Rassegna del 15 Settembre 2016

A cura di Roberto Argenta, Guido Dellagiacoma, Alessandro Sbarbada

 DIPENDENZESVIZZERA.CH

L’alcol visto dai bambini

Finora la ricerca sull’alcol si è concentrata sugli adolescenti, ma un nuovo studio di Dipendenze Svizzera si è chinato sulle conoscenze dei bambini piccoli in fatto di alcol. Ne emerge che già a tre anni i bimbi riconoscono le bevande alcoliche e sanno che non sono adatte a loro. È interessante notare come i bambini in età prescolare associno più spesso l’alcol agli uomini che alle donne.

Per indagare sulle conoscenze dei bambini dai tre ai sei anni in materia di alcol un team di ricercatori di Dipendenze Svizzera ha sviluppato e applicato un nuovo metodo di analisi. Su un computer touch screen hanno mostrato a un campione di circa 300 bambini immagini di vita quotidiana raffiguranti persone a tavola, a un picnic, a una festa e così via. In ordine casuale tra le immagini c’erano anche dodici fotografie di bevande (otto analcoliche e quattro alcoliche). I ricercatori hanno chiesto ai bambini di indicare in successione, toccando lo schermo, le bevande che secondo loro bevevano le persone raffigurate sulle illustrazioni. Alla fine dell’esercizio si è poi chiesto ai bimbi di dare un nome alle varie bevande, precisando se contenevano o meno alcol. 

Dai risultati dello studio è emerso quanto segue: 

Già i bambini di tre anni hanno riconosciuto la metà delle bevande alcoliche, i bambini di sei anni ne hanno riconosciute l’80%. 

Tra i bambini del gruppo preso in considerazione dallo studio, quattro su cinque sanno che di norma i bambini non bevono alcol.

È interessante notare che i bambini interpellati hanno abbinato più spesso le bevande alcoliche agli uomini che non alle donne. Man mano che i bambini crescono, tendono a fare sempre di più questa differenza, quindi capiscono molto presto che l’alcol è più diffuso tra gli uomini. 

Nelle scene che rappresentavano adulti che svolgono attività con la famiglia, i bimbi più grandi hanno abbinato molto spesso (nel 41,5% dei casi i bambini di cinque anni, nel 47,4% quelli di sei) gli adulti alle bevande alcoliche durante le feste. (*)

I risultati dello studio dimostrano che, sin dai tre anni, i bambini conoscono l’alcol: sanno che almeno alcune delle bevande mostrate loro contengono alcol e che non sono adatte ai bambini. La consapevolezza delle norme relative al consumo di alcolici, ossia come capire chi beve alcol e in che occasione (gli uomini più spesso delle donne, alle feste più spesso che nella cerchia famigliare), sembra invece svilupparsi un po’ più tardi, più o meno a partire dai cinque anni. 

Dallo studio emerge che i bambini sviluppano le proprie idee sull’alcol molto prima di quanto si ritenesse finora. Tuttavia, non si è ancora riusciti a stabilire fino a che punto questa presa di coscienza precoce influenzerà il consumo dei piccoli una volta cresciuti. 

Si sa tuttavia che già in età prescolare si pongono le basi di competenze importanti per la vita futura, che contribuiscono ad affrontare meglio le situazioni difficili durante l’adolescenza e a prendere decisioni più favorevoli alla salute. I programmi preventivi di promozione precoce della salute possono contribuire in maniera determinante a uno sviluppo sano dei bambini. 

 I risultati dello studio sono stati pubblicati in una rivista scientifica di area anglofona, mentre il riassunto in versione divulgativa è apparso in tedesco sull’ultimo numero di SuchtMagazin, Fazit. ForschungsSpiegel von Sucht Schweiz. 

Il programma di promozione precoce lanciato da Dipendenze Svizzera, che ha come protagonisti i cangurini gemelli Tina e Toni, è destinato alle istituzioni che accolgono bambini dai quattro ai sei anni: www.tinatoni.ch 

 (*) Nota: già a cinque anni i bambini, che osservano i comportamenti degli adulti, associano il bere vino, birra o altri alcolici alla festa. 

