Rassegna del 23 Settembre 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

 

LA REPUBBLICA

Torino: alcoltest oggi per i prof di un istituto, scoppia la polemica

All'Istituto Giulio, la Cub: "Si sprecano risorse"

di JACOPO RICCA

23 settembre 2016 - Riparte l'anno scolastico e ritorna lo spettro degli alcol test per i professori. Oggi toccherà ad alcuni docenti dell'istituto professionale Giulio di Torino sottoporsi agli esami per capire se abbiano problemi con il bere. La scelta è stata fatta che ha subito fatto scattare le polemiche tra i prof e tra i sindacati: “Non ci sono risorse per le scuole per far fare le cose più elementari, ma poi si trovano i soldi per fare dei test che sviliscono la dignità degli insegnanti – attacca Cosimo Scarinzi della Cub – Se c'è un problema di sofferenza anche psicologica da parte dei docenti non andando a caccia degli alcolizzati in questo modo che li si risolve”.

Una parte dei professori ha ricevuto la convocazione per domani, a orari scaglionati, e nel testo gli è stato spiegato che erano stati selezionati “a random”, cioè con un criterio completamente casuale: “A parte che chi ha un problema con l'alcol se lo sa giorni prima farà di tutto per non farsi beccare – continua Scarinzi – Ma questa è una regola idiota che non dovrebbe essere applicata”.

Il problema dei test contro l'abuso di alcol tra i docenti si ripete in Piemonte da diversi anni, il primo episodio risale al 2012 quando contro i test alla scuola Regina Margherita venne organizzata addirittura una bicchierata. Nello scorso gennaio è stata la volta del convitto Umberto I, mentre ora si passa a un istituto professionale: “Noi non possiamo sottrarci e quindi lo faremo – raccontano i prof – Ma perché lo fanno solo ad alcuni e solo qui. Se è obbligatorio sia fatto a tutti”.

I test sono previsti da un accordo tra Stato e Regioni del 2006 che inseriva i docenti tra le categorie da controllare periodicamente, ma non è stato mai emanato il regolamento su come fare i test tant'è che la maggior parte delle Regioni non l'ha mai attuato. In Piemonte però la giunta Cota diede l'ok ai test, anche se la maggior parte delle scuole non aveva i soldi per farli. A ottobre 2015 la giunta Chiamparino ha approvato una nuova delibera con regole meno stringenti, ma che non cancella le verifiche anti-alcol, così periodicamente ci si ritrova con scuole che lanciano i test: “A pagare però sono i singoli istituti – conclude Scarinzi – Potrebbero impiegare meglio le poche risorse che hanno a disposizione”. (*)

C'è un precedente all'istituto Regina Margherita nel dicembre di un anno fa. si conclude con un brindisi dei professori all'esterno della scuola, organizzato come protesta dalla Cub. E quella volta il test non fu eseguito.

 

(*) Nota: le alcolemie effettuate sui luoghi di lavoro hanno lo scopo di valutare il rispetto delle norme che vietano ad alcune categorie professionali, tra cui gli insegnanti, di consumare di alcolici. Essere convocati il giorno prima ne vanifica l'efficacia. Dal nostro punto di vista, sentirsi offesi per questi controlli, non conoscerne il significato o addirittura organizzare brindisi di protesta (in orario di lavoro) sviliscono molto di più la categoria degli insegnanti che sottoporsi a un controllo previsto da una legge.

Se qualcuno vuole spiegarglielo al dirigente dell’istituto questo è l’indirizzo di posta elettronica:  dirigente@istitutogiulio.it Se pensate che non sia il caso, leggete l’articolo seguente.

 

TECNICADELLASCUOLA

Ennesimo caso di imposizione dell'alcool test ai docenti torinesi. Nota del Cub Scuola

Redazione Venerdì, 23 Settembre 2016

La vicenda dell'imposizione dell'alcool test agli insegnanti, che vede oggi le colleghe  e i colleghi dell' IIS "Giulio" di Torino "individuati secondo un sistema randomizzato numerico", in italiano tirati a sorte, costretti a quest'umiliante controllo, pone alcune interessanti domande.

