Rassegna del 5 Febbraio 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

ANSA

Vino: meno morti per alcol là dove si produce vino 

Lo ha accertato una ricerca dell'Università Piemonte Orientale

TORINO, 5 FEB - Nelle zone ad alta intensità vinicola del Piemonte la mortalità e i ricoveri per malattie correlate al consumo di alcol sono inferiori rispetto alle altre aree della Regione. In queste aree una maggiore proporzione di cittadini consuma bevande alcoliche, ma gli stili di consumo sono meno dannosi. Sono questi i risultati di una ricerca "La rivoluzione del bere. L'alcol come esperienza culturale" presentata oggi, presso lo Spazio Incontri della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

La ricerca, condotta dell'Università del Piemonte Orientale e dall'Istituto di ricerca e formazione Eclectica di Torino, è stata coordinata dall'epidemiologo Fabrizio Faggiano e dalla sociologa Franca Beccaria. La ricerca ha appurato che laddove esiste una forte tradizione vitivinicola, i tassi di mortalità e quelli di ricovero per malattie associate all'abuso di alcol sono più bassi. Nelle zone di produzione i consumatori sono in numero superiore rispetto alle altre aree ma i comportamenti di consumo considerati a rischio risultano meno diffusi. "Esiste cioè - sottolinea la ricerca - una maggiore competenza dei bevitori. I bevitori competenti non mancano anche tra i ventenni".  (*) 

(*) Nota: è esattamente il contrario. Le patologie alcol correlate sono più diffuse in chi è a contatto con gli alcolici. Solamente che esiste una maggiore reticenza ad associare il disagio agli alcolici. questo vale sia per chi beve, sia per i famigliari, che per chi fa le diagnosi. 

LUCCAINDIRETTA

"Non faccio lo sbronzo", Viareggio dice no all'abuso di alcool

Giovedì, 04 Febbraio 2016 - “Non faccio lo sbronzo perché sono super anche senza alcolici, non faccio lo sbronzo perché bere non è mai la risposta, non faccio lo sbronzo perché sono Marcellino.. mangio il pane ma non bevo vino”.

Un video per dire sì al divertimento e no all'abuso di alcool. Si chiama “Non faccio lo sbronzo” ed è stato realizzato dai ragazzi del gruppo Scout Viareggio 3. Una campagna contro gli eccessi tra i giovani e che vede capofila il Comune di Viareggio, iniziativa inserit nel protocollo Più divertimento meno alcool, di cui fanno parte tutti i Comuni della Versilia.

Il video è stato presentato questo pomeriggio nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il vicesindaco del Comune di Viareggio Rossella Martina, l’assessore al Welfare del Comune di Pietrasanta Lora Santini, i medici Maria Vittoria Sturaro e Guido Intaschi per la ex Asl Versilia, Giuseppe Petrini coordinatore del progetto “Io non la bevo”, il capo scout Umberto Spagnoli e Marco Szoreny vicecommissario della Fondazione Carnevale che, insieme al Comune, ha dato il patrocinio all’evento. 

“Il Carnevale e le feste che fanno da corollario sono un momento di divertimento per tutti - ha commentato il vicesindaco Martina - Abbiamo deciso di lanciare adesso questo progetto, perché l’abuso di alcool ha portato in passato a brutti incidenti che speriamo non si ripetano più. Uno slogan simpatico che arriva dai ragazzi per i ragazzi. Un modo non convenzionale per fare educazione che crediamo possa avere sviluppi ulteriori e che si ripeta anche per altre manifestazioni”. 

Il video sarà proiettato sul maxi schermo durante tutti i corsi di carnevale: ma il progetto non si conclude con il video. Verrà aperta una pagina Facebook nei prossimi giorni gestita direttamente dai ragazzi nella quale potranno essere caricati ulteriori messaggi.

DIREGIOVANI

Alcol: qualche ‘dritta’ per i più giovani

5 febbraio 2016 - Se hai meno di 18 anni il tuo organismo non è in grado di digerire l’alcol in maniera efficace. E’ per questo motivo per cui la legge vieta ai minori di 18 anni di ricevere bevande alcoliche nei bar, discoteche e in tutti i luoghi pubblici dove è possibile acquistare bevande alcoliche, chi le somministra trasgredisce la legge. Dai 18 ai 20 anni, per chi sceglie di bere, la quantità massima da non superare per evitare danni o problemi alcolcorrelati è un drink al giorno. Al di sotto dei 18 anni la scelta migliore per la salute e la sicurezza è di non bere. Bere alcolici sotto i 18 anni produce in maniera più rapida, rispetto ad un adulto, fenomeni dovuti all’intossicazione da alcol: perdita di coordinamento, riduzione della lucidità, diminuzione della memoria, rallentamento dei riflessi e ritardo della reazione a stimoli luminosi e sonori. In alcuni casi si può avere la perdita di coscienza.