Pochi anni dopo quegli stessi adulti si stupiranno quando quei bambini, divenuti ragazzi, per festeggiare, assumeranno bevande alcoliche.

 ILMATTINO.IT

Studenti Erasmus, il tour alcolico: un cicchetto per chiesa a Napoli

Si chiama la «Ruta de limoncello», il «percorso del limoncello», che in altre parole vuol dire passeggiare in gruppo nel centro antico della città tracannando intere bottiglie di quel liquore. Lo hanno definito l'elisir della Costiera: alcol (tanto), zucchero e limone da buttare giù tutto di un fiato. Un tour guidato ad alto tasso alcolico, la «Ruta de limoncello», che vanta già quattro edizioni, «e ogni volta - scrivono con orgoglio gli organizzatori - si rivela sempre un gran successo». Dunque, - si legge nell'invito pubblicato su siti e social network - «segnate nel vostro calendario la data di venerdì 30 settembre perché è il giorno in cui si terrà questo evento che ha già coinvolto 1200 studenti e tanti appassionati».

 Che altro dire? Complimenti ai ragazzi di «Erasmusland», il gruppo di giovani napoletani, ex studenti Erasmus, che con puntualità, ogni anno, si preoccupa di far conoscere le bellezze storiche e architettoniche della nostra città ai colleghi stranieri, e non solo, a suon di cicchetti. Proprio così, perché il tour - scrivono ancora gli studenti su comunicati ufficiali pubblicati da gran parte dei siti turistici napoletani - «prevede di bere un cicchetto di limoncello a ogni chiesa che si incontra durante l'itinerario». E se si considera quante ce ne sono di chiese solo tra piazza del Gesù e San Domenico Maggiore, si capisce per quale ragione i ragazzi di «Erasmusland» aggiungono che «l'obiettivo del tour è arrivare vivi alla fine del percorso». Certo, perché se lo sballo è assicurato, il rischio di finire in coma etilico è davvero molto alto: la partecipazione all'evento prevede infatti l'acquisto di una bottiglia personalizzata di limoncello a cinque euro, che sarebbe riservata solo ai giovani iscritti al gruppo «Erasmusland», ma se avete voglia di partecipare anche voi non c'è problema: «basta contattare gli organizzatori e il prezzo dell'evento subirà delle variazioni». Naturalmente più siamo e meno paghiamo e un litro di limoncello potrebbe arrivare a costare anche solo un paio di euro. Ok, il prezzo è giusto anche perché nel bonus-bottiglia è incluso l'ingresso gratuito in un locale nel centro storico dove sarà possibile partecipare, guarda un po', a un «limoncello party». (...)

 L'appuntamento è fissato all'ingresso del Duomo il 30 settembre alle 22; la partenza del tour alle 22.30 circa mettendo nel conto anche i ritardatari. Un po' meno puntuale la risposta degli organizzatori alla voce «itinerario» che recita solo «Stazioni Alcoliche Ecclesiastiche» senza precisare di quali (e quante) stazioni si tratterà. Quello che dovrebbe essere certo invece è l'arrivo in piazza del Gesù Nuovo dove, in un orario imprecisato, per la gioia dei partecipanti (o meglio: di quel che resterà), sono stati organizzati «festeggiamenti e tanta ebbrezza». Per raccogliere il maggior numero di persone sperando di raggiungere il tetto massimo dei duecento, sul sito di «Erasmusland» l'evento viene descritto anche in lingua inglese per spiegare agli stranieri, al netto delle informazioni su ora e luogo, che il limoncello «is a sweet liquor made by alcool and lemon peel macerate together, then mixed in sugar and water syrup». Insomma, quel giusto mix di alcol e sciroppo di zucchero in grado di provocare violente sbornie difficili da smaltire. (...)

