Rassegna del 25 Aprile 2016

A cura di Roberto Argenta, Guido Dellagiacoma, Alessandro Sbarbada

 SOLDIBLOG.IT

Vino: Italia primo produttore mondiale ma consumi interni in netto calo

di Renato Marino

L'Italia nel 2015 è tornata leader mondiale nella produzione di vino ma i consumi interni sono in netto calo tanto da far perdere al Belpaese l'esclusività del terzo giardino del podio tra i principali Paesi consumatori di vino su scala globale, essendo stato preceduto da USA e Francia dopo essere stato raggiunto dalla Germania. Così risulta dall'analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell'Organizzazione mondiale del Vino e della Vite (Oiv).

Si tratta di dati relativi allo scorso anno che mostrano come per la prima volta l'Italia sia stata appaiata dalla Germania al terzo posto, per un consumo di vino totale annuo pari a 20,5 milioni di ettolitri. Il primo posto in graduatoria consumatori globali spetta agli Stati Uniti (30,1), seguiti dalla Francia (27,2). I consumi mondiali di vino rimangono stabili a 240 milioni di ettolitri bevuti nel 2015 contro i 239 dell'anno precedente.

I cambiamenti nei primi posti della classifica sono ascrivibili all'aumento dell'1% dei consumi negli Usa, aumento contestuale alla flessione dell'1,2% dei consumi in Francia e del flebile incremento di quelli in Italia (+0,3%), contro il più consistente incremento della Germania (+1,1%).

Dati che secondo la Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti sono la conseguenza di "una vera rivoluzione del mondo del vino" con gli italiani che negli ultimi dieci anni hanno detto addio a quasi un bicchiere di vino su quattro. Il risultato è che la quantità di vino Made in Italy consumato nel nostro Paese è oggi addirittura inferiore a quella bevuta fuori dai patri confini. (*)

 (*) Nota: questo è un dato storico. Per la prima volta, da sempre, il vino prodotto in Italia esportato è una quantità maggiore rispetto al vino italiano bevuto in Italia.

 LA STAMPA

Giù il consumo di vino da parte degli italiani, raggiunti dai tedeschi. In testa Francia e Usa

L’Italia deve abbandonare il podio dei maggiori consumatori di vino del mondo: raggiunta dalla Germania, è ormai preceduta da Stati Uniti e Francia. La crescita dei consumi nel nostro Paese è stata infatti troppo bassa per tenere testa a quella più rapida avvenuta in Germania, come indica l’analisi della Coldiretti, basata sui dati dell’Organizzazione mondiale del Vino e della Vite (Oiv). 

Per la prima volta nel 2015 l’Italia è stata raggiunta dalla Germania, con un consumo complessivo pari a 20,5 milioni di ettolitri. Ad aggiudicarsi il primo posto sono gli Stati Uniti (30,1), seguiti dalla Francia (27,2). Sempre nel 2015 i consumi mondiali sono rimasti invariati, con 240 milioni di ettolitri, contro i 239 del 2014. 

Sulla classifica dei maggiori consumatori di vino si sono fatti sentire, secondo la Coldiretti, l’aumento dell’1% dei consumi negli Stati Uniti e la contemporanea riduzione dell’1,2% dei consumi in Francia. Nello stesso periodo i Italia i consumi hanno registrato un aumento molto debole, di appena lo 0,3%, contro quello decisamente più consistente della Germania (+1,1%). Queste cifre sarebbero la conseguenza di quella che la Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti definisce «una vera rivoluzione del mondo del vino», avvenuta a partire dagli italiani, che negli ultimi dieci anni avrebbero detto addio a quasi un bicchiere di vino su quattro. «Il risultato - rileva l’associazione - è che la quantità di vino Made in Italy consumato in Italia è risultata addirittura inferiore di quella bevuta fuori dei confini nazionali». 

Negli Usa invece si beve sempre più volentieri e tra i vini più apprezzati, secondo la Coldiretti, ci sono Chianti, Brunello di Montalcino, Pinot Grigio, Barolo e Prosecco. Quest’ultimo è molto gradito anche in Germania, con Amarone della Valpolicella e Collio. Piace molto all’estero anche lo spumante, che nel 2015 ha visto un aumento delle esportazioni del 17%, paro a 985 milioni di euro. A importarne di più è la Gran Bretagna (circa 250 milioni di euro nel 2015, con un aumento del 44%), seguita da Usa (circa 200 milioni, più 26%). Meno bene la Russia, con una riduzione del 31%. Una situazione che complessivamente, conclude la Coldiretti, ha spinto il fatturato del vino e degli spumanti a toccare il valore record di 9,7 miliardi nel 2015, con una crescita del 3%. 

