Rassegna del 6 Febbraio 2016

A cura di Roberto Argenta, Guido Dellagiacoma, Alessandro Sbarbada

CORRIERE.IT  -  SPORTELLO CANCRO – ONCOLOGIA MEDICA

Scrive Valeria mercoledì, 27 gennaio 2016  -  Alcol

Caro dottore, io mi è capitato di leggere in questi giorni articoli in cui si diceva che il consumo di alcol e correlato non solo come pensavo io a problemi al fegato ma anche a tumori di laringe pancreas e seno, volevo un suo parere. Io sono una bevitrice di vino nel senso che la sera io e mio marito beviamo almeno un paio di bicchieri di vino a cena e il Sabato anche una grappa al ristorante. Può questo essere un consumo che incide sulla venuta di un tumore? E se sì dopo quanti anni di questo consumo si possono manifestare? Grazie mille valeria 42 anni

Risposta Carmine Pinto mercoledì, 27 gennaio 2016 

Gentile Valeria,

l'abuso di alcol è correlato con l'insorgenza di tumori non solo a sede epatica, ma anche con evidenza del testa-collo e del pancreas. (*)

 (*) Nota: avendo letto questa pagina, una settimana fa ho inviato al forum di sportello cancro questa precisazione, ad oggi non risulta pubblicata:

 “Gentile dottor Pinto, mi scusi se mi permetto, ma ho trovato incompleta la sua risposta al post “Alcol” della lettrice Valeria.

Il consumo (non l’abuso) di vino, birra o altri alcolici, già ai livelli indicati dalla signora, aumenta in maniera significativa il rischio di almeno otto diversi tipi di cancro 

http://cancer-code-europe.iarc.fr/images/doc/7_Alcohol.pdf , tra cui quello del seno, ignorato nella sua risposta.

Un poderoso studio, pubblicato su JAMA - http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=1104580  – ha monitorato per 29 anni più di centocinquemila donne, arrivando a concludere che i due bicchieri al giorno della signora Valeria aumentano il suo rischio di contrarre il cancro della mammella del 51 per cento: “women who consumed at least 30 g of alcohol daily on average (at least 2 drinks per day) had a greater risk of breast cancer (RR, 1.51; 95% CI, 1.35-1.70; 413 cases/100 000 person-years) compared with women who never consumed alcohol”.

Grazie per lo spazio che vorrà dedicare a questa mia integrazione.

Alessandro Sbarbada”

 Guardate ora cosa dichiara il dottori Pinto nel prossimo articolo…

 ANSA del 4/02/2016

Da chemio a melatonina, 5 miti sul cancro da sfatare

Pinto (Aiom): evitare fumo, obesità e alcol

Dal consumo di carne alla melatonina, sui tumori ci sono alcune credenze e falsi miti. Eccone 5 sfatati con Carmine Pinto, presidente Aiom, Associazione italiana di oncologia medica, in vista della giornata mondiale sul cancro di domani.

  1) La carne fa male? "È come pensare di dire che mezzo bicchiere di vino fa venire il cancro. Probabilmente fa venire il cancro al fegato, la cirrosi, berne due litri al giorno. (*) Tutto va fatto con moderazione all'interno di una dieta equilibrata". (**)

  2) Basta mangiare bene per non incorrere in un tumore? È' una parte dell'equilibrio che bisogna avere negli stili di vita, una dieta equilibrata che abbia componenti vegetali, proteiche, contenga vari alimenti. Tra gli stili di vita che è' importante modificare vi è' ad esempio però anche il fumo: non fumare ridurrebbe in maniera importante il tumore alla vescica e non solo, evitare l'obesità e abitudini come l'alcol può sicuramente ridurre l'impatto del tumore o migliorarne l'esito". (***)

 3) La chemioterapia e' tossica? "La chemioterapia ha permesso di migliorare, guarire i pazienti malati di tumore e ridurre il rischio che la malattia possa ripresentarsi. Oggi insieme alla chemioterapia abbiamo anche terapie target e l'immunoterapia che rafforza, modifica, riattiva l'immunità cellulare contro il tumore. La chemioterapia non ha più le tossicità importanti del passato perché soprattutto allora avevamo pochi farmaci sintomatici, ad esempio per il vomito, oggi è' cambiato completamente quello che possiamo fare"

  4) La melatonina previene il cancro? "Non ci sono dati scientifici che dimostrino questo"

 5) Se ho un genitore col cancro lo avrò per forza anch'io? "Assolutamente no. Nei tumori in cui l'ereditarietà è riconosciuta, come quello della mammella, non è oltre il 4-5%. In generale, il tumore non è una malattia che si eredita. Le forme ereditarie sono basse, intorno al 3-4%, e per particolari tumori. Ci sono gruppi che possono essere maggiormente a rischio di predisposizione, ma non è che sia una cosa automatica, intervengono delle concause".

