Rassegna del 6 Ottobre 2016

A cura di Roberto Argenta, Guido Dellagiacoma, Alessandro Sbarbada

 

Auguri di Buon Congresso a tutti gli amici dei Club che passeranno questo fine settimana a Valli del Tronto!

VIVEREASCOLI.IT

Colli del Tronto: al via il congresso nazionale dell'Aicat

Un fine settimana interamente dedicato al contrasto dell'alcol dipendenza e i problemi alcolcorrelati, con numerosi esperti di rilievo nazionale, dal mondo associativo, a quello sanitario e delle istituzioni.

Il 7, 8 e 9 ottobre si terrà, per la prima volta nelle Marche, il XXV Congresso nazionale dell'Aicat (Associazione italiana dei Club alcologici territoriali - metodo Hudolin), dal titolo "Vivere sobri per vivere liberi nella famiglia e nella società".

All'evento, promosso da Aicat e Arcat Marche (Associazione regionale dei Club alcologici territoriali - metodo Hudolin) con il patrocinio degli enti locali e dell'Asur Marche, e la collaborazione del CSV Marche (Centro servizi per il volontariato), è attesa la presenza di oltre 1000 delegati dell'associazione da tutta Italia e anche dall'estero.

Al centro della tre giorni, che sarà ospitata all'Hotel Casale di Colli del Tronto (Ap), una riflessione sui limiti, potenzialità e prospettive dei programmi alcologici territoriali, ma anche un nuovo slancio all'impegno delle reti associative, attraverso la cooperazione con altri enti, nell'ottica più ampia del contrasto alle dipendenze e la promozione della salute.

I dati dell’Istat e dell’Istituto Superiore di Sanità, ripresi dall’ultima Relazione al Parlamento del Ministro della Salute (anno 2014) sull’alcoldipendenza, evidenziano come il consumo di bevande alcoliche in Italia sia responsabile della morte di 17mila persone e rappresenta la prima causa di morte nei giovani in età tra i 15 e i 29 anni. In Italia i consumatori a rischio sono circa 8 milioni, mentre 1 milione mezzo hanno seri problemi alcolcorrelati. Di questi però, solo 60mila sono ufficialmente in carico presso i servizi pubblici. Questo gap di enormi dimensioni viene parzialmente colmato dall’impegno svolto dal volontariato e dal privato sociale, che coopera con i servizi territoriali.

Il Movimento dei Cat (Club Alcologici Territoriali), che in tutta Italia sono circa 2.000 e coinvolgono circa 30mila persone, rappresenta la più grande realtà no profit presente in Italia nel campo dell’accoglienza e il sostegno ai problemi alcolcorrelati: si tratta di comunità multifamiliari, che sperimentano un percorso di liberazione e di superamento dei problemi alcolcorrelati, secondo il metodo elaborato dal prof. Vladimir Hudolin, psichiatra croato, già consulente dell’Oms, di cui quest'anno ricorre il 20esimo anniversario della scomparsa.

"La visione che oggi guida il nostro impegno è quella, più globale, dei problemi alcolcorrelati e complessi legati alle dipendenze- spiega Marco Orsega, presidente nazionale di Aicat- il congresso sarà quindi l'occasione di incontro e condivisione con i livelli istituzionali e scientifici, per promuovere lo sviluppo di reti di cooperazione nell'approccio a queste problematiche".

"La nostra associazione è presente da oltre 30 anni nel campo dell'accoglienza e il sostegno ai problemi alcolcorrelati- spiega Roberto Amadio, presidente regionale Arcat Marche- e il congresso nazionale, che ci onoriamo di ospitare per la prima volta nelle Marche, permetterà l'incontro e il confronto con altre esperienze, nazionali ed internazionali, per sostenere interventi più adeguati rivolti alle famiglie e nella prevenzione verso i minori e i più giovani, che oggi sono i più esposti ai rischi e ai danni del bere alcolici".

Il programma dei lavori congressuali di venerdì, sarà centrato su laboratori e lavori di gruppo, mentre sabato sono previste sessioni plenarie dedicate all'eredità del fondatore Vladimir Hudolin, vent'anni dopo, e all'impegno della rete dei Cat, più una tavola rotonda sul tema "Alcol e sicurezza stradale".