 IL PICCOLO

L’etilometro lo inchioda. Si salva perché è turco

Camionista ubriaco assolto perché non conosce l’italiano. Regolari gli atti amministrativi

TRIESTE L’etilometro lo inchioda. Ma la lingua italiana, a lui sconosciuta, lo salva. Ramazan Kurku, camionista turco di cinquant’anni, si salva dall’accusa di aver guidato il suo autoarticolato in stato di ebbrezza proprio perché non conosce una parola d’italiano.

La sua “disavventura” inizia l’8 febbraio del 2015. Kurku viene fermato di notte da una pattuglia della polizia stradale mentre percorre il raccordo alla guida del suo camion con il rimorchio. Ha gli occhi arrossati e l’alito vinoso e, quando scende dalla cabina, inciampa. Fa fatica a camminare. Gli agenti lo sottopongono alla prova dell’etilometro che evidenzia, in entrambi i test, valori superiori alla soglia massima consentita. Esattamente 1,93 grammi per litro al primo accertamento e 2,09 al secondo.

L’esito è inequivocabile. E la procedura regolare. Peccato, però, che il camionista ubriaco è un turco che non parla italiano. Come emerge dalla motivazione della sentenza di assoluzione del giudice Francesco Antoni, infatti, gli agenti, dando atto che non comprende la lingua italiana, mettono a disposizione di Ramazan Kurku un traduttore turco solo il giorno successivo. Ventiquattr’ore dopo il fermo del camion. E la prova dell’etilometro.

Ma quel ritardo, come scrive il giudice, non è accettabile perché è venuta a mancare «nell’immediatezza la possibilità di comprendere il significato degli avvisi che gli agenti avrebbero rivolto al camionista con riferimento agli accertamenti urgenti che si stavano per compiere come l’invito a farsi assistere da un difensore».

Da questa nullità, continua Antoni, «consegue unicamente l’inutilizzabilità degli accertamenti effettuati con l’etilometro». In altri termini l’alcoltest non è valido perché il camionista non poteva comprendere gli avvisi ufficiali dei poliziotti dal momento che non conosceva l’italiano. (*) «Pertanto - scrive il giudice - questi rilievi non permettono di stimare con la precisione necessaria il grado di alcolemia, né tale test può venir colmato dall’escussione orale degli agenti di polizia giudiziaria».

Da qui, accogliendo le richieste dell’avvocato difensore Marta Silano, l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». Tuttavia il camionista turco non supera indenne l’episodio: gli atti amministrativi relativi all’episodio sono stati infatti regolarmente trasmessi alla competente autorità. E quindi la multa e il sequestro del camion non glieli ha tolti nessuno. Anche perché è stato ritenuto utilizzabile il verbale «con riferimento ai fatti che gli ufficiali di polizia giudiziaria vi descrivono per averli direttamente osservati come la condotta del camionista e il rilievo della tipica sintomatologia dell’ebbrezza alcolica».

 (*) Nota: quando il rispetto della forma calpesta il buon senso si possono ottenere effetti paradossali.

 NURSE24

Alcohol Prevention Day, la sensibilizzazione nelle scuole sui rischi del consumo di alcol

La ASL Torino 2 ha promosso la consapevolezza sui rischi legati al consumo di alcol nelle scuole delle circoscrizioni 6 e 7 della città.

TORINO. Si è conclusa il 21 aprile scorso, in occasione dell’Alcohol Prevention Day, l’iniziativa partita nell’ottobre del 2015 volta alla prevenzione, promozione della salute, diffusione tra i giovani di una cultura del bere responsabile (*) e sensibilizzazione della popolazione generale del territorio delle Circoscrizioni 6 e 7.

