Rassegna del 22 Marzo 2016

La rassegna di oggi è interamente dedicata alla Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della legge 125/2001 “Legge Quadro in materia di alcol e problemi alcolcorrelati”:

 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2483_allegato.pdf 

 La relazione, inerente l’anno 2015, fa riferimento ai dati 2014.

Merita di essere studiata con grande attenzione: è un documento prezioso, una miniera di dati importanti.

Già le scorse rassegne hanno ripreso alcuni articoli di stampa in proposito. 

Di seguito riportiamo i commenti di Emanuele Scafato e di Alessandro Sbarbada, seguiti da un articolo, scelto tra i molti – tra loro simili - che hanno commentato la Relazione.

 COMMENTO DI EMANUELE SCAFATO - da facebook – 21 marzo 2016

Oggi è stata ufficializzata la Relazione del Ministro della Salute al Parlamento su alcol e problemi alcolcorrelati. 

E' stato un lavoro intenso di mesi elaborare le nuove evidenze che porgiamo con il consueto spirito di servizio per l'opportuna presa d'atto da parte delle Regioni e per una pronta attivazione delle numerosi azioni necessarie a ripristinare da un lato il RISPETTO della legalità connessa alla VENDITA e alla SOMMINISTRAZIONE di alcolici ai MINORI , come logico desumere dai dati … ADULTI criminali che violano in maniera predeterminata le Leggi e anche Istituzioni che NON attivano un livello adeguato di CONTROLLI e opportune SANZIONI come previsto per chi si sente legittimato a contravvenire le regole del vivere civile sulla pelle dei ragazzi.

 ALCUNE considerazioni le ascolterete nei giornali radi di domattina su Radio RAI 1 e Radio Rai 3 …. molte le leggerete sui giornali e scriverò domani, in volo per Edimburgo, una mia sintesi per la sua pubblicazione.

La PIAGA SOCIALE del binge drinking si ALLARGA a vasti strati della popolazione e 3.300.000 UBRIACHI sono TROPPI per qualunque Nazione civile… i Consumatori a RISCHIO e quelli dannosi non destano meno preoccupazioni… Unica nota positiva l'aumento degli ASTEMI che tuttavia si registra per aumento degli astinenti , coloro che hanno deciso di smettere sia per malattie che per convinzioni personali MA prevalentemente registrabili tra coloro che già avevano consumi moderati essendo lo zoccolo duro dei consumatori a rischio , circa il 10 %, inossidabile … Gli alcoldipendenti sono a quota 73.000, ben lontani dai 700.000 che bisognerebbe raggiungere SE si facesse identificazione precoce ed intervento breve nei contesti di medicina generale e di assistenza primaria - pubblicheremo ad aprile un rapporto ISTISAN relativo ai risultati del progetto BISTAIRS da noi coordinato per la parte Linee Guida … Italia fanalino di coda Europeo per conoscenza e formazione specifica .

 Il riconoscimento del lavoro dell'Osservatorio Nazionale Alcol e del Centro OMS per la ricerca sull'Alcol è ampiamente ribadito dal Ministro Beatrice Lorenzin che ringrazio … decine di pagine di riferimento al nostro lavoro ricompensa in parte dei sacrifici fatti da noi ricercatori e la stessa premessa a firma del Ministro testimonia e valorizza la nostra attività formale che richiede oggi ciò di cui tutta la Ricerca Italiana ha bisogno: finanziamenti.

NON tutto è pubblicato in esazione al Parlamento e molto altro verrà pubblicato in questi giorni attraverso il Rapporto Osservasalute e , il 14 aprile 2016, giornata dell'Alcohol Prevention Day , il nostro nuovo Rapporto Epidemiologico annuale ISTISAN e il lancio del portale SISMA relativo al Sistema Monitoraggio Alcol che l'Osservatorio Nazionale Alcol ha attivato su finanziamento delle Azioni Centrali del Ministero due anni fa. Tanto lavoro di cui ringraziare Silvia Ghirini, Claudia Gandin , Sonia Martire , Lucia Galluzzo, Riccardo Scipione … pochi ma buonissimi compagni (mi piace il termine in tutti i sensi…) che rendono possibile l'impossibile … Quest'anno è da ringraziare anche il contributo dell'ISTAT sull'incidentalità stradale , dell'Ufficio di Statistica con Susanna Conti, del CRA-NUT con Laura Rossi e Andrea Ghiselli , Aniello Baselice per l'AICAT e Fausto per AA-Alcolisti Anonimi, del CAR della Regione Toscana con Valentino Patussi, con il gruppo tecnico interregionale del FVG con Francesco Piani e il supporto tecnico della SIA , Società Italiana di Alcologia , che nel gruppo di redazione della Relazione al Parlamento hanno arricchito i contenuti con le specifiche competenze da tutti apprezzabili… un ringraziamento particolare a Maria Migliore del Ministero della Salute e a Ranieri Guerra per il supporto comunque garantito … Insomma, la classica dimostrazione che insieme si può … adesso, avanti tutta con chi ha competenze e responsabilità di governo nazionale, regionale e locale … Buona lettura!

