Rassegna del 24 Marzo 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

 ECCO ALCUNE DELLE 49 TESTATE GIORNALISTICHE CHE COMMENTANO LA RELAZIONE DEL MINISTRO DELLA SALUTE AL PARLAMENTO SUGLI INTERVENTI REALIZZATI AI SENSI DELLA LEGGE 30.3.2001 N. 125 “LEGGE QUADRO IN MATERIA DI ALCOL E PROBLEMI ALCOL CORRELATI”

  A questo link troverete tutte le 49 agenzie stampa:

http://www.newsjs.com/it/binge-drinking-il-nuovo-sballo-dei-giovani-che-abusano-di-alcol/d15gzq6n_gIjNxM5Xxoo3N5B__52M/  

 Binge drinking tra gli adolescenti, il Ministero della Salute lancia l'allarme - Il Messaggero

Allarme 'binge drinking', alcol fuori controllo tra giovani - AGI - Agenzia Giornalistica Italia

Ministro della Salute: in aumento l'uso smodato di alcolici tra gli italiani - TGCOM

Binge Drinking, il nuovo sballo dei giovani che abusano di Alcol - Contattolab

Allarme Alcol con il Binge Drinking, il nuovo sballo dei giovani – ControCopertina (*)

 (*) NOTA; Come avrete notato quasi tutti i titoli usano toni allarmistici. 

Se da una parte è salutare non abbassare mai la guardia, è altrettanto vero che il consumo di bevande alcoliche sta diminuendo anno dopo anno. D’altronde, con tutte le campagne di prevenzione che stiamo facendo, sarebbe deprimente non ottenere qualche buon risultato.

 RIPORTO ALCUNI DATI ESTRAPPOLATI DALLA RELAZIONE AL PARLAMENTO DAI QUALI SI PUO’ DEDURRE CHE LE CAMPAGNE DI PREVENZIONE HANNO DATO QUALCHE FRUTTO

 CONSUMI IN ITALIA

Secondo i dati ISTAT nel corso del 2014 ha consumato almeno una bevanda alcolica il 63%

degli italiani di 11 anni e più (pari a 34 milioni e 319 mila persone), con prevalenza

notevolmente maggiore tra i maschi (76,6%) rispetto alle femmine (50,2%).

 CONSUMO QUOTIDIANO

Il 22,1% dei consumatori (12 milioni circa di persone) beve quotidianamente (33,8% tra i

maschi e 11,1% tra le femmine).

Nell’anno 2014 si osserva ancora un lieve calo rispetto all’anno precedente dei

consumatori giornalieri (nel 2013 rappresentavano il 22,7% e nel 2014 il 22,1%) mentre

continuano a crescere i consumatori fuori pasto (nel 2013 erano il 25,8% e nel 2014 erano

il 26,9%).

 CONSUMATORI A RISCHIO

La prevalenza dei consumatori a rischio, elaborata attraverso l’indicatore di sintesi, è stata nel

2014 del 22,7% per uomini e dell’8,2% per donne di età superiore a 11 anni, per un totale di quasi

8.300.000 individui (M=6.000.000, F=2.300.000) che nel 2014 non si sono attenuti alle nuove

indicazioni di salute pubblica. Tali dati sono leggermente in calo rispetto all’anno precedente quando si registrava una prevalenza rispettivamente del 23,4% per gli uomini e dell’8.8% delle femmine per

un totale di 8.600.000 individui. 

BINGE DRINKING

I dati mostrano che nel 2014, il 10,0% degli uomini e il 2,5% delle donne di età superiore a 11 anni

hanno dichiarato di aver consumato 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica

occasione almeno una volta negli ultimi 12 mesi che corrispondono ad oltre 3.300.000

persone di età superiore a 11 anni, con una frequenza che cambia a seconda del genere e della

classe di età della popolazione.  

L’analisi del trend dei consumatori binge drinker condotta, separatamente per maschi e

femmine sulla popolazione di età superiore a 11 anni, mostra che rispetto al 2003 la

prevalenza dei consumatori binge drinking è diminuita tra gli uomini mentre si è mantenuta

pressoché stabile tra le donne 

 CONCLUDENDO 

Nell’ambito dell’arco di tempo 2005-2014 (tab.1) l’ISTAT ha rilevato:

- la diminuzione della quota di consumatori (dal 69,7% al 63,0%)

- la diminuzione della quota di consumatori giornalieri (dal 31% al 22,1%)

- la diminuzione dei consumatori binge drinker 

- l’aumento dei consumatori occasionali (dal 38,6% al 41,0%)(*) 

- l’aumento dei consumatori fuori pasto (dal 25,7% al 26,9%). 

