Rassegna del 6 Luglio 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

AGENPARL

Roma, Pedica (Pd): Virginia farà nuova ordinanza anti-alcol? Vietare pub crawl

05.07.2016 - “Nella Capitale non bastano le ordinanze anti-alcol, bisogna mettere subito fine ai pub crawl. Occorre vietare i giri turistici dell’alcol facendo controlli rigidi in tutti i quartieri della movida romana”. E’ quanto afferma, in una nota, Stefano Pedica, membro della direzione del Pd Lazio. La Raggi, o meglio Virginia, come preferisce essere chiamata, cosa fara’? La politica del ‘volemose bene’ – osserva Pedica – (con i vigili inspiegabilmente ancora troppo tolleranti) ha trasformato Roma nella Capitale dell’alcol. Negli anni non ho mancato di denunciare una situazione che ora e’ arrivata al limite. I pub crawl – continua Pedica – rientrano nell’ordinanza antibevute? Se la risposta è sì, perche’ la norma non e’ stata fatta rispettare? Cosi’ non si fa né prevenzione né informazione, ma solo confusione”.

FARO DI ROMA 

Prima rapinato, poi lasciato solo e ubriaco nelle grinfie del senzatetto

05.07.2016 - E’ stato agganciato da due persone, rapinato della carta di credito (e non del portafogli come riportato da alcuni organi di Stampa), e lasciato da solo e totalmente ubriaco sulla banchina adiacente al fiume Tevere. Questi gli ultimi minuti di vita di Beau Salomon, studente statunitense di 19 anni ucciso nella notte tra il 30 e il 1 luglio. Unico indagato per l’omicidio volontario Massimo Galioto, un 40enne senza tetto (con precedenti penali) che viveva lì sotto con la fidanzata, e che immediatamente dopo il delitto si è spostato pochi metri più avanti per dormire senza chiamare il minimo soccorso.

Il ragazzo americano sarebbe stato spinto giù dalla banchina – si apprende in Procura – a seguito di un litigio e morto annegato (anche se potrebbe aver battuto la testa su alcuni sassi presenti nel fiume). Si aspettano gli esiti dell’esame autoptico che potrebbero far emergere l’utilizzo di sostanze stupefacenti oltre che di alcol. Ad oggi il presunto assassino di Salomon è nel carcere di Regina Coeli a disposizione dell’Autorità giudiziaria, e si aspetta l’interrogatorio di convalida davanti al gip che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.

IL TIRRENO

Schianto nella notte, muore giovane di 18 anni. Arrestata la conducente dell'auto: era in stato d'ebbrezza

L'amica che viaggiava con lui sullo scooter è gravissima. L'incidente in via delle Colline per Legoli al Romito. Una vettura li ha travolti

di Sabrina Chiellini

PONTEDERA 06 luglio 2016 - Un terribile schianto e lo scooter su cui viaggiavano due amici di 18 e 17 anni, di Ponsacco, è volato via dopo l'urto contro una Lancia Y. Per Lorenzo Malacarne, 18 anni, non c'è stato niente da fare: è morto all'istante e il suo corpo è rimasto incastrato sotto l'auto che, in seguito all'urto, ha sbandato e si è girata fermandosi poi nella direzione opposta a quella in cui stava viaggiando. Anche la conducente della Lancia, una giovane di 23 anni, residente a Pontedera, è rimasta ferita ed è stata trasportata all'ospedale Lotti di Pontedera in stato di choc. La giovane è stata tratta in arresto. Secondo quanto appreso, la donna - Giuly Tuzzeo - nel sangue aveva un tasso alcolemico ampiamente superiore ai limiti di legge.