 (*) Nota del Prof Giacomo Mangiaracina (dalla sua pagina facebook): 

DIFFIDIAMO GLI ONCOLOGI INCOMPETENTI!!!

 Carmine Pinto, presidente di AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica, dichiara all'Ansa ciò che definisce "tutta la verità sui tumori" affermando. "Carne e vino fanno male? È come pensare di dire che mezzo bicchiere di vino fa venire il cancro. Probabilmente BEVENDONE DUE LITRI AL GIORNO fa venire il cancro al fegato, la cirrosi". 

 PINTO DEVE CHIEDERE SCUSA ALLA COMUNITA' SCIENTIFICA E A CHI PROMUOVE LA SALUTE CON LA SCIENZA DELLA PREVENZIONE.

 (**) Nota: Il Presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica conosce la classificazione IARC dei cancerogeni? 

IARC

“Alcohol consumption is carcinogenic to humans” (Group 1).

“Ethanol in alcoholic beverages is carcinogenic to humans” (Group 1).

“Acetaldehyde associated with the consumption of alcoholic beverages is carcinogenic to humans” (Group 1).

 (***) Nota: dunque il vino va bene, ma bisogna evitare l’alcol.

L’importante, nello sfatare falsi miti e dare informazioni chiare ai cittadini, è la chiarezza dei contenuti.

 IL TIRRENO (Grosseto)

Abbuffate alcoliche I giovani grossetani primi in Toscana 

L’appello dell’Acat: «Reprimere non basta, i prezzi vanno aumentati e la famiglia deve riconoscere il problema» 

di Francesca Ferri

GROSSETO. A fronte di un basso tasso di forti bevitori tra gli adulti rispetto al resto della Toscana, la provincia di Grosseto ha il più alto tasso di binge drinking – la cosiddetta “abbuffata alcolica al solo scopo di perdere il controllo” – tra i giovani dai 12 ai 19 anni. In media a Grosseto (dati del 2014) in questa fascia di età il consumo di alcol si attesta 14,2 grammi al giorno. Una situazione «al limite» che «non solo deve allarmare le agenzie educative, famiglie e scuola, ma necessita di un sussulto di orgoglio della comunità grossetana». 

L’appello arriva dall’Associazione dei Club alcologici territoriali (Acat), che a Grosseto conta tre sezioni (Grosseto nord, Grosseto green e Hudolin) facenti capo a sedici club sparsi in ogni quartiere.

L’Acat svolge un lavoro discreto e silenzioso da quindici anni nel Grossetano (è nata a Zagabria nel 1964) aiutando gli alcolisti e le loro famiglie con gruppi di auto mutuo aiuto attivi nelle parrocchie, ma non solo. E non poteva restare indifferente agli ultimi episodi di violenza che hanno visto protagonisti giovanissimi grossetani ubriachi. Quaranta ragazzi per oltre due ore si sono picchiati a più riprese sabato scorso in piazza della Palma, danneggiando un paio di esercizi, mentre alcuni coetanei facevano baldoria tra fiumi di alcol sul bastione Maiano e altri giovani – è il sospetto di chi ne ha pagato le conseguenze – hanno gettato una recinzione metallica giù dalle Mura sfiorando l’ingresso di un ristorante.

«I fatti gravissimi, che sabato scorso hanno trasformato il centro storico in un saloon a cielo aperto, ci spingono a intervenire», scrivono in una nota Acat Grosseto nord, Acat Grosseto green e Acat Hudolin di Grosseto. 

«È l’ennesimo episodio di un’escalation dei problemi correlati all’uso dell’alcol che coinvolge i giovanissimi grossetani da molti anni e che si sono accentuati negli ultimi mesi. L’allarme aumenta se ricordiamo i numerosi episodi di coma etilico tra gli stessi giovani e la ripresa delle morti per overdose da droga degli ultimi mesi. Gli appelli delle nostre associazioni, che datano al 2004, suffragati dalle nostre indagini epidemiologiche sul campo, non sono stati ascoltati. O meglio lo sono stati solo in parte».

