Rassegna del 1 Aprile 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

IL FATTO QUOTIDIANO 

Scuola

Storia del vino obbligatoria a elementari e medie: in arrivo proposta di legge

Primo firmatario della proposta che è appena sbarcata in Senato e ha già cominciato a far discutere è Dario Stefàno, presidente della Giunta per le immunità e le elezioni: "Non vogliamo insegnare a bere ai nostri bambini, solo introdurre un ulteriore elemento di sapere nel bagaglio di formazione della scuola italiana. Perché il vino è uno degli elementi identitari del nostro Paese"

di Lorenzo Vendemiale 

31 marzo 2016 - La storia del vino fra i banchi di scuola. Un’ora di studio alla settimana alle elementari e alle medie, obbligatoria. Come l’arte, la religione e la musica, altri pilastri della cultura italiana. Ma non immaginatevi alunni di 6-7 anni alle prese con corsi da sommelier ed improbabili degustazioni: “Non vogliamo insegnare a bere ai nostri bambini, solo introdurre un ulteriore elemento di sapere nel bagaglio di formazione della scuola italiana. Perché il vino è uno degli elementi identitari del nostro Paese”, spiega Dario Stefàno, primo firmatario della proposta che è appena sbarcata in Senato e ha già cominciato a far discutere.

L’ex assessore all’Agricoltura della Regione Puglia – in Parlamento con Sel e noto per essere il presidente della Giunta per le immunità e le elezioni che nel settembre 2013 si trovò a decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi –, da membro del governo Vendola ha lavorato molto per lo sviluppo della produzione vinicola pugliese. Adesso vorrebbe che la storia del vino diventasse una materia scolastica, addirittura obbligatoria per gli studenti di scuole medie ed elementari. “Credo che questo Paese debba fare uno sforzo per far conoscere la propria storia alle nuove generazioni. Il vino è senza ombra di dubbio uno degli elementi caratteristici della nostro cultura”, afferma il senatore a ilfattoquotidiano.it. “Qualcuno si è stupito della mia proposta ma in Francia lo fanno già da 30 anni, e noi in materia non siamo secondi a nessuno”.

Il progetto, per il momento, è ancora in fase embrionale: la proposta di legge si compone di sei articoli, che rimandano a dei regolamenti ministeriali ancora da scrivere per definire le modalità attuative. “Non ho voluto travalicare le competenze del Miur. Io offro uno spunto, un’impalcatura”. E anche qualcosa in più, come la copertura economica: si parla di circa 12 milioni di euro per i corsi di formazione per l’attuale corpo docente. Il senatore Stefàno immagina maestri e professori che vengano dall’area umanistica (storia, lettere, beni culturali) come i più adatti per la disciplina, visto che “si tratta di un insegnamento culturale da introdurre all’interno della scuola dell’obbligo: le nozioni specialistiche riguardano gli istituti tecnici”. Genesi della cultura enologica, mitologia, il ruolo del vino nella storia italiana, geografia dei vitigni e metodi di produzioni i possibili argomenti di un eventuale libro di testo.

Stefàno respinge anche le possibili obiezioni. “L’obiettivo è fare cultura, non insegnare a bere ai bambini, che pure non sarebbe male: è comprovato che la conoscenza porta ad un consumo responsabile”. Portare il vino nelle scuole, insomma, non deve far paura. E neppure l’obbligatorietà prevista dal ddl: “Va vista come una materia qualsiasi, come la musica ad esempio: studiarla fa bene, arricchisce il bagaglio di uno studente. Poi non tutti i ragazzini diventano musicisti”. Certo, nonostante l’entusiasmo del senatore pugliese i dubbi restano molti: a partire dalla mole già enorme di materie nei programmi di studio. Più realistico sarebbe forse introdurre dei percorsi a tema, nell’ambito delle ore di storia e geografia. Ma Stefàno non si accontenta: “Con il mio ddl ho lanciato un’idea e sto raccogliendo grande consenso: parlerò con i ministri Giannini e Martina (rispettivamente dell’Istruzione e dell’Agricoltura, nda) per capire tempi e modi di realizzazione”. Intanto potrebbero partire già a settembre dei progetti pilota in alcune scuole: “Ho ricevuto la disponibilità da Puglia e Veneto, ma anche da Lazio e Umbria. Non esiste Regione che non produce o consuma vino: parliamo davvero di un elemento identitario del nostro Paese”, conclude Stefàno, che spera di festeggiare con un brindisi l’approvazione del suo ddl.