 COMMENTO DI ALESSANDRO SBARBADA

Le buonENOtizie non fanno rumore

Come sempre, negli ultimi anni, gli articoli dei media sulla Relazione Ministeriale ignorano il dato che a me pare più importante, addirittura clamoroso, appena accennato nel commento di Emanuele Scafato: di pari passo con il costante, inarrestabile calo dei consumi pro capite, di vino e di alcol in generale, aumenta in Italia in maniera continua e spettacolare il numero dei non bevitori.

Di seguito qualche numero.

In Italia la popolazione di persone di età maggiore a 11 anni che nel corso dell’anno 2003 non aveva assunto nemmeno una bevanda alcolica era pari al 31,3%. 

Dopo dieci anni, nel 2013, la percentuale sale al 36,1%, con un aumento medio annuo di poco meno di 0,5%.

In un solo anno, tra il 2013 e il 2014, questa percentuale sale di uno 0,9%, e diviene il 37%.

Fuori dalle fredde percentuali, significa che i bevitori, in Italia, in un solo anno sono scesi di circa trecentocinquantamila unità!!!

Una rivoluzione culturale dal basso, che ci vede protagonisti, e di cui (quasi) nessuno ci parla.

Il sorpasso

Analizziamo il dato diviso tra uomini e donne.

Tra il 2013 e il 2014 la percentuale di non bevitori è salita dal 22,5% al 23,4%, quella delle non bevitrici dal 48,8% al 49,8%.

Data la tendenza, è plausibile pensare che oggi, marzo 2016, questo dato femminile abbia superato il 50%.

Dunque, avendo già escluso le bambine (parliamo di popolazione maggiore di 11 anni) oggi in Italia sono di più le donne che non bevono affatto rispetto a quelle che consumano bevande alcoliche, anche in modica quantità.

Una cosa – per chi, come noi, si occupa di prevenire le sofferenze legate al bere - da andare per le strade a festeggiare, come per una vittoria ai Campionati Mondiali di calcio: non bere sta diventando “di moda”.

Oggi noi possiamo andare dal nostro Sindaco, che propone il brindisi in Piazza, o dalla coppia di amici che propone il brindisi al loro matrimonio, a spiegare che, così facendo, non solo escludono da questo modo di festeggiare tutti i minori di 18 anni, che per legge non possono bere, ma escludono la maggior parte delle donne presenti alla festa, che ha scelto di non assumere bevande alcoliche.

Verso la sobrietà

I giornali continuano a parlare di “alcol” (che nessuno beve, meglio sarebbe parlare del vino e delle altre bevande alcoliche), concentrandosi sul rumore dei (sempre meno) alberi che cadono, ignorando una foresta che contemporaneamente, nel silenzio, sta crescendo e – finalmente - si sta prendendo sempre più spazio nelle nostre comunità locali.

Ovvio, occorre fare il massimo degli sforzi per far cadere sempre meno alberi, per risparmiare sofferenza alle nostre famiglie e comunità, sofferenza evidenziata da questa quotidiana rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici.

Ciò non sminuisce l’importanza di dare una buona volta voce, risalto, importanza a questa foresta che sta crescendo.

Appare sempre meno utopico immaginare un futuro in cui i festeggiamenti, e i momenti celebrativi in genere, non vedranno più al centro l’accostamento tra due bicchieri, ma finalmente l’incontro tra due persone.

Abbracci anziché brindisi!

 QUOTIDIANOSANITA.IT

Alcol. Aumenta il fenomeno del ‘binge drinking’. Nel 2014 sono stati 3,3 mln gli italiani che almeno una volta hanno fatto 'l’abbuffata'. 

La Relazione al Parlamento

L’alcoldipendenza è un fenomeno che continua a necessitare di grande attenzione per le implicazioni sanitarie e sociali che ne derivano. Secondo i dati ISTAT, nel corso del 2014 il 63% degli italiani di 11 anni e più (pari a 34 milioni e 319 mila persone) ha consumato almeno una bevanda alcolica, con prevalenza notevolmente maggiore tra i maschi (76,6%) rispetto alle femmine (50,2%). Il 22,1% dei consumatori (12 milioni circa di persone) beve quotidianamente (33,8% tra i maschi e 11,1% tra le femmine). Questi alcuni dati contenuti nella Relazione sugli interventi realizzati nel 2015 in materia di alcol e problemi correlati, trasmessa al Parlamento l'11 marzo 2016.