L’alcol è in grado di provocare danni a molti organi tra cui, oltre al cervello, il fegato, lo stomaco, la mammella, il cuore. L’alcol è responsabile direttamente o indirettamente di circa 60 malattie tra cui il cancro. L’alcol indebolisce il tuo sistema nervoso centrale facendoti perdere il pieno controllo delle azioni, della capacità di giudizio che ti consente di valutare adeguatamente un rischio. Bere può spingerti a comportarti in maniera rischiosa, come ad esempio guidare quando non dovresti, o avere rapporti sessuali non protetti. Bere molto in tempi brevi provoca uno stato di intossicazione da alcol (ubriachezza) che, in funzione di quantità crescenti, può condurre al coma e perfino alla morte. Anche bere prima di porsi alla guida della moto o di un veicolo può rappresentare un rischio immediato per la vita o di disabilità permanente. L’alcol può farti del male anche se non sei tu a bere. Ad esempio se sei in giro o ti accompagni ad amici che bevono, anche se tu non bevi puoi correre il rischio di venire coinvolto in incidenti stradali, in atti di violenza o di rimanere vittima di lesioni personali. Nella migliore delle ipotesi, potresti trovarti nella condizione di dover assistere qualcuno che si sente male o che perde il controllo e che, comunque, non è in grado di badare a se stesso.

L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena, che può determinare una forte dipendenza. Farne uso insieme a qualsiasi altra sostanza può essere estremamente pericoloso. Se bevi alcol insieme ad alcuni farmaci come gli antidolorifici, antifebbrili, molti antibiotici, gli anticoncezionali, farmaci sedativi e molti altri ancora, puoi provocare danni al tuo organismo. L’uso combinato di alcol e altre sostanze ed in particolare l’assunzione con droghe illegali può causare vomito, svenimenti, problemi cardiaci e difficoltà di respirazione e può portare al coma e alla morte. L’alcol può avere un effetto depressivo, sedativo o eccitante a seconda delle circostanze e può influenzare negativamente l’attività cerebrale. Se prima di iniziare a bere sei depresso, l’alcol può peggiorare il tuo stato. Se sei agitato, può renderti violento.

IL SECOLO XIX

ALLARME ALCOL IN VALPOLCEVERA 

Ubriache a scuola in terza media: ragazza all’ospedale

Francesca Forleo

Genova, 04 febbraio 2016 - «Adesso questa storia me la devi spiegare bene, come ti è venuto in mente di ubriacarti prima di andare a scuola?». «Non è vero! Non ho fatto niente, io non ho bevuto, mi hanno fatto stare in piedi su una gamba sola, ci sto, guarda mamma, te lo giuro..». Alle due meno venti la strada davanti a scuola, quartiere Valpolcevera, è deserta. Perciò, la sfuriata della mamma alla figlia tredicenne, con gli occhi verdi bagnati di lacrime, rimbomba lungo la via.

Ecco la ragione. Ieri, insieme a due compagne di scuola (tutte di terza media) la ragazzina si è ubriacata prima delle lezioni. Arrivata a scuola insieme alle compagne, alteratissima e barcollante, è stata subito scoperta, come le amiche che stavano ancora peggio di lei. Gli insegnanti hanno chiamato il 118 chiedendo di mandare due ambulanze. La più grave delle giovani, e la più grande del gruppo (ha 16 anni) è rimasta qualche ora in pronto soccorso dell’ospedale di Sampierdarena prima di essere dimessa.

L’altra è ritornata a casa con la mamma ancora prima di essere visitata. La terza, che alle 13.30 odorava ancora di alcol nonostante giurasse alla madre di non aver bevuto, è rimasta a scuola finché non è venuta la madre a prenderla. Visto che i professori hanno chiamato il 118, è scattata la procedura d’ufficio per cui i sanitari hanno avvisato i carabinieri dell’intervento in una scuola. I militari sono arrivati in pochi minuti: non essendoci di mezzo episodi di violenza, bullismo, incidenti o altro, sono rientrati dopo aver preso le informazioni necessarie per la relazione di servizio.

Il peggio, per le allieve, comincia però oggi, quando verrà fissato il Consiglio di disciplina per valutare i provvedimenti da prendere nei loro confronti: l’esito di una sospensione è quasi scontato.

Tutto è successo, si diceva, in una scuola della Valpolcevera. L’inizio delle lezioni era fissato alle 10, a causa di un’assemblea, e - secondo quanto “confessato” dalle ragazze stesse agli insegnanti, prima di entrare a scuola la più grande di loro (una sedicenne che sta ripetendo il terzo anno), è andata a comprare la bottiglia in un supermercato vicinissimo all’istituto. E sarebbe anche interessante capire come ha fatto a comprare una bottiglia di grappa, visto che è vietato vendere alcolici ai minori. Poi, prima del suono della campanella, le ragazze se la sono scolata. In tre. Il risultato, per due di loro, è stato finire all’ospedale.

«Ci siamo accorti subito che qualcosa non andava - spiega il preside dell’Istituto - le assistenti all’ingresso hanno visto che le ragazzine barcollavano, le hanno fermate e hanno avvisato le insegnanti».

