Rassegna del 3 Febbraio 2016

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido Dellagiacoma, Roberto Argenta

LA REPUBBLICA

Stefano Guarnieri: “Omicidio stradale, fare in fretta”

di LAURA MONTANARI

03 febbraio 2016  - VIA dalla Sas, Stefano Guarnieri, senza clamore, da dicembre non è più presidente della Sas, la società fiorentina che gestisce i servizi alla strada. Era stato nominato a ottobre, due mesi dopo ha lasciato. La nomina finisce sui giornali, le dimissioni sono "silenziate". "Non me ne sono andato in polemica con nessuno. È soltanto che avevo accettato l'incarico per occuparmi di sicurezza stradale, ma la società ha altre priorità, c'è una forte conflittualità interna e problemi di conti. Quando ho capito che non potevo occuparmi prioritariamente di sicurezza ho preferito lasciare".

Allora parliamo proprio di sicurezza: è stata una domenica tragica in Toscana, due morti ad Arezzo, uno a Firenze in viale degli Olmi.

 "Ogni volta per me è come riportare indietro le lancette, tornare alla notte in cui è stato ucciso mio figlio Lorenzo".

Proprio in viale degli Olmi.

 "Ecco, a questo proposito vale la pena ricordare che dal 2001 a oggi in viale degli Olmi sono morte per incidente stradale 12 persone. Quella strada, così come via Pistoiese, non è in sicurezza: servono dissuasori di velocità o un restringimento della carreggiata o chiudere quel tratto al traffico la sera".

Ad Arezzo un cittadino romeno ubriaco, al volante di una minicar, ha ucciso una donna e la sua bambina di 10 anni. La gente lo voleva linciare.

 "C'è rabbia ed esasperazione, ma la violenza va respinta: io dico no al giustizialismo".

Salvini ha scritto su twitter a proposito dell'"immigrato" che era alla guida: "verme schifoso, spero tu marcisca in galera".

 "Non è un problema legato agli stranieri. Mio figlio e tanti altri sono stati uccisi da italiani che si sono messi alla guida ubriachi o drogati. Ma quello che la vicenda di Arezzo tragicamente ribadisce è la necessità di una legge sull'omicidio stradale. Se fosse stata in vigore quell'automobilista avrebbe potuto avere dagli 8 ai 18 anni di carcere invece ne prenderà al massimo 5 e poi verranno applicati i benefici, in tre anni lo ritroveremo in strada a guidare".

La legge sull'omicidio stradale è diventata un obiettivo per lei e per la sua famiglia dopo la scomparsa di Lorenzo.

 "Dopo la tragedia che ci ha colpito abbiamo pensato che nel nome di Lorenzo e di tanti altri prima e dopo di lui avremmo dovuto occuparci di sicurezza stradale. Chiedevamo di introdurre il concetto di omicidio stradale di portare le pene da 3 a 8 anni per chi guida sotto effetto di alcol e droga e uccide qualcuno, l'arresto in flagranza di reato e l'ergastolo della patente ".

La legge è a un passo, ma ha avuto uno stop con un emendamento di Forza Italia.

 "È prevalso un elemento politico, ma io dico che bisogna fare presto ad approvarla. L'emendamento dice che se chi guida sotto effetto di alcol, e droga si ferma a soccorrere, non deve essere arrestato. Nella legge invece si prevedeva l'arresto comunque ".

Dicono che molti non si sarebbero fermati.

 "Non è vero. La legge attuale prevede che se scappi dopo un incidente e ti presenti entro le 24 ore non vieni arrestato. Ebbene nel 2010 abbiamo avuto 550 casi di pirateria, nel 2015 ben 1.150 con il 60% di morti in più. Come vedete il deterrente non funziona. Sono stato in Parlamento quando Forza Italia ha presentato l'emendamento e mi ha colpito una cosa".

Cosa?

 "Come ci sia attenzione per i diritti del colpevole e quasi mai vengono menzionati i diritti delle vittime".

 

CERTASTAMPA

SICUREZZA PUBBLICA:”SICUREZZA STRADALE: ALCOOL E DROGA” CONVEGNO E SOTTOSCRIZIONE PROTOCOLLO

BY ELISABETTADICARLO

Giovedì 4 febbraio 2016, alle ore 10.30, si terrà presso la Prefettura di Teramo, nell’ambito delle iniziative promosse per diffondere il concetto di sicurezza pubblica, un convegno con tema: ”Sicurezza stradale: alcool e droga”.

