Rassegna del 6 Maggio 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

 OGNI TANTO E’ BENE RICORDARE CHE L’ALCOL CONTENUTO NEL VINO, NELLA BIRRA E NELLE ALTRE BEVANDE ALCOLICHE E’ UNA SOSTANZA CANCEROGENA

 http://www.fondazioneveronesi.it/i-blog-della-fondazione/il-blog-di-emanuele-scafato/alcol-e-cancro-moderarsi-ridurre-comunque-o-non-bere/ 

ALCOL E CANCRO: MODERARSI, RIDURRE COMUNQUE O NON BERE?

Sapere per non rischiare è la scelta migliore. Nasce da qui la nuova campagna della Società Italiana di Alcologia, mirata a colmare il gap di consapevolezza nella prevenzione oncologica

Emanuele Scafato

@scafato

Pubblicato il 19/10/15

«Le bevande alcoliche sono cancerogene per l’uomo». «L’alcol è una sostanza cancerogena come il fumo di tabacco». Di campagna “choc” hanno parlato quasi tutti i mass media generalisti, dopo aver visto il manifesto (nella foto accanto) presentato nel corso dell’ultimo congresso della Società Italiana di Alcologia, già distribuito nei servizi di alcologia e in diffusione negli altri contesti di assistenza sanitaria: ambulatori, ospedali e studi dei medici di famiglia. Non lascia dubbi l’immagine utilizzata, analoga a quella usata in Inghilterra, con un tumore che cresce all’interno di un bicchiere riempito con una bevanda alcolica.

Lo stupore è evidentemente figlio della scarsa cultura che porta ancora a sottovalutare gli effetti dell’alcol sul nostro organismo e a non considerarli alla pari di quelli indotti dal fumo di sigaretta. Un errore commesso non soltanto dalla popolazione, ma anche da molti, troppi colleghi - principalmente “certi” nutrizionisti e cardiologi - che continuano ad affermare, pubblicamente e anche ai propri pazienti, che «un bicchiere al giorno fa bene al cuore» e che «bere moderatamente non fa male». Senza però mai aggiungere che, ammesso che possa mai realizzarsi una ricerca di popolazione in grado di dimostrare (nell’uomo e non in laboratorio o sui ratti) che dieci grammi di alcol assunti per anni possono ridurre il rischio di mortalità cardio-coronarica (giusto per parlare dell’effetto fatale), di diabete o di calcolosi della colecisti, la stessa non potrà che confermare ciò che già inequivocabilmente l’intera comunità scientifica ha già incontestabilmente registrato in maniera indipendente in tutto il mondo: «Non esistono quantità sicure di consumo di alcol e, superati i dieci grammi, si incrementa il rischio di morbilità, mortalità e disabilità di oltre 200 malattie e di 14 tipi di cancro tra cui, rilevante, quello della mammella nelle donne. Ha senso incoraggiare con tali evidenze il consumo pur moderato di alcol? è eticamente corretto? Sicuramente no. E neppure legale, se l’Alta Corte di Giustizia Europea ha sancito che nella comunicazione commerciale dei prodotti alcolici, il vino nel caso di specie, «non è consentito in Europa vantare proprietà salutistiche dell’alcol perché prodotto che nuoce alla salute», norma peraltro già contenuta nella legge 125 del 2001.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara espressamente che la ricerca di controllo consente di poter esprimere esclusivamente cautela quando ci riferisce ai messaggi da fornire alla popolazione e all’individuo e altrettanto chiaramente scrive e denuncia che non si può usare l’alcol come strumento di prevenzione. Qualunque sia il livello di consumo, dunque, “less is better”: meno è meglio è. E se si vuole fare prevenzione del cancro, non bere è la scelta migliore. L’etanolo e l’acetaldeide - un suo metabolita, rispetto a cui è più tossico - fanno infatti parte dei cancerogeni del gruppo 1: lo stesso che annovera 117 sostanze in grado di indurre lo sviluppo di un tumore nell'uomo, come l’amianto, la formaldeide, l’arsenico, il plutonio, l’aflatossina, le nitrosamine, i virus dell’epatite B e C, le radiazioni ionizzanti e il benzene. Raccomandare moderazione per l’alcol è come normalizzare la possibilità di sentirsi raccomandare il consumo di moderate quantità di arsenico, di prodotti della fissione nucleare, l’esposizione all’amianto o alle radiazioni. Cosa che dubito possa ritenersi accettabile, anche per l’evidenza di un potere enormemente più tossico e dannoso dell’alcol in termini di margine d’esposizione (MOE) rispetto ai principali cancerogeni conosciuti. Allo stato attuale, dunque, la società accetta o è costretta ad accettare dalle “regole” del mercato rischi di esposizione molto più elevati per l’esposizione all’alcol rispetto a quelli contrastati di altri meno temibili prodotti della famigerata tabella 1 dei cancerogeni. Il consumo di bevande alcoliche espone la popolazione - uomini e donne, giovani e non - a un rischio più alto di sviluppare almeno otto forme di cancro: della cavità orale, della faringe, della laringe, dell’esofago, del colon-retto, del pancreas, del fegato e soprattutto del seno. Altrettanto nota, almeno all’interno della comunità scientifica, è l’assenza di un valore di sicurezza al di sotto del quale questo rischio risulta azzerato. È per questo motivo che, nei mesi scorsi, nel Codice Europeo contro il Cancro pubblicato dallo IARC è stato affermato che «il consumo di qualunque quantità di alcol incrementa il rischio di sviluppare un tumore» e che comunque, se si vuole prevenire il cancro, «è meglio non bere».