Gli adulti, infatti, hanno ridotto i consumi, mentre tra i giovani sono aumentati i comportamenti a rischio. «Abbiamo il tasso di binge drinking, 6 unità alcoliche in due ore, più alto della Toscana», spiega l’Acat citando dati dell’Asl. «Siamo di fronte a un spaccatura generazionale come se gli adulti abbiano lasciato i propri figli a se stessi. Eppure sono le famiglie che educano al bere: i nostri minori iniziano a bere vino ai pasti in casa secondo la nostra cultura mediterranea, ormai indifendibile». 

La sola repressione non basta. La questione, dice l’Acat, «non può essere affrontata invocando solo misure repressive, come è oggi di moda per cavalcare una spinta emotiva a fini elettorali. Il fatto che la legge venga aggirata agevolmente da ragazzi maggiorenni, che comprano bevande alcoliche nei supermercati e la spacciano ai minorenni, dimostra lo scarso impatto delle pur necessarie politiche restrittive». 

Per l’Acat un deterrente efficace potrebbe essere aumentare il costo delle bevande alcoliche come consiglia l’Oms.

La partita vera, però, si gioca sulla prevenzione. Oltre all’osservatorio sui giovani che il Comune di Grosseto, con il Coeso-Sds e le associazioni come l’Acat stanno avviando, l’azione dei volontari è quella di intercettare le cause che spingono i ragazzi a distruggersi di alcol.

«Ci sono disagi che non hanno niente a che vedere con il bere – spiega la presidente di Acat Nord Donatella Lecca – Non è detto che chi sbaglia è quello che beve. Innanzitutto davanti a un figlio che beve, molte famiglie non credono che sia un problema. Non lo riconoscono. E invece non devono far finta di niente. Se c’è un problema va affrontato subito. È un problema anche culturale, come chi a tavola dà un sorso di vino ai bambini perché “il vino fa sangue”: è una grande stupidaggine». Il grosso lavoro dei volontari, dunque, è capire le ragioni che spingono i giovani a bere e sradicarle. «Alla domanda: “Perché bevi fino a sballarti”, la risposta è: “Il divertimento è quello”. Ed è terribile. Ho visto ragazzini di 14 anni comprare vino al supermercato. Questi ragazzi vanno presi per mano e aiutati».

 REPUBBLICA – BLOG

INC@TTEDRA – LA SCUOLA CHE CAMBIA

Verrà la morte (a scuola) e avrà i tuoi occhi. 

Mai così attaccati alla vita

di Giancarlo Visitilli

 http://in-cattedra-bari.blogautore.repubblica.it/2016/02/01/verra-la-morte-a-scuola-e-avra-i-tuoi-occhi-mai-cosi-attaccati-alla-vita/ 

 In cinque anni, che insegno in una cittadina in provincia di Bari, ma potrebbe trattarsi della mia stessa città, è accaduto più volte di perdere gli studenti. Non perché bocciati. Magari, avrei preferito anche io, aderire almeno per una prima volta alla loro bocciatura, ma vederli ancora vivi!

Morti, perché la vita gli ha sottratto la gioia di vivere. Morti perché “mai una gioia”, come ho letto sul profilo facebook di uno di loro, solo due giorni fa. Morti perché (lo voglio dire), perché dal venerdì alla domenica sera, non ci sono regole: lo sballo manda a far benedire ogni pagina di Storia, anche delle migliori, ed ogni tregua si trasforma in guerra: la loro con se stessi. Niente poesia, perché il mondo gli ha insegnato che l’unica poesia, dal venerdì alla domenica sera, secondo loro, è quella di Jim Morrison, di Bob Marley, Kurt Cobain, che neanche conoscono, tantomeno ne traducono i testi, li ascoltano quando sono sballati, perché passano per “quelli come noi”, che “si scattavano di alcol e droga”. Se facessimo conoscere anche a scuola Morrison, Marley e Cobain, si accorgerebbero di come anche loro rivendicavano un desiderio di attaccamento alla vita da paura, peggio di Ungaretti in Veglia. Invece, a loro, ai miei studenti, fa comodo trovare ‘amici’ alleati, complici, pensare che con i poeti maledetti ci sia una corrispondenza d’amorosi sensi, che li vede vicini a loro solo nell’arte di farsi le canne, impasticcarsi bere, guidare a velocità inaudita. “Non pensare a niente”.

E allora voglio dire le cose anch’io senza regole, perché sono incazzato, turbato, sconvolto dal fatto che ho insegnato all’ennesimo studente, morto, cos’è quell’attaccamento alla vita su cui, forse, lo avrò pure interrogato, ma oggi interroga lui me, con queste parole: non mi hai insegnato niente, neanche ad apprezzare la vita, che è rimasta confinata sui libri di letteratura italiana, fra le poesie che ho anche tradotto, ma mai reso versione in vita per me.

