Rassegna del 27 Aprile 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

GIORNALE SIRCUSA

Movida a Canicattini, la storia del dj Paolo che vuole sfidare alcol e delinquenza (*)

Paolo Cassarino è un giovane ventenne di Canicattini, noto in paese per la sua passione per il disk jockey. Paolo ha deciso di regalare ai suoi concittadini la possibilità di divertirsi durante le serate con una formula sana: musica e divertimento per tutte le età.

Il suo progetto si chiama House family, un nome che vuole coniugare il genere musicale e il pubblico di riferimento. Il progetto vuole coinvolgere i ragazzi minorenni residenti a Canicattini che secondo Paolo “troppo spesso ricorrono all’utilizzo di sostanze illecite per divertirsi la sera, come alcol e droga, in mancanza di alternative“.

Ed è da questo che nasce l’idea di Paolo: il sabato notte, a partire da un orario consono per ragazzi non ancora maggiorenni, verranno organizzate serate “a base di analcolici e tanta buona musica “; dopo un certo orario il target del pubblico dovrebbe spostarsi verso un’età più adulta, secondo i piani dell’organizzatore. Cambia la musica e anche il pubblico.

Ma non finisce qui, perché per Paolo l’economia di Canicattini e il bisogno di crescita personale dei suoi giovani sono cose importanti: “Ogni festa sarà ambientata in luoghi diversi e ospiterà i dj emergenti di Canicattini, così da dare a tutti la possibilità di mettersi in gioco e di mettere a disposizione i propri locali. Il primo party sarà svolto in una sala (Dal forestiero – ex giardino) con i resident più uno Special guest. Provare a creare qualcosa per il paese in cui si vive... Non fa mai male.”

(*) Nota: in molti casi iniziative simili sono state patrocinate da campagne di educazione sanitaria e da associazioni che si occupano di prevenzione; uno su tutti il “Festival analcolico” di Mantova promosso per molti anni da Alessandro Sbarbada. È importante che proposte analcoliche partano da professionisti del mondo del divertimento. 

L’ECO DI BERGAMO

Il dramma dell’alcolismo Solo il 10 per cento si cura

L’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore della sanità ha rilevato che gli italiani bevitori in modo esagerato e dannoso per la loro salute sono circa 720mila. Nel 2014, però, appena 73mila alcolisti sono stati presi in carico dai 504 servizi o gruppi di lavoro per l’alcoldipendenza identificati sul territorio. Insomma, solo il 10 per cento si cura. Gli altri restano sommersi, non ricevono alcuna forma di trattamento in grado di arrestare la progressione del danno e di prevenire il passo verso forme più complesse di dipendenza.

Non solo. Sempre secondo l’Osservatorio nazionale alcol, esisterebbe un «grave debito formativo professionale» a carico dei medici, che «non sono formati dalle università» sul versante della prevenzione dell’alcolismo. Un’indagine dell’Unione europea ha evidenziato che soltanto un medico italiano su tre fa uso nella pratica clinica del metodo Audit («Alcohol use disorder identification test») come strumento ordinario di screening. L’Istituto superiore della sanità risponde, dichiarando di essere pronto a offrire alle Regioni la formazione specifica per i medici secondo i parametri europei e internazionali.

Un dato se possibile ancora più allarmante viene dall’Istat: sono i più giovani a ubriacarsi. La sbronza è una pratica molto diffusa tra i ragazzi dagli 11 - incredibile: gli alunni tra la quinta elementare e la prima media - ai 25 anni d’età: in totale 3,3 milioni. Il 17 per cento di tutti gli intossicati da alcol che arrivano ai Pronto soccorso - ricorda ancora l’Osservatorio nazionale - ha meno di 14 anni. I bambini e i giovani sono più sensibili agli effetti dell’alcol rispetto agli adulti. Il loro sviluppo fisico non è ancora completato: diversi organi, come il fegato e il cervello, non hanno raggiunto la completa maturità. Il loro peso corporeo è ancora basso: si ubriacano più in fretta e corrono un rischio elevato di causare incidenti e di subire danni fisici. Inoltre molti ragazzi, ma anche molti adulti, sottovalutano il pericolo di un’intossicazione da alcol, che sussiste soprattutto in caso di veloce assunzione di bevande ad alto tasso alcolico.

