Rassegna del 12 Gennaio 2016

A cura di Roberto Argenta, Guido Dellagiacoma, Alessandro Sbarbada

 IL FATTO ALIMENTARE

Vino, birra e alcol: nessuna dose è sicura e non ci sono benefici. Se si vuole fare prevenzione, è meglio non bere

di Fabio Di Todaro

Non esiste una quantità di alcol sicura per la salute dell’uomo, e nessuna dose è in grado di apportare benefici. Il governo della Gran Bretagna, nella persona di Sally Davies, consigliere in materia di salute dell’esecutivo, ha messo nero su bianco le evidenze da tempo note alla comunità scientifica. L’aggiornamento delle linee guida per il consumo di bevande alcoliche avverte i consumatori sulle possibili conseguenze legate all’abuso e smonta i falsi miti legati al consumo di vino rosso. Addio a qualsiasi azzardato legame con un miglioramento della salute cardiovascolare, neurologica e, soprattutto, con il rischio oncologico. Anche piccole quantità di alcol aumentano la probabilità di sviluppare almeno quattordici tipi diversi di tumore, tra cui quello al seno nelle donne. Un’evidenza già contenuta all’interno del precedente documento, relativo al 1995, e confermata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) di Lione. «Se si vuole fare prevenzione oncologica, è meglio non bere».

È la prima volta che un governo nazionale dice fuori dai denti che anche una birra a settimana può aumentare la probabilità di malattia. L’esecutivo inglese, a vent’anni dalla sua ultima pronuncia in materia, ha deciso di rivedere al ribasso le indicazioni sul consumo di bevande alcoliche. Se nel 1995 si parlava di un consumo massimo di 14 (per le donne) e 21 (per gli uomini) unità alcoliche a settimana, le nuove linee guida – redatte partendo dalle evidenze emerse in letteratura dal 2012 – uniformano i consumi raccomandati per gli uomini a quelli già indicati alle donne. Un taglio drastico, se si considera che molti specialisti soprassiedono di fronte al consumo di quattro unità alcoliche al giorno (pari ad altrettanti bicchieri da 125 millilitri) da parte della popolazione maschile. Tradotto in un’unità di misura più pratica, per tutelare il proprio stato di salute d’ora ogni consumatore non dovrebbe andare oltre il consumo di tre litri di birra e sette bicchieri di vino a settimana. Tra le nuove raccomandazioni si legge anche che «il consumo massimo di 14 unità alcoliche non dovrebbe mai essere concentrato in uno o due giorni, ma spalmato almeno su tre, se non di più». Inoltre occorrerebbe astenersi dal consumo di birra, vino e superalcolici almeno due giorni a settimana. «In modo che il fegato possa rigenerarsi».

«Con la diffusione delle nuove linee guida puntiamo a dare le informazioni più recenti per fare scelte consapevoli», dichiara Sally Davies. Concorde sulle posizioni espresse nel documento pure Peter Anderson, esperto nel campo delle dipendenze e docente all’Università di Newcastle, secondo cui sarebbe però stato più efficace parlare di «consumi occasionali e quotidiani: è difficile che un consumatore monitori i consumi settimanali». Riportati su base giornaliera non si dovrebbero assumere più di due bicchieri: sia per l’uomo sia per la donna. Per il consumo sporadico, invece, meglio non andare oltre quattro “drink” a sera. La presentazione del documento è stata propizia anche per smentire le proprietà “miracolose” del resveratrolo e ribadire che le donne in gravidanza dovrebbero astenersi completamente. «L’alcol -sostiene Emanuele Scafato, gastroenterologo, epidemiologo e direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità – attraversa la placenta a una concentrazione equivalente a quella ingerita dalla madre, che dovrebbe farne a meno già nei mesi che precedono la gravidanza, se programmata. Le conseguenze della violazione di una regola di buon senso dipendono dalla quantità, dalla frequenza e dal periodo di consumo. Si va dal rischio di aborto all’insorgenza di difetti congeniti e ritardi nello sviluppo del neonato. Come documentato da una metanalisi appena apparsa su The Lancet- prosegue Scafato- bere alcol in gravidanza aumenta (per il bambino) anche il rischio di sviluppare oltre quattrocento malattie. A rischio è soprattutto il primo trimestre, in cui la donna può non sapere di essere incinta».

