Rassegna del 23 Luglio 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

PRIMONUMERO 

Inquietante episodio all’Eden. Ubriaco spara contro i migranti: "Non vi sopporto più"

E’ accaduto ieri sera - venerdì 22 luglio - davanti all’ex albergo della zona industriale di Campobasso che da tempo è stato trasformato in un centro di accoglienza per profughi e immigrati. Il giovane, secondo alcune testimonianze, era ubriaco. Ha centrato gli stranieri con dei pallini di vetro esplosi da un’arma ad aria compressa che può provocare dolorose abrasioni. In casa trovati due fucili da caccia regolarmente denunciati ma custoditi senza rispettare le prescrizioni di legge

Campobasso. 23,07,2016 - Un inquietante episodio è avvenuto ieri sera nella zona industriale di Campobasso, proprio davanti all’ex hotel Eden che da tempo è stato trasformato in un centro di accoglienza per i profughi e gli immigrati. Un giovane che abita lì vicino ha infatti sparato con un fucile ad aria compressa contro alcuni migranti che stazionavano fuori dalla struttura alberghiera. Più di uno è stato colpito: i pallini di vetro, con cui era caricata l’arma, hanno raggiunto numerose persone che sono state costrette ad andare in ospedale per farsi medicare. La «sparatoria» - se così la si può definire – ha scatenato un comprensibile clima di paura fra i migranti, suggestionati probabilmente anche dalle notizie in arrivo da Monaco di Baviera (Germania) dove un terrorista nel tardo pomeriggio aveva ucciso 9 persone sparando sugli avventori di un fast food dopo aver urlato «io sono un tedesco».

L’escalation di attentati terroristi di matrice fondamentalista che ha recentemente colpito l’Europa sta alimentando un clima di ostilità nei confronti dei migranti – provenienti per lo più da zone del Medio Oriente e del centro Africa a maggioranza islamica – e il timore degli ospiti dell’ex hotel Eden è che i colpi di fucile (fortunatamente non letali) sparati contro di loro ieri sera siano in qualche modo frutto di questa campagna anti-immigrati che sta sotterraneamente prendendo piede un po’ in tutta Europa.

L’episodio di ieri è avvenuto quando ormai era buio, e secondo alcune testimonianze, il giovane ha esploso i colpi proprio per colpire il gruppo di migranti ospitati nella struttura della zona industriale. L’arma giocattolo era caricata a pallini di vetro che, comunque, quando raggiungono il bersaglio possono provocare dolorose abrasioni e se colpiscono organi delicati (come gli occhi) causare anche gravi danni.

Mentre alcuni dei giovani migranti venivano soccorsi, sono arrivate le pattuglie della Squadra Volante. Il giovane sparatore nel frattempo si era rintanato in casa, dove è stato raggiunto dagli agenti che lo hanno facilmente individuato grazie al racconto dei testimoni: nell’appartamento i poliziotti hanno trovato due fucili da caccia regolarmente denunciati dal padre del giovane ma - anziché essere custoditi negli appositi armadi di sicurezza- erano nascosti uno sotto il letto dei genitori, e un altro sopra un armadio.

Da quanto si è capito il giovane era ubriaco e agli agenti ha dato vaghe spiegazioni sul proprio gesto sostenendo che la vita nel quartiere è diventata difficile da quando all’ex hotel Eden sono ospitati i profughi.

Lui è stato denunciato.

IL GAZZETTINO 

Contromano e ubriaco: uccise due 30enni. Dalla cella a casa

TRIESTE 23,07,2016 - Dalla cella del carcere del Coroneo agli arresti in casa propria. Questa l'evoluzione della vicenda giudiziaria che vede protagonista Josif Jitaru Celestin, il 33enne di nazionalità rumena che un mese fa provocò la morte di Valentina Gherlanz e Luca Sussich imboccando contromano e ubriaco 

la Grande Viabilità.