È esperienza comune nelle famiglie che nelle feste degli adolescenti siano ormai presenti con troppa frequenza bottiglie di superalcolici. A tal punto che chi intende organizzare party analcolici rinuncia per il timore di essere emarginato dal gruppo di amici, perché il consumo di alcol è vissuto dai ragazzi come un rito di passaggio per entrare nel mondo degli adulti. Prima ancora che un problema sanitario, è un enorme problema educativo, che andrebbe affrontato con forza nelle famiglie, ma anche nelle scuole. Non si cresce con l’alcol.

SOVERATIAMO.COM

“Quando un bicchiere è troppo…”, incontro dell'A.M.M.I. il 30 aprile a Soverato

“Quando un bicchiere è troppo ....” è il titolo dell’incontro organizzato dall’Associazione Mogli Medici Italiani Sezione di Soverato in programma per sabato 30 aprile alle ore 09.30 nella sala convegni dell’I.T.T. “Malafarina” di Soverato. Il livello di guardia nei confronti del problema legato all’ alcol con gli anni si è abbassato notevolmente. L’uso e/o l’ abuso degli alcolici è molto diffuso, particolarmente tra giovani e giovanissimi, che si vogliono sballare, allontanarsi da una realtà che spesso oggi non è fatta di emarginazione, ma di noia, di vuoti, e di mode da seguire. Si entrerà nel vivo dell’argomento con la presidente A.M.M.I. Sezione di Soverato, dott.ssa Rita Palermo, seguirà la relazione sull’alcol ed i problemi alcol correlati del direttore del Ser.T di Soverato, dott. Franco Montesano, e l’intervento del Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Soverato, Capitano Saverio Sica, sugli effetti dell’alcol sulla giuda e le relative conseguenze. Modererà l’incontro l’avv. Maria Anita Chiefari. La cittadinanza è invitata a partecipare.

NURSE24

Studenti Infermieri Firenze: Corso di Laurea fattore protettivo abuso alcool

Indagine conoscitiva sui modelli di consumo delle bevande alcoliche negli studenti del CLI fiorentino.

FIRENZE. L’articolo che segue si inserisce nel mio percorso di studi ed è frutto della tesi mia di laurea. Partendo dal presupposto che l’infermiere è una figura professionale che ha la responsabilità della promozione della salute della popolazione, si è voluto comprendere come gli studenti del Corso di Laurea in Infermieristica (CLI) si stessero preparando ad assumere il ruolo di futuri educatori, analizzando il loro livello di informazione e di attenzione nei confronti della tutela della propria salute, e cercando di comprendere quanto il percorso di studi abbia la capacità di influenzare positivamente i loro comportamenti di salute. Il consumo di alcolici, infatti, oltre ad essere uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cronico-degenerative è, fra questi, quello che più specificamente riguarda la salute dei giovani tra i 18 e i 24 anni, sia per la stretta correlazione che il consumo eccedentario occasionale e gli episodi di ubriachezza hanno con gli incidenti stradali, sia per il pericolo di sviluppare a lungo termine un modello di consumo a rischio.

La ricerca si è orientata in particolare a rilevare le conoscenze possedute ed i comportamenti effettivamente agiti dagli studenti infermieri rispetto al consumo di bevande alcoliche.

L’alcol è il terzo fattore di rischio per la salute individuato dall’Unione Europea, secondo solo a tabacco e ipertensione. L’OMS lo ha classificato tra le cosiddette “droghe legali” in quanto è una sostanza tossica, in particolar modo per la cellula epatica, ha un potere psicoattivo, può dare dipendenza fisica e psichica, maggiore rispetto alle droghe più conosciute e dà assuefazione. Secondo l’OMS non è possibile identificare una quantità di alcol sicura per la salute. Per definire il consumo moderato, le istituzioni sanitarie individuano livelli di consumo sotto ai quali i rischi per la salute non sono rilevabili. Attualmente questi sono: per gli uomini 2 unità alcoliche al giorno, per le donne 1 unità alcolica al giorno.

