Rassegna del 20 ottobre 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

LA REPUBBLICA

Lavori a rischio, alcol test prima del turno: arriva regolamento attuativo che fa discutere

Chi fa impieghi pericolosi può ricevere controlli a sorpresa da parte del suo responsabile. Ma c'è chi non è d'accordo sui valori: "Il limite è troppo alto"

di MICHELE BOCCI

ROMA 20 ottobre 2016 – Chi fa lavori a rischio può ricevere controlli a sorpresa da parte del suo datore di lavoro, attraverso un test alcolemico subito prima dell’inizio del suo turno. E se il livello di sostanza nel suo sangue è di 0,3 grammi/litro o superiore è costretto a tornarsene a casa. Oggi allo Stato Regioni arriva un regolamento attuativo già fonte di scontri e di polemiche. Lo ha scritto un comitato di tecnici dei cosiddetti enti ispettivi, cioè ministero alla Salute, Uffici del lavoro e Asl e serve a dare completa applicazione alla legge che riguarda appunto le attività lavorative che comportano maggior rischio per i dipendenti stessi e per altre persone.

I primi a mettersi di traverso sono coloro che curano chi ha problemi con l’alcol, cioè i membri della Società italiana di alcologia. "Il limite non doveva essere 0,3 ma 0 – dice il vice presidente Gianni Testino –. Non ha senso ammettere anche solo che si beva un bicchiere. Il messaggio che si dà è sbagliatissimo".

ETILOMETRO

Le novità. Il regolamento introduce varie novità. Intanto per la prima volta fa una lista unica degli impieghi a 'elevato rischio per la sicurezza' per l’utilizzo sostanze stupefacenti, psicoattive (i farmaci) e l'alcol. Ci sono coloro che lavorano impiegando gas tossici e chi fabbrica fuochi di artificio. Ci sono chirurghi e altro personale sanitario che possa andare incontro a 'ferite da taglio o da punta'. C'è chi ha dotazioni di armi, quindi tutte le forze di polizia, ma anche i militari e le guardie giurate. Poi coloro che guidano veicoli dove sono trasportate merci pericolose. Il personale ferroviario e gli addetti alla circolazione di treni e mezzi pubblici vari, ma anche i controllori di volo e 'il personale aeronautico di volo'. Numerosi coloro che appartengono alla categoria che svolge 'attività nel settore dell'edilizia e delle costruzioni' se sta in quota ad altezze superiori di due metri. Poi ci sono i minatori. (*)

Le scuse più folli per sfuggire ai controlli

Controlli a sorpresa. Riguardo all'uso dell'etilometro per fare i controlli, teoricamente la legge lo prevedeva già, ma non dava indicazioni su quando fare i test e fissava solo il divieto di bere durante i turni. Il regolamento invece dà la possibilità al datore di lavoro, con i suoi medici o con quelli degli enti ispettivi, di controllare a sorpresa i dipendenti prima dell’inizio del turno, in qualunque giornata di lavoro. Con la norma quindi dovrebbero essere fatti più controlli.

Polemica sui valori. Il problema è quello 0,3 di alcolemia. Da quel valore compreso in su scatta lo stop al lavoro. C’è stato dibattito nel comitato su quale soglia mettere. In molti preferivano lo 0,2 (valore già adottato, in attesa del regolamento, da diverse regioni). Gli strumenti per misurare la quantità di alcol nel sangue, infatti, possono non essere precisissimi e comunque avere un margine di errore appunto dello 0,1, cosa che porterebbe teoricamente anche chi non ha bevuto ad avere una lieve positività. E lo stesso livello di alcol del sangue lo può anche produrre l’organismo stesso per via endogena, cioè da solo.

"In questo modo buttiamo via anni di prevenzione ed educazione sui giovani – dice Testino -.  Abbiamo sempre spiegato che il rapporto tra alcol e salute è una scelta individuale, ma ci sono settori in cui entrano in gioco problemi etici. Sul lavoro non solo danneggiamo noi stessi, ma rischiamo di fare male anche a terzi". Il medico concorda sul fatto che 0,1 andava bene come limite sopra il quale bloccare tutto. "Già con 0,2, in base a tutte le tabelle ministeriali, ci sono delle alterazioni della performance psicofisica. L'alcol a quel livello tra l’altro riduce la percezione del rischio. Allora la domanda che dobbiamo porre è: volete che il chirurgo entri in sala per un vostro caro con lo 0,2? Vi andrebbe sapere che ha quel valore di alcol nel sangue il pilota del vostro aereo?". Tra l’altro il codice della strada prevede il limite dello 0,5 perché ci siano sanzioni, ma per i neopatentati impone lo zero. "E che succede se un ventenne è in macchina per lavoro? Quale limite deve rispettare?".

