Rassegna del 5 Marzo 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

 

IL GIORNALE

Due appunti e qualche critica sull'omicidio stradale

Benissimo, adesso abbiamo anche l'omicidio stradale

Vittorio Feltri - Sab, 05/03/2016 - Se in auto metti sotto un passante o un ciclista sono cavoli tuoi. Cavoli acidi. Infatti, per prima cosa ti sottopongono all'esame cosiddetto del palloncino. E se il risultato dimostra che hai bevuto una birra, uno spritz o un calice di vino sei fottuto. Ti rifilano una condanna pazzesca: 5 o 10 anni di galera, dipende se hai ferito o ucciso il disgraziato che ti è finito sotto le ruote. La legge ora equipara l'incidente di strada all'uxoricidio. Anzi. Se ammazzi la moglie a coltellate e poi ti penti e collabori con la giustizia, confessi e piangi in aula, te la cavi con poco: qualche annetto, poca roba, mitigata dalla (...)(...) buona condotta e dalla ex Cirielli; poi sei libero e hai speso di meno rispetto al divorzio. Ma se in auto travolgi un cretino che incautamente attraversa una via del centro e lo stecchisci, trascorrerai metà della vita in galera. Se inoltre sarà accertato che al momento del sinistro avevi in corpo una dose sia pur minima di alcol, addio libertà: rischi qualcosa di simile all'ergastolo. Una mostruosità. Intendiamoci, già con le vecchie norme l'omicidio stradale era severamente punito. Che bisogno c'era di inasprire ulteriormente le pene? Mistero. Capisco che un pirata, cioè colui che provoca un disastro mortale e non si premura di soccorrere la vittima, sia perseguito con rigore e condannato in modo esemplare, ma se è un poveraccio ad aver travolto un pedone (e si è fermato nel tentativo di limitare i danni, magari chiamando la Croce rossa) non vi è necessità di fargli trascorrere il resto dell'esistenza in prigione. Qui è il legislatore a essere fuori di testa e non il guidatore sfortunato di un mezzo di trasporto, per quanto abbia bevuto un bicchiere. Da quando in qua un sorso di bianco o similari azzera la capacità di guidare con attenzione? Mettiamo pure che una minima dose di alcol annebbi il cervello di chi è al volante. Diamolo pure per scontato, anche se non lo è. Perché solamente l'automobilista e il camionista brilli devono sostenere il test alcolico? Come mai altri cittadini che esercitano professioni delicate sono esclusi da analogo accertamento? In altre parole, per quale strana ragione i magistrati, ad esempio, prima di emettere una sentenza non vengono obbligati a subire la prova del palloncino? Condurre una macchina in stato di ebbrezza non è una bella cosa, ma non è opportuno neppure scrivere un verdetto, se si è sbronzi. E i piloti di aeroplano, prima del decollo, perché non sono costretti a dimostrare di essere lucidi, non drogati e non ciucchi? Idem i macchinisti del Frecciarossa, idem i chirurghi che eseguono interventi complicati sui malati, idem i giornalisti che scrivono (cazzate), idem i conduttori televisivi. L'elenco dei potenziali ubriachi sarebbe infinito, ma nessuno se ne cura. Il governo se la prende solo con gli automobilisti. E quelli che viaggiano in moto (o ciclomotore o ciclo) per quale motivo sono esenti da verifiche? Non c'è verso di avere una risposta sensata. Dimenticavo, gli autori di leggi tanto cretine, come quella relativa all'omicidio stradale, andrebbero gettati dalla rupe Tarpea. Che purtroppo non è più in uso.  (*)

 

(*) Nota: è un articolo pieno di inesattezze - il principale argomento: solo la categoria degli automobilisti deve essere sobria - si basa su una grossolana mancanza di informazione. Non meriterebbe nemmeno di essere citato, ma l’autore è comunque (…)(…) accreditato. È probabile che in futuro ci si debba confrontare con simili personaggi.

 

AFFARI ITALIANI

Adolescenti e alcool: quando un padre dice "basta"

"Ho rischiato di perdere mio figlio Simone. I pericoli vanno individuati e combattuti" afferma ad Affari Enzo De Feo e lancia una petizione in rete

Di @Andrea_Radic

Sabato, 5 marzo 2016 - Originario della Campania, tra Napoli e Avellino, Vincenzo De Feo si è da lungo tempo trasferito a Milano, ingegnere informatico , oggi imprenditore nel settore dell'accoglienza è padre dal 1999 quando nacque suo figlio Simone.

Un ragazzo di buona famiglia, come tanti suoi coetanei esposto però ai pericoli dell'adolescenza che si chiamano alcool e droga, bullismo e violenza psicologica.