Negli ultimi anni in Italia si è assistito ad un cambiamento nei consumi di alcol per lo più dovuti alla cultura del tempo libero. Il cambiamento nel modello di consumo ha visto una diminuzione del consumo quotidiano, tipico del tradizionale modello mediterraneo, e un aumento di chi beve fuori dai pasti e occasionalmente, con un adeguamento al modello di consumo nord europeo. Questo comportamento è più pronunciato tra gli adulti fino a 44 anni e tra i giovani tra i 18-24 anni, tra i quali è forte la crescita del consumo di alcol fuori pasto. Il cambiamento riguarda anche il tipo di bevande consumate: nei giovani fino a 24 anni viene rilevato un aumento del consumo di superalcolici, aperitivi e amari, rispetto al vino. Secondo la variabile titolo di studio tra le persone di 25 anni e più, i consumatori di bevande alcoliche aumentano al crescere del titolo di studio conseguito. Il consumo quotidiano ha invece un andamento inverso, crescente al diminuire del titolo di studio. In conclusione tutti i sistemi di reportistica nazionale concordano sul fatto che i giovani di 18-24 anni sono una delle categorie in cui è più diffuso il “consumo a maggior rischio”, che comprende il consumo fuori pasto, il binge drinking (modalità di consumo che provoca un’alcolemia superiore a 0,8g/l, conseguente all’assunzione di 5 o più UA negli uomini, e di 4 o più UA nelle donne, in circa 2 ore) e il consumo abituale elevato, che riguarda però maggiormente gli adulti.

La revisione della letteratura da un lato, aveva preso in considerazione le conoscenze e la percezione del rischio derivante dal consumo di alcol nella fascia di età 18-35 anni, nella popolazione generale e in specifico tra gli studenti universitari, esaminando studi italiani e internazionali, dall’altro ha considerato documenti dei principali sistemi di sorveglianza e di monitoraggio alcol-correlati e studi italiani ed europei relativi al consumo di bevande alcoliche nella fascia di età 18-35 anni, nella popolazione generale e in specifico tra gli studenti universitari iscritti ai corsi di laurea delle professioni sanitarie.

La revisione della letteratura rispetto alle conoscenze dei giovani sull’alcol e la percezione del rischio ha evidenziato che in Europa, così come nel resto del mondo, è molto bassa la percezione del rischio legato al consumo di alcol rispetto a quello delle altre droghe. Dal report “EU citizens’ attitudes towards alcohol 2009”, emerge una scarsa conoscenza degli italiani del livello di alcol consentito alla guida dalla normativa e una bassa percezione del rischio derivante dall’alcol. Il quadro risulta confermato anche da indagini più contestualizzate, come lo studio condotto nel 2010 ad Arezzo su 437 giovani patentanti tra i 18 e i 35 anni.