Nella sessione conclusiva, di domenica 9, interverranno, tra gli altri, Emanuele Scafato, presidente Sia (Società italiana alcologia), Maurizio Fiasco, presidente di Alea (Associazione per lo studio del gioco d'azzardo e dei comportamenti a rischio), il presidente nazionale di Aicat Marco Orsega, il presidente di Arcat Marche Roberto Amadio, il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, e il responsabile Area Prevenzione disagio sociale e dipendenze patologiche della Regione Marche Marco Nocchi.

Nell'occasione infatti, sarà presentato un protocollo di collaborazione tra Arcat e Regione Marche.

Da CSV Ascoli Piceno

 

VERATV

Colli del Tronto - L'alcolismo in tre giorni di Congresso nazionale

Si parlerà anche di binge-drinking, l'abbuffata di alcolici tra i giovanissimi nel Congresso nazionale dal titolo: ‘Vivere sobri per vivere liberi nella famiglia e nella società’ organizzato dall’Associazione nazionale dei Club Alcologici Territoriali che si terrà a Colli del Tronto (Hotel Casale) il 7, 8 e 9 ottobre.

Da domani, tre giorni di approfondimento all’insegna della collaborazione tra istituzioni, servizi e comunità per affrontare il problema alcolismo (*) e lavorare sinergicamente sulla prevenzione e sul trattamento. Si avvierà un confronto con altre esperienze nazionali ed internazionali per sostenere interventi adeguati di sostegno alle famiglie e alle persone che vivono tali problemi, con attenzione particolare verso i più giovani che oggi sono i più esposti ai rischi e ai danni del bere alcolici.

I dati dell’ISTAT e dell’Istituto Superiore di Sanità (2014) sull’alcoldipendenza, evidenziano come il consumo di bevande alcoliche in Italia sia responsabile della morte di 17mila persone e rappresenta la prima causa di morte nei giovani in età tra i 15 e i 29 anni. In Italia i consumatori a rischio sono circa 8 milioni mentre 1 milione e mezzo hanno seri problemi alcolcorrelati. Di questa parte della popolazione italiana solo 60mila sono ufficialmente in carico presso i servizi pubblici. Questo gap viene parzialmente colmato dall’impegno di accoglienza e di sostegno svolto dal volontariato e dal privato sociale che coopera con i Servizi pubblici ed integra il loro lavoro intercettando chi non si rivolge alle strutture del SSN (SerD,Servizi di Alcologia, Comunità Terapeutiche e di accoglienza...).

I CAT sono circa duemila e sono presenti in ogni regione come nodi della rete di protezione e promozione della salute rispetto ai problemi alcolcorrelati. Nelle Marche i CAT sono coordinati dall’ ARCAT MARCHE, Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali – metodo Hudolin”.           

 

(*) Nota: nonostante il cambio del nome ai Club, e l’impegno per un cambiamento culturale, molti ancora definiscono le sofferenze legate al bere come “alcolismo”.

Forse è un modo per pensare che il bere sbagliato sia sempre quello di qualcun altro, il cosiddetto “alcolista”, e quindi per difendere il proprio.

Forse, in senso più allargato, è un modo per difendere la nostra cultura alcolica.

 

PRIMAPAGINAONLINE

Colli del Tronto

Alcolismo, la prevenzione si fa da giovani

Dalla prevenzione nei confronti delle giovani generazioni prende le mosse il congresso per potenziare la rete tra servizi ed associazionismo

COLLI DEL TRONTO – ‘Vivere sobri per vivere liberi nella famiglia e nella società’ è il XXV Congresso nazionale dell’Associazione nazionale dei Club Alcologici Territoriali che si terrà a Colli del Tronto (Hotel Casale) il 7, l’8 e il 9 ottobre.