(*) Nota: oggi è il primo aprile, la proposta di istituire un'ora settimanale obbligatoria di storia del vino potrebbe sembrare uno scherzo. Invece si arriverà ad una proposta di legge. Ai parlamentari della Associazione Veronelli - un nutrito gruppo bipartisans di estimatori del vino - l'idea che un alunno delle elementari possa essere promosso o bocciato in Chianti non apparirà ridicola. 

ASAPS 

da studiocataldi.it

Omicidio stradale: impossibile provare lo stato di ebbrezza

Non si può obbligare il pirata della strada al prelievo del sangue. I dubbi e i chiarimenti della procura di Trento sulla nuova legge

Non potrà ordinarsi il prelievo del sangue coattivo neanche al pirata della strada più incallito. Subentrano infatti limiti insuperabili di rango costituzionale. A sostenerlo è la procura di Trento che, con la circolare n. 5 del 29 marzo scorso espone i dubbi e le perplessità della riforma dell'omicidio stradale operata con la l. n. 41/2016, in vigore da qualche giorno, con il fine di fornire le prime indicazioni operative agli operatori di polizia giudiziaria.

Tante le "pecche" della nuova legge secondo la procura trentina, prima fra tutte, l'infelice formulazione letterale dell'art. 589-bis c.p. sul nuovo reato di omicidio colposo stradale, il quale sanziona con la pena edittale "base" della reclusione da 2 a 7 anni, chiunque cagioni "per colpa" la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. Risulta, infatti, secondo la procura, "totalmente dimenticata la colpa generica [imperizia, negligenza, imprudenza] che, pure, in astratto potrebbe caratterizzare l'atteggiamento psicologico del responsabile, spesso unitamente a profili di colpa specifica [appunto integrata dalla violazione di determinate norme sulla disciplina della circolazione stradale]".

Una soluzione interpretativa, si legge nella circolare, potrebbe rinvenirsi, ritenendo che "i profili di colpa generica possano ricomprendersi nel riferimento ampio all'avere il soggetto cagionato la morte 'per colpa'". Diversamente opinando, infatti, qualora volessero contestarsi anche profili di colpa generica si dovrebbe pervenire alla soluzione, "ingiustificatamente penalizzante, di dover contestare, insieme al reato specifico di cui all'articolo 589 bis del Cp, anche – in concorso formale ex articolo 81, comma 1, c.p., il reato di cui all'art. 589, comma 1, c.p., con effetti pregiudizievoli dal punto di vista sanzionatorio.

Cosa ancora più grave, per la procura trentina, è il riscontro oggettivo dello stato di alterazione (alcolica o da sostanze stupefacenti) del conducente, che la legge sottopone a un pesante aggravio delle sanzioni: nel caso di rifiuto (a sottoporsi al test alcolemico o a quello volto a verificare l'assunzione di droghe) sorgerebbero, invero, notevoli problemi.

Anche se sono state introdotte delle specifiche modifiche normative che consentono all'autorità giudiziaria la sottoposizione "coattiva" del soggetto al prelievo di liquidi biologici o ad accertamenti medici, è pur vero ammette la procura che la disciplina deroga ai "principi costituzionali di cui all'articolo 13" e pertanto va interpretata in modo rigoroso e non estensivo.