L'esperienza di Genitore, nei recenti anni ha costretto un padre ad affrontare tutte le complesse problematiche dell'adolescenza in una città difficile come Milano per assicurare il figlio minorenne mettendolo al riparo da problematiche spesso senza apparente via di uscita.

"Ho rischiato di perdere Simone, di vederlo inghiottito da una spirale che se non si vive non si riesce ad immaginare. I nostri ragazzi possono essere prede e vittime di gente senza scrupoli, spacciatori o anche, apparentemente onesti, gestori di locali che senza alcuna titubanza consentono a ragazzi appena adolescenti di consumare superalcoolici senza limite.

Un fenomeno che spappola il cervello di soggetti poco più che bambini, deviandone per sempre la crescita neurologica".

E allora De Feo si è detto "basta" è riuscito con grande fatica a strappare suo figlio dai pericoli e riconsegnarlo alla vita, alla crescita, alla possibilità di diventare uomo.

Lo abbiamo incontrato perchè ha lanciato una petizione su Change.org per raccogliere firme e abbattere un muro di indifferenza che pare, a volte, insormontabile.

Il suo intento è rendere la scuola e l'istruzione più vicina ai giovani, rendere più sicuri i luoghi di aggregazione della città.

Essi (parchi o semplicemente luoghi pubblici di incontro, bar, discoteche) sono spesso l'ambito in cui i ragazzi incontrano un mondo denso di pericoli per il proprio benessere fisico e mentale.

A partire dal bullismo ( fenomeno che troppo spesso, si diffonde in modo virale anche attraverso gli strumenti tecnologici tanto banali e di largo utilizzo tra gli adolescenti);

le dipendenze (da alcool, droghe leggere); l'abbandono della scuola o allontanamento dalle regole di buona educazione e/o rispetto delle regole in generale, dei compagni e dei più deboli.

De Feo suggerisce delle azioni per ridurre il problema prima che diventi irrimediabile: individuazione, controllo e riduzione di questi fenomeni.

"Bisogna riposizionare il ruolo del Professore e il ruolo dello studente e le percentuali di successo in questo senso - sostiene - Puntare ad un 90% di professori soddisfatti e un 90% di studenti inquadrati in un percorso didattico-educativo. Nel mio progetto, tra l’altro, i cellulari dei ragazzi non devono essere intestati ad un genitore ma al ragazzo stesso e il loro funzionamento deve essere ristretto per fasce orarie, sgomberando il contesto scolastico da inutili fattori di disturbo.

Impossibile accettare - aggiunge - che esista lo spaccio di sostanze stupefacenti nei paraggi di molte scuole, in alcuni Bar, in alcune discoteche.

Fenomeno rilevante in ogni parte della città, qualsiasi area metropolitana è soggetta a rischi simili. E' un fenomeno virale e trasversale.

Per questo esortare con mezzi amministrativi i Gestori degli esercizi commerciali a fare un lavoro di controllo più serrato, inaccettabile lo "status quo", un ragazzo (soprattutto ragazze!)  di età inferiore ai 18a. che possa assumere superalcolici in qualsiasi locale senza verificarne la maggiore età.

 

PRIMONUMERO

Politica

Drug e alcol test per sindaco e consiglieri: ok alla mozione "ma non sarà obbligatorio"

Passa all’unanimità la proposta dei centristi Pilone e Ambrosio per i test volontari nell’assise municipale: "A Palazzo San Giorgio ci si potrà sottoporre allo screening per avere la patente di guida sicura della macchina amministrativa". Ma se l’intero Consiglio ha detto sì ieri, non è detto che in futuro tutti faranno gli esami e renderanno pubblici i risultati come fecero in campagna elettorale Iorio e Frattura per ragioni di propaganda.

Campobasso. Potranno sottoporsi ai test antialcol e antidroga i consiglieri comunali, gli assessori e il sindaco di Campobasso Antonio Battista che ieri, venerdì 4 marzo, hanno approvato all’unanimità una mozione bipartisan i cui primi firmatari sono i centristi Michele Ambrosio e Francesco Pilone (gli altri sono Sabino Iafigliola, Alberto Tramontano, Lino Colarusso, Maria Laura Cancellario, Elio Madonna e Michele Coralbo).

«A Palazzo San Giorgio – spiegano i due consiglieri proponenti – così come già proposto in altri Consigli regionali (Puglia, Lombardia, Umbria, Marche e Campania), provinciali (Lecce, Brescia, Verona, Monza) o comunali (Gubbio, Spoleto), solo per citarne alcuni, ci si potrà sottoporre allo screening per avere la “patente” di guida sicura della “macchina” amministrativa».