IL CONGRESSO – Tre giorni di approfondimento all’insegna della collaborazione tra istituzioni, servizi e comunità per affrontare il problema dell’alcolismo e lavorare sinergicamente sulla prevenzione e sul trattamento. Si avvierà un confronto con altre esperienze nazionali ed internazionali per sostenere interventi adeguati di sostegno alle famiglie e alle persone che vivono tali problemi, con attenzione particolare verso i più giovani che oggi sono i più esposti ai rischi e ai danni del bere alcolici.  Il congresso rappresenta anche un’occasione per incrementare le attività di sensibilizzazione del territorio sui problemi legati all’alcol attraverso il potenziamento della rete tra servizi ed associazionismo del privato-sociale.

IL PROTOCOLLO REGIONALE – Nel corso dell’appuntamento, la Regione presenterà il protocollo con l’Associazione regionale dei Club Alcologici Territoriali delle Marche sulle modalità di collaborazione per la prevenzione dell’alcolismo, per il trattamento e la riabilitazione di persone con problemi di abuso alcolico e per il sostegno alle loro famiglie. (*) Nel protocollo è previsto un programma di azioni finalizzate ad accrescere la consapevolezza dei rischi derivanti dall’uso di sostanze alcoliche, dai problemi alcol correlati e dalle dipendenze in generale.

PER I GIOVANI – Tra le azioni congiunte, l’organizzazione di incontri con le autonomie scolastiche per approntare un percorso di formazione alla salute ed educazione alla sobrietà come stile di vita. Da qui la proposta di un evento di informazione sull’alimentazione e i rischi connessi al bere bevande alcoliche per l’adozione di adeguati stili di vita e promuovere il benessere dei giovani soprattutto nelle scuole dell’obbligo. L’Arcat si impegna anche sul fronte che riguarda il reato di omicidio stradale avviando un programma educativo e di conoscenza per le persone a cui è stata ritirata la patente in collaborazione con l’autorità giudiziaria. Sul tema, nel corso del congresso, si terrà una tavola rotonda insieme alla Polstrada con la partecipazione dei ragazzi delle scuole medie.

ALCOLISMO E PREVENZIONE – Stando agli ultimi dati raccolti, nel 2014 il consumo di bevande alcoliche rappresenta la causa di morte di 17mila persone, la prima tra i giovani dai 15 ai 29 anni. In Italia i consumatori a rischio sono circa 8 milioni mentre 1 milione e mezzo hanno seri problemi alcolcorrelati.

 

(*) Nota: oltre alla riflessione di cui alla nota sopra, aggiungo che parlare di “trattamento e la riabilitazione di persone con problemi di abuso alcolico” appartiene a un approccio medico che i Club hanno abbandonato più di trent’anni fa.

Trattandosi di un protocollo proposto dalla Regione, immagino che questo linguaggio appartenga a chi ha redatto questa proposta.

 

REGIONI.IT

ALCOLISMO E PREVENZIONE, IL CONGRESSO A COLLI DEL TRONTO

‘Vivere sobri per vivere liberi nella famiglia e nella società’ è il XXV Congresso nazionale dell’Associazione nazionale dei Club Alcologici Territoriali che si terrà a Colli del Tronto (Hotel Casale) il 7, 8 e 9 ottobre. Da domani, tre giorni di approfondimento all’insegna della collaborazione tra istituzioni, servizi e comunità per affrontare il problema alcolismo e lavorare sinergicamente sulla prevenzione e sul trattamento. Si avvierà un confronto con altre esperienze nazionali ed internazionali per sostenere interventi adeguati di sostegno alle famiglie e alle persone che vivono tali problemi, con attenzione particolare verso i più giovani che oggi sono i più esposti ai rischi e ai danni del bere alcolici.  Il Congresso rappresenta un’occasione per incrementare le attività di sensibilizzazione del territorio sui problemi legati all’alcol attraverso il potenziamento della rete tra servizi ed associazionismo del privato-sociale.