 (*) NOTA: possiamo pensare che parte dei consumatori giornalieri siano diventati occasionali e parte consumino fuori pasto!

 APPENA PUBBLICATA LA RELAZIONE AL PARLAMENTO, LE LOBBY DEL VINO, VISTO IL CONTINUO CALO NEI CONSUMI, RICORRONO AI RIPARI CERCANDO DI FAR ENTRARE NELLE SCUOLE LA PUBBLICITÀ DEL VINO.

 http://www.affaritaliani.it/puglia/stefano-presenta-ddl-per-insegnare--storia-br-civilta-del-vino--a-scuola-la-polemica-413868.html 

STEFÀNO PRESENTA DDL PER INSEGNARE 'STORIA E CIVILTÀ DEL VINO' A SCUOLA. LA POLEMICA

Perchè no Olio, Storia dell'Arte e Musica?

Di Antonio V. Gelormini

Giovedì, 24 marzo 2016  

Il senatore Dario Stefàno presenta al Senato il Disegno di Legge a sua firma per l'istituzione dell'insegnamento obbligatorio della disciplina "Storia e civiltà del vino" nelle scuole primarie e secondarie, di primo e di secondo grado. E già montano malumori e reazioni da più parti.

 “L’Italia è da sempre la patria del vino - spiega il senatore Stefàno - nel testa a testa storico con la Francia siamo tornati ad essere il primo Paese produttore di vino al mondo, non solo per quantità. La nostra stessa storia è intrecciata fittamente con quella del vino. L’Italia enologica è una fotografia culturale, economica e sociale che lascia senza fiato: una sconfinata distesa di viti che dalle Alpi arriva al Sud e alle Isole".

"Colline, montagne, mare: il paesaggio italiano in tutte le sue declinazioni, è stato disegnato dalla vite, dalla sua coltivazione, dalla sua diffusione", prosegue Stefàno, che è stato a lungo Assessore all'Agricoltura della Regione Puglia sotto la presidenza Vendola. "In ogni regione del nostro Paese si coltiva, da sempre, la vite ed ognuna di essa possiede varietà differenti di vitigni autoctoni: tantissime varietà di uve, millenarie tradizioni culturali e produttive, e una immensa produzione enologica costituiscono un patrimonio unico al mondo. È giunto il momento che anche l’Italia, nell’orgoglio di questa storia e di questo primato, promuova una maggiore consapevolezza e conoscenza, a cominciare da piccoli, dalla scuola dell’obbligo”.

Ed proprio da questo fronte che la proposta raccoglie le reazioni "trasversali" più accese, per l'immobilismo e le scelte "a perdere" da tempo in atto nella Scuola, e per il campo libero lasciato a iniziative "estemporanee" - sia pur legittime negli intenti - influenzate però da "palesi interessi commerciali". Testimonianza di una sorta di deriva culturale proprio nei presìdi istituzionali che dovrebbero, invece, tutelarne e valorizzarne carica identitaria nazionale e patrimonio formativo.

Più diretta, dal versante socio-sanitario, la denuncia dell'ARCAT - Puglia (Associazione Regionale Club Alcologici Territoriali) e del suo presidente Giovanni Aquilino (vedi nota correlata, ndr).

In sintesi, il filo comune delle reazioni è la ricerca di un senso del DDL annunciato e della relativa opportunità temporale: "Nel Paese con la maggiore concentrazione di beni culturali, lo stesso che non riesce a "creare valore" dalla loro vicinanza e dalla loro gestione; nel Paese del melodramma e della Lirica italiana, conosciuti e apprezzati nel mondo intero, ma ignorati dai programmi di studio e d'istruzione ministeriali, ad eccezione dei Conservatori e Licei musicali: strutture, queste ultime, che si appresta a chiudere".

"Nel Paese che anziché aumentarle e inserirle nei programmi d'ogni ordine e grado d'istruzione, riduce il numero di ore di Storia dell'Arte ("programmi già pieni di contenuti" secondo il ministro Giannini e in precedenza il ministro Gelmini), come se essa non fosse alla base di ogni processo di formazione nazionale e di ogni approccio "serio" a qualsiasi discorso sul turismo non solo culturale".