Per legge, infatti, spiega la procura, si può procedere al prelievo coattivo "di capelli, di peli o di mucosa del cavo orale" e tale elencazione è tassativa, per cui non è legittimo imporre il prelievo ematico, che in casi del genere è il più attendibile per la verifica di uno stato di alterazione.

Due, allora, sono le conseguenze, a detta della procura ineludibili: la prima è che il prelievo ematico non potrà mai essere imposto "coattivamente" neppure attraverso il ricorso allo strumentario di cui al combinato disposto degli articoli 224 bis e 359 bis c.p.p.; la seconda, concerne la disciplina di garanzia nel caso di prelievo ematico sollecitato al di fuori di specifiche ragioni sanitarie. In tal caso, "in linea con la giurisprudenza più accreditata, deve ritenersi che, se i sanitari abbiano ritenuto di non sottoporre il conducente a cure mediche ed a prelievo ematico, la richiesta degli organi di polizia giudiziaria di effettuare l'analisi del tasso alcolemico e/o sulla presenza di principi attivi stupefacenti per via ematica presupporrebbe – scrive la procura - sempre l'avviso all'indagato della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia, in mancanza del quale si configura una nullità a regime intermedio, non più deducibile, secondo le regole generali, [solo] 'dopo la deliberazione della sentenza di primo grado', alla stregua di quanto previsto dall'articolo 180 del Cpp, richiamato dall'articolo 182, comma 2, secondo periodo, del Cpp".

di Marina Crisafi - da studiocataldi.it

Nota ASAPS: le prime direttive delle Procure sulla Legge n.41/2016 - Omicidio stradale e prime difficoltà di applicazione, in questo caso chiarimenti sull’obbligo del prelievo di sangue. 

IL GAZZETTINO NUOVO

CRESCERE CON UN GENITORE ALCOLISTA: CHE FARE?

PARLANE CON ELISABETTA - A CURA DELLA DOTTORESSA ELISABETTA BARCHI

L’alcolismo non è un problema solo per chi beve: tutta la famiglia è colpita da questa terribile dipendenza. Quando a soffrirne è un genitore, assistiamo ad una modificazione di ruoli e funzioni: sono i figli a prendersi cura emotivamente e fisicamente di lui, assumendo comportamenti e responsabilità da adulti. L’ambiente familiare è poco strutturato e ciò induce i bambini ad una gestione autonoma della propria esistenza, fino ad assumere compiti che spetterebbero ai genitori, saltando così le tappe dell’infanzia.

Apparentemente già grandi, capaci e responsabili, ma a lungo andare, sofferenti e irrequieti, manifestano spesso problemi a livello scolastico e comportamentali. Possibili sintomi di disagio nel bambino possono essere: disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, iperattività, ritardo di crescita, ansia, depressione, isolamento, aggressività e delinquenza.

Vivere con un genitore alcol-dipendente significa crescere in un ambiente famigliare conflittuale, imprevedibile, incoerente, accanto ad un genitore allo stesso tempo amato e temuto. Significa anche essere confrontati quotidianamente con la paura, la vergogna, il senso di colpa, l’insicurezza e l’isolamento. La crescita in una casa con un genitore alcolista infligge cicatrici ai bambini così profonde che conducono spesso nella vita adulta a problemi coniugali, depressioni, instabilità professionale e lavorativa. Che fare? Sul territorio esistono molti servizi che si occupano di alcolismo: ASL, NOA e associazioni di auto mutuo aiuto, quali Alcolisti Anonimi e ACAT Associazione Club Alcolisti in Trattamento. Ci si può avvalere anche dell’aiuto di uno psicoterapeuta con il quale affrontare e superare le aree di maggior disagio psicologico. È auspicabile un approccio integrato tra le diverse figure professionali, medici, psichiatri e psicologi al fine di trattare la complessità della malattia.