Sin da quando il problema è stato posto, abbiamo fatto notare alcune banalità:

si tratta di un'evidente idiozia: gli insegnanti non sono piloti di aviogetti o di treni ad alta velocità, laddove siano alcolizzati la cosa risulterebbe evidente e porrebbe casomai problemi di altro genere, laddove bevano un bicchiere evidentemente questo non comporterebbe alcun problema per lo svolgimento del loro lavoro;

la questione del disagio dei docenti e dell'esistenza di patologie professionali è cosa seria, esiste un'ampia letteratura scientifica in materia, il nostro sindacato ha denunciato la questione e richiesto adeguate iniziative di contrasto ma certo non si affronta con queste pagliacciate; in un momento in cui mancano risorse per la scuola pubblica, si pensi ai prezzi indecenti imposti ai genitori per le mense scolastiche, sprecarne per iniziative di questa natura è pura follia, se non peggio, se non clientelismo e parassitismo.

E' inaccettabile l'umiliazione che viene imposta ai colleghi e alle colleghe direttamente coinvolti e l'intera categoria.

A queste considerazioni riteniamo ne vadano aggiunte altre due:

se questi controlli sono un obbligo di legge andrebbero eseguiti in tutte le scuole della repubblica e su tutti i docenti,  cosa che avrebbe almeno il dubbio pregio di far scoppiare lo scandalo. Invece i controlli arrivano come ladri nella notte, sono decisi non si sa sulla base di quali ragioni da singoli dirigenti scolastici e in questa maniera il loro carattere arbitrario è reso ancora più evidente;

risulta che nel corso delle visite ai colleghi e alle colleghe vengano fatte domande sulla loro vita privata, sulle loro abitudini, sulle costumanze familiari. Il diritto alla privacy usato a proposito e a sproposito in mille occasioni in questo caso non esiste, con l'effetto che ci troviamo di fronte ad una vera e propria invereconda schedatura.

La CUB Scuola Università e Ricerca invita le colleghe ed i colleghi,  le rappresentanze sindacali d'Istituto , i soggetti sindacali non asserviti al Governo, ad un'esplicita e radicale azione di contrasto ed opererà, per parte sua, in questa direzione.

 

