Rassegna del 1 Ottobre 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

 

IL DOLOMITI

SOCIETÀ

Alcol e minori, una legge provinciale per contrastare il fenomeno.

Audizioni in commissione consigliare. Gli studenti: "Il 75% dei 15enni beve". A Rovereto settimana di sensibilizzazione sul Benessere della comunità

TRENTO - ROVERETO. 30 settembre 2016 - A Rovereto si è chiusa la settimana di “Sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale al Ben-essere nella Comunità” dove, tra gli altri, i Club alcologici hanno a lungo parlato delle problematiche legate al consumo di alcol. A Trento, invece, si sono concluse le audizioni sul disegno di legge Bottamedi-Plotegher per contrastare il consumo di bevande alcoliche tra i minori.

 Partiamo da quanto è successo nella Città della Quercia e parliamo di quelle cento e più persone (trentini ma non solo, anche di Cuneo, Gubbio, Firenze, Prato, Verona, Cremona, Bergamo, Bolzano) che dal 19 al 23 settembre si sono riunite per la settimana di sensibilizzazione arrivata ormai alla sua decima edizione.

 “La grandissima ricchezza di saperi emotivi, cognitivi, esperienziali hanno permesso di sviluppare un vero e proprio laboratorio di sensibilizzazione personale e comunitaria”, affermano gli organizzatori. Lo sguardo, però, non è stato focalizzato soltanto sulle problematiche legate al consumo di alcol, anzi. Sono state esplorate le fragilità umane nel loro complesso, affrontando anche gli attaccamenti alle droghe, al gioco, al fumo ma anche a cose, idee, persone, come le perdite, i lutti e gli abbandoni, si è parlato della fatica della convivenza con disagio psichico, con la non autosufficienza, i disagi psico-fisico-esistenziali, si è approfondito il tema dei conflitti e della violenza, cercando al tempo stesso di considerare anche le fragilità della vita sul pianeta e la sostenibilità ambientale.

 Si sono confrontate le reti del quarto settore, quelle in cui i cittadini si auto organizzano attorno a preoccupazioni, fragilità e obiettivi comuni: i club alcologici, i club di ecologia familiare, i gruppi Ama (auto mutuo aiuto), i gruppi Arcobaleno (formati da famiglie con genitori o figli omosessuali), i gruppi di acquisto solidale e i gruppi Libera. “Abbiamo condiviso l’idea che i gruppi sul territorio, ma anche la settimana di sensibilizzazione stessa – sottolineano – sono beni comuni immateriali alla costruzione dei quali tutti possiamo contribuire”.

 Un bene comune che potrebbe comprendere anche una proposta di legge che si occupa del benessere dei minori, che cerca rafforzare gli strumenti educativi e culturali per contrastare la diffusione del consumo di alcol tra gli adolescenti. La proposta è ora in discussione presso la IV Commissione consigliare ma già nei prossimi mesi potrebbe approdare in Consiglio provinciale per essere votata.

 Nei giorni scorsi sono state ascoltate le associazioni, all'interno di un percorso di audizioni. Roberto Pancheri, direttore del Dipartimento dipendenze dell'Azienda sanitaria, ha spiegato “che fino ai 18 anni di età l'alcol è tossico per l'organismo umano. Il “bere” dei minori – ha sottolineato – non si può slegare dalla comunità in cui i ragazzi vivono. C'è quindi a monte un problema culturale e occorre coinvolgere tutta la popolazione locale”.

 E' intervenuto anche il Comune di Trento: “E' necessario investire nell'educazione soprattutto nell'età dell'adolescenza, età in cui l'alcol è percepito come trasgressione. Diverso – spiega – è l'approccio che invece occorre avere con i giovani maggiorenni, per i quali il non consumo di alcol equivale all'esclusione sociale. Per questo, a loro occorre parlare di 'bere consapevole', consentendo il consumo di alcolici purché con meno di 21 gradi. Vietare del tutto la possibilità di bere risulta infatti perdente”.

 Gli studenti della Consulta provinciale, attraverso la presidente Petra Zatelli, ha fornito alcuni dati tratti da uno studio secondo cui “nel Nordest del Paese il 75% dei quindicenni dichiara di bere alcolici. Il 19% di loro ricorda di essersi ubriacato almeno una volta nell'ultimo anno”. Ma a preoccupare i ragazzi è soprattutto il fatto che anche un'alta percentuale di undicenni dichiari di consumare bevande alcoliche almeno una volta alla settimana. La presidente suggerisce la necessità di non limitarsi ad un incontro all'anno nelle scuole ma di intensificare ed anticipare anche nelle scuole primarie e medie i percorsi formativi.