L'incidente è avvenuto lungo via delle Colline per Legoli vicino al Romito, quasi all'altezza del Terzo Ponte, poco dopo mezzonotte del 6 luglio. I due ragazzi di Ponsacco stavano tornando a casa dopo una serata trascorsa con gli amici. Si sono scontrati - la dinamica sarà accertata dai carabinieri del Norm di Pontedera - con la Lancia Y che dal Romito stava raggiungendo Pontedera. I primi riscontri e i rilievi fanno pensare che la conducente della vettura possa avere perso il controllo del mezzo. Dalle tracce trovate sull'asfalto risulta che la macchina sia finita, per cause che dovranno essere accertate, nella corsia opposta: ha urtato contro il guard rail e poi contro il motorino che stava arrivando proprio in quel momento. Un urto tremendo, tanto che l'auto e lo scooter si sono fermati a circa cento metri di distanza dal luogo dell'impatto e il motorino ha urtato anche una seconda auto che stava sopraggiungendo al momento in cui c'è stato lo scontro.

"Siamo arrivati quando tutto era successo", ha raccontato la coppia che viaggiava sulla seconda auto. Impossibile per loro schivare il motorino che è volato sulla strada dopo l'impatto. Drammatici i soccorsi con l'intervento dei mezzi del 118, dei vigili del fuoco di Pontedera. Tre le pattuglie dei carabinieri impegnate nei rilievi e in tutti gli adempimenti previsti dalla nuova legge sull'omicidio stradale. Dell'incidente è stata informata la Procura di Pisa che aprirà un'indagine. La studentessa di 17 anni che era insieme alla vittima in nottata è stata trasferita all'ospedale di Cisanello in prognosi riservata.

Una notte di disperazione per tre famiglie. Il padre della conducente dell'auto è arrivato subito sul posto, mentre i genitori dei ragazzi, non vedendoli rientrare e non riuscendo a mettersi in contatto con loro, hanno capito che potevano avere avuto un incidente. E hanno cominciato a cercarli fino a quando non hanno saputo cosa era successo.

LA PROVINCIA PAVESE 

I baristi: Più controlli ma fuori dai locali

Riuniti in Ascom 20 esercizi del centro: «Noi rispettiamole regole su alcol, bagni e rumore. Chi eccede sta all’esterno»

PAVIA. È «no» alla movida selvaggia da parte dei proprietari dei bar del centro. Che però dicono «basta» alle verifiche amministrative svolte nelle ore serali e che chiedono ai vigili più controlli fuori dai locali. Perché è lì che si svolgono quei comportamenti incivili che hanno portato i residenti a protestare. Della questione “movida” si è infatti parlato ieri in un incontro organizzato da Ascom che ha chiamato a raccolta gli esercenti del centro. Un incontro a cui si sono presentati una ventina di operatori, titolari dei locali di piazza della Vittoria, piazza Duomo, Strada Nuova, via Siro Comi, piazza Cavagneria, corso Cavour e viale Libertà. Che su un punto hanno fatto quadrato, quello di permettere ai bar di poter lavorare, soprattutto in questi mesi estivi, «perché si paga il plateatico e si aumenta il personale», precisa Mauro Lo Guercio, presidente provinciale dei pubblici esercizi di Ascom. Da parte loro c’è invece l’assicurazione che, nei locali, le regole vengono rispettate. E quindi niente alcol ai minorenni, niente vendita di bottiglie di vetro dopo le 21 e “sì” all’utilizzo dei bagni, «ma solo per i clienti», come previsto dalla normativa vigente. Senza dimenticare, aggiungono gli esercenti, il rispetto delle regole sull’impatto acustico. E perciò se la movida eccede, la colpa non è da imputare ai titolari dei locali. Dove non si vendono le bottiglie da 0,66 cc, «quelle le comprano prima nei supermercati». «Spesso li vediamo entrare con le bottiglie in mano e non possiamo fare nulla», dicono alcuni esercenti. «Forse sarebbero opportuni controlli davanti a questi market dove avviene l’approvvigionamento - dicono da Ascom -. Siamo per una movida rispettosa delle regole. Ma il problema è fuori e non all’interno del locale dove vengono prese tutte le precauzioni possibili. È chiaro che non somministriamo alcolici ai minori, ma non si possono obbligare ad esibire il documento, se non vogliono. In ogni caso l’attenzione è massima». Da Ascom fanno poi sapere che «verrà preparata una nuova circolare che ricorderà le regole da seguire». «Ma è assurdo - continuano dall’associazione - che nelle ore serali i vigili eseguano verifiche amministrative che potrebbero essere effettuate in qualsiasi altro momento della giornata». «Da parte nostra - aggiunge Lo Guercio- c’è la piena disponibilità a collaborare, ma non va dimenticato che Pavia è una città universitaria dove deve essere possibile divertirsi nei modi leciti e dove i locali devono essere messi nelle condizioni di lavorare». Sono una sessantina i bar del centro storico, tutti a domandare «una maggiore sorveglianza del territorio». A chiedere la collaborazione anche dei locali pubblici è stato il comitato Piazza pulita che sottolineava la necessità di coinvolgere direttamente e ufficialmente l’associazione commercianti e i singoli titolari di bar ed esercizi commerciali che «distribuendo alcolici a tutti e a tutte le ore, partecipano indirettamente alla causa prima del degrado che affligge il centro storico». Intanto è partita la risposta dell’amministrazione che ha istituito una task force di dieci agenti della polizia locale per il pattugliamento della città, quattro giorni a settimana sino alle 2.30 di mattina.