La Dottoressa Barchi ha studio in Carpenedolo. Invia una email a: barchielisabetta@libero.it oppure redazione@ilgazzettinonuovo.it - tel. 342 5229866 

ANSA

“A Careggi niente alcol ma apre l’enoteca nel supermarket”: Quartini (M5S) bacchetta

01 aprile 2016 - L’Azienda ospedaliera Universitaria di Careggi ha dal 2014 un regolamento che proibisce l’introduzione, vendita e somministrazione di alcolici all’interno della struttura ospedaliera ma dal 17 marzo 2016 ospita presso il padiglione di ingresso un centro commerciale Carrefour con tanto di enoteca interna e ampia gamma di prodotti alcolici. E’ quanto sottolinea il capogruppo M5s Andrea Quartini, annunciando un’interrogazione in merito. “A pochi mesi dalla chiusura del reparto di tossicologia, a Careggi arriva addirittura un Carrefour con tanto di reparto enoteca e alcolici di ogni genere – sottolinea in una nota -. Sarebbe roba da battuta di spirito, ma c’è poco da ridere quando si tratta di problemi alcol-correlati”. Per Quartini “Careggi era una struttura modello a riguardo sia nella clinica che nella prevenzione, con un regolamento all’avanguardia. In pochi mesi ci troviamo con la chiusura del reparto di tossicologia, da noi osteggiata con ogni mezzo, e l’apertura di un punto vendita pieno di alcolici dentro il complesso ospedaliero. Alla faccia della prevenzione e del rispetto delle regole”. Per questo, conclude, “la Giunta deve prendere provvedimenti ed esigere che la Direzione imponga il rispetto del regolamento. Quel testo è una misura di salvaguardia dei pazienti, del personale e delle loro famiglie. Non si scherzi con le dipendenze, con buona pace del budget di Società Immobili Aou Careggi spa”. 

DIRE.IT

Studenti inventano cocktail analcolici, li assaggerà anche Lanzarin

VENEZIA – Se non c’è alcol, non è detto che il cocktail sia meno buono, anzi. Per dimostrarlo, l’Ulss 6 di Vicenza, tramite il concorso “Meno alcol più gusto”, mette gli studenti delle scuole alberghiere venete dietro il bancone del bar. E la Regione partecipa mettendo nella giuria che selezionerà i migliori giovani ‘bartender’, l’assessore al Sociale e Politiche giovanili, Manuela Lanzarin. Sarà lei, sabato al Conservatorio musicale “Pedrollo” di Vicenza, a scegliere le bevande analcoliche più buone, assieme ai rappresentanti degli esercenti e delle scuole alberghiere. Il concorso, giunto alla sesta edizione, nasce nell’ambito della campagna di prevenzione per un bere semplice e consapevole. “Non esiste un uso sicuro dell’alcol, ma si può bere in modo consapevole e moderato- commenta l’assessore- Passa attraverso un lavoro educativo di rete tra famiglia, scuola, esercenti, mass media, associazioni e luoghi del divertimento, la differenza tra la libertà del gusto e della condivisione e la trappola di una dipendenza“.

PUNTOSICURO.IT

Alcol al lavoro: modifiche alla normativa?

30 marzo 2016 - I Deputati Gaetti e Taverna hanno depositato, il 22 marzo scorso, un'interrogazione parlamentare sulle modifiche delle normative dei controlli tesi ad escludere l'assunzione di alcol e droghe durante il lavoro e le condizioni di alcoldipendenza e tossicodipendenza, attualmente definita ed in attesa del passaggio alla Conferenza Stato-Regioni.

I deputati chiedono al Ministro della Salute se sia al corrente delle perplessità espressi dal Gruppo Tossicologico Forensi Italiani (GTFI).

Il GTFI, nella nota inviata al Ministero, solleva molteplici dubbi, tanto da asserire che le proposte formulate nell'attuale schema di intesa, qualora attuate, sconvolgerebbero il sistema di prevenzione e controllo oggi in atto e "provocherebbero di fatto una diminuzione della sorveglianza e del potere deterrente che questa comporta, oltre ad introdurre elementi di incertezza e imprecisione diagnostica".