 Confesercenti, anch'essa ascoltata in commissione, ha espresso il suo “disappunto” per l'articolo della legge che prevede l'aumento delle sanzioni a carico dei pubblici esercizi che vendono alcolici ai minorenni. “Consideriamo inaccettabile quest'inasprimento a carico dei baristi come se fossero gli unici o i principali responsabili del problema”.

 Per il Cnca ha parlato Michelangelo Marchesi, che raccoglie 14 cooperative sociali attive a livello regionale: “I Comuni dovrebbero evitare di dare il patrocinio ad iniziative quali le feste della birra che sposano eventi già in partenza legate all'immagine dello sballo”. Sullo stesso spunto interviene Paride Gianmoena, presidente del Consorzio dei Comuni: “Il problema è all'attenzione dei Sindaci ma cresce – ha assicurato – la consapevolezza che occorre evitare di dare il patrocinio ad un eccessivo numero di feste di questo tipo”.

 Manuela Bottamedi, che assieme e Violetta Plotegher propone questa iniziativa legislativa, esprime la sua soddisfazione. “Interessante, stimolante e produttiva la seduta della quarta Commissione per le audizioni al mio disegno di legge che contrasta la piaga dell'alcol tra i minori. Ho ascoltato volentieri e ho imparato tanto. Grazie a tutti – scrive la consigliera – in particolare ai ragazzi della Consulta degli studenti”.

 

CORRIERE DELLA SERA

FRANCIA

Una vita su Instagram tra feste e alcol Ma la giovane protagonista non esiste

Louise ha 25 anni e sul social mostra il suo quotidiano tra party e aperitivi. Ma è solo una campagna contro l’alcol: peccato che nessuno dei suoi follower l’abbia capito

di Greta Sclaunich

Louise Delage ha 25 anni, è parigina, viaggia spesso (un weekend a Berlino, una settimana a Saint-Tropez, un ponte in Bretagna), esce parecchio. La sua vita, fatta di tuffi in piscina, aperitivi e serate in discoteca e soprattutto alcol, tanto alcol, la racconta sul suo profilo Instagram dove in pochi mesi (è sbarcata il 1 agosto) ha già raccolto 50 mila like e conquistato 7.500 follower.

L’alcol, il vero protagonista

A ben guardare le immagini, però, c’è qualcosa di strano: gli amici di Louise non compaiono spesso in primo piano mentre invece il vero protagonista sembra essere l’alcol. Un bicchiere qui, una bottiglia là. Les Echos rivela il perché di questa strana scelta: Louise non esiste. È solo un personaggio finto, creato ad hoc dal portale Addict Aide, che combatte le dipendenze e che voleva, con questo profilo, raggiungere e sensibilizzare i giovani francesi usando uno dei social preferiti da ventenni e teenager. L’obiettivo era infatti mostrare come, di foto in foto e di bicchiere in bicchiere, la vita di Louise peggiorasse. La giovane sorride sempre meno, a volte sembra stanca e provata. Nell’ultima foto ha l’aria misteriosa e anche un po’ triste: sorseggia un bicchiere di vino con il viso in ombra e una strana luce rossa ad avvolgerla.

50mila like e solo cinque commenti negativi

«È difficile parlare di alcol in Francia. Da un lato è legato ad una dimensione culturale che rimanda al piacere e alla convivialità. Dall’altro è comunque un prodotto che può far male: in Francia le persone che ne sono dipendenti sono circa un milione», sottolinea la psichiatra e additologa Amine Benyamina, sentita da Les Echos per commentare la campagna. La strategia di Addiction Aide (che per l’operazione ha messo in campo un fondo da 20mila euro) è quella di mostrare ai giovani persone «proprio come loro: belli, pieni di voglia di vivere, ma che stanno per entrare in un tunnel che potrebbe portarli all’inferno». Insomma, proprio il tipo di utenti che mostrano la loro vita di feste, aperitivi e viaggi su Instagram. L’obiettivo è farli identificare con Louise. Stando al numero di like raccolti dalle foto (50mila) è stato raggiunto. Stando al numero di commenti negativi sulla deriva alcolica della ragazza (solo cinque) pare però che nessuno o quasi si sia reso conto che non si trattava di un esempio da non seguire. (*)

 

(*) Nota: mi sembra un modo un po’ contorto di fare prevenzione. Proporre un modello in cui identificarsi cercando poi di evidenziarne gli aspetti negativi contrasta  contro valori positivi come la tolleranza e la solidarietà.

 

RIVIERAPRESS

Imperia, ubriaco alla guida di un’auto fermato dalla Polizia dopo un inseguimento

L’uomo, a bordo di una Renault Twingo, dopo aver sbattuto contro un guardrail in zona Caramagna, ha continuato la sua corsa a fari spenti, con il pneumatico anteriore sinistro forato ed il parafango anteriore visibilmente danneggiato

Da Mario Guglielmi

01/10/20160 - Questa notte gli agenti della Squadra Volante della Questura di Imperia ha deferito, hanno denunciato G.M., 25enne francese, poichè responsabile del reato di danneggiamento e guida in stato di ebbrezza.