 IL MESSAGGERO VENETO

Vivi per miracolo dopo lo schianto: era ubriaco, ma non va in galera 

Udine, il giudice ha disposto l’obbligo di firma per il 28enne rumeno che ha tamponato la 500 ferma al semaforo. Aveva un tasso alcolemico 5 volte oltre il limite e non era la prima volta. Un’intera famiglia all’ospedale 

di Cristian Rigo

UDINE. Il sospetto dei carabinieri, alimentato anche dal rifiuto a sottoporsi all’etilometro, ha trovato conferma nelle analisi ospedaliere: Narcis Laurentiu Zavera la notte del 28 agosto scorso era completamente ubriaco, il suo tasso alcolemico era di 2,38 grammi per litro, quasi cinque volte il limite consentito.

E nonostante avesse bevuto parecchio si è messo al volante della sua Saab e ha centrato in piano una 500 ferma al semaforo in viale Palmanova sulla quale viaggiava un’intera famiglia: il padre di 49 anni con il figlio 17enne davanti e la madre, anche lei di 49 anni con la figlia di 11 dietro.

Sono finiti tutti all’ospedale, in gravi condizioni la bambina che è stata ricoverata in terapia intensiva ma fortunatamente adesso è fuori pericolo. A guardare quello che resta della loro auto poteva andare peggio, tanto che i vigili del fuoco hanno impiegato più di 40 minuti a estrarre la madre dalle lamiere contorte.

La 500 era ferma incolonnata al semaforo e dopo il verde ha fatto in tempo a percorrere pochi metri quando è stata centrata in pieno dalla Saab condotta dal 28enne romeno che poi si è rifiutato di sottoporsi all’etilometro evitando di fatto l’arresto.

Chi provoca lesioni gravissime (come in questo caso) guidando ubriaco rischia infatti dai 4 ai 7 anni, ma per procedere all’arresto in flagranza di reato ci deve essere la certezza del tasso alcolemico. Che in questo caso non c’era ancora.

Il pubblico ministero Paola De Franceschi ha disposto l’accompagnamento coattivo in pronto soccorso e una volta ricevuto l’esito degli esami ha chiesto la misura cautelare in carcere. Il Gup del tribunale di Udine Francesco Florit ha però ritenuto sufficiente l’obbligo di firma.

Niente carcere insomma. Anche se non era la prima volta che Zavera guidava ubriaco. Gli avevano restituito la patente soltanto ad aprile. Il 21 ottobre del 2009 era stato condannato a un’ammenda di 3.500 euro perché guidava con un tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 grammi per litro.

Poi, il 31 agosto del 2014 la patente gli era stata sospesa di nuovo, questa volta per un anno e quattro mesi. In quel caso l’esito dell’alcoltest aveva sforato la soglia massima di 1,5 grammi per litro e quindi, oltre alla sospensione, gli era stata confiscata l’automobile (cosa che avverrà anche questa volta). Per evitare l’arresto aveva dovuto svolgere un lavoro di pubblica utilità.

Ma a quanto pare la “lezione” non è servita a molto. E questa volta a pagare le conseguenze è stata un’intera famiglia. «Il mio cliente - riferisce l’avvocato difensore Francesco Scialino - è scosso e molto dispiaciuto per l’accaduto.

Davanti al giudice ha ammesso di aver bevuto, ma non ha saputo ricostruire la dinamica del sinistro. Probabilmente ha visto il verde e non le auto ferme. Ha riconosciuto la congruità della misura e di sicuro non guiderà anche perché è di nuovo senza patente».

 LECCENEWS24

Tamponata, partorisce prima del tempo: guidatore ubriaco condannato a otto mesi di reclusione

Il giudice ha condannato l'imputato ad 1 anno e 2 mesi di arresto per guida in stato di ebbrezza ed al pagamento di un'ammenda di 14mila euro. La vittima del parto prematuro, un'avvocatessa, la quale si trovava affianco al marito e collega, si è costituita parte civile.