«Non ci risultano particolari situazioni di disagio familiare - prosegue il dirigente scolastico - anzi, quando abbiamo telefonato alle mamme sono arrivate subito e questo lo consideriamo un buon segno: vuol dire che sono presenti, che seguono le figlie».

A scuola, però, nel giro di pochi minuti sono arrivati prima i soccorritori delle ambulanze e poi i carabinieri. «Per fortuna si è svolto tutto molto rapidamente, senza che gli allievi delle altre classi si accorgessero praticamente di nulla», spiega ancora il dirigente.

«Per il momento abbiamo parlato dell’accaduto solo con i compagni di classe delle ragazze - aggiunge la vice preside - ma, come già fatto in passato, proseguiremo con gli incontri informativi sui rischi legati a cattivi stili di vita, l’alcol, il fumo, la droga».

«L’aspetto più preoccupante della vicenda è quello della salute - riprende il preside - e insisteremo su questo punto quando, con il Consiglio di disciplina a cui parteciperanno anche i genitori delle ragazze, decideremo le misure da adottare nei loro confronti». (*) 

 (*) Nota: vedremo i prossimi giorni quali provvedimenti prenderanno: il preside nei confronti delle ragazze, i carabinieri nei confronti del supermercato che ha venduto loro la grappa. 

GONEWS

Uccise la madre e la figlia ubriaco al volante, la moglie: “Non lo voglio in casa” 

04 febbraio 2016 - Arezzo foto di archivio Sarebbe stato il ‘no’ della moglie ad accoglierlo in casa per i domiciliari, uno degli elementi che hanno indotto il gip Annamaria Loprete ad accogliere la richiesta di custodia cautelare in carcere per il 40enne Danut Alexe, il romeno che domenica scorsa, ubriaco al volante di una minicar, ha ucciso Barbara Stiepen Fiacchini, 50 anni, e la figlia Letizia di 10 anni ad Arezzo. La moglie di Alexe ha scritto al giudice dicendosi indisponibile ad accogliere il marito in casa denunciando precedenti maltrattamenti. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia sarebbero emersi anche altri elementi che hanno convinto il gip a prendere la sua decisione. La donna, una badante che da tempo vive e lavora regolarmente in Italia, nella dichiarazione inviata al giudice, sottolinea che il marito l’avrebbe minacciata, maltrattata e offesa più volte e di temere anche per l’incolumità della figlia a causa del carattere violento dell’uomo contro il quale ha appena aperto una causa di divorzio in Romania. L’uomo viene descritto come “dedito alla gozzoviglia” e “a maltrattare la moglie”. In sostanza, secondo il Gip, l’incidente sarebbe conseguenza anche di un “costume di vita dell’indagato che non è facilmente sradicabile caratterizzato dalla totale assenza del senso del collettivo”. Intanto il comune di Arezzo ha categoricamente smentito che Danut Alexe sia stato sostenuto economicamente dai servizi sociali comunali annunciando anche la partecipazione economica ai funerali per dare una mano a Luca Fiacchini, padre di Letizia e marito di Barbara.

CORRIERE DELLA SERA

IL PERSONAGGIO

Com’è lontano dai suoi film l’horror in cui è precipitato Francesco Nuti

La caduta dopo la celebrità, la vicenda del bigliettino con le minacce del badante, le torture psicologiche: la terribile vicenda dell’attore e la speranza di un happy end

di Maurizio Porro

Francesco Nuti non avrebbe mai scritto una sceneggiatura del genere, la storia di un uomo da dieci anni in sedia a rotelle e torturato psicologicamente e materialmente da un badante senza pietà. Eppure il suo bigliettino, con quella grafia malferma dettata dalla paura e dalla insufficienza motoria, sembra proprio la trovata di uno dei tanti film de paura: uno stereotipo, un tòpos, un luogo comune.

La bella eroina, in genere è una donna, prigioniera del mostro che vive le sue ore disperate e getta dalla finestra un bigliettino di aiuto che o vola via col vento, o non viene raccolto o peggio viene visto e preso proprio dall’aguzzino. Ma Nuti, arrivato al successo come campione di biliardo in un film di Ponzi, non militava con i suoi 10 film da regista in questo cinema di suspense e di adrenalina: la sua commedia neo neo romantica, così in voga negli anni 80, così allineato al comune sentire sentimentale della middle class (lui e la Muti, coppia perfetta) almeno fino allo scossone psico economico che gli procurò nel 1994 «Occhio Pinocchio», un suo kolossal non in sintonia col pubblico, da cui non si rimise più.

Iniziò una caduta verticale nell’alcolismo, tentando due volte di tornare sul set con amici come la Ferilli, ma senza risultato: la magìa era svanita. Giorni perduti, per dirla con un celebre film di Billy Wilder. E anche questi sono Giorni perduti, nello sforzo di recuperare le forze ma soprattutto di sopravvivere e sono giorni di paura. In genere al cinema alla fine l’eroina riesce a essere ascoltata: Nuti è già sulla buona strada verso un happy end. Relativo, certo, ma almeno un finale aperto che non lo inchiodi al delitto senza castigo di un brutto horror seriale, un B movie che piace a Tarantino.