L'applicazione di alcune proposte contenute nella bozza sembrerebbe addirittura avere "una dubbia validità scientifica", tanto da inficiare gli esami per la verifica di assenza di dipendenza o di assunzione di alcolici e di sostanze psicotrope e stupefacenti ai fini dell'idoneità alla mansione lavorativa, aprendo di fatto la strada a possibili "contestazioni sul piano giudiziario" dei provvedimenti adottati per inadeguatezza delle fonti di prova, in merito all'eventuale assunzione di alcolici e sostanze stupefacenti; le criticità sollevate riguardano principalmente la sostituzione dei controlli su campioni di urine nei test rapidi di screening con quella di campioni di saliva, nei quali, tra l'altro, sembra che non vi sia possibilità di conferma tramite controanalisi, sostituendo di fatto anche il concetto di "idoneità alla mansione lavorativa", che richiede l'utilizzo di strumenti diagnostici in grado di verificare una finestra cronologica relativamente ampia, con quello di "idoneità allo svolgimento della prestazione lavorativa al momento del controllo", che invece si limita a verificare lo stato di intossicazione del soggetto in quel momento temporale.

Un'altra criticità riguarda l'utilizzo improprio di valori soglia, cut-off, di concentrazione per i metodi immunometrici di screening per stupefacenti, in quanto, a seconda del kit analitico impiegato, considerato che quelli reperibili in commercio hanno specificità e cross di reattività differenti, l'analisi della saliva non sarebbe in grado di fornire una determinazione quantitativa della sostanza rilevata omogenea a livello nazionale. Inoltre, il pannello di sostanze stupefacenti risulterebbe essere limitato e alcune indicazioni sembrerebbero non corrette.

Altre criticità vengono portate a conoscenza del legislatore, in particolare viene menzionata la mancanza di riferimenti a linee guida europee in tema di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro e l'assenza di norme relative ad accertamenti tossicologici e alcologici in tutti i casi di infortuni lavorativi; considerato che: lo stesso schema di intesa certifica che "in linea generale i test rapidi di screening sono caratterizzati da una alta sensibilità e una bassa specificità", motivo per cui in caso di positività "non sono idonei a comprovare con certezza un'effettiva assunzione in assenza di analisi di conferma", e in definitiva, possono fornire al medico competente "un semplice supporto orientativo"; l'applicazione dei nuovi controlli dovrebbe inoltre "consentire di contenere contestualmente gli oneri economici diretti ed indiretti dei controlli", si chiede di sapere: 

- se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle criticità sollevate dal Gruppo tossicologi forensi italiani e non ritenga che la bozza di intesa, così come è formulata, sia incoerente con gli scopi che si prefigge, in particolare per l'accertamento di alcoldipendenza o di tossicodipendenza; 

- se non ritenga opportuno avviare con urgenza un tavolo di confronto con le associazioni e le organizzazioni dei medici competenti, al fine di rivedere il testo proposto in sede di Conferenza unificata; 

- se, nel quantificare il risparmio legato al nuovo sistema di analisi, abbia considerato l'adeguamento strumentale iniziale ad esso connesso e di quanto questo sia più vantaggioso economicamente rispetto a quello fino ad ora utilizzato. 

 Dott. Cristiano Ravalli

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)

AGRINOTIZIE

Ubriachi sì, ma di precauzioni

La Francia, primo produttore mondiale di vino, lancia un’offensiva contro l’alcol e quindi il vino stesso. Perplessità nel settore vitivinicolo per le modalità e la forma dei provvedimenti

Donatello Sandroni 

La legge Évin (nomen, omen), a quanto pare, non bastava più.

Emanata nel 1991, questa legge proibisce sulle televisioni e sui giornali francesi ogni forma di pubblicità alle bevande alcoliche, incluso perciò quel vino di cui i cugini transalpini sono primi produttori al mondo.