E ancora. "Nel Paese della Dieta Mediterranea, riconosciuta dall'Unesco 'Patrimonio Immateriale dell'Umanità', il cui alfiere resta l'Olio Extravergine d'Oliva e nella sconfinata estensione di ulivi, in gran parte secolari e veri e propri monumenti nazionali, le cui radici identitarie affondano molto di più nella sua storia, nelle sue tradizioni e nel patrimonio espressivo dei suoi terroir".

Con il senatore Dario Stefàno, alla conferenza stampa di giovedì 24 marzo 2016 alle ore 11:30 presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica - Piazza Madama a Roma. interverranno: Attilio Scienza, Professore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Riccardo Cotarella, Presidente Assoenologi, Domenico Zonin, Presidente Unione Italiana Vini e Sandro Boscaini, Presidente Federvini.

 (gelormini@affaritaliani.it)

 MA PER FORTUNA C’E’ CHI VEGLIA E LANCIA UNA CONTROFFENSIVA AFFIANCANDOSI ALLE AZIONI DELL’AICAT CHE GIA’ ALLA FINE DEL 2015 AVEVA MESSO IN CAMPO TRE INTERVENTI DI ADVOCACY: 

1) DIFFIDA LEGALE INVIATA AL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE E DELLA SALUTE NONCHÉ ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE EUROPEA.

2) RICHIESTA DI UN PARERE ALLE AUTORITY SULLA PUBBLICITÀ E DELL'INFANZIA .

3) APPELLO CONGIUNTO DI AICAT, SIA E AIFVS AI PARLAMENTARI CHE SI SONO RESI PROMOTORI DI TALE DISEGNO DI LEGGE. 

  http://www.affaritaliani.it/puglia/le-domande-di-arcat-puglia-a-dario-stefano-413881.html 

LE DOMANDE DI ARCAT - PUGLIA A DARIO STEFÀNO

di Giovanni Aquilino *

Giovedì, 24 marzo 2016

Come tutti sanno il web ha reso facile non solo l’informarsi, ma anche il comprendere, il verificare in maniera anche sintetica questioni specifiche e loro contesti per quanto ampi. Grazie al web saperi e discipline, che rimanevano chiusi in testi, stanze, uffici, istituti, università, oggi - in modo olistico - possono essere non solo studiati, ma messi in relazione con tutta una serie di altri saperi ad essi connessi in tutti i sensi. 

In breve, per quanto uno si voglia occupare in maniera esclusiva di una particolare questione, non può non prendere in considerazione le sue relative aderenze e interconnessioni positive o negative che siano.

Pertanto, diamo per scontato che il sen. Dario Stefano, che propone una legge per rendere obbligatorio l’insegnamento nelle scuole di primo e di secondo livello della “Storia e civiltà del vino”, oltre agli aspetti legati alla coltivazione dell’uva, alle pratiche e tecniche enologiche, allo studio del marketing, alla raccolta pubblicitaria, all’aumento del commercio e del trasporto della distribuzione, insomma, alla relativa crescita dell’intero indotto economico del settore agricolo-enologico, abbia considerato non solo i "pro" ma anche i "contro" di un tale insegnamento.

Chi governa deve provare ad avere visioni molto più ampie e prospettiche del pur ampio settore di cui si occupa (agricoltura, industria, commercio), non considerare i potenziali aspetti negativi della questione potrebbe risultare fatale per l’esistenza di molte persone.

E' per questo che ci si chiede: "Ma il Senatore Stèfano si è mai informato sui dati che ogni anni vengono diramati dall’Istituto Superiore di Sanità e ancora di più dall’OMS, circa i danni provocati alla salute dal consumo di bevande alcoliche? Ha mai verificato quali e quanti sono i problemi causati ai giovani e alle loro famiglie dal consumo di bevande alcoliche? Non solo quelli del fine settimana, ma anche quelli delle sere feriali?"

E ancora: "Il sen. Stéfano, a fronte dello sviluppo economico del settore enologico e relativo indotto, ha almeno una vaga idea dell’ammontare complessivo delle prestazioni sanitarie, che le relative strutture mediche erogano per le patologie, le violenze, i traumi, le invalidità delle persone che consumano alcol? Il sen. Stefano ha idea in termini di sofferenza, quante lacrime versano non solo le famiglie delle persone che bevono tanto (gli alcolisti), ma anche le vittime di incidenti dovuti a banali bevute serali e saltuarie che finiscono “in gloria”?"