Il documento ha provocato la reazione da parte dell’industria, delusa per il mancato coinvolgimento nella stesura delle linee guida. Nulla da fare, invece, nonostante le operazioni di lobbying in passato avessero portato più volte il governo a rimandare il giro di vite. Secondo Brigid Simmonds, amministratore delegato della British Beer and Pub Association, «adesso la Gran Bretagna non è più in linea con i consumi raccomandati da Stati Uniti, Francia, Italia e Spagna. In quasi tutti i Paesi le linee guida riconoscono delle differenze nella fisiologia e nel metabolismo tra i due sessi. Ridurre i consumi raccomandati per gli uomini vuol dire classificarli come soggetti a rischio, anche se la quota di consumatori che bevono oltre i limiti è già passata dal 41 al 34 per cento tra gli uomini e dal 33 al 26 per cento tra le donne». Una linea così drastica rischia di «far rientrare nella fascia dei consumatori a rischio tutti quegli uomini che consumano tra 14 e 21 unità alcoliche a settimana», fa eco Mike Benner, amministratore delegato della Società dei birrai indipendenti. «Sono stati ignorati i benefici sul benessere e lo stato d’animo che derivano dal consumo responsabile di una bevanda alcolica in ambienti ad alto tasso di socializzazione come i pub».

Considerazioni che, secondo Scafato, prescindono dall’evidenza scientifica: «Bere con moderazione, per il piacere che comporta, è fine a se stesso. Ritenere o, peggio, far ritenere che ciò giovi alla salute, senza fornire elementi di giudizio sulla prevalenza dei problemi causati dall’alcol alla salute, non favorisce le scelte informate che la scienza ha il dovere di supportare per evitare il rischio legato all’inconsapevolezza dei danni che l’alcol determina anche a quantità che le linee guida identificano in meno di un bicchiere al giorno, in media».

 AIFVS – Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada - Onlus

La pena per Illir Beti

Lettera aperta

 Al Presidente della Corte d’Appello di Torino

 e p.c. Alle Famiglie dei Giovani uccisi: Elsa Desliens 23 anni, Vincent Lorin 27 anni, 

 Julien Raymond 27 anni, Audrey Reynard 23 anni

 Alla Stampa

 Ogg.: Ilir Beti, processo in Corte d’Appello a Torino il 20 gennaio 2016 

 Ilir Beti il 13 agosto 2011 ha ucciso sulla A 26 quattro giovani francesi, guidando per 30 km contromano in stato di ebbrezza e con eccesso di velocità.

La Cassazione, nel riconoscere non il dolo ma la colpa, ha rinviato il processo alla Corte d’Appello, affermando con il Procuratore Generale Gabriele Mazzotta che “la categoria della colpa non è residuale nel diritto e se applicata in un caso così estremo avrebbe consentito di infliggere la stessa condanna comminata all’imputato con tutte le aggravanti possibili, senza forzare la categoria del dolo”.

L’AIFVS si attende che in Corte d’Appello a Torino il 20 gennaio prossimo i magistrati sappiano essere coerenti con l’orientamento dato dalla Cassazione in ordine alla pena, perché la stessa sia applicata al massimo e sia comprensiva di tutte le aggravanti in un caso così estremo.

Ci attendiamo che questo processo dimostri un reale cambiamento di passo nell’amministrazione della giustizia, e risponda alle istanze sociali di affermazione della legalità e del rispetto dei diritti umani fondamentali, la vita e la salute.

La giustizia rivolga, pertanto, particolare attenzione sia al peso umano della strage – quattro giovani uccisi, quattro famiglie private dei loro figli – e sia alla gravità delle trasgressioni che l’hanno determinata, e contribuisca, con la deterrenza legata alla congrua applicazione della pena, a prevenire la strage stradale.