Lecce. Un parto prematuro dopo il tamponamento causato dal conducente di un'altra macchina che guidava sotto effetto di alcool. Una vicenda che ha avuto, invece, conseguenze sul piano giudiziario per l'automobilista imprudente. Il giudice monocratico Sergio Tosi della prima sezione penale ha inflitto al 39enne G.L.S. di Lequile, 8 mesi di reclusione, pena sospesa per il reato di lesioni personali colpose, per aver violato la Legge 194 sull'aborto ( "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza") ed in particolare l'articolo 17 che punisce "chiunque cagiona ad una donna per colpa un parto prematuro".

 Inoltre, il giudice ha condannato l'imputato ad 1 anno e 2 mesi di arresto per "guida in stato di ebbrezza" ed al pagamento di un'ammenda di 14mila euro. Infine, è stato disposto il risarcimento del danno da liquidarsi in sede civile. Accolta dunque la richiesta di condanna dell'accusa rappresentata oggi in udienza dal vpo Antonio Zito. Invece, la vittima del parto prematuro si è costituita parte civile con l'avvocato Francesco Maria De Giorgi. 

 Secondo le indagini condotte dai Carabinieri di Lecce e coordinate dall'allora pubblico ministero Antonio De Donno (che ha emesso un decreto di citazione a giudizio), il 39enne G.L.S. si sarebbe messo alla guida della propria macchina, dopo avere bevuto qualche bicchiere di troppo (riscontrato un tasso alcolemico di 2,34 g/l).

 La sera della vigilia di Natale di cinque anni fa, non mantenendo la distanza di sicurezza, nei pressi di un semaforo, avrebbe perso il controllo del mezzo e tamponato un'altra macchina ferma al rosso. All'interno di essa, vi era una coppia di avvocati e ad avere la peggio sarebbe stata la moglie, la quale si trovava affianco al marito che guidava. La donna avrebbe ricevuto "un trauma da contraccolpo al rachide cervicale e al rachide sacro-lombare". Ma l'avvocatessa era incinta, cosicché dal colpo ricevuto sarebbe conseguita la rottura prematura delle membrane. Il marito, se la sarebbe cavata, invece, con traumi alla caviglia sinistra, al polso destro e all'articolazione scapolo -omerale, guaribili in 7 giorni. 

 IL GIORNO

Torna a casa ubriaco e pretende la cena, la moglie lo prende a padellate

La donna doveva badare al figlio piccolo e non aveva alcuna intenzione di mettersi a cucinare. L'uomo è finito al pronto soccorso

di Dario Crippa

Monza, 15 settembre 2016 - Aggressione l'altra sera a Monza. Una donna e il suo compagno ubriaco i protagonisti. Solo che a farne le spese e a finire in ospedale stavolta è stato l'uomo. Lui, un peruviano di 39 anni, è tornato a casa ubriaco a tardissima sera e pretendeva che la donna gli preparasse la cena. Visto che la 43enne aveva da badare al figlio piccolo e non aveva alcuna intenzione di mettersi a spadellare, alle violente rimostranze dell'uomo ha messo fine... a colpi di padella. L'uomo è stato soccorso dagli agenti della Polizia locale e fatto portare in pronto soccorso.

 RICEVO DA GIOVANNI MONESI E VOLENTIERI RILANCIO

Ciao Alessandro, vorrei segnalarti due eventi, uno tratto dalla lettura della stampa e uno legato alla attività della "Rete dei Club degli Alcolisti in Trattamento della Lombardia Orientale".

1) sul Corriere di domenica 11 settembre, alle pagine della salute, è comparso un articolo ispirato alle nuove linee guida per la prevenzione degli incidenti cardio-vascolari uscite dal congresso romano della EUROPEAN SOCIETY OF CARDIOLOGY. La prevenzione non può prescindere da interventi rivolti a tutta la popolazione, tra questi le politiche per controllare l'accesso alle bevande alcoliche e all'alimentazione scorretta, gli incentivi per l'attività fisica e la cura dell'ambiente (piste ciclabili ed inquinamento). Questo approccio di popolazione ai problemi mi è sembrato veramente importante e segna un cambiamento culturale che non mi aspettavo da una associazione così medicalizzata.