E’ giunto alla quindicesima edizione l’evento “Alcohol Prevention Day“, promosso dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, momento cardine delle iniziative che si svolgono convenzionalmente nel mese di aprile, dedicato alla prevenzione alcologica. In questa occasione, interamente dedicata alle tematiche alcol-correlate, per promuovere la consapevolezza sui rischi legati al consumo di alcol, il Dipartimento di Patologia delle Dipendenze “C. Olievenstein” dell’ASLTO2 e la Società Italiana di Alcologia, in collaborazione con gli Enti Accreditati che operano nel campo dei comportamenti di uso di sostanze, hanno progettato un’iniziativa rivolta agli studenti delle scuole medie superiori e alla popolazione del territorio delle Circoscrizioni 6 e 7 di Torino, per trattare con un linguaggio accattivante e coinvolgente un problema di elevata importanza per il benessere e la sicurezza individuale e collettiva. Gli ultimi dati disponibili messi a disposizione dall’Istat si riferiscono all’anno 2014, riportano che i comportamenti di consumo di alcol, che eccedono rispetto alle raccomandazioni per non incorrere in problemi di salute, e che possono essere individuati nel consumo abituale in eccesso e nel binge drinking (assunzione di più bevande alcoliche in rapida sequenza) riguardano 8 milioni e 265 mila persone (15,2% della popolazione, dal 15,9% nel 2013). (**) Comportamenti che eccedono rispetto alle raccomandazioni si osservano più frequentemente tra gli ultra sessantacinquenni (il 38% degli uomini e l’8,1% delle donne), tra i giovani di 18-24 anni (rispettivamente 22% degli uomini e 8,7% delle donne) e tra gli adolescenti di 11-17 anni (21,5% dei maschi e 17,3% femmine). La popolazione più a rischio per il binge drinking è quella giovanile (18-24 anni): il 14,5% dei giovani (21% dei maschi e 7,6% delle femmine) si comporta in questo modo, per lo più durante momenti dedicati al tempo libero e alla socializzazione. Anche tra gli adolescenti delle scuole secondarie del territorio delle Circoscrizioni 6 e 7 di Torino le problematiche del consumo alcolico sono presenti. Con un gruppo di questi ragazzi, costituito da 3060 adolescenti, si sono sviluppati progetti e interventi di prevenzione: il Dipartimento per le Dipendenze “C. Olievenstein” dell’Asl TO2 ha somministrato in questo ambito un questionario, che ha anche indagato l’uso di alcol fra questi studenti, da cui è emerso che l’ubriachezza è un’esperienza che hanno provato almeno una volta nella vita dal 65,83%, almeno una volta nell’ultimo anno dal 59,16% e almeno 1 volta nell’ultimo mese dal 31,66%.

L’Istituto Superiore di Sanità stima che gli incidenti stradali alcol-correlati siano pari al 30-35% del totale degli incidenti (nel 2014 1183 decessi su 3381). In base a tali dati, si può considerare che circa 1.400.000 giovani maschi e 950.000 femmine siano da considerarsi potenzialmente esposti, nel caso in cui si mettessero alla guida, a un rischio legato alla salute per se stessi e verso terzi (in Italia l’incidente stradale è la prima causa di morte dei giovani tra i 21 e i 29 anni), ma anche di incorrere nelle sanzioni amministrative introdotte nel nuovo codice della strada.

Considerando, invece, i dati dell’incidentalità nella Regione Piemonte, forniti dal Centro di Monitoraggio Regionale della Sicurezza Stradale (Rapporto dell’ottobre 2015 riferito all’anno 2014), si rileva complessivamente una riduzione degli incidenti totali per diverse cause, tra cui quelle legate al consumo di alcolici e di sostanze stupefacenti. Si evidenzia, in particolare dal 2010 al 2014, un calo della mortalità giovanile nella fascia 18-29 anni del 52% e una diminuzione del 36% nei giovani al di sotto dei 18 anni. (***) Tali fasce d’età rientrano nelle categorie maggiormente a rischio di subire o provocare degli incidenti con lesioni e decessi. L’unica categoria di cui aumenta la percentuale di decessi è quella degli anziani in qualità di pedoni (+2%). La citata riduzione dei feriti e dei decessi di giovani in Piemonte è attribuibile a un insieme di fattori di protezione e di iniziative mirate ad aumentare il livello di sicurezza stradale nei territori piemontesi, tra cui l’aumento dei controlli sulla strada, le attività di educazione nelle scuole e le campagne di sensibilizzazione.

Proprio su questa scia di sensibilizzazione si colloca il progetto coordinato da ASL TO 2 (Dipartimento di Patologia delle Dipendenze “C. Olievenstein”, Dott. Augusto Consoli – Direttore del Dipartimento) e SIA (Dott.ssa Paola Damiano, Responsabile Servizio Alcologia ASL TO 2 e Presidente SIA sez. Piemonte e Valle d’Aosta); tale progetto ha coinvolto le scuole medie superiori di I.T A. Steiner, Liceo Scienze Umane A. Einstein, I.I.S. Bodoni-Paravia e I.I.S. Sella Alto Lagrange, unitamente alle Circoscrizioni 6 e 7 del Comune di Torino, Associazione Culturale “Quinta Tinta”, Compagnia Teatrale di Torino, esperti, gestori dei locali e scuole guida del territorio, enti Accreditati come Gruppo Abele, Coop. Frassati, Fermata d’Autobus, Centro Torinese di Solidarietà, Associazione L’Ago nel Pagliaio e Società Fotografica Subalpina di Torino.