Siamo certi che la S.V., nell’affidare il gravissimo caso alla sezione giudicante, saprà dare il giusto rilievo alle indicazioni della Cassazione perché i giudici diano ad esse risposte coerenti, per rendere giustizia alle vittime, alle famiglie, alla società. 

Nell’attendere una risposta rassicurante alla presente richiesta, porgo distinti saluti.

 f.to Dott.ssa Giuseppa Cassaniti Mastrojeni

 Presidente AIFVS

  Aderiscono alla richiesta

FLG (Fondazione Luigi Guccione)

Fondazione Elisabetta e MariaChiara Casini onlus

Giustizia per le strade “Davide Scarfeo” onlus

 Adesioni richieste

SIA (Società Italiana di Alcologia)

AICAT (Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali)

FIABA onlus (Fondazione Italiana Abbattimento Barriere Architettoniche)

 ILFRIULI.IT

Nuove leggi nazionali sul vino per guardare al futuro

Venerdì 15 gennaio, la cantina La Delizia di Casarsa ospiterà un incontro in cui saranno presentate le proposte di legge del governo

Le nuove leggi nazionali sul vino, in fase di discussione a Roma, verranno presentate in anteprima a Casarsa della Delizia, sede della più grande cantina del Friuli Venezia Giulia.

Nella sala convegni della cantina La Delizia, in via Udine 24, venerdì 15 gennaio, alle 18, si terrà un incontro in cui saranno presentate le nuove proposte di legge "Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino” e "Riconoscimento del vino quale elemento del patrimonio culturale nazionale e disposizioni per la diffusione della conoscenza della storia e della cultura del vino”. (*) A illustrare le nuove proposte saranno gli stessi parlamentari che ne stanno seguendo l’iter legislativo.

Oltre al primo firmatario onorevole Luca Sani (presidente della XIII Commissione permanente Agricoltura) e alla senatrice Laura Fasiolo (membro della IX Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare), ci sarà anche l’onorevole sanvitese Giorgio Zanin (membro della XIII Commissione permanente Agricoltura e componente del Comitato ristretto per la legge), che ha fortemente voluto l’incontro di respiro regionale insieme al Consorzio Vini Doc del Friuli Venezia Giulia. Proprio il presidente del Consorzio Pietro Biscontin introdurrà la serata.

“Si tratta di un provvedimento innovativo - spiega Zanin - che introduce modifiche e snellimenti burocratici sulla commercializzazione, le denominazioni di origine, le indicazioni geografiche, le menzioni tradizionali, la gestione, i controlli ed il sistema sanzionatorio nella filiera della vite e del vino”. Un’occasione per conoscere il futuro normativo di questo settore agroalimentare che sta trainando l’economia italiana e del Friuli Venezia Giulia con una sempre maggiore vocazione all’export.

 (*) Nota: è utile ricordare che questo progetto di legge, che tanto piace ai produttori di vino, prevede tra l’altro di abolire il divieto della pubblicità degli alcolici nei luoghi frequentati prevalentemente dai minori, come ad esempio le scuole.

Riportiamo sotto l’appello dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada perché questo Disegno di Legge venga ritirato. http://www.vittimestrada.org/news.php?lng=it&pg=18991 

 AIFVS – Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada - Onlus

AIFVS: Appello Pubblico per il ritiro del Disegno di Legge N. 3346

AIFVS Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada

 Al Presidente del Consiglio

Ai Ministri dell’Istruzione, della Salute, della Cultura

 Appello Pubblico per il ritiro del Disegno di Legge N. 3346 “Riconoscimento del vino quale elemento del patrimonio culturale nazionale e disposizioni per la diffusione della conoscenza della storia e della cultura del vino”.