Analisi sulla saliva per la droga. Il regolamento prende in considerazione anche i controlli antidroga. Qui la legge era già chiara sui divieti di assunzione delle sostanze stupefacenti, quello che cambia è il modo di fare le verifiche, che anche per queste sostanze sono a sorpresa, ma obbligatorie con una certa periodicità. Per i test non si usano più le urine, ma la saliva del lavoratore, cosa che non costringe i lavoratori a produrre il campione davanti al personale sanitario.

 

(*) Nota: in questo elenco non compaiono categorie di lavoratori già comprese nella precedente intesa stato-regioni. Ad esempio gli insegnanti.

 

ILDOLOMITI

SOCIETÀ

Alcol e minori, Bottamedi: "Ecco da dove arriva la mia legge: ho visto troppi ragazzini bere e vomitare alle feste di paese"

Andrà presto in discussione la legge per contrastare l'abuso della sostanza tra i giovanissimi. Il responsabile del Centro studi sull'alcol Roberto Cuni: "Ma non dimentichiamo che questo è la conseguenza della cultura del bere degli adulti"

Di Donatello Baldo

TRENTO - 20 ottobre 2016 - Il disegno di legge contro l'abuso di alcol tra i minorenni approderà in Consiglio provinciale nei primi giorni di novembre e la sua promotrice, Manuela Bottamedi, è decisamente soddisfatta. Sui social spiega anche da dove è partita l'intenzione di trasformare in legge un'azione di contrasto nei confronti di un tema così importante. “Tutto è cominciato due anni fa – spiega la consigliera – un sabato sera di fine ottobre alla tradizionale festa del paese dove abito. Salsicce, birra, musica. Mi siedo insieme ad alcuni amici: si cena, si chiacchiera, si ride”.

 “Poi – continua – vedo passare decine di ragazzini con vassoi giganti, su ogni vassoio 50 bicchieri colmi di birra. Alla cassa del bar campeggia una scritta: 'Happy-hour dalle 21 alle 22, una birra un euro'. E allora giù birra, in un'ora anche una decina, spendendo solo dieci euro. Lo sballo a poco prezzo e in pochissimo tempo”. Di quella sera, la consigliera racconta che “la stradina di fianco al tendone della festa e il parco giochi erano chiazzati di vomito mentre all'interno, quindicenni e sedicenni continuavano a ingurgitare birre perché bisogna fare in fretta, dopo le 22 i prezzi sarebbero saliti”.

 Questa modo di bere si chiama binge drinking “e i ragazzini ne vanno pazzi”, spiega Bottamedi: “Ci si sballa in pochissimo tempo e spendendo una miseria. Peccato per i danni che provoca: anche cerebrali. Basta digitare la parola in Google per scoprire il disastro che provoca questo fenomeno. Le ricerche scientifiche non mancano e illuminano”.

Ecco da dove parte l'idea di redigere un disegno di legge: “Non potevo girarmi dall'altra parte, dovevo fare qualcosa – scrive la consigliera - comincio a raccogliere dati e a parlare con chi tutti i giorni deve gestire le devianze minorili, tra cui l'alcol. Scopro un sacco di cose di cui nessuno parla”.

 “Ma sabato scorso un'altra festa – racconta la consigliera – ancora Happy-hour, ancora binge drinking, ancora sballo e vomito. Ma nelle feste paesane patrocinate dai Comuni – si chiede – non si potrebbe evitare di pensare solo al guadagno? Non sarebbe il caso di pensare ai nostri ragazzini con maggiore sensibilità?”. E aggiunge: “Sono l'unica a pensarla così? Chissà – conclude – a volte mi sento un pesce fuor d'acqua”.

 La consigliera Bottamedi non è certo l'unica. Anche Roberto Cuni, il responsabile del Centro studi sui problemi alcol-correlati dei Club alcologici territoriali è preoccupato: “Si è abbassata l'età dei consumatori – afferma – ragazzi anche di 14 anni. Ma il problema – avverte subito – non è solo degli adolescenti”. Roberto Cuni auspica che l'intervento legislativo non concentri l'attenzione solo sui giovani, perché “è necessario affrontare anche e soprattutto il problema della cultura del bere degli adulti”. L'alcol non è un problema solo per i giovani, "l'Oms lo definisce come comportamento a rischio, per tutti, non solo per i giovani".