Io, non per senso di colpa, ma in quanto educatore oggi mi sento un fallito nei suoi confronti e nei confronti di una comunità che ha perso un’altra vita. L’ennesima!

Oggi, lunedì, ho chiesto ai miei studenti di fare lezione dedicandoci al vomito. “Vorrei che vomitaste sulla carta, utilizzando la penna, tutto quello che avete in pancia, col rischio che non arrivi mai in testa”. Non so quanti avranno il coraggio di dire, scrivere, ammettere, pubblicare e vomitare quello che ho letto questa mattina nei loro occhi.

Io, da me, devo trovare pur un modo per stupirli, lasciarli impietriti, come lo siamo tutti in questo lunedì, in occasione della morte di uno di loro, del ferimento di altri e delle preghiere per una loro amica, fra quelli che sabato mattina si sono schiantati con la loro auto, quasi sotto il balcone delle loro case.

Li vedo in classe parlare fra di loro, tristi, qualcuno prega, perché spera che, in queste ore, i feriti, fra i quattro, ce la facciano. A vivere. Perché di questo parliamo, di scommessa perché dei ragazzi, degli adolescenti, poco meno o poco più, ce la facciano a vivere.

Nessuna forma di giudizio da parte mia. Solo sincerità, quella di chi sa che nella cittadina dove io insegno, per scelta, da cinque anni, i bar fanno a gara, dal lunedì alla domenica, a far pagare meno i cicchetti (“professò, sta un bar che più bevi, meno paghi”, perché la quantità a quell’età mette in moto l’adrenalina, quella utile per dimostrare che “so ‘na spugna”). Tutti sanno, compresi i genitori, noi insegnanti, che in questi bar, i nostri figli e studenti bevono, bevono e bevono. A scuola, si divertono a raccontare delle loro sbornie. E tu puoi sforzarti di organizzare per loro incontri con quelli dell’Anonima alcolisti, con tanto di testimoni salvatisi al limite, di quei racconti per cui li vedi piangere, emozionarsi, scaldarsi… Il pomeriggio sono nei bar, “perché la scuola è scuola”, tutto quello che sta fuori dal cancello della stessa risulta vera vita, esperienza da sfruttare al massimo.

Perché, tutti, in questa cittadina raccontano che non si fa il controllo con l’alcol test? “Perché chi mangia carne è normale che beva vino”, come mi dice senza alcuna remora un mio studente? Alla carne, al vino e al guadagno, tutti, specie se educatori, dovremmo scegliere la vita. Soprattutto se a darle impulso è la Legalità.

Più volte, con la scusa di parlarne, sentendosi vittime di un sistema e volendo trovare in esso loro complici, gli studenti mi hanno chiesto: “Professore, ma lei le canne se le faceva? Ha mai provato la cocaina? E le pallette?”. Ho dichiarato loro di essermi fatto male, molto male, di essermi fatto tante canne e non altro, ma anche di aver perso due dei miei migliori amici d’infanzia, non per le canne, ma perché “non è una cazzata” che il passaggio dalle canne ad altro è breve. Io lo so, loro lo sanno e tutti facciamo finta che non sia vero. Fra i miei studenti, fra gli abitanti del luogo dove insegno, come nella mia città di appartenenza, gira troppa droga fra i ragazzi. Io lo so, tutti lo sanno, e tutti facciamo finta di niente. Fino a quando non ci scappa il morto, o come nel nostro caso, i morti. Troppi morti!

Se nella mia Bari, ci si impasticca o ci si strafà di alcol e canne in diversi luoghi, in questa cittadina è più comodo: son cinque anni che impazzisco, incazzandomi, parlandone con i genitori, perché qui esistono “i locali”. Sono degli scantinati o poco più, per cui i ragazzi e le ragazze pagano un fitto, molte volte, pagato dai loro stessi genitori, senza che nessuno si preoccupi di cosa si faccia in quei luoghi. E se i ragazzi lo raccontano a me, che sono un loro docente, figuriamoci se non lo sanno i genitori! E se io so, vedo, odoro, ascolto quello che circola in questo paese, mi chiedo come sia possibile che chi ha la responsabilità di ogni sorta, da quella politica, della sicurezza ma anche quella che mi compete, educativa, non si dia da fare o avverte l’impossibilità a farlo? Cosa bisogna fare per non far morire i ragazzi e le ragazze per cause formali, di quelle che si dicono per rispetto ed educazione in occasione di certe morti, comprese per quelle cause che tutti conosciamo e che per una forma di (non) rispetto, non diciamo, ignoriamo e facciamo finta che non esistano?