«So what?», direbbero gli inglesi. Tutti hanno il dovere di comunicare correttamente il rischio del bere, a partire dalla classe medica, che in Italia chiede soltanto al 16% dei pazienti che frequentano i propri studi se si beve e fornisce nel 14% consigli su come diminuire il bere, per ridurre l’esposizione tra i consumatori a rischio e con consumo dannoso, malati a tutti gli effetti. è un'informazione che deve essere proposta tale e quale alle indicazioni del Codice Europeo e fatta circolare sui media, durante i telegiornali e le trasmissioni di intrattenimento gastronomico, culinario, di cultura alimentare e nutrizionale, allo stesso modo in cui è stata articolata, coinvolgendo le istituzioni sanitarie e quelle pubbliche e territoriali. Queste ultime non dovrebbero mai lasciarsi trascinare in eventi sponsorizzati dal mondo della produzione per un evidente conflitto tra quanti hanno interessi commerciali e chi ha ruoli di tutela della salute e interessi di salute pubblica. Anche questo è sancito dal Piano d’Azione Europeo sull’Alcol dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La stessa informazione dovrebbe avere effetti sulle regolamentazioni e sulle pubblicità che continuano, in effrazione alle direttive comunitarie, a proporre il bere come caratterizzato da successo sessuale e sociale, oltre che propedeutico all'ottenimento di incrementate performance.

C’è responsabilità nell’omissione, una responsabilità che potrebbe anche esser fatta oggetto di azioni legali come già avviene per il fumo. L’Istituto Superiore di Sanità e la Relazione annuale al Parlamento del Ministro della Salute ribadiscono che i diciassettemila morti l’anno in ltalia per colpa dell’alcol sono per definizione integralmente evitabili. Un terzo circa delle morti causate dall’alcol è dovuta al cancro, un terzo all'incidentalità stradale e agli infortuni, anche domestici e nei luoghi di lavoro: evidenza dei due tipi di danno conseguente o a intossicazione acuta, come conseguenza del binge drinking giovanile (più di cinque bicchieri ingeriti in un arco di tempo ridotto) o al superamento quotidiano dei limiti stabiliti come a maggior rischio ed esitanti in pregiudizio cronico e danno dell’alcol sull’organismo. Oggi si calcola che i 32 grammi (tre bicchieri circa) di alcol consumati in media ogni giorno dai “drinkers”, i bevitori, in Europa sono causa di oltre 132mila nuovi cancri ogni anno.

Garantire scelte informate è pertanto un dovere e non un’opzione, richiamato dalle direttive comunitarie per la tutela del consumatore che ha diritto di sapere cosa sta consumando e di vederlo espresso anche in etichetta come dovrebbe essere garantito per le bevande alcoliche, le uniche non a caso esentate sinora dalla direttiva comunitaria sull’etichettatura dei prodotti di consumo alimentare. L’alcol - contenuto nel vino, nella birra e in tutti i prodotti alcolici - non è un alimento né un nutriente, ma è una molecola d’interesse nutrizionale proprio per l’impatto che può avere sull’organismo. Nella lunga e costante battaglia tra logiche che fanno prevalere disvalori economici e di mercato rispetto ai diritti di tutela della salute, sono indispensabili elementi di revisione degli approcci pubblici per contrastare modelli e culture che con il “bere” sociale non hanno nulla in comune ed evitare i costi sociali e sanitari (22 miliardi di euro) che l’alcol impone nelle tasche dei consumatori e di cui qualunque Governo potrebbe fare miglior uso per la prevenzione e il benessere.