L’incontro voluto dal Dr. Valter Crudo e dal Dr. Giovanni Febo, Prefetto e Questore di Teramo si pone l’obiettivo di sensibilizzare i giovani su un tema di forte attualità ed impatto sociale attraverso una analisi delle problematiche fornita da esperti della materia.

Interverranno quali relatori: il Procuratore Capo di Teramo Dr. Antonio Guerriero, il Direttore del Servizio Nazionale di Polizia Stradale Dr. Giuseppe Bisogno e il Professore di Diritto Costituzionale Italiano e comparato dell’Università di Teramo Prof. Romano Orrù.

Un contributo sulla realtà provinciale sarà dato dal Dirigente della Prefettura Dr. Braga sulle sanzioni e per la Polizia di Stato interverranno anche il dr. Primi. Dirigente della Sezione di Polizia Stradale di Teramo, per la prevenzione degli incidenti e il Dr. Guarnaccia, Dirigente dell’Ufficio Sanitario, per gli effetti patologici di alcool e droga sulla salute di chi è al momento alla guida

Saranno presenti gli studenti di due classi del Liceo Classico “M.Delfico” .

Al termine del convegno sarà sottoscritto un protocollo sulle procedure di rilascio della documentazione afferente agli incidenti stradali tra la Procura della Repubblica di Teramo e il Compartimento Polizia Stradale Abruzzo.

I rappresentanti degli Organi di Informazione sono invitati a partecipare all’iniziativa anche per un eventuale stimolo al dibattito sui temi più generali della sicurezza.

 

RIMINITODAY

La provocazione della Lega Nord: "ubriachi e drogati paghino trasporto in ambulanza" (*)

A sostenere la posizione è il candidato a sindaco di Rimini, Marzio Pecci, supportato dal Segretario Nazionale della Lega Nord Romagna, Jacopo Morrone

Redazione RiminiToday

02 febbraio 2016 - “A chi ha assunto troppo alcool o è  sotto l'effetto di sostanze tanto da dover ricorrere al 118, dovrebbero essere addebitate le spese di trasporto con l'ambulanza. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità”: lo sostiene il candidato della Lega Marzio Pecci che, supportato dal Segretario Nazionale della Lega Nord Romagna, Jacopo Morrone, chiede ai rappresentanti del Carroccio in Regione di presentare una risoluzione sull’argomento. “Non stiamo parlando di accidentalità – spiega Morrone – ma del fatto che deve aumentare la consapevolezza dei costi e delle ricadute che scelte e comportamenti personali hanno sulla collettività. Il divertimento sano è tutta un’altra cosa e nulla ha a che vedere con fiumi di alcol o sostanze stupefacenti”.

Pecci invita a prendere esempio da altre Regioni come la Liguria che sta affrontando i questi giorni la stessa questione. Il consiglio sta infatti ipotizzando l’introduzione di una tassa sugli interventi dei mezzi di soccorso per chi ne richiede l’uscita sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o in stato di ebbrezza. I proventi di questa azione sarebbero poi devoluti ad un fondo per le vittime della strada o a iniziative inerenti. “Quello della Liguria non è un caso isolato – conclude Pecci – Una proposta di legge su questo argomento è stata presentata anche al consiglio regionale dell’Umbria e la Provincia di Trento con un deliberazione di Giunta del 2010 ha definito i casi e i criteri di partecipazione alla spesa sanitaria per interventi effettuati a favore di persone in evidente stato di ebbrezza, ovvero con un tasso di alcolemia superiore a 1.5 grammi per litro”.

 

(*) Nota: se facciamo pagare il soccorso a chi beve alcolici o usa altre droghe, perché non farlo anche a chi ha problemi causati dal tabacco, da cattive abitudini alimentari, o dalle molte altre patologie causate da comportamenti a rischio? A chi ha cattive abitudini vanno proposte alternative, non inflitte punizioni.

 

LESCIENZE.IT

Nature Communications: i canali neurali della dipendenza dall'alcool

I canali neurali della dipendenza dall'alcool

Piccole mutazioni nel gene che controlla la struttura dei canali ionici dei neuroni fanno sì che i neuroni del nucleo accumbens si attivino spontaneamente anche quando non dovrebbero, accendendo il desiderio di consumare alcool

Un leggero cambiamento nel meccanismo di attivazione dei canali ionici di uno specifico gruppo di neuroni – a sua volta legato a una piccola mutazione in un singolo gene - è all'origine di alcune forme di consumo eccessivo di alcool.

Ad appurarlo è uno studio condotto sui topi da un gruppo di ricercatori di cinque università britanniche (l'Imperial College di Londra, la Newcastle University, la Sussex University, l'University College di Londra e l'Università di Dundee), che firmano un articolo pubblicato su “Nature Communications”.