Aumenta il fenomeno del ‘binge drinking’. Nel 2014 si osserva ancora un lieve calo rispetto all’anno precedente dei consumatori giornalieri (nel 2013 rappresentavano il 22,7% e nel 2014 il 22,1%) mentre continua ad essere in aumento il consumo di alcol occasionale e al di fuori dei pasti (binge drinking): nel 2013 erano il 25,8% e nel 2014 erano il 26,9%. (*)

 Il consumo fuori pasto è soprattutto diffuso tra i giovani (18-24 anni) e i giovani adulti (25-44), che lo adottano spesso nell’ambito di occasioni e contesti legati al divertimento e alla socializzazione.

Continua in modo preoccupante la crescita negli ultimi dieci anni del consumo fuori pasto tra le femmine che sono passate dal 14,9% del 2005 al 16,5% del 2014, tale crescita nelle femmine si è verificata in tutte le fasce di età, mentre il dato complessivo dei consumi fuori pasto tra i maschi risulta in lieve diminuzione (37,3% nel 2005, 36,1% nel 2014).

Il fenomeno del binge drinking desta particolare allarme, con gravi rischi per la salute e la sicurezza non solo del singolo bevitore ma anche dell’intera società.

 Nel 2014, il 10,0% degli uomini e il 2,5% delle donne di età superiore a 11 anni hanno dichiarato di aver consumato 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione almeno una volta negli ultimi 12 mesi che corrispondono ad oltre 3.300.000 persone di età superiore a 11 anni, con una frequenza che cambia a seconda del genere e della classe di età della popolazione. (**)

 Le percentuali di binge drinker sia di sesso maschile che femminile aumentano progressivamente nel secondo decennio di vita e raggiungono i valori massimi tra i 18-24enni (M=21,0%; F=7,6%); oltre questa fascia di età le percentuali diminuiscono nuovamente per raggiungere i valori minimi nell’età anziana (M=2,1%; F=0,3%). La percentuale di binge drinker di sesso maschile è statisticamente superiore al sesso femminile in ogni classe di età ad eccezione degli adolescenti, (11-15 anni), ossia quella fascia di popolazione per la quale la percentuale dovrebbe essere zero a causa del divieto per legge della vendita e somministrazione di bevande alcoliche al di sotto della maggiore età.

Attenzione ai ‘Giovani anziani’. Preoccupante anche il consumo di alcol tra i cosiddetti “giovani anziani”, persone di età compresa tra 65 e 74 anni.

 Sono 2.700.000 i consumatori ultra sessantacinquenni a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate.

Non solo vino e birra. Dall’analisi del tipo di bevande consumate si conferma la tendenza già registrata negli ultimi dieci anni che vede una progressiva riduzione della quota di consumatori che bevono solo vino e birra, soprattutto fra i più giovani e le donne e un aumento della quota di chi consuma, oltre a vino e birra, anche aperitivi, amari e superalcolici, aumento che si registra nei giovani e i giovanissimi ma in misura percentuale maggiore negli adulti oltre i 44 anni e gli anziani.

Tra i giovani di 18-24 anni è in crescita il consumo di altri alcolici (aperitivi alcolici, alcolpops) oltre a vino e birra.

Per tutte le altre classi di età si osserva, tra gli uomini, una diminuzione sia il numero di quanti consumano solo vino e birra sia la quota di chi beve anche altri alcolici come aperitivi, amari e superalcolici; tra le donne è stabile la quota di chi beve anche altri alcolici ed è in diminuzione il numero di coloro che bevono solo vino e birra. In ogni caso complessivamente tra le bevande consumate nel 2014 il vino resta al primo posto seguito dalla birra e quindi al terzo posto altri alcolici (aperitivi, amari e superalcolici).

 (*) Nota: il consumo occasionale e al di fuori dei pasti NON E’ il binge drinking, molti articoli hanno fatto confusione.

 (**) Nota: qui si parla del “vero” binge drinking, il dato considerato più preoccupante nella relazione, che il titolo di TUTTE le agenzie di stampa descrive come “in aumento”. Ma basta confrontare il dato 2011 con il più recente del 2014 per accorgersi che… non è affatto così. 

Nel 2011, tra la popolazione superiore agli 11 anni, sono stati responsabili di binge drinking il 12,2% degli uomini e il 3,2% delle donne, contro il 10,0% e il 2,5% del 2014.

Quindi il titolo poteva essere: “Calano i consumi, aumentano i non bevitori, e in solo tre anni il fenomeno del binge drinking diminuisce del 20%”.

Invece, come vedete, il titolo, di questo come degli altri articoli, è “Aumenta il fenomeno del binge drinking”…