 “Ma che credibilità avrebbe un genitore che, con in bocca una sigaretta, consiglia al proprio figlio di non iniziare a fumare? Ecco – afferma – vale lo stesso per i comportamenti legati al consumo di alcol”. Gli adulti sono quelli che trasmettono l'educazione anche attraverso gli esempi, anche attraverso il loro stesso comportamento. “E allora un dato – rilancia Roberto Cuni – la maggior parte dei soggetti a cui viene ritirata la patente, cioè di coloro che adottano un comportamento ad altissimo rischio mettendosi alla guida dopo aver consumato alcolici, sono adulti cinquantenni, non ventenni”. E in effetti, questi che esempio possono dare ai giovani? “Non basta prendere il problema della coda – ovvero i giovani – ma dalla testa – ovvero dal comportamento degli adulti”.

“Modificare i comportamenti a rischio come il consumo di alcol, non solo tra i giovani ma tra tutta la comunità – sottolinea Cuni – è un lavoro difficile. È però indispensabile il confronto, bisogna riuscire a mettere nella stessa stanza giovani e adulti, alla pari, senza moralismi e parlare”. Il confronto tra generazioni è da sempre complicato, “ma forse parlare di alcol sarebbe un pretesto anche per parlare di altro, per riavvicinare questi due mondi che mi sembra si stiano allontanando sempre di più”.

Sabato si parlerà anche di questo al Grand Hotel Trento, a partire dalle 16. Con la consigliera Manuela Bottamedi, Roberto Pancheri, direttore del Dipartimento dipendenze e del Servizio di alcologia dell’Azienda sanitaria, Sara Uez, psicologa dell'età evolutiva e Marco Santoni, agente della Polizia locale Alta Valsugana.

 

COMUNICATO STAMPA CNA

Alcol e droghe sul posto di lavoro, CNA perplessa sui controlli

Corrarati: “Siamo imprenditori, non poliziotti. Misure inattuabili per le micro imprese”

Bolzano, 20 ottobre 2016 - “Siamo imprenditori, non poliziotti”. Claudio Corrarati, presidente della CNA del Trentino Alto Adige, prende posizione sulla normativa che il 20 novembre 2015 il Ministero della Salute ha trasmesso alla Conferenza Unificata Stato-Regioni “Indirizzi per la prevenzione di infortuni gravi e mortali correlati all’assunzione di alcolici e di sostanze stupefacenti, l’accertamento di condizioni di alcol dipendenza e di tossicodipendenza e il coordinamento delle azioni di vigilanza”. Lo schema, in discussione proprio oggi (20 ottobre 2016) in Conferenza Stato-Regioni prevede che non ci sarà più distinzione di categorie, come attualmente in essere, tra gli elenchi ”alcol” e “droghe”, ma un unico elenco comprendente varie mansioni tra le quali: autisti di mezzi adibiti al trasporto di persone o di merci pericolose, addetto alla conduzione di piattaforme di lavoro mobili elevabili (PLE), gru per autocarro, trattori, carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo, escavatori, pale caricatrici frontali, terne, operatori che svolgano attività in quota ad altezza superiore ai due metri.

Per quanto riguarda le sostanze stupefacenti, scompaiono i conducenti di camion (eccetto per le merci pericolose) ma vengono inseriti i sanitari a rischio lesioni da taglio o puntura (quindi anche chi fa i prelievi o gli igienisti dentali), tutti gli edili che effettuano lavori in quota, gli agricoltori che conducono un trattore.

Diventano più onerosi gli obblighi a carico dell’impresa: vietare la somministrazione e l’assunzione durante l’orario di lavoro; disporre la non accettazione al lavoro dei lavoratori giudicati non idonei o positivi ai test ematici (con alcolemia superiore a 0,3 g/l); iniziative di sensibilizzazione ed informazione specifiche; valutare la disponibilità di test sul luogo di lavoro; attuare i controlli sanitari; periodicità massima triennale della specifica sorveglianza sanitaria; contenuto dell’anamnesi e dell’esame obiettivo; possibilità di ricorso ad esami del capello sia per confermare che per escludere sospetti clinici; effettuazione di test rapidi a sorpresa (senza alcun tipo di preavviso) che annualmente coinvolgano almeno il 10% dell’organico; l’esame a sorpresa può avvenire anche all’inizio del turno; attuazione di programmi di monitoraggio periodico individuale per i lavoratori risultati positivi allo screening a sorpresa; non ammissione al lavoro in caso di positività; giudizio di non idoneità temporanea in caso di reiterata positività, in attesa di conferme di esame cheratinico o di iter presso SERT; sospensione dal lavoro in caso di rifiuto a sottoporti ai test di screening; possibilità del datore di lavoro e del medico competente di richiedere test rapidi a sorpresa secondo proprio giudizio; tipizzazione dei test di screening: etilometro per l’alcol, saliva per le droghe; utilizzo dell’urina come criterio residuale per impossibilità tecniche e con preavviso.

