Rassegna del 28 Febbraio 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

POST FACEFOOK DI ALESSANDRO SBARBADA 

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE

Cliccate sul link sotto, andate a vedere 45 secondi dal filmato, dal minuto 27,50 al minuto 28,35.

L’eredità, in preserale al sabato su raiuno, rilancia la bufala del litro di vino che, secondo l’OMS, non farebbe male.

Noi sappiamo bene che si tratta della bizzarra teoria di un singolo, tale Kari Poikolainen, mentre l’OMS, quella vera, in tutti i suoi documenti ufficiali, spiega chiaramente come l’alcol è tossico e cancerogeno fin dal primo bicchiere di vino e che, per la salute, meno se ne beve e meglio è (“Lessi s better”).

Guardate cosa ha accanto la valletta mentre spiega… !!!

Condividete sui vostri profili (non solo il video, ma anche il mio commento).

Chi ne ha la possibilità, intervenga per pretendere una rettifica.

 

POST FACEBOOK DI ANIELLO BASELICE 

Chi risarcisce i danni della menzogna?

Una trasmissione di larghissimo ascolto su RAI UNO propala menzogne sulle proprietà benefiche relative al consumo giornaliero di oltre un litro di vino accreditandola come raccomandazione targata OMS. Menzogna subito smentita da Emanuele Scafato rappresentante OMS di primo piano in Italia e a livello internazionale. 

La stessa trasmissione adombra il"rischio" di essere astemi rispetto ai bevitori nella tutela della loro salute .

Menzogna smentita da una marea di pubblicazioni scientifiche e inoltre palese violazione della L.125/01.

Siamo di fronte all'ennesima puntata di una sgangherata strategia di induzione al consumo di massa di un prodotto quale il vino che conosce una gravissima crisi di mercato.

I danni legati al consumo di oltre un litro di vino che potranno scaturire dalla diffusione di una informazione FALSA NON RETTIFICATA dalla RAI da chi saranno risarciti ?

Negli USA la RAI sarebbe trascinata davanti ad una Corte di Giustizia.

E in Italia chi ci pensa?

MESSAGGERO VENETO

Udine, troppi ubriachi nei locali: pugno di ferro del Questore

Da inizio anno sei esercizi chiusi per risse e molestie da parte di avventori. L’appello della polizia: «Ci vuole più responsabilità da parte dei gestori»

di Davide Vicedomini

UDINE, 28 febbraio 2016 - Schiamazzi, ma anche liti, risse con feriti e danneggiamenti. Il popolo della movida scuote Udine e la sua provincia. A farne le spese i locali. Sei chiusure nei primi due mesi. Venti le segnalazioni per ubriachezze moleste nei primi venti giorni di febbraio. Due gli arresti nell’ambito di questi controlli.

Insomma un’escalation preoccupante, «fastidiosa e deprecabile», per usare le parole del Questore di Udine, Claudio Cracovia. Si beve sempre di più, e non solo nel fine settimana. Ogni sera la polizia è costretta a intervenire per limitare i danni e porre fine al fenomeno.

L’esperto Gianni Canzian: sempre più diffuso l’abuso di sostanze. Eppure l’alcolismo sembra in progressiva diminuzione

Il Questore usa il pugno di ferro e il suo è un appello rivolto ai gestori dei locali. «Basta dare alcol a chi è già ubriaco. Si rischia di pagare a caro prezzo mettendo a repentaglio la propria attività. Ci vuole senso di responsabilità. E se chiudiamo i bar e le discoteche lo facciamo non solo perchè applichiamo gli articoli di legge, ma anche per senso di dovere nei confronti dei cittadini che ci mandano le segnalazioni».

Gli agenti lo hanno fatto in occasione del Cube di San Giovanni al Natisone, quando gli stessi residenti e proprietari delle aziende avevano richiamato l’attenzione del sindaco e della polizia municipale per le bottiglie di birra rotte fuori dalla discoteca e per i giovani che dormivano a terra visibilmente alterati. Le ricerche poi hanno portato alla scoperta della droga nascosta tra i divanetti.

Lo hanno fatto anche in occasione dell’ultima chiusura, quella del Tetris di via Portanuova dove, stanchi delle grida e delle urla fino a tarda notte, hanno segnalato anche i danneggiamenti da parte degli avventori di alcune fioriere. E per il Tetris la sospensione temporanea dell’esercizio, per quindici giorni, non è una novità. Era già successo nel 2013. Altri tempi però, quando le chiusure si contavano nel corso dell’anno sulle dita di una mano.

