Rassegna del 15 Aprile 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

IL SOLE 24 ORE

Alcol prevenzione day: la sfida sono i giovani

Il 14 aprile è l'alcol prevention day, una giornata per promuovere la consapevolezza sui rischi legati al consumo di alcol, un rischio trasversale che attraversa tutte le generazioni, "anche se sono i giovani a preoccupare di più" spiega a Cuore e Denari il prof. Walter Ricciardi, direttore dell'Iss, Istituto Superiore di Sanità. "E' un target difficile da raggiungere ma noi continueremo a lavorare in questa direzione per far passare il messaggio che chi si ubriaca non si diverte". Sebbene il vino sia sulle nostre tavole fin dalla notte dei tempi, oggi sappiamo che si deve bere moderatamente. "Il che vuol dire 1 bicchiere a pasto per gli uomini e mezzo per le donne". Meglio rosso o bianco? "Meglio il rosso conclude l'esperto perché contiene resveratrolo che aiuta a proteggerci dalle malattie cardiovascolari". (*) 

(*) Nota: dal direttore dell’Istituto Superiore di Sanità ci saremmo aspettati una maggiore conoscenza dei problemi alcol correlati. Nemmeno più i direttori delle cantine sociali citano il resveratrolo nelle loro interviste. 

SUPERABILE INAL

Alcol, in Molise la quota di "consumatori dannosi" più alta

Il Molise è la regione con la quota significativamente più alta di "consumatori dannosi" di alcol rispetto alla media nazionale. Il dato è emerso in occasione dell'Alcohol prevention day

ROMA - Il Molise e' la regione con la quota significativamente piu' alta di 'consumatori dannosi' di alcol rispetto alla media nazionale. Il dato e' emerso in occasione dell'Alcohol prevention day che si e' tenuto a Roma all'Istituto superiore di sanita'. La prevalenza dei consumatori dannosi di alcol, innanzitutto, "e' piu elevata tra gli uomini rispetto alle donne con una differenza significativa nell'Italia Nord-occidentale e nelle regioni del Sud rispetto alla media nazionale". Nello specifico, tra il 2007-2014 "non sono osservate diminuzioni soddisfacenti" e il confronto tra gli ultimi due anni "non mostrano differenza significative: il numero di consumatori dannosi in necessita' di trattamento resta stabile".

L'analisi nel quadriennio 2011-2014, invece, "mostra che la prevalenza di consumatori dannosi di alcol in Italia "e' piu' elevata tra gli uomini rispetto alle donne" anche se alcune realta' territoriali "Liguria, Toscana, Lazio, Umbria, Sicilia", la differenza in generale non e' significativa.

Sempre in tema di regioni, il Molise "ha la quota significativamente piu' elevata rispetto alla media nazionale di consumatori dannosi di sesso maschile". Ma non solo. Perche' sopra la media italiana ci sono anche "Basilicata, Valle D'Aosta, Abruzzo e Sardegna". Invece "Piemonte e Toscana sono le regioni in cui registrano le prevalenza superiori alla media italiana delle consumatrici dannose di alcol".

Parlando di cura, "i servizi alcologici sono aumentati del 14% a fronte di un aumento dell'utenza del 35%. I servizi o gruppi di lavoro per l'alcoldipendenza identificati nel 2014 sono stati 504 all'interno dei quali sono state preposte alle attivita' 4.596 unita' di personale di cui solo il 22,9% addette esclusivamente e il 77,1% parzialmente".

OGGITREVISO

Consumo di alcol, le donne venete superano la media nazionale

I Veneti bevono con coscienza. Soprattutto dai 18 ai 24 anni

TREVISO - Che ai veneti piaccia bere non c’è dubbio. E che spicchino sul panorama italiano per numero di aperitivi e “ombre” che si concedono, ne abbiamo ora ulteriore conferma. Ma il dato che salta soprattutto all’occhio guardando le statistiche pubblicate oggi dall’Istituto superiore della sanità in occasione dell’Alcohol Prevention Day è che, a superare notevolmente la media italiana in fatto di consumo di alcol, sono le donne venete.