La celebrazione dell’“Alcohol Prevention Day 2016”, svoltasi lo scorso 21 aprile presso il Teatro dell’Hub multiculturale “Cecchi Point” di Torino, ha previsto la proiezione di cortometraggi (video-interviste), la proiezione e premiazione delle fotografie in concorso realizzate dagli studenti per la mostra fotografica itinerante sul territorio e la presentazione di uno spettacolo teatrale sul tema dell’uso e abuso di sostanze alcoliche tra i giovani.

“L’insieme di tali attività che sostengono l’educazione, la comunicazione, la formazione e la consapevolezza dell’opinione pubblica sono utili a preparare il terreno per interventi specifici di prevenzione – commenta Augusto Consoli – i fattori maggiormente in grado di influenzare il risultato di un’azione preventiva specifica, soprattutto tra i giovani, vertono attorno elementi come la qualità dell’informazione, la modalità di comunicazione, la capacità di suscitare interesse e curiosità, lo sviluppo di capacità critiche e di abilità nella gestione del bere e il coinvolgimento in una scelta partecipata”.

“In questo ambito è molto importante il lavoro svolto dai nostri operatori sanitari che, operando a contatto con la popolazione, in particolare giovanile, possono verificare il rischio individuale e suggerire cambiamenti nello stile di vita – conclude Paola Damiano – così come è importante rendere note le leggi e i divieti, presentandoli come misure rivolte alla tutela della salute e della sicurezza e non in una loro interpretazione limitativa e restrittiva”.

All’interno di questa prospettiva sono stati proposti dagli operatori percorsi di prevenzione progettati e realizzati con la collaborazione e la partecipazione attiva di allievi e insegnanti delle scuole primarie e secondarie. Riguardo agli interventi di prevenzione in ambito scolastico, il Dipartimento di Patologia delle Dipendenze “C. Olievenstein” ha contattato nell’anno scolastico 2014/2015 un totale di 3.060 studenti nel corso di 4 diversi progetti (“Peer Education”, “Alcol e Guida”, “Alcohol Prevention Day”, Tailored Project). Focalizzandosi sui problemi della guida va evidenziato che nel corso del progetto “Alcol e Guida”, è stato somministrato un questionario di apprendimento (valutazione di efficacia) rivolto ad un campione di 200 studenti: le risposte corrette sulle tematiche generali sull’alcol prima dell’intervento di prevenzione corrispondevano al 68,37% mentre hanno raggiunto la percentuale di 81,97% dopo l’intervento. Inoltre gli allievi hanno avuto un elevato incremento di circa il 30 % del livello di consapevolezza relativa in particolare ai rischi della guida con alcol che, su tale tematica, ha portato ad un livello di oltre il 96% di consapevolezza del problema e della necessità di avere condotte responsabili. (****)

 (*) Nota: l’unico “bere responsabile” è non consumare affatto vino, birra e altri alcolici. Particolarmente per i giovani.

 (**) Nota: il solo livello di con sumo alcolico raccomandabile è quello esente da rischi, ovvero non bere (consumo zero).

 (***) Nota: occorre lavorare ancora molto, ma è bello sapere quanti eccezionali risultati abbiamo già raggiunto. In questo specifico caso, parliamo di giovani che potrebbero essere morti e che invece sono ancora vivi.

 (****) Nota: ora che gli studenti torinesi sono stati informati e sensibilizzati, sarà bene cominciare a lavorare con i loro insegnanti. Quelli che non vogliono sottoporsi agli etilometri per primi. La vedo dura, ma è necessario provarci..

 LA TRIBUNA DI TREVISO

Alcol, 1200 utenti salvati in vent’anni di comunità

Il centro residenziale del San Giacomo, unico in Veneto, combatte l’abuso 

La psicologa Pasinato: «Consumi in calo ma aumenta la dipendenza tra le donne»

CASTELFRANCO. Una modalità unica nel Veneto nel combattere l’abuso di alcool: compie vent’anni la comunità residenziale alcologica dell'Usl 8 con sede all’ospedale San Giacomo, gestita da una partnership composta da pubblico, privato-sociale e volontariato.

Venti posti per affrontare situazioni problematiche correlate all’alcol, quando l’auto-aiuto non è sufficiente. «Ma attenzione», spiega la direttrice della struttura gestita dalla cooperativa Sonda, Francesca Dorella, «senza escludere la famiglia, anzi coinvolgendola in questo percorso che può durare da 45 giorni fino a tre mesi, ma che in casi particolari può prorogarsi fino a un anno».