«Ogni sera ormai – racconta Cracovia – facciamo i conti con gli ubriachi. Questo ci distoglie da altri servizi sul territorio per reati che sono più gravi». «Il titolare del locale - aggiunge – è il primo che orienta il target della clientela e deve anche garantire la sicurezza.

Deve rendersi conto quando una persona è ubriaca. A questa non va somministrato altro alcol. Altrimenti gli effetti sono quelli che si stanno vedendo in questi giorni e le pene diventano pià severe». Così è accaduto al Cinecittà di via Aquileia dove – era il 19 gennaio – sono volati prima insulti e poi anche bottiglie all’interno e all’esterno del locale ed uno dei “litiganti” è stato colpito da uno spray al peperoncino che lo ha costretto a fare ricorso alle cure del Pronto soccorso.

A convincere allora il questore a chiudere il bar fu un insieme di episodi legati a schiamazzi e musica ad alto volume. I locali chiusi per rissa, lo scorso anno, furono cinque: l'Internet point di via Roma in febbraio, il Mojito club di via Baldasseria Bassa in aprile, il Blue dream di via San Rocco e il Versus di piazza San Giacomo in giugno e il Terzo tempo di via Manin in agosto.

Anno nuovo, ma la vita e i costumi non sembrano cambiare.

 

LECCOTODAY

Cernusco, quattro stranieri ubriachi denunciati per rissa sul treno

I "fermi" nella notte, uno era già stato arrestato due giorni fa: il servizio di trasporto dei treni è stato interrotto per ben un'ora. Positivo l'alcool test

Redazione LeccoToday

27 febbraio 2016 - Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Merate, unitamente al personale della Stazione Carabinieri di Brivio, hanno denunciato quattro cittadini extracomunitari per i reati di rissa aggravata, interruzione di pubblico servizio e lesioni personali:

Durante la notte infatti, verso le ore 00,30, i Carabinieri sono intervenuti, su richiesta del Capotreno del treno Reg. n.10892 di Trenord partito da Milano Centrale e diretto a Lecco, presso la Stazione Ferroviaria di Cernusco Lombardone, dove era stata segnalata una rissa a bordo del predetto convoglio ferroviario.

Giunti sul luogo, i militari hanno bloccato i quattro stranieri, che ancora cercavano di venire alle mani a causa di una lite, nata per futili motivi, ma determinata verosimilmente anche dallo stato di alterazione psicofisica dei tre marocchini, a cui successivamente è stato infatti riscontrato un tasso alcolemico superiore a 1,5 mg/l. L’episodio e la conseguente indispensabile attività dei carabinieri ha di fatto costretto il capotreno ad arrestare il convoglio per quasi un’ora sul secondo binario della stazione di Cernusco Lombardone, tempo necessario per sedare gli animi dei contendenti, ricostruire sommariamente i fatti e far intervenire alcune autoambulanze, per mezzo delle quali i quattro extracomunitari sono stati trasferiti presso il Pronto Soccorso degli Ospedali di Lecco e Merate. A tutti i protagonisti sono state alla fine refertate lesioni giudicate guaribili da 6 a 10 giorni.

Ricostruito l’accaduto e completate le procedure di identificazione e fotosegnalamento dei quattro stranieri, i Carabinieri hanno quindi proceduto, su precise indicazioni dell’Autorità Giudiziaria di Lecco, a deferirli in stato di libertà per i reati precedentemente menzionati.

Una curiosità: nel corso degli accertamenti è emerso che il menzionato B.A.A. è lo stesso straniero arrestato appena due giorni fa dalla Polizia Ferroviaria di Lecco per essersi reso responsabile della rapina di un telefono cellulare ai danni di una minorenne. Per tale motivo il Tribunale di Lecco, giovedì scorso, lo aveva condannato ad un anno e 6 mesi, con pena sospesa.

GAZZETTA DI MANTOVA

"Non vi do da bere". E loro lo accoltellano 

Due arrestati e un minorenne denunciato per lesioni e resistenza

OSTIGLIA. Sono entrati ubriachi nel locale dei distributori automatici di bevande e alimenti. Il titolare, vedendoli in quelle condizioni, si è rifiutato di dar loro da bere. Ne è nata una violenta discussione sfociata in una coltellata che ha ferito l’esercente. Anche i carabinieri, intervenuti sul posto, sono stati aggrediti. Due marocchini sono stati arrestati per lesioni personali aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. Denunciato, per gli stessi reati, un 17enne che è stato deferito al tribunale dei minori di Brescia.