Il gene in questione, noto come Gabrb1, codifica per i recettori dei canali ionici attivati dal GABA, uno dei più importanti neurotrasmettitori con una funzione inibitoria dell'attivazione dei neuroni del nucleo accumbens, una struttura coinvolta nel controllo delle emozioni piacevoli e nel sistema della ricompensa.

Il gene è stato identificato nel corso di uno studio sistematico sull'influenza delle mutazioni genetiche sul consumo di alcool. Per verificarne l'effettivo coinvolgimento i ricercatori hanno creato un ceppo di topi transgenici portatori di mutazioni in quel gene. Si è così constatato che, a differenza dei topi normali - che non mostrano alcun interesse per l'alcool e che tra un abbeveratoio con acqua e uno con acqua e alcool preferiscono sistematicamente il primo – i topi con una mutazione al gene Gabrb1 preferiscono in modo netto la miscela acqua-alcool, che arriva a costituire quasi l'85 per cento della loro assunzione quotidiana di liquidi.

Le mutazioni in grado di produrre questa alterazione comportamentale – tutte puntiformi, ossia tali da interessare uno o pochissimi nucleotidi – fanno sì che i neuroni possano attivarsi anche quando il recettore non è legato alla molecola di GABA normalmente necessaria per far scattare l'apertura del canale ionico, e quindi all'attivazione del neurone.

Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it

 

WINENEWS

SU CHI HA IL DIABETE L’ALCOLTEST NON È AFFIDABILE, E QUINDI NON È IN SOSTANZA CONDANNABILE PER LA GUIDA IN STATO DI EBBREZZA. È, IN ESTREMA SINTESI, QUANTO STABILISCE UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI CREMONA, CHE POTREBBE FARE GIURISPRUDENZA (*)

Roma - 02 Febbraio 2016 - Su chi ha il diabete l’alcoltest non è affidabile, e quindi non è in sostanza condannabile per la guida in stato di ebbrezza. È, in estrema sintesi, quanto stabilisce dalla sentenza che il presidente di sezione del Tribunale di Cremona, Pio Massa, ha emesso oggi nei confronti di una donna di 27 anni, imputata per un tasso alcolemico riscontrato dopo un incidente in auto, con l’etilometro che aveva rilevato un tasso prima di 1,51 e poi di 0,89 di grammi di alcol per litro di sangue (ben oltre lo 0,5 consentito dalla legge per guidare), a cui era stata sospesa la patente per 6 mesi.

Ma ora è arrivata l’assoluzione con formula piena “perchè il fatto non sussiste”, motivata dal fatto che la donna, sin da bambina, è affetta da diabete mellito di tipo 1, patologia in grado di sfasare, appunto l’esito dell’alcoltest.

“È una sentenza rilevante, in quanto la materia di cui si occupa è dibattuta in giurisprudenza e certamente quest’ultima concorrerà a tracciare un orientamento giurisprudenziale in casi analoghi”, hanno commentato gli avvocati Christine Faticati e Barbara Pedrazzani, legali dell’automobilista.

 

(*) Nota: l’elenco delle situazioni in cui l’etilometro non è affidabile sta diventando piuttosto lungo. Condizioni fisiche, atmosferiche o tecniche vengono addotte a prove per l’inattendibilità dello strumento. Chissà perchè viene sempre dato per scontato che l’etilometro segni di più, non di meno.

 

LA STAMPA – ASTI

La famiglia dove tutti arrivano a cento anni

I fratelli astigiani Giuseppina (107), Lorenzo (103) e Maria (100) “Restiamo giovani grazie al lavoro, all’amore e ai nipotini”

selma chiosso

Asti, 03/02/2016  - Giuseppina a giugno compirà 107 anni, Lorenzo a marzo 103, e Maria l’8 gennaio ne ha compiuti 100. Un altro fratello Michele è morto a 100 anni, la «più giovane», Francesca, a 92. I fratelli Barberis di San Damiano d’Asti sono la famiglia più longeva d’Italia ma il fatto straordinario è un altro: i tre fratelli sono lucidissimi e autonomi.

Lorenzo ha scoperto il piacere della pittura e ogni mattina dipinge in salotto. «Alla mia età ho solo bisogno di vedere la vita, i fiori sboccare, i gatti correre. Per questo da marzo a ottobre vado in campagna a fare l’orto. Non vedo l’ora di piantare pomodori, melanzane e quell’insalatina che è il mio piatto preferito alla sera. Ricordatevi che non si vive per mangiare ma si mangia per vivere.