REPUBBLICA.IT 

Il mistero della ragazza seminuda in centro: ubriaca, era uscita dalle Terme di Torino

05.07.2016 - L'allarme la notte scorsa tra corso Matteotti e Palazzo di Città: bloccata in via Roma, è stata riaccompagnata a casa

Ha girato mezza nuda per il centro di Torino per circa un’ora, sotto gli occhi sgomenti di tutti i passanti che incrociato. Fino a quando la polizia non l’ha bloccata in via Roma. Il mistero questa mattina è stato finalmente risolto: dopo aver trascorso la giornata alle Terme Torino di corso Vittorio, ha pensato bene di uscire a farsi un giro. Erano le 22 passate: come se nulla fosse è uscita a piedi scalzi, mutande e reggiseno. I suoi vestiti erano nell’armadietto del centro benessere. Vistosamente ubriaca, diversi passanti l’hanno vista barcollare per strada.

Preoccupati per lei, hanno telefonato chi al 113, chi al 118. "Venite, c’è una ragazza che gira nuda per il centro". Decine di chiamate, la stessa segnalazione ai centralini di polizia, carabinieri e vigili urbani. “Ha i capelli bagnati, barcolla, indosso ha solo mutande e reggiseno”. Anche se scalza, è riuscita a percorrere a piedi più di un chilometro, dall'incrocio tra i corsi Matteotti e Vittorio fin quasi al Palazzo di Città. Poi è tornata in zona. Alcuni passanti hanno provato a fermarla, ma non ci sono riusciti.

"Grazie per la comprensione ma mi lasci stare" - sono state le sue parole a una signora che voleva aiutarla. Barcollava e sembrava non stare bene. Chi 

l’ha incrociata ha addirittura pensato che fosse stata aggredita, che stesse scappando da qualcuno. In mano aveva solo il cellulare. Sulle sue tracce si sono messe tre volanti della polizia e il 118. Alla fine la storia ha avuto un lieto fine: i poliziotti hanno tranquillizzato la ragazza e l’hanno accompagnata a casa. Salvo recuperare prima l’amica che era con lei alle terme e i suoi vestiti, che erano ancora chiusi a chiavi nell’armadietto.