Il fatto è avvenuto sabato notte poco dopo l’una a Ostiglia, ma tutto ha inizio un paio d’ore prima in piazza Mazzini, quando i tre nordafricani (i due maggiorenni hanno 26 e 28 anni) entrano nel locale dei distributori automatici, a fianco di un bar molto frequentato. Sono molto alterati ma pretendono da bere. Il proprietario si rifiuta e nasce l’alterco finito con la coltellata. I tre se ne vanno ma vengono intercettati sull’argine dai carabinieri di Quistello insieme a quelli di Poggio Rusco. La loro reazione è violenta ma vengono immobilizzati e portati in carcere a Mantova.

Lunedì mattina il processo per direttissima

 

IL GIORNALE DI BRESCIA - LITE VIOLENTA

Ubriaco e molesto, risponde alle battute con una coltellata

Un 22enne bresciano è rimasto ferito a una gamba da un colpo di coltello nel tentativo di sedare una rissa scoppiata venerdì sera in piazzale Arnaldo. 

L’autore della coltellata è un 24enne bresciano incensurato che al momento dei fatti era in evidente stato di ebbrezza.

A scatenare la sua rabbia sono state un paio di battute rivoltegli da un gruppo di persone che aveva appena infastidito. 

Dalle parole ai fatti: il ragazzo ha estratto un coltellino per intagliare il legno, scatenando il parapiglia.

La vittima è stata medicata all’Ospedale Civile, mentre l’aggressore è stato bloccato dopo una breve fuga e denunciato per lesioni aggravate.

 

GENOVA24

Bolzaneto, ubriaco minaccia di impiccarsi dopo le botte alla convivente

Diverse pattuglie di carabinieri e il 118 per fermare l'uomo che, ubriaco, ha prima picchiato la convivente e poi ha minacciato il suicidio

di Redazione 

Genova. 27 febbraio 2016 - Ubriaco, agli arresti domiciliari, ha prima picchiato la compagna e poi ha minacciato il suicidio. E’ la notte brava di un 30enne, di origine tunisine, di Bolzaneto. E’ stata la stessa donna a chiamare il pronto intervento e i carabinieri. Il 30enne infatti dopo averla picchiata tentava di impiccarsi utilizzando una corda legata alla ringhiera del balcone del piano superiore.

Allertate dalla 28enne, le pattuglie di Bolzaneto, Cornigliano e Sampierdarena sono intervenute in via Maritano e insieme al personale medico del 118, sono riusciti a immobilizzare l’uomo trasportandolo poi al pronto soccorso dell’ospedale Villa Scassi, dove è stato ricoverato nel reparto di psichiatria, dato lo stato di agitazione dovuto all’alcol.

 

IL FATTO QUOTIDIANO

Vini, i produttori: “No al Barbera francese o al Lambrusco spagnolo”. E la Ue pensa a stop liberalizzazione

A rischio in tutto lo Stivale, da nord a sud, oltre trenta marchi che perderebbero il loro valore di esclusività. Il direttore generale Joost Korte ha dichiarato al Parlamento Ue che proporrà al commissario per l’Agricoltura Phil Hogan il ritiro dell’atto delegato sulla tutela dei vini identitari (*) 

di Silvia Bia 

27 febbraio 2016 - Liberalizzare i nomi dei vitigni con cui oggi si identificano molti dei più conosciuti vini del nostro paese, con il rischio di far diventare Barbera, Vermentino e Lambrusco prodotti non più tipicamente italiani, ma europei. La proposta di Bruxelles sui nuovi regolamenti riguardanti l’etichettatura, arrivata a fine 2015, era stata come un terremoto per il mondo dei produttori nostrani, che insieme al nome dei vini, si sarebbero visti scippare da altri stati un patrimonio di tradizione secolare. Ma a pochi mesi dall’annuncio dell’idea, osteggiata dal governo italiano e dalle associazioni di categoria, arrivano le prime rassicurazioni e la parziale retromarcia dall’Ue. Il direttore generale Joost Korte ha dichiarato al Parlamento Ue che proporrà al commissario per l’Agricoltura Phil Hogan il ritiro dell’atto delegato sulla tutela dei vini identitari. A darne notizia è stato l’europarlamentare ed ex ministro dell’agricoltura Paolo De Castro, che insieme al ministro Maurizio Martina si era già speso nelle scorse settimane per la causa italiana. Se Korte farà quanto affermato, ha commentato De Castro, “sarà un importante successo per i nostri produttori, a conferma che il mantenimento dello status quo per la tutela dei vini identitari è l’unica via da perseguire senza modifiche che, in nome di una fantomatica semplificazione, rischierebbero di creare danni irreparabili”.