Quali consigli dare ai ragazzi, in queste occasioni? Il silenzio, parlarne, l’aiuto dello psicologo, l’utilizzo delle loro stesse parole? Parole forti, che, molto spesso, ricorrono alla volgarità, ad immagini forti, ma a cui mi piace aderire perché rappresentano l’onesta visione della vita secondo loro: “ho voglia di gridare”, “vorrei scattarmi di musica nelle orecchie, perché non vorrei ascoltare nessuno”, “mi piacerebbe sfogarmi con un’intensa scopata”, “farei a pugni col muro”, “mi piacerebbe andare sulla salma del mio amico morto e picchiarlo, urlargli che ci ha lasciati soli!”. La vita, la forza, il coraggio, l’istinto, la rabbia. L’Amore.

Adesso, immagino che, fra qualche giorno, andremo ai funerali di uno degli studenti che sabato mattina hanno lasciato per sempre tutti noi. Spero sia solo uno di funerale! Per giorni saremo a lutto. Nelle nostre aule ci sarà aria sazia di retorica. Ci inventeremo di tutto e di più perché il tempo passi. Intanto, scegliere di andare ad insegnare in un’altra città non cambierebbe nulla. Stessi problemi, stesse vittime, stesse modalità. Stesse responsabilità!

E se provassimo ad invertire la rotta? A lasciarci interrogare, noi insegnanti, genitori, amici, educatori, rispetto ai quotidiani “mai una gioia”? E se cominciassimo a non ridere, a non fare gli amici, a non fare “i tranquilli” sulle questioni che riguardano le canne, le pallette, i cicchetti….? E se smettessimo di pensare che la scuola, la politica, la legalità c’entrano solo quando le nostre vite si privano e si impoveriscono a causa di certe gravi mancanze?

Oggi, io, mi sento svuotato, ma strafatto di vita! Pur consapevole che la morte mai non muore, non solo nei romanzi e nei versi delle poesie.

 IL CITTADINO

Gli rifiutano da bere, ubriaco accoltella i gestori di un bar di Seregno

Gli hanno rifiutato la bere e lui ha reagito accoltellandoli. È stato arrestato per lesioni personali aggravate e porto abusivo di armi un trentenne di Desio, già noto alle forze dell’ordine, che giovedì sera ha aggredito due gestori di un bar di Seregno di 42 e 31 anni.

L’aggressore, secondo quanto raccontato dalle vittime ai carabinieri, è entrato nel locale, vicino alla stazione ferroviaria, visibilmente alterato e ha chiesto da bere. I due gestori, viste le sue condizioni, gli hanno chiesto di allontanarsi. Ma il 30enne non ha evidentemente gradito e, estratto un coltello, gli si è avventato contro. I due gestori sono stati raggiunti da fendenti al collo, alle mani e alle gambe. 

Scatenata la sua furia il 30enne è fuggito. Nonostante lo spavento e le ferite i due gestori sono riusciti a dare l’allarme i pochi istanti sono giunti i carabinieri di Seregno e un’ambulanza del 118. Il gestore 42enne è stato portato all’ospedale di Desio, medicato e dimesso con una prognosi di 18 giorni. Tre giorni di prognosi per il 31enne. 

I militari nel frattempo si sono messi alla caccia dell’aggressore trovato poco distante mentre tentava di nascondersi dietro ad alcune auto in sosta. Ha brandito il coltello anche contro i militari che l’hanno disarmato e arrestato anche con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Processato per direttissima, ha patteggiato ed è stato condannato a un anno e 2 mesi di reclusione.

 LA PROVINCIA DI BIELLA

Era completamente ubriaco 

Giovane cade in un precipizio. E' grave

Brutto incidente questa notte a Masserano. Erano da poco passate le 2,30 quando un giovane uomo completamente ubriaco è sceso dalla sua automobile per fumare una sigaretta. A quell'ora era molto buio e non si è accorto di essere sull'orlo di un precipizio. Inavvertitamente ha messo un piede male ed è rotolato lungo una scarpata per almeno dieci metri. Il poveretto è stato soccorso da un'ambulanza del 118 e trasportato all'ospedale di Biella. Le sue condizioni sono gravi.