Rispetto invece al consumo di alcol in popolazioni specifiche, simili al campione considerato per il nostro studio, tra gli studi non italiani, uno studio irlandese del 2011 sugli stili di vita di 182 studenti infermieri evidenzia che quasi il 95% consuma alcol, con una percentuale maggiore di bevitori tra gli studenti più “anziani” ed i maschi (100%) rispetto alle femmine (92%), le quali però, più spesso, vanno incontro ad un consumo eccedentario. Simili consumi vengono rilevati anche da uno studio condotto in Scozia nel 2006 su 186 studenti infermieri ed ostetriche. L’86,5% degli studenti ha consumato alcol nella settimana precedente la rilevazione e il 74% supera almeno 1 volta alla settimana le quantità giornaliere considerate a basso rischio. In particolare coloro che mettono in atto modelli di consumo a rischio o dannosi appartengono più di frequente alla fascia di età 17-24 anni. Il 54% beve a livelli binge e il 28,7% dichiara di bere a livelli binge in ogni occasione. Tra i lavori italiani uno studio del 2011 su 345 studenti della Facoltà di Farmacia e della Facoltà di Scienze evidenzia una popolazione in cui esiste un buon livello di consapevolezza dei danni causati dall’alcol e una percentuale di consumatori dell’82,5%, con consumi tipici di questa fascia di età. Specificamente rivolto agli studenti infermieri è invece lo studio “Are Italian nursing students healthy and having protective lifestyle behaviours? A pilot study”, del 2010, considerato il primo studio italiano sugli stili di vita degli studenti infermieri. L’indagine, condotta su un campione di 167 studenti infermieri del I° anno dell’Università degli Studi di Udine, evidenzia come il campione si consideri in buona salute, ma adotti stili di vita non salutari come fumare, consumare alcol e non praticare attività fisica. Lo studio rileva che il 75,2% ha bevuto alcol almeno una volta nella vita, mentre coloro che dichiarano di bere al momento della rilevazione sono il 53,7%. Di particolare interesse per gli aspetti comuni con il mio lavoro, se pur risalente al 1995, è uno studio condotto a Bologna che coinvolgeva 1077 studenti infermieri. Lo studio non riscontrava correlazione tra conoscenze possedute e comportamenti messi in atto. Il rischio attribuibile all’abuso di alcol risultava infatti ben conosciuto in particolare dagli studenti del II° e del III° anno, mentre il consumo di bevande alcoliche non differiva particolarmente da quello degli studenti delle scuole medie superiori. Il consumo di bevande alcoliche sostanzialmente non risultava cambiato in seguito al percorso formativo intrapreso.

Obiettivi dello studio

Rilevare le conoscenze possedute riguardo al consumo di alcol e i comportamenti di consumo delle bevande alcoliche degli studenti del I°- II°- III° anno di corso del Corso di Laurea in Infermieristica – sede di Firenze, confrontando i risultati emersi con quanto risulta in letteratura da indagini su studenti infermieri e sulla popolazione generale, nell’ipotesi che frequentare il percorso formativo per infermiere possa influenzare sia il livello di informazione sulla tematica che i consumi.

Materiali e metodi

La ricerca è iniziata con la revisione della letteratura, utilizzando la bancadati PubMed, usando come parole chiave: nursing students, lifestyle behaviours, health promotion, knowledge, alcohol consumption, drinkdriving, perception. Sono state consultate anche pubblicazioni del Censis e di ISTAT in merito al monitoraggio del consumo alcolico nella popolazione generale italiana, oltre ai report dei principali sistemi di sorveglianza nazionali e transnazionali, che hanno permesso di identificare i principali indicatori di consumo a cui far riferimento, come HBSC (Health Behaviour in School-aged Children) e ARS TOSCANA, e PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), che pubblica anche approfondimenti specifici su campioni di giovani. Lo studio è stato condotto tra Maggio e Giugno 2012, con l’ausilio di un questionario anonimo, autosomministrato, composto di 43 domande, costruito tenendo conto di quanto emerso dalla revisione di letteratura.

Risultati 

Il campione reale dello studio è risultato essere composto complessivamente da 430 studenti del Corso di Laurea in Infermieristica di Firenze, contro 495 del campione ipotizzato, con una rispondenza dell’86,7%. Hanno compilato il questionario 184 studenti del I° anno con una rispondenza del 98,4%, 154 del II° anno con una rispondenza dell’83,7% e 92 del III° anno, con una rispondenza del 74,2%. La grande maggioranza (80%) di studenti appartiene alla fascia di età 18-24 anni nella quale più frequente è l’adozione di modelli di consumo a rischio. II risultati evidenziano un buon livello di conoscenza sia dei limiti di consumo in rapporto alla guida sicura che delle quantità compatibili con un basso rischio per la salute. Infatti l’81% del campione, indica correttamente il limite legale dell’alcolemia previsto per la guida in 0,0gr/l per i neopatentati e 0,5gr/l per tutti gli altri. Si tratta comunque di un dato migliore rispetto a quello indicato per la popolazione italiana dal report “EU citizens’ attitudes towards alcohol 2009” ma in linea con l’indagine condotta ad Arezzo nel 2010 su un campione di giovani, non studenti, di 18-35 anni.