L’iniziativa, pur avendo trovato il favore dell’intera aula municipale, non necessariamente equivarrà all’automatica risposta di rappresentanti di maggioranza e minoranza a volersi sottoporre a drug o alcol test.

Il tema, infatti, è delicato e personalissimo. Senza contare che è stato spesso utilizzato anche come forma di propaganda elettorale: a pochi giorni dal voto del 2013, ad esempio, lo fecero Frattura e Iorio che poi diffusero i risultati. Entrambi negativi.

Pilone e Ambrosio sono convinti – e lo hanno ribadito anche oggi – che il loro è «un segnale di contrasto alle dipendenze patologiche» ricordando l’intenzione di voler proporre una modifica dello statuito comunale «così che sia ancora più evidente la linea di interdizione dei fenomeni di abuso da parte di questa Amministrazione» come ha sostenuto Ambrosio.  (*)

«Un messaggio di responsabilizzazione rivolto soprattutto alle scuole e alle famiglie, primo pilastro sociale, con la promozione di stili di vita sani che vedrà gli amministratori primi a dare l’esempio, sia sotto il profilo del comportamento personale che di quello connesso alle responsabilità di governo, e che avverrà in occasione delle istituende giornate di sensibilizzazione e prevenzione su tali fenomeni».

In attesa che queste giornate vengano istituite, per capire se i nostri amministratori meritino la “patente” bisognerà attenersi scrupolosamente ai risultati prodotti tra i banchi del consiglio comunale.

Del resto, come raccontò a Primonumero Eduardo Albino, ex consigliere comunale dei Ds e ancora oggi un convinto progressista «Non bere o non usare droghe non significa automaticamente essere buoni amministratori. Anzi, aggiungerei pure che tra uno che si fa le canne e uno che ruba io sceglierei il primo!».

(AD)

 

(*) Nota: l’aspetto più grottesco di un provvedimento che non preveda l’obbligo della sua applicazione non è tanto la sua prevedibile inefficacia, ma il suo essere sbandierato come esempio di prevenzione.

 

LA PROVINCIA DI VARESE

Vandali ubriachi armati di bottiglie. Vetri in pezzi in stazione a Gavirate

La scoperta ieri mattina all’apertura delle biglietterie: in frantumi una vetrina. «Appena entrato ho visto bottiglie di birra rotte sparse per terra. Fatto grave»

GAVIRATE - Una vetrina in frantumi presa a bottigliate da una banda di balordi. E’ questo il bilancio dell’atto vandalico che ha avuto luogo attorno nella notte tra giovedì e venerdì, verso le 2.30 del mattino di ieri, alla stazione delle Ferrovie Nord di Gavirate. Secondo una prima ricostruzione, a rompere a colpi di bottiglie di birra la vetrata d’ingresso dove si trovano la biglietteria e la sede della Pro Loco e dove sono esposti gli orari dei treni, oltre alla previsioni del tempo e agli eventi organizzati dalla Pro Gavirate, sarebbe stato un gruppo di balordi, probabilmente ubriachi.

Suoni sospetti

Ad essere svegliato nel cuore della notte dal trambusto e dal rumore dei vetri rotti, è stato il capotreno che abita al primo piano dell’edificio della stazione, che si è subito affacciato dalla finestra per vedere cosa stesse succedendo. Il vandalismo si è consumato sul lato della stazione rivolto verso i binari, dove i viaggiatori attendono il treno durante la bella stagione, senza rifugiarsi in sala d’aspetto. Ad accorgersi dei danni subiti, è stato Claudio Ossola, segretario della Pro Loco, che come ogni mattina attorno alle 5.30 di ieri si è recato in stazione per aprire la biglietteria e la sala d’aspetto. «Appena arrivato - racconta - ho visto dei pezzi di vetro di bottiglie di birra rotte sparsi per terra e alzato lo sguardo ho subito notato la vetrata in frantumi». Le stesse bottiglie utilizzate dai vandali per rompere il vetro, che poi si sono dati alla fuga probabilmente grazie all’intervento del capotreno, abbandonando in un sacchetto diverse bottiglie di birra, sia piene che vuote. «Non credo volessero rubare - sottolinea Ossola - è la prima volta comunque che in stazione si verifica un fatto così grave, a parte parecchi anni fa un lancio di sassi dal treno contro la stazione; ultimamente avevamo trovato soltanto delle scritte sui muri e qualche sacchetto dell’immondizia abbandonato, anche se negli ultimi tempi la situazione era migliorata». Già nella mattinata di ieri, dopo la denuncia alla Polfer e alle Ferrovie Nord, si stava già lavorando alla sostituzione della vetrina rotta. Attorno alla stazione gaviratese ci sono diverse telecamere che potrebbero aver ripreso i balordi, che però pare avessero il volto coperto con i cappucci delle felpe.