In effetti al senatore, apparentemente, non compete prendere in considerazione tutte queste controindicazioni egli è solo impegnato a promuovere la “Storia e la civiltà del vino” in nome e per conto delle lobby economiche e culturali, che fanno capo al “Vinitaly” al resto ci dovrà pensare qualche altro. 

Infatti, il senatore non sa che in una cultura già “bagnata” come la nostra che propone, ad ogni piè sospinto, un bere alcolici per ogni circostanza, manca solo l’apologia del vino da svolgere a scuola, per formare convenientemente schiere di giovani: che bere è un fatto buono e culturalmente elevato.

Poi quanti di questi giovani “studenti formati” a questi “di-vini insegnamenti” nel corso della loro vita diventeranno “alcolisti” è altro argomento? O forse quello che ci insegnano a scuola non ha a che vedere con la cultura sociale esistente (l’immaginario collettivo nel quale viviamo)? 

Prima del senatore Stèfano altri “bravi politici”, per aumentare gli introiti dello Stato, hanno autorizzato le sale bingo, hanno spianato la strada alle macchinette mangiasoldi, hanno diffuso a dismisura le lotterie, moltiplicati i concorsi gratti e vinci avvelenato indirettamente la vita di giovani, adulti, anziani nonché di intere famiglie. L’importante è giocare con moderazione, bere con giudizio e trasgredire con circospezione.

E' stato accertato che, nella partita doppia tra la promozione della cultura del bere e le campagne di promozione della salute, si risparmierebbe di più bevendo di meno (“less is better” è lo slogan adottato dall’OMS per le bevande alcoliche) ed informando le persone sui danni derivanti dal consumo di alcolici (vino e birra compresa), che provare ad educare intere generazioni al culto del vino storico e colto e naturalmente moderato.

A proposito il senatore Stèfano sa almeno quale è la dose moderata, magari consigliata scientificamente dalle ricerche dell’OMS per il consumo di bevande alcoliche dei ragazzi sotto la maggiore età? Scommettiamo dieci “festività natalizie” senza spumante che non lo sa!

* Presidente ARCAT - Puglia (Associazione Regionale Club Alcologici Territoriali)

 UNA RICERCA CHE SI COLLEGA AL SUCCESSIVO ARTICOLO

 http://www.civiltadelbere.com/il-vino-fa-male/ 

IL VINO FA MALE?

24 marzo 2016

Secondo un report di Sally Davies, Chief medical officer del governo inglese, pubblicato l’8 gennaio 2016, il consumo di alcol non può mai essere salutare. Nel documento si ricorda ai medici inglesi “che non esiste un livello sicuro di alcol, dato che anche piccole quantità possono aumentare il rischio di alcuni tumori”. Una teoria che, se confermata, potrebbe “distruggere la credenza ormai diffusa in tutto il mondo che il vino rosso (grazie però ai polifenoli, e non all’alcol, ndr) possa ridurre il rischio di cancro, malattie cardiovascolari e demenza, se consumato con moderazione”.

Niente alcol, siamo inglesi

Lo studio della Davies, avviato nel 2012 “contiene tutte le ultime scoperte scientifiche sul consumo di alcol. Mentre prima di tale ricerca, in base a studi del 1995, il consiglio delle autorità sanitarie britanniche era per gli uomini di non consumare oltre 3-4 unità di alcolici al giorno (in pratica un po’ meno di un bicchiere di vino, ndr) e per le donne di non andare oltre 2-3 unità, secondo le nuove linee guida non ci devono più essere differenze di genere. I nuovi limiti di unità alcoliche scendono a 14 a settimana, con il consiglio di astenersi dal bere per almeno uno-due giorni a settimana per consentire al fegato di rigenerarsi”. Secondo la Davies “non c’è nessun beneficio nel bere vino rosso, neanche in piccole quantità. Il legame tra consumo di alcol e certi tipi di cancro è molto più chiaro oggi che negli anni Novanta e diversi studi dimostrano il calo di certe malattie in chi consuma meno di 14 unità alcoliche alla settimana”.

Una bottiglia al giorno leva il medico di torno

Varie testate nazionali come l’Huffington Post, nel dicembre scorso, hanno diffuso uno studio del 2014 di Kari Poikolainen, esperto dell’Oms, che ha analizzato decenni di ricerche sugli effetti dell’alcol: la sua tesi è che un’intera bottiglia di vino non faccia male alla salute. Invece è nocivo superare le 13 unità al giorno rispetto alle 10 di una normale bottiglia di vino. È quindi inutile limitarsi eccessivamente nel bere, potendo arrivare fino a una bottiglia intera al giorno. Poikolaninen nel 2014 ha riferito al Daily Mail e al The Independent che “stando alle prove, bere moderatamente è meglio che essere astemi (…). Tuttavia gli importi possono essere superiori a quello che le linee guida dicono”.