GONEWS

Insegnanti a lezione per prevenire alcol e droga tra i giovani

23 settembre 2016 - Prevenire e contrastare l’uso delle droghe e l’abuso di alcol tra i giovani attraverso un nuovo approccio formativo. Saranno gli insegnanti a sedersi sui banchi per imparare come affrontare il problema delle dipendenze degli adolescenti. E’ quanto prevede il Patto Educativo che è stato firmato stamani a Palazzo Medici Riccardi, alla presenza del sottosegretario all’Istruzione, Università e Ricerca Gabriele Toccafondi, tra la Prefettura, che ha il ruolo di cabina di regia, il Comune di Firenze, l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, l’Unione Sanitaria Toscana Centro, le forze dell’ordine e i cinque istituti scolastici interessati. Il progetto parte in forma sperimentale in cinque istituti di istruzione secondaria di Firenze: il professionale alberghiero “Bernardo Buontalenti”, il tecnico commerciale “Giuseppe Peano”, il tecnico professionale “Leonardo da Vinci”, il liceo artistico “Leon Battista Alberti” e  il liceo classico “Dante”. La novità dell’iniziativa sta nel metodo messo in campo: formare i docenti. Saranno loro ad andare a lezione per apprendere il giusto know-how, per imparare come interagire con i loro studenti, come cogliere per tempo i segnali di disagio e a quali istituzioni e associazioni rivolgersi appena si percepiscono situazioni critiche. Gli esperti hanno notato, infatti, che gli adolescenti conoscono bene gli effetti e i danni provocati dalle sostanze stupefacenti e dall’abuso di alcol, ma che ciò non basta ad impedire che ne facciano uso. Da qui la necessità di fare prevenzione – e in questo il mondo della scuola può dare una grossa mano – non solo informando i giovani, ma soprattutto cercando di sviluppare le loro capacità personali – i cosiddetti life skills – per gestire i problemi e le situazioni difficili della vita quotidiana, senza rifugiarsi in droga e alcol. Al centro di questo nuovo percorso educativo, ci sono le competenze che i diversi protagonisti matureranno. Da un lato, il saper fare degli insegnanti, ovvero l’insieme di nozioni, azioni e relazioni più adeguate da tenere con i ragazzi. Dall’altro il saper essere degli studenti, che opportunatamente guidati, potranno accrescere il loro bagaglio di conoscenza e consapevolezza. “I dati sul consumo di droga segnalati dal Nucleo Operativo Tossicodipendenze della Prefettura di Firenze, dove vengono convocate le persone trovate in possesso di stupefacenti, sono allarmanti: ben il 42 % di sostanze cosiddette “leggere” sono detenute prevalentemente da giovani tra i 18 ed i 25 anni, ma soprattutto, l’ altro dato che deve far riflettere è che il 29% delle persone, che si sono presentate al colloquio in Prefettura nel corso del 2015, sono studenti. Sono numeri che non possiamo e non vogliamo ignorare.” Ha spiegato il Sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi “Il progetto rivolge la sua attenzione a delle figure chiave del mondo scolastico, i docenti. Attraverso un dettagliato percorso didattico-formativo, gli insegnanti potenzieranno il loro ruolo inderogabile di guida per i ragazzi degli istituti scolastici. La prevenzione trova il suo naturale fondamento nell’educazione, che continuerà comunque ad essere accompagnata con azioni di controllo svolte delle forze di polizia. Educazione e controllo sono le strade che dobbiamo percorre per rispondere all’emergenza e al dilagare di questo fenomeno”. Il progetto è rivolto agli insegnanti dei primi due anni delle scuole medie superiori, selezionati dai rispettivi dirigenti scolastici. E’ stato scelto questo target perché ricerche recenti hanno appurato che le dipendenze giovanili cominciano a radicarsi nella fascia di età dei 13-15 anni. Sono previsti cicli di quattro incontri di formazione per ogni scuola, della durata di 4-5 ore ciascuno. Le lezioni, che si svolgeranno in Prefettura, saranno tenute da personale dell’ASL, del NOT – Nucleo Operativo Tossicodipendenze della Prefettura e delle forze dell’ordine. Alla fine della formazione, seguirà nelle scuole una fase di monitoraggio e di supporto da parte degli operatori. “I ragazzi si avvicinano per la prima volta alle droghe – ha sottolineato il prefetto Giuffrida –  sempre più presto, in età sempre più precoci. Per questo l’idea è quella di realizzare un percorso formativo mirato ai docenti in modo da raggiungere i giovani con più incisività ed efficacia. Il progetto si avvale della grande esperienza maturata dal Comitato Scuola Sicura Insieme che da decenni opera nel mondo scolastico.” Fonte: Prefettura di Firenze – Ufficio stampa.

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2016/09/23/insegnanti-lezione-prevenire-alcol-droga-giovani/

 

IL CORRIERE.IT

RICERCA USA

Bevande alcoliche: più spot vedono i ragazzi in tv più ne consumano

Correlazione dimostrata non solo per la scelta dei marchi che viene condizionata dalla pubblicità ma anche riguardo al numero di drink bevuti in un mese che raddoppia

di Silvia Turin

22 settembre 2016 - C’è una correlazione diretta tra l’esposizione agli spot che reclamizzano alcolici e quanto li consumiamo. È da tempo infatti che in merito ai messaggi pubblicitari ci sono leggi che tutelano bambini e adolescenti, adesso però la cattiva influenza delle pubblicità in questione sui minori è stata provata da uno studio.

Lo studio

Guardare pubblicità ad esempio di birra durante una partita di calcio induce un ragazzo non solo a preferire i marchi visti in televisione ma anche (e questo ancora non era stato provato) a bere di più. La ricerca è stata condotta dal dottor Timothy Naimi, professore associato presso la Boston University’s Schools of Medicine and Public Health e pubblicata sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs: ha coinvolto oltre 1000 ragazzi dai 13 ai 20 anni provenienti da varie aree degli Usa. I giovani che non avevano guardato programmi tv con pubblicità di alcolici hanno detto di aver bevuto 14 volte in un mese. Il numero è salito a 33 al mese per coloro i quali avevano visto spot di alcolici trasmessi durante gli show televisivi. Anche se pochi casi, ci sono stati ragazzi che avevano consumato in un mese 200 drink e coincidenza proprio loro erano stati davanti a quei programmi che sono maggiormente “ricchi” di questo tipo di spot. Il quadro è più completo se si considera che da un altro studio relativo è emerso che i preadolescenti dagli 11 ai 14 anni di solito in Usa vedono da due a quattro annunci su bevande alcoliche al giorno.