Per tutti i lavoratori sarà vietato assumere alcolici e sostanze stupefacenti durante l’orario di lavoro, o meglio non dovranno essere rilevabili tracce di alcol e sostanze stupefacenti durante l’orario di lavoro.  “Ogni datore di lavoro - spiega Corrarati - è interessato alla salute dei suoi dipendenti, ma chiederci di diventare poliziotti all’ingresso dell’azienda per verificare il tasso alcolemico mi sembra un’assurdità. Peraltro sono costi aggiuntivi insostenibili per le piccole e micro imprese”. La CNA del Trentino Alto Adige ha chiesto alle Province Autonome di Bolzano e Trento di dare parere contrario alla norma proposta dal Ministero, per individuare modalità più facilmente gestibili.

 

BLASTINGNEWS

Rimbocchiamoci le maniche: la Ferilli contro l'abuso di alcolici da parte dei minori

Una puntata piena di buoni propositi che vede Sabrina Ferilli di nuovo nei panni della paladina dei più deboli

Ciò che ha tenuto banco per tutta la settima e penultima puntata di Rimbocchiamoci le maniche, è stata sicuramente la tematica sull’#alcolismo. Due i fatti narrati. Il primo vede come protagonista un assessore del sindaco, presa sotto da una macchina guidata da dei delinquenti sotto l’effetto di alcol; il secondo invece gira intorno alle ultime bravate messe in atto dai giovani del paese, i quali si dilettano a pericolose gare di “resistenza all’alcol”, ai quali prende parte anche Ercole, figlio di Angela.

I fatti narrati

Il sindaco e i carabinieri ritengono che i promotori di questo malsano divertimento giovanile sia un baretto che si affaccia sul mare, i quali proprietari non fanno distinzione nel vendere alcolici sia a maggiorenni che a minorenni. Inoltre, ultimamente, sembrerebbe essere dilagata in paese una sorta di prova estrema, che coinvolgerebbe gran parte dei ragazzi che frequentano la stessa scuola dei figli di Angela: una riunione serale segreta in cui si consuma esclusivamente alcolici, con lo scopo di dimostrare al gruppo di resistere nonostante la grande assunzione di alcol. I più giovani, ignari della pericolosità a cui stanno andando in contro, sono attirati da questo “gioco” per un motivo di riscatto sociale, per essere finalmente accettati dai più grandi, ed essere visti in una luce migliore dai gruppi più influenti del paese. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbero stati dei malori riscontrati sia in Ercole, seppur lievemente, sia dalla sua fidanzatina, che però ha rischiato l’intossicazione. Alla fine l’intuizione di Angela, che come sempre è in prima linea per la difesa dei più deboli, smaschera il luogo in cui avvengono tali incontri e coglie in flagrante, insieme agli agenti, i gestori del bar augurando di rimanere in carcere per tanto tempo.

La fiction dei buoni propositi

Anche questa puntata, come del resto siamo stati abituati dalle precedenti, ci ha regalato una tematica forte intrinseca in una trama ricolma di buona propositi, tesi a veicolare nel telespettatore una denuncia sociale ancora fortemente diffusa tra i più giovani. Rimbocchiamoci le maniche è riuscito nuovamente a raccontare, tramite una narrazione fluida e familiare, i problemi socio-culturali che riversano nel nostro paese, e che molto spesso sono ignorati come la disoccupazione, il bullismo e la dipendenza dal gioco d’azzardo. Un racconto che vedrà la sua fine mercoledì prossimo, in cui scopriremo finalmente quale sarà il destino della carriera di Angela, e chi sceglierà tra Fabio e Paolo. #Rimbocchiamoci le maniche #sabrina ferilli

 

LECCESETTE

Ubriaco al volante, il giudice di pace gli ridà la patente: sentenza leccese fa scuola

La sentenza originale lo scorso 18 ottobre. L'ente accertatore costretto anche al pagamento delle spese legali.

giovedì 20 ottobre 2016 - Una sentenza che farà scuola arriva dal giudice di pace di Lecce: a fronte dell'ennesimo provvedimento di ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza - accertata con l’alcoltest - il giudice la restituisce in quanto “non emergono sufficienti elementi di responsabilità a carico della parte ricorrente”.