CRONACA ALCOLICA

GIORNALE DI BRESCIA

Ubriaco prende a bastonate la moglie, 40enne in carcere

CASTEDDU ON LINE 

Via Cadello, ubriaco sperona l'auto della Polizia: Ford sequestrata

LIGURIA NOTIZIE 

Bolzaneto, ubriaca armata di cutter litiga col fidanzato: ferito alla mano

RETE8 

Lanciano: ubriaca, picchia poliziotto in Tribunale

IL FATTO QUOTIDIANO 

 “Mi stai tirando i capelli, coglione di un nero”: donna ubriaca viene ammanettata e trascinata via dall’aereo

IL MATTINO 

Fa il pazzo al bar fermato in auto ubriaco fradicio

LA NUOVA SARDEGNA

Ubriaco blocca il traffico, arrestato per resistenza

SALERNO NOTIZIE 

Stranieri ubriachi aggrediscono negoziante, l’allarme del Sindaco di San Marzano

TUSCIA WEB 

Ubriaco entra in un locale e minaccia col coltello i clienti

LEVANTE NEWS 

Rapallo: guida ubriaco, mezzo sequestrato e scatta la denuncia

MINERVINO LIVE 

Ubriaco e munito di mannaia viene bloccato dalla polizia locale

IL MESSAGGERO 

Foligno, “Quell'auto fà scintille”,

Al volante con quasi cinque volte di alcol nel sangue rispetto al limite consentito

SKUOLA.IT 

7 incredibili trucchi per riprendersi subito da una sbornia

05.07.2016 - Buttar giù più di qualche drink è molto facile, specie se la serata è un'occasione divertentissima. Ma quanto è difficile riprender conoscenza nel più breve tempo possibile? Moltissimo. Ecco 7 trucchi per riprendersi da una sbornia.

Le 5 cose da capire di te entro i 27

In quel momento tutto è divertente. Non ci sono limiti a nulla, non ci sono pensieri. Il problema arriva l'indomani. Quando tua mamma o il tuo compagno di stanza, alza la tapparella della camera e la luce del sole arriva dritta sull'occhio. Riprendersi da una sbornia, non è affatto una passeggiata. E così come è facile buttare giù qualche drink di troppo, è molto difficile farla passare. Tuttavia, è necessario, specie se sei in vacanza e il tuo "programma giornaliero" è intenso e pieno di imperdibili party e eventi esclusivi.. Come fare a riprendersi? Grazie a questi 7 miracolosi trucchi.

7. Dormi ma non troppo

La cosa migliore che puoi fare per riprenderti da una sbornia è dormire ma senza fare arrivare fino al pomeriggio. Il risultato potrebbe essere devastante e potresti sentirti peggio di prima. Meglio, invece, svegliarsi ad un orario accettabile e magari concederti un riposo a metà pomeriggio.

6. Bevi acqua

In un modo o nell'altro il bruciore di stomaco va combattuto e curato. Appena ti svegli sentirai già bisogno di bere acqua e la troverai molto più buona del solito. Un classico dell'hangover. Questo succede perché l’alcool, provoca una forte disidratazione che peggiora il senso di malessere.

5. Fai una passeggiata

Concedersi una camminata soft aiuta a smaltire la sbornia. Non c'è bisogno di fare chissà quale maratona, anzi, falla in totale relax e il tuo malessere scomparirà.

4. No al frizzante

Bandite tutte le bevande gasate che possono provocare acidità di stomaco e muovere quindi i succhi gastrici inutilmente. Ricorda che la tua pancia è già abbastanza irritata.

3. Reidrata il corpo

Non solo acqua ma anche centrifugati freschi con frutta e verdura che stimolano il corpo offrendo una fantastica sensazione di benessere. Grazie a queste bevande riuscirai a combattere la fastidiosa nausea. Ricorda, però, di consumare cibi di stagione.

2. Fai una doccia

Quando ti sentirai un po' meglio, fai una bella doccia. Regola la temperatura dell'acqua scegliendola più piacevole possibile. L'acqua calda tende a rilassare corpo e mente e, quindi, ad alleviare i sintomi cattivi.