La prevalenza delle consumatrici di almeno una bevanda alcolica nel 2014 è diminuita rispetto agli anni precedenti, ma questo valore continua a mantenersi superiore a quello medio nazionale (54,1% contro il 50, 4%). Sono inoltre superiori alla media italiana le prevalenze di consumatori di aperitivi alcolici per entrambi i generi (45,7% per gli uomini e 27,4% per le donne venete, contro un 41 e 21% della media italiana). La prevalenza dei consumatori maschi di amari è invece inferiore alla media nazionale.

Nel 2014 i valori degli indicatori relativi ai consumatori fuori pasto sia tra gli uomini che tra le donne e binge drinking tra i soli uomini sono più elevati dei valori nazionali. E ad assumere un comportamento a rischio, secondo il criterio ISS, è il 28,7% degli uomini e il 9,2% delle donne che risiedono in Veneto. L’Oms definisce "dannosi" i consumi giornalieri di oltre 40 grammi di alcol per le donne e più di 60 per gli uomini.

Guardando il panorama italiano si nota che ad alzare di più il gomito sono i ragazzini tra i 16 e 17 anni e gli anziani ultra 65enni. I più consapevoli invece sono i ragazzi di età compresa tra 18 e 24 anni, che fanno segnare la percentuale più bassa.

Insomma, pare che i veneti si gustino lo spritz, il bicchiere di vino, la birra, e non siano gente da cicchetti e ubriacature moleste, ma da aperitivi. Lunghi, ovvio.

L’ADIGE.IT

L'abuso di alcol resta un problema Ben 86mila trentini bevono troppo

Quasi un trentino su 10 dichiara di bere, in una serata, oltre 5 bicchieri di alcol se maschio e oltre 4 bicchieri se donna. Il comportamento, che riguarda soprattutto ma non solo i giovani, ci pone nettamente al di sopra della media italiana. E anche gli altri comportamenti a rischio (come bere oltre due bicchieri al giorno per un adulto, oltre uno per una donna e gli over 65 e per gli under 18) sono in Trentino più diffusi rispetto al resto dell’Italia. Una situazione che, secondo Roberto Pancheri, responsabile del servizio di alcologia, va affrontata con molta forza e attenzione, senza gettare la croce sui giovani e concentrandosi sulle tradizioni e sui comportamenti degli adulti. «Il binge drinking è uno dei tre fattori che Oms e Iss indicano come il bere a rischio, ma non è il solo - afferma Pancheri - C’è anche il bevitore eccessivo e il bevitore fuori pasto e in Trentino noi, come le regioni alpine, siamo fuori scala, collocandoci sopra la media nazionale». In totale, secondo l’Istat, la popolazione con comportamenti a rischio in Trentino è pari a 86.000 persone contro i circa 8,5 milioni di persone che bevono in eccedenza in Italia.«Il binge drinking è una delle caratteristiche della popolazione giovanile, ma in realtà in Trentino questa cultura c’è sempre stata. Pensiamo - sostiene Pancheri - a quando si tornava dalla giornata di lavoro e si bevevano diversi bicchieri e ognuno pagava un giro».

Secondo Pancheri «il fenomeno dei ragazzi, che ci ostiniamo a leggere come acquisito dal mondo anglosassone, in realtà deriva dalla tradizione e dagli adulti. Se apriamo una riflessione sul bere dei ragazzi, non possiamo sottrarci dalla riflessione degli adulti, che anche loro bevono di più della media».

Pancheri afferma che «ogni comunità ha i giovani che si merita, sul discorso alcol questo detto è calzante. In Trentino ci sono troppe persone con comportamenti a rischio, e oggi occorre fare dei discorsi anche economici: comportamenti con stili di vita inappropriati possono costarci molto, una cirrosi in più può voler dire che si sottraggono risorse per poter finanziare altre attività di welfare, come la cura di un anziano, ad esempio».

Secondo i dati Istat, in Trentino chi adotta almeno un comportamento a rischio è il 18,3% contro il 15,7% in Italia, e anche il binge drinking, seppure in calo, con il 9,6% è molto sopra il 6,9% medio italiano. Poco sopra, con il 10,7% il consumo a rischio durante i pasti (contro il 10,6% italiano). I comportamenti più a rischio sono tenuti dagli uomini, oltre uno su quattro (il 27,9%) ha almeno un comportamento di consumo a rischio contro il 9,5% delle donne. In generale il 65% beve alcolici almeno una volta l’anno, il 20,5% tutti i giorni.