Però bisogna apparecchiare bene il tavolo, usando i piatti belli. È inutile tenerli nella credenza». Poi racconta le favole alla pronipote Carola «I “cit” son la vita». Lorenzo era un alpino e ha sposato Lina Migliassa la sua madrina di guerra. «Mi scriveva e le sue parole erano carezze». Al ritorno dal fronte si è trasferito a Torino dove sono nati i figli Maria Vittoria e Giulio. Ha aperto una vineria, poi un’edicola, infine una pelletteria in via Sacchi (c’è ancora). Poi è voluto tornare a San Damiano perché «la tua terra è una seconda pelle». I due figli lo adorano e «guardano a vista», ma lui va orgoglioso della sua indipendenza. Alla domenica il genero Augusto lo accompagna dalla sorella Giuseppina.  

GIUSEPPINA, 107 ANNI  Come il fratello ha intensi occhi azzurri, vive alla casa di riposo di San Damiano. Ha sempre lavorato in campagna ed era sposata con Franco Efisio. Dopo 18 anni è nato il loro unico figlio. Un amore spezzato dalla morte: il giovane aveva 17 anni, quando, tornando da un partita della Juve è rimasto vittima di un incidente stradale. «Mi ha salvato il lavoro - mormora -. Andiamo avanti perchè indietro non si può tornare. Un posto “di là” non ce l’hanno ancora trovato. Sono grata al Signore perchè questo non è un ricovero ma una casa dove sembra di essere in famiglia e sono indipendente. È come se fossi in albergo. Quando ero giovane era un sogno poterci andare. E poi tutte le domeniche viene Lorenzo, qui le mie amiche lo corteggiano e ridiamo».

MARIA, 100 ANNI  È una neo «patriarca», il titolo che da anni la Provincia di Asti dona ai centenari. L’8 gennaio è stata la prima a tagliare il traguardo. Lavorava nel mulino di famiglia, si è sposata con Giovanni Rabino, è rimasta vedova a 41 anni con due figli da crescere, Giuliano aveva 16 anni e Piero 6. «Ho sempre lavorato tanto, poche feste, tanta fatica. Adesso le mie gioie sono le pronipoti Ginevra e Rebecca». 

La ricetta della longevità, il segreto di essere passati indenni tra due guerre, la «spagnola», i lutti familiari, si chiama «amore». Amore per la famiglia, per il lavoro, per la vita. Lorenzo chiude con una battuta: «Volessero venderci non devono portarci dagli antiquari, noi siamo antichità con qualche tarlo ma meno che in gioventù. Siamo patrimonio dell’Unesco». Nella casa di riposo di San Damiano, poco distante dai fratelli Barberis c’è un’altra signora che fa un cenno. Si chiama Clelia Quagliotti e il 17 maggio compirà 104 anni. Racconta: «Amo tanto il mare, da piccola mi dicevano che aveva il colore dei miei occhi e io me lo immaginavo pieno di occhi. Ho fatto la sarta e mi sono cucita anche l’abito da sposa».

I «PATRIARCHI»   In provincia ci sono altri ultracentenari, ad Incisa Scapaccino Rosa Garbero ne ha 107; a Costigliole Livia Scarpetta, 103 e Rita Picollo 102; a Montemagno Ida Ravotto 105. La terra astigiana ogni anno regala flotte di centenari. Nel 2015 sono stati una settantina, nel 2016 sono 50. È un anno di «magra» perchè il 1916 è nel pieno della guerra e c’è il flagello della «spagnola». 

Da 20 anni la Provincia ha istituito la pergamena del «Patriarca» che vale per maschi e femmine. E da quest’anno l’azienda Punto Bere di Canelli produce l’amaro del Centenario rispolverando una ricetta dell’azienda creata per i 100 anni l’Unità d’Italia nel 1961. 

 

(*) Nota: tre fratelli centenari, vissuti tra le vigne, e nessuno che cita tra i segreti della loro longevità “un buon bicchiere di vino”.

 

IL RESTO DEL CARLINO

Montefiore, la festa tra amici finisce a coltellate

Violenta lite in una casa della Valconca. I giovani stavano bevendo alcol Uno dei giovani è stato accoltellato

Montefiore Conca (Rimini), 3 febbraio 2016 - La festa a base di superalcolici organizzata da un gruppo di amici poteva trasformarsi in una tragedia. L’episodio è avvenuto nella tarda serata di martedì a Montefiore, sulle colline della Valconca.