2) abbiamo organizzato il corso di sensibilizzazione a Leno, un quarto di secolo dopo quello diretto dal prof. Hudolin, a cui avevo partecipato, e nel ventennale della sua scomparsa. Per me una bella emozione e una occasione di rilancio per i programmi del bresciano. Ad ora gli iscritti sono 35 e questo ci lascia sufficientemente tranquilli.

Un caro saluto e grazie per il vostro lavoro.

Giovanni Monesi

 POLICLINICONEWS.IT

Dipendenza da alcol, il Progetto Sam a Formia

Nuova tappa per il programma avviato dal Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio in collaborazione con la SITAC

di Gabriella Facioni

Il 9 giugno 2016 il Progetto Sam ha fatto tappa nella città di Formia, presso la Sala “Ernesto Ribaud” del Comune. L’incontro è stato organizzato dal Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio (CRARL), con la collaborazione della SITAC (Società Italiana per il Trattamento dell’Alcolismo e le sue Complicanze), per fare cultura sulle tematiche dell’alcologia. L’evento, che ormai replica la formula collaudata negli incontri precedenti in diverse città del Lazio, ha previsto l’abbinamento del riconoscimento dei crediti formativi ECM (Educazione Continua in Medicina) e la presentazione delle fasi del Progetto SAM (Servizi Alcologia Mappati) e dei suoi contenuti più importanti. Durante il convegno i rappresentanti istituzionali e il prof. Mauro Ceccanti hanno firmato un importante Protocollo dal titolo “Integrazione socio-sanitaria, distretto Formia-Gaeta”.

Presente all’incontro il Presidente del consiglio Comunale Maurizio Tallerini, che nella sua carriera ha ricoperto anche il ruolo di Assessore ai Servizi Sociali e si è occupato in passato delle problematiche connesse all’alcolismo nel suo territorio. Come è noto il Progetto SAM ha tra gli obiettivi la diffusione della conoscenza delle problematiche scaturite dall’abuso di alcol, il ricorso a strumenti di ausilio innovativi, l’integrazione degli aspetti bio-psico-sociali e la divulgazione dei Centri e dei servizi presenti nel territorio laziale. Per quanto riguarda la diffusione delle conoscenze, l’appuntamento di Formia è stato davvero particolare.

Il dott. Giovanni D’Angiò, psicologo ma anche Assessore alle politiche Sociali e la psicologa Anastasia Pezzella, entrambi esperti da tempo di welfare, nel corso dell’evento hanno riproposto il loro progetto dal titolo“Dipendi-AMO”. Si tratta di otto cortometraggi per raccontare la dipendenza, intesa come amore per il vizio: il gioco d’azzardo e il sesso, l’alcol e la tecnologia, gli aspetti della vita che sempre di più sottraggono alle persone libertà e dignità. I cortometraggi sono stati realizzati dal regista Nunzio Paolo Russo con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Formia in collaborazione con la “Alfiere Productions” ed sono stati premiati al “Formia Film Festival”. «Partecipare all’incontro di Formia e proporre “Dipendi-AMO” – commenta il dott. D’Angiò – significa dare la giusta visibilità non solo al problema ma anche riconoscerlo, accettarlo ed affrontarlo». Il cinema, come è noto, viene utilizzato spesso in psicoterapia, selezionando i film per argomento e contenuti e tenendo conto che spesso i pazienti si identificano con un personaggio. Per la dott.ssa Pezzella, presentare gli otto cortometraggi al convegno «ha significato e soprattutto ha reso visibile il mondo della dipendenza, nelle varie forme. È necessario essere attenti e consapevoli che queste sono problematiche che appartengono al quotidiano».