Ai consumatori non resta che farsi furbi e non rischiare. Se si sceglie di bere lo si faccia per l’unica ragione plausibile, il piacere che determina, che è il fattore determinante per l’avvio di un alcoldipendenza ove ricorrano abitudini compulsive, ma mai per l’illusione confondente di poter giovare alla propria salute. Al netto di tutti i fattori esaminabili, positivi e negativi, l’esito è sempre dannoso alla salute e l’inganno dell’alcol non può essere legato ad una bassa consapevolezza e informazione. Saperne di più, come si dice, migliora e a volte salva la vita: più sai, meno rischi.

  UNO STUDIO DI RICERCATORI DEL REGNO UNITO

 http://www.alcoldipendenza.com/dipendenza-alcool-odore/ 

DIPENDENZA DA ALCOOL: BASTA L’ODORE PER INNESCARLA?

Può essere sufficiente solo sentire l’odore di una bevanda alcolica per generare una dipendenza? Secondo un recente studio sembrerebbe proprio di sì.

L’odore dell’alcool sarebbe infatti bastevole per fare venire voglia di consumare una bevanda alcolica, ma anche per far cadere nel vizio le persone. Ad affermarlo è stata una ricerca portata avanti dai membri della Edge Hill University, nel Regno Unito, che è stata recentemente pubblicata sull’autorevole rivista scientifica Psychopharmacology e diffusa in Italia con lo scopo di aumentare la conoscenza sulle dipendenze da bevande alcoliche.

I ricercatori inglesi hanno affermato che oltre ai fattori conosciuti che contribuiscono a generare la dipendenza da alcool, quali i geni, la tolleranza individuale e le esperienze vissute nel periodo dell’infanzia e della crescita, si deve aggiungere anche il senso dell’olfatto, che viene considerato a tutti gli effetti come un vero e proprio fattore di rischio.

Lo studio inglese è stato condotto impiegando risorse computerizzate e dividendo i partecipanti in due gruppi distinti. A un gruppo è stato quindi chiesto di indossare una maschera che odorava di agrumi e all’altro una che era impregnata con odore di alcool. I volontari sono stati quindi invitati a premere un pulsante quando sullo schermo appariva una immagine di una birra o quella di una lettera K.

I ricercatori hanno tenuto conto di quante volte i partecipanti hanno premuto il tasto sbagliato, provocando il cosiddetto falso allarme. Il falso allarme viene clinicamente considerato come una riduzione da parte del soggetto di controllare il proprio comportamento. Alla fine del test i falsi allarmi sono risultati superiori nelle persone che hanno indossato la maschera che aveva un odore di alcol, anche se nessuno di essi aveva assunto bevande alcoliche prima del test.

Il team di ricercatori inglesi ha quindi constatato che la tentazione di bere è strettamente legata alla situazione in cui ci si trova, ma lo studio dell’università di Edge Hill si è proposto come il primo tentativo per esplorare a fondo anche la presenza di situazioni esterne a quelle conosciute, come per l’appunto l’ingerenza dell’olfatto nella comparsa di una patologia di dipendenza da sostanze alcoliche.

L’olfatto potrebbe quindi lavorare come ‘trigger’, ovvero inferire attivamente sulla capacità delle persone di astenersi da un certo comportamento. Annusare l’odore di alcol durante il test sembra infatti che possa avare reso ai partecipanti più difficile controllare il proprio comportamento e quindi indotto i tester a fare la scelta sbagliata.

A conti fatti si tratta di una ricerca che si è proposta come il primo tassello per approfondire le cause esterne e talvolta particolari che possono indurre le persone alla dipendenza da alcool, le quali chiedono di essere conosciute al fine della prevenzione ma anche nella fase di cura. Conoscere che esiste uno stretto legame fra olfatto e dipendenza da alcool può inoltre aiutare gli specialisti ad elaborare dei piani di disintossicazione che possono proporsi più attenti sotto questo punto di vista e che possono nel futuro coinvolgere tutte le fasi che interessano il percorso di guarigione.