Essendo una realtà unica nel suo genere è logico che la struttura funziona a ritmo continuo, con presenze che per il 30 per cento arrivano da altre Usl. Il convegno tenutosi ieri al San Giacomo sui vent’anni della comunità (che finora ha ospitato complessivamente 1.200 persone) è stata anche l'occasione per fare il punto sul problema dell’abuso di alcol che presenta dati chiaroscuri, in riferimento solo agli adulti.

«Negli ultimi cinque anni», spiega la psicologa del Serat, Mariagrazia Pasinato, «si è assistito a una flessione dei nuovi casi, passati dai 242 del 2011 ai 204 del 2015. Il risultato è frutto in parte anche di un calo generale dei consumi che fa sì che la piramide del consumo di restringa e, conseguentemente, anche la punta rappresentata dall’abuso. I nuovi pazienti sono in genere rappresentati per la metà da persone con problemi di dipendenza vera e propria e per la metà da persone coinvolte nell'iter per il rinnovo della patente di guida».

Il dato negativo invece riguarda le donne: da un solo caso su quattro al femminile di qualche anno fa siamo arrivati a uno su due. «Un fenomeno sommerso quello dell’alcolismo femminile», continua Pasinato, «derivante spesso dalla solitudine di queste persone. Vorrei però sottolineare il prezioso lavoro svolto dai centri di auto-aiuto che ottiene risultati nel 90 per cento dei casi, senza il ricorso alla comunità residenziale e quindi con minori costi per la collettività». Appare ormai certo che «nè il proibizionismo, nè l'invito ad un consumo moderato o consapevole hanno dimostrato di essere una soluzione per combattere l'abuso di alcol», conclude Pasinato, «serve una informazione chiara e corretta in un ambiente che continua ad essere permeato dalla cultura del bere».

 IL GAZZETTINO

Ubriaco al volante abbatte pilone e carambola su recinzione

VICENZA – Ubriaco alla guida di una Saab 9-3 Sport poco prima delle 6 di oggi esce autonomamente di strada su via Marosticana per abbattere un palo della pubblica illuminazione e finire la carambola addosso alla recinzione di una casa privata, per restare intrappolato tra le lamiere contorte. In un fracasso che ha fatto balzare dal letto decine di persone residenti nella zona. È finita male l’uscita del sabato sera per il vicentino A.I., 30 anni, che però dovrebbe comunque ringraziare il suo angelo custode, perché da quasi illeso poteva rimetterci la vita nell’uscita di strada provocata forse da un colpo di sonno indotto dall’eccesso di alcol ingurgitato nella nottata con gli amici. La squadra dei vigili del fuoco del comando di via Farini intervenuta sul posto ha dovuto tagliare con una cesoia parte della recinzione della casa e con una motosega della vegetazione del giardino per estrarre il conducente bloccato all’interno dell’auto, senza gravi ferite, per consegnarlo al personale sanitario del 118 per il trasporto al pronto soccorso del San Bortolo. Dove è emerso uno stato di ebbrezza del giovane.

 PADOVA OGGI

Tira dritto all'alt della polizia, scatta l'inseguimento: ubriaco, patente ritirata

A finire nei guai sabato un cittadino di origine romena fermato nonostante un tentavo di fuga mentre si trovava alla guida della sua automobile completamente ubriaco

PATENTE RITIRATA. In zona Stanga gli agenti hanno alzato la paletta intimandogli l'alt ma l'automobilista, un uomo di origine romena, non si è fermato e ha accelerato cercando la fuga. A quel punto immediato l'inseguimento per le vie di Padova: l'uomo, è stato fermato poco dopo. All'alcoltest è risultato positivo: a quel punto è scattato immediato il ritiro della patente.

 MILANOTODAY

Ubriaco fradicio, insulta autista del bus e fa bloccare il mezzo

Fermato un peruviano pregiudicato

Nella prima mattinata un peruviano di 50 anni pregiudicato e residente a Milano è stato denunciato dai Carabinieri dell'Aliquota Radiomobile del Norm di Sesto San Giovanni per interruzione di pubblico servizio. L'uomo, in evidente stato di ubriachezza, ha inveito contro l'autista di un autobus dell'Atm costringendolo a fermare il mezzo per chiedere aiuto ad una pattuglia dei carabinieri che ha incrociato transitando su via Gramsci.

Alla vista dei militari, subito intervenuti per prestare soccorso all'autista e ai passeggeri attoniti, il peruviano si é calmato e non ha saputo spiegare le ragioni del gesto.

Dopo alcuni minuti l'autobus ha ripreso la sua corsa. 