Rispetto, invece, alla capacità di stimare il numero di U. A. corrispondenti a tale limite, il nostro campione registra una percentuale molto alta di risposte corrette (85%), molto superiore rispetto allo studio toscano di cui sopra (38,9%), all’indagine del progetto istituzionale di prevenzione “Il pilota” (29,9%) del 2009 e allo studio australiano del 2006 su studenti universitari (52%) e tirocinanti edili (54%). Inoltre quasi la totalità del campione ha consapevolezza dei tempi necessari a smaltire gli effetti dell’alcol. Soddisfacente è anche la conoscenza della quantità giornaliera di alcol considerata a basso rischio per la salute.

I dati relativi al consumo di alcol mostrano che lo spostamento dal tradizionale modello di consumo mediterraneo a quello nordeuropeo, rilevato dai principali report nazionali, sembra emergere anche attraverso la lettura dei dati relativi agli studenti del CLI di Firenze. Il consumo di alcol risulta essere un comportamento molto diffuso: l’88% dichiara di aver bevuto almeno una bevanda alcolica nell’ultimo mese, ma la percentuale di chi afferma di consumare alcol arriva al 92%. Tali valori sono in linea o leggermente superiori alle percentuali di bevitori riscontrate dagli studi italiani, condotti su studenti infermieri o altri studenti universitari, mentre è invece molto superiore alla percentuale rilevata per la popolazione generale dai 18- 25 anni, pari al 58,1%. Il numero di bevitori del nostro campione sembra quindi avvicinarsi maggiormente a quello riferito dai due studi di ambito anglosassone precedentemente citati, che registrano il 100% dei maschi e il 92% delle femmine tra gli studenti infermieri irlandesi. La tendenza al consumo occasionale risulta particolarmente evidente nel nostro campione. Rispetto alla percentuale rilevata nel 2011 dall’ISTAT che stima il 58% il consumo occasionale nella fascia di età 18-24 anni, l’88% di coloro che tra gli studenti del CLI ha dichiarato di aver bevuto almeno una bevanda alcolica nell’ultimo mese, è composto prevalentemente da bevitori occasionali. Anche il binge drinking appare essere un comportamento non trascurabile all’interno del campione, che infatti lo dichiara nel 31% dei casi, percentuale doppia rispetto alla media nazionale della stessa fascia di età (15,1%) individuata da PASSI. Un altro indicatore di consumo eccedentario è il numero di ubriacature negli ultimi 12 mesi, fenomeno che per il 54% del nostro campione è avvenuto almeno una volta nell’ultimo anno. Un altro aspetto da sottolineare è il numero di coloro che dichiarano di essersi messi alla guida dopo aver bevuto troppo. Dai risultati ottenuti si evince, infatti, che il 18% dichiara di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol negli ultimi dodici mesi, percentuale doppia rispetto a quella nazionale (9,4%) individuata da PASSI.