 UN’INDAGINE SUL BERE DEI GIOVANISSIMI PIEMONTESI NELL’ETA’ IN CUI NON DOVREBBERO ASSOLUTAMENTE CONSUMARE ALCOLICI!!!

 http://www.lastampa.it/2016/05/05/cronaca/a-quattordici-anni-bevono-alcol-due-giovani-su-tre-g4UsCLRPmEIYCVTiTyHciL/pagina.html 

A QUATTORDICI ANNI BEVONO ALCOL DUE GIOVANI SU TRE

L’Università: “C’è chi lo fa già per dimenticare”

La Federazione italiana donne arti professioni affari ha raccolto le testimonianze degli studenti piemontesi tra i 13 e i 15 anni

05/05/2016

NOEMI PENNA

TORINO

«Se non bevi non sei nessuno». «Alle feste è una offesa non bere». «Chi non beve è considerato inferiore agli altri perché non ha il coraggio di farlo». «Se non bevi sei una bambina ignorante». Sono alcune delle dichiarazioni di ragazzi piemontesi, tra i 13 e i 15 anni, che dietro l’anonimato di un questionario hanno raccontato le loro esperienze con l’alcol. Una fascia d’età a cui è interdetta la vendita, ma forse non è abbastanza: il 43% dichiara di bere in piccole quantità, in occasioni particolari come feste e ricorrenze in famiglia o con gli amici. Un ulteriore 19% dice di fare uso di bevande alcoliche «in modo regolare» o «occasionale, ma abbondante» (il 15% delle ragazze e il 23% dei ragazzi). E le loro motivazioni parlano chiaro: «essere accettati», «sentirsi grandi», «dimenticare i problemi». 

L’indagine è stata realizzata da Fidapa, Federazione italiana donne arti professioni affari, in collaborazione con l’Università di Torino e ha visto la partecipazione di 34 istituti di primo e secondo grado di tutto il Piemonte. Sono stati raccolti 3200 questionari, i cui dati saranno presentati oggi pomeriggio all’istituto Sommeiller di Torino(*) per avviare fra i banchi di scuola il dialogo, quello che in un caso su due manca in famiglia. 

UN MIX CONTRO LA NOIA 

A 14 anni, due giovani su tre hanno già sperimentato l’alcol. Nella maggior parte dei casi si tratta di cocktail e superalcolici, poi birra e raramente vino (6%). E la differenza fra maschi e femmine è quasi impercettibile con l’aumento dell’età: si passa dal 58,6% delle non bevitrici tredicenni al 40% delle quindicenni, con una differenza del 4% rispetto ai coetanei. Il 17% degli intervistati dichiara di avere «amici che si ubriacano bevendo un po’ di tutto». Le motivazioni confermano quanto bere alcol non sia più una trasgressione, piuttosto «la necessità di divertirsi, condividere l’esperienza tra pari, segnare il passaggio all’età adulta», spiega il professor Roberto Di Monaco del dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, che ha analizzato i dati con Silvia Pilutti e Caterina Puglisi. «Il 31% dei ragazzi interpellati è convinto che si beva per sentirsi grandi, il 14% per essere accettati dagli altri e il 5% per imitazione. L’alcol assolve una funzione sociale ma è preoccupante che alcuni già a questa età dichiarino di bere per dimenticare: un atteggiamento che ricalca le dipendenze dell’adulto». A brindare «per non pensare ai problemi» sono 6 giovani su 100. 

L’ATTENZIONE DEI GENITORI 

L’indagine, coordinata da Gabriella Assirelli e Floriana Fontolan, ha chiesto ai giovani anche il loro rapporto con la famiglia. Il 35% dei ragazzi afferma che «non si parla di alcol in casa», il 46% dice che i genitori sconsigliano l’uso di alcolici, soprattutto alla loro età. Il 13%, invece, segnala che i genitori ammettono il consumo di alcolici, ma «dicono di provare, ma non esagerare». Dall’analisi emerge che 6 giovani su 10, a cui i genitori vietano espressamente di bere, effettivamente non bevono. La proibizione ha maggiore effetto sui maschi rispetto alle coetanee: in famiglie possibiliste le ragazze che «bevono sul serio» sono quasi il 39%. 

 (*)NOTA: leggendo in fretta si può pensare ai sommelier. Invece l’Istituto Germano Sommeiller di Torino è intitolato al progettista del traforo ferroviario del Frejus e inventore della perforatrice meccanica ad aria compressa. 