Nel corso dell’appuntamento, la Regione presenterà il protocollo con l’Associazione regionale dei Club Alcologici Territoriali delle Marche sulle modalità di collaborazione per la prevenzione dell’alcolismo, per il trattamento e la riabilitazione di persone con problemi di abuso alcolico e per il sostegno alle loro famiglie. Il protocollo, ribadendo la centralità dell’azione preventiva ed educativa sulle giovani generazioni, prevede un programma di azioni finalizzate ad accrescere la consapevolezza dei rischi derivanti dall’uso di sostanze alcoliche, dai problemi alcol correlati e dalle dipendenze in generale. Con il Protocollo la Regione riconosce il ruolo che l’Arcat, con la sua rete locale di Club, svolge nel territorio regionale come riferimento per la conoscenza dei rischi legati all’alcol, come attività sociale di auto mutuo aiuto nel confronto con le politiche socio assistenziali e sanitarie tra i soggetti istituzionali, i servizi pubblici e la società civile. La Regione riconosce l’importanza del rafforzamento e dell’estensione della rete offerta dall’Arcat nei confronti dei propri aderenti e più in generale a favore delle persone con problemi di alcol e delle loro famiglie. Tra le azioni congiunte, l’organizzazione di incontri con le autonomie scolastiche per approntare un percorso di formazione alla salute ed educazione alla sobrietà come stile di vita. Da qui la proposta di un evento di informazione sull’alimentazione e i rischi connessi al bere bevande alcoliche per l’adozione di adeguati stili di vita e promuovere il benessere dei giovani soprattutto nelle scuole dell’obbligo. L’Arcat si impegna anche sul fronte che riguarda il reato di omicidio stradale avviando un programma educativo e di conoscenza per le persone a cui è stata ritirata la patente in collaborazione con l’autorità giudiziaria. Sul tema, nel corso del congresso, si terrà una tavola rotonda insieme alla Polstrada con la partecipazione dei ragazzi delle scuole medie.

I dati sull’alcoldipendenza

I dati dell’ISTAT e dell’Istituto Superiore di Sanità (2014) sull’alcoldipendenza, evidenziano come il  consumo di bevande alcoliche in Italia sia responsabile della morte di 17mila persone e rappresenta la prima causa di morte nei giovani in età tra i 15 e i 29 anni. In Italia i consumatori a rischio sono circa  8 milioni  mentre 1 milione e mezzo hanno seri problemi alcolcorrelati. Di questa parte della popolazione italiana solo 60mila sono ufficialmente in carico presso i servizi pubblici.  Questo gap viene parzialmente colmato dall’impegno di accoglienza e di sostegno svolto dal volontariato e dal privato sociale che coopera con i Servizi pubblici ed integra il loro lavoro intercettando chi non si rivolge alle strutture del SSN (SerD,Servizi di Alcologia, Comunità Terapeutiche e di accoglienza...). La più grande realtà no profit presente in Italia da oltre trenta anni nel campo dell’accoglienza dei problemi alcol correlati è rappresentata dal Movimento dei Club Alcologici Territoriali (CAT), comunità composte  da famiglie con problemi legati all’uso di alcol che sperimentano un percorso di superamento di tali disagi secondo i principi dell’Approccio Ecologico-Sociale elaborato da Vladimir Hudolin, psichiatra croato consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I CAT sono circa duemila e sono  presenti in ogni regione come nodi della rete di protezione e promozione della salute rispetto ai problemi alcolcorrelati. I Club sono organizzati in  diversi livelli associativi: le Associazioni locali (ACAT), provinciali (APCAT) e regionali (ARCAT) e l’Associazione nazionale (AICAT). Per la loro distribuzione sul territorio nazionale e per il numero di persone coinvolte (circa trentamila), rappresentano una delle più significative realtà nazionali ed internazionali sul piano del trattamento dei problemi alcolcorrelati. Nelle Marche i CAT sono coordinati dall’ ARCAT MARCHE, Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali – metodo Hudolin”.   

 

ASCOLINEWS

Alcolismo e prevenzione, congresso nazionale a Colli Tronto

“Vivere sobri per vivere liberi nella famiglia e nella società” è il titolo del 25/o Congresso nazionale dell’Associazione nazionale dei Club Alcologici Territoriali che si terrà a Colli del Tronto, Hotel Casale, il 7, 8 e 9 ottobre.