 I firmatari del presente appello esprimono il loro più netto dissenso verso il suddetto DDL firmato dall’On. Luca Sani e da altri 53 cofirmatari, teso a promuovere il riconoscimento del vino quale elemento del patrimonio culturale nazionale ed attivare provvedimenti finalizzati alla diffusione della conoscenza della storia e della cultura del vino nelle scuole italiane. Il provvedimento si colloca dentro un progetto più ampio sostenuto dalla Consulta nazionale Vini che, contestualmente all’iniziativa parlamentare, ha avviato una campagna sulla promozione del bere consapevole nelle scuole italiane.

Quest’ultima iniziativa è stata anche oggetto di una diffida legale presentata dall’AICAT (Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali ) alla Procura della Repubblica di Brescia, sede di partenza della campagna nazionale sul bere consapevole, al fine di verificare la sua liceità ai sensi dell’art.13 della l.125/01 che nel comma 3 recita quanto segue : “ E’ vietata la pubblicità diretta o indiretta delle bevande alcoliche e superalcoliche nei luoghi frequentati prevalentemente dai minori di 18 anni di età”.

La proposta di legge contempla la modifica che riguarda proprio l’articolo 13 della Legge 30 marzo 2001, n.125 (Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati), cioè l’eliminazione del divieto di pubblicità di bevande alcoliche in programmi rivolti ai minori o in luoghi frequentati prevalentemente da minorenni “qualora l’oggetto dei messaggi pubblicitari non sia un prodotto specifico a destinazione commerciale, ma sia relativo alla promozione generale del vino, quale alimento distintivo di qualità della produzione nazionale”, previa approvazione da parte dell’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia”.

Inoltre il testo prevede una “Programmazione radiotelevisiva” (articolo 3), dove si assicura che la Rai osservi l’obbligo (di cui si farebbe garante il Ministero delle Sviluppo Economico) “di riservare adeguati spazi, nella programmazione televisiva pubblica nazionale e regionale, alle realtà storiche, artistiche, sociali, economiche ed enogastronomiche che valorizzano e promuovono il vino quale patrimonio culturale nazionale”.

I sottoscritti denunciano come in realtà l’iniziativa, di fatto, risponda semplicemente a una logica di soccorso ad un settore economico in crisi per tentare di contrastare il crollo dei consumi in Italia, con un evidente intento di affiliazione o di fidelizzazione di futuri consumatori tra i giovanissimi

Ciò contravviene ai principi della tutela dei minori, poiché rappresenta una operazione di disinformazione, di manipolazione culturale ed anche di rischioso condizionamento della sfera psicologica ed emotiva dei minori, che confligge con ogni principio ed evidenza basati su un consenso scientifico internazionale e con i programmi di promozione della salute e di prevenzione dei rischi e dei problemi legati al consumo di bevande alcoliche approvati in sede OMS e UE.

E’ fuorviante, per esempio, affermare che il vino ha un effetto salutare dal momento che l’alcol in esso contenuto è classificato dallo IARC (Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro dell’OMS), insieme al suo derivato acetaldeide, come sostanza cancerogena ed è associata a circa 14 tipologie di cancro e ad almeno 220 patologie.

Consolidati studi scientifici evidenziano, dunque, come le bevande alcoliche non siano un prodotto benefico, soprattutto per i bambini e i minori di 21 anni, soprattutto a causa della loro vulnerabilità cerebrale all’alcol e all’immaturità del sistema enzimatico che lo metabolizza.

Il consumo di bevande alcoliche espone, pertanto, i minori al rischio di significative alterazioni dello sviluppo cerebrale.

Alla luce di tali evidenze scientifiche i sottoscritti esprimono una valutazione fortemente critica sulla opportunità dell’iniziativa dei parlamentari, che in nome degli aspetti culturali della storia del vino (e dovrebbero anche per par condicio rappresentare le gravi criticità per la salute legate al consumo di tale bevanda) trascurano l’ impatto socio-sanitario in termini di costi sanitari e sociali legati alla promozione del consumo di una bevanda che contiene il terzo fattore di rischio per la salute dei cittadini e che oggi miete moltissime vittime proprio tra i giovanissimi, una delle fasce di popolazione più colpita.