 CREMONA OGGI

Sfreccia ubriaca dopo un incidente. Inseguita da vigile in servizio per scuole

Tampona un’auto, fugge velocemente e zigzagando, non si ferma all’alt di un vigile di quartiere in servizio per l’attraversamento pedonale di bambini al Cambonino, ma alla fine viene bloccata dallo stesso vigile dopo un’inseguimento e si scopre che era al volante ubriaca. La donna nei guai è la terza persona nel giro di una settimana rintracciata dalla polizia municipale dopo una fuga successiva a un incidente.

Il fatto è avvenuto nella tarda mattinata di venerdì, attorno a mezzogiorno e mezza. In via Bergamo, all’incrocio con via Sant’Ambrogio, la macchina della donna ha tamponato un veicolo fermo al semaforo rosso. Dopo una retromarcia, l’allontanamento attraverso via Sant’Ambrogio. La macchina è poi arrivata nella zona dove era in servizio il vigile di quartiere Franco Sforza, attivo al Cambonino per l’attraversamento pedonale dei ragazzi delle scuole. Notata la macchina in arrivo, a gran velocità e a zigzag, ha messo in sicurezza la situazione che stava gestendo e ha intimato l’alt in mezzo alla strada al veicolo, che però non si è fermato e dopo aver evitato il poliziotto si è allontanato. Il vigili di quartiere è allora salito sulla macchina di servizio e dopo un inseguimento ha tagliato la strada alla macchina, bloccandola in via Panfilo Nuvolone. La chiamata in sala operativa ha fatto emergere che si trattava della macchina allontanatasi da un incidente poco prima e sul posto si è diretta anche la pattuglia dell’Infortunistica della polizia municipale che si stava occupando del sinistro. Per la donna una denuncia per guida in stato di ebbrezza e sanzione per la violazione dell’articolo 189 del Codice della strada alla luce della fuga dopo l’incidente.

 IL GAZZETTINO

Alcol, attacchi di panico e risse: 20 interventi del 118 al Carnevale

di E.B.

MUGGIA - Alcol, risse e attacchi di panico. E' il rovescio della medaglia che ogni anno affligge il Carnevale, occasione di festa e divertimento per grandi e piccini. E' questo il desolante bilancio della notte andata in scena a Muggia: tre minorenni e 17 maggiorenni sono stati soccorsi dal Punto medico avanzato del 118 presente nella cittadina istro-veneta. Due giovani sono stati condotti all'Ospedale di Cattinara e uno al Burlo.

Super lavoro dunque per i sanitari del 118 impegnati in interventi per intossicazioni etiliche, zuffe dovute allo stato di ebbrezza, traumi e attacchi di panico. Non è la prima volta che il Carnevale assume i connotati del disagio tra alcol, scontri e patenti ritirate. Più volte il sindaco Nerio Nesladek ha fatto il pugno di ferro per arginare i disagi limitando la somministrazione di alcolici fuori dagli orari prestabiliti. (*)

 (*) Nota: oggi ci sono numerosi articoli di cronaca nera che descrivono problemi legati al bere associati a feste per il Carnevale. Pubblico questo a mo’ di esempio.

Occorre contrastare la cultura che associa divertimento e festa al consumo di vino, birra e altri alcolici.

Occorre promuovere una cultura di Abbracci anziché brindisi.

Di seguito un bel tentativo di cambiare la nostra cultura, anche a Carnevale.

 SOLOSAGRE.IT

CARNEVAL EN PIAZA e CARNEVALE ANALCOLICO

Da Domenica 7 Febbraio 2016 a Martedì 9 Febbraio 2016 

A Zambana (TN) la Pro Loco organizza per Domenica 7 Febbraio il CARNEVAL EN PIAZA: tradizionale festa di maschere e di allegria accompagnata da un buonissimo pranzo trentino: la polenta, crauti e luganeghe!!

 Il programma prevede:

- ore 12.00: pranzo a base di polenta, crauti e luganeghe (insaccato fresco di carne di suino, macinato insieme a grasso di suino)

- ore 14.00: sfilata dei carri allegorici e delle mascherine per le vie del paese in compagnia delle note della Banda Sociale musica per grandi e piccini.

- ore 16.00: estrazione dei biglietti della Lotteria di Carnevale

 Ma non è tutto qui!!! A Zambrana Vecchia Martedì 9 Febbraio IL CARNEVALE ANALCOLICO !!!! 

 Il programma prevede:

- ore 16.30: sfilata dei carri allegorici, delle mascherine e musica

- ore 17.00: pasta per tutti accompagnata da bevande analcoliche.