 Non si era nemmeno fermato all'alt della Finanza che lo aveva intercettato pochi istanti prima dell'incidente. La decisione, non unanime, è stata presa dai giudici del Tribunale del Riesame che hanno accolto la richiesta dell'avvocato difensore dell'uomo, Andrea Cavazzini. Jitaru dunque non resterà dietro alle sbarre: sarà in regime di arresti domiciliari presso la propria abitazione. Dovrà tenere addosso il braccialetto elettronico che consentirà di rintracciarlo qualora dovesse allontanarsi da casa. Il 33enne, la notte dello schianto, era a bordo di una Golf.

Aveva bevuto prima di mettersi alla guida. Valentina, mamma di due bimbi, e Luca stavano rientrando dopo una domenica di svago assieme ad altre due persone a bordo di una Nissan. Celestin correva a 

100 chilometri

 all'ora. Valentina e Luca sono morti sul colpo mentre il 33enne era stato ricoverato in rianimazione ma il sensibile miglioramento delle sue condizioni di salute gli ha consentito di uscire presto dall'ospedale di Cattinara.

CITY RUMORS 

Martinsicuro, ubriaco a volante: panico in centro, belga finisce dentro

Martinsicuro. 23,07,2016 - Ubriaco al volante semina il panico tra passanti e automobilisti. Poi si ferma a discutere con loro. Infine finisce in manette, dopo aver avuto un vivace diverbio con i carabinieri.

Il protagonista di un pomeriggio di autentica follia, un 40enne di nazionalità belga, Frank Benoit Deroulou, residente a Liegi (ma domiciliato a Martinsicuro), che è finito ai domiciliari al culmine di una serie di manovre azzardate per il centro cittadino. Strade imboccate controsenso, segnali di precedenza non rispettati e altro ancora.

Il tutto perché, probabilmente, aveva alzato un po’ troppo il gomito. In ogni caso, di lì a poco il 40enne è stato raggiunto dai carabinieri. L’uomo ha subito avuto un atteggiamento irriverente nei confronti delle forze dell’ordine. Ha opposto resistenza: non si è fatto identificare, rifiutandosi di fornire le proprie generalità e poi sempre dando in escandescenze, si è anche opposto al test dell’alcol. Visto che era complicato riportarlo a più miti consigli, il 40enne è stato arrestato (poi ammesso ai domiciliari) con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza.

Processo. L’arresto del belga è stato poi convalidato. L’uomo ha patteggiato una pena di 8 mesi e poi rimesso in libertà.

CASERTACE’

ARRESTATO 46ENNE

Drogato e ubriaco, maltratta la moglie e la minaccia con un coltello. 

Nonostante fosse già stato sottoposto a misure per gli stessi reati

SAN FELICE A CANCELLO 23,07,2016 ¬ Nel corso della mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Stazione di San Felice a Cancello a seguito di indagine, le cui risultanze sono state pienamente condivise dall’A.G., hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della locale Procura nei confronti di un 46enne, del posto, ritenuto responsabile dei reati di atti persecutori e lesioni, commessi ai danni della moglie 40enne.

L’uomo, dopo essere stato già sottoposto a misure per gli stessi reati, non appena tornato in libertà, con condotte violente e reiterate, anche sotto effetto di sostanza stupefacente ed alcool, ha continuato a minacciare e molestare la donna tanto da ingenerare nella stessa un grave e perdurante stato di ansia, aggredendola, in una circostanza con calci sulle gambe e sulla schiena. I militari dell’Arma, oltre a documentare accuratamente le condotte poste in essere dall’arrestato, in una circostanza lo hanno anche sorpreso sulla pubblica via, fuori dalla propria abitazione, in possesso di un coltello da cucina che minacciava la moglie. L’arrestato, è stato associato presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

ROVIGO OGGI 

Ubriaco fradicio si schianta con a bordo il figlio

Come primo pensiero, i carabinieri si sono accertati che nessuno si fosse fatto male, come doveroso. Poi, chiarito che nessuno aveva riportato conseguenze gravi, nell'incidente, sono passati ai rilievi. E a questo punto è finita molto male per il conducente, un padre di 51 anni

Rovigo 22,07,2016 - Ubriaco tre volte oltre il limite di legge, è finito fuori strada con a bordo il figlio minorenne. Questa la ricostruzione dell'incidente avvenuto nella notte di giovedì 21 luglio e sul quale sono intervenuti i carabinieri di Rovigo.