1. Bevi meno alcool

Ora che ti sei ripreso e ti senti come nuovo, pensa bene se davvero vale la pena farsi del male così solo per una serata con gli amici. Il divertimento si raggiunge anche senza l'alcool e se partirai con Eden Margò lo scoprirai di sicuro!

http://www.skuola.net/notizie-viaggi/come-riprendersi-da-una-sbornia.html

LA VAL DI CHIANA 

L’alcolismo: una malattia progressiva, inguaribile e mortale

05.007.2016 - “Osservando la porta di casa perforata con un pugno da uno dei miei figli ho rivisto, oltre a quel buco, le loro urla, il loro disprezzo e la loro sofferenza rispetto alla mia dipendenza dall’alcol. Ora capisco che dietro quel gesto estremo c’era un richiamo d’amore, che io non volevo né sentire né vedere. L’alcol mi gratificava e non mi accorgevo che mi portava all’isolamento, all’impotenza e all’abbandono”. (da AA ‘L’Alcolista e i figli’)

L’alcolismo è uno spaccato della società moderna che troppo spesso rimane invisibile: si percepisce una certa reticenza nel parlarne e questo forse è dovuto al fatto che erroneamente viene percepito come un problema della società contemporanea e occidentale e non come una vera malattia. Probabilmente è per primo l’alcolista che non ne vuole parlare, perché non la riconosce come malattia, o per paura di essere giudicato.

L’alcolismo è stato riconosciuto nel 1956 dall’organizzazione mondiale della sanità come una malattia progressiva, inguaribile e mortale. L’alcolismo si trova, infatti, al terzo posto come causa di mortalità dopo le malattie cardiache e il cancro. Nessuno sa esattamente perché ad un certo punto alcuni bevitori diventino alcolisti; l’alcolista è colui che non è in grado di controllare il suo rapporto con il bere, finché non riconosce di essere affetto da questa malattia.

L’attività quotidiana della nostra redazione è quella di raccontare le storie del territorio, conoscere i protagonisti che lo animano, analizzare la situazione economica e sociale che lo caratterizza e dare spazio alle voci di coloro che, in un modo o nell’altro, continuano a sognare e a ottenere risultati importanti. Anche questa volta non vogliamo essere da meno parlandovi dell’alcolismo non in termini medico/scientifici, ma entrando nella vita di quelle persone che con l’alcolismo hanno convissuto e continuano a convivere, con la consapevolezza che la loro volontà personale e mentale è più forte di qualsiasi altra sostanza che apparentemente può far star bene, ma realmente distrugge la persona portandola all’annientamento.

Il gruppo Alcolisti Anonimi di Po’ Bandino ha contattato la nostra redazione per far conoscere la loro realtà e per far capire alla società che non ci si può vergognare dell’alcolismo (si vergogna forse il diabetico di non poter mangiare lo zucchero?) e che è importante parlarne per guarire, condividere per vivere. La redazione è stata invitata ad una festa di compleanno, un compleanno dove in realtà non veniva festeggiato il giorno dell’anno in cui è nata una persona, ma il giorno dell’anno dal quale quella persona è riuscita a stare lontana dall’alcol, segnando in qualche modo una rinascita. In questa occasione ho personalmente conosciuto persone che mi hanno raccontato le loro esperienze con l’alcol e com’è cambiata la loro vita in funzione di questa sostanza, ma allo stesso tempo la fortuna di conoscere altre persone con la stessa malattia, capire cosa vuol dire condividere, imparare dai propri errori e riuscire con la buona volontà ad acquisire fiducia in sé stessi.

Il gruppo Alcolisti Anonimi (AA) nasce negli Usa nel 1935 dall’incontro di un agente di borsa di Wall Street e un medico chirurgo dell’Ohio; entrambi alcolisti, si resero conto che, condividendo le loro esperienze, potevano riuscire a mantenersi lontano dall’alcol. In Italia AA è attiva dal 1972 e si è rapidamente diffusa sul territorio nazionale dove oggi conta circa 500 gruppi di persone. L’unico requisito di accesso che devono avere tutti i membri è il desiderio e la volontà di smettere di bere. A Po’ Bandino il gruppo Alcolisti Anonimi é attivo da circa sei anni e conta persone di tutte le età, uomini e donne di ogni estrazione sociale, da molti comuni della Valdichiana, del Trasimeno e del perugino.