In Italia, invece, sono circa otto milioni i consumatori di alcol a rischio in Italia, di questi, 720mila sono heavy drinkers, ossia bevitori pesanti, che consumano una quantità di alcol dannosa per la salute (l’OMS definisce «dannosi» i consumi giornalieri di oltre 40 grammi di alcol per le donne e più di 60 per gli uomini). Ad alzare di più il gomito sono i ragazzini tra i 16 e 17 anni e gli ultra 65enni.

GENOVAPOST.IT

Consumo di alcol, Liguria e Lombardia a confronto

Genova - Con l’obiettivo di analizzare l’impatto e le conseguenze cliniche e sociali che il consumo di alcol può avere sul paziente e sul sistema sanitario e di proporre possibili soluzioni "si è tenuto il Convegno ‘ALCOL E SALUTE": costi, conseguenze, soluzioni e associazionismo’, realizzato grazie al contributo non condizionato di Mylan.

Bicchieri - “Questa giornata ha l’obiettivo di identificare i soggetti a rischio per garantire il miglior percorso di cura attraverso un nuovo modo di lavorare che, prevede la stretta interazione (approccio ecologico sociale) tra i professionisti della salute, le famiglie e l’associazionismo”. Ha detto Gianni Testino, Coordinatore Centro Alcologico Regionale – Regione Liguria, IRCCS AOU San Martino-IST

Socialità - “In Italia, si stima che quasi 1 milione di persone abbiano necessità di essere intercettati negli ambiti di assistenza sanitaria primaria e inviati ai servizi specialistici dove attualmente solo il 10% circa delle persone che avrebbe bisogno di riabilitazione sanitaria e di reinserimento sociale viene curato. È opportuno che le Regioni garantiscano piena attuazione degli interventi specifici previsti nel piano nazionale di prevenzione”, ha aggiunto Emanuele Scafato, Direttore Osservatorio Alcol Istituto Superiore Sanità e Direttore CC Organizzazione Mondiale della Sanità.

Età - “L’indagine sulla popolazione generale 18-64 anni, segnala che il 90% ha consumato alcol nella vita. Il consumo di alcol negli ultimi 12 mesi ha riguardato oltre l’80% delle persone. Come emerge dallo studio ESPAD ITALIA 2015, il consumo di alcol tra gli studenti 15/19 anni è molto diffuso e aumenta col crescere dell’età. I maschi consumano più delle coetanee femmine anche se non con significative differenze. Il binge drinking negli ultimi 30 giorni ha riguardato il 34,5% degli studenti 15/19 anni e il 42% tra i 18/19 anni”, ha raccontato Sergio Schiaffino, Dirigente Settore Assistenza Sanitaria e Socio Sanitaria alle fasce deboli, Politiche Sociali e Famiglia, Regione Liguria. “L’alcol è un fattore di rischio per pancreatite e per la cronicizzazione della malattia, con comparsa d’insufficienza d’organo, con riduzione di produzione di insulina e di enzimi digestivi pancreatici che, comportano la comparsa di diabete e di mal digestione (presenza di grassi nelle feci/steatorrea)”, ha concluso Luca Frulloni, Direttore Gastroenterologia dell’Università di Verona.

CORRIERE DEL VENETO

Di notte alcol vietato tra campo e calli Santa Margherita, si beve solo nei bar

Ordinanza fino al 30 giugno. Dalle 20 alle 6 proibito il vetro. Multe da 50 euro

VENEZIA - Giro di vite su campo Santa Margherita, giovedì il sindaco ha firmato l’ordinanza antialcol. Chiunque alla sera, dalle 20 alle 6, venga trovato a bere lontano dai locali e dai loro plateatici, a oltre cinque metri dall’entrata del bar, dovrà pagare una multa di 50 euro. «Con questo provvedimento diamo risposta alle esigenze di chi vive e opera nel campo», ha spiegato l’assessore alla Sicurezza Giorgio D’Este. L’ordinanza, di carattere urgente, per ora è sperimentale, è entrata in vigore subito dopo la sua pubblicazione e scade il 30 giugno, quando molti degli studenti universitari fuori sede tornano a casa e la movida del campo si calma.