Chiarito che non erano coinvolti altri veicoli, i carabinieri hanno sottoposto al test dell'etilometro un 51enne. La misurazione, secondo le contestazioni, non gli è stata favorevole. Si parla di un tasso alcolemico di 

1,89 grammi

 di alcool per litro di sangue, a fronte di un massimo ammesso dalla legge quando si guida di 0,5. Quasi il quadruplo.

A quel punto per il genitore sono scattate le conseguenze previste dalla legge: denuncia a piede libero, ritiro della patente e decurtazione da questa di 10 punti. Sempre nel quadro dello stesso servizio di controllo i carabinieri del Radiomobile, facenti parte della Compagnia guidata dal maggiore Salvatore Gibilisco, hanno denunciato a piede libero un 27enne egiziano.

Il giovane, residente a Milano, secondo le contestazioni viaggiava in auto senza patente di guida, per il più semplice dei motivi. Non l'aveva mai conseguita. La sua auto è stata sottoposta a fermo amministrativo per tre mesi, lui è stato denunciato.

CITTA DELLA SPEZIA 

Fa un incidente da ubriaco: si ferisce l'amico, patente sospesa per un anno

Sono intervenuti gli agenti della Polstrata e hanno rilevato al conducente un tasso alcolico altro di 

1.5 grammi

 per litro.

Val di Magra - 

1.5 grammi

 per litro di alcol nel sangue. E' il tasso alcolemico rilevato ad uno spezzino di 32 anni rimasto coinvolto in un incidente stradale assieme ad un amico. Era l'una e mezza di stanotte quando 

la Polizia

 stradale di Brugnato è dovuta intervenire in A15 per un'auto incidentata.

Arrivati sul posto hanno trovato due uomini, il conducente di 32 anni appunto e l'amico appunto, e vista la dinamica i poliziotti hanno attivato tutte le verifiche del caso. 

Una delle due persone a bordo dell'auto aveva una vistosa ferita al sopracciglio guaribile in venti giorni. Al momento dell'alcoltest però è emerso che il conducente, il 32enne appunto, aveva un tasso alcolemico decisamente alto. Per lui è scattato l'immediato ritiro della patente e una denuncia penale per guida di stato di ebbrezza. L'automobile non è stata sequestrata perchè risultava intestata ad una terza persona. 

Il 32enne denunciato oltre ad aver perso nell'immediato 10 punti dalla patente e la cui sospensione parte da un anno. Se le lesioni dell'altra persona rimasta coinvolta fossero state più gravi il ritiro sarebbe potuto arrivare anche a cinque anni.

RAVENNA24ORE 

Ubriaco guida contromano alle Bassette, bloccato

L'uomo aveva un tasso alcolico superiore di oltre cinque volte a quello ammesso

Questa notte 

la Polizia

 di Stato ha indagato in stato di libertà un 46enne rumeno per guida in stato di ebrezza con un tasso alcolico superiore di oltre cinque volte a quello ammesso.

A bordo della sua auto con targa rumena poco dopo la mezzanotte si trovava nella zona industriale delle Bassette circolando pericolosamente contromano.

Dopo diversi tentativi gli agenti di una volante sono riusciti a bloccarlo ed a sfilare le chiavi dal quadro. Il conducente riusciva a malapena a reggersi in piedi tanto che il responso dell’etilometro è stato di 2,57 grammi/litro, un tasso alla soglia del coma etilico.

Al rumeno è stata ritirata la patente di guida e sequestrata per la successiva confisca l’autovettura appena acquistata.

NUOVAVENEZIA 

Caorle, ubriaco minaccia i clienti di un bar con un coltello

L'intervento la scorsa notte in un locale di via Panama. Il 39enne, residente a Musile di Piave, se l'è presa anche con i militari

CAORLE. Minaccia alcuni clienti del bar con un coltello in preda ai fumi dell'alcol, albanese arrestato a Caorle dai carabinieri. 