L’uomo, a bordo di una Renault Twingo, dopo aver sbattuto contro un guardrail in zona Caramagna, ha continuato la sua corsa a fari spenti, con il pneumatico anteriore sinistro forato ed il parafango anteriore visibilmente danneggiato.

L’equipaggio in servizio di controllo del territorio si è posto all’inseguimento della vettura.

Dopo alcuni metri, e non senza difficoltà, il veicolo si è fermato e gli agenti hanno identificato il conducente.

L’uomo, in stato di alterazione dovuta alla ingente assunzione di alcool, è stato portato negli uffici della Questura per essere sottoposto alle procedure di fotosegnalamento.

In considerazione dell’elevato tasso alcolemico riscontrato, l’automobilista è stato multato e deferito all’autorità giudiziaria.

Il veicolo, stante lo stato di ubriachezza del conducente, è stato sequestrato in attesa dei riscontri in merito alla proprieta’ richiesti alle autorità francesi.

 

STUDIOCATALDI

Il sinistro stradale e l'esame ematico

Il problema della legittimità del prelievo coattivo e dell'utilizzabilità in ambito penale degli accertamenti

Avv. Laura Bazzan - Ai sensi dell'art. 186 C.d.S., la guida in stato di ebbrezza conseguente all'uso di bevande alcoliche costituisce condotta vietata (c. 1) e punita con sanzioni di natura amministrativa e penale in relazione al tasso alcolemico accertato nel conducente (c. 2), in ogni caso raddoppiate quando si verifica un sinistro stradale (c. 2 bis). In caso di sinistro, così come in caso di esito positivo dei test preliminari e, in generale, in caso di indici sintomatici dello stato di ebbrezza desumibili dallo stato del soggetto e dalla sua condotta di guida, il tasso alcolemico può essere strumentalmente accertato per mezzo di etilometro (cc. 3-4). Se il conducente in seguito al sinistro viene sottoposto a cure mediche, l'accertamento del tasso alcolemico, su richiesta degli organi di polizia stradale, viene effettuato dalla stessa struttura sanitaria e documentato attraverso certificazione, estesa anche alla prognosi delle lesioni, emessa nel rispetto della riservatezza (c. 5).

L'accertamento, in tal caso, viene effettuato per mezzo di un campione ematico prelevato dal conducente.

I presupposti per il prelievo ematico

I presupposti per procedere all'accertamento su prelievo ematico, evidentemente, sono costituiti dal fatto che il conducente sia stato coinvolto in un sinistro e che, in conseguenza di ciò, sia stato sottoposto a cure mediche, di talché la giurisprudenza predominante si è espressa nel senso di ritenere superfluo uno specifico consenso dell'interessato all'accertamento del tasso alcolemico, ulteriore rispetto a quello già manifestato con riferimento alle pratiche sanitarie strumentali allo stesso accertamento (cfr. ex multis, Cass. n. 15329/2016). Di conseguenza, neppure necessario risulta l'avviso di cui all'art. 114 disp. att. c.p.p. per l'assistenza del difensore ex art. 356 c.p.p., che presuppone la previa acquisizione della notitia criminis, e il rifiuto del conducente di sottoporsi all'accertamento assume rilevanza penale soltanto nella misura in cui questi sia stato preventivamente informato della richiesta delle forze dell'ordine di procedere allo stesso accertamento ematochimico nell'ambito di un protocollo medico di cura o di pronto di soccorso. Sul punto, la giurisprudenza si è così espressa "poiché l'acquisizione del risultato dell'accertamento ematico è previsto ex lege, non è affatto necessario, a tutela del diritto di difesa, che l'interessato venga avvertito della facoltà di nomina di un difensore. Il conducente potrebbe, però, opporsi alla sottoposizione alle cure mediche e, quindi, al prelievo di sangue e, sostanzialmente all'accertamento del tasso alcolemico, disposti dai sanitari nell'ambito di applicazione del protocollo di pronto soccorso cui si è fatto riferimento; tuttavia, in tal caso (atteso il collegamento tra il comma 7 ed il comma 5 dell'art. 186 c.d.s.), egli è punito con le pene previste dal comma 2, lett. c) dello stesso articolo, sempre, però, che sia stato informato che, nell'ambito delle cure mediche, era stato richiesto da parte della polizia giudiziaria ai sanitari il prelievo di sangue per l'accertamento del tasso alcolemico" (Cass. n. 6787/2014).