Due ragazzi, un napoletano di 26 anni e un colombiano di 19 anni, vengono invitati da due ragazze a trascorrere una serata in casa di una di queste ultime. I giovani iniziano a tracannare vodka. Stando alle testimonianze, a un certo punto avrebbe avuto inizio un violentissimo litigio tra il 19enne e il 26enne.

In preda alla rabbia e ai fumi dell’alcol, quest’ultimo avrebbe afferrato un coltellaccio da cucina, ferendo alla mano l’amico. Il 19enne, ferito, sarebbe quindi fuggito in strada, inseguito dal 26enne sempre con il coltello in mano. La vicenda si è conclusa con l’arrivo sul posto dei carabinieri, che hanno arrestato il 26enne.

 

LIBERATV

Giovani, alcol e carnevale. Michele Fazioli: "C'è qualcosa che non va: cos'è che rende triste questa allegria?"

Le riflessioni del giornalista dopo i primi carnevali: "Cos'è questa voglia di stordirsi, questa corsa in massa a una scompostezza, a una fuoriuscita da sé per entrare in un deliquio rituale?"

LUGANO - "C'è qualcosa che non va". Michele Fazioli dice la sua su quella che definisce una "degenerazione" del carnevale. Il volto storico della RSI, in un articolo pubblicato sul Giornale del Popolo, riflette in particolare sul consumo spropositato di alcolici da parte dei giovani, in particolare dei minorenni, durante il periodo carnascialesco.

Il giornalista prende spunto per la sua riflessione dai "bilanci" dei primi carnevali che hanno cominciato ad animare il Cantone. Bilanci, scrive Fazioli, che parlano di "ubriacature moleste, risse violente, vandalismi. Protagonisti, dei giovani". Non bisogna generalizzare, precisa subito l'ex conduttore, pochi possono rovinare la festa a molti.

"Bravate e bevute alcoliche – aggiunge - ci sono sempre state, d'accordo, i giovani qualche volta fanno i giovinastri. Però qualcosa sta degenerando più nel profondo, la trasgressione divertita del carnevale spesso trascende e degenera".

Fazioli ricorda come molti minorenni si ubriachino prima di entrare dentro i carnevali, dove è proibita la vendita di alcolici a chi ha meno di 18 anni, non si possono portare bottiglie e in ogni caso gli alcolici sono troppo cari per il portafoglio di un ragazzino. Ma ciò nonostante, annota, "un giovane medico di picchetto un anno fa all'ospedale di Bellinzona, mi ha raccontato di decine di casi, sull'arco di un carnevale, di ragazzi in coma etilico trasportati al pronto soccorso".

"C'è qualcosa che non va. Non si vuole fare la predica. Ma cos'è questa voglia di stordirsi, questa corsa in massa a una scompostezza, a una fuoriuscita da sé per entrare in un deliquio rituale? Quale deviazione del sacrosanto principio del divertimenti soggioga frange di ragazzi che in queste compagnie sono ancora più soli? Cos'è che rende triste questa allegria?", si chiede il giornalista.

 

DIRETTANEWS.IT

Università di Oxford: in Russia un uomo su quattro muore prima dei 55 anni a causa dell'alcol

La vodka, il liquore russo per eccellenza, uccide nel Paese di Vladimir Putin un uomo su quattro sotto i 55 anni: questi i risultati della sconvolgente ricerca della rivista Lancet, rilanciati in particolare dai media britannici, che fanno anche un confronto con la propria nazione, dove la percentuale di uomini che muoiono sotto la stessa età è di appena il 7%, mentre negli Usa è di poco superiore all’1%.

Secondo l’indagine compiuta su 151mila soggetti adulti monitorati tra il 1999 e il 2010 a Barnaul, Byisk e Tomsk, nei venti anni successivi al consumo di vodka, il rischio di morire arriva al 16%, toccando punte del 35% se il consumo “eccessivo” arriva all’inquietante soglia di un litro e mezzo giornaliero.

Non è la prima volta che la rivista Lancet si occupa di alcolismo in Russia: in un’indagine precedente, era infatti risultato che l’abuso di alcol è all’origine del 43% di tutti i decessi di lavoratori russi.

Ha spiegato Richard Peto dell’Università di Oxford, principale autore della ricerca: “I russi chiaramente bevono molto, ma la cosa davvero pericolosa è questo modello di ubriacarsi tanto e poi continuare a bere. Il tasso degli uomini che muoiono prematuramente in Russia non è per niente allineato con il resto dell’Europa. Anche in Finlanda e in Polonia c’è una cultura di bere pesantemente, ma lì non c’è comunque nulla di simile al rischio di morire che c’è in Russia”.

Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it