 UN MODO PER MIGLIORARE LA VITA PROPRIA E DI TUTTA LA PROPRIA FAMIGLIA

 http://ilcentro.gelocal.it/teramo/cronaca/2016/05/05/news/alcolisti-anonimi-compie-trent-anni-1.13419554 

ALCOLISTI ANONIMI COMPIE TRENT’ANNI

05 maggio 2016

ROSETO. Il gruppo di Alcolisti Anonimi rosetano compie trent’anni. Per l’occasione sabato mattina alle 9,30 si terrà un incontro nella sede locale allestita in una sala messa a disposizione nel centro giovanile piamartino. Sono più di duemila gli alcolisti che si sono rivolti negli anni alla struttura di Roseto e che hanno smesso definitivamente di bere, riguadagnando così la loro dignità di uomini liberi dall’alcol. «Sono entrato in Alcolisti Anonimi distrutto», dice uno di loro, «con la speranza che lì ci fosse un qualcosa, una soluzione e ho trovato un gruppo di persone che parlavano la mia stessa lingua, che capivano il mio malessere perché anche loro lo avevano sofferto. Persone che come me avevano perso il rispetto di tutto e di tutti. Forse per questo non mi giudicavano. Persone serene che da qualche tempo non bevevano. Non mi hanno chiesto nulla solo se avevo voglia di smettere di bere».

Attualmente fanno parte del gruppo rosetano oltre venti associati, anche se agli incontri settimanali partecipano persone provenienti da altri centri. Quello di Roseto è uno dei più attivi a livello provinciale e da anni si occupa di aiutare in silenzio le persone costrette a convivere con il dramma dell’alcol. Da qualche anno gli ex alcolisti rosetani possono disporre di una sede adeguata alle proprie necessità, messa a loro disposizione dai sacerdoti che gestiscono la parrocchia del Sacro Cuore di Roseto, i quali hanno concesso gratuitamente un locale all’interno del nuovo edificio del centro piamartino che dispone di un ingresso proprio in modo da garantire sempre il totale riserbo.

«Il programma che seguo», continua l’alcolista, «mi insegna a vivere in maniera diversa da come vivevo prima quando, con il bicchiere in mano, senza rendermene conto in pochi anni avevo devastato la mia vita. Adesso vado avanti un giorno alla volta, sto recuperando i miei affetti, amici e soprattutto dignità e stima verso me stesso. Sto recuperando la mia vita, una vita normale con i suoi alti e bassi ma pur sempre la mia vita”. Per chi volesse saperne di più. A.A. Roseto tel. 3495097838. (f.ce.)

 CONSEGUENZE DEL CONSUMO DI VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI

 http://www.lavocedipistoia.it/a38167-dopo-un-cocktail-di-alcol-e-droga-picchia-l-ex-convivente-e-si-scaglia-contro-operatori-118-e-carabinieri.html 

DOPO UN COCKTAIL DI ALCOL E DROGA PICCHIA L'EX CONVIVENTE E SI SCAGLIA CONTRO OPERATORI 118 E CARABINIERI

6/5/2016 - 10:41

Fonte: Carabinieri 

AGLIANA

Denunciata dai militari del Norm di Pistoia per resistenza a p.u. e tentato danneggiamento.

La donna, una 42enne della provincia di Lucca, al culmine di una lite con l’ex convivente avvenuta in via Rossini ad Agliana, alle prime luci dell’alba di ieri, e in evidente stato di alterazione dovuto ad un “cocktail” di alcol e droga precedentemente assunto, dapprima si scagliava sul personale medico del 118 rifiutando le cure e, successivamente, nel tentativo di percuotere l’ex convivente, colpiva con calci e pugni i militari che ne stavano contenendo le intemperanze. Prima di essere bloccata senza danni per lei e il personale operante, tentava di strappare i tergicristalli dell’auto di servizio della pattuglia del Norm intervenuta. La donna è stata affidata ai sanitari per le cure del caso.

 http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/05/05/news/arrivano-le-panchine-anti-bivacco-1.13418431 

ARRIVANO LE PANCHINE ANTI BIVACCO

Applicati ieri i divisori sulle sedute di piazza Mazzini. Obiettivo: impedire agli sbandati di stendersi

