le Pianore».

Del Dotto, che annuncia pugno duro contro gli organizzatori, scioglie il nodo: «Abbiamo autorizzato con delibera di giunta – spiega – una ‘festa privata’ come di prassi accade da anni secondo la convenzione con il Comune. Certo non potevamo sapere che gli organizzatori, tra l’altro non di Camaiore, non avrebbero rispettato le regole che riguardano i rumori e la cura del luogo. In ogni caso sono in corso degli accertamenti e chi ha sbagliato dovrà rispondere delle contravvenzioni commesse». Secondo le prime indagini, i braccialetti per accedere alla serata sarebbero stati distribuiti in vari locali di Viareggio. Il comandante della polizia municipale di Camaiore Barsuglia promette: «Chi ha sbagliato sarà punito».

 

LA NUOVA RIVIERA

San Martino, stop all’alcol. Dalla fiera sparisce la zona di degustazione del vino

GROTTAMMARE – Era stato anticipato nelle scorse settimane e, a ridosso dell’evento che si terrà nelle giornate dell’11 e del 12 novembre, è arrivata la conferma. La Fiera di San Martino 2016 non avrà l’area di degustazione del vino novello. Quella che, per intenderci, negli ultimi anni era stata posizionata prima nel parco della scuola Speranza e poi nell’area del giardino comunale. Gli episodi che si sono registrati negli ultimi due anni (nel 2014 un cameriere venne aggredito mentre lo scorso anno erano state segnalate diverse situazioni di degrado sociale) hanno spinto gli organizzatori a decidere di non ricreare più una zona dedicata alla degustazione.

Ci saranno poche bancarelle (si parla di 3 o 4 stand) che saranno sparpagliate per le vie del centro durante la fiera. Insomma nessuna “zona franca”. Una decisione che potrà far storcere il naso ai più tradizionalisti considerato il fatto che la fiera di San Martino, in particolar modo nella tradizione grottammarese, è fortemente legata all’avvento del vino nuovo ma sono stati davvero troppi i giovani che hanno abusato della situazione.

 

WINENEWS

Produzione mondiale di vino 2016 a 259,4 milioni di ettolitri (-5% su 2015) tra le più basse in 20 anni, causa clima: ecco le stime Oiv.

Italia produttore n. 1 seguita da Francia e Spagna (unica con segno più).

Su Usa e Nuova Zelanda, giù Sud America

Secondo le prime stime, la produzione mondiale di vino, esclusi succhi e mosti, dovrebbe toccare i 259,4 milioni di ettolitri, in calo del 5% sul 2015 (pari a 14,4 milioni di ettolitri), attestandosi tra le tre più basse dal 2000 e con situazioni molto contrastanti dovute agli eventi climatici. L’Italia (48,8 milioni di ettolitri, -2% sul 2015) si conferma primo produttore mondiale, seguita dalla Francia (41,9 milioni di ettolitri, -12%) e dalla Spagna (37,8 milioni di ettolitri, +1%). In generale nell’Ue, la produzione è stimata in 158,5 milioni di ettolitri, con un calo significativo di 7,7 milioni di ettolitri sul 2015. A scattare la fotografia, come da tradizione, sono i primi dati sulla produzione viticola mondiale del 2016 dell’Oiv-Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino guidata dal dg Jean-Marie Aurand, di scena oggi a Parigi (www.oiv.int).