Il ruolo dei genitori

Per fortuna è stato anche visto che riguardo la propensione a bere dei figli i genitori esercitano un’influenza 71 volte maggiore rispetto a quella della pubblicità, secondo il rapporto 2016 GfK Roper Youth. Due terzi dei minorenni tra i 10 e i 18 anni di età citano i loro genitori come chi ha influenzato la loro decisione sul bere o meno. Dietro, vengono i genitori, amici / colleghi (46%) e fratelli / sorelle o altri membri della famiglia (32%).

L‘autoregolamentazione

«Una delle implicazioni per la nostra società in generale è che attualmente i nostri controlli sulla pubblicità televisiva di alcolici sono minimi e si basano sull’autoregolamentazione, quindi penso che dovremmo stringere un po’ le maglie», ha detto il professor Naimi riferendosi alla legislazione americana dove sono i produttori ad avere le proprie linee guida e per le violazioni non ci sono ammende. In Italia il Codice di autoregolamentazione TV e minori prevede che, in genere, non debbano essere rappresentati minori dediti al consumo di alcol, mentre nella fascia di programmazione specifica (dalle 16 alle 19) si deve evitare la pubblicità di bevande alcoliche e superalcoliche.

 

L'ADIGE

Bolzano, l'allarme dell'esperta: "In Alto Adige bevono sempre più ragazze under 14"

Bruccoleri (La Strada): "Si risponde a una logica di accettazione del gruppo e l'età si abbassa sempre più"

BOLZANO, 22 settembre 2016 - Sempre più giovani e sempre più ragazze. Tra i 120 minori fimiti in coma etilico in un anno emersi da un’interrogazione provinciale si delineano due trend che da anni preoccupano gli esperti di dipendenze. Marina Bruccoleri, responsabile del servizio Exit dell’associazione La Strada-Der Weg, incontra con il suo staff 170 consumatori di sostanze psicoattive all'anno e il fenomeno, quindi, lo affronta in prima persona.

«L'abuso di sostanze alcoliche è sempre più anticipato. Oggi arriviamo ad affrontare situazioni critiche anche a 12 anni. Come la sessualità siamo di fronte ad una progressiva anticipazione dell’esperienza».

Cerchiamo di inquadrare l'abuso di alcol visto che il binge drinking non è equivalente ad una “sbronza” estemporanea o all'alcolismo.

«Esatto, i danni per la salute legati all'eccesso sono i medesimi, ma i meccanismi psico-sociali sono differenti. I ragazzi cercano sempre più l'eccesso e, non a caso, la frase classica è “mi spacco”. Il binge drinking è esattamente questo: arrivare a non stare nemmeno più in piedi. Qualcosa di differente da chi beve per sfuggire a una situazione difficile».

Si sta anche parecchio male. Perchè, dunque, spingersi a tanto?

«Perchè così si risponde a un bisogno di accettazione del gruppo, quasi un rituale di coraggio o una prova di leadership. L'alcol è legale, è socialmente accettato e in una fase iniziale agevola le relazioni sociali. Di per sé è la sostanza perfetta per questa esagerazione che diventa vanto. Persino i postumi, in un quadro simile, diventano parte del fascino della trasgressione. Avere gli occhiali da sole alle 7 di mattina ed essere a terra è quasi la cicatrice di un grande atto di coraggio. “Fa figo” dicono».

Al di là delle dinamiche di gruppo, però, ci saranno pure la famiglie a giocare un ruolo.

«Sono un nucleo fondamentale. Per questo stiamo portando avanti con successo i gruppi di lavoro con i familiari nelle varie aree provinciali: Bolzano, Bressanone, Brunico e Merano. Il tutto in madrelingua. Praticamente assieme al ragazzo seguiamo anche i genitori. È un lavoro molto complesso, ma sta dando i suoi frutti. I genitori, infatti, sono molto interessati e ne traggono beneficio perchè colgono questo consumo come occasione per rinforzare le proprie competenze di madri e di padri».

Passiamo all’altra tendenza che sta emergendo in modo netto: l’aumento delle ragazze, in larga parte adolescenti, che si abbrutiscono a suon di alcolici.

«È un fenomeno in lieve, graduale, ma costante aumento. Se ci pensiamo risponde anche questo a una logica sociale. Le donne e le giovani sono sempre più competitive fra loro e con il genere maschile quindi entrano agevolmente in questo contesto da prova di forza. Siamo anche qui nell’ambito dell’accettazione del gruppo. Rispetto alle dipendenze da sostanze stupefacenti, solitamente appannaggio dei maschi in una logica che li vuole più forti per affrontrare conseguenze pesanti come il carcere, qui siamo nell’ambito del legale».