Da domani, tre giorni di approfondimento all”insegna della collaborazione tra istituzioni, servizi e comunità per affrontare il problema alcolismo e lavorare sinergicamente sulla prevenzione e sul trattamento. In programma un confronto con altre esperienze nazionali ed internazionali, con attenzione particolare verso i giovani, oggi i più esposti ai rischi e ai danni del consumo di alcolici. La Regione Marche presenterà il protocollo con l’Associazione regionale dei Club Alcologici Territoriali (Arcat) sulle modalità di collaborazione per la prevenzione dell’alcolismo, per il trattamento e la riabilitazione di persone con problemi di abuso alcolico e per il sostegno alle loro famiglie. Il protocollo. Con il Protocollo la Regione riconosce il ruolo che l’Arcat, con la sua rete locale di Club, svolge nel territorio regionale come riferimento per la conoscenza dei rischi legati all”alcol e come attività sociale di auto mutuo aiuto. Tra le azioni congiunte, l’organizzazione di incontri con le autonomie scolastiche per percorsi di formazione alla salute ed educazione alla sobrietà come stile di vita e l’organizzazione di un evento di informazione. L’Arcat si impegna anche sul fronte del reato di omicidio stradale con un programma educativo e di conoscenza per le persone a cui è stata ritirata la patente.

 

CORRIERE.IT

studio usa

Vino e cuore: cautela per chi soffre (o potrebbe) di fibrillazione atriale

Il classico bicchiere di vino rosso a pasto (giudicato spesso un «salva cuore») non è indicato per persone che soffrono di questo disturbo o sono geneticamente predisposte

di Federico Mereta

Per chi ha sempre pensato che il classico bicchiere di vino a pasto potesse essere un salvavita per il cuore arriva una cattiva notizia. In alcune persone che hanno una predisposizione genetica a sviluppare la fibrillazione atriale, la più diffusa aritmia cardiaca, l’alcol sarebbe da evitare. Può infatti accadere che, col tempo, il consumo di alcolici anche in quantità moderata - il classico bicchiere ai pasti o l’amaro la sera - possa portare ad un allargamento progressivo del volume dell’atrio sinistro, con conseguente maggior rischio di sviluppare l’alterazione del ritmo cardiaco.

Mutamenti fisici dell’atrio di sinistro

A chiedere maggior attenzione, pur senza interferire con l’attività protettiva degli alcolici a basse dosi per i vasi sanguigni e con il monito che i pericoli sarebbero significativi per chi ha scritto nel patrimonio genetico un maggior rischio di ammalarsi, è una ricerca condotta dall’equipe coordinata da Gregory Marcus, Direttore della Ricerca Clinica presso la Divisione di Cardiologia dell’Università della California a San Francisco. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of the American Heart Association e per la prima volta fa ipotizzare che dietro alla fibrillazione atriale non ci siano solamente turbe elettriche della conduzione del segnale cardiaco, ma anche mutamenti fisici in senso dimensionale dell’atrio sinistro, da cui il sangue viene immesso nel ventricolo per essere poi inviato a tutto il corpo.

Un bicchiere al giorno aumenta il rischio

Per giungere a questa conclusione, gli esperti hanno preso in esame i dati del famoso Framingham Heart Study, che segue i residenti della cittadina americana, concentrandosi su poco più di 5.200 persone: nello studio sono state inserite soprattutto donne e per tutti l’età minima è stata di 56 anni. Per sei anni sono stati eseguiti elettrocardiogrammi a cadenze regolari, e sono state riconosciute circa 1.100 casi di fibrillazione atriale. Poi confrontando le informazioni con l’assunzione di alcolici, si è arrivati a capire che esisteva un rischio aumentato nei soggetti che consumavano regolarmente alcolici, anche in quantità limitate. Più o meno un bicchiere al giorno aumentava il rischio anche fino al 5 per cento, ma soprattutto aggiungendo un altro bicchiere si è osservato negli anni un incremento del volume dell’atrio sinistro, con possibile ricaduta sulla capacità di conservare il normale ritmo cardiaco. La correlazione tra questi fattori (intesa come tale e non come rapporto causa-effetto), è stata osservata anche dopo che sono stati eliminati possibili elementi che potevano influire sulla comparsa dell’aritmia, come il diabete, il fumo o l’ipertensione.

La fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è quindi la più comune fra le aritmie cardiache, con una prevalenza dello 0,5 per cento nella popolazione adulta. Oltre ad essere direttamente correlata con l’età, l’aritmia è poi piuttosto comune nei pazienti con altre patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione arteriosa, la malattia coronarica, ma soprattutto le malattie valvolari: fra il 30 e l’80 per cento dei pazienti operati per malattia della valvola mitrale giungono all’intervento in fibrillazione atriale. Il maggior rischio che si accompagna a questa anomalia del battito cardiaco è l’aumentato pericolo di andare incontro ad un ictus cerebrale di tipo ischemico, causato da coaguli che si staccano dall’atrio e, attraverso il sangue, giungono alle arterie del cervello. Per questo le persone che scoprono di avere queste aritmie vengono trattate con farmaci che rendono il sangue più fluido, riducendo il rischio che si formino trombi all’interno dell’atrio e quindi possibili embolie che possono interessare anche aree lontane dal cuore.

 

ROVIGO OGGI

STALKING ROVIGO

Un 59enne di San Martino arrestato nella notte, avrebbe inseguito la compaesana di 45 anni speronando per cinque volte la sua auto. Lei finisce in ospedale

Ubriaco, investe cinque volte la ex. Prima le aveva rotto le costole. Per amore

Rovigo - L'arresto nella notte tra mercoledì 5 e giovedì 6 ottobre, la convalida ed eventuale il processo per direttissima nella mattinata di venerdì 7 ottobre. Questa la decisione presa a carico di un uomo che avrebbe messo in atto una forma gravissima di stalking ai danni della propria ex. Persone, entrambe, di mezza età. Si sta parlando di una vicenda ancora in gran parte da ricostruire, da parte dei carabinieri, dal momento che prima dell'episodio eclatante che ha portato all'arresto, non risultano presentate querele.

Il che non toglie che - come parrebbe emergere dai primi accertamenti - la situazione potesse comunque essere ormai da tempo insostenibile. Secondo le prime dichiarazioni raccolte infatti la donna da mesi riceveva varie telefonate al giorno dal proprio ex, nel corso delle quali subiva anche minacce di morte. Non aveva, comunque, mai presentato querela.

La notte scorsa, il "salto" di qualità dell'arrestato, che avrebbe potuto provocare danni ben maggiori di quelli poi verificatisi. Secondo le attuali contestati, avrebbe inseguito in auto la ex partendo da via Bramante a Rovigo. Avrebbe tamponato per cinque volte la sua auto, provocandole ferite, per fortuna non gravi. Avrebbe poi cercato anche di sottrarsi all'intervento dei carabinieri, senza successo. Da qui l'arresto.

Tutto è cominciato - secondo una prima ricostruzione - verso le 21, quanto è arrivata una telefonata al 112 nel corso della quale una donna segnalava di essere inseguita e speronata più volte dall'ex convivente. I carabinieri hanno - sempre secondo una prima ricostruzione - intercettato i veicoli nei pressi del casello autostradale di Boara Pisani, dopo i ripetuti tamponamenti a Rovigo.

 L'uomo - un 59enne di San Martino di Venezze - accortosi della presenza dei militari, avrebbe cercato di scappare, venendo però bloccato dai militari a Stanghella. La sua vittima, una donna di 45 anni di San Martino, avrebbe rilasciato una lunga dichiarazione. Riferendo che da anni era vittima di soprusi, minacce e aggressioni dell'uomo, soggetto che spesso abusava di alcolici, descrivendo addirittura una circostanza in cui l'uomo, due anni prima, le aveva rotto alcune costole. Da cinque mesi avevano interrotto la relazione. L'uomo sarebbe risultato ubriaco cinque volte oltre il limite di legge.

 

WINENEWS

Dopo il tabacco, l’alcol: da Dublino la proposta, che piace alla Commissione Ue, di inserire gli avvertimenti sulla salute anche in bottiglia.