Ma non tutti concordano. Julia Manning, di 2020Health, ha dichiarato che tale contributo «(…) fa delle grandi affermazioni per le quali però non abbiamo prove. L’alcol è una tossina e i rischi superano i benefici».

Taluni considerano Kari Poikolainen personaggio dubbio e controverso, desideroso di vendere i suoi libri, che solo “un tempo” lavorava per l’Oms. Pare anche che quest’ultima non abbia mai esternato dichiarazioni allineate a quelle di Poikolainen, ma semmai il contrario, come nel World Health Day 2012, in cui si afferma che “più bevi e più corri il rischio di ammalarti. Bere meno è meglio!”. A dispetto delle sue stesse dichiarazioni pubbliche, sembra che nessuno degli studi del ricercatore finnico dica che 10 unità alcoliche al giorno non facciano male, ma solo che “coloro che bevono una piccola quantità hanno un rischio minore rispetto a quelli che non bevono affatto, ma il rischio aumenta rapidamente in coloro che bevono molto”.

Il ruolo positivo del resveratrolo

Nel 2012 è stato pubblicato un volume, La verità sul vino, scritto dai professori Attilio Giacosa e Mariangela Rondanelli e curato da Vino e Salute – Osservatorio nazionale sul consumo consapevole del vino, nel quale si sottolineano le proprietà benefiche del vino.

 LE RICERCHE CHE AFFERMANO CHE IL BERE MODERATO FA BENE ALLA SALUTE SONO TUTTE SBAGLIATE: ECCONE LE PROVE!

 I BEVITORI “MODERATI” NON HANNO UN MINORE RISCHIO DI MORTALITA’ CONFERMATA LA TEORIA DELL’ASTINENTE SCASSATO!

 POST DA ADDETTI AI LAVORI, MA IMPORTANTISSIMO

Vale la pena di fare un piccolo sforzo, leggerlo, e poi magari condividerlo.

 La teoria dell’astinente scassato, già portata alla pubblica notorietà da Fillmore, Baraldi e Sbarbada, ha ora trovato un’importante conferma nel recente seguente studio di Tim Stockwell e collaboratori:

http://www.jsad.com/doi/10.15288/jsad.2016.77.185

Di cosa si tratta?

 TEORIA DELL'ASTINENTE SCASSATO

Periodicamente escono su giornali, radio e TV notizie che raccontano di studi scientifici secondo i quali bere un po’ di vino, o altre bevande alcoliche, aiuterebbe a vivere più a lungo. Viene spesso citata la famosa "curva a J" che riassume, secondo i sostenitori, questo teorema: chi beve poco ha prospettive di vita migliori di chi non beve nulla, salvo poi impennarsi in corrispondenza di chi beve troppo. Studi di questo tipo hanno portato in molti cittadini, e in molti uomini di scienza, la convinzione che un consumo “moderato” di vino abbia effetti protettivi per la salute.

 Lo studio appena pubblicato si chiama: 

Do “Moderate” Drinkers Have Reduced Mortality Risk? A Systematic Review and Meta-Analysis of Alcohol Consumption and All-Cause Mortality (“I bevitori moderati hanno davvero un minore rischio di mortalità? Una revisione sistematica ed una meta analisi sul consumo di alcol e su tutte le cause di mortalità”).

 Un lavoro immenso, che ha esaminato un campione di quasi quattro milioni di persone, protagoniste di ben 87 studi.

Di questi 87, 13 studi, che avevano raffrontato bevitori “moderati” con astemi o astinenti di lunga data, non mostravano alcun effetto protettivo del bere.

Cosa determinava la differenza di risultati con gli altri 74 studi esaminati?

 Tim Stockwell e i suoi collaboratori hanno confermato quanto già rilevato dalla precedente meta analisi di Middleton Fillmore, ripresa nei libri di Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada: molti degli studi che avevano dimostrato effetti protettivi di un consumo moderato alcolico non avevano confrontato bevitori “moderati” e astemi o astinenti di lunga data, ma, tra la popolazione dei non bevitori analizzata, avevano reclutato anche persone che avevano da poco smesso di bere… per motivi di salute.