Secondo le stime, tra i principali Paesi produttori al di fuori dell’Ue, gli Stati Uniti (22,5 milioni di ettolitri, +2% sul 2015) conoscono nuovamente un livello di produzione elevato, mentre in America del Sud, che ha sofferto le conseguenze degli eventi climatici, la produzione subisce un calo considerevole in Argentina (8,8 milioni di ettolitri, -35%), in Cile (10,1 milioni di ettolitri, -21%) e in Brasile (1,4 milioni di ettolitri, -50%). Anche il Sudafrica registra un calo del 19%, con una produzione di 9 milioni di ettolitri. In Oceania si osserva invece una leggera crescita della produzione in Australia con 12,5 milioni di ettolitri (+5%), mentre in Nuova Zelanda, con una produzione di 3,1 milioni di ettolitri (+34%), si assiste al ritorno ad un livello prossimo al record storico del 2014. Fronte consumi, infine, in questo periodo dell’anno ancora non sono disponibili cifre definitive, e si può solo stimare in una forchetta compresa tra 239,7 e 246,6 milioni di ettolitri. (*)

Per valutare la produzione mondiale di vino in questo momento dell’anno, spiega l’Oiv, si considera una variabilità ipotetica del 10% del raccolto 2015 per i Paesi non censiti nel 2016 (in questa fase si dispone dei dati dell’88% dei Paesi). Queste ipotesi conducono a stimare la produzione mondiale 2016 di vino, esclusi succhi e mosti, in una forchetta compresa tra 255 e 264 milioni di ettolitri (il cui punto medio è 259,5 milioni di ettolitri). La produzione vinificata 2016 registra un forte calo pari a 14,4 milioni di ettolitri.

Nell’Unione europea, la produzione media di vino 2016 è stimata in 158,5 milioni di ettolitri (esclusi succhi e mosti), pari a un calo significativo di 7,7 milioni di ettolitri sulla produzione media 2015 (166,2 milioni di ettolitri). In effetti, le previsioni di due dei tre principali Paesi produttori risultano in calo sulla produzione del 2015. Si tratta dell’Italia, con una flessione del 2% (48,8 milioni di ettolitri) e soprattutto della Francia, con una riduzione del 12% (41,9 milioni di ettolitri). Solo la Spagna, con circa 37,8 milioni di ettolitri (+1% sul 2015) vede una lieve crescita. Tuttavia Italia e Spagna registrano una produzione leggermente superiore alla media degli ultimi cinque anni, mentre la produzione 2016 della Francia è sensibilmente più bassa rispetto alla media. La Germania e il Portogallo, con rispettivamente 8,4 e 5,6 milioni di ettolitri, si inseriscono nella tendenza al ribasso (-4% e -20%), mentre in Romania (4,8 milioni di ettolitri) e in Grecia (2,6 milioni di ettolitri) la produzione è in aumento (+37% e +2%). Dopo due annate cattive la Romania ritrova un buon livello di produzione. La Bulgaria, con 1,3 milioni di ettolitri, registra un livello di produzione adeguato al suo potenziale dopo la produzione molto scarsa del 2014. Si segnala che in Austria e in Ungheria le previsioni di produzione 2016, con rispettivamente 1,8 e 2,7 milioni di ettolitri, segnano un calo rispetto ai livelli di produzione 2015 (-21% e -6%).

Fuori dall’Ue, il livello di produzione rimane elevato negli Stati Uniti (22,5 milioni di ettolitri). In America del Sud, la produzione di Argentina, Cile e Brasile è in netto calo. L’Argentina nel 2016 conosce una drastica riduzione arrivando a soli 8,8 milioni di ettolitri vinificati (-35% sul 2015), di gran lunga il raccolto peggiore degli ultimi anni. Allo stesso tempo, anche la produzione 2016 del Cile si iscrive in calo, con 10,1 milioni di ettolitri, che sebbene non rappresentino una grande variazione rispetto ai 10,5 milioni di ettolitri del 2014, sono in sensibile flessione comparati ai 12,9 milioni di ettolitri della produzione vinificata 2015 (-21%). Il Brasile vede una produzione 2016 molto scarsa, di 1,4 milioni di ettolitri, in calo del 50% sul 2015 (2,8 milioni di ettolitri). La produzione di questi tre Paesi ha subito l’influenza degli eventi climatici.