Appare davvero inaccettabile che una classe politica al governo, tra la tutela della salute di tutti e la difesa corporativa degli interessi economici di un settore della produzione, scelga di smettere i panni dell’arbitro e scenda in campo a favore di questi ultimi.

Alla luce del buon senso comune appare francamente contraddittorio l’atteggiamento del Governo che per l’omicidio stradale – in cui l’alcol è coinvolto in maniera pesantissima come fattore causale insieme alle altre droghe – ha chiesto il voto di fiducia per assicurare un iter positivo al testo di legge e nel contempo lo stesso Parlamento attraverso 54 sostenitori del suddetto testo firma anche un DDL che promuove la “cultura” e la diffusione del vino, coinvolgendo i due ambiti fondamentali della scuola e della comunicazione.

 I sottoscritti esprimono il più fervido auspicio perché:

 a) non venga accreditata la tesi secondo cui la classe politica sia disposta a compiere una manipolazione culturale per contrastare il trend negativo del mercato del vino, dimenticando tutti i rischi legati all’alcol, indicati dall’OMS, riferiti alla salute, a risse, stupri, uccisioni e omicidi stradali.

 b) chi ha responsabilità di Governo si decida ad inserire nei programmi scolastici l’educazione stradale, che resta ancora affidata alla sensibilità delle scuole e alla disponibilità di aiuti nel territorio, comprese le associazioni.

 I sottoscritti chiedono, infine, alle SSLL in indirizzo di attivarsi per quanto di loro competenza sui seguenti punti:

 1) ottenere il ritiro del DDL 3346;

 2) Sostenere le attività di sensibilizzazione sui rischi legati al consumo di bevande alcoliche e sulle iniziative di protezione dei minori dai rischi e dai danni legati al consumo di tali bevande.

 3) Introdurre l’educazione stradale nei programmi scolastici.

 4) Assicurare con continuità e nei tempi di maggiore ascolto televisivo una comunicazione multimediale sistematica sulla sicurezza stradale per costruire la cultura della prevenzione, a salvaguardia della vita e della salute.

 5) In occasione della ricorrenza del ventennale dell'adozione della Carta Europea sull'Alcol, richiamata nell'art 2 della Legge 125/2001, che sancisce come diritto quello di assicurare ai minori un elevato livello di tutela dalle pressioni al bere favorendo un contesto familiare e sociale protetto dalle conseguenze negative dell'alcol, si sollecita il ripristino della Consulta Nazionale Alcol, impropriamente soppressa come organo collegiale da precedenti esecutivi, la cui dotazione a norma di legge è stabilita dall'art. 4 della 125/2001 mai abolito.

 Riteniamo che l’accoglimento di tale istanza sia un atto dovuto quale correttivo dello sbilanciamento delle pari opportunità di consultazione rispetto alla Consulta Nazionale Vini, che ha stimolato la presentazione del disegno di legge oggetto della presente proposta, e chiediamo il ritiro della stessa.

 Giuseppa Cassaniti Presidente AIFVS

 Aderiscono:

AICAT (associazione Italiana Club Alcologici Territoriali)

SIA (Società Italiana di Alcologia)

FLG (Fondazione Luigi Guccione)

FIABA (Fondazione Italiana Abbattimento Barriere Architettoniche)

Fondazione Elisabetta e MariaChiara Casini

Associazione Giustizia per le strade “Davide Scarfeo”

 LA STAMPA

Ubriaco e senza patente si schianta in auto e fugge per evitare il test dell’alcol 

Risolto il mistero dell’Audi semidistrutta trovata sabato notte a bordo strada a Cuorgnè: il guidatore già stato sorpreso (e denunciato) a settembre al volante dopo aver bevuto

alessandro previati

cuorgnè 

Risolto il mistero dell’Audi A3 che sabato sera, sulla ex statale 460 a Cuorgnè, è stata ritrovata dai carabinieri, semidistrutta, a lato della carreggiata. I militari della compagnia di Ivrea hanno denunciato il proprietario del mezzo che, intorno alle 23, dopo un incidente che non ha coinvolto altre vetture, ha abbandonato l’auto tornandosene a casa. 