Il divieto di consumo di alcol non si limita al perimetro di Santa Margherita, coinvolge tutte le aree universitarie di Dorsoduro, da San Pantalon a San Barnaba e arriva alla zona della Toletta. Si amplia, rispetto alle ordinanze dell’ex sindaco Giorgio Orsoni, l’elenco di calli messe sotto stretta sorveglianza. «Se in questi mesi, il provvedimento si rivelerà efficace, modificheremo il regolamento di polizia urbana per renderlo permanente», ha detto il comandante dei vigili Marco Agostini. Tra le richieste di residenti e commercianti, c’è quella di aumentare l’illuminazione di campo Santa Margherita. «Metteremo sei fari sul lato dell’ex cinema, sulla casa del boia e alla scuola dei Varoteri - ha sottolineato l’assessore ai Lavori pubblici Francesca Zaccariotto - per farlo dovremo intervenire sugli alberi al centro del campo». Le piante non saranno abbattute ma sfoltite per far sì che la luce dei fari illumini davvero Santa Margherita.

In futuro, l’amministrazione ha in mente di aggiungere in pieno campo alcuni lampioni a quattro braccia, prima però va ottenuto il via libera della Soprintendenza. L’ordinanza del sindaco nasce dopo le proteste degli abitanti della zona contro gli eccessi della movida, sostenute dai commercianti che chiedono la repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti e azioni contro i giovani ubriachi e molesti. La scorsa settimana, la giunta ha incontrato operatori e abitanti e in quell’occasione è stato annunciato il pacchetto di interventi di cui fanno parte le multe anti-alcol. Dalle testimonianze di chi vive e opera nella zona e degli agenti della polizia municipale che presidiano il campo emerge che il problema più serio è l’abuso di bevande alcoliche tra persone che arrivano con bottiglie al seguito. «Bisogna incidere su questo fenomeno», ha detto Agostini. Per questo, dalle 20 di sera alle 6 del mattino successivo, all’esterno dei bar è bandito il vetro e tutto va servito in bicchieri di plastica. Inoltre, «l’assunzione di bevande alcoliche è vietata nella pubblica via - si legge - eccezion fatta per lo spazio compreso entro un raggio di 5 metri dall’ingresso dei locali e per i plateatici».

Anche il trasporto di vino, birra o superalcolici è bandito, pena una contravvenzione di 50 euro, a meno che, continua il documento, non ci sia un «giustificato motivo». Quale motivo sia «giustificato» e quale no non è specificato. E’ chiaro che lo decideranno di volta in volta i vigili al momento del controllo. Attraversare il campo con una bottiglia di vino in mano da portare agli amici a cena non dovrebbe essere a rischio multa. (*) «Gli agenti sono in grado di distinguere tra chi abusa e chi invece sta solo portando la spesa», dice Agostini. Per ora non ci sarà il presidio interforze. «È complesso - ha concluso il comandante - ci saranno più controlli per far applicare l’ordinanza».

 (*) Nota: con questi presupposti possiamo stare certi che nessuna sanzione verrà applicata. 

MESSAGGERO VENETO

«Ecco il racconto della mia battaglia contro L’alcolismo»

La storia di Walter, giovane friulano, finito nel tunnel Canzian (Aas 3): per uscirne è fondamentale l’aiuto dei gruppi

UDINE. «Mi chiamo Walter e sono un alcolista». Una dichiarazione che racchiude in sè il coraggio di chi ammette di avere un problema e cerca di uscirne, il coraggio di mettersi in gioco, il coraggio di chiedere aiuto.

Inizia così il racconto di Walter, un uomo che è nato e vive in un paese della montagna friulana, che ha iniziato a bere «verso i 14/15 anni, in compagnia degli amici». Qualche birra, all’inizio, che poi sono diventate 3, 4... quelle necessarie «ad ubriacarmi». Nessuna conseguenza dalle prime “sbronze”, non incidenti, non grandi liti. «Poi un giorno ho iniziato con un paio di amici un giro di bevute fino a non ricordare più quel che era accaduto. Mi sono svegliato in ospedale - prosegue Walter - dove mi hanno detto che ero andato in coma etilico».