Alla base della decisione del giudice dunque l’assenza di prove sufficienti sulla responsabilità del ricorrente “non essendosi costituito in giudizio l’organo accertatore,  nonostante la regolare notifica degli atti”. Per il giudice di pace di Lecce, avvocato Giuseppe Paparella, “l’omessa produzione degli accertamenti effettuati dagli agenti accertatori inibisce la conferma dell’ordinanza di sospensione perché non emergono sufficienti elementi di responsabilità a carico della parte ricorrente, in particolar modo il preliminare accertamento dell’apparecchio con cui è stato rilevato lo stato di ebbrezza”.

La sentenza è recentissima, dello scorso 18 ottobre. Il giudice onorario, in accoglimento delle tesi difensive dei legali dell’automobilista sanzionato, Alfredo Matranga e Andrea Gatto, ha annullato l’ordinanza prefettizia e restituito così la patente al ricorrente, che potrà immediatamente rientrare in possesso.  

Non solo, perchè oltre all'annullamento per l'organo accertatore è scattata anche la sanzione:  il giudice ha condannato al pagamento delle spese e competenze del giudizio liquidate in 264 euro per spese vive e 300 euro più accessori di legge per competenze legali.

 

BIMBISANIEBELLI.IT

Alcolici: la prima sbornia avviene davanti alla Tv

La visione degli annunci pubblicitari visti da bambini e ragazzi influenza il futuro consumo di alcol

La cattiva influenza sui minori delle pubblicità relative a bevande alcoliche è ora provata da uno studio. Secondo la ricerca americana c’è una correlazione diretta tra l’esposizione agli spot che reclamizzano gli alcolici e il loro consumo. Guardare, per esempio, la pubblicità di una birra durante una partita di calcio indurrebbe il giovane non solo a preferire il marchio visto in televisione, ma anche (e questo ancora non era ancora stato provato) a bere genericamente più alcol.

Lo studio su 1.000 bambini e ragazzi

La ricerca è stata condotta dal dottor Timothy Naimi, professore associato presso la Boston University’s Schools of Medicine and Public Health e pubblicata sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs: ha coinvolto oltre 1.000 bambini e ragazzi provenienti da varie zone degli Stati Uniti. È emerso che i giovani che non avevano guardato programmi tv con pubblicità di alcolici hanno affermato di aver bevuto circa 14 volte in un mese. Il numero è, invece, salito a 33 volte al mese per chi aveva visto spot di alcolici trasmessi durante gli show televisivi. Per arrivare in alcuni casi a circa 200 drink in un mese proprio in chi si era “ubriacato” di spot davanti alla tv. Secondo un altro studio è emerso, invece, che i preadolescenti dagli 11 ai 14 anni vedono da due a quattro annunci relativi a bevande alcoliche al giorno.

L’importanza dell’esempio dei genitori

Il buon esempio dei genitori sembra però riuscire a contrastare gli effetti negative degli spot in tv: secondo il rapporto 2016 GfK Roper Youth, mamma e papa, infatti, esercitano un’influenza 71 volte maggiore rispetto a quella della pubblicità. Due terzi dei minorenni tra i 10 e i 18 anni afferma che il comportamento dei genitori ha avuto un peso determinante nella loro decisione di bere o meno. Seguono gli amici, I colleghi (46%), i fratelli  o le sorelle o altri membri della famiglia (32%).

Maggiori tutele per i più piccoli

Questo studio rappresenta un riscontro importante, in quanto permette di osservare le dinamiche indotte dagli spot su una categoria di pubblico che dovrebbe essere messa al riparo da questo tipo di messaggi. Secondo Naimi il problema è che negli Stati Uniti attualmente i controlli sulla pubblicità televisiva di alcolici sono minimi e si basano sull’autoregolamentazione.

In breve

LA SITUAZIONE IN ITALIA

In Italia il Codice di autoregolamentazione Tv e minori prevede che, in generale, non debbano essere rappresentati minori dediti al consumo di alcol, mentre nella fascia di programmazione specifica (dalle 16 alle 19) si deve evitare la pubblicità di bevande alcoliche e di superalcolici