Mezz'ora dopo la mezzanotte di venerdì i militari dell'arma, operativi nella nota località balneare dell'Alto Adriatico, sono intervenuti a seguito della segnalazione di una lite avvenuta all'interno di un locale situato in viale Panama.

Una serata che pareva procedere nel migliori dei modi, in una zona tranquilla a ridosso del centro della città, ma che improvvisamente si è scaldata, e non poco, data la necessità da parte di alcuni clienti di comporre quanto prima il numero di emergenza 

112. In

 corso, secondo una prima ricostruzione, vi era infatti un parapiglia tra alcune persone e la situazione stava degenerando velocemente. Giunti immediatamente sul posto i carabinieri hanno notato la presenza di un cittadino albanese di 39 anni, residente a Musile di Piave, che stava minacciando con un coltello a serramanico le persone presenti nel locale, per motivazioni ancora poco chiare e comunque condite e accentuate dalla sua alterazione alcolica.

In quei lunghi attimi di tensione i militari sono riusciti prontamente a far desistere l'uomo da eventuali intenti inconsulti, prima che la situazione potesse complicarsi ulteriormente e comunque evitando alla fine la presenza di feriti. La loro prontezza d'azione è stata determinante. Quindi, data la situazione, i militari dell'arma hanno manifestato la necessità di accompagnare il 39enne nella caserma di via Traghete per tutti gli accertamenti e le verifiche di rito.

Ma a quel punto l'albanese ha cominciato ad opporre una strenua resistenza, rifiutando il trasferimento e tentando di divincolarsi dalle maglie dei carabinieri, senza tuttavia riuscire nell'intento. Dopo averlo definitivamente bloccato, non senza qualche difficoltà, i militari hanno proceduto quindi all'arresto dell'albanese in flagranza per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e porto di oggetti o armi atti ad offendere. Nel corso della perquisizione personale, infine, è emerso che il soggetto, oltre al coltello a serramanico utilizzato per minacciare gli avventori del locale, aveva con se anche un noccoliere, o meglio un tirapugni, oggetto che durante una lite è in grado di procurare ferite importanti grazie all'aumento del massa del colpo inferto.

IN MONTICHIARI NEWS 

Montichiari, l'amore li salva dall'alcol

Luigi e Mariella: un grande amore che ha rischiato di affogare nell’alcol

Una storia di ritrovata serenità. La possono raccontare Mariella Ariazzi e Luigi Peroni che abbiamo incontrato per capire come si può uscire dal tunnel della dipendenza da alcol. Una storia d’amore la loro che comincia come tante, con uno sguardo, con una vibrante curiosità, con un’immediata simpatia. Si conoscono giovanissimi in una discoteca nel 1975 e l’anno seguente, il 21 febbraio, si sposano.

Mariella, per lei è stato amore a prima vista?

«No, volevo solo sapere come si chiamava… Certo era molto bello… Una curiosità che mi è costata cara, da allora - dice ridendo - non me lo sono più levato di torno!».

E lei Luigi, che ricordi ha di quel primo incontro?

«Era davvero molto graziosa ma quando l’ho vista non ho pensato certo che sarebbe diventata mia moglie. Mi ero trasferito da Milano nel bresciano e cercavo di stringere amicizie… Abbiamo fatto un lento e da allora siamo ancora qui, insieme».

Anche per voi, i primi, sono stati mesi di grande romanticismo?

«Oddio - interviene Mariella - già da fidanzati avevo intuito che c’era qualcosa di strano nel suo comportamento. Poi il problema è risultato più evidente da sposati. Quando era in casa con me e i bambini non toccava un goccio d’alcol ma quando usciva per passare serate e nottate con gli amici tornava trasformato».

Luigi, cosa succedeva?

«Per me bere con gli amici era la cosa più normale di questo mondo. Succedeva nel fine settimana e non tutti i week end. Non pensavo proprio che sarebbe diventato un problema, anzi, un dramma. Ero convinto che sarei stato in grado di abbandonare questa abitudine solo se l’avessi voluto. Invece è stato come cadere in un baratro».