Una vera fonte di informazione, di messaggi, di comunicazione quella dell’appuntamento di Formia. Si è respirata un’aria più intensa, forse ancora più consapevole e combattiva che ha coinvolto non solo i presenti ma un esercito di persone fortemente motivate ad espandere il programma dal territorio all’intera Regione e ancora più in là. È il caso di dire che le battaglie si vincono così. (*)

 (*) Nota: qui un video sull’iniziativa http://www.policliniconews.it/convegni-e-congressi/dipendenza-alcol-progetto-sam-formia/ 

 WINENEWS

Ocm vino & promozione, si rischia il caos sulla graduatoria nazionale (30 milioni di euro): alcuni esclusi avrebbero presentato ricorso al Ministero delle Politiche Agricole, perché alcuni soggetti beneficiari non sarebbero in regola con i criteri

Ad ora nulla è certo, ma potrebbe incombere il caos sulla graduatoria nazionale (resa nota alla fine di luglio, https://goo.gl/Dl3RO8 ) dei progetti finanziati con i fondi promozione dell’Ocm vino in mano al Ministero delle Politiche Agricole, che gestisce 30 milioni di euro sui 100 che ogni anno l’Italia ha nel plafond (70 sono in mano alle Regioni, ndr). (*)

 Il dicastero di via XX settembre, da quanto apprende WineNews, sarebbe alle prese con una serie di ricorsi presentati da diversi esclusi dalla graduatoria, secondo i quali alcuni dei beneficiari sarebbero raggruppamenti costituiti ad hoc poco prima delle scadenza del bando, ma in realtà contenenti al loro interno soggetti che già in passato erano beneficiari di altri Ocm, mentre la novità del soggetto proponente il progetto, unitamente alla novità del mercato obiettivo, erano tra i criteri di premialità più importanti del bando.

 Criteri che, per altro, erano già stati messo in discussione da buona parte della filiera del vino che, in estrema sintesi, era più favorevole a poter dare continuità ad alcune delle azioni di promozione intraprese negli anni passati e che, è evidente, hanno contribuito in maniera importante ai risultati sempre positivi dell’export del vino italiano. 

La questione, per ora, pare di natura amministrativa, e in prima istanza potrebbe essere risolta tra le mura del Ministero e di Agea - sempre che le verifiche riscontrino eventuali irregolarità nella documentazione dei progetti e nella compilazione delle graduatorie - con la pubblicazione di una graduatoria aggiornata. Ma è logico pensare che, in ogni caso, gli esclusi di oggi o quelli ammessi e potenzialmente esclusi domani, possano poi ricorrere alla giustizia ordinaria attraverso il Tar. Il rischio concreto, insomma, è che per una somma di responsabilità, tutte da accertare, l’utilizzo di fondi ingenti e tanto importanti possa subire ulteriori ritardi, anche per chi è in regola, se non essere bloccato aspettando i tempi della giustizia italiana che, purtroppo, non sono mai rapidi e certi.

 Intanto, sul tema, l’Agea, pensa ad una proroga dei termini per i controlli precontrattuali previsti dall’iter di accesso ai fondi dell’Ocm Vino in vista della prossima scadenza del 12 ottobre, come riporta un lancio Ansa 

 “Abbiamo ricevuto la documentazione ministeriale il primo settembre e stiamo pensando di concordare con il Ministero una ipotesi di proroga dei termini - ha detto il neocommissario dell’Agea Gabriele Pagliardini a margine dell’audizione in Commissione Agricoltura al Senato - l’idea è quella di costituire un gruppo di lavoro Agea-Mipaaf alla luce dei tempi di controllo che si sono compressi. Speriamo così di evitare la proroga che potrebbe incidere sul sistema dei progetti di promozione e valorizzazione del comparto vitivinicolo”.

Obiettivo è e resta non perdere i fondi comunitari per il settore.

 (*) Nota: cento milioni di euro, denaro pubblico a promuovere il vino.

Per la prevenzione delle sofferenze legate al bere viene destinata appena qualche briciola.