 Direi che la Pro Loco di Zambana sa davvero come far divertire e far mangiare cibi pieni di tradizione e gusto.

Quindi non mancate e mi raccomando.....tutti in maschera !!!

 ILCAFFE.TV

Latina, follia nella via dei Pub

Botte e insulti alla fidanzata, alle amiche e...ai poliziotti: 23enne denunciato

Una violenza folle nei confronti della fidanzata, alla quale ha addirittura messo le mani al collo. Nessuna giustificazione per il 23enne D.A., l'altra sera in via Neghelli nella zona dei Pub a Latina: il fatto che fosse in preda ai fumi dell'alcol non è certamente una attenuante. Il giovane si è scagliato anche contro le amiche della ragazza, intervenute per difenderla dalla furia del 23enne, che ha insultato addirittura i poliziotti intervenuti per tentare di calmare gli animi del giovane, già noto alle forze dell'ordine. Anche dopo essere stato caricato nell'auto della Polizia ha continuato ad agitarsi e dare pugni e testate allo sportello. Per lui è scattata una denuncia a piede libero. La ragazza si è rifiutata di sporgere a sua volta denuncia.

 CORRIERE ADRIATICO

Macerata, si ribalta con l'auto

Era ubriaco, patente ritirata

MACERATA - Si ribalta con l'auto che sta guidando lungo le strade del centro cittadino. Soccorso, l'uomo viene anche sottoposto al controllo dell'etilometro che indica come si fosse messo alla guida del mezzo pur essendo ubriaco. E' scattata la denuncia da parte dei carabinieri che hanno ritirato la patente al protagonista dell'incidente. Anche un'altra patente è stata ritirata dai carabinieri in città ad un automobilista risultato non in linea con le indicazioni massime di tolleranza dell'etilometro. I controlli sono stati fatti dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile.

 ROVIGO OGGI

TRIBUNALE ROVIGO 

Incredibile episodio a Porto Viro. 

Il 56enne di Chioggia avrebbe anche aggredito fisicamente i militari con schiaffi e calci, tutto per evitare l'etilometro 

Esce di strada, infuriato prende ai carabinieri il blocchetto e lo lancia nel canale

Una dinamica incredibile: prima, secondo questa ricostruzione, è uscito di strada da solo, incidentando l'auto, il 25 ottobre del 2015 a Porto Viro. Poi, all'arrivo dei carabinieri, il chioggiotto di 56 anni poi finito a processo con l'ipotesi di reato di resistenza a pubblico ufficiale si sarebbe scatenato, diventando una vera e propria furia

Porto Viro (Ro) - I carabinieri volevano multarlo e lui ha pensato bene di risolvere la situazione per le spicce: strappando il blocchetto delle contravvenzioni dalle mani di uno dei militari e scagliandolo nel canale che correva parallelo alla strada. Era il 25 ottobre del 2015. Questa la ricostruzione dei fatti con la quale si trova a processo, con l'ipotesi di reato di resistenza a pubblico ufficiale, un chioggiotto di 56 anni, D. P., di Chioggia.

Tutto, secondo questa ricostruzione, era cominciato poco prima, quando il 56enne era finito fuori strada a bordo della sua auto. I carabinieri avevano intenzione di procedere al controllo con l'etilometro, ma non ci sarebbero riusciti, proprio alla luce della violenza della reazione dell'imputato. Avrebbe anche minacciato i carabinieri di denunciarli per il furto del suo portafogli. Poi li avrebbe presi a schiaffi.

Una volta messo a terra dai due, come prevede la procedura in casi del genere, per quanto steso avrebbe cercato di colpirli con calci. Il processo a suo carico si è aperto nella giornata di venerdì 5 febbraio, di fronte al giudice del Tribunale di Rovigo. A suo carico viene contestata anche l'aggravante di essersi comportato così per evitare che venisse constatata la guida in stato di ebbrezza.

 PIACENZASERA

Con l'auto nell'aiuola e dice agli agenti "andate a lavorare"

Ubriaco al volante termina la corsa in auto in un'aiuola di Borgotrebbia (Piacenza) e, barcollando, accoglie gli agenti dicendo loro di "andare a lavorare che ci sono in giro i ladri". Protagonista un 22enne piacentino, alla guida di una Fiat punto, soccorso da 118 e polizia nella notte del 6 febbraio.

Il giovane, uscito di strada in via Trebbia, abbattendo anche della segnaletica verticale, palesemente in stato di ebbrezza, si è rivolto ai poliziotti dicendo che "stavano perdendo tempo". Il 22enne ha rifiutato di sottoporsi all'alcol test: per lui è scattata la denuncia per guida in stato di ebbrezza e il fermo amministrativo del veicolo.