A WineNews la levata di scudi del vignaiolo Charrère, del nutrizionista Calabrese e della sociologa Colussi

Dopo il tabacco, l’alcol: nel mirino del più salutare dei Governi Ue, quello irlandese, che dopo una lunga battaglia, iniziata nel 2008, è riuscito a portare sui pacchetti di sigarette di tutta Europa immagini abbastanza shockanti da far dubitare persino il fumatore più incallito, adesso finiscono i superalcolici. Dublino, a dicembre 2015, ha adottato una nuova legge sulla salute pubblica che, per le sostanze alcoliche inebrianti, ha introdotto stringenti divieti promozionali (su mezzi pubblici e vicino alle scuole), divieti di sponsorizzazione, prezzo minimo imposto (pari a 10 centesimi per ogni grammo di alcol), possibilità di divieti di vendita sottocosto durante un periodo limitato (il che vuol dire la messa al bando, potenzialmente, dell’happy hour, ndr) e, soprattutto, l’obbligo di avvertenze sulla salute.

La proposta è ancora in discussione in Irlanda, ma ha già incassato il plauso del Commissario Europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare della Commissione Juncker, il lituano Vytenis Andriukaitis, convinto che “migliorare l’etichettatura può aiutare ad essere consapevoli dei rischi”, e pronto a lanciare per l’inizio del 2017 una proposta Ue per l’indicazione di ingredienti e calorie sulle bottiglie di superalcolici, senza chiudere a misure ancora più drastiche. Ovvio, allora, che la mente vada ai pacchetti di sigarette, e che la paura di molti, tutt’altro che infondata, sia quella di vedere, in un futuro prossimo, immagini shock anche in bottiglia. Timore che sfiora anche i produttori di vino, che pure dovrebbero essere al riparo, perché la riforma irlandese è una modifica delle leggi del 2003 e del 2008 conosciute come “liquor acts”, in cui per “liquor” si intende “distillato”, per cui non solo il vino, ma anche la birra ed il sidro dovrebbero essere “al sicuro”.

Il problema, però, non è esclusivamente legislativo, ha anzi risvolti politici, culturali e sociali, specie se dovesse riguardare il mondo del vino, come sottolinea una voce storica della viticoltura indipendente del Belpaese, quella di Costantino Charrère, simbolo della Valle d’Aosta enoica con Les Crètes, che a WineNews sottolinea come la strada intrapresa dall’Unione Europea sia “particolarmente fiscale e rigida, non solo sulla tematica della tutela della salute pubblica e quindi sui consumi di alcol, ma in tutti i campi, ed appare una strada incontrovertibile. Ci vuole, da parte del mondo del vino, una presa di coscienza, che a mio modo di vedere non c’è mai stata in termini propositivi. Si dovrebbe prendere coscienza di una deriva che dovrebbe essere ridirezionata all’interno di una dinamica che tenga conto del fatto che i Paesi produttori, e quindi Italia, Francia e Spagna rappresentano la storia e la cultura delle produzioni agroalimentari, quindi dovrebbero, insieme, dare degli indirizzi più precisi: la demonizzazione e l’equiparazione del vino alle droghe leggere (come il tabacco, ndr) è un concetto insostenibile ed inaccettabile. (*) Il vino - continua Charrère - rappresenta la civilizzazione del mondo, ha accompagnato l’uomo nel processo di civilizzazione, e inteso come alimento non ha mai creato danni a nessuno, né dei turbamenti nelle dinamiche socioculturali, e come tale dovrebbe essere considerato. Purtroppo il mondo del vino non ha mai avuto questa presa di coscienza, per cui ci ritroviamo con delle norme che ci piovono addosso e danneggiano il nostro sistema, creando danni di carattere identitario ed economico. Si dovrebbe prendere in mano la situazione portando il vino, come alimento, all’interno di un’educazione scolastica, per far capire quali sono le valenze positive e quali le accezioni negative legate all’abuso. Senza dimenticare che il vino è anche cultura, e mi chiedo che cultura si faccia nelle scuole se queste dinamiche non sono affrontate né proposte. Si deve ripartire da qui, e non tanto dalle dinamiche meramente commerciali, anche e soprattutto - conclude il vignaiolo valdostano - per restituire al bacino del Mediterraneo la centralità che sta ormai perdendo, specie in termini culturali, con il vino che ha, in questo senso, un enorme valore identitario”.