In molti auspicavano da tempo una modifica, magari accettando l’apertura di specifici canali televisivi dedicati al mondo del vino.

 Gli Antichi, però, solevano dire che gli Dei ci puniscono esaudendo i nostri stessi desideri. E infatti chi sperava in una modifica della legge Évin è stato accontentato. In peggio: in soli due mesi tre differenti rapporti hanno aperto la strada a nuove proposte di legge ancor più restrittive della famigerata Évin. Rapporti definiti dal mondo-vino francese come opere ben pianificate da non meglio precisate “lobby salutiste”, le quali avrebbero raccolto dati per dimostrare che l’alcol è dannoso e cancerogeno. Il tutto, si presume, a supporto di precisi passi normativi da realizzare attraverso politici allineati ideologicamente a suddette lobby. Altrimenti un rapporto resta tale, in barba alle aspirazioni di qualsiasi gruppo di pressione.

 Non che quanto ipotizzato dagli amici transalpini sia impossibile o fantascientifico, intendiamoci. Basti guardare a cosa successo in Italia in materia di sperimentazione sugli animali e Ogm. In tali casi, però e per giunta, le pressioni delle lobby eco-animal-salutiste manco avevano dossier scientifici a supporto delle proprie istanze. In Francia, invece, i contributi scientifici ci sono e vanno nella stessa direzione: la Francia deve prendere le distanze dal vino in quanto sostanza nociva e cancerogena. E lo dice l’Oms, mica la Clotilde di Trebaseleghe.

Su analoghi studi, del resto, anche in Italia sono nate analoghe istanze, come quelle sostenute da Giovanni Testino, medico genovese che chiede l’apposizione sulle bottiglie di frasi simili a quelle dei pacchetti di sigarette.

Intanto, cantine e commercianti francesi sarebbero tenuti a pagare una tassa proporzionale al grado alcolico, in linea con il principio "chi inquina paga" già applicato in caso di inquinamenti ambientali. Dato che il vino “inquina” il corpo, et voilà, pronta la tassa. Pure all’orizzonte un inasprimento del regime Iva. Ma fin qui si parla solo di tasse e di soldi. In futuro la legge Évin dovrebbe essere estesa anche al web: siti, blog, pagine Facebook, tutti da chiudere in quanto considerati pubblicità e sostegno al business del vino. Pure le bottiglie sono nel mirino, con l’apposizione in etichetta di frasi del tipo "L'alcol è pericoloso per la salute".

 Ora vedremo come andrà a finire, perché i vigneròn francesi non sono mammolette e di farsi ghettizzare come fossero spacciatori di morte non pare ne abbiano molta voglia. E giustamente, verrebbe da dire, perché il vino non è solo business e tossicologia: è piacere, è cultura, è buona tavola, è turismo, è territorio, è tradizione, è socialità. Ben lo sa Gerard Depardieu, divo francese che a detta sua di bottiglie di vino ne berrebbe 13-14 al giorno in barba alle lobby, alla legge Évin e pure ai fin troppi wine blogger.

 Magari, venenum in cauda, sarebbe pure bene che certi vigneròn e wine blogger, anch'essi alquanto Ecò, avessero il pudore di assumere un profilo basso sul recente inserimento di alcuni insetticidi e di glifosate nella lista 2A e 2B dello Iarc, ovvero l’International Agency for Research on Cancer, perché l’alcol è nella lista 1. E tuonare su chi vende prodotti nelle liste 2A e 2B, quando si vendono sostanze in lista 1, non appare né coerente, né carino, né intelligente. Perché di fronte alle lobby, che siano ambientaliste, animaliste o salutiste, sarebbe meglio che l’agricoltura stesse unita anziché dividersi in fazioni che sputano ed esultano sulle disgrazie degli altri, salvo poi aspettarsi comprensione e solidarietà quando nelle ambasce finiscano loro.