05 maggio 2016

Entro una settimana le dieci panchine di piazza Mazzini saranno dotate di dissuasori “antisbandati”. Per essere più precisi: antisdraiate. È l’idea che ha avuto il sindaco Massimo Bitonci, dopo aver raccolto le manifestazioni di disagio (raccontate sulle colonne de il Mattino due settimane fa), in cui residenti e commercianti si lamentavano del totale abbandono della piazza e dei bivacchi di gruppi di persone che passano nei giardini l’intera giornata. Gente che spesso esagera con l’alcol. Bitonci ieri è andato di persona in piazza Mazzini, accompagnato dall’assessore al Pronto intervento Alain Luciani, per collaudare i dissuasori che nel giro di una settimana saranno installati su tutte le dieci panchine. In sostanza si tratta di braccioli che non permettono di sdraiarsi, ma solo di sedersi perché ogni panchina ne avrà due a troncare gli spazi. Una soluzione, quella scelta dal primo cittadino, che ricorda quelle fatte in passato da altri sindaci leghisti, ovvero Giancarlo Gentilini a Treviso e Flavio Tosi a Verona. Tosi si è poi liberato del fazzoletto verde, ma quando nella città scaligera fece installare sbarre per impedire che gli stranieri si sdraiassero sulle panchine dei parchi, in pieno centro, si scatenarono polemiche anche a livello nazionale. «Abbiamo testato il primo dissuasore posto su una panchina» ha spiegato ieri il sindaco Massimo Bitonci «e in questo modo impediremo i bivacchi degli sbandati ma consentiremo alle persone perbene di sedersi. Nel giro di una settimana i lavori saranno conclusi». Anche noi eravamo andati a testare il degrado denunciato da residenti e commercianti della zona, che tra l’altro persiste da un ventennio e non è un problema di oggi. Trovammo, sotto gli alberi, sdraiati sulle panchine, uomini e donne attaccati ai cartoni di vino, o a dormire appena sopra un letto di bottiglie di birra vuote. Altre a discutere animatamente sotto l’effetto dell’alcol, e altre che, senza imbarazzo, facevano i propri bisogni all’aperto e davanti ai passanti. Piazza Mazzini è così ogni giorno e a qualsiasi ora. Lo sanno i residenti e i commercianti che, uno alla volta, stanno abbandonando la piazza. Forse non saranno i dissuasori di Bitonci a migliorare la situazione, perché possono rappresentare un deterrente ma non impediranno di bere e bivaccare aldilà delle panchine: solo una vera riqualificazione potrebbe attrarre altri tipo di presenze lì attorno. Il sindaco ha garantito però che le panchine entro una settimana avranno i nuovi braccioli e saranno anche ridipinte e sistemate, nel tentativo di restituire anche un decoro estetico alla piazza. Luca Preziusi

 INIZIATIVE DI INFORMAZIONE E PREVENZIONE

 http://www.leccoonline.com/articolo.php?idd=17915 

CALOLZIO, LE SCUOLE A LEZIONE CON LE FORZE DI POLIZIA. LIVOLSI: TANTA DISTRAZIONE AL VOLANTE

Giovedì 05 maggio 2016 alle 13:15

Le Forze dell'ordine sono scese in piazza quest'oggi a Calolziocorte per incontrare gli alunni delle scuole del territorio: dai più piccoli fino ai ragazzi dell'Istituto Rota, che si preparano a prendere la patente di guida.

L'intera mattinata è stata infatti dedicata alla sicurezza stradale e ai corretti comportamenti da tenere mentre si è al volante. Proprio per questo, i protagonisti sono stati anzitutto i giovani delle classi terze e quarta, che iniziano a mettersi in strada con i ciclomotori e presto potranno utilizzare l'automobile.

I giovani hanno incontrato direttamente il Comandante della Polizia Stradale di Lecco Mauro Rivolsi, il maresciallo dei Carabinieri Fabio Marra e Ivanni Carminati dell'Associazione Italiana Famigliari e Vittime della Strada AIFVS, il cui figlio fu inghiottito all'improvviso da un buco che si formò nel camper su cui stavano viaggiando in seguito allo scoppio di uno pneumatico.

"Oggi purtroppo vediamo che c'è ancora moltissima distrazione mentre si guida. I ragazzi ad esempio tendono a guardare il cellulare mentre sono al volante per "controllare" messaggi e social: si percorrono tanti metri senza percepire il pericolo. Un comportamento che insieme all'alta velocità e al non uso delle cinture di sicurezza può essere fatale. Il cellulare alla guida può diventare uno strumento di morte" ha spiegato Livolsi, che agli alunno ha mostrato il film Young Europe prodotto dalla Polizia di Stato. È stato presentato al Milano Film Festival 2012, dove ha vinto il premio per la Miglior Regia. Istituzioni, produttori esecutivi e regista hanno deciso di rinunciare a qualsiasi tipo di sfruttamento economico per mostrare il film a più persone possibili. E' la storia di 5 giovani europei narrata dal loro punto di vista, un quadro della società di oggi che, attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, tratta il tema della sicurezza stradale. Josephine, ricca parigina lasciata sola dalla sua famiglia; Julian, giovane irlandese irretito da una lettrice di spagnolo; Federico e Annalisa, due adolescenti italiani vittime di Angelo, un adulto senza morale. 