 IL MESSAGGERO

Roma, violenta rissa tra romeni ubriachi: due feriti, quattro arresti

I carabinieri del Nucleo Operativo della compagnia Roma Casilina hanno arrestato quattro cittadini romeni, di età compresa tra i 24 e i 40 anni, alcuni senza fissa dimora e altri già noti alle forze dell'ordine, con l'accusa di rissa aggravata. I quattro, in piazza dei Gerani, sotto l'effetto dell'alcol, da un battibecco nato per futili motivi, hanno dato vita ad una violenta rissa. All'arrivo delle autoradio dei Carabinieri, allertati da alcuni cittadini, tramite il numero unico 112, i quattro erano ancora intenti a colpirsi con calci e pugni. Riportata la calma, due di loro sono stati accompagnati al vicino pronto soccorso del Policlinico Casilino, per essere medicati. Successivamente sono stati portati in caserma e su disposizione dell'autorità giudiziaria sono stati trattenuti, in attesa del rito direttissimo.

 IL RESTO DEL CARLINO

Massacrato di botte da un branco di ubriachi

Quarantaseienne pestato in piazza XX Settembre da un gruppo di stranieri dell’Est. 

"Mi hanno aggredito senza dire una parola, quelli sono peggio delle bestie"

Bologna, 25 aprile 2016 – Abdul ha la faccia gonfia e tumefatta. I lunghi capelli neri sono legati dietro con un elastico, l’occhio sinistro è completamente chiuso e violaceo. Ha fratture all’arcata sopracciliare, allo zigomo e alla mascella. Dalla mano sinistra si stacca un tubicino e comincia a uscire sangue a fiotti.

Lo tampona come può, in attesa dell’infermiere. Non si capisce se sia più il dolore o la rabbia. «Mi hanno aggredito senza dire una parola – racconta dal suo letto di Medicina d’urgenza, al Maggiore –, quelli sono peggio delle bestie. Erano tanti, uno mi ha colpito da dietro e sono caduto. Poi non ho capito più nulla. Mi erano tutti addosso con calci e pugni. Mi sembravano dieci, venti. Sono quasi svenuto».

Abdul ha 46 anni, marocchino di Casablanca, incensurato, vive in Italia da 9 anni con regolare permesso e abita a Sestola, in provincia di Modena, dove lavora come saldatore. Sabato alle 22,30 stava camminando con un amico quando, in piazza XX Settembre, non lontano dal cinema Capitol, è stato aggredito da un gruppo di stranieri dell’Est. Il motivo? Forse era una rapina, forse la violenza fine a se stessa di gente ubriaca.

Due aggressori, un moldavo e un polacco di 22 e 24 anni, con vari precedenti, sono stati arrestati dalla polizia. Altri tre sono fuggiti e ora sono ricercati. Il cellulare e il portafogli della vittima, sottratti durante il pestaggio, sono stati ritrovati poco distante dagli agenti.

«Siamo passati davanti a quelle persone – prosegue Abdul – e il mio amico ha sentito che ci dicevano ‘froci’. Più che un insulto mirato a persone omosessuali, mi è sembrata l’offesa gratuita di attaccabrighe ubriachi. Peraltro né io, che sono sposato e ho una figlia in Marocco, né il mio amico siamo gay. Stavamo solo camminando e parlando mentre andavamo da mia sorella a mangiare. Io non avevo sentito l’insulto, ma quando l’amico me l’ha riferito sono tornato indietro».

Pessima idea. Abdul non ha potuto dire mezza parola: «Appena sono arrivato davanti a loro, mi hanno circondato e uno da dietro mi ha dato un pugno all’occhio. Poi è iniziato il pestaggio. Mi hanno anche derubato. Il mio amico è fuggito, per fortuna dopo un po’ è arrivata la polizia».

Una volante stava infatti passando di pattuglia proprio lì vicino. Abdul non si dà pace. Rifiuta di farsi fotografare perché alla moglie e alla sorella non ha detto nulla. «Io sono un tipo tranquillo – dice – non ho mai avuto problemi con nessuno. Però queste cose non le accetto. Chi mi ha colpito per primo non è stato preso. Mi viene voglia di andarlo a cercare di persona e fargliela pagare, a costo di stare a casa dal lavoro. E’ colpa di gente come quella se gli stranieri sono malvisti in Italia. Certi stranieri non dovrebbero farli arrivare, lo dico io che sono straniero ma sono venuto in Italia per lavorare e comportarmi bene».

 CORRIERE DI BOLOGNA

Pratello R’esiste, ordinanza anti alcol

Per tutto il giorno i negozi in zona non possono vendere bevande alcoliche da asporto

BOLOGNA - Una nuova ordinanza anti-alcol firmata dalla giunta Merola. Questa volta però il provvedimento per le bevande da asporto è stato concepito per la manifestazione del 25 aprile «Pratello R’Esiste». Lunedì, durante tutta la giornata, i negozi non potranno vendere bevande alcoliche da asporto, dalle 10 alle 22. In più, resta in vigore la norma consueta per cui dalle 22.00 alle 6.00 del giorno successivo i locali non possono somministrare bevande d’asporto in contenitori di vetro.