Conclusioni 

L’indagine mostra una popolazione che ha un buon livello di conoscenze relativamente alle bevande alcoliche e una buona percezione dei rischi, molto superiori rispetto ai giovani nella popolazione generale e agli studenti di altre facoltà. Ad un buon livello di conoscenza sembrano però non corrispondere comportamenti e consumi alcolici altrettanto buoni, dato che i nostri studenti registrano consumi più accentuati rispetto alla popolazione italiana della stessa fascia di età e analogie con i consumi più tipici del Nord Europa. Come rilevato da altri studi, con una certa sicurezza possiamo affermare che il Corso di Laurea in Infermieristica non sembra avere un’influenza diretta sui comportamenti salutari degli studenti e non sembra essere un fattore protettivo nei confronti del consumo alcolico. infatti, solo il 39% afferma di aver modificato il proprio comportamento rispetto al consumo di bevande alcoliche grazie a quanto appreso a lezione ed al contatto con la realtà ospedaliera. Un confronto tra le risposte degli studenti del I° anno di corso con quelle del III°, non ha fatto emergere differenze che potrebbero far ipotizzare un progressivo miglioramento dovuto al progredire degli studi. In sintesi possiamo affermare che, al momento attuale, buona parte degli studenti infermieri intervistati non mettono in pratica in modo del tutto coerente, almeno per quanto riguarda il consumo di alcol, quei comportamenti salutari che in un prossimo futuro dovranno promuovere nella popolazione generale e nei loro assistiti. Ciò conferma che, come è ben noto a chi si occupa di educazione alla salute, non esiste in senso generale una correlazione diretta tra conoscenze possedute e comportamenti di salute. Molto più influenti, specie nella fascia d’età considerata, sono probabilmente gli stili di vita condivisi tra i pari e le sub-culture di riferimento. È importante dunque, a nostro parere, che nell’ambito del CLI, sia dato sempre più spazio al tema dei determinanti della salute e degli stili di vita, anche in considerazione del fatto che la prevenzione e il controllo delle malattie croniche rappresenta la priorità della sanità dei prossimi decenni. (*) 

(*) Nota: le persone istruite fumano e bevono di più. Diversamente da quando si potrebbe pensare, nel rapporto con le sostanze pericolose la conoscenza e l’informazione non sono fattori di tutela, ma di rischio. Tuttavia non sono le informazioni in se stesse a favorire un atteggiamento più rischioso, ma la mancanza di alternative al bere. Il sapere che gli alcolici fanno male offre una senso di sicurezza se si ritiene piacevole bere, viene invece usato per smettere se si ha occasione di apprezzare la sobrietà. 

ALTOADIGE GEOLOCAL

Abuso di alcol Otto denunce nel fine settimana

Controlli a tappeto da parte dei carabinieri durante lo scorso fine settimana per contrastare l'abuso di bevande alcoliche su tutto il territorio altoatesino. Gli uomini dell'Arma si sono posizionati...

Controlli a tappeto da parte dei carabinieri durante lo scorso fine settimana per contrastare l'abuso di bevande alcoliche su tutto il territorio altoatesino. Gli uomini dell'Arma si sono posizionati lungo le principali vie di comunicazione per i controlli sulle strade. Programmate, poi, verifiche nei principali locali pubblici e nei luoghi di aggregazione giovanile.

Il bilancio finale riferisce di otto persone denunciate a piede libero: tre per guida in stato di ebbrezza e cinque per ubriachezza molesta. Tre, dunque, le patenti ritirate grazie ai controlli sul tasso etilometrico al volante (rispettivamente a Termeno, Bressanone e Merano). Necessario l'intervento delle pattuglie, invece, per fermare cinque persone palesemente alterate fuori dai locali di Merano, Silandro e Vipiteno. Difficile gestirli senza l’intervento dei militi.

Il comando provinciale, comunque, in questa operazione ha impiegato in totale 40 pattuglie disseminate in tutto l'Alto Adige per 95 posti di controllo. In due giorni sono stati identificate 408 persone. Ispezionati, inoltre, 43 locali pubblici. 

MONZATODAY

Vende alcolici a due ragazzini: multato un esercente a Monza

Una sanzione amministrativa di 333 euro per un negoziante originario del Bangladesh in via Cavour. Due ragazzini monzesi di 16 anni sono stati sorpresi ad acquistare vodka, vino e birra nel negozio

Sono entrati nel negozio, hanno curiosato tra gli scaffali e hanno acquistato una bottiglia di vino, una di vodka e alcune birre. L'esercente, senza preoccuparsi che i due acquirenti fossero minorenni e che a suggerire la loro età prima ancora della carta d'identità fossero stati i lineamenti sbarbati, non si è posto alcuna domanda e ha incassato il denaro.

La scena però venerdì pomeriggio non è sfuggita agli agenti della polizia locale che erano impegnati in un servizio per contrastare il fenomeno della vendita di alcolici ai minori di 18 anni. Gli agenti hanno fermato i due acquirenti fuori dall'esercizio commerciale di via Cavour e li hanno identificati. Mentre per i ragazzi i guai sono arrivati quando i genitori sono stati avvisati dei loro "acquisti" per il titolare del negozio invece è scattata una sanzione amministrativa di 333 euro per aver venduto alcol ai due sedicenni.