"La prevenzione si fa con i controlli sulle strade ma anche incontrando i ragazzi. Serve e sta dando i suoi risultati nella diminuzione dell'incidentalità. Queste campagne stanno avendo successo, c'è una maggiore maturità e consapevolezza sui rischi della guida in stato di ebbrezza sotto effetto di stupefacenti. Ad esempio si sta diffondendo la buona abitudine di individuare un componente del gruppo che rimane sobrio per mettersi alla guida. Ma questo non significa certo che bisogna sottovalutare il fenomeno".

Mentre i più grandi erano all'auditorium, in piazza i più "piccoli" degli istituti Alessandro Manzoni e Caterina Cittadini hanno incontrato in prima persona gli agenti delle Forze di Polizia - la Polizia Locale, la Polizia di Stato e l'Arma dei Carabinieri - imparando i loro compiti e osservando come funziona un autovelox o un alcol-test.

Presenti poi, come dicevamo, anche i Volontari del Soccorso, con dimostrazioni pratiche di intervento.

Quella andata in scena quest'oggi è stata la seconda edizione della Giornata della sicurezza, organizzata dall'assessore Valentino Mainetti con la preziosa "regia" di Cristina Pelomori.

"Abbiamo voluto lanciare un messaggio forte ai ragazzi proprio sulla sicurezza stradale: non possono che ringraziare tutte le Forze di Polizia intervenute a questa manifestazione nella quale crediamo molto" ha concluso quest'ultimo.

http://www.ilgazzettinovesuviano.com/2016/05/05/ercolano-fiengo-divertiamoci-con-giudizio-no-ad-alcol-e-droga/

ERCOLANO, FIENGO: “DIVERTIAMOCI CON GIUDIZIO”. NO AD ALCOL E DROGA!

5 maggio 2016 - 

Alfonso Maria Liguori

Luigi Fiengo “Divertiamoci con giudizio: una vita non vale mai un momento di ebbrezza o una bravata di troppo pur distinguersi nel gruppo”: queste le parole a Ercolano del vice sindaco Luigi Fiengo in merito alla necessità di avviare nelle scuole, nelle associazioni e nei punti di ritrovo frequentati dai giovani campagne di sensibilizzazione contro l’abuso di alcol e l’uso di sostanze stupefacenti.

 “La giovane età e la voglia di trasgredire – ha commentato Fiengo – giocano spesso un ruolo fondamentale tra i giovani che dispongono di enormi energie espressive e voglia di fare. Potenzialità che debbono però essere ben canalizzate per non convogliare in errate fenomenologie comportamentali che in alcuni casi possono mettere a repentaglio la stessa esistenza dei ragazzi.

Attraverso lo sport, le arti e l’associazionismo è possibile trovare quelle motivazioni e quel mordente che qualcuno erroneamente cerca rifugiandosi nell’alcol o assumendo sostanze stupefacenti che alterino la realtà che, non gradita, lo circonda. Ebbene a noi adulti il compito di monitorare le nuove leve, infondendo loro speranza e offrendo concreta testimonianza di come ogni essere umano sia unico con i suoi pregi e difetti e quindi rispettato per questo da chi realmente lo ama.

Il resto è effimera illusione: i giovanissimi debbono comprendere che non occorre assomigliare ad alcuno per essere accettati dal gruppo ma restare se stessi sempre confrontandosi costruttivamente con il prossimo”.

Un monito importante lanciato in prossimità del periodo estivo dove maggiore è il rischio di incidenti o risse violente scaturite spesso dallo stato di ebbrezza dei protagonisti. “Pensiamo alle famiglie – ha concluso Fiengo – che attendono in pena il ritorno a casa dei propri cari, ai sacrifici di chi è pronto a privarsi di tutto pur di non far mancare nulla ai propri figli. Sono certo che la maturità sociale e la sensibilità della comunità nostrana con particolare riferimento ai giovani non lascerà cadere nel vuoto un appello che da ercolanese DOC rivolgo in modo sentito ai miei concittadini. Sempre fieri, ragazzi, delle nostre origini e uniti per il rinnovamento di una delle realtà più rappresentative dell’hinterland vesuviano”.