“Solo con l’alcol ci sentivamo sicuri di noi stessi. Spesso al termine di una festa avevamo l’abitudine di bere ancora un goccio e speravamo nelle occasioni, come feste o intrattenenti di qualsiasi tipo, per continuare a bere. Ci ubriacavamo anche quando non era nelle nostre intenzioni, cercavamo di controllare il modo di bere cambiando tipo di alcolici, imponendoci periodi di astinenza o promettendo di non bere. Bevevamo furtivamente, mentivamo su quando e quanto bevevamo, bevevamo anche sul lavoro, avevamo amnesie alcoliche, bevevamo al mattino presto con la convinzione di curare i postumi di una sbronza della sera prima o per tenere a bada paure e sensi di colpa, l’alimentazione si faceva precaria, come anche i rapporti con le persone”- sono questi i campanelli d’allarme che avvertono un bevitore che forse c’è qualcosa di più della semplice voglia di bere e che forse è il caso di fermarsi prima che la sostanza, come gli alcolisti chiamano l’alcol, si impossessi nel corpo e della mente.

Come mi spiegano alcuni membri del gruppo, un alcolista difficilmente riconosce di essere tale, difficilmente ammette di avere un problema legato all’alcol; facilmente però attribuisce la colpa del suo malessere al mondo esterno, agli altri e ai rapporti che ha con gli altri. Come erano le vostre vite in funzione dell’alcol?

 “Le nostre vite erano diventate incontrollabili perché con il bere sono arrivati i problemi in famiglia e sul lavoro, ma nonostante tutto si tendeva a negare che ci potesse essere degli alcolisti. Si inizia con una sbronza al mese, poi una a settimana, una al giorno e poi via via senza accorgersi che la cosa stava sfuggendo di mano, anche perché tendiamo a pensare che con il bere si possano risolvere tutti i problemi”

Ancora più pericoloso è alternare drasticamente periodi di ubriachezza a periodi di astinenza dall’alcol, perché non porta alla guarigione, anzi l’astinenza può provocare forti tremori, allucinazioni e convulsioni. Come avete cominciato a bere?

 “Io ho iniziato a bere – mi spiega un membro del gruppo – da giovane. Penso che nella vita ognuno di noi abbia una quantità consentita per l’assunzione dell’alcol, io quella quantità penso di averla finita già a 15 anni. Nel mio paese c’erano cinque bar e io mi fermavo in tutti, ogni giorno. Andando avanti con gli anni l’alcol mi faceva diventare bugiardo e tirava fuori di me tutti i peggiori difetti. Ero arrivato a nascondere una bottiglia di grappa dentro il cruscotto della macchina e a chi mi chiedeva cosa fosse quel liquido rispondevo che era diluente. L’alcolismo non è una dipendenza solo di chi ce l’ha ma trascina nel problema tutta la famiglia, vengono coinvolti mariti, mogli, genitori e i figli”.

I membri del gruppo di Po’ Bandino hanno età variabili, alcuni mi raccontano di essere padri e madri, e quindi mi viene subito da approfondire il rapporto con i figli.

 “I figli degli alcolisti sono detti alateen, e sono figli forti che hanno imparato a non soffrire e a convivere con la malattia del genitore, non si nascondono sotto il letto quando uno dei due genitori rientra ubriaco e litiga con chiunque gli passi davanti. Per esperienza – mi spiega un membro del gruppo – mio figlio, già grande quando ho riconosciuto di essere un alcolista, non si nascondeva ma andava via, perché non voleva vedermi ubriaco e alterato emotivamente, mentre io cercavo tutti i pretesti per litigare. Per me era una fuga bere, era una fuga dalle mie responsabilità, io stavo bene”.