Il Sud Africa, con una produzione di 9,1 milioni di ettolitri, vede il livello di produzione ridursi del 19% sul 2015. In Oceania, la produzione australiana 2016 viene stimata in 12,5 milioni di ettolitri (+5% sul 2015) e si allinea abbastanza stabilmente alla media del periodo 2012-2015. In Nuova Zelanda la produzione 2014 aveva segnato un record, toccando i 3,2 milioni di ettolitri. Nel 2016 questo record è stato quasi eguagliato, con la produzione che ha raggiunto il livello di 3,1 milioni di ettolitri (+ 34% sul 2015).

In questo periodo dell’anno, infine, poiché non si dispone ancora dei dati definitivi sul livello di consumo dei mercati, si ricorre ad una proiezione del livello di consumo mondiale a partire dall’anno 2000 con due scenari, che si basano l’uno sulla ripresa di lungo periodo dell’andamento positivo del consumo mondiale dal 2000, l’altro sull’andamento negativo di questo mercato a partire dalla crisi economica del 2008. Tali andamenti portano a inquadrare il consumo mondiale di vino 2016 in una forchetta compresa tra 239,7 e 246,6 milioni di ettolitri (il cui punto medio è 243,2 milioni di ettolitri).

               

(*) Nota: nonostante molti paesi, Italia in testa, hanno ancora le cantine piene di vino invenduto degli anni precedenti, anche nell’ultimo anno si sono prodotti molti milioni di ettolitri di vino in più rispetto a quelli che poi si berranno. Significa gettare denaro, spesso pubblico, per distruggere le eccedenze. Tutto lascia pensare che anche in questa classifica dello spreco l’Italia svetti in prima posizione. Siamo campioni del mondo!

 

IL GAZZETTINO

Ubriaco dopo la lite entra nel bar brandendo una motosega accesa

di Alberto Comisso

MANIAGO - Un'animata discussione, probabilmente per motivi banali, ha mandato in escandescenze un 45enne maniaghese, Alessio S., disoccupato conosciuto alle forze dell'ordine, che è stato denunciato dai carabinieri della stazione locale. Erano le 21 di sabato sera quando l'uomo ha cominciato a discutere con un gruppetto di marocchini che stava cenando al bar Al Bottegon di via Colvera. Gli animi si sono subito accesi ma sembrava che, dopo gli screzi iniziali, la situazione fosse tornare alla normalità. Alessio S., infatti, visibilmente ubriaco, era uscito dal locale anche se con toni minacciosi. Nessuno avrebbe però immaginato che di lì a poco il 45enne si sarebbe ripresentato nel locale pubblico con una motosega accesa, spaventando gli avventori. 

 

LA STAMPA

Ubriaco al Pronto Soccorso distrugge il monitor del computer

Bloccato dai carabinieri all’ospedale Maggiore e denunciato

marco benvenuti

NOVARA

Momenti di concitazione l’altro pomeriggio alle 16 al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Novara. Un uomo di 39 anni, C.S., noto perché è solito bivaccare alle spalle del Municipio in piazza Gramsci, ha fatto irruzione ubriaco in corsia pretendendo cure immediate: «Voglio subito una flebo». In quel momento c’era una lunga attesa per le visite e quindi l’uomo ha dato in escandescenza insultando medici e infermieri. Nella concitazione ha poi rotto il monitor del computer dell’accettazione causando un corto circuito che ha fatto saltare la corrente.  

Il personale dell’ospedale ha quindi chiamato i carabinieri. Sul posto sono arrivate due pattuglie e il paziente molestatore si è scagliato anche contro i militari. A fatica, vista la corporatura imponente, sono riusciti a caricarlo in auto e l’hanno portato in caserma. Ne è uscito poco dopo con una denuncia a piede libero per minacce e resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento. Per un po’ di tempo l’attività del pronto soccorso è rimasta paralizzata a causa della mancanza di corrente. Sul posto sono dovuti intervenire i tecnici per riparare il guasto.