 GUIDA IN STATO DI EBBREZZA

 http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/05/05/news/ubriaco-sbatte-contro-4-auto-denunciato-1.13421128 

UBRIACO SBATTE CONTRO 4 AUTO: DENUNCIATO

Quattro veicoli coinvolti. Nessun ferito. Ma una denuncia a piede libero per guida in stato d’ebbrezza. È il bilancio dell’incidente che si è verificato nella notte fra martedì e mercoledì. Il...

05 maggio 2016

Quattro veicoli coinvolti. Nessun ferito. Ma una denuncia a piede libero per guida in stato d’ebbrezza. È il bilancio dell’incidente che si è verificato nella notte fra martedì e mercoledì. Il personale della stazione carabinieri di Gorizia principale, è intervenuto all’1.20 all’altezza del civico 32 di via Manzoni. Lì, infatti, si era appena verificato un incidente che ha visto coinvolte una Fiat Punto, una Ford Ka, una Lancia Ypsilon e una Fiat Panda. Il conducente della Fiat Punto ha ammesso spontaneamente di aver causato il sinistro stradale, perdendo il controllo della propria autovettura e andando ad urtare contro le restanti tre, regolarmente in sosta lungo la strada.«La ricostruzione della dinamica del sinistro stradale - fanno sapere i carabinieri - ha permesso di accertare che il guidatore della Fiat Punto, proveniente da via Angiolina, immettendosi in via Manzoni, aveva perso il controllo del veicolo, finendo per impattare contro le altre tre, parcheggiate in sosta, in via Manzoni, sul lato destro della carreggiata. Il conducente della Punto è stato quindi sottoposto ai controlli di rito mediante alcoltest e questi hanno dato esito positivo. L’uomo, pertanto, è stato denunciato per guida in stato d’ebbrezza e multato per le violazioni». Il conducente del veicolo Fiat Punto, fortunatamente, non ha riportato ferite mentre due dei tre veicoli in sosta, colpiti dalla Fiat Punto, sono stati fatti recuperare dai proprietari mediante carro attrezzi. (fra.fa.)

 http://www.radioaldebaran.it/guida-in-stato-di-ebbrezza-e-sotto-leffetto-di-droghe-denunciato/102709 

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA E SOTTO L’EFFETTO DI DROGHE: DENUNCIATO

5 MAGGIO 2016

I carabinieri hanno denunciato il 39enne

Nei guai con la giustizia è finito un 39enne di Lavagna, incappato qualche giorno fa in un incidente a Santa Margherita Ligure. A Sestri Levante denunciato un marocchino non in regola con il permesso di soggiorno.

Lo scorso 29 aprile era incappato in un incidente stradale, a Santa Margherita Ligure, in Via Paraggi a Monte. In sella al proprio ciclomotore aveva fatto tutto da solo ed era finito al pronto soccorso di Lavagna. Ora l’uomo, un 39enne lavagnese, si ritrova con una denuncia e senza patente. In ospedale era infatti stato sottoposto alle analisi del caso ed era risultato che si era messo alla guida in stato di ebbrezza e dopo aver consumato stupefacenti, cannabinoidi e cocaina nel dettaglio. Ricevuti i risultati i carabinieri di Santa Margherita Ligure hanno denunciato il 39enne per guida in stato di ebbrezza alcolica e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e gli hanno ritirato il documento di guida.

A Sestri Levante, invece, i carabinieri hanno denunciato per violazione delle norme sull’immigrazione un 55enne marocchino. L’uomo, con pregiudizi di polizia, è risultato privo dei documenti di soggiorno.

 http://www.udinetoday.it/cronaca/due-patenti-ritirate-ubriachi-udine-palmanova.html 

POSITIVI ALL'ALCOL TEST, DUE PATENTI RITIRATE IN CITTÀ E IN PROVINCIA

Provvedimenti dei carabinieri di Udine e Palmanova nei confronti di un residente nel capoluogo friulano e di un automobilista del goriziano

Redazione

05 maggio 2016 09:59

Ancora patenti ritirate in seguito ai controlli dei carabinieri sulle strade di Udine e provincia. Questa volta il provvedimento è scattato nei confronti di un 35 enne residente nel capoluogo friulano e di un 54 enne del goriziano. Nel primo caso a intervenire sono stati i militari della compagnia di Udine che hanno controllato l'uomo sottoponendogli l'alcol test, al quale è risultato positivo. Nei confronti del 54 enne, invece, il provvedimento è arrivato in seguito all'intervento dei carabinieri del Nucleo operativo di Palmanova. Entrambi sono stati deferiti in stato di libertà per guida in stato di ebbrezza alcolica.