Per un paio di settimane non ha bevuto, ma poi un giorno «non so nemmeno come, ho ricominciato. Prima un caffè corretto, poi una birra, poi di nuovo come prima. Anzi, più di prima». Walter se ne va di casa dove le discussioni per il suo bere eccessivo erano all’ordine del giorno. Ma la vita da single è ancora più difficile: i soldi se ne vanno nell’alcol, e anche l’auto deve essere venduta perché non riesce a pagare le rate. L’incontro con Marta (nome di fantasia) sembra aprire nuovi orizzonti, ma Marta non è disposta ad accettare il comportamento del suo ragazzo, non voleva che bevesse. E un giorno «ha preteso che non bevessi più». La storia, e la convivenza, diventano burrascose finchè dalle liti si passa alla violenza fisica. «A quel punto - confida - ho iniziato a rendermi conto che l’alcol, da compagno spensierato di vita e baldorie, era diventato un problema serio».

La vita di Walter cambia quando decide di rivolgersi agli Alcolisti anonimi. «La paura di venire giudicato era tantissima, ma la sofferenza era tale che non potevo più bere». Si è presentato al primo incontro astinente da 4 giorni e ha scoperto che «lì c’erano persone come me, che non mi giudicavano e che desideravano aiutarmi. Ho deciso di fidarmi e di frequentare». Sono 4 mesi che Walter non beve più. «Non tutti i problemi sono stati risolti, ma tengo duro e ogni giorno che passa alimenta la speranza che, se vado avanti così, il mio futuro non potrà che essere migliore».

Oggi che si celebra la giornata di prevenzione dell’alcolismo, la testimonianza di Walter «ci dice molto su che cosa sia l’alcolismo - spiega Gianni Canzian, direttore del Dipartimento delle dipendenze della Aas 3 Alto Friuli -: non solo un’abitudine sbagliata ma, come tutte le dipendenze, una vera e propria malattia neurobiologica. L’alcol, infatti, come la nicotina, l’eroina, ma anche il gioco d’azzardo, può modificare nel tempo in modo permanente l’attività di alcune aree del cervello. E sono modifiche da cui non si torna mai indietro del tutto». Per chi si trova in una situazione di dipendenza «è importante capire e accettare questa condizione, liberandosi della vergogna e dei sensi di colpa, ma anche dall’orgoglio che porta a negare e a sfidare questo limite». Un grande aiuto in questo percorso di consapevolezza «può arrivare dalla partecipazione ad un gruppo di persone che hanno attraversato lo stesso problema. Come gli alcolisti anonimi- conclude Canzian -, i Cat, i percorsi di gruppo attivi nei servizi di alcologia».

ADNKRONOS

Salute, scoperti geni che aumentano rischi di epatite alcolica

Geni sotto accusa. Una nuova ricerca presentata all'International Liver Congress 2016 a Barcellona, mostra un collegamento genetico che spiega perché alcune persone, forti bevitrici, sono più inclini di altre a sviluppare una grave epatite alcolica. Si tratta di una sindrome grave che colpisce il fegato, potenzialmente mortale. Secondo lo studio, i forti bevitori con una variante specifica del gene Pnpla3 sono più suscettibili a sviluppare questa malattia, pericolosa per la vita. Lo studio ha anche identificato una variante nel gene Slc38A4 che avrebbe lo stesso effetto.

Solo nel 2010, la cirrosi epatica da epatite alcol correlata è stata responsabile di 493.300 morti nel mondo. Non c'è attualmente alcun trattamento specifico per una grave epatite alcolica e i pazienti che sviluppano cirrosi hanno meno del 50% di possibilità di sopravvivere a cinque anni se non riescono a smettere di bere. I ricercatori hanno analizzato il genoma di 860 pazienti con epatite alcolica e 1.191 alcolisti senza questa condizione, per individuare le varianti sotto accusa.

"Dato che lo spettro della malattia epatica alcol-correlata varia ampiamente, e nella maggior parte dei pazienti è asintomatica, eravamo interessati a scoprire il motivo per cui solo una piccola parte di queste persone sviluppa una grave epatite alcolica", spiega Stephen Atkinson, dell'Imperial College di Londra, autore principale dello studio. "Questa prima analisi dei dati - continua - significa che possiamo utilizzare i profili genetici per identificare le persone che sono più a rischio di sviluppare una grave epatite da alcol".

"Questo interessante studio dimostra l'importante collegamento tra i geni e la gravità della malattia epatica alcol correlata", ha detto il professor Laurent Castera, segretario generale Easl. "Avere la capacità di identificare coloro che sono a rischio di sviluppare una condizione pericolosa per la vita è un importante passo avanti per i pazienti e gli epatologi", ha concluso.