La misura vale in via Pietralata, via Calari, piazza San Francesco, via San Valentino e via Santa Croce, oltre a tutte le strade trasversali a quelle indicate fino a 500 metri di distanza. Per chi non rispetta l’ordinanza ci saranno multe da 300 a 500 euro.

Le motivazioni che hanno spinto il sindaco Virginio Merola a firmare la sua ultima ordinanza anti alcol sono legate all’evento che «tradizionalmente — si legge nel provvedimento — richiama un notevole afflusso di persone. L’abbandono dei contenitori di vetro e delle lattine nei luoghi pubblici determina l’incontrollata diffusione di materiali che deturpano il suolo pubblico, comportandone il degrado, e inoltre il loro utilizzo come oggetti contundenti può farne strumenti potenzialmente atti ad offendere».

 IL TIRRENO

Messa alla prova la pena si sconta anche in Comune

Cecina, la convenzione con il Tribunale nel solco dell’esperienza dell'Auser. L’associazione ha richieste da parte di 60 persone

CECINA. Fuori dalla porta dell’Auser Cecina ci sono più di sessanta persone. Altre dodici sono già inserite nelle attività dell’associazione di volontariato. Guidano le auto per i servizi di accompagnamento, affiancano i volontari nei vari progetti, tra cui il nonno vigile, o si occupano di piccole manutenzioni e attività di segreteria. Un piccolo esercito di condannati o in attesa di giudizio per reati penali minori, puniti con pena pecuniaria, ovvero con reclusione fino a 4 anni, che ha scelto la strada della giustizia riparativa. Lo strumento si chiama messa alla prova e anche il Comune di Cecina ha scelto di aprirsi a questa esperienza. Per l’intesa con il Tribunale di Livorno manca solo la firma. Cinque in questo caso le persone che potranno essere impiegate in attività di competenza degli uffici comunali.

«È dal 2007 che portiamo avanti questa esperienza ma da quando nel 2014 il Parlamento ha approvato una nuova legge che cambia il sistema penale abbiamo avuto un picco di richieste – dice il presidente Auser Cecina Giuseppe Bernardo –. In pratica, chi è imputato per un reato punito con una pena che non supera i 4 anni di carcere può chiedere la sospensione del processo per la messa alla prova». In sostanza invece di fare il processo l’imputato può fare un lavoro di pubblica utilità non retribuito a favore della collettività e, se la prova ha esito positivo, il reato viene estinto. «Ci arrivano richieste da tutta la Bassa Val di Cecina ma abbiamo anche persone di Livorno, Pisa e anche di Firenze che per motivi di riservatezza preferiscono svolgere l’attività fuori dal proprio comune di residenza».

C’è un programma di attività specifico per ogni singolo caso. Il filtro lo fa l’Ufficio di esecuzione penale esterna del tribunale. L’adesione è su base volontaria e la proposta che parte dal legale della difesa deve essere vagliata dal giudice. «Gli avvocati ci contattano per chiedere all’Associazione una dichiarazione di disponibilità ad accogliere il proprio assistito – spiega il presidente Bernardo –. Con la nostra disponibilità propone al giudice l’ammissione alla messa alla prova. Al termine del periodo c’è richiesto di presentare una relazione. Se il comportamento è valutato positivamente, il giudice dichiara l’estinzione del reato».

Le dodici persone attualmente in forza presso l’Auser affiancano i venti volontari attivi dell’associazione. Hanno dai 24 ai 60 anni. «I più giovani, in genere, fermati alla guida dell’auto sono risultati positivi all’alcol test», dice Bernardo. Come si svolge l’attività? «Il periodo minimo di messa alla prova sono un paio di settimane ma abbiamo avuto anche casi di due anni. In base al tempo e alle attitudini della persona vengono decise

le attività. Si tratta di 6 ore a settimana. In pratica, due ore equivalgono a un giorno lavorativo». Il presidente Auser Cecina chiarisce i confini della messa alla prova. «Ovviamente si deve trattare di attività di volontariato e non di mansioni che vanno a sostituire della manodopera».

 GAZZETTA DI MANTOVA

Roverbella, muore all’età di 105 anni il decano dei mantovani 

Sarto per sette decenni, aveva vissuto da solo sino al 2013. 