E di cultura parla anche Giorgio Calabrese, nutrizionista del piccolo schermo che non perde occasione per ribadire l’importanza del vino come alimento fondante della dieta mediterranea. “Non sono assolutamente d’accordo con la proposta avanzata dall’Irlanda - spiega Calabrese a WineNews - innanzitutto perché, così come per le sigarette non c’è stata alcuna diminuzione se non per motivi economici, e non certo per le campagne di terrore, nel caso dell’alcol bisogna distinguere il concetto di alcol inteso come bevanda alimento dall’alcol come bevanda dissetante. (**) Chi beve l’alcol al posto dell’acqua commette un errore, perché l’alcol è spesso fatto per l’85-90% da acqua (vino e birra), ma il resto è alcol, e nei superalcolici la proporzione diventa anche del 60% di acqua e 40% di alcol, e allora dobbiamo capire che il fumo fa sempre e comunque male, anche mezza sigaretta, perché ha sostanze nocive ed è un vizio, mentre l’alcol, specie vino e birra, è una bevanda alimento, che se inserita nell’alimentazione in modo equilibrato, giusto e mai a digiuno, dà la possibilità di aiutare il nostro benessere, dando gradevolezza al palato, facendo mangiare meno perché è appagante e quindi facendo un duplice lavoro, protettivo da una parte e de gustativo dall’altra. L’Unione Europea - continua il nutrizionista - vuol far passare spesso concetti assurdi, come non mangiare la carne, non bere vino, senza mai porsi problemi importanti di moralità, perché parte dal concetto che l’aspetto che più conta è quello commerciale, non quello della salute, perché se noi avessimo seguito tutte le indicazione dell’Unione Europea in questo momento saremmo degli anoressici che, a un certo punto, mangiano dei prodotti che arrivano da chissà dove ma che sono ben accetti, non creando problemi economici all’Unione Europea, ed in particolar modo ai Paesi del Nord ed alla loro idea di alimentazione, che non li porta certo ad essere longevi come l’Italia. Dovremo, paradossalmente, adeguarci a coloro che muoiono prima ed imparare da coloro che sono obesi come dimagrire: che siano loro - conclude ironicamente Calabrese - ad adeguarsi a noi, che beviamo un buon bicchiere di vino a pasto, anche se, ovviamente, ci vuole educazione per tutto, anche per l’acqua, perché berne 16 litri al giorno non fa certo bene ...”.

Concetti che tornano anche nelle parole, sempre a WineNews, della sociologa Marilena Colussi, che ricorda come “qualsiasi cosa di cui possiamo abusare nuoce alla nostra salute, dire che esiste un prodotto killer in assoluto, in campo alimentare, vuol dire avventurarsi in un terreno molto complicato, perché posso capire il fumo, ma se parliamo di vino, ovviamente di un vino fatto secondo ogni norma di salubrità, è la quantità che può provocare problemi, non il vino in sé. Quindi - continua la sociologa - se classificassimo un prodotto come pericoloso ci troveremmo a dover classificare ogni prodotto come pericoloso. A me non piace quando un prodotto viene bollato come pericoloso, quando in realtà la pericolosità sta nell’uso che ne faccio, compresi aspetti come le modalità di consumo, l’età, se sono o meno una donna incinta: molto dipende dal consumatore, è ovvio che un ragazzo nell’età dello sviluppo non deve bere, così come la donna incinta. Non si può pensare solo di mettere divieti (***) - conclude la Colussi - c’è bisogno di promuovere la cultura del sano mangiare, così come quella del sano bere, tenendo ben presente che è importante indagare anche le cause dell’abuso, e magari prevenirle, senza dimenticare che anche un approcci sbagliato al cibo è, a suo modo, un abuso”.

 

(*) Nota: il concetto di “droga leggera” è piuttosto… fumoso.

L’etanolo di vino, birra e altri alcolici è una droga. Non è un’opinione, su cui si può essere o non essere d’accordo. E’ un fatto.

 

(**) Nota: ho provato a rileggere questa frase e mi sono chiesto: ma se faccio fatica a capirla io, questa differenza, come potrà mai capirla il mio fegato?

 

(***) Nota: il proibizionismo esiste solo nella testa di queste persone.

Uno propone “avvertenze in etichetta”, e loro rispondono “non si può pensare solo a mettere divieti”.

A Mantova diciamo rispondere “pir par pom”, ovvero “pere per mele”.