Mariella, che tipo di situazione si veniva a creare quando Luigi beveva?

«Purtroppo aveva una “sbornia cattiva”… Non diventava violento, no, ma quando tornava a casa di notte costringeva me e i figli ad alzarsi e pretendeva che tutti stessimo ad ascoltare le sue farneticazioni. Era davvero una situazione insopportabile, difficilissima per i ragazzi che il mattino seguente dovevano andare a scuola».

Avete cercato una soluzione?

«Abbiamo immaginato tante soluzioni - ricorda Luigi - una delle prime è stato l’utilizzo dell’Antabuse».

Che cos’è l’Antabuse?

«Una sostanza che ha controindicazioni pesanti se si assume quando si beve alcol. Provoca tachicardia - dice Luigi - e insopportabile difficoltà respiratoria».

Ha funzionato?

«No - risponde mestamente Luigi - ero diventato una specie di equilibrista. Prendevo l’Antabuse e avevo capito quanto alcol avrei potuto bere senza avere conseguenze… Intanto continuavo a mentire a me stesso continuando a ripetermi che avrei smesso senza difficoltà. Non mi sentivo alcolizzato, per esempio la bottiglia non era il primo pensiero del mattino, ma non sapevo rinunciare alle esagerazioni quando uscivo in compagnia: finire ubriaco la serata non era una necessità ma era una regola».

Quanti figli avete?

«Tre figli - risponde Mariella - Roberta, Silvana e il principino.. Il mio Loris… Ma Silvana purtroppo ce l’ha portata via un terribile incidente stradale quando aveva solo 19 anni... Dopo la morte di Silvana - riprende Luigi dopo aver guardato negli occhi la moglie con immensa tenerezza - non ho più toccato un goccio d’alcol per due anni e mezzo. Sentivo la grande sofferenza di Mariella e per rispetto del suo dolore non osavo avvicinarmi al bicchiere. Oltre due anni di sobrietà senza alcuno sforzo. Poi per però “il mostro” è tornato a farmi visita ed era più cattivo di prima…».

Ha ripreso a bere?

«Sì - ammette con rammarico Luigi - esageratamente, al punto da mettermi nei guai. Non sopportavo più alcuna contraddizione, anche la più banale. Attaccavo lite per futili motivi e non mi importava chi avevo davanti. Ho rischiato più volte di morire in un incidente stradale: ho perso il conto della macchine che ho sfasciato. Sentivo di essere al limite, i miei figli non mi rivolgevano più la parola, mia moglie era disperata».

E quindi ha chiesto aiuto?

«Si - risponde Luigi - sentivo che avrei perso le persone più importanti della mia vita. Avevo già perso Silvana, non potevo perdere anche Mariella, Roberta e Loris, non potevo».

A chi ha chiesto aiuto?

«La mia fortuna - ricorda con emozione Luigi - è stata quella di incontrare Fausto Cappa dell'Acat nel 2003».

E da allora non ha più bevuto?

«Purtroppo ci sono ricaduto - sottolinea con rammarico Luigi - è un percorso difficile, durissimo. C’è stato un periodo durato alcuni mesi in cui ho perso addirittura il controllo… Solo l’amore di Mariella e dei miei figli, solo in grande affetto di Fausto mi hanno permesso di rialzarmi». «Pur adorando mio marito - interviene Mariella - in quei mesi ho addirittura pensato che avrei preferito non vederlo più rientrare in casa. Tale era la disperazione che avrei preferito scomparisse nel nulla».

E invece Luigi non è scomparso, siete ancora qui, insieme…

«Già - dice sorridendo Mariella - Roberta è felicemente sposata. Loris convive con la sua splendida fidanzata e noi siamo più sereni. Il dolore per la perdita di Silvana col tempo si sta trasformando in una specie di poesia dolcissima… Un ricordo struggente, ma dolcissimo… E’ ancora qui con noi…».

Adesso che è sobrio Luigi come si sente?