Un altro membro invece mi spiega: “Noi diamo la colpa agli altri per il nostro malessere ma in realtà siamo noi che ci sentiamo inadatti. Io ho iniziato a bere perché non riuscivo a rapportarmi con le altre persone, non riuscivo a parlare, ma grazie all’alcol ero più disinibito, parlavo più velocemente, mi rapportavo in maniera diversa. Alla fine però mi sono reso conto che non parlava più la persona ma la sostanza e il giorno dopo la sbronza non ricordavo niente, con chi avevo parlato e di cosa. Non siamo più noi che controlliamo la nostra vita, è sostanza che ci comanda”.

Una volta riconosciuta la malattia, perché avete deciso di frequentare gli Alcolisti Anonimi?

“Per la volontà di mettere in comune la nostra esperienza con altre persone in grado di capire la situazione, la voglia di guarire da questa malattia e rimanere sobri aiutando altri alcolisti con le nostre esperienze. Io personalmente sto bene perché attraverso gli altri membri ho acquistato la libertà e sono finalmente in condizione di decidere con la mia testa”.

Ma quindi un alcolista che entra a far parte degli Alcolisti Anonimi si può dire ‘guarito’?

 “L’alcolista è sempre a rischio. Un alcolista rimane per sempre un alcolista perché come riprende in mano la sostanza ricomincia da dove era rimasto, nel mio caso dalla bottiglia di grappa già finita alle 7 di mattina nel tragitto casa-lavoro. Non è smettere di bere che è difficile, è il vivere fuori che lo è. Il programma degli Alcolisti Anonimi è fatto di 12 passi, 12 tradizioni e 12 concetti, se io smetto di bere, ma non faccio niente per approcciare il mio modo di vedere le cose è come se non avessi mai smesso. Se non cambio il mio atteggiamento, il mio modo di fare, il passo per ricominciare a bere è breve ed è come se nulla fosse successo. Quando bevevo ero io che volevo cambiare gli altri e non mi rendevo conto che invece a cambiare siamo noi. Frequentare Alcolisti Anonimi per noi è una palestra perché se non venissimo qua significherebbe, non tanto tornare a bere, ma ad essere quelle persone che hanno iniziato a farlo”.

Nella vita ammettere di avere sbagliato è un gesto di grande umiltà, ammettere di aver sbagliato perché si è alcolisti lo è ancora di più e queste persone hanno avuto la forza ed il coraggio di dire a se stessi “io ho bevuto abbastanza e ho una malattia lenta, progressiva e mortale”: questa è l’accettazione di essere un alcolista.

I volti delle persone con cui ho parlato, la voce fiera con cui mi hanno raccontato le loro esperienze e la voglia di spiegarmi nonostante io fossi una persona sconosciuta che ha cercato di entrare nella loro vita facendo domande personali e forse anche scomode legate ad un passato non semplice, mi ha fatto capire che nonostante i trascorsi queste persone possono definirsi orgogliose perché hanno trovato in loro stessi il modo per riconoscere la loro dipendenza.

Riconoscere non vuol dire essere guariti, come mi hanno più volte sottolineato, è l’essere grati a se stessi se adesso sono persone migliori. Grazie alla loro sobrietà possono trasmettere il messaggio alle persone che ancora sono dentro al problema e ricordano loro come erano prima di iniziare il programma di recupero e quella voglia di gridare a loro stessi e agli altri: “Se pensate di avere un problema con l’alcol, allora sappiate che una soluzione esiste”.

Gli alcolisti non possono dire agli altri di non bere, perché sono stati loro i primi a non farlo, gli alcolisti possono dire “bevete, ma non lasciate che la sostanza si impossessi del vostro corpo e della vostra mente, altrimenti non sarete più voi a parlare, sarà l’alcol a farlo al posto vostro”.