Il pericolo però non è ufficialmente scampato e nel settore c’è ancora apprensione. Il problema nella proposta di Bruxelles è infatti tutto italiano, perché qui a differenza di altre nazioni, nei prodotti Dop e Igt per tradizione spesso è il vitigno – come Aglianico o Nebbiolo – e non il luogo di provenienza, a essere parte integrante della denominazione. In Francia per esempio i vini prendono il nome dalla zona in cui vengono prodotti, come lo Champagne o il Bordeaux, e vige dunque la protezione dell’origine geografica, che vale anche a livello comunitario e internazionale. In Italia la situazione è diversa. Ci sono vini che portano il nome del loro territorio di provenienza, come il Valpolicella, ma ci sono anche molti casi in cui il nome sulle etichette corrisponde a quello del vitigno, nonostante il prodotto sia comunque legato a un luogo preciso. Così il Lambrusco identifica Modena e le terre d’Emilia, come il Brachetto Acqui e il Piemonte o il Vermentino la Gallura e la Sardegna. Questi nomi di vitigni, fino a oggi utilizzabili soltanto in Italia, con la liberalizzazione potrebbero finire sulle etichette di prodotti di altri stati europei, con il risultato di trovare magari sul mercato un Lambrusco portoghese o un Brachetto spagnolo, che farebbero perdere irrimediabilmente l’identità italiana a questi vini. “Finora non era possibile chiamare il prodotto finale con il nome del vitigno adottato in Italia – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Paolo Castelletti, segretario generale dell’Unione italiana vini – Se la riforma andasse in porto invece si potrebbe arrivare ad avere, per assurdo, un Barbera francese o un Lambrusco prodotto in Spagna, creando confusione nei consumatori. E soprattutto, si avrebbero vini prodotti con tecniche e tradizioni diverse da quelle utilizzate da sempre nel nostro paese”.

A rischio in tutto lo Stivale, da nord a sud, oltre trenta marchi che perderebbero il loro valore di esclusività. Tutto questo poi andrebbe anche a scapito dei consumatori e della qualità, perché l’esportazione dei nomi dei vitigni oltre i confini nazionali significherebbe avere vini con nomi uguali ma magari prodotti in modi differenti. “Le regole di semplificazione che servono all’Europa per rafforzare le proprie posizioni prevedono che il nome geografico sia l’elemento predominante – ha chiarito a ilfattoquotidiano.it Ottavio Cagiano, direttore generale di Federvini – Ma per rispondere a questi requisiti, la geografia dell’Italia dei vini dovrebbe essere ridisegnata”. Un’operazione del genere era stata fatta anni fa per il Prosecco, con cui dal nome del vitigno si è passati a identificare un’intera zona geografica di produzione a partire dall’omonima frazione nel triestino. Farlo per tutti i marchi in pericolo però ora sarebbe impensabile.

Per questo le associazioni di categoria hanno sin dall’inizio preso posizione contro l’idea di liberalizzazione per salvaguardare e tutelare i prodotti che rischierebbero di sparire o di perdere la propria fama di eccellenza, schiacciati dalla concorrenza straniera. “Se la riscrittura si facesse davvero, il danno per noi non sarebbe quantificabile, perché andrebbe distrutto un patrimonio nazionale enorme – ha continuato Cagiano – A perderci sarebbe l’Italia intera, perché il vino è parte dell’immagine e della nostra cultura e dei territori in cui vengono prodotti questi marchi”.

(*) Nota: la riduzione dei consumi e dell’offerta di alcolici ha tante strade. Dal punto di vista economico la produzione di vino è ampiamente deficitaria, se non fosse sostenuta da contributi e dal masochismo dei produttori. Ogni fattore che riduca la convenienza a produrre vino è benvenuto.