 VINOWAY

San Patrignano: Maestri di sala insegneranno tecniche ai ragazzi

Dall'8 febbraio al 14 marzo 2016 i maestri di sala diventeranno docenti grazie al percorso didattico "Noi di Sala".

Il progetto ha quello di insegnare le tecniche di sala ai ragazzi della Comunità di San Patrignano e ad alcuni dell'Istituto Alberghiero Savioli di Riccione.

Prima lezione, “Il Cameriere, per riscoprire un antico mestiere mai stato così attuale; seconda lezione la “mise en place; terza lezione, la preparazione e l’allestimento della sala; e, ancora, lezione n. 4, il “savoire faire” tra psicologia del clienti e modi e maniere dell’accoglienza in sala. 

Un'iniziativa resa possibile grazie al contributo economico di alcune produttrici di vino, attive sostenitrici della Comunità.

 LA PROVINCIA DI CREMONA

Vodka a due minorenni, nei guai un esercente della Galleria

Notte di controlli dei carabinieri nei locali pubblici in città. Arrestato un pusher e segnalati due minori per uso personale di stupefacenti

CREMONA - I Carabinieri della Stazione di Cremona, con il concorso del Nucleo Ispettorato del Lavoro e Nas, la scorsa notte hanno eseguito controlli mirati sui locali pubblici al fine di monitorare il fenomeno del consumo di alcolici da parte dei minori. L’esito dell’attività ha permesso di verificare che in un locale posto all’interno della Galleria XXV aprile, due minori di 18 anni (uno di poco superiore ai 16 e l’altro di 17 compiuti) erano seduti al tavolo a sorbire due bicchieri di vodka. Uno di essi aveva già consumato altra bevanda analoga. Il titolare del locale verrà sanzionato con un verbale da 250 a 1.000 euro. Qualora sarà riscontrato in futuro analoga condotta verrà disposta la sospensione dell’attività per 3 mesi.

Sempre l'altra notte il personale della Stazione di Cremona bloccava un veicolo con a bordo G.A.A. di anni 54 residente a Spinadesco, già segnalato altre volte per consumo e spaccio di sostanze stupefacenti. All’ispezione del veicolo emergeva il possesso di un grammi 25 di sostanza stupefacente del tipo “eroina” in sasso. Visti i precedenti e la chiara destinazione allo spaccio dello stupefacente, l’uomo veniva tratto in arresto e nella mattinata odierna verrà celebrato il processo con rito direttissimo. Due minorenni sono stati invece trovati in possesso di sostanza stupefacente uno con 4 grammi di marijuana e l’altro con 2 grammi di eroina. Per entrambi scatterà la segnalazione alla Prefettura di Cremona quali assuntori di sostanze stupefacenti.

 HUFFINGTON POST

Il segreto per vivere a lungo? Antonio Docampo Garcia beveva 4 bottiglie di vino rosso al giorno

http://www.huffingtonpost.it/2016/02/05/antonio-docampo-garcia-vinorosso_n_9167342.html 

 Un bicchiere di vino al giorno allunga la vita. Dev’essere stato proprio così per il centenario spagnolo Antonio Docampo García che beveva due bottiglie di vino rosso a pranzo e altre due a cena. Acqua? Mai. Gli astemi sono avvisati. (*)

L’anziano di Vigo ha passato 107 anni della sua vita, sino al momento della sua morte, bevendo unicamente questo tipo di alcol appurando i benefici che il vino rosso ha sull’uomo. 

“Avrebbe potuto bere un litro e mezzo tutto in una volta” racconta suo figlio, Miguel López Docampo a La Voz de Galicia. 

"Quando eravamo entrambi a casa siamo riusciti a bere fino a 200 litri di vino al mese" ha aggiunto. “Non ha mai bevuto acqua”. Non un vino qualunque ma quello organico, privo di sostanze chimiche, che produceva lui stesso. 

“Ha venduto la maggior parte del vino che ha prodotto, ma ha tenuto per sé anche una discreta quantità” ha detto a La Voz de Galicia il nipote, Jerónimo Docampo. 

“Se produceva 60.000 litri per anno manteneva 3.000 litri per se stesso. Ha sempre detto che era il suo segreto per vivere così a lungo”.

 (*) Nota: a spararle troppo grosse si perde completamente di credibilità, esponendosi unicamente a brutte figure.