 ANSA

GdF sequestra 235mila litri di alcol

Destinati a produrre whisky, grappa, rum e sambuca

(ANSA) - BRESCIA, 14 SET - Sono 235.000 i litri di alcol sequestrati dalla Guardia di Finanza di Brescia nell'ambito dell'operazione Ermelinda, che ha coinvolto un imprenditore bresciano nel settore della produzione di bevande alcoliche, il socio in Spagna e un autista romeno denunciati a vario titolo per reati tributari, finanziari, contro il patrimonio contro l'industria e il commercio.

 Le Fiamme Gialle hanno sequestrato 42.000 litri circa destinati alla produzione di grappa, whisky per oltre 101.000 litri, rum per circa 79.000 litri e sambuca per circa 13.000 litri. Il tutto era contenuto in 41 serbatoi e in 51.548 bottiglie. Sigilli anche a quattro linee utilizzate per la produzione di sostanze alcoliche e 278.804 etichette identificative dei prodotti.

Riscontrata un'evasione delle accise per oltre 730 mila euro.

Sequestrati anche 71mila euro in contante.

 WINENEWS

Prima di rispondere a WineNews, Francesco Guccini prende una Malboro Light dal taschino. Poi dice, scuotendo la testa: come compagno e fonte di ispirazione “il vino è tra le leggende che mi trascino dietro. Ogni tanto ne parlo nelle canzoni, ma così”

Prima di rispondere, Francesco Guccini prende una Malboro Light dal taschino. Poi dice a WineNews, scuotendo la testa: come compagno e fonte di ispirazione, “il vino è una delle leggende che mi trascino dietro, perché ne ho parlato nelle mie canzoni. Ma non è che sia una presenza così costante nella mia vita. Lo adopro, lo bevo volentieri, mi piace, ma non sono né un bevone né un ubriacone, questo sia chiaro. Qualche volta ho preso una balla, da ragazzo, da giovane, ma adesso sono anni che ... e ogni tanto parlo del vino nelle canzoni, perché allora le atmosfere delle osterie erano quelle, ma così”. Già così, del resto, “sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta, ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta” (Canzone delle osterie di fori porta, 1974), e, forse, ci manca un po’ quell’Italia in cui il vino era un alimento e non un bene voluttuario. “Ma no, era comunque un fatto culturale anche nelle famiglie di una volta, paragonato al pane in quelle contadine - ricorda il grande cantautore italiano, accendendosi la sigaretta - si teneva da parte per le feste, soprattutto”. Allora come oggi, “è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore” (Canzone dei dodici mesi, 1972).

 “Poi noi, i giovani di allora - racconta Guccini - andavamo nelle osterie perché i whisky a go go costavan più cari, e invece lì te la cavavi con meno soldi. Era anche un fatto economico, più che altro. E, quindi, all’osteria bevevi un po’ di vino, suonavi la chitarra, e così andavi avanti. C’era questa abitudine, questo modo di essere”. Perché quando “cade il vino nel bicchiere poi nessuno più si muove” (L’ubriaco, 1970).

 Tornando alla musica - o, forse, non abbiamo mai smesso di parlarne - il vino continua ad influenzare la sua produzione, e sono molti quelli a cui “piace far canzoni e bere vino” (L’avvelenata, 1976), perché “La canzone può aprirti il cuore, con la ragione o col sentimento, fatta di pane, vino, sudore, lunga una vita, lunga un momento” (Una canzone, 2004). Ma forse, oggi, ci sono molti “cocktail”, tanta vanità, meno contenuti. “A me piacciono i cocktail”, scherza Guccini. In quanti, di tutte le generazioni tra cui spazia la sua musica, lo avremmo voluto come prof: “se fossi accademico, fossi maestro o dottore ti insignirei in toga di 15 lauree ad honorem, ma a scuola ero scarso in latino e il pop non è fatto per me, ti diplomerò in canti e in vino qui in via Paolo Fabbri 43” (Via Paolo Fabbri 43, 1976).

 “Di Guccini porto nella memoria le bottiglie. Un tipo che come lui ha bevuto un Mar Caspio di vino dimostra che l’alcool non è affatto contrario all’arte” (citazione Stefano Benni).