In altre parole, quando il prelievo ematico viene disposto per finalità sanitarie e terapeutiche nel corso del ricovero seguito al sinistro, la questione del consenso informato riguarda esclusivamente il trattamento sanitario, con la conseguenza che il successivo accertamento del tasso alcolemico è legittimo e le sue risultanze utilizzabili (cfr. Cass. 10605/2013). Viceversa, quando il prelievo non venga richiesto nell'ambito di un protocollo medico o di cura di pronto soccorso, bensì su diretta sollecitazione degli organi di polizia giudiziaria con l'esclusiva finalità di accertare la sussistenza del reato di guida in stato di ebbrezza, l'interessato deve essere avvertito della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, l'assenza di consenso dell'interessato all'accertamento comporta l'inutilizzabilità delle risultanze in sede processuale per violazione del diritto, costituzionalmente garantito, dell'inviolabilità della persona e lo stesso rifiuto del conducente di sottoporsi agli esami del sangue non integra una condotta penalmente rilevante (cfr. ex multis, Cass. n. 1546/2016, Cass. n. 5978/2015 e Cass. n. 10136/2014).

L'esame ematico alla luce della nuova legge sull'omicidio stradale

In seguito all'introduzione delle nuove fattispecie penali di omicidio e lesioni colpose stradali, rispettivamente disciplinate agli artt. 589 bis e 590 bis c.p., sono stati rilevati alcuni profili di criticità di natura interpretativa e di coordinamento con la disciplina del codice stradale. In particolare, poiché lo stato di alterazione derivante da abuso di alcol costituisce circostanza aggravante speciale ad effetto speciale per i nuovi reati stradali, si pone il problema dell'accertamento dello stato alcolemico in caso di rifiuto del conducente. Sul punto, diverse procure hanno ritenuto opportuno emanare delle linee guida per l'applicazione della L. 23 marzo 2016 n. 41 in materia di omicidio stradale e lesioni stradali, fornendo le prime disposizioni operative alla Polizia Giudiziaria.

Con preciso riferimento alla possibilità di procedere coattivamente al prelievo di sangue per accertare il tasso di alcool al di fuori delle necessità mediche, ad esempio, la Procura di Trento esclude che il combinato disposto degli artt. 224 bis e 369 bis c.p.p. possa legittimare tale procedura, ritenendo tassativo l'elenco normativo delle modalità con cui è possibile procedere al prelievo coattivo. Più precisamente, secondo un'interpretazione rigorosa e restrittiva, per la Procura di Trento "il prelievo ematico, quindi, non potrebbe essere imposto coattivamente per via giudiziaria, anche se, indubitabilmente, potrebbe essere utilizzato per dimostrare lo stato di alterazione il certificato medico relativo all'accertato tasso di alcool e/o alla presenza di tracce di stupefacenti nel sangue dell'interessato, se e qualora l'analisi del sangue sia stata effettuata dal personale ospedaliero, non a richiesta specifica degli agenti di polizia stradale, ma unicamente per motivi clinici ed a scopo curativo delle lesioni riportate dal predetto nell' incidente stradale in cui questi sia stato coinvolto".

Di contrario avviso la Procura di Udine, secondo la quale il prelievo ematico coattivo deve considerarsi compatibile con l'art. 224-bis c.p.p. in quanto operazione che, salvo casi assolutamente eccezionali, provoca una sofferenza di lieve entità. Precisa inoltre la procura friulana che la condotta dell'autore dell'omicidio stradale o lesioni stradali, che rifiuta di sottoporsi agli accertamenti dello stato d'ebbrezza alcolica, integra il reato di cui all'art. 186 c. 7 C.d.S. e se, all'esito della procedura coattiva, lo stato di ebbrezza viene effettivamente accertato sussiste anche il reato di cui all'art. 186 c. 2 lett. b) o c) C.d.S. oltre al reato di cui agli artt. 589 bis o 590 bis c.p. Nel caso particolare in cui il conducente da sottoporre ad esame ematico sia incosciente e il prelievo non si collochi all'interno di un protocollo medico-terapeutico, la stessa Procura ritiene possa "farsi applicazione analogica dell'art. 359 bis c. 3 c.p.p., nel rilievo che l'impossibilità di esprimere un valido consenso sia equivalente al rifiuto. Infatti si prospetta comunque l'esigenza di garantire l'immediata esecuzione degli accertamenti, sotto pena in difetto della loro inutilità. Pertanto il pubblico ministero dovrà adottare, anche oralmente, il decreto menzionato nella norma ora citata e dovrà in seguito confermarlo per iscritto e richiederne la convalida al giudice per le indagini preliminari, mentre la polizia giudiziaria dovrà dare immediata notizia delle operazioni al difensore dell'interessato (di fiducia od in mancanza d'ufficio), il quale ha facoltà di assistervi senza che ciò possa comportare pregiudizio alle operazioni". La medesima impostazione è stata seguita dalle procure di Bergamo, Macerata, Firenze, Sondrio e, da ultimo, anche Genova e Torino.

 

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