All'uomo poi è stata comminata anche un'altra multa i 1032 euro perchè tra le corsie il negoziante aveva esposto alcuni prodotti senza il prezzo. 

MONZA TODAY

Tamponato al semaforo da un ubriaco: l'alcol test mette nei guai anche la vittima

E' successo a Monza nella notte tra venerdì e sabato. Il test ha rivelato che anche il conducente vittima del tamponamento aveva un tasso alcolemico di 1,35 g/l

Tamponato, denunciato e multato. I guai per un uomo di 40 anni residente a Dresano nella notte tra venerdì e sabato a Monza sono arrivati tutti insieme. L'uomo era alla guida di una Mercedes insieme a una ragazza di 19 anni di Brugherio quando all'altezza del semaforo tra via Borgazzi e via Aquileia la Volkswagen Passat di un 31enne romeno residente a Monza, visibilmente ubriaco, li ha tamponati con violenza.

Lo schianto è stato inevitabile e sul posto insieme ai soccorsi si sono precipitati anche gli agenti della polizia locale di Monza. Le forze dell'ordine, di fronte alle condizioni visibilmente alterate dei due conducenti, hanno deciso di procedere con l'alcol test. Mentre la vittima si è sottoposta al rilievo e ha mostrato di avere un tasso alcolemico pari a 1,35g/l pagandone tutte le conseguenze del caso la faccenda si è complicata per il responsabile del sinistro, il cittadino romeno sorpreso in evidente stato alcolico.

L'uomo si è rifiutato di sottoporsi al test e ha opposto resistenza, beccandosi così comunque, come se per lui l'esame avesse riportato un livello massimo di alcol nel sangue, una denuncia per guida in stato di ebrezza, il ritiro della patente per sospensione e dieci punti decurtati dal documento di guida.

BLITZ QUOTIDIANO

Michael Phelps: “Ho pensato a suicidio, non berrò più alcol”

ROMA – Due anni così infernali da averlo portato a pensare anche al suicidio. Poi la voglia di ricominciare, la battaglia vinta contro la dipendenza dall’alcool e ancora tanti chilometri da percorrere, rigorosamente in vasca. Michael Phelps, il nuotatore più forte di sempre, nonostante tutto è pronto per Rio. E’ pronto per ritoccare una bacheca da primati da brivido (22 medaglie olimpiche di cui 18 d’oro, 36 record mondiali, 26 titoli di campione del mondo).

E per arrivare a Rio in condizione ha fatto un fioretto: basta alcol. Almeno fino a Rio ma, dice ora il campione, anche dopo. Mai più alcol nella sua vita. Perché il vizio di bere l’ha portato, come ricorda la Gazzetta dello Sport, ad un passo dal baratro, dalla morte:

E’ lo stesso campione americano che ripercorre le tappe della sua vicenda, raccontando per l’ennesima volta la sua battaglia con l’alcol e le terribili conseguenze che ha avuto sulla sua vita, di uomo e di sportivo, questa dipendenza. Il tutto confermando che “sì, ero così depresso che a un certo punto ho pensato anche al suicidio”.

Il più decorato della storia olimpica di ogni sport (…) dopo la sospensione di sei mesi e l’addio ai Mondiali di Kazan, si rese conto che era ora di cambiare vita: arrestato nel 2004 per guida in stato ebbrezza, Phelps era stato arrestato di nuovo nel 2014 e questo secondo arresto costò la condanna a un anno di reclusione con sospensione della pena, 18 mesi di libertà vigilata e 45 giorni di trattamento ospedaliero. “Prima ancora di andare in tribunale per ascoltare la sentenza avevo deciso che non avrei bevuto nulla fino a Rio, dove sarei dovuto andare al top. Ma anche dopo Rio credo che non berrò più un bicchiere di alcol”.