«Sicuramente si vive meglio, in famiglia, con i nuovi amici ed è stata una fortuna ritrovare la sobrietà. Ho avuto un grave problema cardiaco e se mi avesse colpito mentre ero nel periodo alcolico sarei morto. Invece sono ancora qui e cerco di godermi il meglio della vita. Anche se devo sottostare ad una terapia importante mi sento un’altra persona».

Luigi, cosa si sente di dire a chi sta vivendo il problema dell’alcol?

«Chiedete aiuto, non abbiate vergogna. Io non avevo bisogno di bere tutti i giorni eppure stavo distruggendo tutto quello che amo. Il senso di libertà che da l’alcol è un’illusione. E dirsi “smetto quando voglio” non funziona. E’ una grandissima bugia!».

E lei Mariella, alle donne che vivono con un uomo dipendente dall’alcol cosa raccomanda?

«Chiedete aiuto subito, non credete alle promesse che vi fa rispetto alla possibilità di ritornare sobrio con la sola forza di volontà, il problema aumenterà di sicuro e diventerà un dramma. Chiedete aiuto!». Domenica, 21 febbraio, Mariella e Luigi festeggeranno 40 anni di matrimonio, un anniversario fatto di sorrisi e di abbracci, di amore e rispetto reciproco ritrovato. Un giorno di festa che trascorreranno con i figli, con gli amici, con le persone care, con Silvana che li abbraccia con le sue ali di angelo.

http://www.inmontichiarinews.it/pages/montichiari-amore-salva-alcol-22-luglio-2016-640.html

WIRED.IT 

Quando gli Usa avvelenarono l’alcol per combattere l’alcolismo

Durante il proibizionismo gli Stati Uniti resero l’alcol denaturato un veleno mortale, pur sapendo che in un modo o nell’altro rischiava di finire nei bicchieri degli americani. E così è stato

Ricordate Il dottor Stranamore (1964)? In una delle tante scene memorabili del film il generale Jack D. Ripper (Sterling Hayden) spiega a un esterrefatto capitano britannico (Peter Sellers) che è in atto un complotto comunista per contaminare i “preziosi fluidi corporei” degli americani. Secondo l’ufficiale (che a questo punto del film riconosciamo come clinicamente suonato) tutto questo avverrebbe attraverso la fluorizzazione delle acque, una rivelazione alla quale spiega (con un giro di parole) di essere giunto una volta resosi conto della sua impotenza. Per questo il generale beve solo acqua distillata, acqua piovana o alcol puro (e per lo stesso motivo i russi berrebbero solo vodka).

Se mettiamo da parte le paranoie dei complottisti (tranquilli, in Italia comunque niente fluorizzazione) nella realtà gli Stati Uniti ebbero l’idea geniale di avvelenare non l’acqua, ma proprio l’alcol caro al generale Ripper (e a decine di milioni di persone): un maldestro tentativo di impedirne il consumo che durante il proibizionismo causò migliaia di vittime. Non si trattava di un complotto perché non c’era niente di veramente segreto, anzi le cronache dell’epoca parlarono molto dei maggiori casi di intossicazione, dando voce sia a coloro che erano favorevoli al proibizionismo (detti dries) sia a coloro che apertamente si schierarono contro (i wets). Tuttavia si tratta di una storia oggi poco ricordata del periodo in cui l’America, tramite il Volstead Act, dichiarò guerra al consumo di alcol. Nel 2010 la giornalista scientifica Deborah Blum l’ha raccontata nel suo libro The Poisoner’s Handbook (2010), vincitore di un premio Pulitzer, e in un articolo su Slate.

L’alcol presente nelle bevande alcoliche è etanolo ed è incolore, lo troviamo normalmente in vendita nei supermercati al prezzo di una decina di euro al litro. In realtà l’etanolo è una materia prima piuttosto economica che ha moltissimi altri usi oltre a quello ricreativo, per esempio fa parte di molti combustibili ed è uno dei solventi più usati nell’industria. L’alcol che non è destinato al consumo viene infatti venduto senza le tasse applicate alle bevande, ma contiene una serie di additivi che lo rendono imbevibile: per questo una bottiglia di alcol disinfettante è rosa e costa poche decine di centesimi. Quando l’alcol per le bevande è in libera vendita, la denaturazione impedisce efficacemente che qualcuno cerchi evadere le tasse rivendendo alcol industriale sotto forma di liquore, ma quando gli Stati Uniti nel 1920 cominciarono il grande esperimento sociale del proibizionismo, le cose cambiarono.