Questione sicurezza

Il vandalismo di giovedì notte fa tornare d’attualità la questione della sicurezza, soprattutto nelle ore serali, della stazione di Gavirate. La sala d’attesa viene chiusa attorno alle 20 e da quell’ora, come segnalano anche i residenti della zona, capita spesso di notare bivacchi di persone. «Non si può dire che la stazione non sia presidiata dai carabinieri che passano spesso a controllare, ma ovviamente non possono essere sempre presenti» conclude Ossola.

Matteo Fontana

 

ADNKRONOS

Picchia la moglie per giocare alle slot machine, arrestato a Palermo

05/03/2016 - Picchia la moglie per giocare allo slot machine per comprarsi da bere e finisce in carcere. E' accaduto a Palermo, dove i Carabinieri hanno arrestato un 63enne F.L.P., venditore ambulante. La pattuglia del Nucleo Radiomobile, giunta sul posto a seguito di una segnalazione telefonica al 112 che riferiva di una lite violenta, ha trovato l'uomo che, contrariato dall’arrivo degli uomini in divisa, ha iniziato ad insultare i condomini urlando: "Qualche cornuto e sbirro non si fa i cazzi suoi".

Nel frattempo è arrivata la moglie che, tra le lacrime, ha invitato i Carabinieri ad entrare in casa, raccontando un passato di violenze e soprusi. "L’uomo a causa della sua dipendenza dall’alcol era diventato molto violento, tant’è che l'ultimo decennio era stato per la donna un vero e proprio calvario dove le botte, le minacce e le offese erano all’ordine del giorno - dicono i militari -. Il culmine si era verificato sei anni prima, ovvero quando lei aveva iniziato a percepire una piccola pensione d'invalidità di cui lui si impossessava per poi sperperare il denaro tra alcol, slot machine e gratta e vinci".

Aperta la porta di casa, la donna ha mostrato ai Carabinieri, la cucina e la camera da pranzo, dove pochi minuti prima si era consumata l’ultima aggressione; stanze in disordine con cocci di vetro in terra e cibo riverso sui mobili e sul pavimento. L’uomo, a dire della vittima, quella sera aveva iniziato a chiederle in maniera sempre più insistente 100 euro. Al rifiuto era andato su tutte le furie, lanciandole contro una fruttiera in vetro ed altri suppellettili, colpendola al fianco, al braccio e in altre parti del corpo, minacciandola ancora di consegnargli il denaro che custodiva e che, se non l’avesse fatto, l’avrebbe ammazzata prendendo prima un coltello da cucina che gli puntava contro il fianco e poi si serviva di un cacciavite che gli spingeva con forza all’altezza del torace, dicendo: "Se non mi dai i soldi stavolta ti ammazzo davvero".

Riuscita a divincolarsi era scappata in bagno chiudendosi a chiave, chiedendo aiuto, mentre il marito tentava di aprire la porta gridando: "E’ inutile che chiami i carabinieri...". L'uomo, accompagnato in caserma, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria è stato tratto in arresto e sottoposto al giudizio con il rito direttissimo conclusosi con la convalida dell’arresto e tradotto presso la casa circondariale Pagliarelli a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che gli contesta sia la tentata estorsione che le lesioni personali.

 

IL RESTO DEL CARLINO

Ubriaca parcheggia l’auto e si ferma a chiedere informazioni ai poliziotti

Multa e ritiro della patente per la 48enne che aveva parcheggiato nel cortile della Stradale

Reggio Emilia, 3 marzo 2016 - Ieri sera verso le 18, gli agenti della stradale hanno notato una Fiat Punto che procedeva a zig zag. La conducente, una donna di 48 anni e residente a Reggio, dopo aver parcheggiato l’auto nel piazzale del comando della Stradale, si è diretta verso gli stessi poliziotti con l’intenzione di chiedere alcune informazioni.

Durante il colloquio, poiché la donna era in evidente stato di ebbrezza, è stata immediatamente sottoposta alla prova dell’etilometro dal quale si rilevava un tasso alcolemico oltre il limite consentito.

Alla conducente è stato immediatamente ritirata la patente per la sospensione e sanzionata per guida in stato di ebbrezza alcolica.

 

La donna, dopo aver ricevuto le informazioni richieste, è stata accompagnata a casa da un amico, fatto giungere sul posto al quale, tra l’altro, veniva affidata l’auto.