Quelli che Baraldi e Sbarbada hanno definito “astinenti scassati”.

 Ora il trucco, scoperto da Fillmore, è stato confermato da Stockwell: è facile dimostrare che, se raffronto le prospettive di vita di un cirrotico o di un malato di cancro all’esofago che hanno appena smesso di bere, con quelle di una persona sana che beve un bicchiere di vino al giorno, quest’ultimo avrà migliori prospettive di salute futura. Ma utilizzare questo per affermare che un bicchiere di vino al giorno protegge la salute è evidentemente una forzatura, scorretta.

Così è stato fatto un lavoro di ripulitura dai dati fuorvianti, recuperando solo astemi o astinenti di lunga data, e confrontandoli con i bevitori “moderati”.

Ed ecco che, come per magia, l’effetto protettivo del vino… non c’è più!

 Infatti le conclusioni sono:

“Estimates of mortality risk from alcohol are significantly altered by study design and characteristics. Meta-analyses adjusting for these factors find that low-volume alcohol consumption has no net mortality benefit compared with lifetime abstention or occasional drinking. These findings have implications for public policy, the formulation of low-risk drinking guidelines, and future research on alcohol and health” 

(Le stime del rischio di mortalità da alcol sono significativamente alterate dall'impostazione e dalle caratteristiche dello studio. Le meta-analisi che correggono questi fattori trovano che il consumo di basse quantità di alcol non ha alcun beneficio netto di mortalità rispetto all’astensione di lungo periodo o ad un bere occasionale. Questi risultati hanno implicazioni per le politiche pubbliche, la formulazione di linee guida sul bere a basso rischio, e la ricerca futura su alcol e salute).

 Stiamo a vedere quanti giornali, radio e TV informeranno i cittadini daranno spazio a questa importante notizia. Intanto, chi vuole, ci dia una mano a farla girare.

 Enrico Baraldi, Ennio Palmesino e Alessandro Sbarbada

  UN “CENTRO DI SALUTE” CHE PRODUCE UNA SOSTANZA CANCEROGENA NON VI SEMBRA UNA CONTRADDIZIONE?

 http://www.ntacalabria.it/catanzaro/centro-salute-mentale-prodotto-450-bottiglie-vino.html 

MONTEPAONE, IL CENTRO DI SALUTE MENTALE HA PRODOTTO 450 BOTTIGLIE DI VINO

antonino lugarà

23 marzo 2016

Il programma riabilitativo del Centro di Salute Mentale di Montepaone Lido, diretto da Salvatore Ritrovato, ha previsto un percorso di formazione al lavoro dall’enorme ricaduta per i giovani utenti con disabilità psichiatriche. Ed è così che, il 16 marzo scorso, hanno finalmente degustato il “Vino solidale Aurunco annata 2015”, frutto del progetto “Giovani in campagna”. Sono state prodotte oltre 450 bottiglie di ottimo vino, assolutamente biologico, che aspetta solo di essere apprezzato dalla popolazione.

Al momento ufficiale della degustazione hanno preso parte i vertici dell’Azienda Sanitaria di Catanzaro (quali il direttore generale Giuseppe Perri, il direttore sanitario Carmine dell’Isola, Antonio Montuoro e Nicola Voci), il presidente della Provincia di Catanzaro Enzo Bruno, il sindaco del Comune di Gasperina Gregorio Gallello e l’Amministrazione Comunale di Montepaone con gli assessori Maria Assunta Fiorentino e Francesco Lucia. Ha inoltre collaborato alla realizzazione della manifestazione l’Istituto Alberghiero di Soverato diretto da Giuseppe Fioresta.

Come ha chiarito la responsabile del Centro Diurno, Rosa Conca, il progetto “Giovani in campagna” rientra nel programma riabilitativo finalizzato allo sviluppo delle abilità lavorative ed alla formazione al lavoro.

 “Giovani in Campagna”, avviato nel 2014, gode del sostegno dell’associazione di auto mutuo aiuto “AMA Calabria”, del Centro di Studio e Promozione Familiare “Don Pellicanò” di Isca sullo Jonio e della Fondazione Paolo Ponterio di Borgo Piazza di Borgia. La collaborazione con le associazioni – ed il coinvolgimento di quaranta persone tra operatori, volontari, utenti e genitori – hanno permesso ai giovani in riabilitazione di fare anche altre esperienze, come la raccolta delle olive, un corso di erboristeria, un corso di agricoltura sinergica.