Il nipote: «Il segreto della sua longevità? Un goccio di grappa ogni mattina» (*)

di Francesco Romani

MANTOVA. Si è spento ieri mattina serenamente, come tranquilla e piena di vita era stata la sua esistenza, Giuseppe Nobis, 105 anni, che deteneva la palma di uomo più anziano del Mantovano. Più vecchi di lui, solamente una decina di persone, nella nostra provincia, e tutte donne. Il decano provinciale da tre settimane era ricoverato alla clinica Beata Paola di Volta Mantovana dopo avere vissuto tutta la sua vita a Borgo Bassa, una frazione di Roverbella. Qui era nato il 6 settembre del 1910 e per settant’anni aveva esercitato la professione di sarto, iniziata da bambino e lasciata solo al compimento dell’ottantesimo anno di età.

Una vita intensa, che aveva rischiato di chiudersi giovane, avendo contratto il morbo dell'influenza "spagnola", la terribile epidemia che tra il 1918 e il 1920 causò in Italia centinaia di migliaia di morti. Dopo quell’esperienza, Bruno aveva iniziato a lavorare e poi si era sposato. Dalla moglie, Bice Costa, morta nel 2007, aveva avuto un solo figlio, Tiziano, morto giovane a 31 anni.

La sua vita si era così concentrata sul lavoro e sugli affetti della moglie e del nipote, Claudio Nobis, nella cui casa viveva da due anni assistito da una badante. Ma sino all’età di 103 anni aveva vissuto autonomamente, in un casa da solo, sempre con l’assistenza di una badante, muovendosi agevolmente. Una caduta in casa, con la rottura del femore, lo aveva però costretto su una carrozzina. «Era la seconda volta che varcava la porta di un ospedale – racconta il nipote Claudio –. La prima trent’anni prima un intervento alla cistifellea».

Non ci vedeva molto bene e della sua lunga vita diceva: «Non bisogna essere bravi, ma fortunati». Ma la tranquillità dell’amore familiare, e del paese che gli ha sempre voluto bene al punto da fare una festa con 300 persone quando aveva compiuto 100 anni, hanno prolungato la sua tranquilla esistenza.

 «Un segreto di longevità? – dice ancora il nipote –. A tavola era una buona forchetta, non si tirava indietro e mangiava di tutto. Un suo segreto però ce l’aveva: ogni mattina, appena sveglio, beveva un cucchiaino di grappa a stomaco vuoto, prima ancora del caffè». (*) I funerali si terranno mercoledì alle 10 nella chiesa parrocchiale di Roverbella. Giuseppe Nobis sarà poi tumulato nel cimitero locale.

Roverbella, peraltro è patria di uomini ultracentenari: nel 2013 si è spento a 105 anni Umberto Bellei mentre Valentino Stella, di Valeggio sul Mincio, nella vicina provincia di Verona, ma che aveva abitato a Mozzecane di Roverbella, si è spento nel 1997 il giorno prima del 111esimo compleanno.

 (*) Nota: Susannah Mushatt Jones, la donna più vecchia del mondo (116 anni e 292 giorni), dice che il segreto della sua longevità è non aver mai fumato né bevuto alcolici. 

Chissà... magari senza la grappa il buon Giuseppe Nobis avrebbe potuto vivere ancora 11 anni...

 IL CORRIERE DELLA SERA

Il giudice che va in cella a consolare il reduce dopo averlo condannato

Succede in North Carolina, il magistrato Lou Olivera condanna a una notte di prigione per guida in stato di ebbrezza Joseph Serna, che per vent’anni ha combattuto nelle forze speciali. Ma poi, quella notte, ha voluto passarla con lui.

Il giudice della corte distrettuale della contea di Cumberland, North Carolina, Lou Olivera è il primo a ammettere l’evidenza: «Sono un omone», dice con voce da baritono alzando leggermente le spalle e mettendo ancor più in evidenza il collo taurino. Per questo, e per il suo passato nelle Forze armate americane (ha combattuto nella prima Guerra del Golfo), commuoversi in pubblico lo imbarazzerebbe terribilmente. Ma faticava a non emozionarsi qualche giorno fa raccontando il motivo della decisione che lo ha fatto finire su tutti i media americani, lui che presiede una piccola corte di provincia.

Perché il giudice Olivera non poteva non condannare al carcere un reduce dall’Afghanistan che, avendo guidato in stato d’ebbrezza, gli aveva poi confessato di non essere rimasto sobrio come d’accordo con la Corte, e di non aver passato l’esame delle urine richiesto dal programma di recupero per veterani delle Forze armate. Olivera sapeva anche che a volte gli imputati meritano il carcere; ma qualche volta, hanno soltanto bisogno d’essere aiutati.