Dopo l’incidente, l’uomo, 37 anni, di Cuorgnè, era scappato prima dell’arrivo dei carabinieri per evitare di sottoporsi all’alcoltest. Quando i militari hanno bussato alla sua porta, intorno a mezzanotte, ha negato di essersi messo alla guida dell’Audi. I successivi controlli hanno confermato che invece era al volante, ubriaco. Nei suoi confronti è scattata una denuncia per guida in stato di ebbrezza. L’uomo, che già lo scorso settembre era stato denunciato per lo stesso reato e aveva la patente sospesa, si è visto comminare anche due multe, per un importo complessivo di oltre 2000 euro, dal momento che l’Audi era sotto sequestro. 

 TIO.CH

Lugano

“Pieno di talento, non di alcol”

Lo stand di prevenzione della Divisione Sostegno della Città di Lugano sarà presente a Palco ai Giovani

LUGANO - Dal 15 al 17 gennaio, la campagna di prevenzione “Pieno di talento, non di alcol”, promossa dalla Divisione Sostegno del Dicastero Formazione, Sostegno e Socialità della Città di Lugano, già Dicastero Integrazione e informazione sociale, sarà presente a Palco ai Giovani presso il Cento Esposizioni Lugano.

Lo slogan della campagna vuole porre l’accento sulla valorizzazione del talento, e lo fa con un messaggio chiaro e diretto e con una grafica accattivante, in linea con l’ambiente giovanile che contraddistingue la manifestazione musicale MusicNet e Palco ai Giovani.

Durante gli orari dei concerti, lo stand accoglierà i ragazzi che vorranno fare una piccola pausa e bere gratuitamente un bicchiere d’acqua. Gli Operatori di prossimità della Città, e un’équipe di giovani formati in ambito sociale saranno a disposizione per discutere, chiacchierare, ascoltare e rispondere alle richieste di informazione. Sarà inoltre possibile partecipare ad un concorso e vincere premi immediati. Sarà inoltre presentata la nuova grafica del furgone TheVAN, spazio di incontro mobile degli Operatori di prossimità e prezioso strumento di incontro con i giovani.

La presenza all’evento Palco ai giovani attraverso lo stand di prevenzione “Pieno di talento, non di alcol” si inserisce in un ventaglio di attività ed iniziative di prevenzione promosse dalla Divisione Sostegno nell’ambito delle dipendenze e dei nuovi consumi emergenti.

 LA NAZIONE

Guida ubriaca e insulta gli agenti: denunciata la figlia di Cavalli

Firenze, 12 gennaio 2016 - Rachele Cavalli, 33 anni, figlia di Roberto Cavalli, è stata denunciata nella notte tra lunedì e martedì a Firenze. La ragazza guidava in stato di ebrezza. Ed è stata denunciata anche per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Tutto inizia quando, nella notte, la polizia vede un'auto che buca un incrocio e un semaforo nel tratto da viale Ariosto a via Pratolini.

Parte l'inseguimento dell'auto, un'Audi nera che però non si ferma. L'inseguimento prosegue verso Poggio Imperiale, dove l'auto "buca" altri due semafori con il rosso. Intervengono anche altre volanti fino a quando, in via Accursio, la macchina si ferma. La polizia riferisce che Rachele Cavalli, che era alla guida, era in stato di ebrezza alcolica visibile. E' scattato quindi l'alcol test, dopo vari rifiuti da parte della donna, che ha chiamato in via Accursio il suo avvocato, Francesco Maresca. Il tasso alcolemico era di 1.40/47, ben sopra lo 0.50 consentito. Anche il marito della donna è stato denunciato per resistenza e oltraggio.