I chimici alle dipendenze dei contrabbandieri riuscirono rapidamente a trovare il modo di ridistillare l’alcol industriale (regolarmente acquistato, oppure rubato) e di renderlo nuovamente vendibile come liquore. Per la metà degli anni ’20, molte delle formule utilizzate per denaturare le scorte di alcol erano state neutralizzate e gli speakeasy della nazione, spesso in mano al crimine organizzato, non potevano essere più affollati. A questo punto della storia per molti era chiaro che il grande esperimento era fallito miseramente, ma invece di prenderne atto nel 1926 il governo rispose introducendo nuove formule che rendessero l’alcol denaturato più difficile da ridistillare. Questo obiettivo venne raggiunto principalmente aumentando di almeno il doppio il contenuto di metanolo, un altro alcol che allora si produceva dal legno. Avendo caratteristiche simili, era praticamente impossibile separare completamente il metanolo dall’etanolo, ma la sostanza non era semplicemente un additivo che dava un cattivo sapore alla miscela: una tazzina da caffè può contenere una dose già mortale, e quando non uccide il metanolo può causare cecità permanente. Da un giorno all’altro questo veleno diventò più abbondante nei bicchieri degli americani e gli effetti non si fecero attendere: per la fine del 1926 solo a New York ci furono centinaia di ricoveri e decine di morti.

Mentre cominciavano a riempirsi gli obitori, il sindaco Jimmy Walker chiese una relazione allo storico medico legale della città, Charles Norris, uno dei protagonisti del libro di Blum. Solo all’ospedale Bellevue durante 1926 erano stati registrati 716 casi di avvelenamento da metanolo, 61 letali. Altri 700 morti erano attesi per la fine del 1927. Norris specificò anche che prima del proibizionismo i casi analoghi erano stati solamente una dozzina.

La mia opinione, basata sull’esperienza dello staff del medico legale e sulla mia, è che in realtà non c’è il Proibizionismo. Tutte le persone che bevevano prima del Proibizionismo stanno bevendo ora, ammesso che siano ancora vive.

Il medico infatti era già stato molto esplicito su quello che pensava riguardo all’avvelenamento dell’alcol da parte del governo, nel dicembre 1926, all’inizio dell’emergenza, aveva detto in un comunicato:

“Il governo sa che avvelenare l’alcol non ne ferma il consumo. Sa che cosa ne stanno facendo i contrabbandieri eppure continua ad avvelenare, indifferente al fatto che che le persone decise a bere assorbono ogni giorno quel veleno. Sapendo questo, il governo degli Stati Uniti ha la responsabilità morale delle morti causate dal liquore avvelenato, sebbene non si possa considerare legalmente responsabili”.

I wets fecero immediatamente propria la posizione di Norris, mentre i dries reagirono furiosamente: non si poteva essere responsabili di quello che accadeva agli incoscienti che ancora si ostinavano a bere sapendo quello che rischiavano. Insomma, era il prezzo da pagare per il sogno di un’America sobria e pazienza se, come ricordava il tossicologo legale Alexander Gettler (l’altro protagonista del libro) come al solito a farne le spese erano le fasce sociali più povere. I cittadini più abbienti, infatti, potevano procurarsi senza troppi problemi bevande alcoliche di buona qualità.

Ma qual è stato il conto finale?

Blum, intevistata da Vox, racconta che è difficile separare le vittime causate dall’avvelenamento dell’alcol da parte del governo dalle altre morti legate all’alcol, ma le stime calcolano circa 10mila vittime.

http://www.wired.it/play/cultura/2016/07/22/usa-avvelenarono-alcol-alcolismo/