In conclusione, però, cosa si può fare di concreto?

«Lo sport, la qualità delle relazioni, una buona conoscenza della propria emotività, le passioni, gli interessi e la socializzazioni sono le protezioni più forti».

 

STYLE.IT

Vino e Gravidanza: i consigli degli esperti

Ecco i risultati di un recente studio condotto sul rapporto tra vino e gravidanza

Daniela Raspa

22 settembre 2016 - Bere più di un grande bicchiere di vino al giorno può ridurre le probabilità di rimanere incinta. Sono questi i risultati di un recente studio condotto sul rapporto tra vino e gravidanza dai ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia Clinica, ad Aarhus University Hospital, in Danimarca, il Dipartimento di Epidemiologia a Boston University School, Stati Uniti d’America, e Health Solutions nel Research Triangle Park, Stati Uniti d’America.

Lo studio…

Lo studio, pubblicato sul BMJ, ha rilevato che le donne che bevono almeno 14 porzioni di bevande alcoliche (dove per porzione si intende un bicchiere da 250 ml) a settimana presentavano una fertilità ridotta. Gli autori hanno tuttavia precisato che lo studio è stato esclusivamente osservazionale. Basato su un totale di 6.120 donne che vivono in Danimarca di età compresa tra 21-45, intervistate mentre cercavano di concepire e non ricevevano alcun trattamento di fertilità. E, ovviamente, dopo l’eventuale gravidanza. Non si è tenuto conto di altri fattori come ad esempio l’assunzione di alcol del partner, che può influenzare la qualità dello sperma.

Le linee guida ufficiali del Regno Unito raccomandano alle donne di astenersi completamente dal bere quando si cerca di rimanere incinta

Ma non essendoci dei risultati scientifici certi sulla correlazione vino e gravidanza in fase pre-concepimento, molti sono concordi nel ritenere che l’astinenza totale non sia necessaria.

Bere una piccola porzione al giorno – definito come 120 ml di vino o una piccola bottiglia di birra – secondo gli stessi studiosi non avrebbe infatti alcun impatto sulla fertilità. Tuttavia, i ricercatori mettono in guardia contro il bere durante il tentativo di rimanere incinta. L’alcol influisce negativamente sul feto, se le donne non sono ancora consapevoli di aver concepito.

La dottoressa Annie Britton, esperta di alcol della University College di Londra, ha dichiarato che…

“l’astinenza totale può non essere necessaria per massimizzare i tassi di concepimento“. Perché “se l’alcol è consumato moderatamente, sembra che non influenzi la fertilità.“. Tuttavia “se una coppia riscontra difficoltà nel concepire, ha senso per entrambi i partner ridurre il loro consumo di alcol.”

 

QUI BRIANZA

La compagna con il naso fratturato, l'ubriaco arrestato dai Carabinieri

DESIO - Un uomo di 65 anni, nella giornata di mercoledì, è stato arrestato dai Carabinieri con l'accusa di maltrattamenti in famiglia. Per futili motivi, ma ubriaco, si è accanito contro la compagna colpendola ripetutamente. Per lei, oltre a traumi vari, anche il naso fratturato

Completamente ubriaco, si è accanito contro la compagna fino a farla sanguinare: un uomo di 65 anni residente a Desio, nella giornata di mercoledì, è stato arrestato dai Carabinieri della stazione di Nova Milanese.

I militari sono arrivati dopo aver ricevuto la telefonata da parte della stessa donna, trovandola  in strada, davanti all'abitazione, con il volto tumefatto e sanguinante. Riferiva di essere stata percossa dal compagno, in preda ai fumi dell’alcol, al culmine di una lite per futili motivi e di essere riuscita a divincolarsi scappando in strada.

Gli uomini dell'Arma hanno subito chiamato un'ambulanza per il trasporto all'ospedale di Desio, dove la donna è stata medicata e dove le hanno riscontrato un trauma cranico, uno costale e la frattura del naso. La prognosi è di 20 giorni.

Sono poi entrati nell'abitazione per prelevare anche il compagno, purtroppo non nuovo a episodi di violenza. Per lui, manette ai polsi, è stata però un'altra destinazione.